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Camping Sport Magenta

Da Napoli a Gibilterra

 

Camper: Laika Lasercar 590 del 1994, motorizzato Fiat Ducato 2400 diesel.

Equipaggio: noi quattro, e cioè, Giuseppe e Anna e i nostri due ragazzi Alessia e Simone.

Meta iniziale: Balcelona; meta finale (eventuale): Gibilterra.

Km. percorsi: 6.823, compresi i giri a vuoto.

Periodo: dal 20 luglio al 14 agosto 2004

Commenti, opinioni e critiche, tutte personali, sono riportate nel diario di bordo, di volta in volta.

Le distanze intermedie sono misurate da sosta a sosta e, pertanto, sono comprensive degli andirivieni talvolta inevitabili.

 

Diario di bordo

 

L’idea iniziale era quella di arrivare per lo meno a Barcelona ed eventualmente fino a Valencia, intervallando viaggi di trasferimento e visite a città con soste, più o meno prolungate, per andare al mare e per godersi l’aria aperta e po’ di tranquillità. Infatti dalle poche esperienze di viaggio in camper abbiamo tratto la conclusione che i viaggi “perfetti” – dove tutto va secondo i piani - non esistono o, comunque, non sono quelli che ci piacciono: tappe e percorsi programmati richiedono una buona conoscenza di tutto quel che si può incontrare per strada e pretendono margini di errore minimi; a questo punto, però, il viaggio diventa una missione e non uno svago e di fatto non ci si rilassa mai.

Abbiamo invece maturato la convinzione che qualcosa la si deve pur lasciare al caso, nel senso che se ci si prefigge una o più mete, peraltro non conosciute, il viaggio non deve essere una traversata alla ricerca del passaggio a nord-ovest, e se per strada capita l’occasione di piacevoli soste, le mete iniziali le si può anche rinviare ad una prossima volta.

L’importante è vedere posti nuovi e soggiornarvi bene, senza stress, altrimenti finiamo col rimpiangere le nostre città d’agosto, deserte ma riposanti.

 

1.       Da Nola a Castiglione della Pescaia, km. 457

 

          20 luglio

Partiamo da Nola (luogo di residenza, a circa 25 km da Napoli) alle 21.30, col puntuale ritardo di sempre. L’idea era quella di partire non oltre le 19.30 per attraversare il GRA (grande raccordo anulare di Roma) in orario di poco traffico e, comunque, col fresco. Pur avendo deciso di partire all’ultimo momento, il ritardo non è determinato dal dover fare le ultime cose bensì da questioni condominiali. Si parte comunque e, come di prammatica, non appena si imbocca l’autostrada si comincia a pensare a quel che s’è dimenticato a casa; poche cose, stavolta, ma tra queste ci sono i miei occhiali da vista per la distanza che normalmente non uso ma che porto sempre con me per precauzione; stavolta forse m’avrebbero fatto comodo.

Imbocchiamo la A30 (Salerno-Caserta) e poi la A1 (Napoli-Caserta-Milano). Breve sosta per la cena in autostrada, dopo soli 150 km., e poi di nuovo in viaggio. Superiamo il GRA, come da programma, e prendiamo la A12 (Roma-Civitavecchia), sostando per la notte nell’area di servizio Tirreto Est, non avendo alcuna intenzione di perdere tempo alla ricerca di un posto dove dormire tranquilli: dopo Civitavecchia, infatti, l’autostrada prosegue con la statale Aurelia e le aree di servizio sono completamente deserte (il che non è per niente rassicurante).

 

          21 luglio

Alle 7.00 del mattino si riparte e alle 10.00 entriamo in un’area segnalata come area di sosta per camper, presso Castiglione della Pescaia (9 km. dopo tale località, andando verso nord, in località “Le Rocchette”). L’area di sosta non è altro che un enorme parcheggio che non offre granché: poca ombra, doccia all’idrante del tipo “autolavaggio rapido” e niente scarico perchè in riparazione; all’interno c’è un bar paninoteca e nei paraggi c’è solo un fruttivendolo; per di più si paga come in un parcheggio automatizzato (macchinetta, monetine e nessun interlocutore): un tanto a ora e 18,00 euro per l’intera giornata. Tutto sommato, però, per una breve sosta non è male e certamente come area di sosta è la più vicina al mare (ne avevamo superata un’altra, anch’essa segnalata, subito dopo Castiglione, sulla destra in direzione nord, assolata e lontana dal mare). Seguendo un passaggio pedonale che attraversa la pineta raggiungiamo la spiaggia che non è niente male.

In verità lungo la strada avevamo notato qualche camper intrufolatosi tra le villette, in prossimità del mare, in zone adibite a parcheggio, ma non ci era sembrato opportuno presentarci col nostro ingombro in posti del genere. Vero è che molti posti sono caratterizzati dal “no camper” più intransigente e che il camperista trova la peggiore accoglienza, ma è anche vero che non ce la sentiamo di approfittare nella nostra capacità di autonomia per limitare quella degli altri e per poi sostare, tutto sommato, in polverosi parcheggi.

Nel pomeriggio ci rechiamo a Castiglione della Pescaia, trovando inaspettatamente un parcheggio libero e senza sbarre anticamper, in prossimità del ponte che attraversa il fiume Bruna. Visitiamo il simpatico borgo medievale ed il centro storico e compriamo qualche prodotto tipico locale. Compriamo anche (lapsus freudiano, per non dire “stupidamente”) della mozzarella di bufala di Aversa (località a pochi km. da casa nostra), pagandola ovviamente a peso d’oro (a saperlo prima ce la saremmo portata da casa per poi rivenderla sul posto!).

 

2.       Da Castiglione della Pescaia a Diano Marina, km. 433

 

Alle 20.30 riprendiamo la strada verso Genova, seguendo l’Aurelia fino a Rosignano Marittima, dove imbocchiamo la A12, sostando in area di servizio presso Livorno, per la cena, e presso Genova, per la notte.

 

          22 luglio

Alle 7.45 ci rimettiamo in marcia ma senza l’intenzione di trascorrere la mattinata in viaggio. Cosicché alle 10.00 circa entriamo in un’area di sosta per camper a Diano Marina, con la vaga sensazione che la cosa non si sarebbe rivelata una felice idea. Dall’area di sosta al mare il tratto non è molto lungo ma certamente è di quelli che non si desidera farli più di una volta al giorno. Il tragitto più lungo lo si deve fare, invece, sulla spiaggia: bagnini con occhi di falco e radar incorporato subito ci intercettano e si prodigano a farci capire, tra un “questo non si può e quest’altro nemmeno”, che o ci fittiamo ombrellone e sdraio (in 7ª fila e a prezzi da sceicco) o ci andiamo a sistemare nei pochi mq. di spiaggia libera in località “molto lontano da qui”, in condizioni di sovraffollamento del tipo “metropolitana di Tokyo nelle ore di punta”. Il bagno, dunque, è breve e per niente piacevole; d’altro canto il mare è basso e sabbioso, e cioè tutto l’opposto di quello che preferiamo.

L’area di sosta è ben alberata ma molto spartana e le docce calde sono a pagamento (1,00 euro); faccio il pieno di acqua, che mi dicono essere potabile, e mi ritrovo con sabbia nei serbatoi (ma di questo me ne sarei accorto in seguito) che non credo di aver caricato a Castiglione.

La sosta giornaliera costa 15,00 euro.

 

3.       Da Diano Marina a Aix en Provence, km. 264

 

Alle 16.30 andiamo via (pagando solo 3,00 euro). Dopo 55 km. passiamo la frontiera con la Francia. Proseguiamo seguendo l’autostrada A8 e raggiungiamo Aix en Provence, dove solo alle 19.50 riusciamo parcheggiare, al centro della città, tra il cimitero da un lato ed alcuni campi da tennis dall’altro. Da quel momento in poi avremmo cominciato a vivere la tragedia “parcheggio”: i parcheggi, infatti, li abbiamo sempre trovati ben segnalati e ben raggiungibili ma quasi tutti sotterranei (altezza m. 2,30) o con la sbarra anticamper, mentre i parcheggi “normali” sono a misura di utilitaria e fermarcisi un camper è un problema, salvo che non lo si riesca a mettere in verticale: o si sporge sul marciapiede o si sporge verso la strada. Il parcheggio era a pagamento ma solo fino alle 18.00 (così come avremmo trovano anche in altre cittadine francesi); approfitto del fatto che è quasi completamente libero e mi ci fermo trasversalmente, occupando più di tre posti, non essendoci altro sistema per evitare pericolose sporgenze.

Visitiamo il frequentatissimo centro in una piacevole passeggiata tra locali pubblici e caratteristiche bancarelle. Ceniamo in parcheggio e poi riprendiamo l’autostrada (A8) per passarvi la notte nella prima area di servizio; nonostante un po’ tutti abbiano sconsigliato soste nelle aree di servizio, dove esistono appositi cartelli - anche in italiano! - con la dicitura “automobilisti state accorti”, preferiamo posizionarci lì, in zone frequentate e ben illuminate, anziché nelle strade di città dove ci si dovrebbe sentire più tranquilli ma dove i segni di vita si vedono fino ad una certa ora, dopo di che subentra il coprifuoco.

