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UNGHERIA

Stregati dalla puszta

Anni addietro, durante un viaggio verso l'Est, avevo visitato dell'Ungheria soltanto la capitale, la zona del Transdanubio Meridionale e il lago Balaton e il ricordo era quello di un Paese incantevole, vivace e colorato. Uno di quei luoghi, per intenderci, che si lasciano con un po' di rammarico e con la solenne promessa di ritornare l'anno dopo; invece, come molte volte accade, è passato molto tempo prima di ritornare in terra magiara.

I 950 km che separano la mia città, Pinerolo, dal confine ungherese di Letenye sono stati percorsi senza fretta alternando le ore di guida a brevi soste in luoghi che non avevamo mai visto per un "assaggio" di quello che approfondiremo meglio in un successivo viaggio. E così ci siamo ritrovati verso sera, dopo un allucinante pomeriggio autostradale con code interminabili e temperatura rovente, alla frontiera slovena. Anabbaglianti d'obbligo 24h/24 e sulla A 10, sosta notturna nella prima area dopo Postojnska. Superata Ljubljana, dall'interessante centro antico ricco di chiese, palazzi d'epoca e caffè pieni d'atmosfera, sostiamo a Celje e poi a Maribor; infine, lungo un ottimo nastro stradale, giungiamo al confine ungherese di Letenye.

Situata nel cuore dell'Europa, con oltre 10 milioni di abitanti su un territorio di 93.000 km2 (poco meno di un terzo di quello italiano) l'Ungheria è il paese più vivace tra quelli dell'Est. Dopo un passato storico non indifferente, si ripropone al turismo internazionale con il suo patrimonio architettonico e artistico, con la sua natura pressoché intatta, con la cultura e le tradizioni tenacemente conservate che hanno l'espressione più gioiosa nel folclore e nei coloratissimi costumi.

Appena entrati in Ungheria abbiamo avuto l'impressione di essere ospiti graditi, sensazione quanto mai piacevole che ogni viaggiatore avverte immediatamente appena mette piede in un Paese nuovo. Un feeling questo, che si ritrova anche nel forte legame economico che lega l'Ungheria all'Italia, divenuta il suo terzo partner commerciale; da sottolineare in proposito che in terra magiara sono attualmente presenti circa 1300 imprese miste a partecipazione italiana.

Ma ecco profilarsi il Lago Balaton, il "Lacus Pelso" dei Romani, la principale attrattiva turistica ungherese nelle cui acque vivono oltre 40 specie di pesci (per lo più anguille, luccioperca, carpe, siluri, pagelli.) Decisamente consigliabile ed estremamente interessante è costeggiare tutto il lago in quanto il percorso si rivela ricco di località storiche e artistiche con chiese, castelli, palazzi, monasteri e deliziosi villaggi lungo la frastagliata riva settentrionale. Sulla riva meridionale invece, per via della sua conformazione pianeggiante, vi sono innumerevoli località balneari che d'estate sono prese d'assalto sia dal turismo locale sia da quello di transito; d'altro canto il Balaton è chiamato Mare Magiaro…. Ciò che accomuna le due rive e il territorio circostante è la naturale bellezza paesaggistica che comprende un numero infinito di vigneti da cui derivano i vini famosi dai nomi complicati ma dalla bontà indiscussa quali lo Zoldszilvani, Rainay rizling, Szurkebarat, Tramini, Keknyelu e Furmint. Non abbiamo avuto alcun problema per la sosta nelle cittadine sul lungolago anche se per il pernottamento abbiamo preferito il campeggio sostando a Fonyod presso il Kemping Napsugàr in località Bélatelep, Wekerle S. u. 5. Prezzi medi, piazzola grande ed un mare, anzi un lago, liscio come l'olio, dove bagnarsi è stato un vero piacere. Il mattino seguente però il tempo è mutato e le alte onde battevano con violenza le rive, un fenomeno ricorrente che si verifica in circostanze ben precise che ci ha consentito di scattare fotografie veramente singolari.

