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LE ISOLE CICLADI

Con questo articolo, descrivendo la nostra esperienza, vorremmo aiutare tutti quanti hanno pensato di visitare con il camper le bellissime isole greche dell'arcipelago delle Cicladi ma, avendo pochi riscontri in merito, nel dubbio, hanno rinunciato.

Nell'estate del 2001 abbiamo deciso questa vacanza dopo aver trascorso in anni precedenti le nostre vacanze estive in Grecia, effettuando sempre percorsi differenti e visitando ogni anno luoghi nuovi ed interessanti.

Proprio nel nostro girovagare in quelle terre ci siamo trovati spesso di fronte a cartoline o poster (che pensiamo abbiate visto tutti voi che vi siete già recati in quei luoghi) dove venivano rappresentati dei paesaggi incredibili di cittadine con case bianche, cupole blu sul ciglio di una alta rupe e con tutto intorno un paesaggio incredibile sullo sfondo di un mare blu cupo intenso.

Appurato che quei luoghi, così particolari, appartenevano alle isole Cicladi abbiamo deciso che "dovevamo" andarci.

Con molto anticipo abbiamo cominciato ad interessarci di come giungervi, abbiamo chiesto pareri a chi era stato in quei luoghi, anche senza il camper, abbiamo telefonato a Milano all'Ente del Turismo Ellenico ed alla fine sentito tutti i pareri (tra le altre cose ci hanno parlato di mare con acque fredde e che le isole sono battute da venti stagionali, Melteni, molto fastidiosi e per nulla caldi) dobbiamo ammettere che sul fatto di portarsi con il camper alle isole Cicladi ad Agosto (periodo classico dove abbiamo la possibilità di fare almeno 3 settimane di ferie consecutive) ci è stato sconsigliato anche per motivi di forte affluenza turistica e di movimentazione del camper nelle isole e sui traghetti che le collegano giornalmente tra loro.

Ma si sa, noi camperisti quando abbiamo deciso una vacanza, difficilmente riescono a farci cambiare idea, anche perché prende il sopravvento il nostro spirito avventuroso e la consapevolezza che con tutta la nostra casa al seguito ci sentiamo sicuri di poter affrontare qualsiasi imprevisto logistico. Detto fatto, la voglia di visitare quei luoghi sempre e solamente visti in cartolina ha preso il sopravvento su tutto il resto. Abbiamo effettuato con largo anticipo la prenotazione del traghetto (con campeggio a bordo) nella tratta Ancona-Patrasso, mentre per il resto non abbiamo effettuato nessuna prenotazione sicuri che un posto lo avremmo avuto senza problemi.


Ci imbarchiamo ad Ancona nel primo pomeriggio di sabato su una nuovissima nave della compagnia Anek Lines, la Olimpic Champion, veramente confortevole e silenziosa lunga oltre 300 metri.

Dopo un viaggio tranquillissimo siamo sbarcati nel pomeriggio della domenica verso le 15 a Patrasso il porto greco del Peloponneso. Comincia a questo punto il nostro vivere alla giornata, nel senso che dovevamo trovare il modo di giungere nel minor tempo possibile alle isole Cicladi.

Ci portiamo attraverso la superstrada/autostrada Patrasso-Atene al porto del Pireo dove giungiamo tra una confusione indescrivibile ed una segnaletica quasi inesistente, verso le 20 di domenica sera. Entrati in porto chiediamo informazioni per gli imbarchi per le Cicladi e ci informano che il traghetto sarebbe partito per le 22 circa. Decidiamo così, senza dubbio alcuno, di acquistare i biglietti.

Dalle 19 alle 22 partono dal porto del Pireo decine di traghetti per ogni luogo dell'arcipelago dell'Egeo, per il nord del continente africano, e per il sud Europa e vi assicuriamo che la confusione che regna agli imbarchi assomiglia in parte agli esodi biblici, in quanto sulla banchina del porto si trovano insieme ai turisti che si imbarcano con ogni mezzo anche una moltitudine di persone di religioni e ceti differenti che per motivi diversi emigrano in paesi alla ricerca di una vita migliore.