 

4.       Da Aix en Provence a Sete, km. 244

 

          23 luglio

Alle 8.30 ci rimettiamo in marcia in direzione Salon de Provence, dove avremmo dovuto lasciare l’autostrada per proseguire in direzione di Arles, Nimes e Montpellier e poi deviare verso Sete, cioè verso il mare. Qui comincia la tragicomica giornata che sarebbe tutta trascorsa alla ricerca del tappo del serbatoio per poi finire in giri inutili tra le montagne.

Da Salon de Provance ad Arles è tutta autostrada ma senza pedaggio (i tratti a pagamento sono segnalati la con la scritta “peage” che proprio questo significa).

Ad Arles, seguendo il consiglio di altri camperisti, lasciamo l’autostrada; ciò in quanto le autostrade francesi sono molto care (ma, aggiungo, ben servite) e, di contro, le statali sono ben percorribili (il che, invece, si è rivelato non sempre vero sia per quanto riguarda il fondo stradale che per quanto attiene la larghezza delle carreggiate, che costringono a velocità contenute).

Subito fuori dell’autostrada facciamo rifornimento e poiché non sono abituato a servirmi da solo (perché dalle nostre parti la figura del benzinaio esiste ancora), dopo aver fatto il pieno, pago e vado via, dimenticando il tappo del serbatoio sulla colonnina del carburante. La cosa sarebbe stata di scarso rilievo se insieme al tappo ed alla sua chiave non ci fossero state anche tutte le altre chiavi del camper (che formavano un mazzo a sé stante temporaneamente staccato dalla chiave della messa in moto).

La circostanza ha fatto emergere anche il livello di solidarietà d’oltralpe, da quel momento manifestatasi in molteplici occasioni (sia in Francia che in Spagna), solidarietà che non va oltre in “non ce ne frega più di tanto”. Gli occupanti delle auto che ci sorpassavano guardavano con curiosità il gasolio che fuoriusciva dal serbatoio – quegli sguardi li avrei interpretati dopo - ma nessuno si preoccupava di farmene rendere conto, magari puntando il dito od anche con una semplice strombazzata (in circostanze analoghe, ma riguardanti altri, mi sono comportato in tutt’altro modo: allontanandomi dal mezzo interessato solo dopo essermi assicurato che il conducente avesse capito che cosa non andava, col rischio di farmi rispondere “Si, lo so, ma fatti i fatti tuoi”; ma queste sono cose di un altro mondo, un altro mondo del quale ho il piacere di far parte). Solo a Sete, dopo oltre 200 km., mi accorgo di quanto era successo.

Invertiamo subito marcia alla ricerca del tappo e delle annesse chiavi. Il problema, infatti, non era tanto quello di sostituire tutte le serrature (porta, portellone, sportelli, tappi serbatoi, ecc.), quanto quello di trovare chi lo potesse fare. Sta di fatto che nessuno di noi si ricordava con precisione il percorso fatto né tanto meno lo avrebbe individuato facendolo a ritroso, per cui un po’ alla volta torniamo fino ad Aix en Provance per tentare di rifare la stessa strada fatta al mattino, imboccando sistematicamente tutte le uscite dell’autostrada alla ricerca del distributore Total (almeno questo me lo ricordavo) dove avevamo fatto rifornimento. Dopo interminabili vagabondaggi ci fermiamo, esausti, ad Arles, dove avevo visto una concessionaria Fiat. Lì compriamo un nuovo tappo del serbatoio e ci dicono che l’unico che – forse – avrebbe potuto risolvere il problema era una concessionaria Adria a Nimes (devo aggiungere che tutte queste spiegazioni cel’ha date non il concessionario, né l’impiegato né la cassiera, che continuavano ad esprimersi in perfetto francese, bensì il commesso, le cui fattezze tradivano le sue origini tunisine, unico a spiccicare qualcosa in italiano). Rifacciamo il pieno di gasolio, intanto esauritosi, e, rassegnati, riprendiamo la strada per Nimes, via autostrada, alle 16.30, senza aver ancora deciso se pernottare da qualche parte e poi metterci alla ricerca di chi potesse risolvere il problema (con le intuibili difficoltà connesse al fatto di trovarsi in un paese maledettamente nazionalista, dove si parla solo francese) o se arrangiare in qualche modo (sistemi alternativi ce n’erano; porta: quando ci si allontana si chiude dal di dentro e si esce dalla cabina; serbatoi acqua: si rifornisce dal di dentro accedendovi dal la cassapanca; portabagagli: si recupera il possibile passando dalla cassapanca posteriore; ecc.).

Un po’ per la stanchezza un po’ per tutto il resto, mi lascio confondere dal cartello a fondo verde (che in Francia indica la statale, mentre quelli a fondo blu indicano le autostrade, tutto al contrario che in Italia) ed imbocco l’uscita per Nimes via statale; dall’alto della rampa intravedo il distributore Total tanto desiderato; vi ci dirigiamo a velocità da ritiro di patente, non tanto per la spinta del motore quanto per quella del sospiro di sollievo tirato da tutti e quattro; da lontano vediamo la cassiera che, riconosciutici, ci viene incontro sventolando tappo e chiavi e manifestando, nel suo incomprensibile francese, tutta la sua apprensione (?) per la nostra sorte (questo, almeno, è quello che abbiamo capito).

Senza perderci di coraggio riprendiamo la strada per Sete con l’idea di arrivarci, dopo un rapido pranzo e in tempo utile per un bagno rinfrescante, così completando per la terza volta gli oltre 200 km. tra Aix en Provance e Sete, mentre penso seriamente all’idea di mettermi un anello al naso non per moda ma per appendervi le chiavi del camper.

Alle 18.30 siamo di nuovo sul posto e ci fermiamo fino a cena. A sera, per recuperare un po’ del tempo perduto rispetto ad una - benché flessibile - tabella di marcia, ci rimettiamo in viaggio per avvicinarci alla frontiera spagnola e per poterla poi superare nella prima mattinata di domani; ma la giornata storta non era ancora finita.

Arrivati al punto in cui avrei dovuto imboccare l’autostrada per Beziers prendo, invece, tutt’altra direzione, ingannato dal colore di fondo dei cartelli stradali, dalla vista che difetta e dalla stanchezza; dopo altri 70 km. percorsi su per le montagne, attraversando simpatiche e tranquille località dell’entroterra, ci ritroviamo ad Agde, dopo un tragitto a ferro di cavallo, a 10 km. da Sete, dove decidiamo di fermarci per evitare di peggiorare la situazione.

Pernottiamo in un parcheggio vicino al fiume, dove sono anche altri camper, dopo una breve passeggiata per la città che si presenta quale centro turistico di tutto rispetto.

 

5.       Da Sete a Cadaques, km. 253

 

          24 luglio

Se non avessimo fatto il giro a vuoto della sera precedente, al risveglio ci saremmo già diretti verso la Spagna. Ma la strada da fare non è poca e a ciò si aggiunge il punto interrogativo riguardante il posto dove fermarci. Decidiamo, quindi, di riprendere il viaggio solo dopo pranzo. Alle 9.00, quindi, siamo di nuovo a Sete per fare il bagno.

La spiaggia in questione è, in effetti, tra Sete e Marseillan ed è costeggiata dalla strada per circa 14 km. con un’ampia fascia, lato mare, adibita a parcheggio. Per i camper è un paradiso e i 14 km sono quasi tutto un camper; lo spazio è sufficiente per aprire la veranda e, in alcuni tratti, anche per sistemarvi un tavolino e un barbecue. Dall’altro lato della strada c’è un enorme campeggio ed anche un supermercato. Sempre dall’altro lato della strada vi è anche qualche parcheggio con la solita sbarra anticamper a mezz’altezza. La nutrita compagnia (ma gli italiani sono pochi) consente anche di pernottare senza preoccupazioni, nonostante nel porto di Sete vi siano numerosi accampamenti di zingari (nessun pregiudizio in tal senso, ma è ad essi che i locali addebitano i furti).

Alle 12.30 riprendiamo il viaggio e dopo 175 km., alle 16.30, superiamo la frontiera con la Spagna. Proseguiamo lungo la stessa autostrada, che in Spagna è la “autopista” A7, lasciandola a Figueres per dirigere verso Roses. Lì giunti facciamo rifornimento e rileviamo che il gasolio in Spagna costa molto meno che in Francia (0,83 €/l). Avremmo poi rilevato che nei centri commerciali – così come anche in Francia e in Italia - costa ancora meno (0,75 €/l) ma il divario è maggiore rispetto agli altri paesi (in Francia costa solo pochi centesimi in meno rispetto ai distributori “normali”). I centri commerciali sono ben segnalati e per lo più si trovano, come in Francia, in prossimità di importanti snodi stradali, sì da essere facilmente raggiungibili e facilmente visibili. Il modo di rifornirsi è quello solito: il benzinaio è sotto vetro e le mani le utilizza solo per prendere i soldi!