Prima sosta dopo il Balaton nella storica Székesfehérvàr, la più antica città magiara che deve ai Celti il primo insediamento, mentre i Romani vi fondarono la colonia di Gorsium che divenne in seguito Herculia ed infine Alba Regia, cioè "città libera, sovrana". Qui era custodita la Corona Sacra ungherese e fino al 1526 erano incoronati i re d'Ungheria. D'aspetto barocco, è una bella città con la via principale, la Fò utca, pedonalizzata ed annovera imponenti edifici civili ed ecclesiastici, complessi conventuali, chiese e teatri. Da non perdere, con una breve deviazione di 16 km a sud ovest sulla strada 70, a Tac, i resti del sito romano dell'antica Gorsium. In direzione di Budapest incontriamo un altro lago, quello di Velence che, come il Balaton, presenta colli a nord e rive basse a sud. Considerato un autentico paradiso per i pescatori è una vera oasi naturalistica densa di canneti e popolata da oltre 28 specie di uccelli che qui covano regolarmente oltre ad essere luogo di transito per gli uccelli migratori.

Altri 45 km e siamo nel cuore di Budapest, tagliata in due dal Danubio che la percorre da nord a sud. I Celti Eravischi le imposero il nome di Ak-ink (acqua abbondante) che i Romani trasformarono in Aquincum e che abbandonarono a seguito dell'invasione degli Unni. Divenuta capitale sotto il regno di Mattia Corvino, Budapest conobbe un periodo di splendore che precedette 145 anni di occupazione turca. Rifiorì nel Settecento ad opera di Maria Teresa d'Austria e, cento anni più tardi, a seguito della divisione della monarchia asburgica, i quartieri di Obuda, Buda e Pest furono riuniti dando luogo alla città attuale.

Sulla riva destra sorge Buda, sovrastata dalla collina della Fortezza, il Varhegy, mentre la moderna Pest, caratterizzata dall'animatissima e pedonale Vaci utca, si stende sulla riva sinistra. Obuda invece, l'antica Buda, sorge sul sito romano di Aquincum che è stato salvato e restaurato.

Nove ponti (7 stradali e 2 ferroviari) congiungono le due rive; al centro del Danubio si estende la Margit-sziget, polmone verde della capitale e luogo di svago dei budapestini. La circolazione è vietata al traffico automobilistico privato, l'unica strada che la percorre è riservata ai mezzi pubblici; dal ponte Arpad è possibile l'accesso con il camper che però bisogna poi lasciare negli appositi parcheggi e proseguire a piedi oppure in bicicletta.

I ponti sono indispensabili per raggiungere i vari quartieri ma il più importante, oltre che simbolo cittadino, è Szécheny-lanchìd, il Ponte delle Catene, che è stato il primo ponte fisso ad unire Buda e Pest. Lungo 380 metri, sostenuto da catene fissate a massicci piloni, è ornato da statue di leoni alle testate; fu distrutto nel 1945 e poi ricostruito e inaugurato nel 1949.

Questa, in breve, l'immagine di Budapest, una capitale affascinante da scoprire senza fretta non solo attraverso i monumenti anche nei luoghi più curiosi oppure diversi come le Terme, l'antico mercato coperto di 10000 mq2 e i caffè storici dove l'aria d'altri tempi si mescola all'aroma e al sapore di una pasticceria semplicemente superlativa.

Annotazione pratica per chi, come noi, viaggia in camper, è quella che riguarda la sosta. Abbiamo utilizzato per il pernottamento il Camping Romai sito in Szentendrec utca 189. Nella stessa zona però vi sono diversi altri campeggi, tutti segnalati. Nei pressi del camping Romai c'è la fermata di un trenino che in circa trenta minuti conduce in centro città. Segnalo inoltre che spostarsi con il camper dalle otto alle nove del mattino verso il centro è sconsigliabile per l'enorme traffico dovuto ai pendolari. Meglio utilizzare i mezzi pubblici oppure parcheggiare in centro se si desidera vivere appieno la città. A proposito di parcheggi è vivamente consigliato di sostare negli spazi consentiti perché, dopo un avviso preliminare, il mezzo può essere rimosso dalla Polizia. Abbiamo sostato, per comodità diurna, nel parcheggio a pagamento che si trova ai piedi della funicolare che sale al Varhegy; sosta consentita dalle 8 alle 18.

