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In Marocco, Inch Allah...

In Marocco, Inch Allah...



Periodo del viaggio 18/12/09 - 09/01/10 (22 giorni)
Pubblicato da Chantal FVisita il profiloContattaInvia una mail il

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Resoconto del viaggio

In Marocco, Inch Allah*….
(* se Dio lo vuole)


L’idea di questo viaggio è nata la scorsa estate, in Turchia, quando ci è stata proposta da una famiglia di camperisti conosciuta durante quella vacanza. Sul momento, l’avevamo quasi scartata, in quanto non avremmo mai pensato di disporre di tre settimane durante il periodo natalizio, invece la situazione si è evoluta a nostro favore e abbiamo potuto cominciare a sognare questo viaggio.
Siamo partiti con un itinerario di massima, senza aver previsto tappe fisse o aver studiato le soste. Sapevamo che in Marocco ci sono numerosi campeggi e, in caso di imprevisti, avremmo sostato in libertà. Inizialmente avevamo previsto di traghettare da Tarifa per Tangeri ma pochi giorni prima della partenza abbiamo cambiato idea e deciso di iniziare il nostro viaggio in Marocco da Ceuta, scelta che si rivelerà, in seguito, molto azzeccata.

Più che un diario con dettagliate informazioni turistiche (le apposite guide sono più esaurienti), intendo piuttosto illustrare il modo in cui abbiamo vissuto questo viaggio.
Mi limiterò a segnare in grassetto i luoghi che ci hanno entusiasmati maggiormente.
Per quanto riguarda la preparazione, ci siamo basati su quanto avevamo letto su diversi diari di viaggio. Abbiamo portato 2 ruote di scorta (rimaste inutilizzate e, a nostro parere, una è più che sufficiente), una tanica per la benzina che ci è servita solo una volta in Spagna dove la benzina costa il doppio, una pompa per l’acqua in caso di guasto.
Negli elenchi da noi letti, erano menzionate anche le piastre in caso di insabbiamento ma non le abbiamo portate, quelle invece ci sarebbero servite.
Stesa cosa per i medicinali. Ho portato Aspirina, fermenti lattici, Imodium (in caso di diarrea) e vari antinfiammatori per nulla. Un antibiotico invece, che non avevo, mi sarebbe servito.
Insomma, tutto quello che NON si porta è quello che serve!

Il giorno della partenza, mi ero finalmente decisa a comprare l’amuchina. Entro in un negozio per comprarla: erano senza! Lo accolgo come un segno del destino e partiremo senza. Mi aspettavo qualche disturbo intestinale, invece siamo sempre stati bene. Usavamo l’acqua del serbatoio anche per lavarci i denti. L’unica cosa alla quale siamo stati attenti è dove facevamo gli approvvigionamenti d’acqua, evitando sempre le fontane lungo le strade.

Venerdì 18/12/2009 – 280 km

Alle 21:30 siamo finalmente pronti. Nevica copiosamente da diverse ore e partiamo giusto in tempo per non dovere spalare la neve per uscire dal cortile di casa.
Considerate le condizioni del tempo, si viaggia bene, a velocità media ma con regolarità e non ci possiamo lamentare. Attorno a mezzanotte decidiamo di fermarci a Celle Ligure ma appena fuori dall’autostrada è tutto ghiacciato. Giungiamo ad una piccola salita e il camper non vuole saperne di andare avanti. Non è il caso di insistere; con precauzione facciamo manovra e torniamo in autostrada. Ci fermeremo prima del confine in una stazione di servizio, non è nostra abitudine ma per oggi ne abbiamo abbastanza.

Sabato 19/12/2009 – 990 km

Ripartiamo riposati dopo un sonno indisturbato. Non nevica più. A Mentone ci fanno uscire dall’autostrada. Si vede che hanno sottovalutato le condizioni atmosferiche e non hanno provveduto a spargere sale. Per fortuna che siamo in Francia!
Naturalmente questo imprevisto ci fa perdere tanto tempo: a mezzogiorno riprendiamo l’autostrada e siamo soltanto a Nizza. Nemmeno la neve di ieri sera ci ha rallentato così tanto! Il viaggio prosegue senza altri inconvenienti e maciniamo chilometri e chilometri. A parte il vento fortissimo di diverse zone che attraverseremo, sia in Francia che in Spagna, procediamo bene.
Verso Barcelona ci raggiunge Filippo e famiglia, “l’ideatore” di questo viaggio. Loro sono partiti questa mattina e così quando sono arrivati in Francia, la situazione in autostrada era ritornata nella normalità e non hanno quindi perso lo stesso tempo di noi. E poi, diciamo la verità: hanno un camper con 2 levrieri, di cilindrata superiore e si sente!
Verso le ore 23 siamo a Peniscola. Sostiamo sul porto. La sosta non sarebbe consentita ma è bassa stagione, il parcheggio è del tutto deserto e quindi troppo invitante.

Domenica 20/12/2009 – 900 km

Giornata di trasferimento. I chilometri scorrono “lentamente” e giungiamo ad Algeciras, davanti all’agenzia Gutierrez alle 20:40, cioè 10 minuti dopo la sua chiusura.
Piove a catinelle. Nelle vicinanze saranno parcheggiati una trentina di camper, probabilmente in attesa dell’apertura del giorno successivo, alle 9:00. Immaginiamo che l’indomani ci sarà una bella coda. Visto che è ancora presto vogliamo provare a sentire un’altra agenzia per vedere quale prezzo propone; male che vada torniamo qui. La prima che troviamo ci propone un biglietto andata per Ceuta, ritorno open a scelta da Tangeri o Ceuta con la FRS per 3 persone a 250 €, prezzo in linea con quello che avevo letto per cui accettiamo (incontreremo poi un Francese che ha pagato per 2 pers. 230 € presso l’agenzia Gutierrez…).
Ci rechiamo sul porto dove sostiamo per la notte in modo da essere già pronti visto che partiamo alle 7:30.