A Roses cominciamo ad avere un primo impatto, tutt’altro che positivo, con l’assetto urbanistico delle località balneari spagnole: palazzi del tipo “centro direzionale” a fronte mare senza spazio per chi si voglia affacciare a vedere il mare com’è. Per un camper raggiungere il mare è una roulette russa: talvolta, specialmente se ci si muove al mattino presto (cioè entro le 9.30), si riesce anche a parcheggiare sul lungomare tra le auto; ma se questo non riesce o se la zona è coperta da divieti, si rischia di restare imbottigliati nel traffico. L’alternativa è quella di fermarsi in un superaffollato campeggio, spesso situato anche a distante dal mare.

Il secondo impatto è con l’intolleranza degli spagnoli che, rispetto ai francesi, sono soltanto un po’ più sanguigni, nel senso che i francesi quasi non tollerano la tua presenza ma ti ignorano, mentre gli spagnoli ti indirizzano anche imprecazioni (talvolta comprensibili). Ovviamente questo non avviene in via ordinaria ma soltanto nei casi in cui ci si comporta in modo non conforme a quelli che sono i loro canoni, e cioè: attardandosi a leggere qualche incomprensibile indicazione stradale, non attraversando velocemente gli incroci e le rotatorie, cambiando – seppure prudentemente e con debita segnalazione – corsia di marcia o direzione. Questo particolare aspetto mi avrebbe dato sempre più a disagio, fino a farmi giungere alle conclusioni, tutt’altro che benevole, di cui dirò. Purtroppo, per quanto non si voglia né si debba generalizzare, gli episodi spiacevoli sono quelli che più restano impressi perché deludono parte delle aspettative della vacanza: qualche sorriso in più e qualche problema in meno.

Attraversiamo Roses e dirigiamo verso Cadaques, dove ci fermiamo, alle 18.30, nell’unico campeggio del posto (circa 30 euro al giorno, senza attacco luce, nel senso che pensavamo fosse compresa nel prezzo e, quindi, ci colleghiamo impunemente e non la paghiamo), vicino alla casa museo di Salvator Dalì, che non riusciamo a visitare perchè occorre prenotarsi e con un certo anticipo. Il campeggio non è male ed è provvisto di piscina e di televisione (elettrodomestico indispensabile per vedere il Gran Premio di Formula 1) e il personale è gentile e accogliente.

Il mare è facilmente raggiungibile con una passeggiata (tutta in discesa) di pochi minuti. Sul mare c’è un parcheggio vigilato (da un vigile urbano) dove ci si può fermare anche con un camper – ne notiamo alcuni - ma in modo alquanto disagiato perchè il fondo è sterrato e molto polveroso e il vento, qui, è l’unica cosa di cui non si fa economia; il parcheggio, di fatto, è destinato ai turisti che si recano, in pullman e in auto, a visitare la casa museo di Dalì.

La configurazione del territorio ha impedito la massiccia cementificazione che avremmo invece trovato su quasi tutte le coste spagnole. Il centro della simpatica cittadina è facilmente raggiungibile con una breve passeggiata (anche questa tutta in discesa) di pochi minuti. Il posto avrebbe meritato un soggiorno più lungo.

 

          25 luglio

La giornata passa tra mare e campeggio, a sistemare e lavare un po’ di roba, col breve intervallo della Formula 1 e dell’ennesima vittoria Ferrari.

 

6.       Da Cadaques a Gavà (Barcelona), km. 244

 

          26 luglio

Alle 8.30 lasciamo Cadaques e seguiamo la tortuosa via che ci porta alla statale 11 (segnalata come Carretera N-II, per cui inizialmente non si capiva se era la 11, la 2, la 2ª o che). Le statali spagnole, al pari di quelle francesi, sono abbastanza agevoli ma spesso attraversano i centri abitati, con infiniti semafori ed altrettanti rallentamenti. In tali attraversamenti più d’uno mi fa segno che ho i fari accesi (come d’abitudine) e l’insistenza è tale che decido di spegnerli; forse in Spagna avare i fari accesi di giorno, anche su statali e autostrade, è un’infrazione, tant’è che all’uscita delle gallerie ci sono cartelli che ricordano di spegnerli; questo giustificherebbe il perché di tanta espansività: gli spagnoli, infatti, li ho visti più propensi ad intrattenere relazioni per rimproverarti di qualcosa che non per chiederti come stai. Probabilmente se avessi avuto il mezzo che stava prendendo fuoco nessuno si sarebbe agitato allo stesso modo.

Dopo inutili tentativi di raggiungere posti dove fermarsi per fare un bagno, giungiamo a Blanes, cittadina non diversa dai grossi centri balneari che avremmo poi incontrato, e cioè caratterizzata da palazzoni a fronte mare, traffico intenso e spiagge superaffollate.

Anche qui i parcheggi sono prevalentemente sotterranei, per cui iniziamo a girovagare, in prossimità del mare, alla ricerca in un posto dove poter effettuare una breve sosta. Troviamo un ampio parcheggio in prossimità di quello che sembra essere il palazzetto dello sport comunale; il posto non ci dà molto affidamento ma ci sono altri camper e ci fermiamo anche noi (la sfiducia si sarebbe rivelata ben giustificata perché avremmo poi appreso di furti realizzati in pieno giorno a danno di camper lì in sosta).

Il mare è a poche decine metri; la sabbia è granulosa e perciò piacevole perché non si attacca e non ce la si ritrova nel camper; la spiaggia è affollata ma si può fare un buon bagno.

Pranziamo nel parcheggio e alle 14.30 ripartiamo in direzione di Barcelona; superiamo la località El Masnou, dove s’era pensato di fermarsi nell’omonimo campeggio (come suggeritomi da altri camperisti) e a Badalona ci immettiamo su una sorta di superstrada a pagamento (Ronda de mar – Ronda de Dalt) che, alla stregua delle nostre tangenziali, attraversa Barcelona collegando le località poste a nord e a sud di essa. L’autostrada, infatti, arriva a Barcelona dall’entroterra; la Ronda, invece, collega la statale 11 (a Matarò), che viene dai confini con la Francia, con la statale 340 (a Castelldefels), che arriva fino a Gibileterra. Ma di questa configurazione della rete stradale ce ne saremmo resi conto solo in seguito.

Non sapendo dove ci avrebbe portato la Ronda, scegliamo un’uscita a caso e ci ritroviamo nel centro di Barcelona, nel bel mezzo di un traffico che non conosce limiti di velocità (a meno che detto limite nel centro urbano non sia di almeno 80 km/h!), che non tollera rallentamenti, ripensamenti o riflessioni nella scelta delle direzioni e senza un minimo spazio dove potersi fermare per fare il punto della situazione o chiedere un’informazione. Sconsiglio nel modo più assoluto di La viabilità è organizzata in modo tale che non ammette sprovveduti. Chi vuole circolare per Barcelona senza problemi deve fermarsi diversi km. prima della città, munirsi di una buona carta topografica, scegliere il percorso e recarsi in città a piedi, lasciare segni visibili, magari numerati, lungo il percorso scelto – come Pollicino – e solo dopo può andare a riprendersi il mezzo per lanciarsi in una corsa sfrenata ed attraversare la città seguendo i segnali apposti e sperando di non imbroccare i segni lasciati da qualcun altro. Scherzi a parte sconsiglio nel modo più assoluto di recarsi a Barcelona con un camper!

Noi ormai c’eravamo e non dovevamo fare altro che cercare di uscirne quanto prima. In una stretta complanare – e cioè con marciapiedi a destra e a sinistra – ingaggio una competizione con un autobus urbano che non intende farsi superare (non mi distraggo a vedere il tachimetro ma la velocità è certamente da punteggio, mi concentro invece sui motorini parcheggiati sul marciapiede di sinistra sperando di non portarmene via nessuno); innanzitutto avevo bisogno di visuale e, in secondo luogo, non sapevo se mettendomici dietro sarei finito in quale corsia riservata, quindi insisto con il tentativo di sorpasso sperando nell’imminenza di una fermata obbligatoria. Ma l’autista del pullman non ne vuol sapere e guarda solo avanti; mi sento tanto Ben Hur nella corsa delle bighe! Facciamo un lungo tratto specchio contro specchio e proprio quando riesco a superarlo giungo in un punto dove, a causa lavori in corso, a stento ci passa un’auto. Il traffico si blocca, gli operai continuano a lavorare senza scomporsi più di tanto e senza spostare i macchinari ed io prendo la mira per passare tre gli attrezzi da cantiere; la mira era giusta ma le misura erano errate: urto una transenna che rimbalza sulla fiancata e ci rimetto una bandella laterale ed il finestrino del bagno.