Lasciamo Budapest in serata e, appena fuori della capitale, dopo la città di Monor, seguendo l'accattivante insegna "Katalin Csarda Restaurant Albergo Camping" decidiamo di fermarci. Il ristorante con pergolato esiste, l'albergo è costituito (cosa stravagante!) da 4 o 5 casette identiche alle capanne della Camargue mentre il camping consiste in un verdissimo spiazzo erboso. E' vero che i servizi sono impraticabili e lo scarico è nature ma insomma, non si può aver tutto e poi con il camper non ci serve proprio nulla! Il pergolato però ci attira: gulyas per tutti! Il prezzo 400 Ft a testa. E qui arriva il lato comico della situazione. Ci sediamo attorno ad un tavolo malfermo coperto da una tipica tovaglia bianca-rosso-blu non proprio immacolata e vistosamente bucata e ci sistemiamo su due panche traballanti. Non siamo soli: un esercito di zanzare fameliche ci adotta immediatamente e non ci molla neanche per un attimo mentre un piccolissimo cane, un batuffolo bianco, ci mordicchia senza tregua le scarpe. Ma noi teniamo duro e gustiamo il gulyas, squisito ed appetitoso! Al termine, ci scrolliamo di dosso le zanzare, indirizziamo il cucciolo verso il tavolo più vicino e, veloci come un razzo, ci infiliamo nel camper. Ah! dimenticavo: al momento di pagare il conto, con varie scuse in ungherese il prezzo era stato triplicato ma, dopo un conciliabolo, abbiamo raggiunto un compromesso. Non ce la siamo presa più di tanto, perché in vacanza, meno ci si arrabbia e più ci diverte…

Il giorno dopo puntiamo in direzione della Grande Pianura, l'area geografica più estesa dell'Ungheria che conta circa 50000 km2. Allontanandosi dalla capitale il paesaggio cambia, le colline scompaiono ed avanza l'immensa distesa pianeggiante della puszta (in ungherese "posto vuoto e senza confine") con pascoli e campi coltivati a mais e girasole che si alternano ai villaggi che inglobano case semplici e disadorne con pochi, se non rari, fiori alle finestre.

E, sotto l'occhio vigile delle cicogne, vediamo ancora villaggi, tanya, le bianche tipiche case rurali in mattoni d'argilla e tetto in paglia, fabbriche di mattoni impastati a mano e csàrde, le tipiche locande-osterie dove gustare le specialità locali al suono della musica tzigana.

Sosta pranzo a Szolnoc (parcheggio libero in centro città) mentre il termometro sfiora i 40°. Nel colorato mercato coperto, i contadini mi illustrano, con fiumi di parole, la bontà dei loro prodotti. Io annuisco e poi acquisto della frutta dal sapore squisito. Arriviamo a Debrecen e un inaspettato quanto gradito temporale abbassa bruscamente la temperatura di almeno 10°.

Con oltre 200.000 abitanti, Debrecen, situata tra la puszta di Hortobagy e la frontiera romena, è la seconda città d'Ungheria. L'antico mercato rurale che nella metà del sec. XVI° fu chiamata "la Roma calvinista" in quanto importante centro del protestantesimo, è oggi una città vivace con chiese, musei, teatri e molti edifici neoclassici che orlano l'animata Piac utca, la via principale.

Il Parco Nazionale Hortobagy non è molto lontano da Debrecen ma il paesaggio cambia nuovamente. Sulla strada 33, scarsamente trafficata all'infuori di qualche ansimante Trabant, carretti, trattori e biciclette, i prati si fanno più verdi ma le case semplici e spoglie testimoniano un tenore di vita assai differente dall'Ovest del Paese.

