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Albania: Natura, Cultura, Folklore e Off-Road

Albania: Natura, Cultura, Folklore e Off-Road


Un viaggio nel paese delle aquile a contatto con la natura incontaminata nella culla della civiltà europea per riscoprire sapori ormai dimenticati...

Periodo del viaggio 20/06/10 - 26/06/10 (6 giorni)
Pubblicato da trullaroVisita il profiloContattaInvia una mail il

Resoconto del viaggio

 

E’ il 28 maggio, a Bari splende un sole estivo, mi sveglio di buon'ora come ogni mattina e chiamo Mario e Vittorio in arrivo da Milano. Sono partiti a mezzanotte.

Sono ad Ancona e per le 11.00 dovrebbero essere a Bari. Mi annunciano di avere qualche noia agli alza cristalli e una ruota forata. Allerto subito elettrauto e gommista. Arrivano, vado a prenderli al casello di Bari Sud, lasciamo la macchina dall’elettrauto e la gomma dal gommista, che nonostante il taglio la vulcanizza e la ripara.

Li porto a pranzo nella città vecchia alle Travi al Buco, per fagli gustare la cucina tipica barese. Ci raggiungono Giorgio, Marilina e Vittoria, altri compagni di viaggio. Dopo una passeggiata alla Cattedrale romanica e alla Basilica di S. Nicola, andiamo a prendere un caffè sulle mura e poi a casa a riposare.

Sono le 20.00, partiamo verso il porto dove ci aspettano Donato e Pino, altri compagni di viaggio.

Una veloce pizza al “cofano” da “Provolina” e poi verso il porto, dove ci imbarchiamo velocemente.

Un bicchierino, una sigarettina e tutti a nanna.

L’indomani mattina ci svegliamo alle 7.00 e subito percepiamo che la nave sta entrando nel porto di Durazzo, corriamo sul ponte per rimanere stupiti dalla modernità della città e dal visibile progresso in atto.

Sbarchiamo, passiamo la dogana, cambiamo gli euro in lek, stipuliamo le assicurazioni albanesi per le auto e poi ci dirigiamo velocemente verso Tirana, dove abbiamo appuntamento con Toni, la nostra guida locale.

Ci incontriamo a “Casa Italia” modernissimo centro commerciale italiano dove facciamo la spesa per gli spuntini del pranzo.

Partiamo per il nostro itinerario, imboccando dalla periferia di Tirana, la pista in fuoristrada, dietro la montagna di Dajti.

Saliamo di quota e il paesaggio si fa subito selvaggio e incontaminato. Dominiamo la capitale albanese scorgendo da quassù la enorme nuvola di smog che la avvolge.

La nostra prima meta è Peskopi, località al confine con la Macedonia.

L’euforia e lo stupore dei partecipanti è alle stelle per la sorpresa della bellezza di un paese che nel nostro immaginario (è inutile nascondercelo) è sinonimo di illegalità…

Dopo qualche chilometro il Toyota hj 61 di Mario e Vittorio, improvvisamente si spegne….apro velocemente il cofano e noto immediatamente una matassa di cavi degna di una centrale nucleare.

La batteria è uscita dalla sua sede e il polo positivo ha  toccato il telaio, creando il corto e sciogliendo il cavo di alimentazione della batteria. Riparo velocemente il guasto, blocco la batteria e ripartiamo dopo 10 minuti.

Dopo un percorso in fuoristrada di circa 100 km arriviamo intorno alle 19.00 a Peskopi.

Ci accomodiamo nell’albergo dall’aspetto un po’ kitch, ma pulito e confortevole.

Il proprietario Ergon è molto ospitale e cortese.

Appuntamento alle 20.00 per la cena.

Il primo impatto con la cucina albanese è sorprendente; formaggio fresco di capra, carne di agnello alla brace, polpette di carne macinata, insalata mista con cetrioli, cipolla, pomodori, peperoni, patate al forno…insomma tutto molto genuino e saporito.

La nostra seconda tappa è Kukes, villaggio sull’omonimo lago al confine con il Kosovo.

Partiamo alle 8.30, dopo aver sgonfiato un po’ i pneumatici. Il percorso di oggi sarà più impegnativo, ma certamente più breve. In totale 65 km in off road.

Dopo qualche chilometro arriviamo nel suggestivo villaggio di Kastriot.

