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PeterCan, un beagle veronese in Norvegia

PeterCan, un beagle veronese in Norvegia


Le tribolazioni di un cucciolo in giro per il mondo con un appassionato pescatore e una non appassionata moglie di un pescatore

Periodo del viaggio 07/07/10 - 30/08/10 (54 giorni)
Pubblicato da la pieraVisita il profiloContattaInvia una mail il

Resoconto del viaggio

  PETER-CAN E LA NORVEGIA: un  “bigol” ancora cucciolo alla conquista del profondo Nord

-MERCOLEDI’ 7 luglio 2010-RIMESSAGGIO / FUSSEN – km 392

Ho sfangato il Marocco per la mia giovane età ma la Norvegia ora mi può accogliere: documenti, vaccinazioni, certificazioni..quante  visite veterinarie, punture, burocrazia ha già subito la mia verde esistenza solo per poter avere il permesso di calcare il suolo scandinavo! Ma adesso, superate brillantemente le ardue prove richieste, sono qua, col mio sfavillante passaporto europeo, bello allineato alla partenza con Mà e Pà. Ieri sera pizza di saluto con mio fratellone e la sua mogliettina e stamattina, con calma, partenza. Un bel pieno di gasolio e via, verso il Nord, prima quello prossimo e poi, se ci riusciamo, quello più profondo. L’idea, quest’anno, è di cambiare il solito Brennero con lo sconosciuto Passo di Resia. Ci arriviamo con comodo alle due del pomeriggio.  Mà è delusa: aveva ammantato di romanticismo il campanile affiorante dal lago ma quando ha saputo che è semi-sommerso perché è stato allagato volontariamente assieme alle altre case solo per creare un bacino idro-elettrico c’è rimasta male. Abbiamo superato il passo ammirando il paesaggio veramente notevole e siamo arrivati a Fussen. Abbiamo trovato l’area camper, il CaravanZentrum, e ci siamo fermati. Più tardi abbiamo scoperto che nella stessa via ce ne sono altre due, magari più attrezzate. Lei è  contenta uguale, c’è il WiFi gratis e questa sera, dopo una lunga passeggiata in centro, dove Pà ha visto la partita della Germania in un bar all’aperto, ha mandato e-mail ai miei fratelloni e a qualche amica. In città bandiere italiane ovunque. Italiani dappertutto. C’è un mio omologo romagnolo, si chiama Leo, ha due anni e mezzo: io sono più alto e sembro più robusto, la mia coda svetta più alta. Ci ho giocato un pochino assieme ma abbaio un po’ troppo e ci hanno separato.

-GIOVEDI’ 8 luglio -FUSSEN – 

Stamattina passeggiatina sanitaria nei prati vicini all’AA poi zaino in spalla a lei, guinzaglio in mano a lui e via a piedi. Sulla carta il percorso fino al castello di Neuschwanstein  dovrebbe essere di cinque chilometri, in realtà ne avremo percorso sette/otto perché Pà riesce a perdersi anche a piedi sulle piste pedonali. E’ il suo destino, lui si perde praticamente sempre. Mi hanno sfruttato alla grande: chi teneva il mio guinzaglio filava che era una meraviglia, essendo io un 4x4 con una notevole trazione anteriore, chi portava lo zaino era sempre almeno dieci passi indietro. Il castello di Ludwig II il Folle re di Baviera merita una visita: la salita è impegnativa ma il panorama è stupendo e il castello inquietante, possente  e agile allo stesso tempo. Una dura prova per me sono stati i cavalli che trainano le carrozze dei turisti: come qualsiasi essere vivente che si  muove, sia un cane, una mosca, una gallina, un passero, un gatto, una farfalla, anche i cavalli mi mettono addosso una gran agitazione e reagisco abbaiando a squarciagola e sfidandoli. Perciò è stata una croce per tutti il percorso fino al castello. Lassù poi i miei sono entrati a turno. Il ritorno è stato più agevole e ci siamo fermati prima a farmi bere in un ruscello poi su una panchina al ForggenSee. L’AA è circondata da supermercati: all’Edeka una bella sorpresa, mezzo chilo di fragole per un euro. Addirittura la pasta Buitoni da chilo a 1 euro e 10. Tramonto agitato da un raduno di ciclisti, megafono e musica, poi notte tranquilla.

-VENERDI’ 9 luglio -FUSSEN /GOTTINGA –km 604

Carico-scarico e via. Ci frulla l’idea di andare a Isny, fabbrica Dethleffs. Avremmo delle rogne da far vedere a chi produce il nostro camper. Andarci così, senza appuntamento e con la nostra s-conoscenza del tedesco è cosa avventurosa ma ci proviamo vista la relativa vicinanza di Isny a Fussen. Incappiamo proprio nell’officina e un gentilissimo impiegato ci guarda il danno dietro e sul predellino destro e ci fa un preventivo di 250 euri ma ride quando gli chiediamo se possono far subito oggi o domani il lavoro: minimo ci vuole una settimana di preavviso oppure ci chiede quando ripassiamo di ritorno. Ma la nostra idea sarebbe di tornare via Belgio e Francia quindi un pochino delusi ma sorridendo lo salutiamo. Diamo un’occhiata veloce alla Fabbrica Dethleffs e ci dirigiamo a nord. Parlavano di una sosta a Fulda ma Pà anche tre anni fa non aveva gradito il posto e preferisce tirare avanti.  Arriviamo a Gottinga, all’AA vicino a Badeparadeis. Bella, pulita, un po’ troppo soleggiata  oggi, con  38,5° di temperatura, e con un sistema un po’ strano di carico di corrente. Infatti mentre la sosta si paga esclusivamente con monete da 1-2 e 0,50 (totale 9 Euro per 24 ore) per la 220 si mette 0,50 euro per 1 kg di potenza ma per chi non se ne intende è difficile fare il calcolo.  Infatti Pà stanotte è dovuto uscire a mezzanotte per  mettere un’altra moneta. Io ho avuto il mio bel daffare ad abbaiare contro un sacco di cani tra stanziali e di passaggio.

-SABATO 10 luglio -GOTTINGEN /JAGEL – km 461

Forse i tedeschi cominciano oggi le ferie: colonne ovunque, autostrada pienissima. Dopo un trafficatissimo passaggio ad Amburgo abbiamo deciso di uscire dall’autostrada per cercare di viaggiare meglio ma male ce ne incolse:  essendo sabato e non conoscendo le abitudini del posto Pà decide di fare il pieno prima dell’uscita e si ferma al distributore. Io e Mà ci siamo allontanati per la mia necessaria passeggiatina, sotto un cielo scottante e un asfalto ancora più bollente. C’era stato un accenno di Mà che il distributore del diesel era il primo ma Pà soprappensiero si è diretto all’ultimo in quanto nero come è solitamente quello del gasolio. Mentre riempiva il serbatoio si è accorto trattarsi di benzina. Ha bloccato subito, si è spostato e aggiunto diesel. Poi titubanti siamo partiti: dopo una decina di km non si sentivano rumori strani ma la preoccupazione si era ingigantita. Abbiamo cominciato a cercare il nostro solito meccanico ma cavolo, di sabato e alle dodici e trenta, è un terno al lotto trovare un meccanico d’inverno, figuriamoci in luglio. Allora siamo ricorsi a tutte le nostre conoscenze, un parente meccanico,  l’assicuratore che conosce un buon meccanico, il mio fratellone che conosce un ingegnere che ha un buon meccanico, raccogliendo due pareri opposti: il 50% degli interpellati suggeriva di succhiare fuori tutto il gasolio, causa la delicatezza dei nuovi iniettori,  e l’altro 50% riteneva ininfluenti 10,22 litri di benzina su un totale di 80 litri di gasolio. Siamo tornati piano piano al distributore per chiedere se avevano modo di svuotarci il serbatoio, per tranquillizzarci,  ma anche lì il gestore si è messo a ridere e ci ha consigliato di lasciar perdere e di guidare piano piano.   Più avanti abbiamo messo un po’ di gasolio come rabbocco poi l’addetto ci indirizza a un meccanico. Il quale non c’è ma sua moglie e un suo amico, dopo aver sentito il motore, ci invitano pure loro a proseguire guidando piano. Pà di carattere si preoccupa per un niente, figuriamoci se ne ha un sia pur minimo motivo..un pomeriggio da incubo. Cerchiamo un’area di sosta perciò proviamo a Fockbek. Vicino alla piscina, dietro ai pompieri, ci sono tre posti liberi ma con l’ansia sul motore forse con rogne preferiamo cercare  un posto più agibile. Il rivenditore Hobby, indicato a Mà come punto sosta, è chiuso. Pà vorrebbe fermarsi ugualmente vista l’accessibilità, ove avessimo bisogno di soccorso, ma Mà insiste a cercare un altro posto. A Jagel,  direzione Schleswig, avvistiamo un cartello Camper ed entriamo. E’ un rivenditore: proseguendo nel cortile entriamo in un grande prato organizzato in piazzole, ci sono due camper e un grosso cane boxer che gira libero. Caspita, per me è un invito a nozze: sono stanchissimo per il viaggio ( e dire che finalmente si sono decisi a lasciarmi libero sul camper, soprattutto dopo che mi sono rosicchiato gran parte dei pannelli di faesite che Mà aveva messo per impedirmi di accucciarmi sotto i pedali di guida) e l’incontro con quell’energumeno mi fa scatenare. Ma poi, ragazzi che meraviglia, ho scorrazzato libero e giocondo su invito di una signora olandese e della sua piccola Lotte, una bassottina simpaticissima, che si è rotolata con me, ha corso con me, si è lasciata annusare. E poi si è aggiunto anche Harry, il boxerone: che corse, che ruzzoloni, che salti tutti e tre insieme. Un’esperienza esaltante.  E stanotte, per la prima volta da un sacco di tempo, penso per l’emozione, ho fatto la pipì sul divano. Mà mi ha perdonato, per fortuna.

