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Camping Sport Magenta

FJORD CHALLENGE

SFIDA AI FIORDI NORVEGESI
(Per chi pensa che la Norvegia sia solo Capo Nord)

1 Agosto - 18 Agosto 1987
Con la partecipazione di
Alessandra e Roberto


PREFAZIONE

Quello che segue è il diario di un viaggio ormai vecchio di oltre dieci anni per cui ritengo doveroso avvertire tutti che le informazioni logistiche (campeggi, traghetti, etc.) contenute possono essere nel frattempo cambiate, anche in maniera radicale, mentre quelle di ordine turistico, naturalistico e paesaggistico le ritengo tuttora valide.
E' da tenere presente che i protagonisti, all'epoca, erano più prestanti di quanto non lo siano ora pertanto si sono permessi di effettuare questa sfida con una semplice Fiat Panda 45, 903 cc di cilindrata, equipaggiata con tenda sul tetto, sacchi a pelo, fornelletto e pentolame da campeggio. "Cosa non si fa per viaggiare".


SABATO 1 AGOSTO 1987

Partiamo alle 7.30, dopo aver fatto il rituale giro di saluti ai genitori. Fino alla barriera autostradale di Roma Nord, tutto fila liscio. Alle 10.15 sosta di mezz'ora nell'area di servizio Lucignano Est. Alle 11.20 superiamo l'uscita di Firenze Nord, affrontiamo il tratto appenninico dell'Autosole. Alle 13.00 ci ritroviamo incolonnati sul Bologna Ring, come abbiamo ribattezzato l'anello autostradale che circonda la città felsinea, a bollire a 34 gradi di temperatura. Impieghiamo ben quaranta minuti per arrivare all'area di servizio Secchia Est dove pranziamo e facciamo rifornimento.
Ripartendo lasciamo un'area, senz'altro attrezzata, ma che, oggi un campo di battaglia, presa d'assalto come dall'orda dei vacanzieri di cui, purtroppo, anche noi facciamo parte. Alle 15.00 siamo in vista della barriera d'ingresso dell'autostrada del Brennero. Viaggiamo così tranquilli e soli che, con precisione cronometrica, un'ora e mezza più tardi, siamo all'area di servizio Adige Est a fare la terza sosta programmata. L'area di servizio è proprio sulla riva del fiume, così, quasi a volerci rinfrescare gli occhi, ci godiamo per un pò la sua vista mentre scorre senza impeto ma con decisione. Non ci sono nuovi questi luoghi. Ormai sono alcuni anni che passiamo di qua ma, la maestosità delle montagne e la purezza di questi paesaggi, sono un costante invito all'ammirazione. Ripartiamo poco dopo le 17.00 e, con sbalorditiva precisione, dopo un'ora e mezza, arriviamo a Chiusa, Klausen, dove ci sistemiamo al camping Gamp.

DOMENICA 2 AGOSTO 1987

La temperatura stanotte è scesa, come ci aspettavamo, ma noi eravamo ben premuniti. Dopo una colazione tirolese, di cui non lasciamo neanche le briciole, partiamo con cronico ritardo alle 8.40. Riprendiamo l'autostrada diretti al Brennero. Il tempo si mantiene sul variabile, la temperatura sugli accettabili 24 gradi ed il traffico, finora, del tutto scarso. Avvicinandoci a Vipiteno, notiamo, nel paesaggio, l'intensificarsi di evidenti caratteristiche del Tirolo austriaco. Sulle scure vette dei monti, che fanno da cornice a questa valle, brillano, qua e là, piccoli ghiacciai, che la calura estiva ancora non è riuscita sciogliere.
Arriviamo al confine italiano alle 9.25. Entrati in Austria il tempo peggiora e, a tratti, incontriamo la pioggia. Arriviamo a Kiefersfelden alle 10.45 e, senza neanche fiatare, siamo in Germania. Ci fermiamo, all'area di servizio Inntal dove, a causa del nostro maldestro uso della pompa, non riusciamo a fare il pieno. Ripartiamo alle 11.10 e, sotto la pioggia, dirigiamo verso Munchen. Proprio alle porte di Monaco incappiamo in una stau, coda o ingorgo dice il vocabolario, che ci richiama alla mente il detto 'Tutto il mondo è paese', ovvero, 'non sono patrimonio esclusivo degli italiani queste visioni da apocalisse'.
A mezzodì siamo sulla A99 impegnati nell'aggiramento della capitale bavarese ed il vento si alterna alla pioggia. Presa la A9 per Nurnberg, troviamo una pioggia battente ed il traffico più intenso: sembra che oggi piova su tutta la Germania. Arriviamo alla nostra sosta per il pranzo alle 13.05, ovvero con ben cinque minuti di anticipo sulla tabella di marcia. Ci fermiamo all'area di servizio Kosinger Forst e siamo costretti a pranzare in auto, data l'inclemenza del tempo.
Ripartiamo alle 14.15 per fermarci un quarto d'ora dopo, all'area di servizio Greding Ost ad effettuare il rifornimento, che avevamo dimenticato. La pioggia è cessata e, fuori, il tempo s'è un poco rasserenato mentre in auto persiste un'aria di imminente temporale, anche in due si riesce a litigare. Alle 16.15, arriviamo all'area di servizio Haidt ,dove facciamo comunque la sosta prevista.

Ripartiamo alle 16.30, cosicché arriviamo al camping St.Hubertus di Hunfeld che sono le 18.00. Ci sistemiamo e consumiamo una calda cenetta a base di minestra, arrosto e birra tedesca. A cena ultimata, ci accorgiamo che il cielo è quasi completamente sereno così, prima di andare a letto, ci facciamo una rilassante passeggiata.

LUNEDI 3 AGOSTO 1987

Con il solito ritardo lasciamo Hunfeld che sono già le 8.30 e, sotto un pallido sole, riprendiamo l'autostrada verso Kassel. Senza intoppi di sorta, arriviamo all'area di servizio Seesen alle 10.30. Alle 11.10, riprendiamo la A7 verso Hannover. Il sole piano, piano scompare lasciando il posto ad un diffuso chiarore che risulta molto fastidioso per chi guida. Precipitando, letteralmente, verso Hildesheim, ed ammirando l'estensione delle coltivazioni presenti nella vallata, facciamo alcune considerazioni: è vero che la Germania è la nazione della tecnica, dell'industria, del progresso, eccetera, eccetera, ma non si può certo dire che l'agricoltura sia trascurata. Approssimandoci alla sosta per il pranzo, tetri nuvoloni si profilano all'orizzonte occidentale, annunciandoci di essere in vista dell'oceano e del tempo perturbato. Arriviamo all'area di servizio Brunautal, qualche chilometro prima di Hamburg, che sono ormai le 13.00 e ci rechiamo a mangiare al locale ristoro.
Durante il pranzo, composto di 'wurstel mit pommes frittes', comincia a piovere. Ripartiamo, ben ricaricati, alle 13.30 e, in volata, superiamo Hamburg. Da Lubeck in poi la pioggia lascia il posto ad un vento teso ed insistente che porta con se gelidi messaggi. Arriviamo all'area di servizio Neustadter Bucht poco dopo le 15.00. Poiché la spia del carburante fa l'occhiolino, provvediamo a fare il pieno e, nella successiva sosta di rilassamento, facciamo anche qualche conto. Scopriamo che stiamo viaggiando ad una media di 17.3 km al litro: non ci possiamo lamentare. Leviamo l'ancora alle 15.30 e, dopo un'ora esatta, arriviamo a Puttgarden perfettamente in orario, ma con la prospettiva di circa due ore di attesa per imbarcarci. In coda, con noi, ci sono numerosi equipaggi italiani, così approfittiamo per scambiare due parole.
Salpiamo alle 18.30 e sbarchiamo a Rodbyhavn un'ora dopo. Senza porre tempo in mezzo prendiamo la E6 verso Kobenhavn proprio mentre comincia a piovere. Dopo tre quarti d'ora ci fermiamo all'area di parcheggio prossima a Sakskobing, che già conosciamo da alcuni anni, ci sistemiamo, ceniamo e alle 21.10, seppur ancora giorno, andiamo a dormire.

