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Pasqua in Luberon e Alta Provenza

Pasqua in Luberon e Alta Provenza


Una settimana nella Francia del Sud, tra specialità e colori dell'entroterra mediterraneo

Periodo del viaggio 08/04/09 - 14/04/09 (6 giorni)
Pubblicato da Paolo e C.Visita il profiloContattaInvia una mail

Resoconto del viaggio

FRANCIA DEL SUD: tour in Luberon e Provenza

Mercoledi

Partiamo nel primo pomeriggio alla volta della Francia, con gli amici di sempre.

Raggiungiamo il traforo del Monte Bianco, scelto non tanto per essere il percorso ideale quanto per consumare i passaggi dell'abbonamento ormai in scadenza.

Sfioriamo l'elegante Chamonix, senza entrarvi, saliamo a Megeve e ci dirigiamo rapidamente verso Albertville, lungo strade scorrevoli e curate. Sarebbero tutte località degne di sosta e visita, ma in questa occasione puntiamo più lontano e non possiamo dedicare loro tempo.

Circa 5 km prima di Grenoble, quando ormai l'ora di cena è passata, troviamo un parcheggio segnalato ai piedi del castello Mirabel. I posti sono pochi, ma ne troviamo due in uno spiazzo nella stradina che sale al castello:sono discretamente livellati e straordinariamente panoramici.

Dopo una bella cena in compagnia, facendo piani per i giorni a venire, dormiamo in modo ideale, nella quiete silenziosa che avvolge il castello nella notte.

 

Giovedi

Ripartiamo il mattino seguente di buon umore, tra i verdi panorami francesi, lungo scorrevoli strade senza particolare traffico.

Sostiamo per pranzo presso l'ipermercato Leclerc di St. Marcelin, zona celebre per i formaggi a pasta molle che piacciono molto anche a noi.

Facendo il punto del viaggio ci rendiamo conto di aver probabilmente sottovalutato il percorso intrapreso: i monti dell'Ardeche, alquanto impegnativi, ci porteranno via più tempo del previsto. Benchè ai nostri autisti piaccia molto guidare, è comunque inopportuno prevedere giornate e giornate di sola guida, quindi iniziamo a valutare alternative alle destinazioni inizialmente pianificate.

Quindi, superata Le Puy, con le tipiche chiesette sulle guglie (e la Madonna con bambino) come a controllare dal cielo cosa accade in terra, proseguiamo tra strade non sempre nazionali (per usare un eufemismo: in realtà, proviamo di tutto, anche l'ebbrezza per noi sconosciuta di quelli che abbiamo battezzato "tornanti a chiocciola", perchè il veicolo che precede sembra scomparire letteramente sotto quello che lo segue; la peggior minaccia che ci viene in mente è quella di doverli percorrere in retromarcia...), ed arriviamo a pernottare a St. Alban, in un vasto e nuovo parcheggio presso la Mairie.

Fresco (6°), si dorme bene nonostante il forte vento.

 

Venerdi

Il mattino seguente, decidiamo di comune accordo di tagliare l'itinerario dirigendoci direttamente a Millau, lasciando alla nostra destra le attraenti lande del Perigord, per un prossimo viaggio.

La sosta per pranzo è presso il SuperU di Mende, esempio da suggerire alle catene di ipermercati: dispone, infatti, di uno specifico spazio riservato al parcheggio dei camper, con tanto di segnalazione sull'asfalto. Naturalmente la cosa ci predispone favorevolmente, e facciamo la spesa, concedendoci vari patè e una bella confezione di ostriche.

Visto che non arriveremo agli allevamenti atlantici, il destino ce le ha fatte trovare sul cammino: e noi, tutti d'acordo, riteniamo che non sia una buona cosa andare contro al destino.

Per il pranzo ci spostiamo non di molto, scendendo uno spettacolare canyon e sostando a Saint Enimie, pittoresco villaggio sulla riva del fiume, situato all'imboccatura delle Gorges du Tarn.

Nel parcheggio familiarizziamo con altri equipaggi, francesi, tedeschi e due spagnoli, con i quali ci accomuna il marchio del veicolo. Una specie di improvisato e involontario raduno internazionale.

Dopo una meticolosa verifica della qualità delle materie prime e delle capacità culinarie espresse, visitiamo il minuscolo borgo del XII secolo, con qualche negozio di prodotti tipici, una bella chiesa, un gruppo di case tipiche in pietra. Il lungofiume dove siamo parcheggiati resta l'attrattiva più importante (soprattutto dei pescatori).