Lunedì 21/12/2009 – 100 km

E’ piovuto tutta la notte e piove ancora quando ci svegliamo! Nelle nostre vicinanze vediamo delle 4x4 attrezzate per il deserto: sento il profumo dell’Africa. Imbarchiamo.
La traversata dovrebbe durare 40 minuti. Il mare è mosso e sentiamo parecchio lo sballottamento. Per fortuna non abbiamo fatto colazione e non vediamo l’ora di arrivare. Le hostess sono in agguato, scrutano le nostre espressioni, pronte a proporci un sacchetto di plastica per ogni evenienza ma terremo duro e arriveremo indenni (o quasi) a Ceuta. Spostiamo l’orologio indietro di un’ora così sono ancora le 7:30.
Dopo 2 giorni in camper, una notte non di tutto riposo nel porto, 40 minuti sull’altalena sentiamo l’esigenza di fare quattro passi. Passeggiamo sul lungo mare.
Siamo sul continente africano ma ancora sul territorio spagnolo. La città di Ceuta è quindi impregnata di questo miscuglio.
A metà mattinata, dopo esserci ripresi, ci avviamo verso il confine che dista un paio di chilometri. Tantissima gente cariche di borse cammina nelle due direzioni. C’è un movimento e una confusione incredibili ma per i veicoli la coda non è lunghissima.
Prendo i nostri passaporti e mi metto in coda per le formalità. C’è qualche problema con il mio passaporto e il poliziotto mi manda allo sportello 5 che si trova dall’altra parte e lì il problema non si risolve. C’è stata una “piccola” svista da parte mia: il mio passaporto è scaduto e non mi lasciano entrare in Marocco, nemmeno con la carta d’identità. Il poliziotto trattiene i foglietti bianchi compilati: non c’è nulla da fare. Ora devo tornare al camper e dirlo a mio marito. Dopo 2000 km e 250 € di traghetto dobbiamo tornare indietro… non so che cosa rischio! Annuncio il verdetto. Silenzio.
Filippo è a una decina di metri, già oltre i controlli e ci sta aspettando. Vado da loro, spiego velocemente la situazione e nel giro di pochi minuti prendo la decisione: entro in Marocco illegalmente. Salgo sul loro camper (non posso tornare al nostro che è fermo tra i gabbiotti di controllo). Filippo prende il passaporto di mio marito e va riferirgli la mia decisione. Ricominciano la trafila per le formalità. Uno dei “faccendieri” ha capito che qualche cosa non va perché chiede a loro dove sono finita, ma con 10 € in mano si disinteressa del tutto della mia sorte. Dopo circa mezzora Filippo torna e mi invita a sistemarmi nel bagno. Si parte. Dal finestrino sbircio fuori e vedo il nostro camper seguirci. Non avrei mai pensato di entrare in Marocco in questa maniera!
Ironia della sorte: vicino al confine c’è una collina sulla quale si vede uno strano andirivieni di Marocchini. Stanno cercando di passare il confine clandestinamente?
Dopo alcuni minuti il camper si ferma. Immagino sia per un controllo dei passaporti, invece è solo per farmi uscire. Sono in Marocco! Non so bene come andrà avanti ma ormai sono in pista e devo ballare. Una soluzione si troverà… Inch Allah! Mi balenano per la mente immagini del film “Fuga di mezzanotte”.
Costeggiamo il litorale per alcuni chilometri nella direzione di Tetouan. Il bianco e l’azzurro delle case spicca nella luce mediterranea. Ci sono lunghe spiagge di sabbia e numerosi villaggi turistici. La strada si allontana poi dalla costa; man mano che proseguiamo il tempo cambia e inizia a piovere. Arriviamo a Chefchaouen a metà pomeriggio sotto un diluvio.
La pioggia incessante, la stanchezza del viaggio e un forte raffreddore per mio marito sono ottimi ingredienti per un sano riposo.
Verso le 18:00 qualcuno bussa alla porta per chiedere i nostri passaporti (il custode del campeggio): è il mio primo confronto nella mia condizione di clandestina. Ci farà notare che il mio non è timbrato ma gli diamo una spiegazione plausibile per cui siamo tranquilli.
Per concludere la giornata in bellezza la stufa non si accende più. Non fa freddo ma per togliere l’umidità e far asciugare gli indumenti ci sarebbe utile. Pazienza!
Insomma, per dirlo con i dovuti modi è stata una giornata d….a dimenticare.

Martedì 22/12/2009 – Chefchaouen – Fès – 200 km

E’ piovuto senza tregua e con la stessa intensità per tutta la notte; è pure caduto un albero nel campeggio. Nei giorni successivi qualcuno ci dirà che in questa regione alcune strade sono state chiuse al traffico a causa di allagamenti.
Il tempo non è dalla nostra parte per cui la visita di Chefchaouen sarà per un’altra volta. Essendo il campeggio ubicato su una collina, l’acqua scende da tutte le parti e la strada è completamente allagata.
Siamo diretti a Fès dove vorremmo arrivare in mattinata, prima della chiusura del consolato francese. Lungo la strada che percorriamo, vediamo numerosi frantoi per l’olio di oliva azionati con asini. Molte persone camminano imperturbate sotto la pioggia, alcune si riparano sotto sacchi di plastica a mo’ di ombrello, tanti bambini vanno a scuola sotto la pioggia… altro che farsi accompagnare in macchina davanti al cancello della scuola! La strada è tortuosa e non si procede velocemente ma perlomeno il tempo tende a migliorare.
Arriviamo nella periferia di Fès attorno a mezzogiorno; siamo fermi ad un semaforo quando un ragazzo in motorino ci chiede se cerchiamo un campeggio, gli mostriamo l’indirizzo del consolato e ci dice di seguirlo. Ci rendiamo conto che eravamo già nella direzione sbagliata, si capisce che ci fa fare scorciatoie e dopo 10 minuti siamo sul parcheggio del consolato francese… che è già chiuso. Chiediamo se possiamo rimanere qui anche per la notte, così da poter andare al consolato il giorno dopo, subito alla sua apertura. Il parcheggio è custodito giorno e notte, è tranquillo e siamo poco lontani dal centro: il mio problema ci ha fatto trovare un ottimo luogo per la sosta, ancora meglio dei campeggi che sono fuori città! Non tutti hanno questa fortuna!
Il ragazzo che ci ha portato fin qui ci propone i servizi di suo “fratello” (qui sono tutti fratelli) come guida. Accettiamo e concordiamo l’appuntamento per le ore 15. Nel frattempo facciamo quattro passi nelle vicinanze. Entro in un panificio/pasticceria, compro due tipi di pane, diverse brioches e biscotti spendendo in totale l’equivalente di 1,80 €. Più avanti compriamo delle fragole nostrane; so che bisognerebbe evitare di mangiare la frutta che non si sbuccia ma come si fa a rinunciare? Una sciacquata sotto il rubinetto del camper e vai con gli anticorpi! Erano talmente gustose e dolci che sarebbe stato un peccato farcele mancare. Tempo di pranzare al camper e sono quasi le 15. Aspettiamo il nostro amico fuori mentre approfittiamo, finalmente, dei raggi del sole e del tepore dell’aria.
Saliamo tutti su un camper e partiamo alla scoperta. Ci porterà nei punti di maggiore interesse della città. Al termine del giro ci porta in uno dei numerosi luoghi dove fabbricano le mosaiche. Sappiamo che fa parte del gioco ma la visita è comunque interessante. E’ una meraviglia osservare tutti gli assemblaggi di colori. Dopo un paio di ore siamo di ritorno e ci diamo appuntamento per l’indomani per andare nella medina.
Sono le 18:00 ed è buio. Vicino ai camper dei ragazzi hanno creato il campo di calcio, sembra una serata primaverile. Andiamo ancora a passeggiare per gustare le vie nell’atmosfera serale.