-DOMENICA 11 luglio, JAGEL

Si rimane qui oggi perché ci si sta bene ma anche perché Pà ha saputo che il gestore è pure meccanico e domattina dovrebbe dare un occhio al motore del camper giusto per tirare una definitiva linea sulla telenovela in corso. Già perché adesso gli sembra che anche il volante faccia un rumore diverso. Non se ne esce, sempre capace di angosciarsi per la qualsiasi. Stamattina all’alba gran vento: Pà, memore della tentata intrusione dell’anno scorso a Porto Corsini, temeva che qualcuno fosse entrato in camper e si è precipitato fuori all’arma bianca. Poi ha realizzato  trattarsi solo di eventi atmosferici ,  ha preso provvedimenti (tendalino, tavola, sedie) e siamo tornati a dormire.  Pioviggina, fa il sole, c’è vento, ripioviggina, ma si sta benissimo, un po’ più fresco. Ho fatto una bella passeggiata per il micro villaggio di Jagel con Pà. Al ritorno altra festa con Lotte e con Harry:  un’oretta di super goduria, da lasciarci tutti senza fiato. Poi con mio grande dispiacere Lotte e i suoi se ne vanno, io proseguo un po’ le mie corse con Harry. Quando non ce la facciamo più i nostri ci dividono, a me rimettono la corda al collo ma non protesto perché sono stanchissimo. Anche al pomeriggio mi sforzo un po’ per seguirli in passeggiata. Tornando abbiamo la sorpresa di avere un grosso Frankia proprio nella piazzola accanto. Azz, c’è tutto vuoto, proprio qui vicino (e con jodel a tutto volume) così mi devono sistemare in un altro modo per non farmi invadere la loro piazzola. Va bene, ci farà ombra.   Faccio i miei soliti guai (rosicchio la ciotola, un fazzoletto) giusto per non far sentire troppo tranquilli i miei ma sostanzialmente mi comporto abbastanza bene.Domani  chissà, non gradisco moltissimo i trasferimenti e lo faccio sentire ad ogni semaforo o ad ogni intoppo accrescendo la tensione guidatoria di Pà. Vedremo.

-LUNEDI’ 12 luglio  – JAGEL – km 30 – SUNDSORE  DK – km 313

Stamattina il gentilissimo gestore dell’AA di Jagel ha sequestrato Pà: se ne sono andati via col camper, lasciando me e Mà ad aspettare per almeno una bella ora. Dico gentilissimo perché anche ieri sera ha ospitato Pà  per vedere la finale dei mondiali (già l’altra sera era successo e Pà aveva ringraziato con un Prosecco sembra molto gradito) e quando aveva problemi di comunicazione italo-tedesca chiamava o accompagnava Pà dal suo amico italiano proprietario dell’Hotel Sole Mio per la traduzione istantanea. Ha guidato lui il nostro camper fino all’officina di un suo amico, hanno fatto la prova-finestra al motore, hanno riscontrato che non ha subito danni dal mistake, che forse sarebbe opportuno cambiare due cuscinetti ma che si può fare anche più avanti. Probabilmente torneremo lì per questo al nostro ritorno.  La “visita medica” è stata effettuata gratis. Per questo un nostro pregiatissimo Amarone Ripasso Aldegheri ha cambiato proprietario: era il minimo sindacale per ringraziare di tanta cortesia.   Finalmente in relax siamo entrati in Danimarca: giusto sul confine il camperott ha segnato  i 70000 km, comincia a essere un vecchietto. In effetti i suoi acciacchetti ce li ha. Siamo diretti a Billund: Mà ha letto che si può sostare anche la notte nel parcheggio di Legoland. Ci siamo entrati ma poi ci siamo guardati intorno:  io ci sarei stato benissimo, erba per rotolarmi ce n’era, immondiziette varie da mordicchiare pure, però era primo pomeriggio, entrare in Legoland sembrava superfluo non essendoci bimbi tra noi, il posto è un po’ fuori di mano. Mà era stanca e sarebbe rimasta ma Pà era tutto pimpante e pieno di energia, quindi desideroso di proseguire. Abbiamo mangiato e poi dopo aver sganciato le 50 corone danesi e, ricorrendo all’aiuto vocale alla sbarra che non si apriva, siamo usciti.  Pà ha guardato la cartina e ha deciso di andare a Farso solo che il Garmisch Partenkirchen (v. Garmin) ci ha portato a Sundsore all’imbarco di un traghetto. Perplesso Pà stava per fare inversione quando un gentile signore di una incerta età si è avvicinato, ci ha studiati un po’ e poi ha condotto un incuriosito Pà all’AA più piccola del mondo: due posti camper con corrente e acqua, una ClubHouse a pochi passi fornita di  cucina e di tutti i servizi e una cassetta postale dove mettere una busta con 120 Dk per notte. Brontolando per il tempo incerto, pioggia, vento, sole, ci ha salutato e se ne è andato.  Un temporalone in effetti ci ha dato il benvenuto appena sistemati ma già adesso si è rasserenato e stiamo vedendo…Velone. Spero per la nostra salute mentale che Pà decida di uscire e di portarmi a fare una bella passeggiata sulla spiaggia qui sotto.

-MARTEDI’ 13 luglio  – SUNDSORE / GRENEN – km 241

Stamattina ci siamo alzati con tutta calma, strano vero? Hanno perfino dovuto svegliarmi. Ero tutto raggomitolato nella mia cuccia perché il temporale di ieri sera ha veramente rinfrescato la brughiera circostante, oltre al classico bosco.

Mà ha fatto un mini-bucato nella ClubHouse poi hanno avventurosamente steso i panni di traverso nel camper. Basta adattarsi. Quindi bella passeggiatona insieme (la seconda per me e Pà) tra verde,spiaggia, rose di macchia, erica selvatica e ogni tanto, nel niente, un tavolo per picnic. Molte conchiglie. Al porticciolo un magro molo di ferro porta in fuori sul mare e finisce con un poggiolo con tavolo e un barbecue per chi vuole cuocersi i pesci direttamente sull’acqua.

Dopo pranzo abbiamo ottemperato all’invito scritto sul muro della ClubHouse mettendo le 120 Dk (quasi 17 euri) nella busta messa a disposizione e abbiamo imbucato il malloppo nell’apposita cassettina. Non abbiamo fatto gli italiani.

Ci siamo diretti via terra verso il porto di Hirtshals, comprato i biglietti per Kristiansand poi siamo andati a Skagen, precisamente a Grenen dove c’è lo scontro tra i due mari scandinavi, il Kattegat e lo Skagerrak. C’è una lingua di sabbia percossa dalle due parti, a lisca di pesce, dagli spruzzi dei due mari. E’ all’estremità di una lunghissima spiaggia che ha massacrato i talloni già doloranti di Mà, oltre dune di tipo marocchino e resti di fortificazioni  probabilmente tedesche.

Ho fatto delle belle corse con solo una lattina schiacciata da rincorrere ma poi mi sono rotto e ho cominciato a seguire una coppietta che mi pareva simpatica. Pà si è fatto una supercorsa per prendermi ma se non c’era una crocchettina invitante in mano a Mà col fischio che tornavo..

La notte si presenta tranquilla, freschina, nel grande parcheggio opportunamente gratis dalle 18, ora del nostro arrivo minuto più minuto meno, alle 9 di domani mattina. Siamo circondati da camper.

