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Camping Sport Magenta

Reno, Mosella, Neckar

La Germania dei fiumi

Viaggio in Italia, Svizzera, Liechtenste e Germania

5 Luglio - 23 Luglio 2003
Con la partecipazione di Alessandra, Diana, Roberto e Blonde



Le Tappe




Prefazione.

Anche questo viaggio, come tutti quelli che l'anno preceduto, ha radici lontante, che affondano nelle fredde e nebbiose giornate invernali in cui la famiglia restando riunita intorno al focolare attende la bella stagione. Tra il dire e il fare c'è sempre di mezzo il mare, così, anche quest'anno abbiamo dovuto ingegnarci per incastrare un sufficientemente lungo periodo di ferie tra esami di licenza media, impegni dei rispettivi lavori, campi estivi e quant'altro. Come sempre cerchiamo un argomento che funga da filo conduttore per il viaggio. Lo troviamo nel Reno, uno dei più grandi fiumi d'Europa di cui abbiamo ammirato la potenza alla foce giusto lo scorso anno in Olanda. Partiamo pertanto con l'idea di seguire il grande fiume dalla sorgente fino a Colonia. Guardando la cartina ci accorgiamo che effettivamente il Reno ha più di una sorgente, per la precisione ne ha almeno quattro. Il Reno Anteriore, Vorderrhein, che nasce dalle pendici dell'Oberalppass, il Reno di Medel che scende dal Passo di Lucomagno e che si congiunge con l'altro a Disentis, il Valserrhein che confluisce con gli altri due ad Ilaz e, infine, il Reno Posteriore, Hinterrhein, che scende dal San Bernardino e cofluisce con gli altri nei pressi di Reichenau. Cerchiamo, come ormai consuetudine, informazioni tramite internet e subito ci vengono in soccorso i diari di quanti ne hanno visitato almeno una parte. Vogliamo ringraziare tutti, in particolare Gianni Andreoletti, Paolo Bertino, Giovanni Bonifacio, Livio e Daniela, Annalisa Re Calegari, Enrico Lui, Alessandra Pedetti di cui abbiamo anche utilizzato i preziosi e puntuali suggerimenti.

Sabato 5 Luglio 2003.

Partiti alle 19.00, senza affanno, ma con la solita ora e mezza di ritardo sul previsto, abbiamo il vantaggio di viaggiare con il fresco che, in questa che verrà ricordata come una delle estati più torride dgli ultimi decenni, non è poco. Incontriamo del traffico sul GRA, ma già dal casello di Roma Nord cala sensibilmente consentendoci un'andatura regolare. Dopo un'ora e mezza, sostiamo per la cena nell'area di parcheggio Sabina Est e presto ci accorgiamo che la pompa dell'acqua non stacca, nonostante l'acqua raggiunga regolarmente la pressione prevista. Piccolo escamotage, spegniamo la pompa, lasciamo defluire l'acqua presente nel circuito fino a far scendere la pressione a zero, soffiamo ripetutamente nel tubo della doccia, richiudiamo tutti i rubinetti, riaccendiamo la pompa e tutto è a posto. Si riparte alle 21.45, viaggiamo quasi in solitudine per altre due ore fino all'uscita di Arezzo, dove lasciamo l'autostrada e, per mezzanotte, ci fermiamo a pernottare nell'ampio parcheggio del palasport Le Caselle. Fa un caldo terribile, dormiamo solo per la stanchezza.

Sommario delle tappe.

Domenica 6 Luglio 2003.

Sveglia alle 7.30, più per i caldo che per il riposo fatto o i consueti rumori mattutini. Nottata silenziosa e tranquilla, il sole è già alto nel cielo, assolutamente sereno, che ci preannuncia una giornata sicuramente torrida. Prima di partire preleviamo 250 euro nel vicino bancomat e leviamo le ancore alle 9.20. Quella che ci aspetta è una di quelle giornate per noi assolutamente noiose, composta da un lungo interminabile trasferimento. Mentre Diana continua a dormire, riprendiamo rapidamente l'autostrada, che ovviamente odiamo, e, dopo circa un'ora, superiamo Firenze Nord e affrontiamo il tratto appenninico nella speranza di trovare un poco di refrigerio. Speranza vana, fa sempre più caldo così, alle 11.40, decidiamo che è ora di far sgranchire le gambe a Blonde, di prenderci un gelato e di far riposare un poco il motore e ci fermiamo nell'area di servizio Cantagallo Est. Diana, finalmente si sveglia, così, a turno, visto che i cani non possono entrare, ci godiamo un poco dell'aria condizionata del bar per trovare il coraggio di affrontare il tratto presumibilmente più caldo del tragitto e della giornata. Alle 12.20, in prossimità di Modena Sud, Diana, nominata metereologa dell'equipaggio, annuncia che in camper ci sono 31 gradi, questo dietro, con finestra e oblò semi aperti, mentre davanti, dietro il parabrezza, ce ne saranno almeno dieci in più. Alle 13.00 ci fermiamo per il pranzo nel parcheggio Tir dell'area di servizio San Martino Est, circondati da autisti ucraini in sosta forzata, dato che è domenica. Il caldo è veramente insopportabile, per fortuna spira un poco di vento, Blonde non ne vuole sapere di mettere le zampe sull'asfalto rovente. Ripartiamo alle 15.40, appena finito il gran premio di F1, con 34 gradi nel camper. Per le 17.00 siamo a Milano Sud senza aver incontrato eccessivo traffico. Percorriamo la tangenziale ovest con relativa celerità e, tre quarti d'ora dopo, siamo fermi all'area di servizio Lario Est. Giusto il tempo di scoprire che non vendono né il bollino per le autostrade svizzere, né le ricariche omnitel. Telefoniamo a casa per avvertire che non siamo ancora al giusto punto di rosolatura e ripartiamo. Alle 18.20 passiamo la frontiera di Chiasso ove un'arcigna doganiera svizzera ci chiede 30 euro per il bollino e 5 franchi di resto. Non vuole vedere documenti, certificati di vaccinazione, né pesare il camper, vuole solo i soldi. Un volta che li ha ottenuti, ci invita a toglierci di mezzo alla svelta perché deve vendere altri bollini. Alle 19.00, con la temperatura in leggero calo, lasciamo finalmente l'autostrada a Bellinzona per prendere la N13 verso il Passo del San Bernardino. Per gli svizzeri anche questa è un'autostrada, ma lo è solo per farsi pagare il bollino, in effetti si tratta di una buona superstrada almeno nel primo tratto della Val Mesolcina, ampia e verdeggiante. Alle prime asperità, sotto le rovine del castello di Mesocco, la strada diviene una normale statale e cominciano a comparire stupendi panorami alpini. La salita è faticosa e lenta, in compenso è molto appagante in quanto a paesaggi. Dal confine in poi il traffico è stato molto scarso e, in questa valle, quasi nullo, in compenso abbiamo avvistato le prime auto targate Liechtenstein. Alle 20.00 arriviamo al piazzale antistante l'imbocco della galleria del San Bernardino, raccomandatoci da Gianni Andreoletti, dove getteremo l'ancora per la notte. Il piazzale si trova tra la galleria e il paese, che sistende sotto di noi, in un paesaggio sublime. L'aria è rinfrescata ma la cosa ha giocato un brutto scherzo a Roberto che, guidando con il finestrino aperto, è colpito da un doloroso attacco di cervicale. La più felice è Blonde che, insieme a Diana, scorrazza nel piazzale dove sono parcheggiati altri equipaggi.

Sommario delle tappe.

Lunedi 7 Luglio 2003.

Grazie alle indicazioni di Gianni siamo stati ospiti di questo piazzale strategico e, al mattino, ci svegliamo circondati di Tir, anche loro fermi a far rilassare i motori dopo la difficile salita. La temperatura interna è scesa a 15 gradi ma fuori splende il sole, mentre la notte è trascorsa tranquilla. Ci svegliamo alle 7.30 e, dopo un'ora e mezza di faccende mattutine, scendiamo a visitare San Bernardino godendoci una passeggiata piacevole e tranquilla durante la quale si rasserenano l'umore e la salute, dopo la stressante tappa portata a termine ieri.Godiamo di stupende viste sui monti circostanti, alcuni ancora innevati, le numerose cascate e una salutare bevuta alla ferrosa fonte San Bernardino. Il paese pullula di fontane da cui sgorga acqua fresca e limpida. Blonde sembra rinata, dopo gli eccessi di caldo di ieri, i 27 gradi di oggi sembrano una manna. Alle 10.45 leviamo le ancore, non percorriamo la galleria ma ci inerpichiamo sui tornanti verso il passo. La salita è tortuosa e lenta, nonostante la pendenza non sia eccessiva, prima e seconda marcia hanno la loro giusta razione di strada. Ci fermiamo un paio di volte per scattare foto e goderci panorami stupendi sulla vallata percorsa dal Moesa, che stiamo per abbandonare. Alle 11.20 siamo al Passo del San Bernardino, 2065 metri slm, con sosta di rito appena passato l'ospizio. Dopo la tradizionale foto ricordo sotto il cartello, rilassante passeggiata lungo il bordo del lago. Blonde sgroppa libera e felice tra i cardi e il cotone, molti motociclisti. Tornati al camper decidiamo di pranzare prima di riprendere il viaggio. Il torrente che passa di fronte al camper si getta nel lago da cui nasce il Moesa, affluente del Ticino che, confluendo nel Po, porta quest'acqua nell'Adriatico. Un centinaio di metri più in là, un altro torrente è uno dei bracci sorgenti del Reno Posteriore, Hinterrhein, che porta le sue acque a sfociare nell'Atlantico a sud di Rotterdam. Altra passeggiata, dopo mangiato, sul costone dietro l'ospizio, per godere di altre meravigliose prospettive. Partiamo alle 14.00 per cominciare a seguire il filo conduttore di questo viaggio il grande fiume Reno. Dopo venti minuti di accorta discesa, siamo a valle e riprendiamo l'autostrada, stile svizzero, N13. Alle 14.45 ci fermiamo in un'area di sosta, cercando di fare rifornimento d'acqua, ma non ci riusciamo in quanto la portata della fontanella è allo stadio terminale. Vorremmo anche vedere le profonde gole della via Mala, ma non riusciamo a trovare il modo di sostare. Strana questa Svizzera, così ricca di attrattive è capace di rendere così difficile la sosta da rendere pressochè impossibile la loro godibilità. Alle 16.00 arriviamo al campeggio CampAu di Chur dove ci sistemiamo con l'intento di farci scappare anche una fugace visita in centro. Primo intoppo, non ci riesce di caricare acqua. Campeggio tranquillo, sulle sponde del Reno, caro come quasi tutto in Svizzera. Scopriamo che lo stesso risultato lo avremmo ottenuto parcheggiando nel grande e alberato parcheggio degli impianti sportivi, recandoci in piscina ci saremmo potuti fare la doccia e avremmo potuto dormire nel parking. Il colegamento con il centro è assicurato dal bus 2, che serve gli impianti sportivi, che impiega circa 10 minuti per arrivare alla stazione e viceversa. Passa frequentemente di fronte all'entrata del campeggio, ove fa anche fermata. Dopo cena facciamo una breve escursione lungo la pista ciclabile di fianco al fiume. E' già grande e impetuoso ma mantiene il colore smeraldo del ruscello di montagna. Ormai il Reno Anteriore e Posteriore si sono fusi e qui, a Coira, accolgono il loro primo grande affluente il Plessur. Al rientro nel campeggio acquistiamo dei gelati alla recemption che la signorina Rottenmaier, che gestisce il ristorante, non ci lascia consumare seduti ai suoi tavoli.