La strafottenza manifestatasi in tutto il contesto mi dà tremendamente fastidio perché (nella libertà d’opinione, giusta o meno che sia) la ricollego ad una sorta di intolleranza verso gli stranieri quale conseguenza dell’eccessivo nazionalismo che caratterizza anche gli spagnoli; i catalani, poi, sono un punto peggio, perché oltre ad essere nazionalisti sono anche regionalisti; è sintomatico il fatto che anche in Spagna, dove già si accapigliano tra loro per far prevalere il catalano o il castigliano, se interloquiscono non si preoccupano di rispondere cercando di farsi capire: a loro basta dimostrare di aver capito. Infatti se hanno capito la domanda, rispondono parlando normalmente e con una velocità tale che a stento si capiscono tra di loro; se noi riusciamo a raccapezzarci è solo grazie alla somiglianza della lingua italiana con quella spagnola. E’ emblematico, in tal senso, che tutte le indicazioni (anche quelle autostradali), per lo meno in Catalogna, di cui Barcelona è capitale, sono scritte in castigliano (che è la lingua spagnola ufficiale) ed in catalano; le indicazioni utili ai turisti sono scritte in castigliano, catalano, inglese, francese, tedesco e qualche volta anche in una delle tante lingue arabe; in italiano non si trovano neanche le guide turistiche!

A questa sorta di repulsione non ho potuto che rispondere allo stesso modo, esprimendomi sempre in italiano e qualche volta, perché no, anche in napoletano, per vedere se si sforzano allo stesso modo in cui ci sforziamo noi per cercare di capire.

La circolazione stradale è ancora peggio; chi guida non si cura assolutamente di tutto quello che gli succede intorno e non ammette la presenza di veicoli che non camminino alla massima velocità possibile e con traiettorie (al pari di proiettili) decise e precise. E così anche in autostrada: se si aspetta di leggere bene il cartello di un’uscita, per poi imboccarla quando la corsia di decelerazione ha già avuto inizio, difficilmente ci si riesce perché ci si ritrova già con auto sulla destra – che non decelerano affatto anzi sorpassano – che una volta che l’hanno imboccata e non consentono ad altri di inserirsi.

Chi ha un’ottica di contesto e non una visuale da paraocchi dovrebbe comportarsi in tutt’altro modo: specialmente in città, chiunque vede un camper (veicolo non tanto avvezzo a strade con traffico) per di più con targa straniera (quindi occupato da soggetti che non passano da quelle parti tutti i giorni) dovrebbe immaginare che probabilmente quel camper ha bisogno di indicazioni, e se proprio non gliele vuole dare, le indicazioni, per lo meno dovrebbe aspettare che riesca a raccapezzarsi da solo. Invece no. Bisogna correre, mai fermarsi, mai avere ripensamenti e rallentamenti e, soprattutto, mai distrarsi. Ecco perché da quelle parti, quindi, un camper, per di più straniero, è il veicolo meno indicato e con minori probabilità di sopravvivenza.

Ebbene, se questa fosse veramente la regola, ci si potrebbe anche adattare e rassegnare (“paese che vai usanze che trovi”); ma quando noti che per i locali questa regola non vale, che le auto poste in doppia fila non danno luogo a reazioni (se hanno targa spagnola), che di due camper parcheggiati uno dietro l’altro solo quello con targa italiana dà fastidio, e allora la cosa non mi sta bene!

In questa ottica diventa emblematico il fatto che in una città come Barcelona non ci sono aree di sosta o parcheggi per camper – non si preoccupano, evidentemente, che tra le varie categorie di turisti vi sono anche i camperisti (i pochi camper visti in città sono tutti spagnoli).

Dopo aver attraversato tutta Barcelona, nel modo tragico appena descritto, giungiamo a Gavà trovando, in un distributore (gasolinera), lo spazio per fermarci e chiedere indicazioni per i campeggi che sappiamo esserci in quella zona; uno degli addetti, di buona volontà, ben sapendo che non ci saremmo capiti, ci fa un disegnino non tanto preciso ma sufficiente per raggiungere la zona campeggi.

Ci fermiamo al Tres Estrellas (3 Stelle) di 1ª categoria (circa 37 euro al giorno, con attacco luce) evitando il Balena Alegre che, da quanto leggiamo, dovrebbe essere più caro ed anche più scadente. Notiamo che in Spagna i campeggi sono classificati per categoria (1ª, 2ª e 3ª) e che tale classificazione non ha niente a che vedere con i prezzi: la categoria, che viene ben evidenziata sull’insegna recante il nome del campeggio, evidentemente si riferisce alla qualità dell’accoglienza senza alcuna correlazione con i prezzi, perché in campeggi di 3ª categoria abbiamo speso anche più di quanto speso in campeggi di 1ª categoria.

Sistemato il camper chiediamo in che modo raggiungere Barcelona; alla reception, senza sforzarsi più di tanto, ci danno un bigliettino con alcune annotazioni dattiloscritte che, interpretate secondo un senso logico, dovrebbero significare che: c’è un solo autobus che porta a Barcelona, ne passa uno ogni ora e mezza e l’ultimo – per il ritorno – parte da Barcelona verso le 22.30. Mentre commentiamo la cosa con un coppia di simpatici ragazzi di Alba, che erano alla ricerca delle stesse informazioni, si intromette una compatriota che ci dice che quel ch’è riportato sul bigliettino non è vero: gli autobus sono 2 (L94, L95) e portano entrambi alla centrale Plaza de Catalunya, ne passa uno ogni 20 minuti e l’ultimo è alle 4.00 del mattino. Avremmo poi verificato che neanche questo era vero!

Intanto, vista la facilità con la quale – ritenevamo – si poteva andare e venire da Barcelona, prendiamo l’autobus (la fermata è a 200 metri) e ci rechiamo a Barcelona. Al ritorno avremmo poi verificato che: dopo le 22.40 l’autobus è uno solo, ha tutt’altro numero, circola fino alle 4.00 del mattino ma fa una strada diversa e non si ferma davanti al campeggio bensì a notevole distanza, in prossimità di un parcheggio notturno di taxi, che in pochi minuti e con un spesa media non superiore e 15 euro porta fino a destinazione.

Il primo giorno a Barcelona, data l’ora, trascorre con l’irrinunciabile passeggiata lungo la Rambla; gran finale con paella catalana (la vera paella è quella valenziana) ed altre pietanze tipiche, anche per festeggiare l’onomastico della signora moglie.

Torniamo con l’autobus notturno, che col diurno aveva in comune solo la pensilina, e col taxi che, poiché si stava allenando per il Gran Premio di Montecarlo, di costa solo 10 euro.

 

          27 luglio

Al mattino incontriamo i ragazzi di Alba che avevano vissuto la stessa esperienza ma con costo doppio perché il taxi aveva dovuto fare doppia corsa: una per accompagnarli in campeggio e l’altra per riportare le chiavi del camper che il ragazzo vi aveva lasciato cadere. Decidiamo inoltre, dopo breve consultazione, di non mettere in pratica rappresaglie nei confronti della compatriota che aveva rilasciato informazioni esatte a metà, causando le vicissitudini della sera prima.

Ci rechiamo nuovamente a Barcelona con l’idea di rientrare con autobus diurni. Alla partenza notiamo uno degli aspetti positivi della scelta di quel campeggio: la prima fermata dopo il nostro è proprio davanti al Balena Alegre, dove l’autobus arriva sovraccarico (per quel che loro intendono sovraccarico) e non fa salire altri viaggiatori. In verità l’autobus non è proprio in condizioni da metropolitana giapponese ma se avesse imbarcato altro peso l’autista non avrebbe potuto superare i 180 km/h (se non ci si avvinghia agli “appositi sostegni” c’è da farsi male!); concludo che: o gli autisti degli autobus di notte guidano i taxi oppure sia gli uni che gli altri frequentano la stessa scuola guida.

L’autobus costa € 1,10 per ogni corsa e il biglietto non è utilizzabile per le corse urbane. Le corse urbane costano la stessa cifra ed i biglietti sono validi per una sola corsa. Per le corse urbane ci sono biglietti giornalieri, validi per 1, 2, 3 o più giorni e per un numero di corse illimitate su autobus, metropolitana e funicolare. Compriamo biglietti validi per 2 giorni (€ 8,40) ed utilizziamo prevalentemente la metropolitana che è molto efficiente e che non corre il rischio di capottarsi nelle curve. In quanto all’efficienza gli autobus non sono da meno e se si perde un po’ di tempo a studiare i percorsi riportati all’interno delle pensiline ci si rende meglio conto della direzione in cui si ci sta spostando. L’aria condizionata è dappertutto.

Visitiamo la Sagrada Familia (opera immensa del Gaudì), passando dalle guglie ai sotterranei. In prossimità c’è un centro informazioni turistiche dove possiamo procurarci piantine della città e delle linee della metropolitana che, praticamente, porta dappertutto. Il tempo che se ne va, tra le interminabili file, è notevole ma ne vale la pena.

Con lo stesso biglietto visitiamo la casa museo di Gaudì, nel Parc Guell che raggiungiamo in autobus nel pomeriggio; il resto del parco lo si visita gratuitamente. La giornata termina facendo spese da Zara dove se non altro, mentre i ragazzi gironzolano tra i reparti dei vari capi di abbigliamento, godiamo di un po’ di riposo in aria condizionata. La giornata prosegue passando da un’opera all’altra del Gaudì – che troviamo lungo la strada – che, però, ci limitiamo a vedere dal di fuori.