MARTEDI 4 AGOSTO 1987

Appena svegli, con somma sorpresa, ci accorgiamo che non piove. Proprio a fianco dell'area, che nella notte si è popolata di campers e roulotte, stanno lavorando, per completare l'autostrada da Rodby a Kobenhavn. Il tempo si mantiene sempre variabile, diciamo sulle quattro stagioni cosicché, a tratti, è addirittura necessario indossare gli occhiali da sole. Ritroviamo le piste ciclabili, le stupende casette con i tetti acuti e le finestre adorne di graziose tendine e fiori, i variopinti distributori di benzina completamente imbandierati, come fosse festa nazionale. Tutto ciò ci fa tornare indietro di due anni quando, per la prima volta percorremmo queste strade. Una annotazione ecologica. I sacchi per la raccolta dei rifiuti sono tutti completamente di carta biodegradabile.
Arriviamo alla periferia di Kobenhavn che sono le 9.40 e ci districhiamo, con maturata esperienza, nel dedalo di raccordi ed incroci verso Helsingor. Approssimandoci al porto d'imbarco per la Svezia, ci sorprendono violenti scrolloni di acqua, mentre il cielo si fa via, via più minaccioso. Arriviamo al terminal alle 10.20. Quest'anno cambiamo ditta e traghettiamo con la DSB, ovvero le ferrovie danesi. Partiamo alle 11.15 ma riusciamo a sbarcare solo alle 11.50 accolti da un bell'acquazzone. Qualche apprensione dovuta all'interpretazione dei semafori, poi, sotto un improvviso sole, imbocchiamo la E6 verso Goteborg. Poco oltre Halmstad la E6 cessa di essere una autostrada, almeno nel senso che si intende da noi, e prende le vesti di una nostrana statale. Il fatto, peraltro previsto, ci crea qualche apprensione dovuta alla necessità di doverci riabituare alla segnaletica orizzontale svedese. Il traffico è abbastanza sostenuto e assortito. Al contrario della via per Stockholm, circondata esclusivamente di colture, questa, in direzione di Goteborg, è accompagnata da un susseguirsi di industrie e allevamenti.
Alle 13.20 ci fermiamo a Kvibille, per il pranzo, presso il ristorante Checker's della locale area di servizio. Mangiamo carne, insalata e le immancabili patatine fritte. La sosta dura una mezz'oretta e, dopo aver fatto il pieno, riprendiamo la corsa verso Goteborg. A Lindberg si riprende a viaggiare in autostrada ma, poco oltre, all'altezza dello svincolo per Veddige, il tempo si fa pessimo. Sono le 15.30, quasi buio e una violenta pioggia rende scarsa la visibilità. Nonostante tutto arriviamo a Goteborg e, senza sosta, dirigiamo verso Oslo. Usciti senza danno dal labirinto di incroci, cavalcavia e sottopassaggi della più importante città industriale della Svezia, riprendiamo la E6 che, per una cinquantina di chilometri, ancora mantiene le caratteristiche di autostrada. A Spekerod, infatti, torniamo a percorrere una normale statale a due corsie. Impieghiamo due ore per arrivare ad Uddevalla superata la quale, ci immettiamo in un tratto di strada da far rizzare i capelli in testa. Molto spesso stretta, piena di curve e percorsa da autobus e tir a velocità da autodromo. Dopo duecento chilometri siamo talmente affaticati da rinunciare a raggiungere Oslo in giornata.
Ci fermiamo presso Stromstad, ad una ventina di chilometri dal confine con la Norvegia. Data la stanchezza, decidiamo di affittare uno "stugor", o bungalow, per 130 Skr per notte. Un minuto dopo il fatto siamo indecisi se sia stato un affare o meno. Il locale è fornito di tre letti, di cui due a castello, di coperte, frigo, pentole, piatti, stoviglie e cucinino, ma, a parte gli effetti letterecci, il tutto in condizioni tali da sconsigliarne l'uso. I bagni sono esterni ma, in compenso, le docce bollono, così ne approfittiamo per sgrassarci a dovere. Ceniamo in tranquillità con rigatoni al ragù, pomodori e melanzane.

MERCOLEDI 5 AGOSTO 1987

Riprendendo la E6, notiamo che è consumata. E sì! Là dove più di frequente passano le ruote degli autoveicoli, l'asfalto della strada non c'è quasi più, così viaggiamo quasi su rotaie. A qualche chilometro dalla frontiera presso Leksind, provvediamo a fare il pieno di carburante poichè sappiamo che in Norvegia più caro. Poco dopo le 9.00 siamo a Svinesund: il posto di frontiera tra Svezia e Norvegia. A parte le bandiere da ambo i lati del ponte, non vediamo l'ombra di un militare o finanziere che dir si voglia. Ci fermiamo di nuovo a scattare qualche foto e raccogliere informazioni al locale ufficio turistico. Riprendiamo il viaggio alle 9.30 sotto un cielo coperto da cui, di tanto in tanto, spunta qualche raggio di sole che lascia comunque l'aria di una gelida freschezza.
L'autostrada norvegese non è migliore di una nostra provinciale, il che ci fa avere pessimi presagi per le future tappe, mentre la media che riusciamo a tenere non supera i 60 o i 70 km orari. Comunque, facendoci largo tra laghi e foreste, ci avviciniamo alla nostra mèta, adagio ma in assoluta tranquillità. Sarà forse per l'ora, o per il fatto che questa direttrice evita accuratamente di entrare anche nel più piccolo centro urbano, ma non incontriamo il benché minimo rallentamento. Ad una ventina di chilometri da Oslo ci raggiunge la pioggia che ci accompagna fino alla periferia, dove arriviamo alle 10.45. Il traffico, seppur ordinato, è decisamente più intenso e lento. L'ambiente somiglia ad una vasta zona residenziale, con villette, giardini ed ampi viali alberati. Il tutto con larghe vedute sul fiordo sul quale vediamo attracchi di ogni genere e dimensione. Perdiamo una mezz'ora per attraversare la città ma, per le 12.00, siamo al Bogstad Camping, alla periferia nord, dalla parte opposta da dove siamo arrivati. Il campeggio, molto grande, è immerso nel verde e ben diviso. Facciamo un primo giro di perlustrazione dopo di che pranziamo al locale ristorante sorprendentemente gestito da indiani. Dopo esserci sorbiti due hamburger e patatine di contorno, saltiamo sul bus 41 e scendiamo ad Oslo.
Il viaggio, assolutamente rilassante, dura circa una mezz'ora e termina a fianco del palazzo reale. È questa una normalissima villa, con giardini curati e fioriti, che ha le sembianze di tutto, fuorchè di una reggia. Oltretutto è anche priva di una qualsiasi recinzione e protezione. Percorrendo Stortings Gata e Universitates Gata, arriviamo a Fritdiof Nansen Plass, alle spalle del Municipio in cui entriamo. Visitiamo le varie stanze, ma restiamo un pò delusi: è tutto molto freddo e distaccato. Preferiamo l'esterno dove sentiamo di più il calore della gente che circola numerosa per le vie limitrofe piene di negozi di classe che, spesso, espongono articoli italiani. Proprio questo fatto ci consente di constatare, con una certa sicurezza, che la vita in Norvegia è decisamente più cara che non da noi. Durante la passeggiata scattiamo qualche foto e facciamo i primi acquisti di sopravvivenza poi, alle 20.00, dalla Stazione Centrale, torniamo al campeggio.
Tutto sommato la giornata è filata liscia, senza l'assillo della pioggia, seppur sotto un cielo non del tutto sereno. Decidiamo di farci una forchettata di pasta, così, mentre montiamo tutta la nostra attrezzatura, notiamo nei vicini una mal celata curiosità soprattutto per la tenda sul tetto dell'auto. Alle 21.45 è già tutto finito ma, dato che c'è ancora parecchia luce, prima di coricarci, scriviamo qualche cartolina a casa.