Mercoledì 23/12/2009 - Fès - Azrou – Ain Leuh – 107 km

Alle 8:30 sono all’ingresso del consolato. Come sempre in questi posti, anche se c’è poca gente bisogna aspettare. Quando finalmente giunge il mio turno, spiego la mia situazione; mi faranno un laissez passer per uscire dal paese dopo aver ricevuto l’autorizzazione dal consolato francese in Italia. Siccome ci vorranno sicuramente alcuni giorni (e ci sono pure le feste di mezzo), prendo accordi per far inviare il tutto a Marrakech. Nel frattempo posso essere tranquilla.
Neanche il tempo di fare colazione e partiamo alla scoperta della medina. Finalmente mi sento in un altro mondo. E’ semplicemente indescrivibile, è uno spettacolo all’aria aperta. Nel cuore della medina giriamo attorno alla moschea Qaraoiuiyine con le sue 14 porte; purtroppo non è accessibile ai non-musulmani (come tutte le moschee in Marocco) e possiamo soltanto sbirciare dalle porte aperte. Visitiamo una ex scuola coranica che è davvero un capolavoro e ci spostiamo poi alle concerie. Osserviamo gli uomini al lavoro e le diverse fasi di lavorazione (calce viva, escrementi di piccioni
per ammorbidire le pelli e diverse tinte). E’ un lavoro durissimo. Ora il cattivo odore è sopportabile ma immaginiamo che con il caldo deve essere pestilenziale.
Al termine della visita torniamo al camper e ci avviamo nella direzione di Azrou; in questa zona dovrebbero esserci delle scimmie in libertà. Azrou è una piccola località di villeggiatura e lo stile delle case ci ricorda vagamente l’Europa. Anziché scendere direttamente verso Midelt via la nazionale, imbocchiamo la strada che porta ad Ain Leuh che si dovrebbe poi ricollegare alla nazionale più a sud. La strada è strettissima e consente una velocità media di 40 km/ora. I cedri, che sono l’habitat delle scimmie sono rari. Arriviamo su un altopiano, siamo in mezzo al nulla e ci chiediamo dove
andremo a finire. Ogni tanto incrociamo un pastore con il suo gregge. E’ quasi buoi quando arriviamo ad Ain Leuh, un piccolo villaggio di montagna, con una via principale tutto sommato animata. Sostiamo all’uscita del paese su un parcheggio non lontano dalla scuola; numerosi bambini si fermano a curiosare attorno ai camper. Per la cena andiamo in paese. Non ci sono ristoranti e siamo gli unici turisti. Troviamo un macellaio che griglia spiedini e salsicce al momento su un piccolo braciere. Ordiniamo i panini. Mia figlia è entusiasta della situazione: mangiare un panino in strada, davanti
al bancone del macellaio, nel fumo, osservando la gente che passa. Inoltre è un’occasione per scambiare quattro parole con la gente del posto.

Giovedì 24/12/2009 - Ain Leuh - Cèdre Gouraud – Gole dello Ziz – 330 km

Alle 7:30 siamo pronti per la partenza. Il tempo è ancora brutto ma non fa freddo. Ci rendiamo conto che proseguire su questa strada ci farebbe perdere parecchio tempo; potrebbe essere interessante ma non abbiamo tre mesi a disposizione. Prendiamo la direzione di Cèdre Gouraud dove, così ci hanno detto, è possibile avvistare delle scimmie. Quando vi giungiamo piove ancora, il paesaggio è quasi alpino e delle scimmie neanche l’ombra! Peccato.
Filippo decide di andare verso Marrakech mentre noi puntiamo verso sud.
Man mano che proseguiamo, il paesaggio comincia a cambiare e a prendere aspetti che ci affascinano di più. Avvistiamo un gregge di pecore nell’immensità rocciosa. Ci fermiamo. I pastori sono berberi e dopo poche parole scambiate ci invitano a bere un tè nella loro casa poco distante ma ringraziamo. Mentre siamo lì si avvicinano timidamente due ragazzine, sono tenere. Diamo loro delle caramelle e si allontanano come sono arrivate.
Varchiamo due passi a 2112 e 1900 metri prima di raggiunge le gole dello Ziz. Ci fermiamo per pranzo vicino ad alcune case. Appena arrivati viene a salutarci un signore che abita nelle vicinanze ed offrirci il tè a casa sua. Gli diciamo che prima pranziamo e che poi verremo. Non abbiamo ancora finito, qualcuno bussa alla porta del camper: il signore di prima ci porge una vassoio con una teiera, 3 bicchieri e un piattino di datteri. Andremo poi a ringraziarlo offrendo alcuni giocatoli a suo figlio. Ci offre pure di rimanere per un couscous ma ripartiamo con mezzo chilo di datteri.
Dall’Italia abbiamo portata circa 250 quaderni. Quando lungo la strada vediamo una scuola, prima di Ar-Rachidia (Ifni) ci sembra una occasione buona per consegnarne alcuni. Gli insegnanti sono molto disponibili e apprezzano il nostro gesto. Ci sono circa 60 alunni e accontentiamo tutti. Vige ancora la regola dell’alzarsi quando un estraneo entra in classe e rimangono in piedi con le braccia conserte. Nella stessa scuola ci fanno vedere i sanitari realizzati da un’associazione italiana.
Percorriamo la strada lungo la bellissima valle dello Ziz. Il colore rossastro delle rocce fa contrasto con la vegetazione. E’ una meraviglia. Una trentina ci chilometri prima di Erfoud, notiamo una tenda berbera in un posto panoramico ed isolato: è un ristorante. Tra poco sarà buio decidiamo di fermarci qui per la notte. Siamo gli unici ospiti e chiediamo al gestore del ristorante di prepararci un tajine per cena. Non lo sappiamo ancora ma sarà la più buona che mangeremo in tutto il nostro viaggio.
Come dessert ci propone uno jogurt locale ricoperto di sciroppo di datteri. Sarà il nostro cenone di Natale.