Torniamo alle Ramblas (quelle che vanno da Plaza de Catalunya al porto, dove c’è la statua di Cristoforo Colombo, dalla rambla Canaletes fino alla ramba de Santa Monica) e nel simpatico mercatino coperto che si trova a metà altezza (in prossimità della fermata della metropolitana Liceu), compriamo un po’ di carne da fare alla brace una volta in campeggio. Il ritorno è regolare.

 

          28 luglio

Terzo giorno a Barcelona. Questa volta scendiamo dall’autobus a Plaza de Espana e ci dirigiamo verso il Montjuic. Superato il villaggio olimpico prendiamo la teleferica (4 posti; € 5,00 a testa) che porta in cima, sulla rocca che sovrasta il porto; al ritorno, con lo stesso biglietto valido per gli autobus, prendiamo la funicolare che porta in centro. Ci muoviamo alla ricerca della “baguetina catalana”, che avevamo visto il giorno prima, per consumarla per pranzo. Troviamo il locale in questione e all’uscita, considerati i prezzi, suggeriamo al gestore di cambiare la scritta “Baguetina catalana” con quella di “Oreficeria”, più realistica. La giornata termina con la visita di altri posti caratteristici e delle stradine del quartiere gotico.

 

7.       Da Barcelona a Valencia, km. 677

 

          29 luglio

Avremmo voluto dedicare un po’ di attenzione al campeggio e trascorrervi per lo meno una mezza giornata, tenuto conto che l’avevamo utilizzato solo come dormitorio, ma il cielo coperto ci induce a rimetterci subito in viaggio alla volta di Valencia. Fatto il pieno dei serbatoi d’acqua ed il vuoto dei serbatoi di scarico, alle 12.00 lasciamo il campeggio e, passando da una “autovia” all’altra (superstrade non a pagamento), riprendiamo la “autopista” A7 (autostrada a pagamento) in direzione di Tarragona. Ad un centro di informazioni turistiche, in un’area di servizio poco prima di Tarragona, prendiamo cartine e depliant (il tutto in lingua rigorosamente diversa da quella italiana) e decidiamo di fermarci a Tarragona, dopo aver percorso 118 km., per una breve visita.

Il paesaggio automobilistico è lo stesso e la circolazione e solo meno caotica di quella di Barcelona. Ciò nonostante riusciamo a trovare un comodo parcheggio in prossimità delle mura romane (intuendo solo dopo – dalle multe sui parabrezza - che il simbolo riportato in terra stava ad indicare che era a pagamento). Dopo una lunga incomprensibile interlocutoria con la cassiera, che, senza ulteriori sforzi, ci sventolava tutta una serie di biglietti colorati (quasi fossero quelli della lotteria), mettiamo rapidamente insieme quel che ricordavamo di aver letto nella guida Touring e le immagini riportate su una cartina alle spalle della cassiera e riusciamo a capire che i biglietti erano diversi per età e per combinazione di visite con altri posti (da quel che la cassiera aveva detto avevamo capito tutt’altro!); prendiamo solo i biglietti per il giro delle mura. Completato il giro, dopo una breve passeggiata per il centro storico torniamo al camper che, fortunatamente, ritroviamo senza multe.

Ci rimettiamo in viaggio e dopo soli 35 km. ci fermiamo a Cambrils, località balneare abbastanza tranquilla, in un campeggio di 2ª categoria (La Llosa) con prezzi di 1ª categoria (36 euro al giorno) a poca distanza dal mare e per niente tranquillo: praticamente saturo di campeggiatori stanziali, con roulotte sistemate una dopo l’altra come villette a schiera (molte delle quali al momento disabitate), con spazio antistante pavimentato con prato verde, ma in plastica, e tanto di recinto condominiale; antenne paraboliche, ventilatori stereofonici e frigoriferi formato macelleria. La zona destinata a quelli di passaggio è anch’essa satura di roulotte e tende gomito a gomito, tutte abitate e per niente silenziose, ma la preoccupazione del finestrino del bagno rotto mi induce a scegliere in ogni caso una sosta in campeggio.

Ci sistemiamo in una piazzola apparentemente abbondante, come le altre, ma nella quale i rami sporgenti costringono a posizionarsi in modo non molto comodo. Ai lati abbiamo due famiglie francesi, casiniste ma divertenti, ed una roulotte spagnola dalla quale fuoriescono gorgheggi alla Claudio Villa, sparati a tutto volume ed accompagnati da uguali gorgheggi della sua “leggera” occupante. Claudio Villa, oltre che gradevole, per lo meno prima o poi la finiva; questa no. Speriamo che col buio la smetta e vada il letargo, nel frattempo facciamo eco (giusto per ambientarci!).

 

          30 luglio

La giornata va via tra il bagno e qualche bucato e nel pomeriggio cerco di rabberciare (con scotch, barrette metalliche, viti e altro) le avarie riportate a Barcelona.

 

          31 luglio

Alle 9.00 riprendiamo il  viaggio e dopo aver percorso 280 km., alle 12.00, giungiamo a Valencia; l’intenzione è quella di arrivare alla spiaggia ed ai campeggi di El Saler, che si trovano dall’altro lato della città; la segnaletica è scarsa ma il traffico è tranquillo ed è anche possibile fermarsi per chiedere qualche informazione. Alle 13.00 raggiungiamo la spiaggia libera dove c’è un enorme parcheggio, gratuito e non custodito (dice il cartello), due ristoranti e la fermata dell’autobus. I posti auto sono delimitati da traversine ferroviarie ed il camper dobbiamo sistemarlo là dove tali traversine mancano, portando le sporgenze “fuori campo”; nel parcheggio vi sono alcuni anziani con berretto paramilitare che disciplinano la sistemazione delle auto e ci invitano a chiudere, per sicurezza, anche gli oblò. Avremmo appreso in seguito che quel parcheggio è un posto poco sicuro, ma solo per i camper non spagnoli (la polizia vi passa molto frequentemente). In verità ci siamo stati più volte e non abbiamo mai avuto problemi ma certamente non è un posto dove si possa pernottare.

Nel pomeriggio di rechiamo a Valencia (10 km.) con l’intento di visitare la Città delle Arti e delle Scienze, con annesso planetario (Hmisferic) ed acquario. Constatiamo, però, che anche Valencia è sprovvista di parcheggi per camper e la cosa è deprecabile; la città della scienza è, infatti, una delle maggiori attrattive della città (pubblicizzata un po’ dappertutto); nelle sue adiacenze si trovano parcheggi sotterranei per auto e parcheggi scoperti per autobus, ma non per camper non c’è niente: la circostanza conferma che il camperista è un turista non accetto o, quanto meno, del quale nessuno si preoccupa.

Giriamo per un tempo esagerato alla ricerca di un posto dove parcheggiare e quando lo troviamo, credendolo sicuro, notiamo che l’auto vicino alla quale ci eravamo fermati aveva un finestrino ridotto in mille pezzi ed era stata appena rapinata. Ci allontaniamo dal quel posto e riprendiamo a girare fino a quando riusciamo ad infilarci in uno spazio sterrato (alle spalle del Carrefour) dov’era parcheggiato un camper portoghese. Per il troppo tempo perso alla ricerca del parcheggio non ci possiamo consentire alcuna visita, per ognuna delle quali sarebbero occorse diverse ore, e ci limitiamo alla visita della sola struttura di notevole interesse architettonico. In seguito ci saremmo resi conto di non aver perso granché (avendo anche da noi le stesse cose).

Al tramonto ci dirigiamo nuovamente verso El Saler, e poi verso El Palmar, pensando fosse una località balneare. Il paesino si trova nella laguna del parco naturale dell’Albufera ed è, in pratica, tutto un ristorante. All’ingresso del paese vi è un enorme spiazzo nel quale la segnaletica suggerisce di parcheggiare e nel quale decidiamo di fermarci. Il posto – leggiamo sulla guida Touring – è rinomato proprio per i ristoranti e a sera si popola di gente.

Ceniamo a suon di paella, stavolta al nero di seppia, cozze, bruschetta con maionese all’aglio ed altro, anche per festeggiare l’anniversario di matrimonio che cade il giorno dopo, e pernottiamo sul posto senza alcuna preoccupazione, tranne quella di aver probabilmente scelto la serata sbagliata: nello spazio adiacente al parcheggio, infatti, gruppi di persone stanno festeggiando chissà cosa, accendendo fuochi e facendo musica e la cosa sarebbe durata fino all’alba.

 

8.       Da Valencia a Granada, km. 610

 

          1 agosto

Al mattino ci rechiamo di nuovo alla spiaggia di El Saler, nello stesso parcheggio, dove restiamo fino a pomeriggio inoltrato. Alle 19.30 riprendiamo il  viaggio e, con l’intento di evitare l’autostrada costiera evitiamo anche la statale costiera e dirigiamo ad Alicante prendendo le strade statali interne (340, 430, 344 e 320), su per le montagne, se non altro prive di traffico, semafori ed attraversamenti di centri abitati. Superiamo Alicante ed Elche e puntiamo nuovamente verso la costa per poi fermarci, dopo aver percorso in tutto 209 km., a Santa Pola, alle 21.00, per cenare e pernottare. Sostiamo in una strada tranquilla, alla fine del lungomare, vicino alla spiaggia e in pieno centro abitato ed in zona ben illuminata.