Mà crescerà di qualche chilo dalla contentezza perché per caso ha scoperto esserci il WiFi e così ha parlato con le amiche, ha mandato una mail comunitaria, ha messo notizie su FB e soprattutto si è messaggiata per un paio d’ore col fratellone, giusto fino ad esaurimento batteria.

 

-MERCOLEDì 14 luglio  – GRENEN /HIRTSHALS / KRISTIANSAND  N – km 62

E stamani, dopo un’altra esplorazione spiaggia e dune, siamo tornati al porto. Dopo la spesa ci siamo sistemati a ridosso della spiaggia di cui potrei saper dire il numero di granelli: con Pà l’ho fatta almeno quattro volte, con Mà un paio.

Hanno il coraggio di essere stanchi loro che si sono alternati ma io invece..tutti i percorsi mi sono fatto.

E pure senza fiato per tutto il gran abbaiare che mi sento in dovere di fare a questi superbiosi cani stranieri che manco mi cagano.

Abbiamo chiacchierato un po’ con una signora nata a Foligno ma in Francia da sempre.

Dopo una carbonara (wow, ne hanno dato un po’ anche a me, a momenti divoro anche il piatto ) ci siamo messi in fila per primi all’imbarco. Sicuro più di due ore prima del tempo ma non eravamo soli, azz ma quante robe ci stanno nella pancia di queste navi? File e file di macchine, camper, roulotte ecc.

Oh Madonna, adesso anche questa novità..non possono portarmi sul ponte. E dire che già pregustavo delle sonore abbaiate con le due cagnoline, una piccola ma una molto ben piazzata, che ho adocchiato nel porto.

Devono lasciarmi sul camper. Lei ci soffre da cani, per l’appunto, Lui dice che invece no  ma già me lo immagino, girare di qua e di là, scendere vicino al camper per sentire se mi lamento…spero solo che Mà per addolcirmi la pillola mi lasci qualche cosina di sfizioso da rosicchiare.

E se è vero che mentre io sono qui solo proprio come un cane la cagnottina nera se ne stà bella tranquilla sul ponte con la padrona, come sembra, giuro che mi incavolo alla grande. Probabilmente la padrona è più scafata e sa a chi e come chiedere oppure i miei hanno chiesto alla persona sbagliata. Pazienza. Al momento non faccio chiasso. Deciderò poi come accogliere i miei e come fargli trovare l’interno camper.

Ci siamo imbarcati e partiti. Arriveremo, dice il biglietto, all’una a Kristiansand.

Uniche voci italiane sono un gruppetto di ragazzi, quattro magrini targati Genova. Che poi si sono rivelati anche simpatici. Vanno a CapoNord. Uno è di SanGiovanniLupatoto e uno ha parenti a Sommacampagna.

Non rivelerò ad anima viva come mi sono comportato in camper durante la navigazione da Hirtshals a Kristiansand mentre i miei su nel salotto della nave se la spassano. Temo che Mà sia accucciata per terra da qualche parte per ricaricare la batteria del PC e Pà sia la solita anima in pena, un colpo giù vicino al camper un colpo su vicino a Mà, finchè non cederà e si siederà per un po’. Porterò con me il segreto della mia trasbordata ma sono stato carino carino al loro ritorno. Chissà che la prossima volta non facciano il diavolo a quattro per portarmi su con loro. Dopotutto hanno pagato il biglietto anche per me. In tutto 831 dk.,

La Norvegia ci ha accolto con una pioggia battente.

 

-GIOVEDI’ 15 luglio  – KRISTIANSAND /FLEKKEFJORD – km 158

Abbiamo trascorso il resto della notte al porto, accanto a un sacco di altri camper.

Stamattina mi hanno portato dal veterinario per la vaccinazione richiesta dalla Norvegia entro i sette giorni dall’entrata nella nazione. Dall’elenco fornito da una gentile signora su internet i miei, sempre precipitosi, hanno trovato un veterinario di Kristiansand. Un LADRO ! Rapinate 500 corone norvegesi  per avermi messo un nanosecondo sulla bilancia e poi allungato ai miei per farmela mangiare assieme a un bocconcino di patè una compressa che ho ingoiato senza neanche vederla. Speravo mi facessero finire la scatolina invece il rapinatore in camice bianco ha subito allungato la mano per riprendersela. 500 corone. A Mà, dopo  due giorni, sono ancora sullo stomaco. Il Ladrone non è stato neanche capace di fare un timbro decente sul mio bel passaporto.

E poi è cominciata l’avventura: diretti verso nord ci siamo detti che era inutile prendere l’autostrada, non avendo alcuna fretta, quindi potevamo fare strade secondarie con tutta calma. Si ma le strade secondarie, la 405, la 454, la 9, la 42, la 44, la 461 ecc,  ci hanno portato dove è quasi incredibile far circolare un camper, specialmente quelli con un culone come il nostro. Paesini pittoreschi, da Vennesla in su, Laudal, Komso, Kvas, Forland, Lyngdal, Liknes,AnaSira, strade strette, ma strette, in salite e discese pure ripide. Paesaggi da sogno, non avessimo avuto paura di incontrare altri veicoli: laghetti, boschi, minipaesini da cartolina. Quando ormai non ne potevamo più di strettoie e similgallerie scavate nella roccia abbiamo cercato di scendere e di rimetterci sulla carreggiata autostradale. Ci siamo riusciti a fatica. Mà non era malcontenta perché Pà doveva guidare pianissimo così lei si gustava in santa pace tutti i panorami, assolutamente incomparabili. Credo che non ci sia posto al mondo dove una qualsiasi angolino è una perla, una meraviglia.

C’era anche il pensiero della tanica da svuotare e il solito dramma di Pà: lui non accetta di trasgredire agli ordini superiori e vuole svuotare unicamente dove si può. Il tempo non aiuta: pioggia battente già dallo sbarco a Kristiansand, implacabile per tutto il giorno. Ad ogni uscita pipitoria rientro completamente zuppo: sarà problematico tenere il camper pulito e pure asciutto. Scesi finalmente al mare a Flekkefjord ci siamo accampati in un parcheggio un po’ squallidino, anche se vicino al mare: qualche pullman, due camion e dei camper poi scomparsi, tranne uno oltre a noi. Abbiamo visto poi che si erano spostati nella parte più elegante del porto e , dagli appunti di Stojan, abbiamo saputo poi che da una certa ora non si pagava. Tant pis, abbiamo dormito uguale come dei sassi.

 

-VENERDI 16 luglio. – FLEKKEFJORD /EGERSUND – km 77

Beh, oggi si è ripetuto il copione: com’è e come non è, prendiamo la 467 e ci si ritrova sempre a inerpicarsi su per i monti, con strade a misura d’uomo ma scarsamente a misura di camper. Ci si ripete: è comunque sempre un panorama indescrivibile anche se oggi il colore dominante è il grigio per la pioggia che persiste e insiste. Restano comunque gli altri ingredienti: ad ogni curva un torrente, un fiume, un ramo di fiordo, una cascata, che spuntano tra gli alberi. C’è da consumarsi gli occhi. Percorriamo la E39 e puntiamo Egersund, una graziosa cittadina di mare. C’è un bel parcheggio “free” proprio vicino all’Ufficio del Turismo: ci sistemiamo e scopriamo con piacere che ci sono dei bagni pulitissimi e una CoopMega proprio di fronte. Passeggiando Mà entra in Chiesa, stranamente aperta: una ragazza le dà il programma di un concerto d’organo ma fuori ci sono io e quindi non può fermarsi. Il tempo, sempre instabile, alterna pioggia e sole, ma stoicamente continuiamo a gironzolare poi mi rinchiudono e vanno a fare la spesa senza di me. Trovano un boccione da 4 litri di olio motore che stuzzica Pà: sotto un diluvio da arca di Noè,mentre io mi allontano con Mà, aggiunge olio aggiunge olio aggiunge olio. E’ strano: Mà non ha ancora capito che non dobbiamo lasciare Pà da solo, è catastrofico, fa solo guai. In effetti lo troviamo disperato, ha aggiunto troppppo olio, ben due litri oltre il massimo. Il messaggio rassicurante di Rob non lo tranquillizza, vuole svuotare, non sa come fare. Si dorme benissimo ciò non ostante anche se Pà probabilmente sogna di navigare in un mare d’olio.