Alle 22 circa il traghetto con il suo carico multietnico ed il caratteristico colpo di sirena lascia la banchina del Pireo destinazione Isole Cicladi. Qui non abbiamo il conforto del campeggio a bordo e del nostro camper, ma ci adattiamo comunque a trascorrere come tanti altri turisti la notte sui ponti della nave oppure nelle sale interne. L'esperienza fatta suggerisce che all'interno delle sale sulle poltrone e con l'aria condizionata molto forte si rischia di prendersi un malanno all'inizio della vacanza, mentre la soluzione migliore è quella di portarsi un materassino in gomma piuma (come quelli da palestra) un sacco a pelo leggero e trovarsi un angolino in uno dei tanti ponti della nave per trascorrere una notte particolare sotto le stelle con una temperatura perfetta che insieme al rollio della nave concilia il sonno.

Dalle 4 del mattino la nave comincia a fare scalo alle prime isole Cicladi, noi avevamo optato per giungere per prima alla meta delle nostre vacanze ma anche la più lontana, l'isola di Santorini e quindi il nostro viaggio dura sino alle 8-30 del lunedì mattina.

A questo punto vorremmo comunque fare una considerazione importante. Partendo con un camper dalla zona tra Alessandria e Genova il sabato mattina all'alba, lunedì mattina siamo sbarcati su di un isola ad oltre 2000 chilometri, pur avendo effettuato due imbarchi. E' a nostro avviso un risultato eccezionale, ed in più siamo giunti riposati e distesi sul luogo di inizio della nostra vacanza.

Le isole greche hanno ciascuna una propria identità, ognuna possiede una personalità ben definita. Vedendole dal ponte delle navi che arrivano dal Pireo, prima ancora di mettervi piede, le isole ci sono apparse segrete e primitive oppure avvolte da un alone di poesia e di sogno; o ancora, altere, intrise di misticismo e sensualità. Tra tutte ce n'è una teatrale, drammatica, impareggiabile, spettacolare: la vulcanica Santorini. I traghetti entrano sulla sua caldera, il mare nel cratere ha una colorazione di blu intenso, sotto di noi la bocca del vulcano, muta da secoli. E silenziosi ci siamo fatti tutti noi passeggeri sui ponti del traghetto, a mano a mano che ci avvicinavamo. Si rimane a bocca aperta in silenzioso atteggiamento di stupore davanti a tanta suggestiva e solenne bellezza. Diceva la scrittrice francese Simone de Beauvoir "Santorini ha il dono unico e singolare di intimidire. Alla sua vista, l'uomo si sente all'improvviso piccolissimo, sconvolto dal confronto con tanto splendore".

L'isola, ormai vicinissima, è ancora più "cartolina" di quanto ci si sarebbe aspettati. Ad accoglierci sono le viscere della terra, i resti del vulcano sprofondato nel mare, nella forma di una falesia enorme in guisa di falce, autentico spaccato geologico alto 120 metri sul quale a strati si sono posate le scorie, le ceneri nere, ocra, rosso sangue, la lava e la pietra pomice. E in alto, proprio in cima, un festone bianco, un pizzico di sale depositatosi sull'orlo del precipizio, un bordo spruzzato di neve, i villaggi di Firá (Thira), Firostéfani, Imerovigli, Ia (Oia), con le loro casette candide, intonacate a calce, un incastro di cubi gli uni sugli altri, sui quali spuntano le cupole blu delle chiese. Un'immagine grandiosa, "un quadro" carico di suggestioni che può essere contemplato da lontano.

Abbiamo finalmente capito il motivo per cui da anni eravamo attratti da quest'isola riprodotta ovunque (cartoline, poster, ecc) e l'essere presenti in prima persona ci riempiva di gioia e di ammirazione.

Il traghetto ci lascia nel piccolo porto ricavato ai piedi dell'immensa falesia vulcanica alta circa 120 metri in verticale sul mare. Il primo impatto giunti sulla terraferma è di stupore per tutto l'ambiente che ci circonda, ma non abbiamo il tempo di guardare troppo a lungo, nel piccolissimo porto di sbarco solerti operatori del porto ci fanno cenno di salire la ripida strada che con una serie di tornanti a 180 gradi in pochi metri ci porta sulla sommità dalla falesia.

Cerchiamo un campeggio e ci dirigiamo sul capoluogo Firá (Thira), le strade sono strette ma tutte percorribili senza problemi, il tanto paventato traffico o caos praticamente non esiste in quanto oltre al traffico degli isolani sono pochi i turisti che portano i loro mezzi al seguito.