 

          2 agosto

L’idea era quella di farsi un bagno e poi ripartire, ma il sole si nasconde dietro le nuvole e il cielo si fa sempre più nero. Decidiamo di ripartire per questo motivo e non per accontentare l’occupante di una delle villette lungomare che aveva fatto chiaramente capire che il camper lì parcheggiato, nella strada pubblica e nelle strisce delimitanti il parcheggio, le dava fastidio; è da precisare che a circa mezzo metro era parcheggiato un altro camper la cui targa spagnola era cosa sufficiente ad escludere che potesse dare fastidio!

Alle 11.30 ci rimettiamo in viaggio, risaliamo verso Elche e riprendiamo la statale 340. Superiamo Murcia e dopo Lorca deviamo sulla statale 342, fino a Guadix, città delle case scavate nel tufo, dopo aver percorso 328 km.

Ci fermiamo nella cittadina per una breve visita e per l’acquisto di generi alimentari. Siamo nella Sierra Nevada e l’atmosfera è già diversa, più pacata e meno eccitata. Dopo un paio d’ore riprendiamo la strada per Granada dove arriviamo alle 19.00, dopo altri 73 km.; in verità c’eravamo arrivati già da un po’, ma la solita abitudine (spagnola) di imboccare le rampe di uscita da autovie e autopiste non appena la linea bianca laterale di destra inizia ad essere tratteggiata e di impedire la stessa manovra a chi volesse farlo qualche metro più in là, mi aveva costretto a continuare diritto e ad imboccare l’uscita successiva per poi tornare indietro (una Lancia Dedra italiana piena di bagagli, che ci precedeva, aveva fatto la stessa fine!).

A Granada ci fermiano al camping Sierra Nevada, che incontriamo lungo la strada, sulla Carratera de Madrid-Jean, comodo anche perché posto in prossimità dello stazionamento degli autobus. Il campeggio è di una 1ª categoria più che meritata, con ottimi servizi e personale gentile e socievole (33,40 euro al giorno), con annessa piscina a pagamento (1,00 euro).

 

          3 agosto

La giornata viene dedicata alla visita dell’Alhambra. Raggiungiamo il centro con l’autobus (n. 33) e poi con un altro miniautobus, da Plaza Nueva, saliamo all’Alhambra. L’autista di quest’ultimo partecipava, evidentemente, ad una competizione a cronometro o si preoccupava del semaforo: la stradina, infatti, era quasi tutta a senso unico alternato e lui abbordava le curve alla Valentino Rossi; lungo la strada incontriamo un’auto in senso inverso ma la cosa si risolve con alcune parolacce e senza spargimenti di sangue (perché il contromano era spagnolo); l’autista riesce a passare, dopo millimetriche manovre, e subito dopo riprende la corsa tra gli schiamazzi degli occupanti (spagnoli) che imprecavano, più o meno scherzosamente, per la sua guida spericolata (i non spagnoli soffrivano in silenzio sperando in un imminente capolinea); all’arrivo contiamo i sopravvissuti e decidiamo che il ritorno l’avremmo fatto a piedi: non sappiamo, infatti, se i pulmini sono provvisti di freni a paracadute, sicché presumiamo che la strada tutta in discesa avrebbe reso la corsa molto simile alle montagne russe. Riusciamo a prenotare l’ingresso per le 14.00 (€ 8,00 a persona) rallegrandoci del fatto che, previdentemente, ci eravamo provvisti di colazione a sacco. Visitiamo, nel frattempo, le parti con accesso non a pagamento. La visita porta via circa 5 ore per niente faticose.

Sul ritorno visitiamo la cappella reale, alle spalle della cattedrale, e rinunciamo alla visita del quartiere Albaycin, dalle caratteristiche viuzze dove – ci dicono – “ti rubano come a Napoli”. Chi l’ha detto non conosce Napoli (in 53 anni mi hanno rubato solo la ruota di scorta della Fiat 500 nel lontano 1974). In verità a Napoli, come ovunque, rubano solo a chi lo consente; un vecchio detto napoletano (valido a livello internazionale) afferma che “senza il fesso il furbo non campa”; ebbene nel mondo si ruba dappertutto perché fessi e furbi ce ne sono dappertutto e se da qualche parte la notizia fa più rumore, vuol dire che è più alto il tasso di fessi e di furbi in circolazione nello stesso posto e nello stesso momento. Se avessimo dovuto avere la stessa preoccupazione, in Spagna non ci saremmo dovuti andare perché la prima cosa chi ci hanno detto è che in Spagna rubano: in Spagna abbiamo incontrato camperisti che hanno dichiarato di non aver mai avuto problemi.

 

9.       Da Granada a Gibilterra, km. 288

 

          4 agosto

Approfittiamo della mezza giornata disponibile e, anziché tornare al centro di Granada, diamo una buona ripulita al camper, principalmente ai serbatoi dell’acqua che vengono definitivamente liberati dalle ultime tracce di sabbia. Alle 11.30 lasciamo il campeggio e dirigiamo verso la costa, seguendo la statale (carretera) 342 e poi la 321 in direzione di Malaga, che attraversiamo, e poi di Torremolinos, con una mezza intenzione di fermarci in campeggio. Il paesaggio di queste località, tuttavia, è quello solito, caratterizzato dall’esagerata urbanizzazione; proseguiamo verso Marbella che non è da meno, salvo che per la nutrita presenza di campi da golf, valido segnale indicatore del livello di reddito necessario per frequentare tale località.

Lungo la strada ci fermiamo in un ristorante (Faro Playa), affacciato sul mare, che notiamo abbastanza pieno (il che è buon segno, tenuto conto che lo si deve raggiungere apposta). Non c’è tavolo che non sia provvisto di un’abbondante paella (quella mista, cioè con pollo, calamari, vongole, cozze, gamberi ed altri crostacei, piselli, peperoni e zafferano) per cui ordiniamo la stessa cosa unitamente ad alcune pietanze tipiche. La paella consumata in quel ristorante viene eletta, a pieni voti, la migliore paella della stagione.

Dopo pranzo riprendiamo il cammino e dall’alto della statale notiamo, a San Pedro de Alcantara, una discesa a mare che attira la nostra attenzione. Per raggiungerla dobbiamo invertire la marcia e poi fare vari tentativi prima di imbroccare la strada giusta. La spiaggia è quella del Saladillo, in località Guadalmansa; è una spiaggia libera e comunque provvista di doccia, giornalmente curata e ripulita da personale comunale e di tanto in tanto controllata dalla polizia locale, come tutte le spiagge libere spagnole; sul posto c’è uno chalet ristorante (Heaven) con abbondante parcheggio. Vi rinveniamo un altro camper (francese) evidentemente fermo sul posto da diversi giorni. Sono ormai le 20.00 e ci fermiamo per la cena ed il pernottamento, dopo aver percorso in tutto 231 km.

 

          5 agosto

La giornata è tutto mare e riposo, nella prospettiva di rimettersi in viaggio il giorno dopo per raggiungere Gibilterra.

 

          6 agosto

Alle 9.00 muoviamo in direzione di Gibilterra, sapendo di doverci fermare a La Linea ed entrare in Gibilterra a piedi. Raggiungiamo La Linea dopo aver percorso 57 km., seguendo la statale 340 ed imboccando la prima uscita per tale località; al ritorno avremmo rilevato che è più comodo lasciare la statale all’uscita successiva, quella di San Roque, dalla quale è molto più facile raggiungere Gibilterra.

La Linea segna il confine con Gibilterra, in direzione della quale vi è un lungomare con numerosi parcheggi su entrambi i lati, prima gratuiti e poi a pagamento, che termina con un enorme spiazzo adibito a parcheggio in prossimità del confine. Parcheggiamo sul lungomare (notando qualche veicolo con evidenti segni di recente rapina) ed attraversiamo a piedi il confine. Prendiamo un autobus turistico (di quelli a due piani il secondo dei quali è scoperto) che, praticamente, fanno lo stesso percorso di quelli di linea. L’autobus ci lascia all’inizio della Maen Street, lungo la quale ci incamminiamo.

Gibilterra ci accoglie con clima tipicamente inglese (la rocca è nascosta dalle nuvole e c’è vento freddo; ci domandiamo se il clima segua la nazionalità!); gli abitanti fanno di tutto per contrapporre il loro nazionalismo a quello del paese confinante, infatti tutti i palazzi sono praticamente tappezzati con bandiere inglesi, esposte in tutte le fogge e le misure, per festeggiare il tricentenario della sudditanza alla Gran Bretagna.

Per visitare Gibilterra il sistema migliore è quello di servirsi degli apposti taxi turistici ma l’idea di sentire spiegazioni in tutte le lingue possibili tranne che in italiano, ci induce a servici dei piedi e della Guida Touring per un turismo tutto self service.

Approfittiamo del regime duty free e compriamo qualche stecca di sigarette per amici e parenti.