 

-SABATO 17 luglio, EGERSUND /JORPELAND – km 112

Partiamo e siamo già fermi: aspettiamo un meccanico che alle 10 ( alle 10 ! ) arriva e ci fa il cambio d’olio ed è pure onestissimo, solo 100 nk, ci pompa le gomme e non sa che finchè lo aspettavamo Pà ha fatto il vuoto/pieno di acqua e, incredibbbile, ha pure passato un po’ di aspirapolvere. Rassicurato un po’ su tutto ora Pà guida più tranquillo, tanto da non brontolare per il nuovo Gran Premio della Montagna che si presenta davanti.  Passando da Vikesa , Bue, Algard, costeggiamo il Kongepark, passiamo da Olteldal, Hogsfjorden,  e entriamo nella 13 di Vatne. Puntiamo al Preikestolen, il Pulpito. Per arrivarci inauguriamo la serie dei traghetti a Lauuvik, 171 nk. Saliamo ed è una favola: siamo i primi della fila, il portellone è basso, e ci gustiamo la minicrociera stando comodi sul camper, io in braccio a Mà, come sempre appena posso. Smontiamo a Oanes  e cominciamo a salire, sempre sulla 13. E qui la nostra rituale jella: sborsiamo 80 nk di parcheggio entriamo e ci sistemiamo giusto in tempo per vedere che, essendo ormai pomeriggio, l’addetto ha fatto pagare noi per ultimi e poi se ne è andato.  Io e Pà mangiamo qualcosa, giusto per carburarci, e partiamo, un po’ titubanti per il tempo. Sul cartello c’è scritto che il Preikestolen è impegnativo, minimo due ore di salita faticosa su grandi massi, su passerelle, su strettoie sassose, poi una sosta per le rituali fotografie, quindi altre due ore di discesa.

Essendo io una 4x4 a trazione totale, in tre ore eravamo di ritorno, soddisfatti, stanchi, luridi e bagnati per la gran pioggia presa. Pà dice che è stata la più bellissima passeggiata della sua vita, anche se io gliel’ho fatta fare un po’ troppo di corsa.  I 604 mt di strapiombo sul Lysefjorden sono emozionanti,  il percorso irripetibile. Nel frattempo Mà ha visitato il secondo parcheggio e anche lei si è bagnata per benino.

Scendendo abbiamo visto un camper svedese parcheggiato per la notte davanti a un supermercato a Jorpeland: ci siamo affiancati e dormito benissimo. Solito sottofondo “musicale”.

 

-DOMENICA 18 luglio, JORPELAND/ETNE – km 166

Acqua, brevissimi sprazzi di sereno. Lasciamo Jorpeland un po’ incerti sull’itinerario da prendere. Proviamo verso  Strand, poi Tau, quindi inversione  verso Iveit e Ardal,  direzione Hjelmeland. La strada è lucida di pioggia e qui succede l’imprevedibile imprevisto: ci sono tre mucche sul ciglio opposto, passa a forte velocità una macchina che le spaventa, le mucche entrano in strada saltando, una perde l’equilibrio e plana a gambe allargate spiaccicandosi sul nostro parafango con un gran botto. Mentre noi ci disperiamo la mucca traballando si rialza e si allontana. Pà controlla la botta sul parafango, la crepa sotto il faro e forse una botta pure allo specchio retrovisore, quello più scalognato. Bene, ora anche l’unico lato del camper integro si è uniformato a tutti gli altri lati che portano fieramente i segni delle nostre “battaglie”. Col senno di poi ci felicitiamo del fatto che su tre una sola ci ha investito e per fortuna sul parafango, avesse colpito più indietro, adios…

Coi nonni svedesi di Jorpeland ci siamo raccontati l’avventura: a loro un sasso ha colpito il cristallo davanti. Giornataccia. Traghettiamo da Hjelmeland a Nesvik, 197 nk, passiamo da Vindsvik, Halandsosen, Lovraeid e con la 13 arriviamo a Sand, dove facciamo una passeggiata fino a una cascata. C’è una specie di museo dei pesci dove Pà entra a vedere  qualcosa sui salmoni e Mà trova dei lamponi in fianco alla strada . Altro traghetto da Sand fino a Ropeid, nel Vindafjorden, 171 nk. Traversiamo Imsland, Vikedal, Sandeid, sulla 46. Proseguiamo per Olden.

Entriamo nella E134 e ci fermiamo per la notte a Etne, in un parcheggio di una scuola e vicino a una serra, a pochi metri dal porto turistico. Approfittiamo di una schiarita e passeggiando incontriamo un simpatico danese che conosce l’Italia. Parliamo di Elkiaer.

 

-LUNEDI 19 luglio, ETNE/OYSTESE – km 156

Stamattina i miei proprio mi stupiscono. Hanno visto che nel porto c’è una ClubHouse con doccia. Dice: 10 Kr. Pà con nonchalance entra e si lava. Ci prova anche Mà ma siccome che è cecata e pure un po’ rinco infila le corone nel posto sbagliato e l’acqua non esce. Così si lava la testa in qualche modo in un micro micro lavandino. Ripartiamo:  pioggia, salite, pioggia, discese.

Dopo aver costeggiato tutto il lago dopo Grindheim, passato Kyrping e Fiaera, in fianco all’Akrafjorden,  sotto l’Hardangervidda, arriviamo a  Odda. C’è una immensa nave da crociera nel suo porto. E’una bella città. Cambiamo strada,  percorriamo la 550 che si snoda lungo il Sorfjorden, zona coltivata ad alberi da frutto. Moltissimi i  i ciliegi ancora carichi di “morelle”. Dopo Na, Aga, a Utne altro traghetto attraverso l’Hardangerfjord, per  Kvanndal, 216 nk. Per strada ci siamo trovati di fronte alle due cascate gemelle Latefoss. Un sacco di gente a fotografare sotto la pioggia. Ci fermiamo in un parcheggio sul mare, sulla 7, prima di Alvik, incerti se fermarci lì o proseguire. Conosciamo Marinella e suo marito di Bergamo. In un parcheggio un po’ più avanti Mà approfitta di un rubinetto esterno e lava un po’ di biancheria che Pà stende dentro il camper. Per dormire troviamo un bellissimo posto a Oystese, in un parcheggio in centro e sul mare. Di fronte c’è una CoopMega: durante la mia uscita notturna Mà fa in modo che io non mi accorga di un riccio che tenta di entrare nel negozio continuando ad andare avanti e indietro sulla porta.

 

-MARTEDI 20 luglio, OYSTESE/NAUTSDAL – km 253

Ieri è cominciata un’altra preoccupazione: abbiamo percorso un tratto di strada , dopo Odda, dove c’era scritto Toll Plaza, Bomstasion. Significa che era una strada a pagamento ma diversamente da tre anni fa non c’era né casello né il cesto per metterci i soldi. Ci siamo guardati intorno ma niente. In un Ufficio Turistico Mà ha trovato un depliant in francese dove dice che si deve comprare il TelePass registrando la propria carta di credito su internet ecc, dice poi che comunque tutte le vetture vengono fotografate e verrà spedita a casa la fattura. Poi eventualmente arriva anche una multa di 300 Nk. Tutti i colleghi camperisti non hanno pagato ma Enzo, l’amico “marocchino”, dice che ha ricevuto la multa per non aver pagato a Trondheim l’anno scorso.

Attraversiamo Kvamskogen (non è una fatica, normalmente c’è un distributore con negozietto e qualche cassetta della posta sulla strada a significare che in qualche angolo del bosco c’è una abitazione), Samnanger, e torniamo sulla 13 nei paraggi del bivio per Bergen, dove non andremo. Abbiamo chiesto a chi c’è stato se valeva la pena visitarla e tutti hanno risposto con un vago: Siii. Insomma… non troppo lusinghiero. Percorriamo un tratto d E16, sembra non a pagamento in direzione nord, passiamo da Indre Arna, poi da Ytre Arna, Hylkje e con una serie di ponti traversiamo l’Osterfjorden a Knarvik, Eiknesvag,, Biorsvik, poi tunnel a gogo, Vike, Fion, Matre,  Hope, Istefjord, e , a  Oppeddal altro traghetto fino a Lavik, attraverso il fiordo più lungo di Norvegia, il Sognefjorde, 276 nk. Non ricordo esattamente dove con Pà scendiamo e passiamo a piedi sotto una gran cascata, la Fossatun. Pian piano, dopo Vadheim, Sande, dove Pà visita un centro salmonaro, Storehaug, arriviamo a Forde, “capolinea” del Fordefjorden. Qui c’erano già stati nel 2007: rivedono l’elettrauto e il negozio dove avevano provato a far riparare il vecchio navigatore. Lasciamo Forde cercando un posto tranquillo per la notte e lo troviamo a Nautsdal: più calmo di così, proprio vicino al cimitero…se non fosse per il grande albero che sovrasta il nostro tetto e nei momenti in cui spiove ci tormenta con il gocciolio delle foglie. Insopportabile.

