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Lourdes e Francia bassa

Lourdes e Francia bassa

Francia - Lourdes, Camargue, Carcassone, Minerve
Pellegrinaggio a Lourdes attraversando la bassa Francia. Provenza, Camargue, Narbonne, Minerve e Carcassone

Periodo del viaggio 23/08/12 - 01/09/12 (9 giorni)
Pubblicato da el mignoVisita il profiloContattaInvia una mail il

Resoconto del viaggio

Equipaggio:

Luigi 41 (autista)

Raffaella 40 (copilota che non pilota)

Chiara 9 e Francesco 4 (addetti al livellamento camper)

Luogo di partenza: Busto Garolfo (MI)

Luogo di arrivo: Lourdes

Km. Percorsi A/R: 2.420

Giovedì 23 Agosto ore 08:30

Busto Garolfo. Il sole è già una palla infuocata, la temperatura non scende sotto i 30 gradi nemmeno di notte, decidiamo quindi di partire in fretta per il nostro viaggio. La destinazione finale è Lourdes, ma il viaggio lo abbiamo previsto "morbido", con diverse tappe in modo da non farlo pesare ai bambini.

La prima sosta la facciamo a Diano Marina presso l’area camper Oasi Park, che conosciamo bene in quanto la frequentiamo spesso in inverno. Troviamo posto al solito terrazzamento di sempre (sembra che sia riservato a noi!) sotto ulivi ed eucalipti e qui rimarremo tutto il giorno di oggi e di domani. Partiremo venerdì sera dopo cena.

Il clima è caldo ma piacevole, la brezza marina si fa sentire e un alito di vento muove le tendine quel tanto che basta per farci respirare bene. I bambini ovviamente non vedono l’ora di andare in spiaggia, quindi dopo pranzo ci armiamo di asciugamani e in bici corriamo al mare. Data la barbara usanza italiana di saturare le spiagge con gli stabilimenti balneari, ci rifugiamo in un metro quadrato di spiaggia libera (ci rifiutiamo di spendere 35 euro per lettino e ombrellone), tanto saremo sempre sulla battigia a sorvegliare i pargoli.

Le due giornate scorrono così, tranquille, forse troppo, quasi noiose.

La sera di venerdì, dopo cena, partiamo per la parte misteriosa del viaggio. Destinazione Saintes Maries de la Mer. Dopo mezz’ora varchiamo il confine e cominciamo a sganciare un’esagerazione di euro per l’autostrada francese, notoriamente carissima. Dopo la notte passata in area di servizio lasciamo l’autostrada a favore delle statali, consigliate da altri camperisti. Infatti sono scorrevoli, il suolo è ben asfaltato e decisamente vuote.

 

Sabato 25, ore 06:00

E’ l’alba, il cielo si tinge di tutta la gamma dei colori rosa, arancione e azzurro.

Solo dopo il sorgere del sole ci accorgiamo della meraviglia di arrivare in Camargue con le strade "normali". I paesaggi si stendono, la vegetazione si riduce, ampi spazi vengono occupati dall’acqua sotto forma di stagni, saline e paludi. Questo è il regno per gli appassionati di ornitologia.

I maneggi si susseguono senza soluzione di continuità, cavalli bianchi, fieri, superbi.

Arriviamo verso le ore 9 a destinazione.

Ma questa è la patria del camperista!

Parcheggi, campeggi, aree di sosta, un vero paradiso per noi "nomadi". Ci piazziamo in un’area di sosta sul mare, distanza tra camper e battigia… 10 metri, forse meno. Coordinate GPS N 43.45421 E 4.43802. Costo per sosta 24 ore, con carico e scarico (no corrente) € 9,50.

La cosa sbalorditiva è che, nonostante l’area sia abbastanza piena e ci troviamo in Agosto, le spiagge ricavate tra gli scogli sono praticamente deserte. Avete presente le spiagge della Liguria in inverno? Bene, sono decisamente più affollate.

Prima di dedicarci all’attività dell’ozio balneare, prendiamo le nostre biciclette e decidiamo di buttare uno sguardo in giro.

Saintes Maries de la Mer è davvero una città francese molto, ma molto spagnola.

Strutture basse, intonaci bianchi, tetti rossi, cielo blu.

