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Viaggio in Tunisia in camper

Viaggio in Tunisia in camper



Periodo del viaggio 27/12/04 - 10/01/05 (14 giorni)
Pubblicato da n013ggioVisita il profiloContattaInvia una mail il

Resoconto del viaggio

Partiamo il 27 Dicembre da Genova con la Grimaldi. Avevamo contattato la Cotumar, compagnia tunisina, già da Ottobre ma non avevamo trovato posto( pare bisogni prenotare un anno prima); stessa cosa con la Grimaldi così ci siamo aggregati ad un viaggio organizzato dalla DESERT CLUB di Modena . Dovevamo partire il 25 Dicembre ma la Grimaldi 10 giorni prima ha cambiato la data di partenza: questo spostamento ci risulterà fatale in quanto ci farà perdere il Festival del Sahara che si conclude il giorno dopo il nostro arrivo ossia il 29 Dicembre.
Arriviamo dopo 24 ore di navigazione il 28 sera, passiamo abbastanza velocemente la dogana dopo aver nascosto il C.B. e dormiamo nel parcheggio subito fuori dell’area portuale. Al mattino partenza per Douz , la tratta più lunga del nostro viaggio (km530). La strada è buona, il primo pezzo è autostrada, ma nonostante ciò la velocità di marcia non supera gli 80 km. orari. Siamo 19 equipaggi e questa lunga colonna rallenta notevolmente l’andatura. Morale arriviamo a Douz al tramonto quando il Festival si è appena concluso. Girottoliamo per Douz sia nella piazza centrale dove incominciamo ad “interessarci” all’artigianato locale ( tappeti e ceramiche soprattutto) che nell’area periferica dove c’è l’enorme Fiera di paese collegata al Festival.
Dormiamo al campeggio Desert Club dove scarichiamo la cassetta e facciamo acqua ( nota bene per chi ha il w.c. nautico non esistono in tutta la Tunisia pozzetti chimici quindi l’unica possibilità è lo scarico selvaggio). Al mattino visitiamo il mercato del bestiame che si svolge in uno spiazzo vicino al campeggio. Abbondano le pecore e le capre ma non mancano i dromedari. Le contrattazioni sono animate e c’è un gran vociare. Più tardi partiamo via Kebili- Degache per le Gorges de Selia . Il momento più bello è l’attraversamento del CHOTT EL JERID o lago salato. La strada corre diritta attraverso un deserto che brilla qua e là con parvenza di miraggio. Poco dopo Kebili deviamo a sx per ammirare un’oasi dove ci sono delle piccole dune di sabbia pietrificate suggestive ed ottime per delle foto.
L’attrattiva principale delle Gorges, almeno per le mie figlie, è stato l’attraversamento della galleria del treno ( strada obbligata per ammirare questo piccolo canyon) in concomitanza con il passaggio del treno. Il tempo è brutto e fa più freddo che in Italia, ma verso il tramonto (a dicembre il sole tramonta verso le 17,30) esce il sole e tutto si colora meravigliosamente. Nel posto è molto facile trovare delle conchiglie fossili. Dormiamo più avanti a Medes che fa parte delle tre oasi di montagna che visiteremo l’indomani. Proviamo a dormire proprio all’oasi ma le guardie di frontiera ci mandano via scortandoci ad uno spiazzo in mezzo al deserto a tre chilometri da lì. Il cielo è stupendo se non fosse che fa un freddo cane sarebbe bello rimanere a guardare le stelle.
All’alba visitiamo Medes, oasi affacciata su di un piccolo canyon dove il paese fu abbandonato dopo 20 giorni di pioggia ininterrotta che fece sciogliere il fango con il quale erano tenute insieme le pietre delle abitazioni. Il posto è bello e vale la pena programmare qualche ora di sosta per passeggiare. La tappa successiva è Tamerza altra bella oasi con un grandissimo palmeto e fiume con cascate. La cascata più bella è quella prima del paese nuovo, che termina in un laghetto ( magari d’estate è bello rinfrescarsi). La passeggiata nella gola scavata dal fiume è suggestiva e consente di raccogliere fossili e pietre. L’ultima oasi è Chebika probabilmente la più bella delle tre, con le palme incassate nella gola profonda che termina con una pozza di acqua termale ed i versanti scoscesi della gola percorsi da calanchi. Nel pomeriggio arriviamo a Nefta, patria delle rose del deserto. Così come l’abbiamo vista noi ( in fretta senza passeggiare nella vasta palmeraia) non vale la pena andare. Meriterebbe invece la sosta di un giorno per poter affittare un fuoristrada e visitare Ong Jemal e Mos Espa. Torniamo indietro a Tozeur dove visitiamo l’interessante museo di cultura parcheggiando nel piazzale antistante. All’uscita affittiamo due calessini a cavallo che ci portano in visita della vecchia Medina e in giro per la parte nuova. Tozeur è una citta graziosa dove eventualmente dormire per fare la succitata escursione .Torniamo di sera a Douz dove ci aspetta il cenone dell’ultimo dell’anno organizzato nel campeggio. La cena è fredda ed il locale