Sbarcano dai traghetti una moltitudine di passeggeri, che alloggiati in hotel, girano l'isola con motorette in affitto o piccoli fuoristrada. Il campeggio che ci ospita non ha grandi piazzole per il camper, ma è confortevole, centrale sull'isola ed a piedi con una passeggiata di poche centinaia di metri si raggiunge Firá (Thira), il capoluogo ed il suo stupendo centro abitato a picco sulla falesia del vulcano. Gli unici problemi che abbiamo avuto sulle strade sono stati gli incontri o con i bus o con i camion che portano derrate alimentari dal porto alle varie cittadine, ci siamo sempre accostati il più possibile o al massimo abbiamo fatto qualche metro in retromarcia.

Con partenza dal porto di Firá (Thira), con piccoli caicchi ci siamo diretti alla volta di Thirassiá, Néa Kaméni e Paleá Kaméni, gli isolotti della caldera, sovrastanti il cratere di Santorini. La crociera dura circa tre ore. Prima un bagno caldo nelle acque rossastre ferro sulfuree del vulcano, poi una passeggiata sulla bocca del gigante addormentato, frutto però di eruzioni più recenti.

Néa Kaméni e Paleá Kaméni sono isole desolate di lava e fumarole dall'acre odore di zolfo, sono le mete più ambite per le tracce dell'attività vulcanica ancora presenti e per l'intera passeggiata compiuta in mezzo ad un paesaggio unico composto solamente da grandi blocchi di lava nera e pomice chiara che danno al paesaggio un aspetto irreale, dove non si trova ne un ciuffo di erba ne un animaletto qualsiasi.

La crociera ci ha lasciato in seguito ai piedi di Thirassia", chi ama il silenzio preferisce questo isolotto sempre all'interno della caldera.

Sulla cima sorge Manolás, raggiungibile a dorso di mulo o a piedi salendo 250 gradini. Siamo saliti con il mulo (non senza fatica, per il mulo fatica fisica, per noi fatica di stare in sella e la paura di poter cadere, specialmente quando stavamo per arrivare in cima con strapiombi sotto di noi da togliere il fiato) mentre la discesa l'abbiamo fatta a piedi contemplando la cittadina di "Ia" di fronte a noi e la lontana Firá (Thira).

A Thirassiá non soltanto abbiamo ammirato lo splendido panorama di Santorini con il mare che la circonda, ma abbiamo anche visitato la chiesa di Agios Charáiambos e il borgo di Putamós, un angolo ombreggiato da palme entro una cornice rocciosa.

La mattina dopo ci siamo tuffati nel medioevo nel cuore di Santorini, tra Messariá e la spiaggia di Kamári quella con sabbia nera, ci siamo portati a Pyrgos, l'unico villaggio fortificato dell'isola e non disposto a picco sulla caldera, che abbia conservato i tratti medievali. Merita una visita questa oasi di autenticità con i suoi bastioni formati dalle case addossate le une alle altre, le molte chiese e cappelle, il monastero di ProffisIlias fondato nel 1711, che racchiude una bella iconostasi lignea e una pregevole collezione di oggetti dell'arte religiosa greca.

Nella parte orientale dell'isola esiste un paesino "Ia", anch'esso veramente caratteristico nella sua disposizione e struttura delle sue case, dove sono tra l'altro presenti moltissimi gatti che in queste isole sono trattati da signori. Non esiste una casa che non abbia il suo bel micione sdraiato al sole del tramonto o nella frescura di un'ombra del primo pomeriggio. In questo paesino lo spettacolo del sole che cala sulla caldera è ancora oggi un avvenimento unico. Ogni giorno, dalle 18 si riempie di turisti, appollaiati ovunque, le stradine sono strette e solo pedonali. Tutti con lo sguardo rivolto alla caldera, oltre 100 metri più in basso per ammirare il tuffo del nostro astro celeste nelle acque del mare Egeo. Dobbiamo dirvi sinceramente che assistere ad un tale spettacolo di colori in un silenzio assoluto, interrotto solamente dai "clik" delle macchine fotografiche o dagli "ohh" di ammirazione dei turisti e sentire il caloroso applauso che tutti insieme ad evento avvenuto abbiamo fatto in modo spontaneo ci riconcilia veramente con la natura ed i suoi grandiosi eventi che purtroppo in altri posti ed in altre occasioni non sono neppure considerati.

Quest'isola dell'Egeo, insieme ai vulcani della penisola italiana e della Sicilia, fu teatro di sconvolgimenti in epoche remote. Si narra che la leggenda della scomparsa di Atlantide raccontata da Platone, sarebbe collegata proprio ad una gigantesca esplosione che vede oggi i suoi residui a Santorini. D'altra parte un altro mito, quello della rivolta dei giganti contro "Zeus", pare simboleggi una gigantesca eruzione che oscurò il cielo. E infatti al Sole (Elio) e alla Luna (Selene) alleati di Zeus fu proibito per qualche tempo di splendere.