E' ormai l'imbrunire, il caldo pomeridiano è stato spossante, decidiamo di fermarci nel primo campeggio che incontriamo che è l'Hotel Cemping Hortobagy Borses. Bellissimo, verdissimo e confortevolissimo: è tutto superlativo… comprese le zanzare che, acquattate nell'erba ci assalgono in maniera bellicosa. Io sono nata nella zona del Delta del Po e quindi a questi insetti non faccio caso più di tanto, ma di queste dimensioni, giuro, non ne avevo mai visti. Ripariamo velocemente in camper dove passiamo una buona mezz'ora a far passare a miglior vita le indesiderate ospiti.

L'Hortobagy Nemzeti Park istituito nel 1972, conta oggi circa 70.000 ettari di estensione. Qui si allevano i cavalli della razza Nonius, il bue grigio ungherese dalle caratteristiche corna, la pecora ratzka e i cani pastori puli e komondor. Conta inoltre oltre 200 specie di uccelli migratori e dal 1975 è stato dichiarato dall'UNESCO, riserva di biosfera.

Al centro del Parco, il villaggio di Hortobagy accoglie le sue poche case attorno alla Nagycsàrda, la Grande Osteria, costruita nel 1699. Qui vi sono anche negozi di artigianato, una pinacoteca, il "Pàszormuzeum" dedicato alla vita agro-pastorale e il famoso ponte in pietra a nove archi, il più antico d'Ungheria, cui è dedicata la Fiera del Ponte che ha luogo nel mese d'Agosto con esposizioni e manifestazioni equestri. E' veramente distensivo il villaggio di Hortobagy e, anche se tutto è al servizio del turista, è bello ugualmente. La csarda offre piatti tipici a prezzi più che convenienti e i violinisti tzigani sono decisamente allegri ed affabili. Acquisto un bellissimo ricamo che con i suoi colori mi ricorderà sempre questo Paese ed anche uova dipinte che appenderò all'albero di Natale. Davanti ad un chiosco c'è un abilissimo csiko che fa roteare velocemente la frusta attorniato da un gruppetto di persone. Lo guardo con ammirazione. "Non vorrai mica comprare anche quella?" Giovanni mi sta guardando con aria interrogativa. Lo rassicuro, però un pensierino l'avevo proprio fatto… Poi, osservando una vecchina che usa un malandato carro agricolo per esporre la sua merce, compro altre uova dipinte. Lei conta e riconta i soldi che le porgo, poi mi fa un meticoloso pacchetto e, nel consegnarmelo, mi propone un sacchetto di paprika. Faccio di no con la testa. Ho già comprato paprika per tutti e il suo aroma pungente ha ammorbato il camper provocando le lamentele della mia famiglia. In effetti, è vero: quando si apre la porta del camper sembra di entrare in un mercato arabo delle spezie… Ma la vecchina è sempre lì che mi sorride speranzosa con il suo sacchetto di paprika. E io infine capitolo, e pago. E lei mi recita una lunga filastrocca di parole incomprensibili e poi mi sorride. Io la contraccambio immediatamente, con simpatia ed allegria. Seduti all'ombra, mentre aspettiamo che la calura passi un po', mi guardo intorno: proprio di fronte a noi c'è una casetta sul cui camino è alloggiato un nido di cicogna. Quest'ultima ci guarda malissimo mentre imbocca e protegge il suo piccolo…

C'è anche un campeggio nel villaggio, il "Puszta Camping" situato accanto al teatro all'aperto ed innumerevoli ed ombreggiati parcheggi. Sono inoltre organizzate escursioni a cavallo guidate dai csikos gli abilissimi mandriani in costume nero e blu; gite in calesse, in barca a motore e safari nella puszta.

Con la tipica immagine della puszta: le mandrie accanto al pozzo artesiano con lancia, lasciamo a malincuore l'Hortobagy in direzione del Lago Tisza. Man mano ci avviciniamo, il terreno è ancora più arido, abbondano gli stagni ed i canneti mentre le mandrie ed i pozzi per l'acqua fanno da sfondo a questo suggestivo e desolato paesaggio.