Bancarelle che vendono cappelli, vestiti da ballerine di flamenco, coltelli, nei ristoranti la specialità è la paella, che qui cominciano a preparare il mattino in enormi pentole dal diametro di oltre un metro e direttamente davanti all’ingresso, in modo che i turisti possano cominciare ad apparecchiare la gola.

Altre specialità sono piatti tipici di mare, soprattutto mitili, e la carne di toro alla griglia, ma su quest’ultimo piatto sono certo che il toro avrebbe qualcosa da ridire.

In pieno centro c’è la cattedrale, in stile profondamente gotico, dove fanno da padroni di casa le sante patrone della città. Molte sono le targhe per grazia ricevuta, e nella cripta sotto l’altare manca quasi l’aria dalle tante candele accese.

Facciamo lentamente ritorno al camper e decidiamo di perlustrare anche l’altro lato della località, che si presenta selvaggio, intenso.

A poche centinaia di metri (e attraversando una palude appiccicosa e percorribile solo a piedi causa sprofondamento delle ruote) arriviamo ad uno stagno con fenicotteri rosa a perdita d’occhio.

Lo spettacolo è mozzafiato. Il rosa intenso emerge dal blu dell’acqua, dal sabbia delle piccole dune sullo sfondo e poi di nuovo il blu intenso del cielo. Una meraviglia.

I bambini però reclamano, così facciamo ritorno al camper. Costume e spiaggia.

La giornata rotola lentamente e oziosamente, così dopo cena decidiamo di rivedere la città, in cui ci si arriva comodamente a piedi dalla pedonale posta tra camper e scogli.

Riceviamo conferma della spagnoleggiante tradizione che aleggia qui. Vi è l’arena con persone già in fila ad acquistare il biglietto per il Toro Piscina (ancora oggi non sappiamo bene cosa sia, ma pare una forma di corrida non cruenta dove il toro, alla fine, si gode un bagno fresco); nei locali, musicisti armati solo di chitarra classica suonano canzoni molto gitane che ricordano i più noti Gipsy King. I ristoranti sono ben popolati, nelle strade i turisti ammirano le varie mercanzie.

L’aria profuma di festa, estate, sale, libertà.

Nel frattempo si alza un vento piuttosto teso, che favorisce l’infrangersi delle onde sugli scogli che abbiamo di fronte.

Musica per le nostre orecchie abituate ad addormentarsi con altri sottofondi.

 

Domenica 26 ore 06:30

Un’altra splendida alba mi saluta, io ricambio grato di poter ammirare questo miracolo.

Ripartiamo (anzi, riparto da solo, dato che dormono tutti) destinazione Narbonne.

Lascio la Camargue con dispiacere. Sono sempre stato molto attratto dei luoghi selvaggi, solitari, meditativi.

La strada scorre sotto il camper senza fretta, lo spostamento è solo di un paio di centinaia di kilometri, quindi c’è tutto il tempo per imprimere nella rètina i paesaggi che si aprono.

Passiamo Montpellier, in cui c’ero stato per lavoro senza nemmeno accorgermi di quanti canali e di quanto il mare si insinuasse nell’entroterra.

L’arrivo a Narbonne è quantomeno bizzarro.

Il navigatore, che secondo me a volte sonnecchia o è distratto, mi indica una strada in mezzo a canali con a fianco ormeggiate piccole barche. Sembra un po’ la periferia di Pisa, dove la foce dell’Arno abbraccia il mare. Solo senza case, senza tralicci, senza caos.

Dobbiamo addirittura attraversare un ponte, un po’ strettino, con la speranza che un calabrone non decida di fare la stessa cosa e nello stesso momento. Non ci passeremmo insieme.

Dopo kilometri di dubbi, strade non proprio lisce e qualche manovra per far passare altri camper provenienti dalla direzione opposta, arriviamo a Narbonne e ci infiliamo in un’area di sosta completamente automatizzata. Biglietto per aprire la sbarra, carta di credito per avere il gettone da inserire nella colonnina dell’acqua (100 lt) o in quella della corrente (4 ore per volta). GPS N 43.20559 E 2.37411. Diciamo che una sosta di 24 ore con corrente e acqua finale per rimpinzare il serbatoio sarebbe costata circa 20 euro.

Purtroppo il vento aveva lo stesso nostro programma, e lo abbiamo ritrovato addirittura più rinvigorito.

Vorrà dire che sentiremo meno il caldo.