Venerdì 25/12/2009 – dalla valle dello Ziz fino a Merzouga – 80 km

Ci alziamo presto ed è una bellissima giornata di sole. Da dove siamo possiamo osservare la vita che si svolge in fondo alla valle. Da qui in avanti la strada costeggia il Tafilalt, il più esteso palmeto di tutto il Marocco. Ci fermiamo molto spesso per scattare fotografie in quanto il paesaggio è molto suggestivo. Dopo Rissani, notiamo un’altra scuola e ci fermiamo anche qui. E’ il momento della pausa a metà mattinata. I bambini ci guardano incuriositi. Gli insegnanti ci fanno visitare la scuola (molto rudimentale) e ci offrono il tè nell’aula insegnanti, seduti sul tappeto. Notiamo che una volta scaduto il tempo della pausa, i bambini tornano nelle aule e fanno silenzio, anche se gli insegnanti sono ancora con noi.
Ancora pochi chilometri e arriviamo ad Hassi Liabad (vicinissimo a Merzouga) dove dobbiamo consegnare del materiale dell’associazione “Bambini nel deserto” ad un loro referente, presso un piccolo albergo.
Oggi è Natale e pensiamo che in Europa sono tutti indaffarati con il pranzo. Noi invece siamo seduti fuori (ci saranno 24 gradi) i piedi nella sabbia con davanti a noi le dune, le palme e gli oleandri in fiore. Ci sono pochissimi turisti. Vorremmo fare un’escursione nel deserto. Ce ne propongono una a dorso di dromedario con pranzo in una tenda berbera, con altri turisti e la cosa ci interessa poco.
Per accontentare nostra figlia, alle 13 partiamo per due ore a dorso di dromedario, in mezzo alle dune che ammiriamo a perdita d’occhi; l’erg Chebbi si estende su 27 km.
Quando torniamo la 4x4 è già lì che ci aspetta: partiamo nel deserto e dormiremo da nomadi berberi ormai sedentari. Ci fermiamo prima al dispensario di Merzouga dove consegniamo 3 scatoloni di medicinali per conto dell’associazione.
Ci allontaniamo dalle dune e ci addentriamo nel deserto… immagini indimenticabili.
In mezzo al nulla c’è un accampamento. I nostri accompagnatori ci dicono che ci vive un uomo con due donne; ci saranno 5 o 6 bambini piccoli. Lasciamo loro uno scatolone di vestiti chiedendoci di che cosa vivono.
E’ quasi buio quando arriviamo dai berberi, dopo due ore di pista. C’è una tenda e alcune piccole case fatte di sassi. Ci vivono una coppia (il capofamiglia e sua moglie), i loro due figli maschi e le rispettive mogli, una figlia con il marito e l’ultima figlia ancora adolescente, più tutti i bambini nati dai vari matrimoni (3 di loro hanno meno di un anno). Quando arriviamo, uno degli uomini sta tornando con il gregge di pecore.
I piccoli sono tutti chiusi in un recinto. Una donna ne sceglie due per volta e li passa ad un’altra donna che li porta alla madre per l’allattamento. Mi chiedo come fanno a riconoscerli, al buio poi! Attorno a noi è notte fonda e l’unico rumore che si sente è il belare delle capre.
Una delle casette è divisa in due stanze. Nella prima le donne sono riunite e badano ai bambini. I nostri accompagnatori hanno consegnato il necessario per preparare il couscous. Una delle donne sta tagliando il pollo mentre il suo piccolo di pochi mesi è sulle sue gambe. Durante il giorno, i bambini piccoli sono strettamente fasciati e portati sulla schiena della madre. Nella seconda stanza il capofamiglia prepara e serve tè in continuazione. In questa stanza le donne non entreranno mai, nemmeno per la cena. Il locale dove si cucina è una piccola capanna fatta di rami di palme intrecciati.
Dopo circa due ore il couscous è pronto; un enorme piatto viene messo sul tavolino basso e mangeremo tutti insieme direttamente dal piatto.
Prima di andare a letto usciamo. E’ piovuto poco ma a sufficienza perché ci sia il profumo della terra bagnata nell’aria. Noi dormiremo nella stanza dove abbiamo cenato, mentre alcune donne e bambini dormiranno nella stanza attigua.

Sabato 26/12/2009 – Merzouga – Tinejdad – 170 km

Il nostro risveglio corrisponde allo spuntare del sole e piano piano tutti si alzano. E’ una bella giornata. Godiamo dell’immensità del paesaggio e del silenzio “disturbato” soltanto dalle capre.
Il capofamiglia si mette di nuovo alla sua postazione per preparare il tè. Loro mangiano una zuppa di verdure. Mia figlia ne gradisce una scodella; la trova buona e saporita, mentre io, a quest’ora, mi limito al tè. Lasciamo anche a loro uno scatolone di vestiti per i bambini. Le donne sono riservate e si capisce che non osano metterci le mani. Non siamo arrivati alla macchina che sono già indaffarate a guardare quello che abbiamo lasciato.
Riprendiamo la direzione di Merzouga seguendo un altro percorso, fermandoci ad una bellissima oasi. Più avanti i nostri accompagnatori si fermano a salutare dei loro amici.
C’è un gruppetto di dromedari “al pascolo”. Pippo, il nostro cane, non ha mai visto un dromedario in vita sua ed è molto attratto dal loro profumo inusuale. Il primo che vede è sdraiato, va ad annusarlo, ma quando questo si alza, scappa. Il secondo, non lo lascia avvicinare. Il terzo è già in piedi, ha una zampa anteriore legata per evitare che scappi. Pippo gli annusa la seconda zampa anteriore e sta prendendo la mira per marcare il territorio quando, improvvisamente, il dromedario si alza sulle zampe posteriori e cerca di schiacciarlo come se fosse una mosca. Lo manca per un pelo e Pippo spaventatissimo si rifugia sotto la macchina. E’ stato sfiorato un dramma! Cominciamo a vedere l’erg Chebbi in lontananza e in tarda mattinata siamo di ritorno al camper, soddisfatti di questa bella esperienza. Usufruiamo di una doccia nell’albergo. Ali ci fa vedere la realizzazione del progetto di irrigazione realizzato dell’associazione. Dopo pranzo, dispiaciuti di non poter rimanere più a lungo in questo luogo, ripartiamo.
Siamo diretti a Tinejdad, un piccolo paese dove, ho letto, vi è un bel palmeto e antichi ksar (fortificazioni per la popolazione). All’uscita del paese ci fermiamo al ristorante “Le panorama”; chiediamo se dopo cena possiamo sostare qui e ovviamente, siamo i benvenuti. Il posto è tranquillo e a ridosso di un palmeto.

Domenica 27/12/2009 – Tinejdad – Gole del Todra – Tinerhir – 110 km

Di prima mattina l’aria è fresca ma la giornata promette di essere soleggiata. Infatti, più tardi ci saranno circa 25 gradi.
Nostra figlia non si sente bene, ha dei dolori ad un orecchio; non se la sente di alzarsi e di venire con noi in bicicletta. Avvisiamo il gestore del ristorante: possiamo essere tranquilli. Attraversando il palmeto facciamo prima un giro verso El Korbat, un piccolo paese dove non passiamo inosservati. Penetriamo con le bici all’interno dello ksar: un intreccio di vie strettissime, deserte e con pochissime aperture. Immaginiamo come potesse essere questo rifugio in caso di pericolo. E’ un luogo curioso, costruito tutto in terra battuta.
Ci dirigiamo poi verso il paese. Mi fermo in una farmacia e compro delle gocce per curare il mal d’orecchio. Oggi è il giorno del mercato settimanale, il suk, per la gente del luogo e di turisti non ce ne sono. C’è animazione, movimento, una profusione di colori e di odori…. uno spettacolo! Amo perdermi in questi luoghi, osservare la gente e gironzolare senza meta.
Passiamo poi ad Azrir, sempre in bicicletta, e ci fermiamo a chiacchierare con delle ragazze. Ci invitano a bere un tè e ci fanno visitare la loro casa. Ci colpisce il salotto lungo circa 10 metri con due divani della stessa lunghezza sui due lati della stanza; si sa che le famiglie sono numerose! Ci portano in un cortiletto dove una delle sorelle sta facendo cuocere il pane; ce ne fanno assaggiare, appena sfornato e farcito di un sottile strato di verdure e carne; è squisito. Insistono per invitarci a pranzo ma siamo molto dispiaciuti di dover rifiutare in quanto nostra figlia non potrebbe partecipare.
Dobbiamo salutarci e torniamo al camper.
Poco dopo ci avviamo verso le gole del Todra. Il camper sembra minuscolo in mezzo alle pareti altissime. Il luogo è molto turistico e toglie un po’ di fascino alla sua bellezza naturale, ma rimane comunque affascinante. Vorremmo proseguire fino ad Imilchil, ma facciamo il calcolo che mancano 85 km su una stradina di montagna e altrettanti per tornare, con la figlia che non sta bene sono troppi e a Tamtattouche facciamo inversione di marcia. Percorriamo la strada a ritroso fino al campeggio Ourta di Tinerhir dove ci fermiamo per la notte.