La strada 33 taglia in due il lago Tisza, battutissimo dai pescatori che qui possono fare veramente una pesca … miracolosa. Sono più di 50 le specie di pesci tra cui 12 protette, però, con oltre 30 tipi differenti a disposizione (ovviamente pescabili dopo aver acquistato il permesso, anche giornaliero) c'è di che sbizzarrirsi. E neanche le leggende mancano in questo lago dall'aspetto un po' misterioso. Si narra infatti che Attila, principe degli Unni fu sepolto in luogo segreto, in una bara tutta d'oro. E si mormora anche che nel villaggio Asotthalom di Tszafured la bara sia proprio lì ed è per questo che una baia è chiamata Attila…

Eger, nel centro della "Valle delle Belle Donne" è la nostra prossima meta. Parcheggio sull'ombrosa Kossuth Lajos utca e via a visitare la Basilica che fronteggia la Scuola Superiore, il Minorita Templon e il Vàr, la fortezza, che è la maggior attrattiva cittadina oltre naturalmente ai vini di questa zona, assolutamente squisiti. Come l'Egri Bikavée (Sangue di Toro di Eger), il Médoc nero e l'Egri Léanyka, un bianco pastoso.

Lasciamo la strada 35 sulla quale avevamo deviato e ci immettiamo sulla n. 3 alla volta di Gyongyos, punto di partenza delle escursioni verso i Monti Matra. Visita rapidissima e poiché è molto tardi utilizziamo come sosta notturna un distributore 24h/24. Domani saremo a Godollo dove due cose ci attirano in modo particolare. La prima è il Grassalkovic-Kastely, in stile barocco ungherese, che fu dal 1867 residenza estiva di Francesco Giuseppe I e della regina Elisabetta (Sissy) che qui trascorse, come recita l'opuscolo illustrativo, ben 2000 notti. Assolutamente da vedere per l'imponenza e la sontuosità. Ma non ci siamo persi neanche la seconda attrattiva di Godollo (per noi che siamo appassionati di Formula Uno) che è quella dell'Hungaroring, il circuito automobilistico dove, dal 1986, si disputa il Gran Premio d'Ungheria, a metà agosto. Da segnalare, accanto all'ingresso del circuito, un camping-bar oltre ad un camping vero e proprio, indicato però solo all'uscita autostradale di Budapest.

La regione a nord e nord ovest della capitale è chiamata Dunakanyar, l'ansa del Danubio. Su entrambe le rive sorgono città storiche, d'arte e di villeggiatura incastonate in un incantevole paesaggio considerato, a ragione, il più bello del Danubio in terra magiara. Si susseguono Szentendre, porta meridionale dell'ansa dalle stradine tortuose e chiese in stile serbo ortodosso, poi Visegrad dove i Romani, sulla cresta dei Monti del Pilis, crearono una rocca col nome di Porta Navata e poi Domos dal grande passato storico e oggi luogo di villeggiatura. Sull'altra sponda, Vac, ricca di monumenti barocchi. Da Vac si può raggiungere la sponda opposta, Tahitofalu, su di una chiatta, ogni 10-15 minuti. Riferendomi a Visegrad vorrei precisare che, anziché sostare nel parcheggio a pagamento antistante il castello si può utilizzare un largo spiazzo gratuito qualche metro prima, stupendo e perfetto punto panoramico per scattare fotografie all'ansa del Danubio. Già, ma dov'è finito Il bel Danubio blu del celebre valzer? Fino ad ora il suo aspetto è sempre stato grigio e limaccioso…

Al termine dell'ansa, Estergom, prima capitale d'Ungheria con la Cattedrale primaziale, il Museo Cristiano ricco di opere italiane, il Castello e le case barocche in Bottyan Janos utca. Parcheggio a pagamento a lato della Cattedrale in mezzo ad una serie di bancarelle di prodotti dell'artigianato, gratuito invece quello frontale.

Riprendiamo il viaggio, la strada corre parallela lungo la frontiera slovacca, il Danubio diventa più limpido ed il caldo non accenna a diminuire. Camping e csarde si susseguono ininterrottamente. Ormai è sera, sostiamo al Natura Camping di Acs, ottimo sotto tutti gli aspetti, compreso il prezzo, quasi irrisorio, ma soprattutto per la gentilezza del gestore che non conosce una parola d'italiano (e noi neppure una d'ungherese, per la verità), ma che ci ricopre di attenzioni compresa quella di invitarci nella sua casa per offrirci dolci e liquori. Nel congedarci ci fa omaggio di una bottiglia di Olaszrizling il pregiato vino del Balaton che contraccambiamo di cuore con una bottiglia di Nebbiolo d'annata.