gelido ma è l’unico modo per stare tutti insieme. A mezzanotte si brinda con i nostri champagne e panettoni italiani. Tramite una delle innumerevoli organizzazioni locali abbiamo organizzato per l’indomani una gita in fuoristrada all’oasi di Ksar Ghilane. Il percorso in fuoristrada dura circa tre ore calcolando anche le soste: finalmente vediamo il deserto e le dune. Se uno ha visitato il deserto in Marocco o in Algeria il deserto tunisino può essere deludente ( almeno fino a Ksar Ghilane); l’oasi invece è molto piacevole e le basse dune sono compensate dal bel palmeto e dalla pozza di acqua termale dove si po’ fare il bagno. L’oasi è fornita di un campeggio ( noi abbiamo trovato diversi camper ma la strada per arrivare fin lì va presa non da Douz ma dalla parte opposta, da Douirat o Ksar Ouled Bou-abid) e di un ristorante. Poco distante c’è un vecchio forte romano che si può raggiungere a piedi o a dorso di dromedario. Al ritorno non ci avventuriamo più tra le dune ma facciamo la pista che al momento in cui ci siamo passati noi non era percorribile da un camper normale.
La giornata è stata bella ma anche stancante così al ritorno ceniamo ed andiamo a letto. L’indomani ci dirigiamo verso Matmata. Per la strada visitiamo il paesino di Tamezet dove c’è un piccolo ma interessante museo della casa berbera e ci fermiamo a mangiare un po’ prima di Matmata presso alcune case. I bambini del luogo sono curiosi di guardare l’interno del camper, invitiamo una ragazza a mangiare da noi e lei dopo pranzo ci ricambia la cortesia offrendoci il cous-cous ed il tè nella sua casa. La mia preferenza va decisamente al te verde e non al te rosso, ma il cous cous sarà il migliore tra quelli che mangerò in Tunisia . La casa è molto interessante articolata in varie stanze che si affacciano su più cortili collegati fra loro con i pavimenti di terra battuta ed i muri imbiancati. Direi che è una bella casa nel suo genere. Matmata è molto turistica, le case troglodite sono interessanti ma per le bambine un po’ deludenti: le avevo entusiasmate raccontando loro che avremmo visto la casa di Guerre stellari ma nonostante qualche foto appesa ed i resti del set il posto non le ha emozionate più di tanto. La sera dormiamo vicino a Metameur in uno Ksar, granaio fortificato, tutto per noi. Il posto è bellissimo ed ancor più lo sarà l’indomani alle prime luci del mattino. Ceniamo tutti insieme all’interno del granaio ed anche se non c’è ovviamente riscaldamento, al caldo. La temperatura è un po’ più mite e ci permette di chiacchierare sotto le stelle fino a tardi e quando il freddo e la stanchezza ci stanno per vincere Babbo Natale ci prepara un bel vin brulè fumante. E’ doveroso a questo punto fare una digressione su questo partecipante al viaggio, personaggio di una simpatia ed umanità straordinarie provvisto di lunga, fluente, nivea chioma e barba, colorito rubizzo e pancia d’ordinanza insomma un vero babbo natale, ruolo che interpreta da anni nelle sue valli. La somiglianza a Babbo Natale era tale che Bianca, la mia figlia più piccola , dopo aver sfoggiato di fronte agli altri bambini presenti un notevole scetticismo nei confronti dei babbi natale in generale, è stata colta mentre in separata sede dichiarava al personaggio in questione:”Io ci credo che tu sei Babbo Natale” e la cosa non ci ha stupito più di tanto perché più lo guardavamo e più ci credevamo anche noi.
Il giorno seguente è stato dedicato tutto alla visita dei vari granai fortificati disseminati nelle montagne circostanti. Il primo che abbiamo visitato Ksar Ouled Soltane è forse il più bello ed i rollini si sono sprecati. Il paesaggio verso Douirat, tappa successiva, assomiglia a quello della Monument Valley americana. Il paese, abbandonato, è abbarbicato sulla montagna e si fa fatica a distinguerlo dalle rocce. Noi lo abbiamo preferito al più famoso e più “turistico” Chenini, che abbiamo visitato subito dopo. Osserviamo Guermessa con la luce già calante che ci offre un altro spunto a foto interessanti. Anche Ksar Hadada ci è piaciuta molto tanto da farci rimpiangere il vecchio albergo che vi era stato creato all’interno, se mai lo riapriranno sarà senz’altro una tappa obbligata. Il sole sta calando così tagliamo subito per Medenine e poi verso Gabes dove dormiano nel cortile della Casa del Giovane. L’indomani i più mattinieri visitano il mercato delle spezie, trasformato ormai in un suck turistico, dopodiché partiamo verso El Jem. Noi insieme ad altri tre equipaggi ci stacchiamo lungo la strada per fare una visita a Sfax ed alla sua intatta medina. La Medina ha alte mura ed un interno intatto non ancora contaminato dall’orda turistica. Compriamo polpi e gamberi al mercato del pesce.