All’orizzonte si vedono degli aquiloni enormi; dietro a quella duna c’è sicuramente il mare.

Così è, ma gli aquiloni in realtà sono le vele dei Kay-Surf, con attaccate persone che dalle acrobazie ed evoluzioni che compiono devono sapere il fatto loro.

Siamo sulla spiaggia, ma il mare è lontano, davvero lontano.

La spiaggia più profonda che abbia mai visto, quelle della riviera romagnola al confronto sono dei fazzoletti!

Raggiungiamo il mare, che grazie alla sabbia di colore rossiccio (evidente segno di formazione corallina) assume varianti di colore sbalorditive. Calpestiamo un tappeto di sabbia e conchiglie, ce ne sono una quantità infinita, di tutti i colori e dimensioni.

A proposito. Ricordate il vento? Beh, è evidente che non vedeva l’ora di tuffarsi in mare, dato che soffia da terra e la sabbia che sferza le nostre gambe sta diventando quasi dolorosa.

Per i bambini non è solo un problema di gambe, data la statura sono davvero troppo esposti ed in effetti cominciano a lamentare qualche fastidio….

Così torniamo al camper per il pranzo, questa camminata ci ha messo appetito.

Una volta saliti a bordo troviamo una poco gradita sorpresa.

La sabbia si è infilata ovunque. Non avevamo pensato di chiudere ermeticamente oblò e finestrini, così la troviamo in ogni dove. Dopo pranzo urge una passata di straccio e scopa.

Vuoi la sabbia, vuoi il vento davvero forte, decidiamo di ripartire subito dopo pranzo.

Destinazione Minerve.

Lo spostamento avviene percorrendo kilometri e kilometri in mezzo a vigneti, costeggiando canali, darsene, attraversando ponti e antichi borghi sonnecchianti.

Arriviamo a Minerve a metà pomeriggio.

Che dire, un borgo costruito sopra un enorme sasso piazzato all’interno di un canyon con pareti alte quanto un palazzo di 15 piani.

Ci si accede tramite due ponti; uno piuttosto lungo con diverse arcate in stile romano, l’altro che arriva alla base di un ponte levatoio scomparso diversi secoli fa, insieme al castello che difendeva.

Si possono ammirare le botteghe dei pittori locali, dei venditori di vino, i giardini interni. In qualche modo mi ricorda il borgo di Cervo, in Liguria, proprio sopra San Bartolomeo al mare.

Strade strettissime, muri in sasso, ristorantini ricavati in piccolissimi cortili, e un silenzio che non sembra nemmeno appartenere ai nostri tempi.

Purtroppo la chiesa attorno alla quale è costruito il borgo è chiusa. Peccato.

Minerve necessità di un paio d’ore, anche meno. Ma vale la pena essere visitata.

Devo dire, non con poco orgoglio, che i nostri bambini ci seguono senza lamentarsi. Non oso chiedermi il perché.

Così torniamo alla nostra casa viaggiante e ripartiamo diretti a Carcassone.

Ci arriviamo poco prima di cena. A due passi dalle mura troviamo subito uno dei parcheggi adibito esclusivamente ai camper.

Come in tutti i siti visti sino ad ora c’è posto, tanto. Così parcheggiamo, con l’aiuto dei due figli che immancabilmente non vedono l’ora di estrarre la bolla per controllare dove vanno eventualmente posizionati i cunei.

Ceniamo e usciamo a visitare il borgo.

Che spettacolo! Come ci avviciniamo, le torri, coperte da tetti che paiono passati sotto un enorme temperino, ci accolgono con i colori tipici di vecchie mura illuminate da giovani riflettori. Tutto si tinge di quel giallo che la pietra assume a contatto della luce artificiale.

Prima di entrare i pargoli vengono rapiti da un giocoliere-mangiafuoco, con tanto di musica mistica e suggestiva. Fosse per loro saremmo ancora adesso a vedere parabole di fuoco e sentire zampogne e flauti.

Comunque bravo, anche se ad ogni numero una clava cascava, oppure un bastone si spegneva, non faceva una grinza e riprendeva il suo mistico volteggio.

Entriamo.

A differenza di Grazzano Visconti, costruita l’altro ieri per appagare la voglia di Madioevo dei Lombardi, Carcassone è davvero una città medioevale perfettamente conservata. Peccato che la sera il castello e la cattedrale siano chiusi al pubblico, avrebbero meritato una visita.