Usciti dal villaggio siamo impegnati con un passaggio trialistico che da la giusta carica di adrenalina per proseguire la giornata

Lungo tutto il percorso il fiume Drini (il Drin Bianco) ci tiene compagnia con le sue acque cristalline e a tratti impetuose, dall’alto della montagna scorgiamo il lago di Kukes e il moderno aeroporto costruito dagli arabi (non si capisce per quale motivo), ma non utilizzato.

Arriviamo in hotel, scarichiamo i bagagli, ci prepariamo per la serata che trascorreremo in Kosovo a Prizren, a 30 km da Kukes.

Attraversiamo il confine con una comoda autostrada a 4 corsia, frequentata anche da mucche….

Arriviamo alla pittoresca Prizren cittadina euforica e piena di vita, sovrastata dalla fortezza di Kalaja risalente all’XI secolo. Facciamo un giro nello Shadrvan (centro storico acciottolato) per fotografare il ponte ottomano del ‘400, le numerose case affrescate e la mosche Sufi, che visiteremo più tardi.

Andiamo a cena in un caratteristico ristorante sul fiume, dove ci servono piatti tipici, per poi andare nella moscha Sufi, dove il “primo” ci aspetta per farcela visitare.

Intanto gli altri Dervish si preparano per la danza che eseguono solo 2 volte la settimana.

Grazie alla nostra guida Toni, siamo riusciti a vedere questa cerimonia non aperta ai turisti.

Dopo la danza ci offrono caffè e the, scambiamo quattro chiacchiere per approfondire la conoscenza di questa religione a noi lontana e rientriamo in albergo riattraversando il confine.

Partenza alle 8.30, riprendiamo il nostro viaggio verso Tropoja, città natale dell’attuale presidente albanese Sali Berisha.

La piccola cittadina di montagna, sembra essere rimasta ferma ai tempi del regime.

Si ha la sensazione di essere in ex Unione Sovietica. I palazzi, le grandi statue dell’eroe Skandemberg i caffè, tendono a dare questa impressione.

Abbiamo subito una spiacevole sorpresa: le stanze nell’hotel che avevamo prenotato, sono state date ad altri (succede molto spesso in Albania)…accompagno il gruppo a pranzare in un ristorante sul fiume Fierza e ritorno in paese a risolvere la situazione…mi dirigo verso l’altro unico albergo della zona l’hotel “Turism”, albergo di stato, affidato a privati, ma con ancora ben visibili i segni del regime.

Il gestore mi fa vedere le stanza “nuove”, in quanto le altre sono degne celle di un carcere di massima sicurezza, effettuo un controllo, sono pulite, i bagni decenti, c’è anche la Tv satellitare; Va bene, anche perché non potremmo fare altrimenti.

Torno a riprendere il gruppo, andiamo a fare un giro sul fiume, mentre Toni in albergo continua a far sistemare le stanze.

 

Preparo il gruppo alla sorpresa per la notte, ci avviamo in albergo.

La cena della sera ricompensa la delusione per le stanze.

La signora Ondina del ristorante da noi prenotato, ci prepara una cena tipica degna di un re.

Peperoni ripieni di riso, in tegame al forno con patate e pomodori, Burek , agnello al forno con patate, tegame di verdure miste in umido con uova, insalata mista, baklava e raki.

Andiamo a nanna satolli e pronti per la partenza del giorno successivo alle 5.00.

 

Ci svegliamo di buon ora, andiamo a prendere le auto dal parcheggio fuori del paese e partiamo alla volta di Bajam Curri da cui prenderemo il battello che attraversando tutto il fiume Fiera ci porterà a Koman. Dato che non c’è possiblità di prenotare sul battello, funziona che chi prima arriva…..

Il battello parte alle 7.00, abbiamo un’ora di strada di cui gli ultimi 3 km di sterrato.

Arriviamo al molo d’imbarco, siamo i primi.

Ci fermiamo nel baretto in legno del “porto” a fare colazione con cappuccino e cornetto confezionato “Merentino”….

Inizia la navigazione sul questo lago formato dallo sbarramento del fiume Fierza e subito rimaniamo stupiti dal paesaggio che ricorda i fiordi norvegesi. Siamo attorniati da montagne verdi altissime.

