TURISMO E TERRITORIO

 

Un tempo il fenomeno turistico poteva svilupparsi anche in modo avulso dalla realtà che lo circondava, anzi meno intromissioni da parte dell’esterno vi erano, più garantita e felice era la permanenza del villeggiante.

Ricordo di hotel, protetti da barriere e da filari di alberi, nei quali si trascorrevano giornate spensierate, mentre a pochi chilometri di distanza infuriavano proteste anche violente o si moriva di fame.

In questi casi l’etnico era affidato alle esibizioni virtuali di gruppi che passavano di struttura in struttura, con i loro vestiti tradizionali, per lo spettacolo, poi si cambiavano d’abito e andavano altrove.

Tornati a casa si raccontava delle magnificenze vissute e si apprendeva dai giornali di quanto era successo a poca distanza.

Una dicotomia forte tra territorio e turismo che agevolava anche gli imprenditori i quali potevano disinteressarsi della realtà ed affidare tutte le forze ai “metri quadrati” di propria competenza.

Era la filosofia del tempo libero vissuto come assoluto distacco dalla realtà, trascorso tra una mangiata, una bibita ed un’abbronzatura in spiaggia, “serviti e riveriti”, come usava dire, perché “dopo un anno di lavoro ce lo siamo meritati”.

Sono stati molti gli imprenditori che si sono crogiolati nella convinzione che tutto sarebbe rimasto per sempre così, che il territorio mai avrebbe giocato un ruolo primario, che la struttura si sarebbe sempre e comunque rivelata una sorta di microcosmo assolutamente avulso dalla realtà circostante.

Gli ultimi dieci anni hanno totalmente sparigliato le carte. La moneta unica, l’attentato dell’11 settembre, una maggiore mobilità delle persone, nuovi modi per sviluppare il tempo libero hanno fatto sì che il virtuale fosse messo da parte e che il reale entrasse prepotentemente sulla scena.

Merito anche del turismo di movimento, l’unico, che da subito, si era fatto interprete della necessità di collegare il territorio all’attività turistica, di creare un binomio inscindibile che proponesse non già strutture avulse, ma un “sistema” in grado di offrire al meglio le ricchezze della zona nella quale ci si trova.

Non più, quindi, monocultura o turismo tematico. Qui i musei, là le bellezze architettoniche, altrove l’enogastronomia, ma un tutt’uno in grado di elevare il territorio e di metterlo nelle condizioni di offrire il meglio di se stesso ad una platea di persone non stanziali, ma liberi di muoversi  utilizzando i veicoli ricreazionali.

In un primo tempo proprio questo fenomeno emergente ha fatto nascere incomprensioni forti (che oggi ancora esistono in alcune sacche) tra gli imprenditori turistici ed i proprietari dei veicoli ricreazionali. Campeggi che obbligano a permanenze di almeno una settimana, località squallide nelle quali sono inserite strutture anche molto belle, assenza di sinergia tra la “struttura” e le attività produttive del territorio hanno creato fratture che si sono poi concretizzate nella diminuzione delle presenze e quindi in un danno economico.

Perchè chi viaggia con il camper o con la caravan ha dalla sua un’arma formidabile, quella della chiavetta d’accensione del motore. Se la zona non è bella, non è sicura, non piace, non offre alcunché d’interessante, si mette in moto e si va da un’altra parte, non importa se nel campeggio vi è un bel bar, la spiaggia è ben tenuta e la sera si suona, il territorio gioca ormai un ruolo importante del quale occorre tenere conto se non si vuole fallire.

Territorio vuol anche dire cultura, capacità di proporre quelle diversità che contraddistinguono il nostro Paese e lo rendono unico nel suo genere.

L’andar per feste rappresenta una delle prerogative di chi pratica il turismo di movimento, la capacità cioè di rapportarsi col territorio, di scoprirne le potenzialità più genuine, di individuare nello scorcio, nel piccolo museo, nel piatto tradizionale, nel dialetto o nel canto popolare quegli elementi “unici” che, messi insieme, trasformano un viaggio in una rilassante esperienza unica ed irripetibile.

Così l’Italia dei cento comuni turistici si è trasformata in quella degli ottomila centri in grado di proporsi per le proprie specificità e di scoprire che il turismo è in grado di produrre ricchezza ed occupazione.

L’importante, ora, è compiere un successivo passo, quello di creare il “sistema”, di non rinchiudere le singole realtà in “bolle” staccate l’una dall’altra, ma di presentare il territorio nella propria poliedricità, facendo delle differenziazioni e delle peculiarità un elemento trainante per il futuro.

A Mondo Natura, il salone delle vacanze di Rimini, il territorio gioca quest’anno un ruolo impareggiabile: lo si eleva da mezzo per fare turismo a fulcro attorno al quale l’attività deve ruotare.

Un impegno al quale le amministrazioni pubbliche, le pro loco, gli imprenditori, gli artigiani, gli agricoltori sono chiamati assieme con chi questo modo d’intendere il tempo libero lo pratica per convinzione e non solo per comodità.

Si cerca di presentare un Paese nuovo, conscio che dalla crisi industriale di questi anni si può uscire solo valorizzando il territorio, le sue bellezze, le sue ricchezze e le produzioni di nicchia.

Un’impresa non facile, ma che è l’unica in grado di dare speranza al nostro futuro e di delinearne gli elementi essenziali per compiere quella svolta che è necessaria per dare respiro all’economia.

Turismo e territorio, nella vecchia Europa e in Italia, soprattutto, debbono innanzi tutto esser visti come “binomio inscindibile” e non come “variabili indipendenti”: è sufficiente andare a vedere quanto sta succedendo nei territori dove questo esperimento è stato portato avanti per toccarne con mano i frutti che ha dato.

Dalle Langhe alle Marche, dalla Toscana al Trentino: ora è necessario che il Paese si dia degli strumenti idonei per dare forza e capacità di espansione a quanti agiscono a favore del territorio.

Il “sistema Italia” rappresenta una scommessa che dobbiamo vincere ed al successo della quale quanti praticano un turismo di movimento possono contribuire svolgendo un ruolo d’impulso.

Questo costituisce non solo dovere nei confronti del nostro Paese, ma anche un preciso disegno per delineare un futuro diverso.

 

 

Beppe Tassone