GIOVEDI 6 AGOSTO 1987

Ci svegliamo alle 7.00, con una temperatura di 14 gradi, senza vento ma con il cielo completamente coperto. Facciamo colazione con due simpatici, quanto invadenti, ubriaconi finlandesi accampati poco lontano e che pare conoscano tutti gli ospiti del camping. Avendo in programma la visita della città, acquistiamo alla direzione la Oslo Card la quale, per 70 Nkr, ci permetterà di viaggiare su tutti i mezzi pubblici della città, nonché di entrare in quasi tutti i musei e le maggiori attrattive turistiche, senza doverci preoccupare di fare ulteriori biglietti.
Partiamo alle 9.30, col solito bus 41, e, dopo un'ora, siamo al Radhusbriggene, il molo di fronte al Municipio. Di qui prendiamo il ferry-boat che, con una breve crociera, ci porta sulla penisola di Bygdoy. Appena scesi dirigiamo decisamente verso il Norwegian Folk Museum che raccoglie oltre 150 ricostruzioni di antichi edifici in legno di ogni angolo della Norvegia. La nostra visita, data l'estensione del parco, si prolunga fin verso l'ora di pranzo così cogliamo l'occasione per saggiare anche la qualità del ristorante interno. Subito dopo aver soddisfacentemente pranzato, ci dirigiamo a visitare il Viking Ship Museum. Una cosa che, veramente, sarebbe stato un vero peccato perdere. Il vero fiore all'occhiello della città. Vi sono custoditi, ed esposti, tre vascelli vichinghi, rinvenuti in tre diverse località del Paese, con tutto quello che era a bordo: suppellettili, gioielli, armi, carri, remi, slitte ed altro ancora. La visita ci soddisfa tanto che quando, usciti dal museo, ci sorprende la pioggia, il fatto non ci infastidisce più di tanto. Aperti gli ombrelli dirigiamo verso il Fram Museum.
È questo un museo sui generis. È infatti costituito da un grosso edificio costruito attorno alla nave Fram tirata in secca. Bisogna sapere che la Fram, che in norvegese significa Avanti, fu costruita da Colin Archer e che effettuò tre sole crociere: negli anni 1893-1896 comandata da Fritdiof Nansen raggiunse la latitudine più elevata, verso nord, mai raggiunta da una nave; negli anni 1896-1902, comandata da Otto Svendrup, nei mari ghiacciati Groenlandesi e Nordamericani, alla ricerca del mitico passaggio a nordovest; negli anni 1910-1912, comandata da Roald Amundsen, condusse la spedizione che raggiunse per prima il Polo Sud. Proprio di fronte al Fram Museum si trova il Kon-Tiki Museum. In esso troviamo la Kon-Tiki e le due Ra-I e Ra-II. Si tratta di zattere, rigorose ricostruzioni di antiche imbarcazioni, usate dall'esploratore norvegese Thor Heyerdal per dimostrare le sue tesi di collegamenti tra le civiltà latino-americane con la Polinesia e l'Europa.
Esaurita la visita dei musei di Bygdoy, riprendiamo il ferry-boat e torniamo al Municipio. Sempre sotto la pioggia, ci rechiamo a visitare il castello di Akershus. Dobbiamo fare un poco in fretta poiché il castello alle 16.00 chiude. Non è un granché, ne abbiamo visti di migliori! La pioggia si fa più insistente ma noi, incuranti, prendiamo il tram 2 e ci rechiamo a vedere il Vigeland Sculptur Park. Si tratta di un immenso parco nel quale sono esposti 150 gruppi scultorei dell'artista Gustav Vigeland, tutti ispirati alle diverse fasi della vita di un essere umano.
Senza tornare in centro, e senza che la pioggia ci lasci per un momento, prendiamo la metro ed andiamo a goderci lo spettacolare trampolino di Holmenkollen. Si tratta del trampolino di salto per sciatori. Alto 56 metri, sulla collina di già 402 di altezza, in una giornata serena, consentirebbe la vista di tutta la città e di buona parte del fiordo. Oggi non riusciamo a vedere più in là del minuscolo lago Besserud. Ridiscesi a terra visitiamo lo Ski Museum, che si trova nella costruzione sotto il trampolino, i cui pezzi pregiati sono uno sci di 2500 anni fa e le attrezzature originali delle spedizioni polari di Nansen ed Amundsen. Prima di riprendere la strada del ritorno ci rifocilliamo alla locale Cafeteria con due bollenti cioccolati ed alcuni dolci caratteristici.
Verso le 20.00 siamo di nuovo in centro e pensiamo bene di risparmiarci la fatica di preparare la cena andando a trovare il nostro vecchio amico Mac. Rientriamo al camping che sono le 21.00. Facciamo una doccia calda, per toglierci di dosso stanchezza ed umidità, poi a nanna. Domani si parte. La sfida continua!

VENERDI 7 AGOSTO 1987

Impieghiamo ben due ore per sistemare ogni cosa al suo posto in assetto di viaggio e lasciare il campeggio. Per intraprendere il tragitto previsto per oggi, siamo costretti a tornare nel centro di Oslo, da dove, seguendo le indicazioni per Lillehammer, arriviamo al periferico ma grazioso quartiere di Helsfyr da dove prendiamo la SS4 in direzione di Gjovik. Questa è una strada molto trafficata e, essendo piena di curve, se da una parte non permette molte distrazioni, dall'altra consente spesso di lanciare uno sguardo al paesaggio circostante. Esso ci appare molto vario, colline boscose si alternano a vaste radure coltivate, il tutto disseminato di caratteristiche e variopinte casette di legno.
Da Brandu la strada sale sempre di più fino a Lygna per poi ridiscendere rapidamente ad Einavoll. Superata Gjovik, dalle 10.40 costeggiamo il lago Mjosa, il maggiore di tutta la Norvegia. Arriviamo a Lillehammer dopo circa mezz'ora e ci concediamo una sosta per così dire operativa. Ripartiamo alle 11.15 e ci immettiamo sulla E6 direzione Trondheim. Presso Tretten voltiamo a sinistra e dirigiamo verso Svingvoll da dove proseguiamo per Skicampen-Gausdal. Sono le 12.30 quando ci accingiamo a percorrere il famoso Peer Gynt Veien, il sentiero, non asfaltato, che porta al cospetto di paesaggi assolutamente incontaminati e selvaggi. Non si può dire che siamo in alta montagna, superiamo appena i mille metri, ma ogni forma di vegetazione dalle più vaghe sembianze di albero è scomparsa ed il paesaggio si riduce ad una desolata landa coperta di muschi e licheni, inframmezzata qua e là da laghetti e paludi. Il tempo è adeguato all'ambiente: coperto con qualche breve precipitazione e diversi banchi di nebbia. Ci fermiamo per il pranzo a metà tragitto che sono le 13.15 approfittando di un momento in cui non piove. Lo spuntino dura una ventina di minuti, dopodiché riprendiamo il nostro safari alpino. Attraversiamo altra tundra, altri torrenti, altri laghi e, in lontananza, vediamo anche la neve. Alle 14.20 lasciamo il Peer Gynt Veien e torniamo verso la E6. Verso le 15.00, non siamo capaci di resistere alla tentazione di fermarci, presso Harpefoss, a fotografare i stupendi colori e le magnifiche cascate prodotte nella gola dal fiume Lagen. Proprio seguendo le rive di questo grosso torrente, proseguiamo il nostro viaggio diretti verso Dombas.
Arriviamo dopo più di un'ora e qui lasciamo che la E6 prosegua la sua corsa verso Trondheim e prendiamo la E69 per Alesund. La strada sale fino ad Ekra dove il Lagen, perse le acque del Lora, si riduce ad un misero torrentello. Poco più a monte troviamo il piccolo lago Lesjaskogvatnet il cui emissario, il Rauma, ci introduce nella meravigliosa valle Romsdalen. La strada, seppur per brevi tratti non asfaltata, è in buono stato e poco trafficata.
Siamo praticamente circondati da picchi innevati mentre la strada comincia a scendere. Non appena la pendenza inizia ad aumentare, ecco, alla nostra destra, che il Rauma forma le spumeggianti cascate Mongefoss. Alle 17.40, pochi chilometri prima di Andalsnes troviamo l'incrocio con la strada SS63: la celebre Trollstigveien. Dato il ritardo, decidiamo di rinunciare, seppur a malincuore, alla visita di Andalsnes e imbocchiamo la celebre "Via delle Aquile".
Ci inoltriamo in una gola strettissima, circondata di vette imbiancate dalla neve. Dopo alcuni chilometri la strada ci porta alla base di un altissimo dirupo dal quale il torrente precipita formando le fragorose Stigfoss. Lo spettacolo è stupendo e possiamo godercelo appieno visto che, con arditi tornanti, la strada attraversa le cascate e, arrampicandosi sulla ripida parete rocciosa, ci conduce al Trollstigheimen, punto d'origine del salto d'acqua. Siamo all'ingresso di un piccolo altopiano imperlato di laghetti e piccoli ghiacciai. Ci fermiamo una mezz'ora per le rituali foto e per un breve riposo al sole e alla purezza di questa aria. Ripartiti, dopo un breve tratto pianeggiante, la strada precipita verso il mare contornata da fitti boschi. Alle 19.15 siamo a Valldal ma, costatata la cattiva posizione del campeggio, torniamo indietro e pernottiamo allo Skoglund Camping, un due stelle che risplendono anche più delle tre di Oslo.