Sul traghetto facciamo conoscenza con il gruppo di ragazzi della facoltà di geografia di Tirana che hanno preso il nostro posto in albergo. Parlano perfettamente l’italiano senza essere mai stati in Italia, come tanti qui.

Dopo due ore arriviamo a Koman.

Imbocchiamo subito la strada che ci porterà a Skodra per poi salire nella valle di Theth.

Arriviamo a Skodra e ci fermiamo per lasciare l’auto di Mario e Vittorio, che ha dei piccoli problemini alle balestre.

E’ la giornata nazionale dell’infanzia, per cui ci troviamo ben presto attorniati dal traffico dovuto alla sfilata di bambini che scorre nel viale principale della città.

Parcheggiamo il toyota 61 dei nostri compagni di viaggio in un hotel cittadino e partiamo alla volta di Theth…

Dopo circa due ore di pista ci fermiamo per il pranzo, nell’unica locanda sul percorso.

Giorgio, grande maratoneta, decide nel frattempo di proseguire di corsa per allenarsi.

Infila pantaloncini e canottiera ed inizia la sua ascesa al monte Elbunit.

Riprendiamo il nostro viaggio dopo il pranzo, ma di Giorgio ancora nessuna traccia.

Toni chiede di tanto in tanto alle rare persone che si incontrano nei villaggi: “avete visto un uomo in mutande e canottiera che correva?”, la risposta è affermativa.

Dopo quasi 30 km tutti in salita e su fondo sconnesso lo vediamo correre verso di noi…non ha sudato neanche una goccia…è un vero iron man.

Risale a bordo e proseguiamo la salita, tra boschi, montagne, ruscelli, cascate, burroni e fiumi…

E’ il paradiso terrestre.

 

  

 

 

   

Dopo circa 6 ore di cammino arriviamo nella valle di Theth, posta a quasi 500 m slm, ma attorniata da montagne che arrivano fino a 2400 m.

Ci sistemiamo in un rifugio gestito dalla famiglia Orso, la quale ci accoglie subito con una tazza di the caldo e crostata di prugne fatta in casa.

Abbiamo due stanze da 4 posti letto, con il camino.

Dopo una doccia ristoratrice, ci rechiamo a cena.

Tutto è di “produzione” della casa, anche perché il primo centro abitato è a 80 km di fuoristrada!!!

Verdure, formaggio di capra, zuppa di fagioli, carne di pecora, yougurt, miele, latte ed anche il pane, sono preparati dalla signora Orso.

Siamo gli unici esseri viventi nel raggio di chilometri.

Ci godiamo la pace e la natura incontaminata, accendiamo il camino per la notte e un piccolo falò all’esterno dove ci godiamo un bicchierino di Raki (grappa), anch’essa distillata in casa.

Il mattino seguente, dopo la robusta colazione, andiamo a visitare le bellezze naturali della valle.

La sorgente del fiume Shales, la torre fortificata dove un tempo gli uomini del villaggio cercavano rifugio per le faide sanguinose dovute al “Kanun”, codice di leggi formalizzato nel XV secolo d.c. dal potente capo clan della parte settentrionale del paese Lek Ducajin,i faggi, i frassini, i noci, le betulle, gli aceri.

Riprendiamo il nostro cammino in fuoristrada, per tornare a Skodra.

Imbocchiamo una pista, per molti mesi all’anno chiusa a causa della neve e saliamo verso il monte Radohimes facente parte delle Alpi Albanesi e che raggiunge i 2600 metri.

Ad un tratto la pista passa in mezzo a due muri alti almeno quattro metri che testimoniano le abbondanti nevicate di quest’anno.

Proseguiamo fino ad arrivare a Skodra, dove dopo aver visitato il castello di Rozafa e una tipica abitazione albanese del 1600 (la prima della città), andiamo a pranzo in un delizioso ristorantino sul lago, dove servono pesce e frutti di mare.

Dopo pranzo riprendiamo la strada verso Durazzo dove ci imbarcheremo alle 21.00 per il ritorno in Italia.

Con la mente piena di immagini, ricordi, aneddoti e un  buon numero di nuovi amici, la nostra avventura nel paese delle aquile è giunta al termine.

Ma un’altra è già in programma alla scoperte dei siti archeologici e delle bianche spiaggie del sud.

 

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