Sommario delle tappe.

Martedi 8 Luglio 2003.

Sveglia alle 8.00 dopo una dormita tombale. Il tempo è sereno, il sole caldo e già cocente. Con la lavata di ieri pomeriggio, il vento della valle e il sole caldo abbiamo completamente reintegrato il guardaroba. Partiamo alle 10.10 dopo un rifornimento abusivo di acqua dai rubinetti a vite dei lavapiedi esterni al blocco servizi. Per fortuna la signorina Rottenmaier non si è accorta di nulla. Per lasciare Chur ci resta più comodo riprendere l'autostrada e così facciamo. Usciamo, praticamente subito, a Bad Ragaz, per prendere la direzione del Liechtenstein. Con nostra grande sorpresa attraversiamo Maienfeld (http://www.maienfeld.ch/) graziosissimo e caratteristico, nientemeno che il villaggio di Heidi, unico problema è difficilissimo parcheggiare, ed infatti noi non ci riusciamo. Continuiamo per la nostra strada e appena usciti dall'abitato siamo circondati di vigneti, il paesaggio è idilliaco. Presto entriamo in un bosco e ai lati della strada incontriamo diverse sculture effettuate sui monconi degli alberi caduti o tagliati, aria fresca e serena, cinguettio di uccelli. Ci fermiamo in una radura, mentre la strada sale, qualcosa non ci convince nei freni. Breve consulto e decidiamo di far effettuare un controllo. L'officina Iveco più vicina è a Landquart, già passato, ma non possiamo tornare indietro. Proseguiamo e, alle 11.25, entriamo in Liechtenstein per uscirne subito, superando il Reno, e riprendere l'autostrada in senso opposto e raggiungere l'officina Iveco. Appena entrati a Landquart chiediamo informazioni all'officina ford Weibel (http://www.garageweibel.ch/) ove troviamo il proprietario che parla italiano e ci convince che i freni sono tutti uguali e il controllo lo può benissimo fare la sua officina. Ci conceda rapidamente dicendoci che il mezzo sarà pronto verso le 15.30. Approfittiamo per cercare un posto ove pranzare. Lo troviamo nei pressi della stazione ma, purtroppo, i cani non sono ammessi, così prendiamo alcuni panini e un paio di bibite e andiamo sotto i portici della stazione a pranzare su una panchina. Fa un caldo che sembra Siviglia, così decidiamo di andarci a rinfrescare percorrendo la riva del fiume, altro affluente del Reno. Per l'ora stabilita siamo all'officina. Il signo Weibel si cucca 135 franchi in contanti rifiutando cortesemente sia la carta di credito che le lettere di credito del Touring Club in quanto, lui dice, lavoro subito, soldi subito. Ci fa pagare il cambio di olio dei freni e un'ora di lavoro. Alle 15.40, dopo esserci riforniti, alla farmacia di fronte all'officina, di Novalgina per la cervicale di Roberto, ripartiamo e ripercorriamo la medesima strada. Maienfeld, i vigneti, il bosco, la salita e il difetto ai freni, il signor Weibel non ha risolto un tubo. Riflettendo sul fatto che tutto il mondo è paese, alle 16.00, rientriamo in Liechtenstein e, dopo mezz'ora arriviamo a Vaduz (http://www.vaduz.li/) senza rendercene conto in quanto seguendo un bus di linea ci siamo disinteressati dei cartelli. Non troviamo indicazioni per il parcheggio camper per cui, su indicazioni del gestore del distributore Agip ove facciamo rifornimento, ci dirigiamo al Rheinpark Stadion immenso parcheggio per bus e vetture con colonnina servizi gratuita ma mal posizionata. In pratica alla rotonda posta vicino alla Rathausplatz è necessario seguire le indicazioni per il parcheggio bus fino a raggiungere il Reno. Il parcheggio è proprio di fronte allo stadio. Facciamo comunque camper service, in quanto c'è un ampio spazio di manovra, e ripartiamo alla ricerca del parcheggio del castello. Non troviamo nulla, così, alle 17.45, decidiamo che ne abbiamo abbastanza e dirigiamo verso Costanza. Raggiunta rapidamente Schaan, lasciamo questo piccolo principato ripassando sul Reno e rientrando in Svizzera. L'autostrada, che abbiamo ripreso a Buchs, fiancheggia l'argine del Reno così, per le 18.20, siamo a St. Marghereten. Prendiamo la viabilità ordinaria, in modo da costeggiare il più possibile il lago. Attraversiamo diversi abitati, quasi tutti votati al turismo acquatico e non tanto caratteristici. Alle 19.00 arriviamo al parcheggio del supermercato Jumbo di Horn, riservato ai clienti dalle 7 alle 19 e libero dopo tale ora. Proviamo a fermarci per la notte. Il parcheggio è immenso e deserto, dopo la chiusura del magazzino. Si trova proprio in riva al lago, ove Blonde intavola una animata discussione con le papere e i cigni che tutelano i loro pulcini. Facciamo una rilassante e piacevole passeggiata, arrivando fino al porto turistico di Steinach (http://www.steinach.ch/) incontrando una quantità di oche, cigni, papere, aironi e cormorani. Vediamo distintamente la sponda tedesca del lago e i numerosi battelli che fanno la spola. Torniamo al camper che sono le 20.40, ceniamo e riusciamo per vedere le sponde del lago illuminate, poi tutti a nanna.

Sommario delle tappe.

Mercoledi 9 Luglio 2003.

Sveglia alle 7.00 come da cartello, notte tranquilla e silenziosa. Il primo treno è passato verso le 5.00 del mattino. La sveglia è al ritmo di disco dance proveniente dall'auto di un dipendente del magazzino posta a volume giovanile. Partiamo alle 8.10 riprendendo la statale costiera verso Romarshorn. Alle 9.00 siamo al parcheggio P2 Dobele di Konstanz (http://www.konstanz.de/) dopo aver costeggiato il lago e attraversato una regione piuttosto anonima e rurale con coltivazioni di granturco, fragole, mele e grano. Rientriamo alle 14.00 dopo aver raggiunto l'ufficio informazioni aver aquistato la piccola guida in italiano, peraltro disponibile su internet (http://www.konstanz.de/imperia/md/content/tourismus/8.pdf) ed aver seguito il più breve dei percorsi suggeriti. Abbiamo costeggiato il lago, il Konsil ancora in restauro, raggiunto il Rheinbrucke, abbiamo scattato alcune foto alle torri. Abbiamo poi raggiunto il munster e, sempre per i vicoli del centro siamo tornati in Marktstatte e alla stazione ove abbiamo pranzato da Mc Donald, per la felicità di Diana. Leviamo le ancore alle 14.30 e, rientrati in Svizzera, seguiamo fedelemente il corso del Reno ormai emissario del lago. Impieghiamo un'ora per raggiungere il parcheggio all'ingresso del paese di Stein am Rhein (http://www.steinamrhein.ch/).Qui vogliamo rigraziare Alessio Lavarda e Annalisa Re Calegari che, con il loro diario, ci hanno invogliato a prevedere una tappa in questo meraviglioso borgo. Paghiamo il parking per due ore, e ci avviamo alla visita. Ci vogliono veramente tutte e due, e forse sono anche poche. Il villaggio è una vera bomboniera, che noi godiamo appieno. Rientriamo alle 17.20 dopo la appagante visita di questo gioiello che paragoniamo a Rothenburg o.d. Tauber. Il caldo si mantiene a livelli torridi, Blonde invece di salire sul camper ci si infila sotto e non sbaglia perché dentro troviamo 37 gradi. Apriamo le finestre e le porte in modo che tutto si raffreddi un poco. Prima di raggiungere il paese ci sono alcuni parcheggi che consentono, in periodi caldi come questo, di accedere a delle spiagge sul fiume e di fare il bagno, come quel gruppo di ragazzi che si gettavano in acqua direttamente dal ponte in pieno centro. Partiamo che sono le 17.45 e, in meno di un'ora, arriviamo al parcheggio camper di Neuhausen am Rheinfall (http://www.rheinfall.com/). Parcheggiamo agevolmente sotto gli alberi, nell'immenso spiazzo quasi deserto. Effettuiamo subito una discesa di perlustrazione, per organizzarci al meglio per la visita di domani. Già la perlustrazione è di per sé appagante, comunque troviamo informazioni per fare il giro delle cascate, veramente belle e possenti come descritte. Non c'è confusione, ogni attività turistica cessa alle 18.30, per cui foto da cartolina. Al ritorno al camper scopriamo che nel blocco servizi è possibile fare le docce, con 1 euro due minuti e mezzo di acqua calda interrompibile. Dopo una giornata come quella di oggi si pagherebbe oro per una doccia comoda, anche fredda. E' comunque agevole anche il carico e lo scarico volendo usare i servizi del mezzo. Dopo le docce, e un poco di bucato, ceniamo, poi usciamo per vedere le cascate illuminate. Facciamo mezzo giro, e mezzo rullino di foto sperando che vengano tutte, e di questo dobbiamo rigraziare Livio e Daniela e il loro diario. Andiamo a dormire alle 23, quasi controvoglia.