Si riparte quindi costeggiando il corso d'acqua, il Tarn, fiancheggiato da campeggini e villaggi, a tratti stretti nel fondo valle tra scoscese pareti di roccia che richiamano appassionati dell'arrampicata. Ogni scusa è buona per una breve sosta, qualche fotografia alle Gorges du Tarn, soprattutto per fare due passi e cercare di smaltire il luculliano pranzo sul fiume.

Poco alla volta il panorama si riapre, e arriviamo a Millau, cittadina resa celebre dalla maestosa opera che d'improvviso ci si staglia davanti allo sguardo: il più grande viadotto d'Europa, lungo 2,5 km, con sette pilastri che gli permettono di "saltare" un fondovalle profondo 300 m.

Per vederlo da vicino è stata creata una apposita area panormica, dove sostiamo per fare qualche foto al ponte stesso, incuranti delle folate di vento fortissimo.

Ci sembra, però, una zona un po' isolata per la notte. Quindi, potendo facilmente resistere ancora un po' per la cena, lasciamo Millau con un ultimo sguardo al ponte e alla cittadina illuminati nel suggestivo tramonto e andiamo a dormire a Le Cavalerie, capitale dei Catari, i mitici cavalieri che fanno riemergere reminiscenze scolastiche (battaglie, le Crociate...).

Piove tutta la sera e la notte, a beneficio dell'erbetta del campo sportivo presso il quale abbiamo dormito splendidamente.

 

Sabato

Imbocchiamo la A75 (E11), una superstrada molto scorrevole consigliata dal navigatore, scendendo un vallone che avrebbe meritato un clima migliore data la vista panoramica che si indovinava tra le nebbie.

Superiamo Montpellier, e poi, inspiegabilmente (diamo la colpa al navigatore, così il conducente non se la prende) ci troviamo a percorrere la striscia di terra che separa il Mediteraneo dalla laguna della Grande Motte. E la sorte ci premia con vari avvistamenti di fauna locale, soprattutto fenicotteri rosa, ma anche cavalli e tori: i simboli della Camargue.

Siamo ormai in contatto con gli altri amici che si uniranno a noi per la seconda parte del viaggio: li incontriamo a St. Rhemy du Provence, località resa celebre da Nostradamus e ultima dimora scelta da Vincent Van Gogh. Ci aspettano nel parcheggio dell'azienda turistica, centrale e affollatissimo, anche di camper.  E' sempre bello trovarsi, specie se lontano da casa e in viaggio: rapidamente concordiamo dove spostarci, grazie alla loro buona conoscenza pregressa della zona (e della lingua francese, che rende più facile la comprensione delle indicazioni turistiche).

Pur con qualche titubanza, causata dai diversi strumenti di navigazione dei nostri veicoli che in talune circostanze non concordano sul percorso da suggerire, ci dirigiamo a Fontane De Vaucluse, che ci accoglie con una stupenda area di sosta per camper. Capiente (diremmo un centinaio di posti), attrezzata con servizi, carico e scarico e illuminata, è splendidamente posta lungo il fiume Sourgue, popolato da numerose anatre.

 

Domenica

La visita di Fontane De Vaucluse è inaspettatamente gradevole: si tratta di un minuscolo borgo che racchiude molte peculiarità: già noto ed apprezzato dal Petrarca, che lo frequentò ispirandosi per i celebri versi delle "chiare, fresche e dolci acque" dedicate a Laura. Il nome del paese è dovuto alla sorgente di acqua cristallina che lo sovrasta, generando e alimentando con una portata impressionante il fiume che l'attraversa. Sullo specchio d'acqua, ora usato per attività sportive (canoa, kayak) si svilupparono fiorenti attività produttive, come la produzione di carta a partire dalla macerazione di stoffe mediante magli azionati da mulini ad acqua tenuti in costante movimento dalla corrente. Davvero interessante il museo - gratuito - che illustra i processi produttivi dell'epoca d'oro di queste tecnologie, oggi soppiantate da altre più moderne ma di certo meno naturali.

Una bella passeggiata permette di visitare la sorgente, che da sempre offre benefici effetti sulla salute ed è costantemente affollata di turisti. E, come sempre in questi casi, è contraddistinta da un trionfo di negozietti di prodotti e souvenir più o meno tipici (stoffe provenzali, artigianato locale, ma anche qualche articolo di provenienza esotica che non sembra molto pertinente...).

Il pane è quello ottimo e croccante tipico della Francia, la zona è molto rilassante, l'area di sosta estremamente accogliente: ci fermiamo una seconda notte.