SABATO 8 AGOSTO 1987

Dopo una nottata assolutamente tranquilla, eccoci svegli alle 7.00, accolti da un tiepido sole e con una temperatura che si mantiene a livelli di prima primavera. Percorrendo l'ultimo tratto della SS63, ci rechiamo all'imbarcadero di Linge, via Valldal, da dove costeggiamo il Nordalsfjorden. Durante l'attesa del traghetto, alcune scie lasciate sull'acqua speculare da tronchi o pesci, ci fanno venire alla mente la leggenda del celebre mostro di Loch Ness.
Alle 9.40, a bordo del traghetto Averoy, iniziamo la breve traversata. Abbiamo comunque il tempo di ammirare, alla nostra sinistra, il grazioso Tafjorden mentre, alla nostra destra, notiamo, in lontananza, la confluenza del ben più ampio Storfjorden. Attracchiamo ad Eidsdal alle 9.45 e, seppur a malincuore, trascuriamo di soffermarci ad ammirare le bellezze della sponda opposta del fiordo e, senza ulteriori indugi, prendiamo la SS58 verso Geiranger.
Il cielo si mantiene sereno e la temperatura a livelli più che accettabili. La strada sale dolcemente facendosi largo in una vallata piuttosto ampia. Volgendo lo sguardo indietro, notiamo paesaggi d'incanto composti di picchi innevati, di colorite coltivazioni e del lampeggiante scintillio dell'acqua del fiordo percorso dai traghetti. Arriviamo così tranquilli, tranquilli allo scollinamento che avviene su un piccolo altopiano popolato di animali domestici al pascolo attorno al minuscolo lago Eidsvatnet a 423 metri di altezza. Appena lasciato alle spalle il piccolo specchio d'acqua, percorriamo l'inospitale Ornesvingen Tunnelen al di là del quale si spalanca davanti a noi uno dei panorami che non esitiamo a classificare tra i più belli che abbiamo mai avuto la ventura di vedere. Si tratta dell'idilliaco Geirangerfjord: una lingua di mare, azzurro e tranquillo, stretto da due catene di monti, dalle pendici scoscese solcate, qua e là, da copiose cascate alimentate dal disgelo delle nevi che coprono ancora le vette più alte. L'intero quadro è reso ancora più affascinante e romantico dalla posizione del belvedere posto sul gomito di uno dei tornanti che, arditamente aggrappati allo strapiombante pendio della montagna, scendono fino al mare.
Qualche minuto prima del nostro arrivo è partito, da Geiranger, uno dei numerosi traghetti che effettuano crociere turistiche lungo il fiordo così , aiutati anche dalla buona predisposizione del tempo, possiamo goderci uno spettacolo tra i più ambiti dalle agenzie turistiche di tutto il mondo. Vediamo il traghetto lentamente fendere la specularità dell'acqua ed avvicinarsi alla famosa Sostrefoss, la Cascata delle Sette Sorelle, la quale è composta dalla suddivisione in sette parti di un unico torrente che precipita direttamente in mare. Dopo la sosta, prolungatasi più del previsto, abbagliati da tanta bellezza, riprendiamo a scendere e, in breve, siamo a Geiranger. Fermarci è quasi un'obbligo, perché sarebbe un vero peccato non spedire qualche cartolina da questo piccolo, e quasi sconosciuto, paradiso terrestre.
Ripartiamo che sono le 11.20 e, percorrendo sempre la SS58, riprendiamo a salire prima dolcemente poi, via, via che ci inoltriamo tra i monti, sempre più rapidamente. Perso di vista il mare, a circa 600 metri d'altezza, ci lascia anche l'ultimo arbusto. A poco più di mille metri entriamo in un altopiano a forma di conca, il Djupvasshytta, per gran parte occupato dal gelido lago Djupvatnet nel quale precipitano blocchi di ghiaccio che si distaccano dalle pareti innevate dei monti circostanti. Dopo circa un chilometro, alla nostra sinistra, prendiamo la Nibbevegen la quale, per un pedaggio di ben 30 Nkr in venti spettacolari e sterrati tornanti, ci conduce al Dalsnibba, vertiginoso belvedere a 1476 metri d'altezza. Anche qui lo spettacolo letteralmente mozza il fiato. Siamo circondati da neve e ghiaccio e, nonostante le presenza del sole, il freddo è pungente. Possiamo spaziare con lo sguardo su una infinità di candide vette, nonchè su Geiranger, il suo incantevole fiordo e la prospiciente valle che si stende sotto i nostri piedi. Quando riprendiamo la SS58, sono ormai le 13.00 e la lasciamo dopo pochi chilometri per prendere la SS15 in direzione di Lom. Ci fermiamo a Grotli, in uno chalet circondato da un incantevole paesaggio alpino, per il pranzo. Quando riprendiamo a viaggiare, il tempo è cambiato: il cielo si è coperto e, a tratti, pioviggina. Dopo circa venti chilometri facciamo l'ennesima, imprevista, sosta della giornata. L'occasione sono le possenti rapide che l'Ottaelv forma presso Polfoss. Arriviamo a Lom che sono le 15.00, facciamo il pieno di carburante e, senza pensare minimamente a visitare la locale stavkirke, in gran fretta, ci rimettiamo in viaggio. Prendiamo la SS55 verso Skjolden e, dopo un primo tratto in fondo alla valle di Boverdalen, cominciamo a salire di nuovo. Ci stiamo portando al cospetto delle cime più alte della Norvegia. Lasciamo passare sulla sinistra la strada per lo Juvasshytta, che, con i suoi 1841 metri, è il luogo più alto raggiungibile in auto in Norvegia. Scortati dai possenti ghiacciai del Glittertid, 2452 metri, proseguiamo verso il passo di Krossbu. La strada si fa faticosamente largo, con tornanti e ripide salite, nel deserto ed inospitale complesso montuoso dello Jotunheimen. Siamo circondati da nevai immensi su cui possiamo chiaramente notare diverse cordate di alpinisti. Lasciato alle spalle il maestoso ghiacciaio che scende dal Galdhopiggen, 2469 metri, ed avendo di fronte il non meno imponente nevaio dello Skagastolstid, 2405 metri, arriviamo al passo di Krossbu.
Il paesaggio è assai suggestivo. Ci troviamo su un altopiano cosparso di laghetti alimentati da innumerevoli cascate e torrenti provenienti dai vicini ghiacciai. Il cielo è completamente coperto e la temperatura è decisamente rigida. Nonostante la pioggia non rinunciamo a scattare numerose foto a questo selvaggio, ma incontaminato, paesaggio. Superato il passo, cominciamo una lunga ed impegnativa picchiata. La strada è ripida e piena di curve. Alle 17.15 arriviamo a Skjolden, in riva al Lustrafjord, estrema propaggine del Sognefjord: il fiordo più lungo della Norvegia. Seppur stanchi, proseguiamo, senza tregua, verso Sogndal. Nonostante siamo di nuovo al livello del mare, la strada rimane impervia, stretta e pericolosa. Dopo circa un'ora di viaggio arriviamo a Sogndal, proprio sulle rive del Sognefjord. Non possiamo permetterci soste, così proseguiamo: destinazione Hella. Vi arriviamo alle 18.50, una volta tanto giusto in tempo per imbarcarci tempestivamente. Traversando il fiordo, ammiriamo lontano il Fiaerladsfjord, altra diramazione del Sognefjord, che conduce fino alle pendici dello Jostedalsbreen: il più grande ghiacciaio d'Europa.
Sbarchiamo a Vangsnes alle 19.15 e ci mettiamo in cerca di un camping. Decidiamo di fermarci al Djuvik, proprio in riva al fiordo. Fatta una bollente doccia di un buon quarto d'ora, trugugiamo una pantagruelica cena di tre etti abbondanti di spaghetti, pomodori, tonno e melanzane. La temperatura è tutt'altro che fredda così, quando è ancora giorno, ce ne andiamo a dormire stanchi morti, ma pienamente soddisfatti della stupenda semitappa conclusa oggi.