Sommario delle tappe.

Giovedi 10 Luglio 2003.

Sveglia alle 8.00, notte tranquilla e fresca. Anche oggi splende il sole, ma noi siamo posizionati sotto le querce, in riva al fiume, e il mezzo è ancora in ombra. Scendiamo alle cascate alle 9.30. Arrivati a valle, trascuriamo il castelletto Worth, oggi attrezzato a vendita souvenir, ristoro e attracco per le barche e costeggiamo il bacino sulla sinistra, fino ad arrivare di fianco al salto, di circa 20 metri, che effettua il Reno con tutta la sua portata. Il fronte delle cascate è di circa 150 metri interrotto da tre roccioni che contibuiscono ad aumentare la pressione dell'acqua. Saliamo sul ponte della ferrovia, alle spalle del salto, poi fino su al borgo del castello Lufen sulla riva opposta. Arrivati al piazzale discendiamo il sentiero e poi le scale per arrivare alla piattaforma Kanzeli, che si protende fin quasi dentro l'acqua. Partono raffiche di fotografie a ritmo giapponese. La risalita la effettuiamo per la scalinata privata e, anche da qui, imprimiamo stupende immagini con vedute dall'alto delle cascate e del bacino, ormai frequentemente solcato dalle imbarcazioni che fanno la spola tra le due sponde e il roccione centrale. Blonde, sempre al nostro seguito, con tutti questi saliscendi è sfiancata e non perde occasione per sdraiarsi a terra. Ritornati alla cima della scalinata, acquistiamo qualche souvenir, poi pranziamo con i panini acquistati al ristoro. Scendiamo di nuovo alla ferrovia e ripassiamo dalla parte a valle. Lungo tutto il camminamento numerose fontanelle ci consentono un rifonimento costante di acqua fresca, anche per la gioia di Blonde che ha terminato la lingua da tirare fuori dalla bocca. Prima di lasciare il posto facciamo un breve consulto se effettuare o meno un giro in barca, Roberto vorrebbe fare l'escursione sotto il salto, le donne, che sono la stragrande maggioranza, decidono per il roccione centrale. Si parte di fianco al castelletto Worth e, in pochi minuti, si arriva al roccione. La salita al belvedere è ripida e va effettuata a senso unico alternato, essendo le scale molto strette. Il posto in cima è limitato, quattro o cinque persone, la visuale è bella, ma le vedute dalla scala privata del castello Lufen sono migliori, comunque è una bella esperienza. Rientriamo al camper che sono le 14.30 e, dopo esserci un attimo scaricati di zaini e borse, ci accorgiamo che tutte le foto scattate sono andate perdute in quanto la pellicola nella macchinetta, alla fine, si è tranciata. Siamo tutti tristi e sconfortati perché avevamo fatto un servizio fotografico coi fiocchi, dalla notturna di iersi sera, alla mattinata di oggi fino alla gita in barca. Prima di partire scarichiamo le grigie e facciamo il pieno di acqua. Pagati 17 franchi per la sosta, leviamo le ancore alle 15.15. Poco prima delle 16.00 rientriamo in Germania dopo aver percorso la statale N13 fino al confine, attraversando un paesaggio rurale e agricolo. Dopo la frontiera la strada, divenuta N34, ci conduce a Waldshut dove ritroviamo il Reno, ormai fiume maturo ma ancora irruento. Percorriamo la riva destra in un susseguirsi di centri abitati piuttosto anonimi. Arrivati a Rheinfelden, lasciamo che il fiume raggiunga e attraversi Basilea, mentre noi prendiamo la nuova autostrada per Lorrach e, dai qui, la A88 fino ad incrociare la A5 sulla quale ci immettiamo in direzione nord. Tutta costruita a lastroni è un vero martirio, la lasciamo disperati all'uscita di Neuenburg, per passare sulla più comoda ed egualmente scorrevole statale N3 cilindrata a dovere. Alle 18.30 arriviamo alla affollata area di sosta di Breisach am Rhein. Nonostante sia ampia e parzialmente alberata, trovare un posto all'ombra è come vincere all'enalotto. Comunque ci sistemiamo decentemente, il sole anche se ancora alto, sta avviandosi al tramonto. Durante il trasferimento nessuno ha avuto il coraggio di parlare, siamo profondamente dispiaciuti per aver perso tutte le splendide foto scattate alle cascate. Paghiamo i 5 euro della tariffa, facciamo due passi sulla sponda del fiume, dall'altra parte c'è la Francia, infine allestiamo una succulenta cena esterna.

Sommario delle tappe.

Venerdi 11 Luglio 2003.

Sveglia alle 7.45, il cielo è assolutamente limpido e il sole ha già scaldato il camper. Alle 8.00 arriva strombazzando la Smart che vende il pane e i dolci. Partiamo alle 10.15 senza riprendere l'autostrada. Sempre costeggiando il Reno verso nord, percorriamo una strada articolata, attraversando una zona solitaria coltivata a vite e granoturco. Aggiriamo le colline del Kaiserstuhl e, in tre quarti d'ora, siamo al parcheggio per camper dell'Europa Park (http://www.europa-park.de/) di Rust. Nella tariffa, 5 euro il giorno e 12 euro la notte, da pagare all'uscita è compreso l'allaccio elettrico e l'uso del blocco servizi con docce calde gratuite. Troviamo un buon posto, sotto un albero all'ombra, con il vento che rende il tutto molto gradevole. Entriamo nel parco alle 12.30 restando sorpresi dall'invito a non lasciare i cani nei veicoli nel parcheggio ma a portarli nel parco al guinzaglio, altro che Eurodisney. Data la calura della giornata, i giochi più gettonati sono quelli con l'acqua. Il parco è organizzato a tema per nazioni. Noi, dopo una salita alle stelle per dare un'occhiata dall'alto e orientarci meglio, cominciamo con le montagne russe Poseidon, nella zona della Grecia. Diana, non contenta dell'acqua presa sulla zattera, si porta nella zona di planaggio lasciandosi inzuppare completamente. Mangiamo i nostri panini seduti su una panchina, poi proviamo la Maledizione di Cassandra che ci fa digerire di nuovo il tutto. Prendiamo poi il trenino alla stazione e scendiamo nel quartiere spagnolo, da dove ci portiamo in quello austriaco, per andare a percorrere le rapide tirolesi, altre montagne russe a base di acqua. All'uscita altro giro, poi il gelato, quindi direzione Scanadinavia. Il nostro obiettvo è il Fijord Rafting. Ancora acqua, stavolta anche da sopra. Effettivamente questa è l'unica attrazione per la quale sarebbe stato complicato effettuare il bis a causa della lunga coda di attesa, per tutte le altre non abbiamo mai aspettato più di cinque minuti. Questo è un parco estremamente vivibile, almeno in luglio e nei giorni infrasettimanali. Ci siamo tutti divertiti un mondo. Presto arriva l'ora di chiusura, in questa stagione potrebbero almeno tirarla fino alle 20.00, invece alle 18.30 si esce tutti. Rientriamo al camper, nonostante i bagni, il caldo è veramente torrido e non concede tregua. Il vento, che era presente stamattina, è cessato ed ora nel camper, anche dopo la consueta apertura di raffreddamento, non riusciamo ad abbassare la temperatura sotto i 33 gradi. Le docce del blocco servizi sono gratuite, comode e, fino alle 18.00, anche pulite, dopo ovviamente, vengono utilizzate massicciamente dagli ospiti dell'area di sosta, che ha anche una sezione per campeggiaotri con tenda e, al posto dei bungalow, un origianle villaggio di tipì da pellerossa. Anche stasera, oltre al bucato, si mangia fuori ...... dal camper naturalmente. Annaffiamo i nostri pasti con freschissime Weissbier che acquistiamo al chiosco, avendo cura di restituire il vuoto per avere indietro la cauzione.

Sommario delle tappe.

Sabato 12 Luglio 2003.