Lunedì 28/12/2009 – Tinerhir – Msemrir – Ouarzazate – 280 km

Un’altra splendida giornata di sole; sembra quasi primavera.
Partiamo per le gole del Dadès. Il paesaggio è un regalo per gli occhi. All’imbocco della valle ci fermiamo sul bordo della strada. Arrivano due ragazzi; uno di loro ci offre una bellissima 4x4 fatta di foglie di palme intrecciate, con tanto di ruota di scorta e il portellone posteriore che si apre. Che abilità! E’ troppo bella! Sono gentilissimi e per nulla invadenti. In cambio di questo piccolo capolavoro, per  premiarlo gli diamo un paio di jeans.
Proseguiamo ammirando il paesaggio. Attraversiamo paesini, vediamo i contadini nei campi che arano pezzetti di terra con l’asino. Le donne fanno il bucato nel fiume e salutano al nostro passaggio. Le gole si estendono su non più di 200 metri e la strada prosegue in mezzo alla montagna. Superate le gole il traffico diminuisce, anzi è quasi inesistente. Vogliamo raggiungere Msemrir; saranno circa 40 chilometri ma la nostra velocità è ridotta. Speriamo ne valga la pena. Alcuni chilometri prima di arrivarci il paesaggio che si offre ai nostri occhi è grandioso, spettacolare. Il nostro camper sembra minuscolo. Questo ambiente ci fa sentire lontanissimi da casa. In una delle nostre soste scambiamo due parole con un pastore, lui è nel suo mondo. Questo tratto di strada sarà, per noi, uno dei più belli di tutto il nostro viaggio.
Arriviamo a Msemrir, piccolo paese di montagna dove finisce l’asfalto, e facciamo manovra. Proprio in quel punto c’è una scuola. Arriva il direttore che parla benissimo il francese. Gli diamo una cinquantina di quaderni; ne è molto grato e dice che per lui è un dono indimenticabile. Vuole offrirci il tè ma dobbiamo purtroppo declinare l’invito.
Nel frattempo a nostra figlia è venuta la febbre per cui dobbiamo procurarci un antibiotico. Ci indica la farmacia che si trova a 10 metri e qui, in questo paese sperduto a 1800 metri di altitudine, compro un antibiotico per 56 Dh (circa 5 €). Il farmacista mi dice che è il migliore di quelli che ha, infatti l’effetto sarà perfetto. Chi l’avrebbe detto?
Torniamo lentamente sui nostri passi e puntiamo su Ouarzazate. La visita di questa città non ci ispira; abbiamo ancora nella mente i meravigliosi paesaggi che abbiamo visti oggi. Sosteremo al campeggio municipale per un meritato riposo.

Martedì 29/12/2009 - Ouarzazate – Ait-Benhaddou – Taliouine - 198 km

Lasciamo Ouarzazate e prendiamo la direzione di Ait-Benhaddou. Sappiamo che il luogo è turistico, anzi troppo e molto commerciale. Rimane comunque un’occasione per visitare uno ksar in posizione dominante sulla valle, ristrutturato a regola d’arte e scenario di diversi film tra cui “Il Gladiatore”.
Riprendiamo il nostro viaggio. Per l’ora di pranzo ci fermiamo a Tazenakht, segnata come importante centro di fabbricazione di tappeti. Sappiamo che Filippo dovrebbe passare da queste parti. Facciamo due passi e troviamo il suo camper parcheggiato.
Approfittiamo della sosta per pranzare in qualche ristorantino (parola grossa). Ci lasciamo trascinare in un negozio di tappeti ma non ci lasciamo altrettanto convincere di acquistare.
Ripartiamo, con l’equipaggio di Filippo, diretti a Taliouine, capitale dello zafferano.
Dopo quello che avevo letto su questo luogo mi aspettavo di rimanerne più colpita invece non ci ha entusiasmato più di tanto. Sappiamo che l’apprezzare o meno un luogo è molto soggettivo, anche per la stessa persona. Magari ci ripasseremo e la nostra impressione sarà diversa.
Anche se c’è un campeggio, facendo due passi scopriamo una piazzetta tranquillissima che ci invita a passarci la notte…. Il gusto della libertà!

Mercoledì 30/12/2009 – Talouine – Igherm – Tafrauoute – 190 km

Siamo pronti di buon’ora e partiamo in avanscoperta visto che Filippo si deve fermare presso un’officina per fare sistemare una gomma.
Percorriamo una stradina di montagna. Vediamo numerose donne trasportare carichi di legna sulla schiena; non sono soltanto voluminosi ma anche pesanti! Ci fermiamo per salutarle e offrire loro delle caramelle; quelle sono sempre apprezzate e non solo dai bambini! Ci rendiamo conto che sono giovanissime: avranno al massimo 15/16 anni. Non chiedono soldi o vestiti ma del rossetto per le labbra e questa richiesta lascia mia figlia stupita.
Ad un certo punto troviamo la strada interrotta: le recenti piogge hanno portato via l’asfalto e su una decina di metri la carreggiata è nel letto dell’uadi in secca.
Scendiamo per vedere se possiamo passare: non sembra difficoltoso e un pastore che si trova sul posto ci dice che dopo la strada è bella; possiamo crederci? Lo vogliamo e quindi proviamo a passare. Nel punto più basso dobbiamo rallentare per evitare un grosso sasso. Maledizione! Il camper non ha più la spinta necessaria e le ruote girano a vuoto sulla terra: non andiamo né avanti né indietro. Cerchiamo di mettere dei sassi piatti davanti alle ruote ma non serve a niente. Non ci lasciamo prendere dal panico: in qualche modo ne usciremo, per forza! Ci preoccupa un po’ il fatto che non arriva
nessuno dalla direzione opposta. Speriamo di non trovare peggio più avanti ma ormai non abbiamo più la scelta.
Nel frattempo arrivano due camper francesi e Filippo che, per un attimo, ha pensato che avessimo avuto un incidente. Dopo aver tentato diverse soluzioni alziamo una ruota con il crick così da infilarci sotto un bel masso piatto in modo che la ruota abbia una presa. Finalmente ce la facciamo! Dopo aver visto il nostro passaggio, i due camper francesi non vogliono rischiare e rinunciano mentre Filippo decide di tentare. Lui non rallenta e passa senza grosse difficoltà ma è stato comunque impressionante vedere la sua manovra. Mentre eravamo fermi è finalmente arrivata una macchina e ci
è stato confermato che fino ad Igherm la strada è in buone condizioni. Superiamo Igherm e ci fermiamo un po’ più avanti per pranzare. Non lontano ci sono case e mentre mangiamo notiamo un discreto, timido ma sicuro avvicinamento di bambine. Non chiedono nulla, sono solo incuriosite. Sono poi felici di ricevere dolci, caramelle e palloncini.
In questa zona ci sono tantissimi mandorli e immaginiamo che deve essere particolarmente bello percorrere questa strada nel periodo della loro fioritura. Negli ultimi chilometri prima di Tafraoute la sede stradale è in pessimo stato e dobbiamo fare lo slalom per evitare i buchi.
Tafraute è un piccolo paesino e scegliamo di sostare sul parcheggio dell’ospedale. Proprio di fronte c’è un panificio/pasticceria, ideale per la prima colazione. Andiamo a fare un giro in paese. Passiamo in mezzo alle ultime bancarelle del mercato e gironzoliamo nelle vie dove fabbricano e vendono le babouches. Notiamo che in questa zona le donne sono vestite di nero più che in altri parti del paese.
Ultimiamo la giornata con la cena al ristorante “L’étoile d’Agadir”.