DOMENICA 9 AGOSTO 1988

Un mercantile che lentamente attraversa il fiordo e una pecora che bela sui monti ci suonano la sveglia alle 6.40. Il vento è calato e, mentre, la marea è bassa, al contrario, la temperatura s'è alzata fino a 18 gradi. Seppur può sembrare invero, sui monti, durante la notte, è scesa la neve. Così, ammirando questa splendida natura che ci circonda, partiamo alle 8.20, con il solito, cronico, ritardo. A Tistel ci fermiamo per fare una spettacolare foto con il villaggio di Vik, il Fjaerlandfjord e, sullo sfondo, lo Jostedalsbreen, il più grande ghiacciaio d'Europa. Dopo aver percorso una trentina di chilometri da Vangsnes, sempre lungo la SS13, decidiamo di mettere un poco di brivido e di avventura nel viaggio evitando di percorrere una moderna galleria ed inoltrandoci sul vecchio, ed abbandonato, tracciato della statale. Percorriamo un paio di chilometri di sterrato ingombro di massi rovinati a valle durante il disgelo primaverile. Saliamo sempre più in alto, il Sognefjord è ormai scomparso alle nostre spalle, così ci ritroviamo, ancora una volta, solitari tra i monti. Procedendo verso Voss, scattiamo numerose foto ai ghiacciai ed al corso del fiume che, scorrendo impetuoso verso valle, ci concede una splendida cascata ripetutamente lambita dalla strada con i suoi tornanti. Alle 9.45 arriviamo a Vjnie, dove non ci dispiace aspettare per un quarto d'ora che apra il distributore per rifornirci di carburante. Ripresa la SS13, pochi chilometri oltre, effettuiamo una nuova sosta per ammirare e fotografare la stupenda cascata Tvindefossen, proprio sotto la quale si trova un campeggio.
Sotto un tiepido sole superiamo Voss, in seguito lasciamo che la E68 faccia la sua via preferendo proseguire lungo la SS13. Ci arrampichiamo di nuovo sui monti, mentre la strada si fa pericolosamente stretta. Essendo domenica mattina il traffico è assai scarso, così possiamo procedere senza troppi intoppi, pur mantenendo una media assai bassa. Arriviamo a Dale che sono già le 12.00 e, mentre la strada torna ad assumere proporzioni ragionevoli, cominciamo a costeggiare il Sorfjord dalle acque assolutamente speculari. A conclusione di un breve tratto di strada a livelli centroeuropei, per riprendere la E68, siamo costretti a percorrere l'Arnanipatunnelen, che ci costa 4 Nkr.
In un battibaleno siamo alla periferia di Bergen. Alle 13.00 parcheggiamo l'auto alla prima parkhus che troviamo e ci gettiamo disperatamente alla ricerca di un fast-food. Le prospettive non sono buone, essendo domenica è tutto chiuso. Costeggiamo lo splendido Lille Lungegardsvatn, laghetto al centro dei giardini pubblici, ed arriviamo sulla Cristiensgate ove troviamo il nostro sospirato ristoro. Dopo un pranzo tremendo, ci accingiamo a visitare la città. Arriviamo sulla Vestretorgate e la percorriamo interamente verso il porto ed il centro. Ad un'edicola acquistiamo alcune cartoline ed un giornale italiano. Senza por tempo in mezzo, ci dirigiamo verso la Floibanen, celebre funicolare che superando una pendenza di 26 gradi ci porta a 320 metri d'altezza sulla splendida balconata del monte Floien, a picco sulla città.
Il panorama è stupendo, ammiriamo il dedalo di fiordi ed isole che compongono la frastagliata costa, nonchè lo stesso centro abitato in tutte le sue variopinte articolazioni. Per una malaugurata dimenticanza siamo costretti a limitarci nelle fotografie, ciononostante ne scattiamo di stupende ed irrinunciabili. Planati di nuovo al piano terra, percorrendo l'Ovregaten, ci inoltriamo nella parte più antica di Bergen ed arriviamo a visitare la King Haakon's Hall e la Rosenkrantz Tower, i due edifici residenza dei reali norvegesi ai tempi in cui la città era la capitale del paese. Tornando indietro, percorriamo la celebre Bryggen, caratteristica via che separa le più antiche abitazioni di Bergen dalle banchine del porto. Arrivati alla Torge, la piazza centrale e più importante luogo di ritrovo, ci rifocilliamo in un bar gustandoci un cioccolato ed alcuni dolci locali. Sotto un incoraggiante sole lasciamo Bergen che sono le 17.00 e, al di là dell'Arnanipatunnelen, imbocchiamo la E68 verso Kvandall. La strada s'è fatta stretta e, da Northeimsund, dovendo costeggiare l'Hardangerfjord, si fa anche pericolosamente tortuosa. Il traffico è sensibilmente aumentato d'intensità rispetto alla mattinata ed abbiamo la netta sensazione di trovarci nel bel mezzo del rientro dal week-end. Sulle vette, dalla parte opposta del fiordo, a tratti ammiriamo la candida coltre del Folgefonn, imponente ghiacciaio che incombe perennemente sull'Hrdangerfjord.
A Kvandal, visto che ha cessato di piovere ed il tempo si è un poco rimesso, possiamo ammirare la triplice confluenza tra il Sorfjord, l'Hardangerfjord e l'Eidfjord. Come ad un incrocio delle strade nostrane, qui si intrecciano numerosi traghetti che collegano le diverse sponde. Ad Eide, sotto uno splendido arcobaleno, il fiordo e la nostra strada si separano. Arriviamo a Voss che sono già le 20.10 e non abbiamo tempo per continuare, decidiamo così di pernottare al locale camping. Ceniamo molto leggeri in auto aiutando contemporaneamente a montare la tenda ad un simpatico norvegese alle prese con tre irrefrenabili bambini. Alle 22.00 chiudiamo questa intensa giornata con la prospettiva di un domani metereologicamente più sereno.