Dopo aver percorso credo tutte le strade e i vicoli (quando si comincia a passare due o tre volte nello stesso posto vuol dire che hai visto tutto, oppure che ti sei perso. Ma ho troppa fiducia nel mio senso di orientamento) ci fermiamo in uno dei bar di una non meglio specificata piazzetta per prendere un bicchiere di altrettanto non specificato vino.

Dovevo ascoltare mia moglie che mi metteva in guardia dal prendere un vino qualsiasi. Saremo anche in Francia, ma il nostro Tavernello avrebbe dato la paga a quella roba liquida rossastra che mi hanno servito!

E’ mezzanotte, i bambini sono stanchi (lo dico io, ma erano vispi come due marmotte), così facciamo ritorno al camper. Domattina ci aspetta l’ultimo tratto del cammino verso Lourdes.

 

Lunedì 27, ore 06:00

Questa mattina devo ammettere che avrei frantumato il telefonino, solo per far dispetto alla suoneria che ha interrotto un bel sogno, che non ricordo ma che era sicuramente bello.

Esco in sordina dal camper per andare alle casse del parcheggio, quando mi accorgo che le sbarre sono alzate. Nel frattempo, mentre cerco una spiegazione che avrei trovato se solo avessi letto il cartello all’ingresso (e lo avrei anche fatto, se solo sapessi leggere il francese) mi si affianca un altro camperista italiano, evidentemente con il mio stesso grado di conoscenza della lingua autoctona.

Da buoni italiani ci guardiamo in faccia e decidiamo che, se le sbarre sono alzate, vuol dire che possiamo uscire.

Senza pensarci due volte usciamo uno dietro l’altro, ma ci perdiamo di vista al primo semaforo.

Chissà dove era diretto. A volte noi italiani siamo strani.

Il navigatore mi indica l’arrivo alle ore 10:30, ma ormai so che mentre con l’auto guadagno sempre qualche minuto rispetto a quanto indica Cristoforo, con il camper impiego inesorabilmente un sacco di tempo in più. Stimo l’arrivo poco prima di pranzo.

A proposito. Cristoforo è il nome del nostro Tom Tom. Come il navigatore di Genova indicava la rotta, lo stesso fa lui. Però il pensiero che il genovese andava per le indie ed è finito in America in effetti non è confortante…

L’idea del navigatore impazzito si ripropone più di una volta.

Attraversiamo paesi dimenticati dal tempo, dove probabilmente il carro è il mezzo di trasporto più largo che ha solcato queste strade. Il paesaggio diventa rapidamente tipico montano, anche se siamo appena in collina.

Prati verdissimi, mucche al pascolo, case con tetti con tale pendenza da pensare a possibili metri di neve. Oltre il parabrezza, e nemmeno molto lontani, ci sono i Pirenei. Il viaggio procede senza incrociare per diversi kilometri altri camper, ma nemmeno altre auto. E ciò mi inquieta.

Come ogni maschio italiano, ad un certo punto decido di non ascoltare il navigatore, che indica una deviazione verso l’ennesimo borgo in miniatura. Procedo per la strada che sto già percorrendo, abbastanza larga da farmi sentire tranquillo. Ed in effetti finalmente arrivano i primi cartelli stradali che indicano la meta.

Devo dire che i francesi non si sprecano in tal senso, in fondo Lourdes dovrebbe essere segnalato già poco dopo Milano, invece qui mancano 25 km e scorgo ora i primi segnali.

Forse Cristoforo si è davvero preso una pausa meditativa…

Arriviamo finalmente nella città della preghiera. L’impatto è tutt’altro che mistico e sacro. Attraversiamo strade con a fianco una giungla di negozi di tutti i tipi, gente che affolla i marciapiedi, alcuni che attraversano le strade all’improvviso forse convinti dell’immortalità che possono beneficiare del posto. Posso garantire per loro che 35 quintali sulle gambe possono essere particolarmente complicati per le articolazioni.

Seguiamo le indicazioni per la Grotta, abbiamo letto che nelle vicinanze vi sono un paio di campeggi.

Infatti decidiamo per il Camping de la Foret. Una piacevole sorpresa. Piazzole su prato ben curato, ombra a volontà regalata da grosse querce, bagni impeccabili con acqua calda gratuita.

E il silenzio.