Per stabilire la datazione di quella catastrofe si è utilizzato il metodo del radiocarbonio su alcuni reperti lignei rimasti sepolti nella caldera, così da far pensare che Santorini fosse in parte già formata prima dell'eruzione dai prodotti vulcanici. L'eruzione determinò l'emissione di circa 5 km cubi di pomici e la formazione di una nube vulcanica che si innalzò fino a 20 km, con la dispersione di lapilli su un'area vastissima. Si formò una caldera dei diametro di 8 km e mezzo. Ma la presunta data di quell'eruzione ha condotto anche a un'affascinante ipotesi. E forse il mito di Atlantide, scomparsa sott'acqua in un giorno e in una notte, potrebbe essere stato proprio il collasso della caldera di Santorini. Gli storici collocano proprio intorno al 1400 a. C. la scomparsa improvvisa della civiltà minoica sviluppatasi a Creta.

Santorini vide però una delle più imponenti eruzioni della storia in un'età che gli scienziati collocano intorno al 1400-1500 a. C. Fu quell'evento a determinare l'aspetto attuale dell'isola, con l'enorme caldera invasa dal mare e formata dalle isole di Thirá, Thirassiá, Aspronisi e le isole centrali del cono vulcanico di Thirassiá, Néa Kaméni e Paleá Kaméni.

Oggi a Santorini e ad Akrofiri si possono ancora vedere le rovine di Minoan, città abitata fin dal 3000 a. C. e distrutta da un'eruzione. Gli scavi iniziarono nel 1967. Si tratta di una città sepolta dalla lava circa 1.500 anni prima di Pompei con case di 2?3 piani, piazze, negozi, botteghe. Sono stati scoperti affreschi (esposti al Museo archeologico nazionale di Atene), vasi e utensili.

Dal 1950 il vulcano tace ma non è escluso che possa risvegliarsi. Un pool di ricercatori sta mettendo a punto sistemi di sorveglianza ad alta affidabilità.

Trascorsi sull'isola 4 giorni da sogno in un paesaggio unico al mondo ci siamo reimbarcati, senza alcuna prenotazione sul traghetto delle linee interne greche (Hellas Ferries, tra l'altro il più economico e puntuale negli arrivi) in direzione Nord verso Paros dove siamo sbarcati dopo circa 6 ore con due scali intermedi, all'isola di Ios, dove si dice venne sepolto Omero (oggi molto frequentata dai giovanissimi) e l'altro all'isola di Naxos (l'isola dove secondo la mitologia Arianna figlia di Minosse e abbandonata da Teseo vi si stabilì andando in sposa a Bacco) anche questa meritevole di sosta, ma si sa che le ferie hanno purtroppo una loro durata fissa e dovevamo così dosare i vari giorni per calcolare il nostro rientro sino a Patrasso dove avevamo la prenotazione per il ritorno su Ancona.

I nostri tre giorni e mezzo trascorsi nell'isola di Paros sono stati di impronta tutta differente dai precedenti. Innanzitutto abbiamo fatto la nostra conoscenza con i venti estivi caldo secchi che provengono da nord-Est, i Melteni, appena presenti a Santorini. Soffiano con relativa intensità continuativamente, giorno e notte, ma essendo molto secchi rendono gradevoli le temperature e non ci sono problemi di soffrire il caldo neppure di notte. Mentre a Santorini il mare e le spiagge sono di origine lavica (con sabbia nera e rossa) a Paros abbiamo trovato incantevoli spiagge, paradiso di una moltitudine di surfisti che trovano qui il loro ambiente naturale visto il vento continuo e le quantità di spiagge a loro disposizione. Qui abbiamo trovato molti tedeschi amanti di questo sport con i loro camper super attrezzati. A Paros abbiamo visitato la chiesa di "Katopoliani" famosa per le sue cento porte ed il suo interno a forma di una grande croce, la pittoresca Naoussa con polipi appesi ovunque ad essiccare.