 

-MERCOLEDì 21 luglio, NAUTSDAL/STRYN – km 138

Al mattino siamo scesi a Forde per la spesa: Pà ora è al settimo cielo. Si è comprato una vagonata di aggeggi per la pesca, sempre che si decida a provarci. Sotto l’immancabile diluvio ci siamo diretti a Stryn.  Subito dopo Forde hanno rivisto l’Officina Iveco, dove un signore gentilissimo l’altra volta aveva lavorato sul navigatore e poi aveva fissato l’appuntamento per la riparazione ad Alesund.

Non vanno in pellegrinaggio alla cascata di Moskog, dove allora la Rosina Navigatrice aveva cominciato la sua lunga agonia. Entriamo sulla 1, Alhus, Helgheim, la Skei più grande (c’è un’altra Skei qua in giro), Klakegg, Byrkjelo. Lasciamo la E39, entriamo nella 60, Berge, Innvik, sull’Innvikfjorden, Olden e poi Stryn. Stavamo per fermarci davanti a un supermercato quando Pà ha visto altri camper in un parcheggio di corriere. Passeggiata per Stryn, molto bella, poi notte serena, con pioggia ma senza alberi rompitori.

 

-GIOVEDì 22 luglio, STRYN/SIOHOLT –km 196

Stamattina a momenti si metteva critica: volevamo raggiungere Geiranger, a detta di tutti il più bel fiordo norvegese, e sulla carta sembrava che la strada che avevamo scelto fosse la migliore, perciò entriamo sulla 15 fino a Videseter, ma poi la 258 diretta a Grotli  era impraticabile, strettissima, ripida. Appena ha potuto Pà, a fatica, si è girato davanti a un albergo, siamo scesi  e abbiamo proseguito sulla 15 prima e sulla 63 poi, tutta tunnel per mia sfortuna – in galleria tremo come una foglia nonostante le carezze di Mà . Prima però ci siamo fermati in un posto bellissimo, sembrava un paesaggio lunare, tutte rocce, poi un ruscello, nebbiolina. Ho fatto una passeggiata con Pà, un freddo ma un freddo… Dopo molte gallerie e un numero infinito di tornanti, cascate e cascatine, arriviamo a Geiranger. Sembra che il tempo migliori un po’: ci fermiamo in un parcheggio panoramico da cui si vede la città e il fiordo. Ci sono due grosse navi. Il parcheggio è strapieno di gente, macchine, camper, pullman. Facciamo un paio di foto e scendiamo in paese. Decidiamo di prendere subito il traghetto ( 678 nk ) e lì chi ci rimette, al solito, sono io. Mi chiudono in camper e loro vanno di sopra per godersi la crociera. Non piove ma il vento è fortissimo: continua a spostare le sedie e gli ammennicoli che si trovano di sopra. I miei sono un tantinello delusi dalle famose cascate: quella delle 7 Sorelle beh insomma, si aspettavano di più, però il fiordo è bellissimo, dà l’idea della vera Norvegia, stretto tra alte montagne, con diramazioni veramente splendide. Beh può essere che io tutto sommato sono stato meglio, al calduccio, ma non glielo faccio capire anzi, faccio l’offeso quando tornano in camper dopo più di un’ora.

Ci fermiamo a mangiare a Hellesvylt poi, sulla 60 ci dirigiamo verso Stranda e da lì altro traghetto da Sykkylven a Solavangen (Orsneset-Magerholm), attraverso lo Storfjorden, 172 nk. Dopo Flisnes sulla E136 arriviamo  a Spielkavik quindi sulla E39 Digernes, Valle. Proviamo a vedere se a Skodje c’è un posto per la notte ma preferiamo scendere verso il mare. Ci fermiamo perciò  a Sioholt, proprio sulla riva. Arriva anche un camper tedesco: la Frau ci dice che ci ha portato il sole. Vero: per la prima volta non piove !

Pà si compra delle birre Heineken carissime: Mà si accorge della storia del Pant, cioè dei vuoti messi in conto sia per le bottiglie di plastica delle bibite sia per le lattine, così come si rende conto che qui i centesimi  non esistono: i negozi, tutti, arrotondano ai 50 ore –centesimi -,  in più o in meno.

 

-VENERDì  23 luglio, SIOHOLT/STRADA ATLANTICA – km 100

Il sole! Finalmente! Primo risveglio asciutto da quando siamo in Norvegia. Mà apre tutto l’apribile, finestre, lucernari, porta, vuole portare una ventata di  aria asciutta per cacciare la muffa che ormai stavamo facendo.

Ci dirigiamo verso Tresfjord, pensando di circumnavigare tutto il Romsdalfjorden, ma il bel tempo ci fa cambiare programma. I colori  sono  finalmente al posto giusto:  cielo blu, mare azzurro , pecore gialline, mucche nere, capre scure, piante verdi, prati multicolori. Allora proseguiamo sulla E39, Fjellstova,  e, attraverso il Moldefjorden,  arriviamo a Molde col traghetto da Furneset (Vestnes) e puntiamo per la Strada Atlantica sulla 64, passando da Sylte, Eide, Vevang. Bella come se la ricordavano: hanno fatto dei lavori, perfezionato i parcheggi con l’aggiunta di innumerevoli tavoli da picnic (in Norvegia sono tantissimi e ovunque, nei posti più impensati).

Le collinette sulle isole congiunte dai ponti brulicano di turisti. Il ponte più parabolico fa impressione, anche stavolta Mà chiude gli occhi quando siamo sulla sommità. Faccio una gran passeggiata con Pà che, in certi punti, per non farmi inzaccherare, mi prende in braccio. E non sono una piuma.

Oggi  Pà mi guarda un po’ male. Siamo saliti sul traghetto di Furneset al volo e l’addetto si stava dimenticando di farci pagare, pronto a salire sul ponte. Io ho cominciato ad abbaiare furiosamente e il tipo si è accorto che non ci aveva ancora fatto il biglietto e così…301 Nk  !

Abbaio molto, tutto mi agita, gente, mucche, pecore,  cavalli, cani, gatti, mosche. Mi sgridano, prendo anche qualche sberla. Sarà vero poi che chi batte ama? Beh, io reagisco da furbetto: lei mi sgrida e io mi avvicino per farmi coccolare, così le passa.

Il viaggio per me è complicato, io vorrei stare sul suo sedile o sulle sue gambe o sotto i piedi di Pà mentre guida. A loro non va così io continuo avanti e indietro. Sono un po’ grande, per girarmi vado in fondo al camper e mi giro, torno, e riprendo il mio via vai.

Sull’Atlantic Road io e Pà abbiamo contato 13 camper italiani in carovana.

Nel pomeriggio siamo stati al “cinema”: hanno girato qui la pubblicità della nuova Range Rover. Un sacco di addetti, fotografi, telecamere, elicottero, polizia, hanno bloccato e ribloccato il traffico, avanti e indietro, poi foto di interni con grandi schermi bianchi. Fino a sera.

Quattro gentili signore torinesi con macchina a noleggio hanno chiacchierato un po’ con noi.

 

-SABATO 24 luglio, ATLANTIC ROAD/BERGOYSUNDBRUA – km 52

Con un po’ di rammarico abbiamo lasciato il posto  da sogno tra isolette e mare. Il sole fa miracoli: i miei si sono fatti la doccia, sono tornati quasi civili. E c’era la scelta di bei posti dove fermarsi. A Mà viene quasi da ridere: Pà non mette le zeppe, non sta bene. C’era un camper su tutte e quattro, coi fili della biancheria stesa tra camper e sbarra del parcheggio (e noi non possiamo tenere nulla neanche sulla finestra…).

Dopo  il giro da Eide vediamo che a Gjemnes non c’è più la vecchina nel casottino che si fa pagare il ponte: ora c’è un casello in piena regola. 97 Nk. Ponte bellissimo – ogni volta Mà si chiede perché ci siano tanti problemi per Messina. Ci fermiano al secondo ponte, il Bergoysundbrua, dove l’altra volta per la prima volta Pà aveva visto gente pescare.

Ci sono già quattro camper italiani, lì da una settimana anche se c’è scritto che ci si può fermare solo sei ore. Una signora ha praticamente dato della scema a Mà: lei non ha dato 500 Nk a un ladrone veterinario, si è portata la pastiglia da casa pronta, dice lei, a darla alla sua cagnolina se la Polizia la ferma. E questo nonostante quanto richiesto dal Regolamento norvegese, di cui Mà ha la copia.

Ci sistemiamo, mangiamo. C’è il sole. Il posto è bello, i WC con acqua calda.

Arrivano altri quattro camper italiani: il signore che guida quello che si mette vicino a noi saluta, chiede di dove siamo. Beh, è il proprietario di un ristorante a pochi chilometri da casa nostra dove i miei hanno pranzato più volte e la moglie è cugina di amici di Mà. Si fermano per il pranzo, salutano e ripartono.