Vero che il camping era pressochè vuoto, ma il silenzio del posto si intonava così bene al contesto che quasi risultava artefatto. Ci sistemiamo nella piazzola assegnata e ci prepariamo per il pranzo.

Dovendo recarci in un luogo sacro pensiamo bene di approfittare degli illimitati litri di acqua calda. Dopo averne fatte alcune sul camper, posso assicurare che una doccia da 2 mq con acqua illimitata è una benedizione.

Ora io sorvolerò tutta la parte che riguarda la spiritualità, le emozioni e le sensazioni che si provano a Lourdes, e mi limiterò a descrivere il luogo.

Dal campeggio alla Grotta sono una ventina di minuti a piedi. La signora del campeggio ci indica un sentiero parallelo alla strada ma ovviamente dedicato solo ai pedoni.

Con notevole sgomento e disgusto abbiamo la prova che il genere umano è davvero dotato di differenti quantità di neuroni, e taluni esseri ne sono addirittura sprovvisti. Infatti il sentiero è un bagno a cielo aperto, vi basti questa descrizione per pensare a cosa c’era in terra. Ma come si fa?!

Decidiamo immediatamente che il ritorno lo faremo sulla strada carrabile, sicuramente con meno insidie di questo tratto.

Arriviamo ad un cancello che dà accesso al "parco" della Grotta. In realtà tutto il luogo dove si trovano Grotta, Cappelle, Cattedrale, Piscine ecc è recintato con diversi varchi di accesso.

Il nostro percorso costeggia il fiume Gave, che attraversa la città. Alla nostra sinistra vi sono prati enormi con tendoni per accogliere le comitive, sentiamo i cori di preghiera di alcuni gruppi di giovani italiani, e senza accorgercene arriviamo alle piscine. Mi pare strano non vedere file kilometriche, ed in effetti è presto spiegato.

Sono aperte 2 ore il mattino e 2 il pomeriggio; noi siamo arrivati dopo la chiusura pomeridiana.

Subito dopo c’è lo spettacolo emozionante di decine di strutture ove poter accendere le candele votive, o comunque delle intenzioni. Sono migliaia le candele accese, l’odore di cera bruciata satura l’aria ed il pavimento è una lastra lucida di cera che, persona dopo persona, viene calpestata e spalmata a terra.

A pochi metri vi è la Grotta. Decidiamo di prendere alcune candele, passare prima dalla Grotta e poi accenderle.

Come ho anticipato sopra, non mi soffermerò sulla parte spirituale del luogo. Ognuno credo la viva a modo suo, così come le migliaia di persone presenti. Alcune raccolte in preghiera, altre che fotografavano, alcune con le lacrime agli occhi, altre con enormi sorrisi, altre ancora con espressioni indecifrabili.

A Lourdes un italiano si sente a casa, la lingua più parlata è proprio la nostra, così come la maggior parte dei pellegrini arriva dal suolo italico.

Decidiamo di visitare la cattedrale, e ci imbattiamo in una messa celebrata in italiano, alla quale non partecipiamo sino alla fine.

La cattedrale in realtà è un "insieme" di più chiese, divise in tre piani. Difficile da spiegare se non si hanno immagini a disposizione.

Da qualche parte avevo letto di una cappella così grande da contenere 4 chiese. Mi dirigo quindi all’ufficio informazioni chiedendo dove si trovasse, utilizzando proprio questo metro di misura per far capire cosa cercavo. Non so perché ma credo che il ragazzo delle informazioni mi abbia dedicato un sorriso misto tra un compatimento e un ironico. In effetti potevo anche utilizzare i termini "chiesa più grande di tutte", oppure "più capiente". Chiedere di "quella chiesa così grande da contenere 4 chiese" in effetti, a freddo, anche a me suona come la domanda idiota del giorno. Ormai è fatta.

Ci dirigiamo quindi in questa cappella sotterranea, dove un suono di organo e tromba, a volume pazzesco, rapisce tutti i miei sensi.

E’ il termine della benedizione dei malati.

In effetti non ho mai visto un luogo chiuso così grande. Non tanto per l’altezza quanto per l’ampiezza e la capienza.

Un’ala è sguarnita di panche o sedie, perché dedicata a tutti i fedeli che arrivano su lettighe o carrozzine. E sono davvero tanti, troppi.