LUNEDI 10 AGOSTO 1987

Fino a Vinje percorriamo, in senso inverso, la SS13 già percorsa ieri. Il cielo è coperto, la temperatura intorno ai 18 gradi e tra un alternarsi di sole e di nebbie arriviamo all'incrocio dove prendiamo la strada per Gudvangen. Percorriamo due lunghe gallerie, non segnalate dalle nostre carte, le quali facendoci risparmiare molta strada ed un bel pò di tempo, contemporaneamente ci impediscono di vedere le cascate Stalheimfossen, descritte come stupende dalla nostra guida. Dato il ritardo con cui siamo partiti, non abbiamo il tempo per tornare indietro a cercarle e fortuna vuole che, arrivati all'imbarco alle 8.40, ci imbattiamo in un provvidenziale posto su una corsa straordinaria, in partenza alle 9.30, essendo esauriti i posti per quella delle 9.10.
Lasciato il porto di Gudvangen, il traghetto dapprima percorre il Naeroyfjord, stretto e grazioso, poi sfocia nel ben più ampio Aurladsfjord. Qui ci rincorrono alcuni esemplari di leoni marini talmente veloci da non aver il tempo di fotografarli. Alla confluenza con l'immenso Sognefjord, notiamo un sensibile aumento del traffico marino, così riusciamo ad individuare Revsnes con largo anticipo.
Sbarchiamo alle 11.40 e prendiamo la E68 verso Borgund. Costeggiando il Laerdalfjord arriviamo a Laerdal dove ci fermiamo a fare un poco di spesa per la giornata e a rifornirci. Ripartiamo alle 12.30 e, seguendo il corso del Laerdalselv, alternando tratti di strada comoda e larga con tratti stretti ed angusti, tra cascate e strapiombi, arriviamo a Borgund che sono le 13.00. Con molto entusiasmo ci accingiamo a visitare la nostra prima "stavkirke" originale. Costruita interamente in legno nel dodicesimo secolo, è posta di guardia al cimitero locale. L'interno, angusto, è arredato secondo i criteri dell'epoca. Un vero peccato che ne siano vietate le foto. Approfittando della sosta, ci facciamo lo spuntino di mezzodì sotto gli sguardi, tutt'altro che discreti dei visitatori. Ripartiamo alle 13.50 proseguendo sulla E68. Dopo 13 chilometri siamo a Borlaug Bru, ovvero ponte di Borlaug, dove passiamo sulla sponda opposta del fiume ed imbocchiamo la SS52 verso Hemsedal. Lasciandosi la valle alle spalle, la strada, a tratti sterrata ma comunque veloce, si arrampica sui monti scoprendoci paesaggi via, via più desertici e pietrosi fino ad arrivare alla tundra. Il viaggio, sempre interessante, prosegue con regolarità. Superata Hemsedal, dirigiamo su Gol. Scendendo a valle il paesaggio assume caratteristiche canadesi. Un irruento fiume ci fa da guida sulla sinistra, facendosi strada tra una fitta foresta di pini ed abeti. Alle 15.20 siamo a Gol dove prendiamo la SS7 verso Geilo. Vi arriviamo che sono le 16.00 ed optiamo per una sosta. Siamo a 800 metri d'altezza e l'aria è frizzantina cosicchè, dopo soli venti minuti, decidiamo di ripartire alla volta di Kinsarvik.
La strada sale ulteriormente, arrampicandosi sulle pendici dell'Hallingskarvet, massiccio montuoso di quasi 2000 metri d'altezza che si erge a nord dell'Hardangervidda. Ad Ustaoset, una decina di chilometri oltre, arriviamo sulle sponde dell'Ustevatn, lungo e grazioso lago a circa mille metri d'altitudine. Costeggiando interamente la sua riva orientale, e parte di quella occidentale, perveniamo ad Haugastol, stazione di ristoro e centro turistico per sport invernali e trekking. Facciamo una breve sosta ristoratrice ed indossiamo l'abbigliamento pesante. Ripartiamo alle 17.00 e, percorrendo una strada che si fa sempre più stretta, saliamo sempre più in alto fino ad arrivare sull'altopiano, brullo e deserto, dal quale possiamo ammirare in lontananza l'immensa mole dell'Hardanger Glacier. Superata Diranut, che con i suoi 1250 metri d'altitudine è il punto più elevato del percorso, prendiamo a scendere di nuovo verso il mare.
Arrivati a Fossli ci fermiamo di nuovo ad ammirare la fragorosa cascata Voringfoss, alta ben 729 metri. Essa è senz'ombra di dubbio la più ricca di acque tra quelle viste finora. Ripreso il viaggio precipitiamo, letteralmente su Eidfjord, grazioso villaggio posto al termine dell'omonimo fiordo. Dopo altri trenta chilometri arriviamo finalmente a Kinsarvik che sono già le 20.00.Sostiamo all'Harding Camping, un 'tre stelle' care come quelle di Oslo.

MARTEDI 11 AGOSTO 1987

Stanotte sui monti è caduta ancora la neve. Alle 8.15, fatto insolito, siamo già per strada seguendo la riva meridionale del Sorfjord. Ammiriamo i vari bracci minori dell'Hardangerfjord ovattati di nubi ed incorniciati di arcobaleni. Alle 9.00 arriviamo ad Odda, incantevole cittadina abbellita da innumerevoli aiuole di fiori e da graziose casette di legno. La nostra strada, in direzione di Skarsmo, si inerpica nuovamente tra i monti contornata di cascate, una più bella dell'altra, tra cui spiccano la Viefoss e la ben più famosa Latefoss. Poco prima delle 10.00, dopo un tratto di strada nell'interno, arriviamo all'altissima Langfoss che si getta nel Fiaerafjord da un dirupo di oltre 600 metri. Nelle successive due ore, attraversiamo una regione molto prospera. Correndo tra campi coltivati arriviamo a mezzogiorno, sotto un sole cocente, ad Haugesund a fotografare il maestoso Karmsund Bru, ardito ponte in ferro, superato il quale arriviamo a Skudeneshavn ove è previsto l'imbarco per Stavanger.
Il sole bolle come non lo sentivamo da giorni, l'aria è comunque frizzantina. Partiamo che sono già le 12.45 e, dopo una tranquilla crociera tra scogli ed isolette spopolate, arriviamo all'attracco che sono le 13.50. Diamo uno sguardo veloce alle piattaforme petrolifere ormeggiate a Randaberg, dove sbarchiamo, e dirigiamo velocemente su Stavanger. Il ritardo accumulato non ci consente di dedicare a questa cittadina più tempo di quello impiegato per attraversarla ma, da quanto abbiamo potuto vedere, è senz'altro valida dal punto di vista turistico e artistico. All'uscita da Stavanger abbiamo la sensazione di soffrire di allucinazioni, infatti troviamo nientemenochè l'autostrada. E sì! La E18 verso Kristiansand ha qualche chilometro a due carreggiate. Roba da pazzi dopo quello che abbiamo passato.
Lasciata la E18 a Sandnes, dirigiamo verso Lauvik, ove arriviamo alle 15.00, giusto in tempo per veder partire il traghetto. Per forza di cose ci godiamo una mezz'ora abbondante di riposo. Si parte alle 15.40 e, dopo poco più di dieci minuti, si sbarca ad Oanes, dalla parte opposta dell'Hogsfjord. Appena poggiate le ruote a terra, prendiamo l'unica strada praticabile in gran fretta dirigendo verso Jorpelang. Presso Jossang giriamo a destra per una strada da rally automobilistico che si inerpica come una scala sù per la montagna. Perveniamo così ad un grande parcheggio, pressochè deserto, da dove si dipartono vari viottoli che, inoltrandosi nella boscaglia, dirigono al famoso Prekestol.

Ne scegliamo uno a caso, ben coscienti che in seguito tutti convergeranno in uno solo. Camminiamo per due ore attraversando pietraie, paludi, ruscelli, il tutto, ovviamente, sempre salendo. Siamo così presi dal nostro intento di raggiungere la meta nel più breve tempo possibile, che ci accorgiamo appena degli stupendi panorami che via, via vanno scoprendosi alle nostre spalle. Alle 18.30, novelli Indiana Jones, arriviamo finalmente al Prekestol: il pulpito. La fatica è stata tanta ma, come saggiamente ci ha detto una coppia di francesi incrociati per strada, ne è valsa la pena. Lo spettacolo è veramente mozzafiato. Ci troviamo su uno sperone di roccia che strapiomba nel Lysefjord 600 metri più in basso. È come se effettivamente ci trovassimo su un balcone dal quale possiamo ammirare fiordi, monti, villaggi. Siamo in compagnia di una famigliola di tedeschi ben più attrezzati di noi. Scattiamo foto a ripetizione fino a che qualche goccia di acqua non ci avverte dell'imminente arrivo della pioggia. Tutti assieme prendiamo così la via del ritorno.
La fatica accumulata all'andata fa sentire il suo peso così il ritorno somiglia molto più ad un calvario che ad un'avventura. Siamo di nuovo al parcheggio di partenza alle 20.20 e, prima di rimetterci in viaggio, ci riposiamo qualche minuto. Ripercorsa, stavolta in discesa, la tortuosa strada d'accesso, poco prima delle 21.00 siamo al Fjelde Camping a Jorpeland.