Trenta km e siamo a Gyor, detta anche la "città dei 4 fiumi", una delle più antiche città ungheresi fondata dai Celti e conquistata dai Romani che le diedero il nome di Arrabona. Bello il quartiere medievale con il castello, la cattedrale e il dedalo delle viuzze. Da Gyor a Pannonhalma, 24 km, per la visita all'abbazia benedettina più grande, ricca e famosa di tutta l'Ungheria.

Costruita su una precedente chiesa voluta da Carlo Magno, sorge su un colle alto 282 metri e vi si accede lungo una strada a serpentine che mostra, ad ogni svolta, una prospettiva diversa della bella campagna sottostante. Le visite, esclusivamente guidate e a gruppi, vengono effettuate in lingua inglese; viene però dato abbondante materiale in italiano. Nel ricchissimo interno dell'imponente complesso monastico spiccano la Porta Reale, l'archivio e la neoclassica biblioteca di 350 mila volumi. Al termine della visita una gentile sorpresa attende i visitatori; ad ognuno viene donata, a ricordo, una piccola formella in terracotta con la riproduzione dell'Abbazia. E a proposito della sosta, è stato decisamente esorbitante il costo del parcheggio; d'altro canto essendo la strada che sale a ripidi tornanti priva di spazi laterali, o si parcheggia accanto all'Abbazia, oppure si lascia il mezzo ad 1 km prima e poi si sale a piedi; esiste comunque un camping nei pressi ma è decisamente un po' lontano.

E la sera sta nuovamente per scendere su questa che sarà l'ultima notte in Ungheria e nel camping di Masonmagyarovar, dove il confort superlativo è pari al costo per una notte, con un vento fortissimo che fa oscillare il camper, cerco di ricavare un po' di spazio in una cassapanca perché ho l'intenzione di acquistare alcuni ultimi souvenir, che saranno anche banali e kitsch come qualcuno asserisce, ma che io amo perché mi ricordano, in maniera tangibile, ogni Paese che ho visitato. Sosta d'obbligo quindi, prima della frontiera, lungo una strada fitta di convenientissimi chioschi. E così un centrotavolo, due soprammobili, un ingombrante trespolo con paiolo per il gulyas (che mi renderà la vita difficile per tutto il resto del viaggio…) ed un paio di ceramiche, vanno a fare compagnia a tutto quello che ho già acquistato in precedenza.

Concludendo questo scritto vorrei fare una precisazione al riguardo. Ho accennato brevemente alle molteplici cose da vedere, non solo per evitare di tediare chi leggerà, ma perché ritengo che le esaurienti guide turistiche in commercio assolvano molto meglio a questo compito. Ho privilegiato invece le informazioni pratiche che, tutto sommato, sono quelle che interessano al viaggiatore. E ho raccontato qualche episodio personale perché anche uno scampolo di vita quotidiana locale può far comprendere meglio il carattere di un popolo.

E in coda alla frontiera dove, nel modernissimo ufficio i nostri passaporti saranno scannerizzati, lascio vagare i miei pensieri. La puszta, che tanto mi ha affascinata, è ormai lontanissima da qui ma anche in quella pianura sconfinata sono riuscita a stringere qualche, seppur esile, rapporto con la gente di quella terra. Ed è stata una cosa meravigliosa in quanto, attraverso il rapporto diretto con gente differente per usi e costumi, ci si arricchisce interiormente e culturalmente perché confrontarsi è importante e fondamentale per conoscere meglio sé stessi e gli altri.

Ed il viaggiatore, di queste opportunità ne ha davvero tante, soprattutto se è un camperista.


Viaggio effettuato da Tosca Ferro e famiglia nell'Agosto 2001

Potete trovare ulteriori informazioni sulle località toccate da questo itinerario nella sezione METE.


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