Sveglia alle 8.00, notte tranquilla e cielo, ovviamente, sereno. Spira una leggera brezza che rende la temperatura accettabile, comunque si annuncia un'altra giornata sahariana. Partiamo alle 9.45, dopo aver pagato alla cassa automatica 22.60 euro ed aver riscosso la cuzione delle bottiglie di birra al chiosco che, comunque, vende anche pane e dolci. Già a Grafenhausen, qualche chilometro a nord, siamo fermi di fronte al supermercato per fare la spesa. Tra spesa al supermercato, rifornimento alla stazione di servizio Shell e camper service, 1 euro per lo scarico più 1 euro per il pieno di acqua, alla stazione Esso dall'altra parte dell'autostrada va via quasi un'ora. Cerchiamo di recuperare un poco percorrendo la A5 e lasciandola quasi subito, all'uscita di Lahr. Ci immettiamo sulla statale 36 seguendo la quale incontriamo ancora coltivazioni di granoturco e crocifissi, prima e dopo gli abitati, tanti crocificci in pietra rosa. Superata Kehl, ancora coltivazioni fino ad arrivare all'abitato di Freistett ove troviamo, appena passato il ponte sul torrente Rench, una sistemazione per il pranzo che non ci lasciamo sfuggire. Un'ombra fittissima sotto un enorme olmo, posto proprio davanti all'entrata di un Sexy Night Club, ovviamente a quest'ora chiuso. Pranzato piacevolmente al fresco, lasciamo il parchegio del Pussy Cat alle 14.40, proseguendo lungo la N36 verso Rastatt. Contiamo una lunga serie di crocifissi di pietra rossa, come dei calvari lungo la via crucis. Dopo un lungo tratto di strada abbastanza anonimo e noioso, lasciamo la N36 per la N39 che ci conduce Speyer (http://www.speyer.de/) attraverso il ponte su un Reno grandioso, ma in evidente stato di carenza di acqua. Spira è una di quelle tante città lungo la valle del Reno sorte su fortilizi romani e divenute poi importanti soprattutto nel medioevo. Lasciandoci trasportare dal traffico raggiungiamo e ci fermiamo nel parcheggio a pagamento del museo della Tecnica ove, tra l'altro, è disponibilie un'area riservata a pagamento per i camper. Intendiamo fermarci un paio di ore per cui preferiamo il parcheggio ordinario, anche se fortemente assolato. Raggiungiamo il centro a piedi in dieci minuti, visitiamo a turno il meraviglioso Kaiserdom, in stile romanico, e la sua cripta. Le chiese sono gli unici posti ove Blonde non è ammessa. Attraversata la piazza, percorriamo l'ancora animata Maximilianstrasse fino ad arrivare all'Altportel. Con i suoi 55 metri è la più alta porta d'ingresso di una città tedesca. Ancora passeggiando, torniamo al Kaiserdom che aggiriamo, passando per il vasto parco che lo circonda, fino a tornare al parcheggio. Ovviamente il camper è surriscaldato, e necessita della solita operazione di raffreddamento ad aria, nel frattempo valutiamo se sia il caso di proseguire o fermarci nell'area camper a 18 euro 'all inclusive'. Decidiamo di rischiare e ripartiamo. Alle 19.00 leviamo le ancore diretti a Worms. Alla periferia della città ci immettiamo sulla A61 diretti a nord, in modo da evitare l'attraversamento di Mannheim e Ludwigshafen. In un'ora arriviamo all'area attrezzata, senza vergogna, dal sindaco di Worms (http://www.worms.de/) per i camper, in riva la Reno, di fianco al Nibelungenbrucke. Si tratta di uno spiazzo sterrato e polveroso, recintato, con qualche informazione toponomastica della città, sotto vecchie strutture arruginite del porto fluviale, che fanno una pessima impressione. Sono già presenti una quindicina di mezzi, comunque troviamo facilemente posto. Dopo cena ci facciamo una breve passeggiata nei giardini, posti sul lungofiume a poca distanza dall'area, e possiamo così vedere l'intenso traffico, anche nottruno, delle chiatte che salgono e scendono il fiume.

Sommario delle tappe.

Domenica 13 Luglio 2003.

Sveglia alle 8.00, notte tranquilla e silenziosa. Il cielo è sereno così, alle 9.00, il camper già caldo ci invita da uscire per la visita della città. Fuori spira una fresca brezza mentre sul fiume continua, nonostante la giornata festiva, l'interminabile processione di chiatte in un senso e nell'altro. Con molta fatica, arriviamo fino al Dom St. Peter (http://www.wormser-dom.de/) navigando a vista, data la quasi totale assenza di indicazioni. Troviamo la cattedrale, altro importante monumento romanico risalente all'anno mille, assediata da birrerie ambulanti, a causa del prossimo festival. Anche la visita è un poco complicata in quanto, essendo giorno festivo, sono in corso le funzioni domenicali e le visite interdette. Riusciamo comunque a veder qualcosa, ma molto in fretta. Un poco infastiditi e delusi, sulla via del ritorno, ci fermiamo a pranzo da Mc Donald, posto nella zona pedonalizzata, e unico esercizio aperto, in una città praticamente deserta. Passeggiando arriviamo al Nibelungenbrucke che, seppur non annoverato tra i monumenti cittadini, è molto scenografico e consente una vista piena del Reno, oltre che una ampia veduta sui tetti della città. Rientriamo nel forno del camper alle 12.30 e lo lasciamo raffreddare per quasi mezz'ora prima di ripartire. Percorriamo per un breve tratto la N9 verso Mainz, poi ci immettiamo nuovamente sulla A61 diretti a Bingen. Attraversiamo una regione coltivata esclusivamente a vigneti, non pensavamo di trovarne tanti. Alle 13.45 siamo all'uscita dell'autostrada di Bingen (http://www.bingen.de/) e iniziamo a percorrere la statale N9 lungo la riva sinistra del Reno. Siamo estasiati, diversi castelli, alcuni in rovina, si susseguono sulle alture da una parte e dall'altra del fiume che, ricevute a Magonza anche le acque del Meno, è quasi al massimo della sua potenza. Alle 14.10 arriviamo all'area camper gratuita di Bacharach (http://www.bacharach.de/) posta sulla destra, appena entrati in paese, proprio sulla riva del fiume. E' quasi piena, ma riusciamo a prendere il posto di un camper olandese che parte. Scendiamo in spiaggia per bagnarci i piedi e prendere un poco di tintarella e, dopo quasi un'ora di andirivieni di chiatte e battelli turistici, ci avviamo alla visita del piccolo centro. Sottopassiamo sia la statale che la ferrovia e veniamo così catapultati d'incanto direttamente nel Markt circondati da caratteristiche facciate a graticcio. Immancabile, e subito sfruttata, la gelateria italiana. Dall'alto domina il castello fortificato di Staleck, raggiungibile con una scala da circa mille gradini. Passeggiando, senza sapere bene dove poggiare lo sguardo per non perdere nulla, finiamo in una specie di piazza, che sembra il cortile di una casa, tanti sono i fiori presenti, attraversata dalle aque fresce di un torrente. Pienamente appagati della visita riprendiamo la marcia alle 16.20, sempre percorrendo la riva sinistra del fiume. Ci fermiamo dopo venti minuti, appena passata la roccia di Loreley (http://www.loreley-touristik.de/) e il castello di Pfalzgrafenstein in mezzo al fiume, a St. Goar (http://www.st-goar.de/), dove approfittiamo del deserto parcheggio dei bus, tra l'altro gratuito la domenica. Scendiamo nuovamente al fiume e la tentazione di fare il bagno è forte. L'acqua non è assolutamente fredda ma, anche se lo fosse, con questo caldo sarebbe un piacere. Il centro è meno caratterstico di Bacharach, ma altrettanto animato e pieno di negozi di souvenir ad uso turistico. Sperimentiamo una merenda alla tedesca, godendoci tre enormi fette di torta che Roberto accompagna con il locale caffè luuuungo, Alessandra con un cappuccino e Diana con dell'acqua così gassata che a berla tutta poi si decolla. Siamo veramente sazi, solo Blonde non ha racimolato nulla. Alle 18.15 si riparte per Coblenza. In breve superiamo Boppard (http://www.boppard.de/), altra bellissima cittadina ove notiamo anche una teleferica utile per le vedute della valle dall'alto. Sempre seguendo la N9, facilmente arriviamo alla periferia di Koblenz (http://www.koblenz.de/) e, anche approfittando dello scarso traffico, riusciamo in un modo o nell'altro, a raggiungere per le 19.00 il Rhein Mosel Camping. Impieghiamo tre quarti d'ora per trovare posto. Il campeggio è pieno, anche alla reception lo ammettono, alla fine troviamo un buco un poco precario, con il muso del camper nella dinette di una roulotte olandese che sembra, a ragione, non gradire, comunque con l'allaccio elettrico. Di ospiti italiani neanche l'ombra. Siamo praticamente di fronte al monumento più noto di Coblenza, l'imponente statua del Kaiser Wilhelm Denkmal posta sul Deutsches Eck (http://www.deutsche-schutzgebiete.de/deutsches_eck.htm), l'angolo tedesco, formato dalla confluenza della Mosella nel Reno. Questo fenomeno è poi quello che ha dato origine al nome della città, infatti i romani chiamarono questo posto 'Confluentia'. Dopo le docce di rito, per la cena ci orientiamo verso la pizzeria del campeggio. L'esperienza ce la potevamo anche risparmiare, in tutti i sensi, anche le birre, bevute senza bicchiere, non erano un granché.

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Lunedi 14 Luglio 2003.

Sveglia alle 8.00, notte tranquilla accompaganta dall'incessante traffico di chiatte sul fiume. Anche oggi splende il sole e già abbiamo 25 gradi nel camper. Usciamo alle 9.30 prendendo il traghetto, per sole persone, per attraversare la Mosella e giungere rapidamente al Deutsches Eck. Troviamo Coblenza una città fuori dallo standard caratteristico tedesco, molto efficiente ma troppo moderna. Le ricostruzioni post belliche non hanno tenuto conto della tradizione. In pratica le cose più belle da vedere sono il monumento al Kaiser Gulgielmo, sul Deutsches Eck, e il panorama dela castello di Ebrestein, sulle alture della sponda opposta del Reno. Per il secondo non troviamo un bus di linea che lo raggiunga, mentre quelli turistici sono a prezzi spropositati. Per il primo, salendoci dentro, è facilmente verificabile il sesso del cavallo. Giriamo comunque il centro, raccolto in poco spazio. Effettuiamo, senza problemi un prelievo presso il bancomat della Sparekasse del Rathaus, riusciamo ad ingannare Blonde, facendola bagnare dall'improvviso schizzo della fontana dei bambini in Jesuitenplatz, infine pranziamo piacevolmente ed economicamente con insalate in una specie di bar del centro, evitando i carestosi ristoranti italiani che offrono vari tipi di pasta. Arriviamo fino al Balduibrucke poi, con il solito battello, torniamo rapidamente al camping. Partiamo alle 15.00 dopo aver effettuato tutte le operazioni di camper service ed utilizzato il comodo scarico a pozzetto. Prendiamo nuovamente la N9 con la quale superiamo prima Andernach, poi Sinzig e Remagen fino a tuffarci dentro Bonn (http://www.bonn.de/). L'attraversamento della ex capitale tedesca è abbastanza impegnativo, le auto parcheggiate lasciano pochi spazi di manovra e nessuno per la sosta. Usciti a nord della città senza aver avuto modo di vedere nulla, confluiamo sulla A555 che ci catapulta direttamente dentro Colonia. Arriviamo a Koln (http://www.stadt-koeln.de/) sbagliando indicazione e saltiamo subito uno svincolo, ritrovandoci così nel caotico traffico di fine giornata. Recuperiamo presto la giusta direzione grazie alle intuizioni del navigatore e, dopo un bel peregrinare, riusciamo ad attraversare il Severinsbrucke, oltre il quale ritroviamo le indicazioni del campeggio (http://de.geocities.com/campingkoeln/), anch'esso segnalatoci da Gianni, che raggiungiamo alle 17.30 e posto quasi sotto il ponte della A3/A4. Ci sistemiamo con calma nel capiente prato, sotto un enorme albero, sempre in riva al fiume. Bighelloniamo un poco, pianifichiamo la giornata di domani e infine ceniamo fuori, sempre dal camper. Stasera il sole è tramontato alle 21.30 dietro alle romantiche ciminiere di Colonia

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Martedi 15 Luglio 2003.