Pà va alla pesca: perde due grossi pesci ma chiude la serata con uno bello sgombro.

Non si dorme più: c’è ancora chiaro e mi tengono in giro fino a mezzanotte e mezza.

Mà si sta ancora grattando dove stamattina, su una collina dell’Atlantic Road, si è presa una sederata ruzzolando sull’erba bagnata. Lei va in giro in ciabattine..

Gli italiani che sono qui fanno proprio gli italiani: si docciano in bagno con un recipiente, scaricano direttamente a terra se piove, si sono fatti una chiave per aprire un rubinetto sigillato, sconsigliano un po’ subdolamente chi arriva dal fermarsi. Pescano sul ponte con un marchingegno che si sono costruiti a casa riproducendo addirittura la ringhiera del ponte per avere le misure esatte, una ruota che continuano a girare per arpionare il pesce.

 

-DOMENICA 25 luglio, BERGOYSUNDBRUA

Già il terzo mattino di sole. Sembra così lontana la pioggia dei giorni scorsi, anche se l’aria è fresca. Ci sono 16°. Abbiamo il bidone dell’immondizia accanto ma non ci spostiamo: qui la nuova TV prende. L’accendiamo solo la sera per vedere la puntata di “2^ chance” ma i miei sono proprio contenti di questo acquisto.

Mà è un po’ preoccupata per me: giorni fa mi hanno dato dei meravigliosi ossi di braciola che sto depositando a grossi pezzi in questi giorni.

Pà stamattina si è alzato presto per pescare. E l’ha fatto con S-Fortuna. Nel senso che a un certo punto la signora di Pavia ha cominciato a chiamare Mà: Pà aveva preso un pesce grosso grosso. Siamo corsi sul ponte con la macchina fotografica. Grosso davvero. Giuliano e gli altri hanno dovuto aiutarlo per il recupero. Poi il diavolo ci ha messo la coda: Pà ha appoggiato la canna e si è girato verso di noi e…la canna se ne è andata. Probabilmente si era attaccato un grosso pesce che l’ha fatta alzare dal ponte e l’ha trascinata in mare. Che sotto il ponte è profondo 200 mt, dicono. Dalle stelle alle stalle: Pà non riesce a darsi pace. La canna comprata in Finlandia, mai usata, e il mulinello, quello grosso preso a Dakhla, in Marocco…I vicini hanno cercato di rincuorarlo ma…mentre guardavano la canna di riserva sempre Giuliano, per saggiarne l’elasticità, ne storce la punta e zac, la trancia…azz !

Le donne ci chiamano per offrirci, giustamente, del Tiramisu: mai dolce fu più appropriato ma non è bastato, Pà si sente Fantozzi, vive in un alone di disastrosa sfortuna…

Anche i miei fanno gli italiani e si lavano col pentolino dentro i bagni.

Alcune rade gocce di pioggia ci accompagnano nel sonno.

 

-LUNEDì 26 luglio, BERGOYSUNDBRUA-KRISTIANSUND –BERGOYSUNDBRUA – km 65

Con Renato e Giancarla di Sassuolo  andiamo a Kristiansund. Dice Renato che là si prende molto, che c’è un gran negozio di pesca dove si può ricomprare una canna e aggiustare quella rotta. Masticando un po’ amaro ripaghiamo le 97 Nk anche senza fare il ponte, percorriamo però il lungo tunnel sottomarino e parcheggiamo vicino al porto. Il grosso negozio si deve essere ridimensionato: comunque Pà si compra una canna, un mulinello e altri aggeggi.  Io, Mà e Giancarla visitiamo un po’ la città. C’è il mercato delle fragole, molto pittoresco. Un giovane prete luterano apre a Mà il Duomo per farle vedere le vetrate colorate. Vediamo i giardini e la Chiesa cattolica, chiusa. Non si pesca e il posto per dormire, nel parcheggio dei pullman,  non piace a Pà. Salutiamo gli amici e torniamo al Bergoysundbrua, ripagando le solite 97 Nk.

I vicini hanno fortuna: prendono dei calamari da 80 cm. Non siamo nel posto giusto per ilo midnightsun e ormai è tardi come calendario ma c’è ancora molta luce: i monti intorno sono soleggiati e sono le undici di sera.

 

-MARTEDì 27 luglio, BERGOYSUNDBRUA

Stamattina Pà ha preso uno sgombro e poi per caso Mà ha visto dei finferli nel bosco durante la passeggiata. Pà li ha raccolti: cena con finferli e polentina, una delizia.

Giornata di sole, anche se freschina. Io passo molte ore accoccolato sul sedile di guida. Non posso stare molto fuori perché abbaio a Flo, la cagnetta pavese che sta sulle sue, a Charlie, un botolo bellicoso tedesco,  e a una specie di Skipper, sempre tedesco.

 

-MERCOLEDì 28 luglio, BERGOYSUNDBRUA/SUNDE – km 208

Salutiamo Giuliano e, pure, giustamente, i “notturni”. Stanotte hanno pescato 5 grossi calamari, Salutiamo anche la tedesca che ieri, dopo aver visto i nostri finferli, si è illuminata ed è andata a trovarne un bel po’, e ci dirigiamo verso Sunde, attraverso l’Halsafjorden, traghettando da Halsa a Kanestraum, 105 nk.

Momento di confusione a Orkanger perché il GarmischPartenkirche (Garmin) continua a ricalcolare: ne approfittano per una mega spesa a una megaCoop. Caspita, se non stanno attenti sarà dura avere qualche soldo per tornare a casa. Entriamo nella 714, passiamo Aune, Astan e arriviamo a Sunde, una mini area sul mare, 2 roulotte e 2 camper più uno scalcagnato vecchio furgoncino Volkswagen di un tedesco che ogni sera porta la batteria del furgone a caricare nel bagno delle donne. C’è la Toaletter con acqua calda, frequentatissima. Sorge spontaneo il dubbio: ma i norvegesi ce l’hanno il bagno in casa?, forse no, arrivano a famiglie intere, tutti al bagno e poi via, da mattina a sera. Oppure lo fanno per speculare sulla carta igienica, sempre presente nei WC pubblici.

Pà va a pescare mentre io ho i miei problemi con un cane nero svizzero di 5 mesi: per colpa sua mi fanno fare percorsi alternativi. Perché se no io abbaio. Sono un cane.

Pà porta a casa uno sgombro.

 

-GIOVEDì 29 luglio, SUNDE/HITRA/SUNDE – km 84

Risveglio freddissimo, cielo grigio. Pà esce all’alba e io e Mà giriamo galon. Torna con uno sgombro e si infila a letto, ghiacciato. Ci sembra che la batteria sia in sofferenza: decidiamo di andare a visitare l’isola di Hitra, qui di fronte. Bella sorpresa, ora non si paga più il tunnel. Girando arriviamo in un parcheggio vicino a una fabbrica del pesce, ad Ausnes. Pà ci prova e prende due merluzzi. Lui contento, Mà un po’ meno perché deve avventurarsi sulle rocce per aiutarlo a recuperarli. Io ancora più nero perché per fare queste cose mi cacciano sul camper.

Rientriamo a Sunde, dopo un altro terribile tunnel sottomarino: non mi piacciono…, ceniamo, guardiamo l’ultima puntata della stagione di “2^ chance” e andiamo a letto sotto una pioggia torrenziale.

 

VENERDì 30 luglio, SUNDE/HITRA/FROYA/SUNDE – km 208

Torniamo a Hitra. C’è bassa marea e nel parcheggio di ieri Pà non prende nulla. Allora proviamo a girare un altro po’ di isola e poi, dopo un altro orribile tunnel sottomarino, saliamo sull’isola di Froya. Bella, bellissima. Ci fosse un sole un po’ più coraggioso sarebbe ancora meglio ma pazienza. Mangiamo in un posto stupendo, su un tavolo da picnic vicino al mare, dopo Sistranda e Sletta.  Dopo una bella passeggiata con Pà mi legano lungo: posso fare corse e salti e sono felicissimo.

Proviamo a ritornare al nostro parcheggio pescatorio. Niente. Rientriamo a Sunde e ci sistemiamo accanto a un gran cespuglio di rose di macchia davanti al mare.

 

SABATO 31 luglio, SUNDE/LUND – km 383

Lasciamo Sunde diretti a Lund, dove tre anni fa Pà ha preso i suoi unici merluzzi norvegesi. Orkanger, Borsa, Buvika, sulla 65 e a Leinstrand entriamo finalmente sulla E6. Arriviamo a Trondheim e seguendo le indicazioni di Renato da Sassuolo Pà cerca il supermeganegozio dove “sicuramente” gli aggiusteranno la canna. Nebbia in ValPadana: qui i negozi non tengono cimini di riserva. Si compra un bel guadino  e poi andiamo a fare un giro per la città. Bella. Andiamo al Duomo attraversando una specie di zona della feste: c’è un palco per un complesso, varie attrazione, bancarelle e tutto intorno rivendite di fragole. Molti italiani. Anche con loro ci consigliamo per il pagamento impossibile da fare per l’Autostrada ma nessuno ci sa cosa dire.