Giovedì 31/12/2009 – Tafraoute - Ait-Mansour – Tafraoute – 70 km

Quando ci alziamo il cielo è coperto ma poi il vento si alza e spazza via la perturbazione. Sarà una giornata soleggiata ma fresca.
E’ da quando siamo arrivati ieri sera che un ragazzo cerca di convincerci a visitare il negozio di tappeti di “suo fratello” e oggi gliela diamo vinta. Un tappeto ci piace in modo particolare ma ci propongono una cifra folle. Dopo circa un’ora siamo giunti a poco più di un quarto della cifra iniziale ma siccome non vogliono cedere, ci salutiamo.
Ci rivedremo Inch Allah!
Partiamo nella direzione di Ait-Mansour. Il primo tratto del percorso è piuttosto montagnoso ma molto particolare. Man mano che proseguiamo vediamo comparire le palme finché non giungiamo nell’oasi che è anche un’oasi di pace. Lasciamo i camper al parcheggio custodito da Mustafa e inforchiamo le nostre bici. Il vento è freddo ma la luce è fantastica. Percorriamo tutta l’oasi fin dove la strada inizia ad inerpicarsi.
Troviamo un punto soleggiato, riparato dal vento e godiamo del panorama, ammiriamo il contrasto del verde con il colore ocra delle rocce. Sulla via del ritorno, salutiamo un uomo che ci invita a visitare il suo orto. Fiero, ci fa vedere i pochi metri quadri che coltiva, il pozzo, la fonte calda e il bacino dove le donne vengono a lavarsi il mercoledì. Ci racconta che sua moglie e i figli vivono a Rabat. Nel paesino vicino, ora, vivono 40 persone mentre la più parte è andata a vivere i città o in Europa perché la vita è troppo dura qui. Il luogo si ripopola d’estate quando tutti ritornano al paese. Tra due sassi mette alcune foglie di palme, accende un fuoco per preparare il tè. Mentre lo beviamo, ci sono lunghi silenzi… il luogo parla per noi. Mohamed non è segnato su nessuna guida turistica ma, spesso, questi incontri che si fanno viaggiando lasciano più segno di tanti monumenti visitati, anzi sono la vera ricchezza del viaggio.
Ritorniamo al camper. Mustafa è ancora lì, gli diamo una mancia e se ne torna a casa.
E’ quasi buio quando arriviamo a Tafraoute. Questa volta parcheggiamo dietro l’ospedale. Mentre siamo davanti al camper passa un uomo che ci dice: “Dormite a casa mia questa sera? Siate i benvenuti! Io sono l’infermiere dell’ospedale.”
Per strada ritroviamo il nostro venditore di tappeti; nessuno si muove dalla propria posizione, ma alla fine, per concludere l’anno in bellezza cede alla nostra richiesta e ci aggiudichiamo un bellissimo tappeto e una passatoia. Gli chiediamo consiglio sul luogo dove passare l’ultima serata dell’anno. Ci propone il ristorante “La kasbah” con musica dal vivo, mentre nostra figlia brontola: “Come si fa a passare l’ultimo dell’anno in un paese sperduto come questo?!”
Un gruppo di ragazzi suona musica berbera che ha cadenze quasi tribali. Iniziano a ballare. Ovviamente le uniche e poche donne presenti sono europee. Nostra figlia viene coinvolta nei balli e alla fine si diverte. La vedremo ballare con un personaggio particolare, incappucciato, un taglio di cappelli da frate con denti sporgenti malconci: un’immagine inusuale per i nostri parametri. Alla fine siamo convinti che questo capodanno rimarrà impresso nella sua mente.
Verso l’una di notte ci accompagnano al nostro camper, più per ospitalità che per eventuali rischi. Il paesino è addormentato, percorriamo le vie silenziose mentre pensiamo ai botti che echeggeranno in altri luoghi.

Venerdì 1 gennaio 2010 – Tafraoute – Ait-Baha – Taroudant – 185 km

Lasciamo Tafraoute dopo aver fatto un’ultima visita alla pasticceria che mette in bella mostra tronchetti alla panna che augurano “Bonne année”. Salutiamo l’equipaggio di Filippo che si dirige verso il mare; ci ritroveremo Inch Allah.
La strada che percorriamo fino ad Ait-Baha si snoda in mezzo ad argani, l’albero che produce le noci dalle quali si ricava il pregiato olio. Sul nostro percorso ci fermiamo a visitare la kasbah di Tizergane, in ottimo stato dopo la sua restaurazione.
Dopo Ait-Baha il paesaggio cambia: l’agricoltura tradizionale ha lasciato posto all’agricoltura intensiva. Vediamo estesi campi recintati di agrumi e serre a perdita d’occhio. I contadini con il loro asini che ci erano diventati così familiari sono scomparsi.
Nel pomeriggio giungiamo a Taroudant, la piccola Marrakech, con le sue mura e i suoi bei giardini. Visitiamo la città in bicicletta ma risulta un’esperienza non del tutto felice: troppo caos per i miei gusti.
Sostiamo sotto le mura, vicino all’hotel Salam. Il parcheggio è custodito dal guardiano dell’hotel che così arrotonda la sua paga con le mance. Al mattino gli chiediamo di fare il pieno d’acqua; quella non ha bisogno di amuchina: arriva dal 5 stelle!