MERCOLEDI 12 AGOSTO 1987

Partiamo alle 10.00 dopo aver effettuato un bel giro di shopping per Jorpeland ed aver telefonato a casa. Alle 11.00, dopo aver superato Tau lungo la costa dell'Ardalsfjord e Hjelmeland, arriviamo a Totlandsvik, sulle rive del Gardsundfjord, dove, una volta tanto, riusciamo ad imbarcarci in volata sul traghetto pronto a salpare. La traversata è talmente veloce che non riusciamo neppure a pagare il biglietto. Appena a terra, riprendiamo la SS13 verso Sand cosicché, alle 11.50 siamo già sulle rive del Sandsfjords. Proprio a Sand consumiamo il nostro pranzo a base hamburger e patatine e ci godiamo un'oretta di sole e passeggiate per il piccolo e grazioso centro portuale. Ripartiamo alle 13.00 e, percorrendo la SS46, ci inoltriamo nella valle del fiume Lagen fino ad arrivare, attraverso una interminabile serie di buie gallerie, sulle rive del lunghissimo lago Suldalsvatn. Godendoci panorami e scorci stupendi, costeggiamo la riva occidentale del lago fino a Nesflaten da dove la SS46 ci porta, seguendo sempre il Lagen, di nuovo tra i monti. Ad Horda ci immettiamo sulla E76 e dirigiamo verso Roldal dove arriviamo alle 14.10. Cogliamo l'occasione per effettuare una breve sosta per il rifornimento e per una foto alla locale stavkirke.
Ripartiti, dopo qualche tornante, ricompaiono ghiacciai e cascate mentre la strada si fa sempre più impervia. Siamo sulla famosa "strada di Haukeli" diretti verso Haukeligrend. Al passo Dyrskar, a 1133 metri d'altezza, paghiamo il pedaggio per percorrere un tunnel che ci rifiutiamo di attraversare preferendo percorrere il vecchio tracciato della strada. Siamo nel bel mezzo dell'Hardangervidda ed i panorami sono stupendi, illuminati da un tiepido sole. Alle 15.00 decidiamo di effettuare l'ennesima sosta fuori programma per fotografare una caverna che si apre sotto uno dei numerosi ghiacciai che scendono verso la strada. Mezz'ora più tardi siamo di nuovo in sosta all'Haukeliseter Fjellstue, celebre centro turistico, a fare una corposa merenda.
Ripreso il nostro viaggio, la strada seguendo il corso di un impetuoso torrente comincia a scendere per la sua stretta valle riportandoci tra abeti e pini. Attraversando questo piccolo Klondike, arriviamo ad Haukeligrend che sono le 16.00 e, senza sosta, proseguiamo per Seljord. La strada è tortuosa ma in buono stato ed il tempo si mantiene al bello. A Seljord arriviamo alle 17.10. Ormai il paesaggio ha smesso i suoi più selvaggi aspetti ed ha assunto sembianze decisamente alpine. Arriviamo ad Heddal alle 18.00 e qui effettuiamo la prevista sosta per la visita della stavkirke forse più famosa di Norvegia. La visita ci soddisfa più della precedente essendo qui permesse le foto. La chiesa è senz'altro più grande di quella di Borgund ma è altrettanto ben conservata pur essendo costruita completamente in legno. La guida ci dice che questo stupendo edificio ha la bellezza di oltre novecento anni: durassero così i nostri mobili!
Lasciata Heddal, riprendiamo la E76 e poco dopo siamo a Notodden dove, con nostra suprema sorpresa, ritroviamo i tronchi fluitanti che, tutti ben impacchettati, stazionano nel lago. Non ci fermiamo cosicché, alle 19.45, siamo al Drammen Camping di Drammen. Tra la consueta curiosità generale ci sistemiamo e ceniamo dopodiché, verso le 23.00, ce ne andiamo a letto lasciando un cielo sereno che ci fa ben sperare per domani.

GIOVEDI 13 AGOSTO 1987

Ci fermiamo subito a Drammen per effettuare qualche affare in un "cash and carry" locale. La cittadina è fortemente segnata da insediamenti industriali ma, nonostante ciò, è sempre ordinata e pulita. Il sole ci accompagna sempre con i suoi bollenti raggi e, dal cielo, è scomparsa anche l'ultima nube. Scriviamo qualche cartolina e facciamo un pò di conti nel tentativo di ottimizzare il rifornimento di carburante in previsione dell'odierno passaggio della frontiera con la Svezia. Lasciamo Drammen alle 11.45 e dirigiamo verso Oslo sotto un sole che s'è fatto cocente. Paghiamo l'autostrada "a canestro", ovvero lancio di monete in un canestro che provvede a far alzare la sbarra d'entrata, e filiamo veloci per una mezz'ora. Tutto il tempo guadagnato sul breve tratto autostradale lo restituiamo al fato restando intrappolati in un gigantesco ingorgo nei sobborghi della capitale. Riusciamo a svincolarci alle 12.30 ed iniziamo a ripercorrere a ritroso la costa del fiordo godendoci quei panorami che il brutto tempo ci ha impedito di ammirare al nostro arrivo. Alle 14.00 ci fermiamo per il pranzo all'Eidet Kro, lungo la E6, ed arriviamo alla frontiera, ben rifocillati, tre quarti d'ora dopo. Facciamo un lungo rilassante giro per l'acquisto degli ultimi souvenir norvegesi e ci rimettiamo in viaggio alle 15.30. Siamo in terribile ritardo!
Impieghiamo ben tre ore per percorrere i 200 chilometri che ci separano da Goteborg cosicchè perdiamo d'un soffio l'ultimo traghetto della giornata per Frederikshavn. Alle 18.30 siamo al Karralund Camping. Come niente ci tolgono 20 Skr per la carta camping svedese, poi ci ospitano in un campeggio così affollato da rasentare l'inverosimile: ci sono persino tende piantate sulle aiuole accanto ai fiori.

VENERDI 14 AGOSTO 1987

Nonostante i buoni auspici di ieri sera, è piovuto per tutta la notte ed il camping è diventato un pantano. Come falchi, approfittiamo di un attimo di tregua per chiudere la tenda e prepararci a partire. L'aver troppo tergiversato ci fa perdere il traghetto delle 9.30 e per quello delle 13.00 non troviamo posto. Gira, gira per Goteborg, alla fine troviamo l'ufficio della Stena Line dove riusciamo a prenotarci per la partenza delle 16.00. Visto che fuori piove, ci fermiamo per un paio di ore nel centro commerciale ove si trova l'ufficio della compagnia di navigazione. Acquistiamo altri souvenir e ci godiamo un abbondante pranzo a base dei soliti hamburger dopodiché decidiamo di fare un breve giro della città.
Considerata l'inclemenza del tempo, non riusciamo a vedere granché così, annoiati ed un pò confusi, ci rechiamo al porto con largo anticipo sulla partenza. Mentre facciamo la nostra ora e mezza di attesa, abbiamo tutto il tempo per considerare l'imponenza di questo porto rispetto a tutti gli altri che abbiamo visto in scandinavia. Le grù formano una vera foresta e le navi, anche di grosso tonnellaggio, arrivano fin nel cuore della città. Goteborg non nasconde affatto di aver per anni subito l'influenza danese. Nomi, architettura e monumenti denunciano chiaramente una stretta parentela con la terra al di là del Kattegat. Partiamo con un leggero ritardo a bordo di un "transatlantico" che il comandante manovra nel porto come fosse una cinquecento. Uscendo sfioriamo con la ciminiera il ponte stradale che attraversa il porto poi dirigiamo verso il mare aperto. La nave ha ben dieci piani ed un elevato comfort cosicché il viaggio è piacevole e tranquillo. Mentre fuori piove, sottocoperta la temperatura è più che accettabile. Noi girovaghiamo tra il ristorante, la cafeteria, il free shop, il casinò, le slot machine, il night club ..... tutto tappezzato di moquette.
Arriviamo a Frederikshavn in perfetto orario ma prima di mettere le ruote a terra facciamo le 19.30. Seppur il cielo è ancora minacciosamente coperto e spira un fastidioso vento, in Danimarca non piove. Decidiamo che per oggi abbiamo percorso anche troppa strada così ci fermiamo a Saeby, 12 km da Frederikshavn, allo Svalereden Camping. Dopo bollenti docce e una sostanziosa cena, transitiamo nel regno dei sogni augurandoci buone nuove per domani.