Anche un camperista pisano che abbiamo trovato prima di Stienkier si era posto il problema ma inutilmente.

Mà rassicura Pà su Trondheim: se ha capito bene siamo passati in un’ora in cui non si pagava, e anche su Namsos. Le sembra di aver letto che sabato e domenica non si paga.

Certo che sono ben strani: hanno tolto completamente tutto, anche il cesto in cui anni fa si mettevano le monete.

Però le targhe vengono fotografate e sembra che poi manderanno la fattura. Che arriverà da Londra..

Stasera siamo a Lund. Siamo passati da Stjordal. A Levanger siamo usciti dalla E6, abbiamo girato la città trovandola un po’ squallida, tranne le coloratissime fioriere che  abbellivano la strada principale. A Steinkjer sulla 17 siamo arrivati a Namsos e poi sulla 767, eccoci qua:  Pà ha trovato  il “suo” ponte con su troppi pescatori, poi,  al porto dove i miei hanno dormito 3 anni fa, ha scoperto che dietro il bar ci sono delle prese elettriche. Abbiamo chiesto:  per 70 corone possiamo stare e attaccarci alla corrente. Detto fatto.

E, sorpresa, ci arriva anche il tedesco col Volkswagen arrugginito e la sua famigliola, moglie e bambino. Dice che è la quinta volta che viene in Norvegia, che lui non paga l’autostrada ma che si potrebbe fare nei bar o nei supermercati  dove c’è il simbolo Kr.

Oggi, in momenti diversi, abbiamo visto tre bambi, due volpi, un paio di cicogne. Io annuso per bene il finestrino e sento se fuori ci sono pecore o mucche. Avrei dovuto cominciare ad annusare anche sulla strada da  Jorpeland, ma tant’è.

Dall’altro giorno oltre ai cartelli triangolari di pericolo generico indicanti mucche, pecore con agnelli, ciclisti, sciatori, cervi, cavalieri, abbiamo visto anche l’immagine di alci e da oggi anche quella della renna. Pensiamo sia per confortare i turisti. Forse. Che se stavolta ci travolge anche un alce siamo fritti.

Stasera Pà è stato fuori col tedesco a pescare: Pà ha preso uno sgombro e il deutsch  un pescione. Ora sono le 1,40 di notte, il mare è illuminato di luce solare e il tedesco sta ancora pescando mentre Pà, finalmente, si può addormentare con la TV accesa.

Io sono contento: arrivando mi hanno fatto correre sullo “scoglio di Peppino” che c’è una decina di chilometri da qui, al Krok,  e poi mi hanno attaccato lungo sul prato. Ho corso, saltato, giocato. Se ora Mà mi fa fare le mie cosette stasera dormo da re.

 

DOMENICA 1 agosto, LUND/LAKSAKVARIUM NAMSEN –km 116

Riflettuto  a lungo sul programma: stiamo, partiamo, andiamo al monte Torghatten, quello col buco, o prendiamo il traghetto…Questa pioggia rompe proprio, odore di muffa dappertutto. Il tedesco batteriologo ( perché a Sunde caricava la batteria nei bagni tutte le sere), stanotte è caduto in mare per tirar su un pesce. Ora ha le mani ferite e le robe stese fuori sotto l’acqua, o perché le vuole lavare o non si sa, asciugare no di certo.

Tutti i pesci che prende  li lascia stesi fuori per terra: un gabbiano gliene ha portato via uno e l’ha lasciato cadere vicino a noi mezzo rosicchiato.

Pà ha mal di schiena, così all’improvviso si chiude baracca e burattini e ci dirigiamo verso Namsos, la città dai pedaggi curiosi. Si paga dal lunedì al venerdi e dalle 8 alle 18.

La E6, la spina dorsale della Norvegia, anche se viaggia spesso all’interno è comunque bella: fiumi, ruscelli, cascate, laghi, ogni suo angolo è da ammirare. Piove, spiovicchia, ripiove. Dopo Grong, prima di Nasskogan, ci fermiamo a dormire nel parcheggio di un centro “salmonaro”: Museo dei Salmoni e Laksavquarium, con  possibilità di pesca,  ma Pà decide che domani si prosegue.  Con questo tempaccio non si potrebbe passeggiare.

 

LUNEDì 2 agosto, LAKSAKVARIUM/SALTSTRAUMEN/BODO/MOSKENES – km 531

Io dormirei anche fino a mezzogiorno ma con Pà non si scherza neanche in ferie: è sempre tardi. Si riparte alle 7: Mà riconosce il percorso di tre anni fa, ora che ci siamo ricongiunti alla vecchia strada. Qui c’è il tipico paesaggio montano, campi coltivati, pecore, tante. Pà non vuole fermarsi alle Laksforsen, teme strada stretta. Mosjoen, gasolio e poi via. A Mo i Rana c’è ancora il lunghissimo nastro trasportatore che attraversa in sopraelevata tutto  il paese e giunge al mare.  Sosta per pranzo al Circolo Polare. Un freddo adeguato al nome. A Rognan imbocchiamo la 812 diretti a Saltstraumen per vedere i vortici e provare a pescare. Strada panoramica ma strettissima e tutta curve e saliscendi,  con pecore che dormono in mezzo alla strada o se la prendono comoda nello spostarsi, costeggiando i laghi di Svartvatnet  e Kykkelvatnet. Passiamo da Brekke, da Bue, nel Misvaerfjorden. La scultura, il Goniometro,  dopo Misvaer, c’è ancora.Poi a Saltstraumen l’amara sorpresa: il bel parcheggio libero ora è a pagamento, 150 kr, e non si può stare la notte. Pà pesca dieci minuti, tre pescetti ma molte beccate, si cena e via.

Altra rogna per me: si va a Bodo e a mezzanotte e quarantacinque ci si imbarca per le Lofoten, 1516 nk. Quattro ore di camper solo soletto mentre loro, al solito, di sopra, spaparanzati sulle poltrone da signori. Che poi invece hanno chiacchierato tutta la notte con una simpatica famiglia di Roma.

Arriviamo a Moskenes e dormiamo davanti al Tourist Office. Scopriamo con piacere che c’è pure il bagno e l’acqua calda.  Alle 9 l’Ufficio apre e il ragazzo, norvegese, che ci lavora parla inglese, italiano e francese. Un addetto proprio idoneo al suo impiego.

 

-MARTEDi 3 agosto, MOSKENES/A – km 5

Ci ritroviamo al parcheggio di A con i romani. Anche qui piccola delusione: neppure in questo angolo  di fine del mondo, l’ultimo dell’isola, ci si può più stare la notte. Facciamo un salto al vecchio campeggio: hanno aumentato parecchio i prezzi eppure è ancora miserello come una volta. Gran passeggiata panoramica, anche se al freddo, su prati e rocce, con pioggerella che va e viene,  poi Pà prova a pescare ma con scarsi risultati. Provano ad andare a visitare il Museo dello Stoccafisso (scritto così, in italiano) ma la ragazza dice che chiude tra due ore e perciò  il tempo ora  disponibile è troppo poco. Peccato. Ci spostiamo cento metri circa, vediamo altri camper e ci sistemiamo lì anche noi.

 

-MERCOLEDì  4 agosto, A/AKALVIKKODEN Sculpturlandskap – km 25

Oggi siamo sistemati in un Sculpturlandskap: un’area artistica, nel senso che i gabinetti e le tavole sono state disegnate da un artista. I bagni, in ferro e pure molto pesante, con grandi putrelle, hanno mezze pareti e il tetto in vetro.  I tavoli sono in marmo e pietra, è una terrazza sul fiordo azzurrissimo, subito dopo Hamnoya. Dietro c’è un laghetto, non manca proprio nulla. E stamattina abbiamo passeggiato per Reine, definito il più bel villaggio di Norvegia. Vero. Oggi giornata meravigliosa. Sole. Caldo.

Poco fa il solito fatto un po’ curioso. Si avvicina un signore, dice di essere un collezionista di penne e ne chiede una italiana. Mà gli dà quella della Banca Credito Veronese e quella natalizia della Cece, parrucchiera sua amica: lui ringrazia e ne dà due in cambio con su il suo indirizzo e se ne va. Sono stato giù al mare con Pà a vederlo pescare: porta a Mà la solita razione, tre pescetti, perché gli altri li ributta tutti a mare dicendogli di andare a chiamare  genitori e zii, sicuramente più grossi.