Sabato 02/01/2010 - Taroudant – Marrakech via il Tizi-n-test – 230 km

Ci mettiamo in strada di buon’ora perché sappiamo che la giornata sarà impegnativa.
Il tempo è bellissimo. Sulla strada che andiamo a percorrere, la famosa strada del Tizi-n-Test, ho letto di tutto e di più: paesaggi mozzafiato, una delle più belle strade del Marocco, c’è chi consiglia di percorrerla in un senso, chi nell’altro, provoca continue scariche di adrenalina, un diario raccontava che ad un certo punto l’altezza della roccia obbliga a passare sul ciglio della strada proprio al bordo del precipizio per non sbattere con il tetto del camper (cito), strada pericolosa perché senza parapetti… insomma io provavo un po’ di apprensione.
Ora ci siamo fatti la nostra opinione. Sicuramente è un tratto di strada molto impegnativo, che richiede la massima attenzione e prudenza; non è quindi da prendere sotto gamba. All’inizio della salita un cartello segnala curve su 140 km e sono curve su 140 km! La strada è stretta e non consente il doppio senso di marcia ma il traffico è scarso e i pochi veicoli che abbiamo incrociati non ci hanno creati
grossi problemi. In un punto, le rocce sporgono leggermente ma il passaggio non è particolarmente difficoltoso e di certo non come descritto qui sopra (e abbiamo un mansardato!). A nostro parere, certi dettagli servono solo a condire il proprio diario ma non a dare un’informazione attendibile. Mah!
Una volta in cima al passo la strada si allarga e la pendenza è più dolce. Alcuni chilometri dopo ci fermiamo per pranzo. La temperatura è squisita. Mentre siamo a tavola vediamo un ragazzino che si avvicina ed evidentemente sta tornando da scuola. Passa lentamente vicino al camper incuriosito e timido. Scendo dal camper e gli regalo un porta-documenti e un quaderno: il suo viso si illumina. Ringrazia e si allontana di pochi metri. Lo osservo mentre si ferma per mettere il suo prezioso bottino nella cartella. Pochi metri dopo si ferma ancora, tira fuori dalla cartella il porta-documenti,
mi avvicino e vedo che vi sta sistemando tutti i suoi quaderni. Rimette il tutto nella cartella e va giù di corsa dal dirupo dove ci sono alcune case. Lo immagino arrivare a casa: “mamma, mamma guarda che cosa mi hanno regalato”. Fa tenerezza. Arriva una coppia e mi dicono che è il figlio di una famiglia povera.
Mentre stiamo al sole, una ragazza ci guarda da lontano ed è tornato il ragazzino. Gli offriamo una fetta di pandoro e ne diamo una anche per la ragazza che, ci dice, è sua sorella. Parte con l’agilità di un capriolo sul ghiaione, con le due fette di pandoro nelle mani e quando arriva giù la ragazza ci manda baci come ringraziamento. A volte basta poco per dare un po’ di felicità.
Più avanti ci fermiamo alla moschea di Tin Mal, bella per la sua sobrietà e per l’ambiente in cui sorge.
Sono circa le 17:30 quando arriviamo finalmente a Marrakech. Il traffico è indescrivibilmente caotico (Istambul in confronto è una passeggiata). Troviamo facilmente il parcheggio della Koutoubia seguendo le indicazioni per piazza Jeema el-Fna. Purtroppo, quando arriviamo è strapieno e non possiamo rimanere. Ci allontaniamo ma capiamo in fretta che non troveremo nessuna alternativa nelle
vicinanze. Decidiamo di ritornarci e di aspettare che si liberi un posto. Così facciamo e nel giro di mezzora ci sistemiamo. Il parcheggio è custodito, tranquillissimo e in una posizione eccezionale, a due passi dalla famosa piazza Jeem el-Fna.
Ci buttiamo subito alla sua scoperta. Ormai è notte ed è illuminata da tutte le bancarelle di ristoranti ambulanti: sembra infuocata. E’ uno spettacolo unico!
Girovaghiamo osservando le mille attrazioni che ci sono. Ceniamo ad una bancarella dove i Marocchini fanno la coda, lasciandoci trasportare dall’atmosfera di festa.

Domenica 03/01/2010 – Marrakech

Per noi l’attrazione principale di questa città sarà il suk che è un vero e proprio palcoscenico. Non è soltanto un’esposizione di mercanzia per turisti ma anche e soprattutto un luogo dove ammirare l’artigianato, dalla fabbricazione al prodotto finale. Vi si possono osservare tutte le fasi di lavorazione del pellame: borse, cinture, scarpe, babouches. Ci sono decine di piccoli laboratori dove assolutamente tutto è fatto a mano e una semplice borsa può essere personalizzata su richiesta. Ogni viuzza ha la sua vocazione: quella delle borse, delle cinture, delle scarpe, della fabbricazione di mobili, di teiere, di specchi, della scultura ecc. E’ affascinante osservare la vita che si svolge attorno a tutto questo.
Chiediamo ad un ragazzo dove possiamo trovare un panificio. Ci fa entrare da una porta anonima, a meno di 10 metri da dove siamo, e scopriamo un forno. Il proprietario ci regala del pane appena sfornato. Chissà quante sorprese ci sono in tanti angoli nascosti del suk? E’ un luogo dove bisogna “perdere tempo”. Ci lasciamo tentare da diversi acquisti tra cui un tavolino di legno lavorato.
Alla sera torneremo nuovamente sulla piazza per la cena.

Lunedì 04/01/2010 – Marrakech

Con un taxi ci rechiamo al consolato francese; nel breve tragitto l’autista mi fa spaventare ben due volte a causa della sua guida “sportiva”. I miei documenti sono arrivati e mi viene consegnato un laissez passer per poter uscire dal paese senza problemi. Tra una storia e l’altra, è quasi mezzogiorno quando arriviamo al camper.
Torniamo sulla piazza e ci sediamo su una delle terrazze da dove possiamo osservare tutto il movimento. Ripartiamo alla scoperta di altre viuzze. Degustiamo pasticcini locali. Visitiamo le concerie e il loro quartiere. Il tempo sta cambiando e non ci concede di fare il giro in calèche che avremmo voluto fare.
Per l’ultima sera, non possiamo fare a meno di tornare sulla piazza Jeema el-Fna.