Nel pomeriggio ritorniamo al camper e, dopo affannosa ricerca, riusciamo ad intercettare un supermercato dove facciamo un po’ di rifornimento.

 

10.   Da Gibilterra a Nola, km. 3003

 

Inizia, quindi, il viaggio di ritorno con l’idea di ripercorrere la stessa strada fatta all’andata, sì da avere disponibili i posti già conosciuti per eventuali soste.

Ritorniamo, quindi, alla spiaggia di El Saladillo, dove ci raggiungono gli stessi francesi che avevano già visto il giorno prima, anch’essi di ritorno da un’escursione a Gibilterra; scambiamo qualche parola e qualche bicchiere di anice e ci raccontano della rapina subita pochi mesi prima a El Saler (vicino Valencia, dove eravamo già stati); si deve precisare che gli oggetti rapinati (soldi e documenti) erano contenuti in una borsa lasciata in bella vista sul sedile laterale nella cabina di guida e che il “lui” aveva ben avuto l’impressione di essere seguito.

 

          7 agosto

Dopo un ultimo bagno ci prepariamo per la partenza. Controllando una perdita d’acqua mi accorgo che entrambe le balestre si sono “sbalestrate”, nel senso che i fogli inferiori hanno effettuato uno strano movimento di torsione e una delle due urta contro la ruota. Libero la ruota interessata e con poderose martellate riesco a far rientrare la balestra quanto basta per evitare il contatto col copertone.

Alle 15.00 iniziamo la prima vera tappa del viaggio di ritorno; seguendo la costa tentiamo di imboccare l’autostrada (autopista A7) ma i cartelli che la indicano sono quasi tutti seminascosti dalla vegetazione e così dopo un lungo giro ci troviamo nuovamente sulla statale.

Superiamo Malaga e Motril, con l’intento di raggiungere Castell de Ferro, ma ci fermiamo poco prima, a Calahonda, dopo aver percorso 205 km. La località è dotata di una lunga spiaggia costeggiata dalla strada, che la separa da una serie interminabile di serre, e spazio sufficiente per sostare con il camper.

Ci fermiamo per la cena e per la notte in compagnia di altri camper, due dei quali, italiani, avevano invano cercato posto nei campeggi della zona e non erano affatto contenti di dormire fuori campeggio. La discussione scivola, inevitabilmente sull’argomento “sicurezza, furti e rapine”, raccontando di questo e di quello che avevano avuto brutte esperienze ma anche dei molti che ci avevano riferito di aver sempre pernottato fuori senza mai avere problemi. “Come a Siviglia – ci dice uno degli interlocutori – dove ci avevano detto di preoccuparci come se fossimo stati a Napoli, e invece non è successo niente”, “Proprio come se foste stati a Napoli” rispondo, senza ulteriori commenti che non vedo inutili quando si ha a che fare con chi si nutre di luoghi comuni.

 

          8 agosto

Il vento forte non ci invoglia a fare il bagno. Sul tardi (11.00) ci muoviamo alla ricerca di un panificio e poi di lidi più riparati. Dopo 17 km. raggiungiamo Castell de Ferro, alla ricerca del campeggio che dovrebbe esservi. Il campeggio non lo troviamo ma, in compenso, troviamo un tratto di spiaggia libera, non ancora aggredita dal cemento, dove possiamo sostare (nonostante il no camper) insieme a tante auto. Alle spalle ci sono cantieri in pieno fermento, il che fa presagire che l’anno prossimo anche questo tratto di spiaggia verrà “urbanizzato” e reso, conseguentemente, meno accessibile.

Ripartiamo alle 16.00, dopo pranzo, seguendo sempre la statale 340; dall’alto della panoramica strada notiamo più d’una spiaggetta del tipo che piace a noi (scogli e mare profondo), per lo più raggiungibile attraverso sentieri da capra; ciò nonostante, in alcune di esse vediamo qualche camper (ci chiediamo come ci sarà arrivato).

Dopo Almeria imbocchiamo la statale 344, che corre lungo la costa, superiamo Aguilas e ci fermiamo a Puerto de Mazarron, dove raggiungiamo un campeggio solo alle 21.30, dopo aver percorso 311 km. comprensivi dell’inutile puntata a Bolnuevo, il cui campeggio era già saturo.

Puerto de Mazarron si presenta come località abbastanza attraente e all’ingresso vi è un enorme parcheggio (dal quale probabilmente si può anche raggiungere il mare). Prima di rintracciare il campeggio (Los Delfines), scarsamente segnalato, giriamo a vuoto nel traffico cittadino perché i cartelli indicatori essenziali sono coperti da quelli pubblicitari (unico particolare che mi fa sentire a casa mia!).

Il campeggio (che costa circa 33 euro al giorno e non offre gran che ma è molto comodo) è posto al di là della strada e di ampi spazi che lo separano dal mare (dove alcuni camper hanno anche aperto verande e sistemato tavolini).

 

          9 agosto

Facciamo un bagno e ripartiamo nel pomeriggio (16.30), dopo il pranzo e dopo aver fatto rifornimento d’acqua, pagando una giornata e mezza (grande agevolazione: questo campeggio, infatti, dopo le 12.00 fa pagare solo mezza giornata, fino alle 20.00, e non l’intera giornata come tutti quanti gli altri campeggi che stanno col cronometro in mano; solo a Granada – camping Sierra Nevada - si sono mostrati estremamente elastici dicendoci che, una volta liberata la piazzola, potevamo restare tranquillamente oltre orario nel parcheggio, dove c’era tutto quello che c’era nella piazzola: ombra, acqua ed elettricità e, volendo, avremmo anche potuto utilizzare i servizi).

Prendiamo la strada per Cartagena, stretta e tortuosa nel primo tratto, passando varie località che confermano l’idea che m’ero fatto delle coste spagnole e cioè che per campeggiare tranquillamente bisogna fermarsi nelle piccole località, di scarso richiamo turistico, dove un camper più facilmente è tollerato e non dà fastidio, perché dove c’è turismo di massa o di elite, di quello, insomma, che porta soldi o per quantità o per qualità, il camper non sembra essere ben accetto.

Superiamo Cartagena e dirigiamo verso Murcia e poi, dopo Alicante, imbocchiamo la A7 in direzione Valencia, con l’intento di fermarci nuovamente a El Palmara, nella laguan, per la cena ed il pernottamento. Lasciamo l’autostrada a Cullera, proseguendo lungo la costa, così evitando di arrivare fino a Valencia per poi tornare indietro. Alle 21.00, dopo aver percorso 329 km., siamo già sistemati nel solito parcheggio posto all’ingresso di El Palmar. Ceniamo in uno dei tanti ristoranti e, stavolta, trascorriamo la notte senza il trambusto di festeggiamenti.

 

          10 agosto

Fatta colazione andiamo a El Saler, alla spiaggia dov’eramo già stati per due volte durante il viaggio di andata e anche questa volta senza alcun problema, benché in tanti si fossero lamentati delle rapine consumate, in quel posto, a danno di camper non spagnoli; notiamo invece, forse proprio per questo stesso motivo, il passaggio assiduo di pattuglie della polizia.

Alle 15.30, dopo aver pranzato, lasciamo il parcheggio mentre uno dei due ristoranti ad esso adiacenti sta prendendo fuoco: avevamo infatti notato la fuoriuscita di fumo denso da una canna fumaria, tale da farci intuire che non s’era bruciato solo l’arrosto ma qualcosa di più; la conferma ci viene data dal fatto che immediatamente dopo dalla canna fumaria fuoriescono addirittura le fiamme; abbandoniamo il posto in tutta fretta, mentre tutti gli occupanti del ristorante si riversano fuori come da un formicaio, con la preoccupazione che l’arrivo dei pompieri (bombers) avrebbe occluso l’angusta ed unica via d’uscita, e con la preoccupazione ancora più grande di incrociarli lungo detta via: se, infatti, con gli autobus si finiva specchio contro specchio, i pompieri – penso – ci avrebbero spazzati via direttamente.

Imbocchiamo subito l’autostrada verso Barcelona, dove giungiamo nel pomeriggio. Dall’autostrada  passiamo sulla Ronda de Dalt (tangenziale di Barcelona) e la percorriamo, attraversando comodamente e velocemente la città, puntando in direzione Matarò, viaggiando nella corsia centrale ma ad una certa velocità; una delle caratteristiche dagli automobilisti spagnoli, infatti, è quella di mantenere rigorosamente la destra, anche tra un sorpasso e l’altro, ma senza disdegnare i sorpassi a destra, per cui chi vuole camminare alla maniera italo-meridionale, cioè quasi all’inglese, deve mantenere una velocità alquanto elevata. La corsia di centro, intanto, è la più comoda: perché si trova in linea con le varie deviazioni e perché lascia libera la corsia di destra alle auto che si immettono in tangenziale o che ne escono.

Lasciamo la tangenziale alla prima uscita dopo Badalona, a El Masnou, imboccando la strada costiera, che corre lungo la spiaggia, alla ricerca di un posto dove fermarci.