Nel viale d’accesso dall’ingresso principale vi sono dei prati con piantate croci portate dai pellegrini, e un’infinità di rosari di tutti i tipi, colori e dimensioni lasciati in segno.

Anche noi non potevamo rimanere indenni dall’acquisto di souvenir da portare ad amici e parenti. Una volta usciti dal "parco" ci infiliamo nel "palazzo del Rosario". In pratica un megastore di oggetti sacri, anche se in una vetrinetta ho visto esposti alcuni coltelli serramanico, per i quali non sono riuscito ancora oggi ad associare un impiego sacro.

Armati di borse piene dei nostri acquisti torniamo alle fontane per riempire i contenitori di acqua Santa, ripassiamo nella Grotta (male non può certo farci) e torniamo al campeggio, dove visto l’orario decidiamo di acquistare le peggiori pizze che possa produrre il genere umano. Non si va in Francia a mangiare la pizza…

La notte è accompagnata da un piacevole acquazzone; il tamburellare della pioggia sul tetto del camper è un sonnifero potentissimo, e la temperatura fresca potenzia l’effetto.

 

Martedì 28, ore 08:00

Dopo giorni di guida notturna e levatacce all’alba, mi sforno 9 ore di sonno consecutive. Al mattino sono un’altra persona, o meglio, così mi sento.

Il programma prevedeva una puntatina sui Pirenei, al Cirque de Gavarnie. 70 km in camper e 5 km di trekking all’ultimo sangue.

A dirla tutta, dopo 15 giorni appena passati in sud Tirolo, dopo l’acquazzone notturno, il cielo coperto, l’aria decisamente fresca, e la prospettiva di 5 km di salita impegnativa con i 4 anni di Francesco, ci fanno optare per una variazione di programma. Decidiamo di rimanere a Lourdes anche oggi, proveremo a fare il bagno nelle piscine, che in realtà sono delle vasche di circa un metro di larghezza e due di lunghezza.

Così infatti facciamo.

A dirla tutta, ci siamo riusciti solo perché a Lourdes gli invalidi e i bambini hanno precedenza su tutto, quindi ci fanno saltare tutta la fila (non l’abbiamo chiesto noi, parola!) e riusciamo a farlo sia noi che i bambini.

Non saprete, almeno da me, cosa accade alle piscine, com’è il rituale, sensazioni, emozioni.

Ogni fedele, o aspirante tale, deve provare sulla propria pelle questa esperienza.

Alle 17:00 decidiamo di ripartire.

I bambini, che sino ad ora sono stati meravigliosamente bravi, fanno la richiesta legittima di un campeggio al mare con la piscina. Come non accontentarli?

Inseriamo in un motore di ricerca le caratteristiche: Provenza, campeggio e piscina.

Ci vengono fuori solo 4 alternative, e dalle foto molto invitanti decidiamo di impostare Cristoforo sul Camping de la Baie, situato a Cavalaire.

Distanza 680 km; una bella tirata, ma se ci do dentro tra questa sera e domattina presto ce la possiamo fare a goderci la giornata.

Nel dopocena però arriva prepotente Morfeo. Non sono ancora le 22:30 e un abbiocco da paura mi costringe ad entrare nella prima area di servizio.

Con la famiglia a bordo non ci si può permettere un colpo di sonno. E anche senza la famiglia!

Ah, il ritorno lo facciamo tutto in autostrada, troppe ore con le strade normali.

Spengo il camper i mi lancio in mansarda. Credo di essermi addormentato in volo.

La mattina successiva infatti Raffaella mi racconta di un temporale violentissimo, tuoni, fulmini e raffiche di vento che sballottavano il camper.

Per una volta sono io quello che aggrotta la fronte e dice "Davvero? Sentito niente".

 

Mercoledì 29, ore 05:00

La mia amica sveglia suona alle 5:00. Non sono un sadico insonne (beh, un po’ insonne magari sì) solo che mancano 380 km, e se non li faccio di buon’ora arriveremo in campeggio dopo pranzo!

Così vedo spuntare un’altra alba, sempre magnifica, sempre misteriosa, io sempre grato.

Poco dopo le 7:00 sbuca in cabina Chiara, che non è raro si svegli presto e mi faccia compagnia mentre guido. Che tesoro!

Arriviamo al camping alle 10:30. Giusto in tempo per fiondarci in piscina.