Colonia è nota soprattuo per tre cose, il carnevale, la sua cattedrale e l'acqua. L'acqua di Colonia fabbricata per la prima volta nel 1709 da un italiano Giovanni Maria Farina (http://www.farinagegenueber.de/) e, da allora, famosa in utto il mondo. Sveglia alle 8.00, quella passata è forse la notte meno tranquilla dall'inizio del viaggio. Avvertiti con continuità sia il traffico autostradale che il movimento delle chiatte sul fiume. Anche oggi si annuncia una giornata torrida, il cielo è sereno e il sole è già alto. Per raggiungere il centro dobbiamo salire sul ponte dell'autostrada, attraversare il fiume e prendere il tram 16 che, provenendo da Bad Godesberg, a sud di Bonn, arriva fino alla stazione centrale. Usciamo alle 9.45 e impieghiamo venti minuti per attraversare il Reno, poi altri quaranta per arrivare alla stazione centrale. La cattedrale (http://www.koelner-dom.de/) è proprio all'uscita della metropolitana, nera e imponente, si staglia maestosa nel cielo con ilsuo stile gotico, importato dalla Francia. L'interno, oltre che affollato, è ricco di opere d'arte, tombe, statue, icone. Dietro l'altar maggiore si trova l'urna dorata con le reliquie dei Re Magi, portate, da Milano, qui per volere di Federico Barbarossa, e per custodire le quali è stata costruita l'intera cattedrale in ben seicentocinquanta anni. Portata a termine la visita, con il solito sistema dei turni per custodire Blonde, incoscientemente ci diamo allo shopping percorrendo Hohenstrasse e Schildergasse fino ad arrivare a Neumarkt. Effettivamente, come dicono le guide, è possibile trovare qualche buon affare, ma niente di particolarmente eccezionale. Piuttosto è da tenere presente l'elevato costo di qualsiasi cosa sia fresca dai gelati, alle bibite. In compenso qui, al contrario di tutto il resto della Germania, accettano le carte di credito per cui compriamo cartoline e, ovviamente, Acqua di Colonia approfittando, come altri, dell'aria condizionata dei negozi per un poco di refrigerio. Rientriamo, praticamente lessati, alle 18.30 con lo stesso sistema della mattina, tram e ponte sul Reno. Il camper, sotto l'albero, è fresco e ci accoglie a braccia aperte. Blonde, dopo aver abbondantemente bevuto, si sdraia sul prato e non risponde ad alcun richiamo fino a cena. Anche Colonia deve le sue origini alla conquista romana della regione. Le tracce di tutto ciò sono ampiamente presenti nella città, in parte raccolte nel Romish Germanisches Museum (http://www.museenkoeln.de/roemisch-germanisches-museum/), di fianco alla cattedrale, essa stessa eretta sulle rovine di un tempo al dio Mercurio. Ci sono poi il Pratorium con le rovine del palazzo legatorio romano, ove furono proclamati imperatori Vitellio e Traiano, poi Santa Maria im Kapitol eretta sulle fondamenta di un tempio dedicato alla Triade Capitolina. Anche l'arte romanica è molto rappresentata con notevoli monumenti come Gross St. Martin, poco distante dalla cattedrale e dal museo, Santa Maria Lyskirchen, St. Georg, St. Severin e St. Pantaleon fino a passare per St. Aposteln, il prototipo dei tutte le chiese di arte romanico renana, per finire con St. Gereon (http://www.stgereon.de/) che risulta essere la più antica chiesa di Colonia, eretta nei primi secoli del cristianesimo. Sembra che a Colonia ci siano più chiese che a Roma, quasi a testimonianza del grande influsso che ebbe l'occupazione romana di questi territori. Dopo cena, alle 22.00, scendiamo sul greto del fiume nel disperato tentativo di scattare un paio di foto alla cattedrale illuminata.

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Mercoledi 16 Luglio 2003.

Sveglia alle 8.00, sempre con cielo sereno e sole cocente. Prima di partire, ritiriamo la biancheria stesa ieri sera, così abiamo nuovamente il guardaroba integro. Partiamo alle 9.20. Dal campeggio raggiungiamo agevolmente l'autostrada A3, ripassiamo il ponte sul Reno, poi ci immettiamo sulla A1 verso sud. Mentre Diana dorme, viaggiamo per due ore con regolarità lasciando l'autostrada a Blankenheim per passare sulla statale 51. Sfioriamo i confini con il Belgio e il Lussemburgo, poi ci fermiamo una mezz'ora in una anonima area di parcheggio nei pressi di Prum. La regione dell'Eifel (http://www.eifel.de/ger/lage/), che stiamo attraversando, è veramente attraente dal punto di vista naturalistico. Dopo Prum ci immettiamo sulla A60 seguendo le indicazioni per Bitburg. Qui giunti, dimentichiamo di uscire, per riprendere la N51, così finiamo per tornare sulla A1 a Wittlich. Prendiamo al direzione Trier (http://redaktion.trier.de/), la più antica città della Germania, e, alle 13.00, arriviamo all'immenso e assolato parcheggio Hesspark, oltre la Mosella, di fronte al Mc Donalds che, ovviamente, ci ospita per il pranzo. Prendiamo poi il bus 3, che ha una fermata proprio nel parcheggio, e raggiungiamo Porta Nigra, il monumento emblematico di Treviri, dove scendiamo. Questa è la più grande porta romana pervenuta fino ai giorni nostri. Entriamo per la visita e, dall'interno, godiamo di ottime prospettive del centro città e dei dintorni collinari e boscosi. Percorriamo poi Simeonstrasse fino a sfociare in Hauptmarkt, piazza cuore della città. Giusto il tempo di ammirare la croce romanica e la bella fontana, attorniate da folle di turisti, che veniamo attratti dalla maestosità del Dom St. Peter. Questa chiesa sorge su una precedente costruzione eretta di fianco al palazzo dell'imperatore Costantino. L'interno racchiude la tunica di Cristo, una delle reliquie più venerate della cristianità. Noi, con il solito sistema dei turni, visitiamo esurientemente tutto, compresa cripta e chiostro, poi, percorrendo Liebfrauenstrasse ci spostiamo in Kostantinplatz ove sorge la Basilika. L'imponente costruzione, meglio fuori che dentro, è l'aula palatina costruita da Costantino di cui resta solo il muro di sinistra, il resto è stato ricostruito. Percorriamo poi i viali alberati e fioriti del Palastgarten fino ad arrivare alle Kaiserthermen, le antiche terme imperiali. Siamo stanchi ed evitiamo di entrare, ci accontentiamo di quello che si vede da fuori, che comunque non è poco, poi ci avviamo alla fermata del bus per tornare al camper. Per le 17.30 siamo nuovamente all'Hesspark a cercare di raffreddare il mezzo prima di ripartire. Leviamo le ancore alle 18.00, mantenedoci sulla riva sinistra della Mosella, riattraversiamo la periferia di Trier, fino ad arrivare a Schweich dove ci immettiamo sulla N53 per discendere la valle della Mosella (http://www.mosel-reisefuehrer.de/). Fatti pochi chilometri, a Mehring, notiamo un pacheggio per camper proprio in riva al fiume, con allaccio elettrico. Attraversiamo un bel tratto di vallata coltivata completamente a vigneto. Ad Ensch altro parcheggio camper, a bordo fiume, un poco più piccolo del precedente. Alle 19.00 arriviamo all'immenso parcheggio camper di Klusserath, in riva alla Mosella, a pagamento su prato, con allaccio elettrico. Tutto secondo quanto documentato da Giovanni Bonifacio. Sistemazione stupenda, agevolata dal fatto che il cielo si è coperto e, forse, minaccia pioggia. Il parcheggio, in effetti, è completamente privo di ombra. Pochi gli alberi e troppo giovani, resta comunque una sistemazione delle migliori in un ambiente incatevole. Di fronte abbiamo la Mosella, che scorre lenta verso Coblenza e il Reno, mentre alle spalle, oltre il centro abitato, le scoscese pendici della vallata completamente coltivate a vite. Alle 20.00 passa la simpatica signora, che gestisce il tutto, per riscuotere i 4.50 euro della sosta per un giorno, corrente compresa. Alle 20.30 arriva la pioggia, accompagnata da lampi, tuoni e un forte vento che fa beccheggiare il camper.

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Giovedi 17 Luglio 2003.