SABATO 15 AGOSTO 1987

Dopo una notte tutta improntata al più perfetto stile "pioggia danese", la sveglia suona alle 7.00. Al primo raggio di sole disponibile, chiudiamo la tenda e ci prepariamo un succulenta colazione all'italiana. Partiamo alle 9.00 con un tempo che non promette granché di buono.
Prendiamo la E3 per Aalborg, ripercorrendo a ritroso la strada che già facemmo due anni fà. Il grano incolto ancora un pò verde, mucche al libero pascolo, graziose casette con i caratteristici tetti di paglia, questo è il più puro paesaggio danese sormontato ovunque dagli immancabili nuvoloni neri carichi di pioggia. Ad Aalborg transitiamo di nuovo sotto il Limfjorden, mentre sulle nostre teste passa un grosso mercantile. Il sole va e viene, alternandosi ad una pioggerellina più fastidiosa che umida. Alle 10.00 siamo allo svincolo per Stovring, dove lasciamo la E3 e prendiamo la SS13 per Viborg iniziando un breve tratto nuovo per noi. Visitiamo il cuore dello Jylland, la strada è buona, come quasi tutte le strade danesi, anche poco trafficata così possiamo tenere un'andatura abbastanza veloce. Il paesaggio non è che sia granché interessante, anzi è forse tra i più scialbi tra quelli danesi di nostra conoscenza.
Arriviamo a Viborg alle 10.45, la cittadina è ordinata e pulita ma priva, almeno nei quartieri attraversati dal nostro tragitto, di quelle caratteristiche casette danesi ricche di finestre e di fiori. Proseguiamo verso Vejle. Alle 11.00 facciamo un mezz'ora di sosta in una cafeteria per lo spuntino di metà mattina. A mezzogiorno, giunti presso Vejle, ci imbattiamo in un temporale che ci rallenta non poco la crociera. Pranziamo verso le 14.00 e passiamo la frontiera alle 15.45 cosicchè superiamo Hamburg alle 18.00. Alle 19.00 arriviamo all'Azur Camping di Egestorf.

DOMENICA 16 AGOSTO 1987

Il cielo è coperto, stanotte è caduta un pò di pioggia ma niente di paragonabile con le ultime due, tre nottate. Ci rituffiamo sulla A7 verso Hannover, nelle campagne ancora vediamo qualche fienile in stile danese mentre il traffico si fa sempre più intenso. La nostra crociera prosegue senza intoppi e, per di più, in prossimità Hannover il cielo sembra tendere decisamente verso il sereno. Alle 11.00 ci fermiamo all'area di servizio Hannover-Wulfrode per un pò di relax e per il rifornimento. Sostiamo solo dieci minuti dopodichè ripartiamo per Kassel. Pranziamo a mezzogiorno all'area di servizio Gottingen, in modo assai disgustoso, e ripartiamo dopo le 13.00 verso Kassel.
Oggi letteralmente voliamo. A Wurzburg ci rincontriamo con il sole, il cielo si è completamente schiarito così continuiamo il nostro viaggio di ritorno molto più sereni. La nostra tappa odierna raggiunge il suo traguardo al Warmbad Camping di Pfaffenofen dove piantiamo le radici tra la consueta "discrezione" degli altri ospiti.

LUNEDI 17 AGOSTO 1987

Oggi abbiamo in programma soltanto la visita di Monaco di Baviera. Arriviamo alla nostra metropoli alle 9.30 di una splendida ed assolata giornata. Troviamo un parcheggio in periferia, sotto un grande edificio di uffici, e prendiamo la U-bhan per il centro. Scendiamo a Marienplatz e, non appena risaliti in superficie, restiamo sbalorditi dalla bellezza del municipio, della sua torre campanaria e del suo originale orologio a carillon. Passiamo l'intera mattinata andando su e giù per le strade limitrofe, uscendo da un magazzino ed entrando in un altro, pranziamo dal nostro vecchio amico Mac e ci gustiamo un colossale boccale di birra al chiosco al centro della piazza. Nel pomeriggio andiamo a zonzo e, senza volerlo, finiamo al mercato dei fiori.
Alle 18.00, dopo aver provveduto a fare qualche conveniente acquisto e con i piedi arroventati dall'asfalto reso torrido dalla calura giornaliera, decidiamo di tornare alla nostra macchinina. Riprendiamo la A8 verso Salzburg e, lisci come l'olio, alle 19.30 arriviamo al Tenda Camping di Bad Feilnbach appena fuori dell'autostrada. Ci sistemiamo, ceniamo che ormai è buio e ce ne andiamo a letto.

MARTEDI 18 AGOSTO 1987

Prima di riprendere l'autostrada provvediamo a fare il pieno di carburante quindi ci inseriamo sulla A93 diretti a Kiefersfelden. Alle 9.00 passiamo in Austria e, senza la minima difficoltà, dirigiamo verso Innsbruck. Alle 9.45 superiamo l'uscita per Innsbruck ed imbocchiamo l'autostrada verso il Brennero. Già in vista del passo di frontiera la vasta coltre di nubi, che avevamo trovato al nostro risveglio, lascia passare ampi sprazzi di cielo e raggi di sole. Arriviamo in dogana alle 10.15 e, cinque minuti dopo, siamo in Italia senza eccessive formalità. Dirigiamo speditamente verso Vipiteno dove arriviamo in dieci minuti, di qui prendiamo la A22 in direzione di Modena e maturiamo la decisione di arrivare a casa in giornata. Andando incontro ad un sole sempre più caldo, superiamo Bolzano alle 11.15 mentre la temperatura in auto sale a 34 gradi. Facciamo un poco di sosta all'area di servizio Laimburg, quindi ripartiamo di gran carriera. Sotto un sole da fusione, arriviamo all'area di servizio Povegliano Ovest alle 13.15 ed effettuiamo la sosta per il pranzo. La temperatura è al limite di sopportazione e l'aria è soffocante. Alle 14.00 ripartiamo per Modena. Dopo tre quarti d'ora superiamo la barriera di Carpi e ci inseriamo sulla A1 in direzione di Bologna. Alle 15.20, superata la metropoli felsinea, imbocchiamo il tratto appenninico.
Verso le 16.00 abbiamo la sgradita sorpresa di restare imbottigliati in una coda per incidente che, a quanto sentiamo dire dal baracchino di un TIR, è avvenuto sette chilometri più avanti. Le previsioni sono di dover restare fermi almeno un'ora. Ci divincoliamo, infatti, alle 17.00 e dirigiamo di corsa verso Firenze che superiamo in un batter d'occhio per fermarci solo alle 18.30 nell'area di servizio Badia del Pino per effettuare il rifornimento. Non effettuiamo altre soste e, visto che mancano anche i contrattempi, arriviamo al casello di Roma Nord già con i soldi in mano. Paghiamo e proseguiamo per arrivare a casa alle 21.30: tutto sommato, siamo stati puntuali.

ARRIVEDERCI AL PROSSIMO VIAGGIO

La grande sfida ai fiordi norvegesi è finita! Non è stata facile, di essa ricordiamo l'incubo di strade d'altri tempi, strette e piene di curve, salite e discese al limite del percorribile, i tortuosi tornanti per salire dal mare ai ghiacciai, e viceversa. Ricordiamo, con piacere, le giornate passate cambiando continuamente d'abito nel tentativo di seguire l'umore mutevole del tempo.
Ricordiamo i picchi e gli strapiombi, le cascate e i fiumi irruenti, i canyon e gli altopiani ricoperti di tundra. Ricordiamo le navi vichinghe di duemila anni fà e quelle molto più giovani come la Fram, le chiese di legno a guardia dei cimiteri e i ripostigli posti a guardia delle case. Abbiamo la sensazione di sentire ancora il dolce sapore delle marmellate di mirtilli e lamponi o quello più corposo dei saporiti piatti di carne come karbonade, t-ben stek o biff m/lok.
Chiudiamo gli occhi e vediamo i variopinti colori dei fiori, di valli rigogliose, mescolarsi con le spente tinte della tundra. Infine, quasi a riportarci nel nostro mondo quotidiano, ricordiamo Monaco tra fiori, grandi magazzini ed un fresco boccale di birra.
Saluti a tutti. Folletto


Viaggio effettuato nell'Agosto 1987 da Roberto Lumaca

Potete trovare ulteriori informazioni sulle localitÓ toccate da questo itinerario nella sezione METE.


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