Sorvolo sulla simpatia della ragazza della reception limitandomi a dirvi che Carla Bruni, al confronto, sembra Fiorello. Chissenefrega, mica ci dobbiamo uscire a cena.

Le fotografie della piscina e della zona idromassaggio devono essere state scattate da un fotografo davvero bravo, e con un grandangolare molto efficace.

In effetti è poco più di una pozza, ma i bambini, si sa, non si fanno le menate degli adulti e si divertono come matti. ? "Un?bambino può insegnare sempre tre cose a un adulto:? 1) essere contento senza un?motivo, 2) essere sempre occupato con qualche cosa 3) pretendere con ogni sua?forza quello che desidera."(Paulo Coelho)

Visitiamo anche la spiaggia del posto, vicino al porto. La densità delle persone è quasi pari a quella delle spiagge libere in Liguria. Forse spostandoci più lontano troveremmo meno affollamento, ma il tempo sta volgendo al brutto, meglio godersi questi ultime mezz’ore qui dove siamo.

Dopo cena decidiamo di visitare Cavalaire.

Va a gusti, ma in me il porto (quello turistico, non quello mercantile, ovviamente) ha sempre suscitato un grande fascino. Locali gremiti ovunque e tanta, tanta musica dal vivo.

Una buona parte della mia vita l’ho trascorsa cantando in una band e facendo serate nei vari locali.

La musica pop suonata dal vivo mi affascina sempre, anche se gli strumenti sono in mano a mezze calzette. Ma qui la meraviglia è che gli strumenti sono in mano a chi ne sa fare davvero buon uso! Ci fermiamo a sentire una band composta da 4 persone.

Voce, chitarra, basso e batteria. A suonare sono il tre, vi garantisco che il risultato è paragonabile ad almeno 5 musicisti.

Il bassista poi è un fenomeno.

Le dita corrono sul manico con una velocità pazzesca, si fa fatica a seguirle. Suonano musica pop prettamente anni 80, la mia preferita. Su walking on the moon dei Police ricevono applausi e battimani di accompagnamento da centinaia di persone, sono davvero bravi!

E come ogni cosa bella dura poco. Francesco infatti è stanco e ha sonno, come dargli torto dopo una giornata passata tra piscina e mare.

A malincuore rientriamo in campeggio, la notte silenziosa ci aspetta.

 

Giovedì 30, ore 08:00

Altra notte di buon sonno, dopo la levataccia di ieri ci voleva.

Il tempo però è coperto e l’aria fresca. Inutile rimanere.

In meno di 20 minuti siamo pronti a partire.

Faremo ritorno in Italia, ma con tappa a Diano Marina.

Ci fermiamo all’ultimo distributore francese a rabboccare, il gasolio a € 1,5 ce lo scordiamo in Italia.

A proposito.

Sino ad ora non ho detto che in Francia nei centro commerciali o comunque adiacente agli ipermercati, vi sono quasi sempre distributori di carburante.

Fare rifornimento pagando € 1,39 al litro quando in Italia costa almeno € 1,75 regala una certa soddisfazione, ma anche tanta rabbia verso i nostri buoni governanti….

L’unica nota degnissima della giornata è la scorpacciata di pesce che facciamo a cena, al ristorante Fra Diavolo a Diano.

L’impepata di cozze è sublime e il fritto misto croccante e per nulla unto. Tutto annaffiato da un ottimo bianco frizzantino.10 e lode.

 

Venerdì 31 ore 08:00

Oggi sarà l’ultima giornata di mare, domattina torneremo a casa.

Quindi sveglia piuttosto presto per tutti e pronti per la spiaggia.

Per fortuna il tempo è meraviglioso, caldo, cielo terso.

La mattina la passiamo sul mare, ci sono anche delle belle onde che regalano ulteriore divertimento ai bambini. Chiara poi tenta ogni volta di battere il record di permanenza in acqua. Fosse per lei ci starebbe ore. Chissà perché i bambini non sentono il freddo nemmeno dopo ore di ammollo!

Nel pomeriggio purtroppo il meteo non è così clemente, così facciamo quatto passi nel centro; gelatino, aperitivo, qualche piccolo acquisto e ci prepariamo mentalmente a tornare nella nostra pianura Padana, dove il blu del cielo è un regalo dei temporali o delle giornate ventose.

 

Sabato 1

Rientriamo a casa.

E cominciamo il conto alla rovescia…. -335 giorni…..


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