Sveglia alle 8.00 al termine di una notte perfetta, silenziosa e fresca. Le campane della parrocchiale di Klusserath suonano a lungo. Il cielo è variabile e il vento, ancora presente, ci fa impiegare quasi un'ora per preparare la colazione. Partiamo alle 10.00 risalendo sulla N53 in direzione Coblenza per fermarci, poco dopo superata la Mosella, presso un Markt per fare la spesa. Nonostante il tempo impiegato, sembra che di quello che serve a noi abbiano ben poco, così ci rimettiamo in marcia alle 11.20. Giunti in prossimità di Minheim notiamo l'ennesimo parcheggio camper in riva al fiume. Alle 12.00 ci fermiamo nel parcheggio P2 di Bernkastel (http://www.bernkastel.de/) e paghiamo 2 euro per 3 ore per poter effettuare la visita e il pranzo. Durante la passeggiata, lungo il fiume, per raggiungere il centro, incontriamo cigni, chiatte e traghetti per turisti. E' questo uno stupendo centro, molto caratteristico, scenografico e animato. Ci infiliamo in tutti i vicoli, scattiamo foto a ripetizione poi pranziamo in una stupenda e intima piazzetta, infine torniamo al camper che sono le 14.45. Alla scadenza delle tre ore ci rimettiamo in marcia. Scendiamo ancora lungo il fiume superando Trarbach poi a Kaimt, sbagliamo incrocio e ci infiliamo nelle strette vie di Zell. Accortici dell'errore torniamo indietro per la stessa strada godendoci la vista di un altro carattersitico villaggio. Alle 16.20 arriviamo al parcheggio della rocca di Marienburg (http://www.moselhighlights.de/ESeiten/EZellA.html). Saliamo fino al ristorante e godiamo di un immenso e stupendo panorama, dall'alto, dei menadri del fiume. Effettivamente per arrivare fino alle rovine del castello ci vorrebbe più di mezz'ora di cammino. Non ce la sentiamo, inoltre siamo appagati dalla prospettiva. Ripreso il viaggio, e superato Alf, nel villaggio di St. Aldegund troviamo le segnalazioni di un altro parcheggio camper per 5 euro al giorno. Alle 18.00 arriviamo al parcheggio camper di Cochem (http://www.cochem.de/), all'inizio del paese, un poco angusto, posto proprio sotto il castello. Usciti a fare un giro, ovviamente, troviamo tutti i negozi ormai chiusi. La cittadina è bella a scorci, con il castello che incombe su ogni vista. Acquistiamo una confezione di vini locali e rientriamo. Arrivati al camper che sono le 19.00, facciamo il punto della situazione. Abbiamo ancora un paio di ore di luce, la sistemazione di Cochem non è assolutamente all'altezza della località. Le alternative sono due. Tornare indietro fino al parcheggio camper di St. Aldegund, oppure andare avanti tentando di raggiungere Burg Eltz e pernottare nel parcheggio del castello, trovandoci già in loco per la visita di domani. La maggioranza vota per la seconda, così si riparte verso Coblenza. Seguiamo la prima indicazione che troviamo per Burg Eltz, arrampicandoci a pendenze impossibili sulle pendici della valle fino a rggiungere una specie di altopiano. Del castello neanche l'ombra e le indicazioni sono scomparse. Fortunatamente gli incroci non sono molti. Attraversiamo qualche centro abitato fino ad arrivare alla fine a Munstermeinfeld, ove ritroviamo le indicazioni. Superata Wierschem, ci inoltriamo nel bosco seguendo una strada solitaria. Alle 20.20 siamo al parcheggio terminale della strada che conduce a Burg Eltz (http://www.burg-eltz.de/). Il posto è assolutamente isolato, privo di servizi e illuminazione, completamente immerso nella foresta. Troviamo già parcheggiato un camper di Barcellona, senza gli occupanti, e ci sistemiamo nelle vicinanze. In attesa del loro ritorno facciamo una passeggiata di perlustrazione, fino a vedere finalmente il castello, poi ceniamo.

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Venerdi 18 Luglio 2003.

Sveglia alle 8.00, abbiamo trascorso la notte più silenziosa e fresca del viaggio. Gli spagnoli, a bordo di uno degli status symbol del camperismo, un fiammante Laika, prima di partire si esibiscono in un appariscente scarico selvaggio di acque grigie, poi sgommano via con lo scarico ancora aperto. E dire che ci erano sembrati persone amanti della natura avendo in camper, oltre al cane, anche la gabbietta con i canarini. Tutto per non pagare un euro alle colonnine sanitary station. Cominciano ad arrivare le auto dei lavoranti al castello. Passa il custode dei parcheggi a svuotare i cestini dell'immondizia e ci estorce 3 euro, franco ticket, per la sosta. Partiamo per la visita alle 9.30. Scarpinata con soste per le foto dall'alto fino all'ingresso della cittadella fortificata. Per visitare gli interni bisogna pagare 6 euro gli adulti e 4.50 euro gli studenti, i cani non sono ammessi. Entrano solo Diana e Roberto, mentre Alessandra e Blonde girano all'esterno. Il castello è bello e molto scenografico. Gli interni sono ricchi di arredi e suppellettili d'epoca. La visita, a gruppi con guida, dura circa un'ora e, ovviamente, con ci capiano nulla essendo in tedesco. Si salgono e si scendono due o tre piani nelle varie torri, poi si finisce nelle cucine. All'uscita, più annoiati che soddisfatti, pranziamo con panini presso il ristoro interno, all'ombra delle torri merlate. Il maniero si erge su un picco roccioso, a strapiombo su una stretta ansa del fiume Eltzbach, ed è accessibile solo attraverso una porta nelle mura a cui fa capo un ponte di roccia. Torniamo al camper attraverso un paio di chilometri di sentiero nella foresta, ambiente simile a quelle casentinesi. Rientriamo alle 12.40, camper ancora in ombra e fresco. Cielo sereno e temperatura calda. Alle 13.15 si parte per iniziare il viaggio di ritorno verso casa. Da Burg Eltz torniamo sulla Mosella ad Hatzenport, dopo una lunga e ripida discesa, anche al 15 percento. Il sole è caldo, anche se alcune nubi bianche interrompono l'azzurro del cielo. Proseguiamo brevemente lungo la valle, sempre verso Coblenza, fino a passare sotto l'imponente viadotto dell'autostrada. A Winningen seguiamo le indicazioni per lo svincolo di accesso e ci sorbiamo una nuova risalita che, una volta sull'altopiano, ci porta quasi alla periferia di Colonia. Prendiamo la A61 seguendo le indicazioni per Mainz e il sud. Viaggiamo talmente rilassati che, giunti all'incrocio di Alzey, sbagliamo colonna e dirigiamo a nord, verso Mainz. Alla prima uscita invertiamo la direzione e presto raggiungiamo nuovamente Worms. Passiamo ancora sul Reno e imbocchiamo la N47 con la quale superiamo Burstadt e, aggirando Lorsch (http://www.lorsch.de/), arriviamo ad Heppenheim (http://www.heppenheim.de/) dove prendiamo la N3 diretti a sud, verso Heidelberg. E' un susseguirsi di stupende cittadine ed anche il paesaggio circostante è gradevole, vario e colorito. Si è fatta l'ora di merenda così, alle 16.40, ci fermiamo nel primo parcheggio cittadino di Laudenbach, che la N3 attraversa pochi chilometri a sud di Heppenheim. Facciamo un poco di spesa e anche merenda con le deliziose torte della Backerei Arnold, a qualche decina di metri dal parcheggio. La signora, visto che ci spartiamo l'unica tazza di caffè che ha potuto servirci, avendolo finito, ce lo offre gratis. Ripreso il viaggio, in circa un'ora, approdiamo sulle rive del Neckar ad Heidelberg (http://www.cvb-heidelberg.de/ ). Attraversiamo parte della città poi, raggiunto il fiume, risaliamo la riva sinistra seguendo le indicazioni per il campeggio. Qui si sovrappongono due delle famose strade tedesche, lastrada dei castelli, Burgstrasse (http://www.burgenstrasse.de/), e la strada delle città universitarie. Heidelberg è un importante tappa per entrambe. Alle 18.40 siamo già piazzati in una piazzola erbosa in riva la Neckar all'interno del campeggio che porta lo stesso nome della città. Anche qui c'è un certo traffico di chiatte e navi da crociera. Come sulla Mosella il fiume è spesso interrotto da chiuse per sollevare e abbassare le imbarcazioni. Questa sera, oltre che a mangiare fuori, sempre dal camper, facciamo anche barbecue. Di fronte alla nostra sistemazione abita una famiglia di cigni con sei pulcini, ancora con le piume grigie, da allevare in competizione con papere e altri volatili. Anche Diana e Blonde sono in competizione tra di loro, l'una cercando di sfamare tutti i volatili del fiume, l'altra, presumibilmente, volendoseli mangiare. Nel preparare la cena ci accorgiamo che gli scarichi delle fontanelle per lavare piatti, biancheria e vegetali finiscono direttamente nel fiume, inoltre la direzione ci ha invitato a scaricare le grigie nei fognoli dell'acqua piovana. Se tutte le strutture turistiche si comportano così, aggiungendo gli scarichi delle chiatte e delle navi da crociera, ecco spiegato buona parte dell'inquinamento cronico dei grandi fiumi tedeschi.

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Sabato 19 Luglio 2003.