Superiamo il campeggio di El Masnau – che avremmo appreso essere pieno – e a poca distanza, a Premià de Mar, intravediamo un ampio parcheggio, dove sono fermi altri camper. Raggiungiamo il parcheggio (libero e gratuito) rilevando che esso è a servizio della spiaggia, cui si giunge attraverso un lungo sottopassaggio che supera la statale e la ferrovia. Quasi di fronte c’è la fermata del treno locale che – ci dicono – porta fino a Barcelona, in Playa de Catalunya; il parcheggio è, pertanto, molto comodo per chi vuole avere un punto d’appoggio dal quale partire per visitare Barcelona. Peccato non averlo notato all’andata. Decidiamo di fermarci, dopo aver percorso 410 km., per passarvi la notte e fare un bagno il giorno dopo.

 

          11 agosto

Dopo il bagno ed il pranzo, alle 15.30, quasi come di consueto, ci rimettiamo in marcia. La meta è Sete, in Francia, con l’idea di pernottarvi e farvi un bagno il giorno dopo. Superiamo la frontiera in autostrada ma subito dopo la lasciamo per imboccare la statale, il che ci riduce notevolmente la velocità ma, tutto sommato, è più piacevole. Dopo una breve sosta per la cena, superata Breziers, che dà l’impressione di essere una simpatica cittadina, alle 21.50 sostiamo sulla spiaggia tra Agde e Sete, dopo 318 km., dove ci fermiamo per la notte, in compagnia di un’interminabile fila di camper.

 

          12 agosto

Dopo il bagno, il pranzo ed un breve riposino, alle 18.00 circa, ci dirigiamo a Montpellier per una breve visita. Attraversiamo Sete, anziché circumnavigarla, notando che come centro turistico è abbastanza attraente ma anche affollato (siamo pur sempre a ferragosto!). Questa deviazione ci porta via parecchio tempo e giungiamo a Montpellier, dopo 47 km., dopo quasi un’ora e mezza; lì giunti, iniziamo la ricerca di un parcheggio e quando ne troviamo uno che ci sembra un po’ angusto, un autobus che passa rasente si porta via lo specchio retrovisore (senza curarsi d’altro minimamente); la cosa ci induce ad andarci a fermare da un’altra parte; è questo l’ennesimo episodio di intransigenza derivante dalla ormai risaputa mentalità secondo la quale “la strada è mia e chi la occupa è in difetto e la sorte di chi è in difetto non interessa più di tanto”; e pensare che vedendolo arrivare avevo pensato di ripiegare lo specchietto: se l’avessi fatto mi avrebbe tranciato le dita della mano sinistra! Questo modo di pensare ricorda cose del recente passato che il telegiornale continuamente commemora ma, chissà perché, fa sempre riferimento al passato e a tutt’altre nazioni e non alle sue manifestazioni attuali ed alle nazioni in cui tale modo di pensare è radicato da sempre; sappiamo bene che la storia la scrive chi vince!

Troviamo da parcheggiare di fronte alla città universitaria, da dove raggiungiamo il centro storico con una piacevole passeggiata. La città è animata ed accogliente.

Dopo una rapida cena ci rimettiamo in marcia, con l’idea di pernottare in autostrada. Ben presto ci rendiamo conto di uno degli aspetti negativi del viaggiare di sera e cioè della difficoltà di trovare un distributore che non sia del tipo 24 ore; questi, infatti, non danno resto e quando le uniche monete disponibili sono di taglio elevato la cosa diventa un problema serio. Percorriamo la statale con la convinzione che in tal modo avremmo più facilmente trovato un distributore, ma la convinzione si rivela errata. Superiamo Arles ed anche Salon de Provance, mentre la spia della riserva diventa sempre più insistente. Imbocchiamo quindi l’autostrada con la speranza di arrivare ad Aix en Provance, sapendo che lì avremmo trovato un’area di servizio dove poterci perlomeno fermare a passare la notte in attesa che riaprissero i distributori diurni. Raggiungiamo tale area di servizio mentre il motore bruciava probabilmente i soli vapori del gasolio perché di liquido non doveva esserci rimasto più niente; riusciamo a bloccare l’addetto mentre stava chiudendo per innestare il 24 ore (alle ore 0.04) e facciamo rifornimento. Ripartiamo subito per poi fermarci per la notte – dopo aver percorso 212 km. - in un’enorme e deserta area di servizio a 100 km. da Nizza, affiancandoci ad altri camper lì in sosta, notando che un po’ dappertutto vi erano cartelli che invitavano a stare attenti agli alleggerimenti indesiderati.

 

          13 agosto

Al mattino presto cerchiamo il pozzetto di scarico, per liberarci di un po’ di peso. Lo troviamo ad un livello superiore, in una balla zona fornita di servizi, aree pic nic, panchine ed ulteriori parcheggi, molto più isolati e tranquilli, dove erano fermi altri camper e dove erano da poco giunte due auto delle squadre di sicurezza (una sorta di polizia autostradale) cui gli equipaggi di due camper stavano raccontando di essere stati appena rapinati.

Facciamo le nostre cose, in modo molto disagiato perché nessuno ha pensato di munire i pozzetti scarico di adeguati sistemi di lavaggio, e ripartiamo subito.

Lasciamo l’autostrada e ci inerpichiamo su per le montagne, con l’idea di raggiungere la frontiera via statale. A Cannes affoghiamo nel traffico cittadino e così decidiamo di riprendere l’autostrada. Le indicazioni per l’autostrada ad un certo punto scompaiono e quando ci accorgiamo che stiamo salendo troppo, nuovamente verso le montagne, ci rendiamo conto di dover tornare indietro. Imbocchiamo, quindi, l’unica strada che all’andata era priva di indicazioni e che invece nel senso opposto, dal quale stavamo venendo, era provvista di adeguata segnaletica.

Incontriamo brevi rallentamenti in corrispondenza di Nizza e poi di Monaco e alle 12.30 superiamo la frontiera con l’Italia, a 185 km. dal punto di partenza della tappa odierna, restando sull’autostrada (A10). A Ventimiglia evitiamo una coda allucinante (in entrata e in uscita da Ventimiglia), proseguendo rapidamente fino ad un’area di servizio in prossimità di Albenga, dove ci fermiamo per il pranzo, dopo aver percorso, dalla frontiera, altri 83 km.

Ripartiamo alle 13.45, sostando in un’area di servizio successiva per il tempo necessario per un breve riposo, una rinfrescata ed una tazza di caffè. Superiamo Genova, dove c’è un rallentamento per un camion ribaltatosi sull’autostrada proprio pochi metri prima della deviazione per la A12. Proseguiamo poi spediti fino a Livorno ed a Rosignano Marittima, dove la A12 si interrompe. Proseguiamo sull’Aurelia e dopo Grosseto incorriamo nello stesso problema “rifornimento” del giorno prima; la carta moneta disponibile questa volta era di taglio adeguato, quel che mancava erano i distributori. Ne raggiungiamo uno con i soliti vapori di gasolio, e proseguiamo subito per un’area di servizio successiva, dove ci saremmo fermati per la cena, e poi ancora fino a riprendere la A12, per fermarci all’1.30 nell’ara di servizio Tirreno Ovest, a 50 km. da Roma, dopo aver percorso in tutto 569 km.

 

          14 agosto

Alle 7.15 riprendiamo la strada, con l’intento di attraversare il GRA prima che aumenti il traffico. Imbocchiamo l’Autostrada del Sole (A1) e a Caserta deviamo sulla Caserta-Salerno, A30, per Nola. A Caserta si riaccende la spia della riserva ma la cosa non mi preoccupa perché ritengo di poter tranquillamente percorrere i 20 km. che mancano per arrivare a casa. A 2,5 km. dal casello di Nola, invece, mi finisce il gasolio (restare col serbatoio vuoto a 2 km. da casa dopo averne fatti più di 6.800 è una cosa vergognosa). La sosta forzata avviene, per fortuna, a 1000 m. dall’area di servizio, alla quale mi reco con tanto di tanica e di giubbotto fosforescente misura extra-large (tant’è che mio figlio voleva accompagnarmi infilandosi nello stesso giubbotto); riempio la tanica indisturbato, ormai abituatomi al “fai da te”, e solo quando ho fatto il pieno si fa vivo il benzinaio che mi dice che è vietato portare via carburanti in taniche e recipienti similari (questo è l’unico aspetto negativo della presenza del benzinaio). Gli indico il camper, a 1 km., e poi il casello autostradale di Nola, a 2,5 km., e gli dico “E secondo te dovrei chiamare un carro attrezzi per farmi portare una bottiglia di gasolio e per fare in tutto 3,5 km.?”. Vince la tolleranza, che da noi abbonda, e dopo pochi minuti, alle 10.30, siamo a casa, chiudendo i 248 della tappa odierna.



Viaggio effettuato in Agosto 2004 dal Giuseppe Iandolo

Potete trovare ulteriori informazioni sulle località toccate da questo itinerario nella sezione METE, e i più recenti aggiornamenti alla situazione delle aree di sosta nella sezione AREE DI SOSTA.


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