EMOZIONI

 

Vi è un’immagine, mutuata da Dante Alighieri, che più d’ogni altra dà la misura di quella che è l’essenza vera dell’uomo quando pone al di sopra di tutto la voglia di conoscere e di sapere.

Quella di Ulisse che sprona  i propri compagni di ventura: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e conoscenza”.

Troppo spesso chi parla e scrive di noi, del nostro hobby, della passione che ci porta a vivere ed abitare in luoghi diversi da nostri, a muoverci per conoscere, per vivere come gli altri, per mangiare cibi diversi, per ascoltare dialetti e lingue lontane mille miglia dalla nostra, si dimentica di tutto questo e si limita a paragonare il turismo all’aria aperta ad un modo come tanti per “muovere le masse” e consentire di trascorrere il tempo libero fuori di casa.

Un ragionamento che deve aver compiuto quell’imprenditore che, subito dopo il ponte dell’Immacolata, ha rilasciato al Corriere della Sera un’intervista con la quale chiedeva la limitazione alla circolazione dei camper, colpevoli di intasare le autostrade, di riempire le città e di ospitare persone che non passano la notte in hotel.

Certi ragionamenti lasciano esterrefatti, non tanto per le tesi che sostengono, quanto per la miopia di chi li propone: grave è se  escono dalla bocca di un imprenditore, di una persona cioè che dovrebbe annusare l’aria per poter fare affari e che quindi dovrebbe cercare di anticipare i tempi, non di bloccare il loro progredire.

Ma tantè, questa volta è toccato ad un trentino la parte del fustigatore di costumi, non è certo il primo a ricoprire questa parte e purtroppo non sarà nemmeno l’ultimo.

Il turismo di movimento è un’altra cosa: se ne stanno occupando, con ben maggiore autorevolezza e profondità, sociologi e psicologi, studiosi dei comportamenti umani ed anche economisti, perché questo modo di vivere è figlio della nostra società, ne rappresenta l’essenza e certamente non può essere liquidato con qualche frase superficiale o accomunandolo ad altri modi di trascorrere il tempo libero.

L’11 settembre rappresenta una data tragica che ha cambiato il  mondo, che ha mutato gli atteggiamenti delle persone, che ha imposto una spaventosa, ma irrefrenabile accelerazione ai comportamenti: non tenerne conto è miope e stolto al tempo medesimo.

Quel giorno con le Torri Gemelle sono crollati gli stereotipi di una società che comunque stava mutando, l’individuale ha preso il sopravvento, molte scelte di tipo collettivo sono venute meno, la gente ha modificato il modo di rapportarsi con se stessa e con gli altri.

Non si tratta solo di analizzare il crollo nelle prenotazioni aeree o nei viaggi organizzati, si tratta di prendere atto che gli effetti di quell’immane tragedia e delle paure che ancora reca in ognuno di noi, hanno modificato in modo radicale il nostro modo di vivere  e di organizzare il tempo libero.

Se il turismo di movimento è stato l’unico a non patire la crisi successiva all’attentato terroristico, se i suoi indici continuano a crescere al di qua ed al di là dell’Atlantico, è perché possiede radici ben più profonde di quanto si potesse immaginare.

La sua essenza é così radicata nei cromosomi umani da sviluppare degli anticorpi che lo hanno fatto crescere, quasi si trattasse di una vera e propria ciambella di salvataggio.

Così, mentre le compagnie aree alzavano bandiera bianca e le agenzie di viaggio abbassavano prezzi e tariffe, i camper hanno continuato a viaggiare, in Italia come all’estero e la loro vendita non ha subito rallentamenti.

Tenere conto di questo è importante, perchè chi, per dovere istituzionale o per professione, deve impostare e pianificare il futuro non può non prenderne atto ed agire di conseguenza.

Gli alberghi non registrano più il tutto esaurito, i villaggi vacanza sono in crisi, mentre il turismo di movimento cresce, nonostante siano carenti le strutture e poche o nessuna legge sia stata varata per sorreggerlo.

Nell’anno che ci porta alle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, tenere conto di questi dati è doveroso, ma è ancor più importante sottolineare come questo modo di fare turismo rappresenti la vera esaltazione dell’uomo, della sua essenza, del suo voler trovarsi in mezzo ai propri simili vivendo con loro, con naturalezza, senza imporre con la forza (dei soldi in questo caso) usi e costumi diversi da quelli del posto nel quale ci si trova.

Messaggeri di pace a volte, umili scopritori di costumi diversi altre, i camperisti hanno sempre dimostrato con i fatti che il reale è meglio del virtuale, che l’amore ed il rispetto per il prossimo sono importanti in ogni momento, anche quando le guerre o le divisioni sembrano prevalere.

Ricordo ancora  gli ultimi mesi dell’ex Jugoslavia, quando ormai la guerra civile era alle porte, ricordo le persone con le quali trascorsi un periodo di vacanza, ricordo i curdi dell’est della Turchia con le loro casette costruire  con lo sterco essiccato, ricordo il battesimo ortodosso al quale partecipai ed il sorriso pieno di speranza di Irina che sognava “il crollo della cortina di ferro”…

Ricordi forti che fanno parte del bagaglio che ognuno di noi si porta dentro, che rappresentano una parte vera, importante di noi stessi, che costituiscono un tassello formidabile per intessere dei rapporti umani con le altre persone, per vivere fino in fondo la realtà che ci circonda.

Quell’imprenditore trentino ha reso un brutto servizio alla propria categoria, ma le sue parole ci hanno consentito, quasi per reazione, di uscire dal chiuso dei nostri sentimenti privati, per rivendicare con orgoglio la mostra diversità, la nostra importanza, la nostra certezza di avere un futuro.

Tornando dalle vacanze di capodanno, giunto a Bolgheri ho gettato uno sguardo sui cipressi cantati dal Carducci e studiati a scuola  e ” …di cima al poggio, allor, dal cimitero/ giù dei cipressi per la verde via/ alta, solenne, vestita di nero/  parvemi riveder nonna Lucia…”.

Quale altro modo di fare turismo è in grado di coniugare in maniera così mirabile i sentimenti col piacere di trascorrere il tempo libero? Quale altro modo di fare turismo è in grado di risvegliare i sentimenti più sopiti dell’animo umano?

Già…come cantava Lucio Battisti: ”Chiamale, se vuoi, emozioni!

 

Beppe Tassone