 

Lunedi

Lasciamo l'area pagando volentieri il dovuto (tre euro, sosta e CS inclusi, indipendentemente da quante notti si è sostato... ancora un esempio da additare ai Comuni italiani che ancora non si rendono conto delle occasioni che stanno perdendo), e ci spostiamo, in una bellissima mattinata di sole primaverile, alla vicina Gordes.

Qui sostiamo una prima volta in un grande spiazzo sterrato - già ben frequentato da camperisti di ogni nazione - dal quale una bella passeggiata tra la macchia mediterranea porta alla visita del "Village des Bories", antichi edifici in pietra dalla forma che ricorda i nostrani trulli. Piacevole il tragitto, non vale la pena, invece, la visita, il cui costo (sei euro a testa!) appare decisamente inadeguato.

Ci muoviamo quindi con il camper verso il centro abitato (un paio di km), al cui ingresso troviamo ben segnalata l'area destinata alla sosta dei camper, presidiata, con carico e scarico gratuito, addossata alla sede della Gendarmerie. Vale tranquillamente i 5 euro giornalieri, e consente una agevole visita al centro del paesino, che sorge in posizione panoramica attorno a Chiesa e Castello.

Bellissima mattinata, nella quale prende forma l'idea della 'gara di risotti non competitiva' per stasera, che impegnerà i nostri equipaggi a tre livelli: definizione delle ricette, acquisizione degli ingredienti, preparazione, degustazione e valutazione finale.

Con questo sano progetto in analisi, lasciamo Gordes e ci portiamo verso Roussillon, nella terra delle ocre.

Il paesaggio gradualmente assume strada facendo i caldi toni di questi colori, le cui striature si alternano con frequenza crescente al verde della campagna provenzale.

Purtroppo, anche per l'orario di pranzo, non localizziamo uno spazio atto a consentirci la sosta (tre camper non sono facili da parcheggiare ovunque, quando tutti stanno già pranzando...) e decidiamo di buon grado di lasciare la visita a Roussillon ad una prossima occasione, dirigendoci in quella che le nostre informazioni suggeriscono come ideale per il pomeriggio e la notte.

Raggiungiamo così Rustrel ed entriamo nell'anfiteatro naturale del "Colorado Provenzale": la sosta è invogliata dal costo dell'ingresso (euro 9,50 per veicolo, inclusivodell'ingresso allo spettacolare insieme di canyon e colline per tutto l'equipaggio). Ci sistemiamo con molta allegria nello sterrato tra gli alberi del parcheggio, e dispieghiamo l'occorrente per un pranzo all'aperto da ricordare. 

Conclusa questa incombenza, passiamo all'esplorazione del luogo, davvero unico: un alternarsi di guglie di tutte le sfumature che vanno dal beige, al giallo, al marrone, passando per tutte le ocra, appunto, fino a sfumature violacee. Il panorama è caratterizzato da colline, sentieri, gobbe, spianate, angoli di foresta mediteranea, piccoli corsi d'acqua. Ad ogni passo uno spettacolo nuovo, una vista diversa, un punto da raggiungere, da scoprire, da fotografare. E' anche segnalata una 'cascata', che invero è proprio micro. Tuttavia, il contesto complessivo merita gli aggettivi con i quali ne avevamo sentito parlare: mozzafiato, sorprendente, imperdibile.

Dopo due ore e mezza di su e giù per rocce e sabbie, abbiamo necessità di bere, voglia di lavarci, poco tempo per scatenare le cucine ed i programmati risotti.

Rientriamo quindi ai camper, li sistemiamo per la notte - visto che il parcheggio è andato liberandosi in gran parte - diamo una spallata significativa alle scorte di bevande a bordo, sfruttiamo a fondo le nostre docce (ahhh, che relax!), e finalmente ci dedichiamo, quando ormai è già buio, ad apparecchiare.

I risotti, naturalmente, riescono alla grande (tutti buoni, una citazione particolare della giuria per quello ai quattro formaggi, acclamato vincitore all'unanimità).

La notte è tra le migliori: tranquilla, serena e silenziosissima.

 

Martedi

Il mattino seguente inizia il rientro, che attraverso l'entroterra provenzale ci porta verso Sisteron (imperdibile, da visitare assolutamente), poi Gap e direzione Monginevro.

L'ultima occasione conviviale è data da una spettacolare area pic-nic sul lago di Serre-Poncon, grande lago artificiale (in questa circostanza piuttosto scarico di acqua).

Un pranzo conclusivo, con le sintesi di rigore sul viaggio che si va concludendo e, soprattutto, con i piani per i prossimi.

Il rientro, via Claviere-Susa-Torino, non presenta code di alcun tipo, eccellente chiusura di un viaggio di Pasqua molto riuscito.
 

Galleria fotografica


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