Anche da Paros, quando abbiamo deciso di imbarcarci non ci sono stati problemi, nella stagione estiva ci sono molte corse giornaliere che collegano tra loro le varie isole. In circa altre 4 ore di navigazione siamo sbarcati ormai al tramonto in un'altra mitica isola della quale abbiamo solamente sentito parlare e visto le cartoline dei suoi famosi mulini a vento, Mikonos l'isola della trasgressione e di uomini/donne liberi da ogni regola dove nessuno ti domanda nulla della tua condizione famigliare, è divenuta famosa in tutto il mondo, ed è diventata più alla moda delle Hawai. Tutte le sue stradine (solo pedonali) sono pavimentate con lastre di pietra e le giunture delle stesse sono imbiancate di calcina. Ogni stradina è un quadro, ogni angolo una scoperta. Le bianche onde si infrangono sulle pareti delle case, un po' più sotto delle finestre. Verde, rosso, blu, marrone tutto è in antitesi, le bianchissime case, il cielo ed il mare di un blu intenso, le finestre coloratissime vive e brillanti.

Mikonos è molto piccola e con poche strade (in compenso ha un aeroporto internazionale dove atterrano e decollano decine di aerei al giorno carichi di turisti da tutto il mondo) e abbiamo dovuto sostare per i 4 giorni di permanenza in uno dei due grandissimi campeggi dell'Isola, il famoso Paradise con la sua rinomatissima spiaggia, frequentata da persone di ogni parte del mondo. Dobbiamo dire che come camperisti eravamo in quei giorni gli unici sull'isola.

Anche Mikonos ci ha riservato sorprese di spiagge uniche e molto belle, come la famosissima Super Paradise (dove esiste una parte di spiaggia per soli nudisti). Le spiagge sono esposte sul versante sud dell'isola riparate in parte dai Melteni che anche qui soffiavano costantemente.

Per tutti i turisti di Mikonos la parola d'ordine è "divertirsi" senza freni, ma dobbiamo dire che nonostante tutto non abbiamo assistito a nulla di particolare se non ad una notevole vita notturna (che dura sino all'alba) per migliaia di giovani dove tra balli in spiaggia in costume da bagno, bagni in mare notturni, cene a tutte le ore, trascorrono le loro vacanze.

Il "Kastro Bar", uno dei più vecchi luoghi di ritrovo dell'isola, o il "Chez Marias", aperto dalle 19 alle 4 del mattino, dove si gustano saporiti mezés, i tipici stuzzichini, sono molto frequentati. Chi decide di cenare qui deve certamente provare le specialità di pesce della casa. Per passare una serata in un autentico ambiente greco l'indirizzo giusto è " Niko's e da Koùnelas". Verso le 23 i locali intramontabili, il "Remezzo, lo Skandinavian Bar, il Pierds", iniziano ad affollarsi per la notte infinita di Mikonos dove tutte le notti sono festeggiate come fossero la notte di capodanno.

Qui la giornata comincia infatti all'ora di cena o poco prima, per l'aperitivo. E' allora che i vicoli di Mykonos città, il centro abitato, si popolano. Ci s'incontra al "Veranda Club", nella zona "dell'Alevkandra", detta "Piccola Venezia" per la posizione a filo d'acqua delle case, con caratteristici ristoranti costruiti il legno con terrazzo sporgente direttamente sul mare che con le sue onde si infrange contro i muri delle abitazioni.

Caratteristica di Mikonos è la collinetta dei mulini a vento (anche in questo caso la cartolina l'abbiamo trovata sempre ovunque) ed altrettanto caratteristico è ancora una volta il tramonto del sole nel mare con in primo piano la struttura dei mulini.

Da Mikonos bisogna assolutamente fare una gita ad una piccolissima isola rocciosa dell'Egeo (è lunga 5 chilometri e larga 1300 metri), la sacra Delos, dove secondo la leggenda nacque il dio Apollo, dista appena 40 minuti di caicco dal porto di Mikonos.

Nell'antichità, era centro politico e religioso: l'oracolo di Delos, superato per fama solo da quello di Delfi, veniva infatti consultato prima di prendere decisioni importanti, Oggi la sacralità dell'isola è turbata unicamente dai caicchi che portano i turisti a visitarla, ma il tutto viene svolto nella più grande discrezione ed anche in questo caso la giornata trascorsa su quest'isola con pranzo al sacco, immersi solamente nei rumori o nei silenzi della natura in un'oasi di verde di fronte ai famosi "Leoni di marmo" è stata fantastica e gratificante.

Nella visita si sbarca nell'area del "Sacro Porto" poi andando verso nord si arriva al "Tempio di Apollo", a seguire si giunge al Museo Archeologico ricco di reperti di ogni genere. Il viale dei sacri "Leoni di marmo di Delos" ci appare con 5 splendide sculture del settimo secolo a.c (in origine erano nove). Proseguendo nella visita si giunge allo "Stadio", all'area del "Teatro", ai "Templi" delle divinità straniere, alla sacra collina del "Kintos". La superficie da visitare è immensa ed occorrono più di 4/5 ore per ammirare tutto immersi in uno spaccato unico di storia, lontano da ogni segno di civiltà.