In Tunisia si trova ovunque bellissima verdura e frutta a prezzi convenienti, la carne è solo d’agnello o dromedario ma l’igiene è quella che è quindi necessita una cottura adeguata; sulla costa si trova il pesce ma è tutto piccolo ( pare che quelli più grossi li spediscono in Italia) ed è abbastanza caro; il pane si trova ovunque sia in forma di baguette che di piadina cotta nel tradizionale forno tunisino ed ha un prezzo imposto molto basso.

Visitiamo poi l’anfiteatro di El Jem, straordinaria testimonianza del periodo romano. La visuale migliore è quella che si ha da lontano quando all’improvviso, nella piatta pianura si erge questo mastodontico anfiteatro. Molto interessante è anche il museo che espone intatti mosaici prelevati da antiche ville romane dei dintorni. La sera raggiungiamo il resto della carovana a Kairouan dove dormiamo nei cortili della Casa del Giovane. La mattina seguiamo la nostra guida per la bella Medina diversa dalle altre per le strade ampie, ampie rispetto ai vicoli abituali, che la percorrono. Le case hanno portoni e finestre azzurre, la Moschea un’immenso cortile visitabile e fuori le mura vediamo gli antichi bacini di raccolta delle acque e il mausoleo nonché scuola coranica del Barbiere, un profeta chiamato così perché possedeva un pelo della barba di Maometto. Alla obbligatoria visita alla fabbrica di tappeti, dopo aver bevuto il thè scappiamo tutti sgaiattolando per la Medina per acquisti. Nel pomeriggio ci dirigiamo verso Hammamet. Qualcuno si stacca e vede Monastir e Sousse , deviazione che reputavamo interessante ma che non ci siamo sentiti di fare per non abbandonare nuovamente il gruppo.

Ad Hammamet visitiamo la villa del miliardario che lanciò la località agli inizi del secolo e passeggiamo sulla lunga spiaggia sulla quale si affaccia; il tramonto fa risaltare la piccola medina di Hammamet affacciata sul mare rendendola particolarmente bella, comunque, visto la quantità di alberghi che invadono la zona credo che il posto sia tollerabile solo d’inverno. Dormiamo sulla via turistica a Nabuel , su di un piazzale sul mare non prima di aver cenato in un ristorante di Hammamet visto che il famoso ristorante di Nabuel è chiuso. La mattina alcuni valorosi si alzano presto per vedere la fabbrica di ceramiche di Nabuel, noi dormiamo ma siamo puntuali alla partenza per Kelibia sulla punta della penisola di Cap Bon. A Kelibia visitiamo il forte con foto ricordo di rito del gruppone sulla scalinata.

