LA NOTA DI GENNAIO DEL CAMPER CLUB LA GRANDA

 

Un nuovo anno, ricco di speranze e di certezze.

Il turismo sotto le stelle sembra aver imboccato la via giusta, anche se fra mille tentennamenti e qualche tentativo di frenata: nei mesi scorsi è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto del Presidente del Consiglio che recepisce l’accordo sottoscritto nella Conferenza Stato – Regioni per una nuova legge che riordini e riorganizzi tutto il comparto turistico.

Si tratta di un accordo di estrema importanza al quale dovrà seguire, nello spazio di nove mesi, l’adozione di specifiche leggi da parte delle Regioni e delle Province Autonome: un’opportunità forte per i club.

Ad essere interessati al comparto turistico sono in tanti ed il settore del turismo all’aria aperta non è certo al sommo degli interessi di molti. Vi sono gli alberghi, le grosse catene turistiche, i tour operator, i villaggi vacanza, un’infinità di persone, di aziende, di gruppi anche multinazionali che ruotano attorno ad un giro di affari enorme: il turismo rappresenta la prima industria per fatturato del nostro Paese.

Il rischio è quello che il settore più debole, il nostro, venga posizionato in seconda fila e diventi appannaggio di pochi costringendo le associazioni ad un ruolo di sudditanza o, peggio ancora, di emarginazione.

In effetti, potrebbe accadere che sia qualche grossa organizzazione ad accaparrarsi il tavolo di discussione (anzi i tavoli di dibattito visto che ve ne sarà uno in ogni Regione) e che alla fine scaturisca una normativa che potrebbe rivelarsi anche fortemente penalizzante.

Questo assolutamente non deve accadere, è necessario, pertanto, che i Club e chi ne ha il compito istituzionale di coordinamento, cioè la Confederazione, svolgano un ruolo non solo centrale e di impulso, ma sappiano escogitare proposte condivisibili e valide su tutto il territorio nazionale.

L’opportunità che ci è concessa è assolutamente forte: si tratta di far nascere un nuovo settore, con pari dignità rispetto agli altri, che si occupi di un turismo fino ad ora ritenuto minore ma che, invece, ne é complementare.

Si tratta di disegnare la mappa delle strutture ricettive, di sancire con legge il mutare delle abitudini delle persone, di passare da un turismo all’aria aperta per lo più relegato a pochi mesi estivi in strutture stanziali, ad un altro, molto più agile, in grado di fornire risposte concrete, per dodici mesi l’anno.

Ormai la nostra comunità si sta allargano a 25 Paesi, buona parte dei quali con grossi problemi climatici: l’Italia in questo senso può trasformarsi in una sorta di Florida europea, in grado di fornire risposte puntuali a milioni di persone e di attivare strutture idonee a riceverle, non solo per una sosta di tipo continuativo.

Quindi aree di sosta e riconversione almeno parziale dei camping con porzioni di terreno destinate a presenze brevi, nascita di cooperative di servizi soprattutto nelle zone Meridionali del Paese, rafforzamento del comparto informativo e di marketing per contrastare la concorrenza delle altre nazioni mediterranee quali Spagna, Grecia e Portogallo.

Questa azione, peraltro, non può essere portata avanti dai soli club, è necessario che alla sua programmazione partecipino in forma attiva almeno altre due componenti: gli enti locali (soprattutto quelli di dimensione minore) e le pro loco.

In effetti, il turismo di movimento vive grazie al territorio, si nutre di questo e lo premia distribuendo ricchezza in aree che altrimenti resterebbero emarginate.

In cambio chiede al territorio di presentarsi al meglio, di farsi conoscere e di farsi apprezzare, di “vendere” (per utilizzare una parola non bella) il proprio prodotto costituito da bellezze architettoniche e culturali, da opportunità enogastronomiche e da un patrimonio folcloristico di prima grandezza.

Il turismo di movimento non si “rinchiude”, infatti, in hotel eccezionali, tutto luci e specchi, ma vive in prima persona il territorio e per questo è assolutamente necessario giungere alla valorizzazione delle opportunità che lo stesso può offrire.

Il Decreto Legislativo 267 del 2000 offre un’importante opportunità ai comuni di entità minore, quella di formare unioni di servizi per coprire settori interi della propria attività.

Il turismo non può essere relegato (in località piccole e prive di grosse possibilità economiche) al solo volontariato che spesso esaurisce il proprio compito nella organizzazione di una o al massimo due feste patronali: si tratta di creare un territorio turistico più ampio in grado di rendere costante la pressione ed anche l’offerta.

Il turismo di movimento, in queste senso, può e deve svolgere una funzione estremamente importante. Tocca all’ANCI ed all’Associazione dei Piccoli Comuni interrogarsi e dare risposte puntuali, ma è compito nostro suscitarle e pungolare fino a quando non ci si muoverà concretamente.

Il tutto tenendo ben presente la scadenza dei nove mesi per approntare leggi regionali nuove ed al passo con i tempi.

Essere ottimisti è obbligatorio, nessun altro settore è vivo e vivace quanto il nostro: se gli enti locali, le pro loco e le nostre associazioni troveranno un punto di incontro e riusciranno ad elaborare un programma comune, risultati positivi non tarderanno a venire.

Alla nostra responsabilità di dirigenti di club non buttare alle ortiche un’occasione che è storica, alle regioni il dovere di aprire i propri orizzonti (fino ad oggi limitati a settori per lo più saturi non solo nelle strutture, ma anche nelle prospettive) ad opportunità nuove in grado di assicurare un corretto sviluppo.

 

Beppe Tassone