Anche per Mikonos sono trascorsi velocemente i nostri 4 giorni di vacanza programmati ed è giunta l'ora di un altro imbarco, verso Nord, sulla rotta di avvicinamento all'Attica.

Con meno di 2 ore di traghetto ci siamo portati a Tinos, l'isola della religiosità greca, è infatti l'isola della Madonna, centro religioso della Grecia, qualcosa di simile a Lourde in Francia. Nella grande chiesa in cima alla collina "Panagia" è conservata la miracolosa icona raffigurante la Madonna, dove ogni anno al 15 di Agosto viene messa in atto una notevole processione dove accorrono migliaia di pellegrini da tutto l'arcipelago greco e la cui cerimonia è data in diretta alla televisione greca. Una delle altre e curiose caratteristiche dell'isola sono le "Peristeriones", colombaie, costruite con tanta arte ed immaginazione, quasi un'esclusiva dell'isola, si trovano ovunque. Nei tempi passati il colombo era l'unico mezzo di comunicazione tra le isole ed erano protetti e coccolati dalla popolazione tanto da costruire per loro stupende ed architettoniche casette.

A Tinos i giorni a disposizione erano solamente tre ma abbiamo comunque avuto modo di conoscere l'isola, il suo interno le sue spiagge, poco frequentate dai turisti classici ma non per questo meno belle e con acque trasparenti. Anche qui il Meltene ha soffiato in continuazione con intensità costante notte e giorno. Pensate che è talmente secco che se stendete i panni appena lavati in circa 10 minuti sono già asciutti, è una bella comodità che ne dite?

Non preoccupatevi per il caldo, la ventilazione continua fa sopportare egregiamente il valore di 30/35 diurni ed i 25/28 gradi notturni con l'attenuante che essendo molto secco non vi sono problemi di sudorazione.

Da Tinos ci siamo imbarcati nel primo pomeriggio per portarci in circa 6/7 ore di viaggio a Rafina, un porto secondario dell'Attica meridionale alle spalle di Atene. Per concludere in bellezza queste vacanze immersi nella natura ci siamo fermati vicino a capo Sounion dove su di un promontorio a picco sul mare Egeo si trova l'imponente Tempio di Poseidone( quinto secolo). Con altri camperisti abbiamo pernottato in una insenatura nei pressi del tempio dalla quale abbiamo assistito ancora una volta ad uno stupendo tramonto attraverso le colonne del tempio romano.

La giornata seguente è stata dedicata al rientro e all'imbarco a Patrasso con destinazione Ancona dove siamo giunti nel tardo pomeriggio del giorno dopo. Anche in questo caso considerando la traversata di un giorno come una piccola crociera ci siamo trovati sul suolo italiano riposati come se fossimo appena partiti da casa.

Spero di essere riuscito a descrivere, anche se sommariamente la nostra avventura alle isole Cicladi, dove anche un camperista può trascorrere ad Agosto delle stupende vacanze con il proprio mezzo senza problemi di, traghetti, strade, campeggi ecc.

La vacanza è stata per noi ancora più gratificante in quanto ci siamo trovati immersi in una atmosfera che solo le isole sanno dare e dove viene dato più importanza all'uomo, alla vita, si impara ad assaporare la giornata con quello che la natura ci offre quotidianamente, che distrattamente non sempre sappiamo cogliere. Abbiamo ancora negli occhi e nella mente quelle ore trascorse ad ammirare gli stupendi tramonti, le giornate luminose di sole che si sono susseguite senza fenomeni, i profumi che ci circondavano, i rumori delle onde che ci accompagnavano nelle nostre passeggiate serali, la dolce musica New-age che giungeva a noi da ogni terrazza dei vari ristoranti con vista sulla caldera dove anche in versione notturna sembrava un paesaggio da presepe con tutte le sue lucine, gli incontri con le molte persone del posto, semplici, rilassate e distese, che con molti sorrisi e qualche parola di italiano hanno cercato di comunicare con noi.

Sono queste le sensazioni che abbiamo avuto in questa indimenticabile vacanza.


Viaggio effettuato nell'Agosto 2001 da Piero e Cinzia Marenco

Potete trovare ulteriori informazioni sulle località toccate da questo itinerario nella sezione METE.


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