Sveglia alle 8.00, al termine della peggior notte del lotto. Il camping è stretto in una lingua di terra tra la statale e il fiume e, per utta la notte, si è sentito traffico e chiatte che andavano e venivano. Il cielo è sereno, per cui ci aspettiamo un'altra giornata molto calda. Le papere sono già in lotta con i cigni per accaparrarsi le attenzioni dei bambini e il pane che gli gettano. Paghiamo il campeggio e, per gentile concessione del gestore, lo possiamo lasciare parcheggiato all'interno per visitare la città. Prendiamo allora il bus 35 alla fermata di fronte al camping che sono le 10.00 e scendiamo a Bismark Platz. Imbocchiamo subito l'animata Hauptstrasse, lunga e affollata. La percorriamo tutta, visitando diversi negozi, fino a raggiungere la piazza dell'Università e, poi, Markt Platz con la cattedrale circondata di chioschi con souvenir e l'imponente castello che incombe dall'alto. Pranziamo al McDonald sulla piazza, unico ristorante ove i cani non possono entrare, ma nessuno ci fa caso. Aggiriamo poi la cattedrale e arriviamo fino all'Alte Brucke da cui scattiamo stupende fotografie al castello. Riprendiamo poi il 35, comodo, silenzioso, con l'aria condizionata, e presto siamo al campeggio. Ci mettiamo in marcia alle 13.45 immettendoci sula N37 per risalire la valle del Neckar. Viaggiamo tranquillamente per due ore filate superando Neckargemund, Neckarsteinach e Neckarhausen. A Hirshhorn (http://www.hessennet.de/hirschhorn/) non ci fanno entrare con il mezzo per cui rinunciamo alla visita ma ce la serbiamo per il futuro, a quanto pare il villagio è oltremodo caratterstico. Con la statale seguiamo fedelmente la riva del fiume e tutti i meandri che compie. Superiamo anche Eberbach prima e Bad Wimpfen poi. Anche questa valle è primariamente coltivata a vite, ma non mancano pesanti insediamenti industriali. Arrivati a Neckarsulm (http://www.neckarsulm.de/) rimaniamo impressionati dalla vicinanza della centrale nucleare, comunque riusciamo facilmente a seguire le indicazioni per l'Acqua Toll (http://www.aquatoll.de/), alle cui spalle troviamo il parcheggio P1 con una dissestata colonnina Holiday Clean e scarico a pozzetto. Il parcheggio è alberato e spazioso, anche se un poco dissestato. Siamo tentati di fermarci per un bagno nelle piscine, poi l'incombenza della centrale ci fa desistere. Scaricate le acque, con un euro carichiamo 80 litri di acqua e ci rimettiamo in marcia alle 16.20. Attraversiamo una semideserta Heilbronn e presto siamo attratti dall'inconfondibile profilo medievale di Kirchheim am Neckar (http://www.kirchheim-am-neckar.de/). Vorremmo fermarci per fare due passi e la merenda, ma l'area di sosta è impegnata dai nomadi, per cui, anche questa viene rimandata ad altra occasione. Risaliamo ancora per un poco il fiume ma, a Ludwigsburg (http://www.landkreis-ludwigsburg.de/) siamo ormai alle porte di Stoccarda e preferiamo salire sull'autostrada. Prima con la A81, poi con la A8 aggiriamo la grande megalopoli sede di importanti industrie automobilistiche e dirigiamo verso est. Usciamo a Kirchheim unter Teck e, in breve, siamo ad Holzmaden (http://www.holzmaden.de/). Alle 18.30 siamo parcheggiati di fronte al Museo Hauff (http://www.urweltmuseum.de/) che custodisce fossili di 180 milioni di anni fa. Ci sistemiamo nel parcheggio più in alto, quello di fronte alla cava, a quest'ora già chiusa. Anche il museo ha chiuso alle 17.00 e, fortunatamente, domani riapre alle 9.00. Il giorno di riposo è il lunedì. Siamo sotto gli alberi, ancora fa caldo e il vento è meno presente dei giorni scorsi. Stanotte dormiremo tranquilli, ci sono due brontosauri nel giardino del museo a farci al guardia.

Sommario delle tappe.

Domenica 20 Luglio 2003.

Sveglia alle 8.00, notte tranquilla nonostante le apprensioni per una festa birra-rap che si svolgeva a circa un chilometro dal parcheggio. Anche oggi abbiamo cielo sereno e, dopo una esauriente visita al museo Hauff, prevediamo una piccola insolazione nella cava Urweltsteinbruch (http://www.urweltsteinbruch.de/). La zona dove sorge il museo, è un quartiere residenziale di per se stesso tranquillo. Alle 9.30 iniziamo la visita dell'Urweltmuseum Hauff. Siamo i primi ad entrare, così possaimo goderci tutte le sale in pace e tranquillità. Sono esposti molti fossili soprattutto di grossi pesci e coccodrilli. In una sal ne vediamo uno lungo tutta la parete e pensiamo si tratti di un'alga, dala spiegazione apprendiamo che si tratta di un animale simile alle meduse che ancorato alle rocce del fondo marino, il Tethys, intrappolava le prede nei suomi filiformi tentacoli. Una cosa impressionante che fa rabbrividire al solo pensarci. Non ci vuole molto per vedere tute le sale e anche l'esposizione del giardino, con i dinosauri ricostruiti a grandezza naturale. Alle 9.40, su suggerimento del personale del museo, ci spostiamo nella cava privata Kromer (http://www.liasepsilon.de/kromer/) in località Ohmden (http://www.ohmden.de/). Arrivati sul posto il gestore ci rifornisce delle attrezzature di scavo e ci indica il posto ove scavare. Scalpelliamo qualche milione di anni di lastre di roccia, tipo lavagna, fino alle 13.00, trovando una certa quantità di ammoniti e qualche altro mollusco preistorico. Le tracce fossili sono di ottima qualità, ben definite e di dimensioni notevoli. Presi dalla passione, rischiamo l'insolazione dalla quale ci salva il pulmino del gelataio salernitano che ci viene in soccorso verso mezzogiorno. Blonde è esausta, non trovando riparo, e, quando decidiamo di smettere è la prima ad arrivare al camper. Lasciamo il posto ad una famiglia di americani. Partiamo alle 13.45 verso Schaffausen, abbiamo infatti deciso per una modifica al tragitto di ritorno per poter rifare le foto alle cascate del Reno. Ripassando per Holzmaden, torniamo a Kirchheim unter Teck (http://www.kirchheim-teck.de/) da dove in breve siamo a Nurtingen. In pratica siamo tornati nella valle del Neckar, quindi ricominaicamo a risalire il fiume. Imboccata la N27 superiamo Tubingen, città universitaria (http://www.uni-tuebingen.de/), e dirigiamo su Hechingen (http://www.hechingen.de/). Sempre accompaganti da questo interminabile fiume, vediamo in lontananza stagliarsi scenograficamente contro un cielo minaccioso, il castello Hohenzollern (http://www.burg-hohenzollern.com/). Nonostante sia domenica, o forse proprio per questo, viaggiamo tranquillamente e con serenità. Non percorrendo autostrada ci godiamo la vista e la visita di villaggi e cittadine stranamente quasi deserte. Incrociamo anche alcune feste locali che si svolgono sul fiume. Il cielo si è progressivamente coperto ed a tratti ha anche piovuto. Durante una di queste docce sparse ci fermiamo, che sono le 16.00, in un'area verde, sotto una quercia qualche chilometro prima di Rottweil (http://www.rottweil.de/). Ripartiamo dopo mezz'ora, siamo fiancheggiati dall'autostrada, ma noi preferiamo la statale. A Donaueschingen (http://www.donaueschingen.de/) troviamo le chiare indicazioni per Schaffahausen e, prima della frontiera elvetica, spediamo le ultime cartoline con francobollo tedesco. Alle 18.00 siamo nel parcheggio delle Rehinfall. Ormai padroni della situazione, ci afrettiamo e rifacciamo tutto il giro delle cascate in un'ora e mezza, scattando un altro rullino di foto. La luce del tardo pomeriggio e del tramonto ci consentono esposizioni meravigliose che, in parte, ci attenuano la delusione per aver perso le precedenti. Torniamo al camper alle 20.00, ci tuffiamo nelle docce, ceniamo e andiamo a dormire, mentre all'orizzonte sud un susseguirsi di almpi illumina il cileo come fossero fuochi d'artificio.

Sommario delle tappe.

Lunedi 21 Luglio 2003.

Sveglia alle 8.00, per tutta la notte si sono susseguiti scrosci di acqua e tuoni. Anche stamattina il tempo è perturbato e il sole non è comparso. Siamo gli ultimi a lasciare il parcheggio, quasi, quasi ci dispiace lasciare questo posto. Prima di partire facciamo il pieno di acqua e, utilizzando la prolunga, anche loscarico delle nere. Partiamo alle 9.30 sotto un cielo plumbeo, andando incontro ad un consistente acquazzone. Alle 10.00 ci fermiamo presso un supermercato Lidl, poco prima di Singen (http://www.singen.de/), per ricostituire le scorte alimentari e, soprattutto, di acqua in bottiglia. Si riparte dopo più di un'ora verso Radolfzell (http://www.radolfzell.de/). Alle 12.10 arriviamo nell'immenso parcheggio dell'isola di Mainau (http://www.mainau.de/). Parcheggiamo agevolmente sotto gli alberi e dirigiamo verso l'ingresso del parco. Appena entrati provvediamo a pranzare al primo ristorante selfservice che incontriamo. Con pancia piena e mente rilassata, ci godiamo una rilassante visita di tutto il parco, particolarmente il recinto degli animali, dove le caprette vengono abbondantemente rifocillate da Diana, e il padiglione delle farfalle. Rientriamo alle 18.10 in canottiera, dopo esserci portati e kway per il timore dellapioggia. Dopo diaci minuti lasiamo il parcheggio, dove è vietato pernottare, attraversiamo Konstanz e arriviamo al parcheggio Dobele ove ci sistemiamo in uno dei posti riservati ai camper. Alle 19.30 usciamo per spedire le cartoline acquistate a Mainau e per cenare. Giariamo parecchio prima di scegliere il ristorante vicino la stazione, gestito da un italiano, dove gustiamo ottimo pesce del lago. Rientriamo alle 21.30.

Sommario delle tappe.

Martedi 22 Luglio 2003.