Kerkouane è una valida alternativa alla visita di Cartagine, che come è noto fu rasa al suolo dai romani e quindi nulla rimane, se non le fondamenta, della città fenicia. Kerkouane al contrario fu misteriosamente abbandonata verso il 3° secolo a.C. e poi ricoperta dalla sabbia per poi essere restituita a noi alla fine del 1800 durante una campagna di scavi francese, quindi è una validissima testimonianza dell’organizzazione delle città fenice. La costa dove si affaccia è particolarmente bella ma il vento gelido che la percorreva non ci ha invitato a fare il bagno né lì né a Korbus dove la sorgente termale bollente rende temperata l’acqua del tratto di mare dove sfocia. In serata siamo arrivati a Tunisi dove ci siamo parcheggiati nell’enorme parcheggio all’ombra della sede del partito unico del Presidente in Avenue Mohamed a due passi dalla centralissima Avenue Bourghiba.

Tunisi è una bella città pulita, molto occidentale per certi versi, con molti caffè e negozi. Al mattino ci dirigiamo verso il centro per un primo assaggio della grande e bella Medina. Conviene allontanarsi dalla grande moschea che è la parte più turistica ed avventurarsi a nord o a sud nei tanti vicoli. I tunisini sono molto disponibili e questo girovagare ci regala la visione di case, palazzi e cortili magnifici. Vale inoltre la pena fermarsi in una delle tante belle sale da thè per rilassarsi e godersi l’atmosfera
Nel pomeriggio con il treno andiamo a Sidi Boud Said, fermata successiva a quella di Cartagine, incantevole paesino di mare stile Positano dove viene voglia di fermarsi per un periodo di vacanza . Da non perdere l’aperitivo sul bar affacciato sul porto, né la visita alla casa del Medico dai cui tetti si vede un bellissimo panorama. Se in tutto il soggiorno non avessimo già comprato abbastanza Sidi boud Said sarebbe stato un ottimo posto dove comprare forse perché in bassa stagione.
La sera ceniamo nella parte nuova di Tunisi e direi che è stata la cena migliore del viaggio. Di buon mattino prendiamo la metropolitana di superfice per il museo del Bardo, ( attenzione contate le fermate perché non sono quasi mai indicate a parte quella del Bardo). Il Museo è una miniera di mosaici e per visitarlo ci vogliono un tre ore buone . All’ora di pranzo torniamo nella Medina per girovagare ancora un po’ e fare gli acquisti dell’ultima ora.
Prima di partire Babbo Natale tira fuori dal suo garage senza fondo le ultime provviste e ci allestisce un buffet di vini e spumanti, salami e panettoni che non viene disdegnato da nessuno. In meno di mezz’ora raggiungiamo il porto dove veniamo sottoposti a controlli più accurati che all’arrivo. Niente a confronto a quelli cui vengono sottoposti i tunisini, per fare i quali la polizia di frontiera ci fa accumulare due ore di ritardo. Nel viaggio di ritorno il mare è calmo e si inizia a salutarci.
La tunisia è un viaggio veramente facile: la popolazione è molto disponibile senza essere appiccicosa e parlano tutti il francese, la polizia si fa in quattro pur di agevolare i turisti, ovunque abbiamo avuto la sensazione di essere in assoluta sicurezza e le strade sono sempre ben indicate e facili da seguire, il carburante si trova sempre a d un prezzo ridicolo ed anche per l’acqua non ci sono mai stati problemi. Per contro se si ama avere un po’ di compagnia, anche se la carovana rallenta parecchio la marcia ed allunga notevolmente i tempi di spostamento, un viaggio organizzato come quello che abbiamo fatto noi può essere una valida alternativa. Probabilmente questa impressione è stata rafforzata dalla fortuna di aver trovato compagni di viaggio piacevoli e tranquilli uniti ad una guida molto elastica che è stata sempre disponibile a cambiamenti o ampliamenti di itinerario in corso d’opera. Ad Ibraim e a tutti i partecipanti di questo tour della Tunisia che va quindi il nostro GRAZIE.


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