Martedì 05/01/2010 – Marrakech – Casablanca – Mohammedia – 275 km

Alle 7 del mattino lasciamo Marrakech sotto la pioggia. Anche se piove ci sono 16 gradi. Attraversiamo la parte nuova della città: potremmo essere in una qualsiasi città europea. Che tristezza!
Scegliamo la strada nazionale anziché l’autostrada per raggiungere Casablanca. Il paesaggio non presenta grandi punti di interesse ma si viaggia bene. Arriviamo in tarda mattinata nelle vicinanze della Moschea di Hassan II, costruita dal 1986 al 1993 dal padre dell’attuale re. Tempo di fare quattro passi nei dintorni, di ammirare la moschea dall’esterno, di pranzare e siamo pronti per la visita guidata delle 14. Più che una moschea la definirei un bel monumento in esibizione per le visite. Non a caso l’ingresso è concesso ai non-musulmani (evento quasi unico in Marocco) e alle donne non viene nemmeno richiesto di coprirsi il capo. Il biglietto d’ingresso è carissimo (120 Dh) se si considera che di solito in Marocco, per le visite, si pagano 10 Dh.
E’ sicuramente un capolavoro; nulla è stato trascurato per la sua magnificenza e non si è badato a spese. Il tetto, così ci dice la guida e così viene riportato nelle guide, si apre in soli 3 minuti (ma lo vedremo solo chiuso). I lampadari in vetro di Venezia quando sono accesi sono uno splendore (ma li vedremo solo spenti). La sala delle abluzioni non è mai stata utilizzata e nemmeno l’hamam. Insomma, per me, è un gran bel edificio freddo e “senza anima”. Non si respira nulla di quello che, di solito, un luogo di culto suggerisce. Ovviamente è un parere del tutto personale e discutibile.
Ormai il nostro itinerario deve puntare verso nord, quindi proseguiamo e ci fermiamo dopo Mohammedia in una piccola baia, in sosta libera proprio di fronte al mare. Nei dintorni ci sono tante belle ville, probabilmente di proprietà di benestanti delle vicine Casablanca e Rabat. Abbiamo ritrovato la pioggia ma è ugualmente piacevole respirare l’aria dell’Atlantico.

Mercoledì 06/01/2010 – Mohammedia – Larache – Asilah – 275 km

La pioggia non ci abbandona e concilia il viaggio di ritorno.
Ci fermiamo a Larache che risulta una piacevole tappa. Gironzoliamo nelle viuzze con le casette bianche ed azzurre; c’è tantissima sporcizia in giro. La presenza passata degli Spagnoli si capisce sia dall’iglesia che dal fatto che, qui, salutano e parlano soprattutto in spagnolo e non più in francese.
Visto che inizia a piovere a dirotto, ci avviamo verso Asilah dove passeremo l’ultima serata. Il parcheggio che si trova a ridosso delle mura è troppo affollato e scegliamo quello leggermente più avanti, sempre sul luogo mare. E’ ancora presto, il cielo si è rasserenato, decidiamo quindi di inforcare le biciclette. Passando di nuovo davanti all’altro parcheggio, avvistiamo il camper di Filippo ma non c’è nessuno. Il cellulare non ci serve: ci incroceremo in una delle vie.
Mentre Larache sembra abbandonata a se stessa, Asilah è molto graziosa e curata. Anche qui si sente l’influenza degli Spagnoli nel corso dei secoli.
E’ giunta l’ora di cena e ci infiliamo in un ristorante. Quando ne usciamo piove a catinelle e siamo in bicicletta!

Giovedì 07/01/2010 – Asilah – Tangeri – Ceuta – Algeciras – Fuengirola – 275 km

Un vento fortissimo ha soffiato tutta la notte, facendo dondolare il camper in continuazione. Ci chiediamo se con questo tempo il servizio dei traghetti sarà assicurato. Siamo a circa 40 km da Tangeri e ci arriviamo in fretta. Seguiamo le indicazioni per il porto, non so dove abbiamo sbagliato ma ci ritroviamo fuori città, sulla strada per Ceuta. Filippo ci racconta che, mentre eravamo fermi ad un semaforo, con la loro videocamera per la retromarcia, si sono accorti che due ragazzini hanno cercato di infilarsi sotto il camper. Questo episodio non ci piace, data la mia situazione non tanto regolare la partenza da Tangeri non mi ispira molto, siamo sulla strada giusta per Ceuta: senza tanti indugi decidiamo di proseguire in questa direzione.
Arriviamo al confine e c’è una lunga coda sia per i veicoli che per le persone. Quando giunge il mio turno, il poliziotto mi manda allo sportello numero 5 che già conosco.
Anche se al consolato mi hanno rassicurata, sarei molto felice di aver già oltrepassato i controlli. Il poliziotto sfoglia il mio passaporto alla ricerca del timbro d’ingresso ma, per ovvie ragioni, non lo trova. Il mio nome non figura nemmeno sul suo pc e cade l’inevitabile domanda: “Com’è entrata in Marocco?”. Non so che cosa rispondere, per paura di dire una cosa sbagliata sto zitta e interviene mio marito. Il poliziotto ci dice di aspettare e passa i nostri documenti ad un suo superiore. Mi chiedo che cosa mi aspetta. Dopo 10 minuti, ci dice di tornare allo sportello di prima e questa volta il funzionario timbra il mio laissez passer: possiamo andare.
Arriviamo al porto poco dopo le 14, un traghetto è appena andato via. Pazienza! Il prossimo parte alle 18, ora spagnola, quindi tra meno di 3 ore. Andiamo in città a piedi, mangiamo qualcosa, facciamo una passeggiata digestiva ed è già ora di imbarcare. Questa volta la traversata è tranquilla.
Una volta ad Algeciras, è ancora presto e vorremmo portarci un po’ avanti questa sera visto tutti i chilometri che abbiamo fino a casa. Dopo circa 90 chilometri, dobbiamo uscire dall’autostrada in quanto il camper di Filippo ha dei problemi. La fortuna vuole che proprio in quel momento, in quel luogo si trova un meccanico. Individua subito il guasto ma potrà fare la riparazione soltanto domani mattina. Ci accompagna nella vicina cittadina di Fuengirola dove possiamo passare la notte su un parcheggio.

Venerdì 08/01/2010 – Fuengirola – Le Boulou – 1217 km

E’ una bellissima giornata di sole ma sentiamo subito che la temperatura non è quella alla quale eravamo abituati. Infatti ci dicono che c’è una perturbazione sulla Spagna e che il passo della Jonquera (al confine tra Spagna e Francia) è stato chiuso la notte scorsa. Speriamo…
Alle 9:30 Filippo ci dice di andare avanti e che ci raggiungerà. Oggi viaggeremo senza sosta. Ritroviamo Filippo nei pressi di Barcelona verso le ore 21. I nostri due autisti vogliono superare il confine visto che alla radio parlano di una nuova perturbazione in arrivo. Verso l’una di notte, alla prima uscita dall’autostrada in territorio francese, a Le Boulou, nonostante la stanchezza, il fiuto del buon camperista funziona ancora e mio marito (io dormo da un bel pezzo) trova un parcheggio tranquillissimo in men che non si dica.

Sabato 09/01/2010 – Le Boulou – casa – 850 km

Ultima tappa. Rispetto a ieri sarà una passeggiata. A parte un vento fortissimo che rende la guida impegnativa fino a Marsiglia circa, tutto procede senza problemi e alle ore 20, dopo 7.400 km, siamo di ritorno a casa… ma non al calduccio!
Quello che, in conclusione, vorrei sottolineare è il grande senso di ospitalità da parte dei Marocchini. Anche quando hanno poco, sono sempre pronti ad offrire un tè, un dolce, un pasto e ad aprire la loro casa all’estraneo. Non ho potuto fare a meno di pensare a come, invece, loro vengono accolti in Europa e a tutti i pregiudizi che, spesso, si hanno nei loro confronti.
Il Marocco dà al viaggiatore una grande lezione di ospitalità di cui bisogna ricordarsi.
 

Si possono visualizzare la foto da questo link.

 

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