Sveglia alle 7.30, notte relativamente tranquilla, considerando la posizione cittadina del parcheggio. La giornata si annuncia serena. Riprendiamo il tragitto verso casa alle 8.50 rientrando in Svizzera seguendo subito l'autostrada verso Frauenfeld (http://www.frauenfeld.ch/). Raggiungiamo rapidamente la cittadina e, nel bel mezzo di essa, troviamo una rotonda sotterranea con tanto di ingresso al parcheggio, anch'esso sotterraneo. A Winterthur lasciamo che l'autostrada prosegua verso Zurigo e prendiamo la statale15 diretti verso Rapperswil (http://www.rapperswil.ch/). Alle 10.50 siamo fermi nel parcheggio a pagamento P6 di Rapperswil, ove riteniamo si possa anche pernottare in quanto esiste anche la tariffa di parcheggio notturno. Si può pagare anche in euro, con il solito sistema della cresta, e le tariffe son di un franco l'ora il giorno e mezzo l'ora la notte, dalle 19 alle 7. Paghiamo due ore e ci rechiamo a visitre la cittadina protesa su una penisola nel lago di Zurigo. Arriviamo fino al castello, poi scendiamo verso il lago e il porto turistico. Mangiamo da McDonald e rientriamo al camper alle 13.00, giusto in tempo per la scadenza del parcometro. Paritamo alle 13.20 con 32 gradi di temperatura in camper. Attraversiamo il lago e prendiamo l'autostrada N3 verso Bad Ragaz e Chur. Per un lungo tratto costeggiamo il lago Walensee, che interrompe un poco la monotonia del viaggio autostradale. A Bad Ragaz riprendiamo la N13 con la quale risliamo il Reno fino all'uscita di Reichenau. Ci immettiamo sulla N19 e iniziamo l'arrampicata verso Flims e il suo altopiano. Il percorso, anche se impegnativo, è molto bello ma non offre alcuna occasione di sosta, neanche nei centri abitati. Alle 15.00 siamo fermi nel parcheggio degli impianti di risalita e della funivia di Laax (http://www.laax.ch), immenso, in pendenza e quasi deserto. Spendendo inconsapevolmente una fortuna, prendiamo una delle ultime corse della cabinovia e saliamo al Crop Sogn Gion. In cima si può dire che faccia più caldo che a valle. I panorami sono senza confini, vediamo cime di montagne lontanissime e bianche, mentre la vallata del Vorderrhein, profonda sotto di noi, ci sembra poco più di un fossato. E' impressionante come si vede chiaramente la frattura e l'entità della frana preistorica che diede origine all'altopiano su cui sorge oggi Flims. Riscendiamo a valle con l'ultima corsa disponibile, quella delle 17.00, dopo saremmmo dovuti scendere in mountain bike. Riprendiamo il nostro viaggio alle 17.30, presto ritroviamo al nostro fianco il fiume e, con esso, risaliamo la valle. Poco prima di Disentis ci fermiamo, tra la strada e la ferrovia, per scattare due foto ad un vecchio e scenografico ponte coperto in legno e ferro, che arditamente scavalca un profondo canion scavato da uno degli affluenti del Reno. Alle 18.15, a Disentis (http://www.disentis.ch/), dopo un breve consulto nel parcheggio sotto la stupenda e mastodontica abbazia, lasciamo il Vorderrhein e iniziamo la risalita della Val Medel. La pendenza non è assolutamente impegantiva, mentre i paesaggi sono decisamente appaganti. Ci sono numerose occasioni di parcheggio per passeggiate o anche solo per brevi soste di relax. Alle 19.00 arriviamo per l'ultima notte in terra straniera di quest'anno ai 1914 metri del Passo del Lucomagno (http://www.lukmanierpass.ch/). Ci sistemiamo, superato il lago, nello spiazzo sterrato dietro la Gastatte. Giusto il tempo di sistemarci e scattare due foto al segnale e alla statua della Madonna che sis scatena un intenso temporale. Lampi e tuoni annunciano l'acqua che puntualmente arriva. Ci rifugiamo in camper e abbiamo così tempo di ripensare alla magnifica vallata che abbiamo risalito, seguendo il reno di Medel, a partire da Disentis. Come dicevamo la pendenza non è impegantiva, ci sono solo due tornanti mentre l'ambiente è stupendo. Il reno, poco a poco, diviene un ruscello fino a che compare la diga e poi il lago, oggi una decina di metri sotto il suo livello usuale. Pare che la stagione secca abbia lasciato il segno anche in Svizzera. Il temporale, come è venuto, all'improvviso se ne và e noi ci risppropriamo dei prati verdeggianti che ci circondano. Ceniamo in assoluta tranquillità, alle 21.00 comincia a fare freddo ma il cielo, tornato quasi sereno, ci concede ancora luce.

Sommario delle tappe.

Mercoledi 23 Luglio 2003.

SSveglia alle 7.30, abbiamo 14 gradi in camper, il cielo è sereno ma il sole non ha ancora raggiunto il passo. Ieri sera, fino a mezzanotte, è stato un continuo suseguirsi di violenti scrosci d'acqua e raffiche di vento. Stamattina è rimasto solo il vento, ma molto meno impetuoso. Alle 8.00 cominciano ad arrivare gli escursionisti. Noi acquistiamo l'adesivo di rito e ci incamminiamo verso l'Italia alle 9.30. In un'ora scendiamo di quasi mille metri, arrivando a Biasca (http://www.biascaturismo.ch/), per mezzo di una strada molto spettacolare lungo la quale abbiamo anche la possibilità di rifornirci di acqua fresca, presso una comoda fontana posta in un'area di parcheggio circa 6 chilometri a monte di Olivone. Il tempo è ancora piovigginoso, ma tra le montagne si intravvede il sereno. Viaggiamo ancora di buon andatura e il tempo tende a volgere al bello. Dopo un'altra ora di viaggio siamo alla frontiera dove troviamo una lunga coda. La provvidenziale apertura di un altro passaggio, riduce l'attesa a soli 15 minuti. Ancora un'ora per arrivare e aggirare Milano, da quello che dicono i camionisti sul loro canale, è una speciae di record. Presa la A1 ci fermiamo all'ara di servizio San Zenone per il pranzo catapultandoci bruscamente nella sempre triste realtà delle aree autostradali italiane. Ripartiamo alle 14.00, superiamo Bologna tenendoci compagnia ascoltando gli amici camionisti che imprecano contro le nuove restrizioni imposte dal codice della strada e, alle 16.30 ci fermiamo nell'area Cantagallo Ovest per gustarci un gelato. Ripartiti dopo mezz'ora, con una temperatura sahariana, superiamo Firenze e, alle 19.30 ci fermiamo nell'area Badia al Pino Ovest, nei pressi di Arezzo, per la cena. Ripartiamo poco prima delle 21.00, finalmente con una temperatura accettabile, e siamo a casa per mezzanotte.

Sommario delle tappe.

Conclusioni.

Tutti i camping e le aree attrezzate private frequentate accettano i cani, altrimenti non ci saremmo andati. In genere le regole sono che devono essere mantenuti nelle piazzole di destinazione dell'equipaggio e, in caso di spostamento, tenuti comunque al laccio. I bisogni vanno immediatamente eliminati a cura del proprietario. Come in passato, in nessun caso ci è stato richiesto il certificato di vaccinazione, pertanto si potrebbero anche evitare le lungaggini burocratiche per il suo rilascio prima della partenza. Va tenuto presente che, a seconda della zona in cui ci si reca, l'animale può contrarre malattie non diffuse dalle nostre parti (area mediterranea) per cui, per il suo benessere e per la tranquillità dei proprietari, rimane buona norma effettuare certamente la vaccinazione antirabbica ed, eventualmente, ogni altra che un coscenzioso veterinario potrà suggerire in relazione al percorso del viaggio. La nostra cagnolina, pur avendo incontrato, e annusato, cani di ogni razza e nazionalità, è tornata a casa in piena salute. Dobbiamo dire che in Svizzera la rete stradale ordinaria è senz'altro al livello di quella autostradale, aree di servizio comprese. Le statali, in genere poco trafficate, consentono di ammirare paesaggi e villaggi che le autostrade sovente evitano. La Germania ha confermato quanto di buono e cattivo avevamo già notato nelle precedenti visite. Frequenti sono le aree riservate ai camper ma, quando si ha la necessità di finire in un campeggio, ci si ritrova come prigionieri, per non parlare delle tariffe. Notoriamente efficiente la rete autostradale, con la quale è possibile raggiungere praticamente qualsiasi punto della nazione, quest'anno abbiamo anche abbondantemente usufruito della rete stradale ordinaria anch'essa efficiente e tenuta in ottimo stato. Permangono grosse difficoltà nell'uso delle carte di credito, in pratica accettate solo dai distributori di carburante, tra l'altro molto più economico che da noi. Col passare degli anni e con l'accumularsi di esperienze e sensazioni è sempre più difficile trovare nuovi stimoli per intraprendere nuove avventure. Quest'anno ci siamo inventati questo filo conduttore del Reno, a cui si è aggiunta la Mosella e poi il Neckar e dobbiamo dire che il risultato è stato ottimale. Abbiamo avuto l'occasione di visitare in modo più approfondito la Svizzera, che avevamo sempre attraversato in autostrada, abbiamo aggiunto al nostro carnet un altro stato e la sua capitale, il Liechtenstein, abbiamo scoperto due nuovi passi alpini, il San Bernardino e il Lucomagno, ambedue ampiamente transitabili in alternativa alle lunghe gallerie. Abbiamo scoperto il percorso con la maggior concentrazione di aree sosta per camper che conosciamo, la valle della Mosella. Un ambiente stupendo, ove in pochissimo spazio si può trovare di tutto, dall'arte alla cultura, dalla storia alle leggende, dalla natura alla gastronomia. Abbiamo vissuto l'emozione di trovare personalmente fossili vecchi di 180 milioni di anni. Abbiamo visitato città d'arte e di cultura, ricche di storia come Costanza, Spira, Worms, Coblenza, Colonia, Treviri, Heidelberg. Infine abbiamo ammirato uno dei fenomeni naturali più possenti e spettacolari d'Europa, le cascate del Reno a Schaffhausen. Insomma, ancora una volta siamo soddisfatti e stiamo già intrecciando il filo del prossimo viaggio.

Sommario delle tappe.



Viaggio effettuato nel 2003 da Roberto Lumaca.

Potete trovare ulteriori informazioni sulle località toccate da questo itinerario nella sezione METE, e i più recenti aggiornamenti alla situazione delle aree di sosta nella sezione AREE DI SOSTA.


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