UN TURISMO EUROPEO

 

Il 2003 volge rapidamente al termine, ancora pochi giorni e saremo rapiti dai magici colori, dalle luci e dai suoni che accompagnano il periodo natalizio, poi…sarà 2004.

E’ il momento delle analisi, della verifica di quanto è stato fatto, dell’indicazione di quelli che dovranno essere i progetti ai quali guardare nell’immediato futuro.

Il 2004 sarà l’anno delle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo e quindi si parlerà di prospettive turistiche con un occhio al nostro continente ed alla comunità che aumenterà e di molto i propri partner.

Programmi e progetti europei nel campo del turismo certo non mancheranno, anche perché al di là delle Alpi è un continuo lavorio da parte degli altri stati che hanno compreso a pieno la funzione strategica, sotto il profilo economico ed occupazionale, della gestione del tempo libero in un continente a forte reddito, con una popolazione che invecchia velocemente e con uno stato sociale in grado di coprire molte delle esigenze proprie della terza età.

La prospettiva è dunque più che positiva ed il fatto che alla nostra comunità ed all’area dell’euro, si affaccino Paesi dell’Est con un’economia in crescita e con una serie di bisogni da soddisfare, non può che essere positiva per quelle nazioni che nel campo turistico svolgono un ruolo primario.

Dati alla mano, ad esempio, verifichiamo come il nostro Paese sia al quarto posto nella commercializzazione di veicoli ricreazionali nuovi, con nazioni quali la Germania, la Gran Bretagna e la Francia che lo sovrastano a dimostrazione di come il turismo all’aria aperta non sia solo più una peculiarità dei Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo, ma rappresenti un punto di riferimento anche per quelli che godono di condizioni climatiche meno favorevoli.

E’ dunque il momento che l’Italia imbocchi la strada della modernizzazione del settore, che lasci da parte vecchi percorsi che ormai fanno i conti con le modificate tendenze ed aspettative degli utenti, che si dia spazio ad una politica turistica che privilegi il territorio, l’offerta di qualità e che abbia ben presenti quali sono le esigenze dei veri ed unici protagonisti, gli utenti.

Fino ad ora in questo settore si è navigato a vista, ancora troppe persone sono convinte che il turismo debba essere posto in unica correlazione con due soli settori, quello alberghiero e quello delle seconde case.

Così ormai non è più, la sbornia della cementificazione é ormai passata ed il territorio che è riuscito a scampare certi scempi urbanistici è quello che sta traendo notevoli vantaggi rispetto a quelli compromessi.

Nuovi modi di fare turismo si affacciano poi, prepotentemente, sul sipario europeo, ci riferiamo al turismo termale, a quello enogastronomico, a quello scolastico, a quello congressuale ed a quello ecologico: segmenti estremamente importanti che viaggiano in simbiosi con quello all’aria aperta che coinvolge nel nostro Paese quasi il 10% dell’intera popolazione e che, in termini europei, presenta dati di notevole importanza.

Di qui la necessità di non lasciare nulla al caso, di prevedere interventi forti e definitivi nel campo del turismo all’aria aperta, di far uscire il nostro Paese da una sorta di limbo per renderlo in grado di rispondere con puntualità e concretezza alle crescenti esigenze che giungono dagli utenti, italiani e stranieri.

Il turismo è ormai un affare europeo: la crisi del settore successiva agli attacchi terroristici degli ultimi anni, alle guerre ed anche alle epidemie ha indicato chiaramente quale sia la direzione attorno al quale si stanno veicolando le attenzioni della popolazione del nostro continente.

Il turismo di movimento, in questo senso, può svolgere un ruolo importantissimo, ma deve, innanzi tutto, credere in se stesso e poi dare puntuali risposte: i campeggi debbono rimare aperti tutto l’anno, la destagionalizzazione, soprattutto nel Mezzogiorno, deve progredire, il territorio deve essere valorizzato, così come le produzioni enogastronomiche ed artigianali che lo caratterizzano.

Esiste una tendenza nuova, forte, inarrestabile che sta contraddistinguendo la popolazione europea: il tempo libero è vissuto come un diritto e non come un sur plus, le disponibilità economiche e l’invecchiamento naturale della popolazione fanno il resto.

Insomma il turismo all’aria aperta si sta sempre più rivelando quale effettivamente è: un turismo europeo a tutto tondo e come tale va trattato.

Mettere fine al dilettantismo che ha contraddistinto questi ultimi anni, approvare leggi e provvedimenti che vadano nella giusta direzione, potenziarlo e difenderlo, rappresentano un punto di partenza essenziale ed irrinunciabile.

Non solo nell’interesse dei tanti milioni di utenti, ma anche dell’economia di un continente che ha nel turismo una delle proprie primarie fonti di reddito.

Se questo vale per la Norvegia, per la Svezia, la Danimarca e l’Olanda, sostenere che a maggior ragione valga per l’Italia pare fuori discussione.

 

Beppe Tassone