Il gran viavai di macchine o dirette al WC o per  fermarsi ai tavoli a mangiare (portandosi addirittura i fornelletti per cucinare),  supportato dalla luce solare che persiste tutta la notte, rende difficile a Mà risciacquare due panni senza dare nell’occhio.

 

-GIOVEDì  5 agosto, AKALVIKKODEN/HENNINGSVAER – km 126

In una brutta giornata di pioggia risaliamo le Lofoten. Il tempaccio ci scoraggia dall’andare a Eggum. Schiarisce giusto un po’ per mostrarci la spiaggia bianca di Ramberg. L’altra spiaggia, prima di Henningsvaer, bianchissima, ha un’acqua color smeraldo. Mi sciolgono: faccio un po’ il matto, rincorro i gabbiani. Poi mi accorgo che tre uomini stanno entrando in spiaggia, sfuggo al controllo parentale  e li affronto abbaiando. E loro scappano. Sono troooppo forte. Poi  notano i grandi cenni dei miei, si fanno coraggio, mi si avvicinano e aiutano Pà e Mà a riprendermi mentre io scodinzolo per loro.

Mi avevano sciolto anche un po’ a Fredvang, sul molo, mentre Pà pescava un paio di alghe, ma c’era troppo freddo e ce ne siamo andati. Tra l’altro io ingoiavo cozze,  conchiglie e affini e sti nazisti non vogliono, mi controllano anche la m.

Oggi non abbiamo visitato il Museo Vichingo. Per vedere una casa ricostruita e il negozio di souvenirs  200 nk  a cranio erano forse un po’ troppe.

A Henningsvaer - ennesima Venezia del nord per un canale che la attraversa per il lungo - il più autentico villaggio di pescatori, dicono i libri, tira un gran vento. Qui molti italiani. Passeggiata, poi Pà pesca i suoi rituali tre merluzzetti per cena.

Oggi Mà era incuriosita da un lungo pullman finlandese con, sul retro, un finestrino da camper: l’abbiamo incontrato più volte. Ad un certo punto ne è scesa una famigliola: genitori giovanissimi e otto, dico otto, bambini misti dalla dodicenne circa al più piccolo che si reggeva appena sulle gambe. Il padre li ha messi tutti su una pietra e li ha fotografati, orgoglioso.

 

-VENERDI’ 6 agosto, HENNINGSVAER/SVOLVAER/LEKNES/EGGUM – km 142

Stasera Mà è proprio contenta: siamo a Eggum. Peccato per le nuvole che riempiono il cielo. Il sole fa del suo meglio per bucarle ma non riesce ad uscire allo scoperto. I raggi però filtrano ed è ugualmente uno strepitoso spettacolo di luci tra cielo e mare.

Pà si chiede:  ma se tutti vengono in Norvegia per pescare,  dove sono ora tutti sti gran pescatori ? Non se ne vede uno. Lui ieri sera ha preso molta robetta ma poi l’ha rigettata in mare. Arrivati a Svolvaer ne siamo rimasti un po’ delusi: nel 2007 non l’avevano visitata per via del finestrino rotto.

Per un malinteso ieri non si sono fermati a Leknes dove c’è il negozio di pesca. Poi tira e molla ci siamo tornati e per andare all’InterSport e per vedere se si può uscire con la barca da pesca. Mentre Mà si informa al Tourist Office, una signora si  avvicina. Il marito, riminese,(che viene spesso a Pescantina per pescare sull’Adige),  riempie Pà di buoni consigli, lo accompagna a comprare una canna ( … ) e poi lo invita a tornare a Svolvaer.

Così , con animo ringalluzzito anche dalla bella giornata, andiamo a Eggum per la notte e lì, ti pareva, chiacchierando con un “Hymer” italiano scopriamo che abita a tre km da casa nostra.

Io ho fatto la voce grossa con le pecore poi ho saltellato sulla sabbia bianchissima e sulle rocce in riva al mare.

La TV non prende. Neppure a Henningsvaer.

Per rallegrarci un po’ si rompe il braccetto di chiusura del finestrino del bagno: una vite si è tranciata di brutto.

Il vicino di destra è un gentilissimo signore del Liecthenstein che viene tutti gli anni a Torbole.

Ieri sera è finita la prima bombola:  siamo senza corrente elettrica dalla metà di luglio, tranne la notte a Lund. Fino all’entrata in Norvegia abbiamo usato il gas solo per cucina, dal 15 invece sia per frigo sia per qualche doccia. Considerato che abbiamo viaggiato per quasi 5000 km non è durata tantissimo.

Qui a Eggum,  nel prato,  giù in fondo,  c’è un’altra delle sculture riportate dai depliant: è una testa di ferro su un palo, se vista di lato, e una cosa che non si capisce bene se vista di fronte.

Ad Hamnoya erano i WC artistici. Sulla strada per Henningsvaer c’è un triangolo di un paio di metri che riflette piante dai due lati, il lato interno è concavo e vi si specchia tutta la baia. Sulla strada per Saltstraumen c’è il Goniometro e in un altro posto ancora, che non ricordo dove,  ma l’abbiamo visto, c’è l’opera di un italiano: sono due ingranaggi di marmo bianco con all’interno, posate per terra, delle uova, dice per significare l’inizio della vita.

 

-SABATO 7 agosto, EGGUM/SVOLVAER/HENNINGSVAER – km 167

Con oggi siamo in giro da un mese. Io un po’ sono scassato:  per esempio oggi ho sfondato la zanzariera della finestra, abbaio un po’ troppo, dormo poco, al mattino mi svegliano di brutto mentre sono ancora acciambellato nella mia cuccia. Ogni scusa è buona per lasciarmi da solo sul camper,  una volta per la spesa,  una volta per un loro giro. Io non sono d’accordo e mi faccio sentire in tutti i modi, perfino suonando sonoramente il clacson per protesta: tutta la città si gira e ride.

Siamo tornati a Svolvaer dalla Steffi per la barca ma con poca fiducia: il tempo è pessimo. Infatti non si esce.

Mentre rasserena mangiamo in un gran bel posto/mare, giriamo per i paesini e torniamo a Henningsvaer per la notte.  I norvegesi bevono solo al sabato sera e poi  si scatenano di brutto: un gruppo mangia urla piscia proprio vicino a noi. Ce ne andiamo e dormiamo un centinaio di metri più avanti, dopo il secondo ponte,  su una accogliente curva di fronte al mare.

Sono le 22.43: c’è ancora un bel chiarore. Di fronte a noi, dall’altro lato del ponte, è rimasta una impalcatura colma di merluzzi secchi: la puzza arriva anche se non asfissiante.

A noi sembra freddo eppure un ragazzo dorme qui di fianco su un materassino per terra. Dall’altro lato c’è una macchina coi vetri appannati. Dentro ci dorme una famiglia, padre-madre-ragazzina, chiaramente in vacanza. Tempra nordica. Oggi, tornando da Fiskebol, ci siamo fermati in un’area molto bella, tra montagna e mare, con un simil-scoglio di Peppino (v. S.taGiusta, Sardegna). Per scherzo Pà ha offerto il mio guinzaglio a un tedesco: quello mi ha preso e con nonchalance mi ha portato sullo scoglio a fare un passeggiata. Eh però  l’ho fatto sgambettare, trascinandolo a forza come un dannato sulla riva. Certo che i miei mi regalano al primo che capita con una certa faciloneria: che voglia significare qualcosa? Beh, io ne approfitto e vado con tutti,senza remore, fintantochè tutti, indistintamente, mi fanno coccole e complimenti.

 

-DOMENICA 8 agosto, HENNINGSVAER/SVOLVAER/HENNINGSVAER – km 65

Giornata in surplace: bel sole, temperatura mite, ma ci dirigiamo verso la Steffi del Trollfjord con una certa titubanza. Ieri ha detto che lei apre il baracchino delle prenotazioni alle dieci ma che per tentare di andare a pescare dobbiamo presentarci alle tre. Stavolta non le abbiamo fatto scrivere “Amerigo” per puro pessimismo. Per strada giriamo verso i micro paesini: ci troviamo d’un tratto all’interno di un campeggio. Cosa molto facile: c’è qualche tenda sparsa, spesso sui due lati della strada, un camper disperso, due rorbuer  (casette per pescatori), senza nessun recinto, e si capisce che è un campeggio perché su una baracca c’è una bandiera e scritto Resepsion. A  Orsvagvaer riconoscono il posto dove l’altr’anno hanno fatto scarico/carico. Stupendo: c’è una lavatrice e una asciugatrice. Mà si precipita, compra i gettoni e alleluia, fa un bel bucato. Se ne sentiva assai il bisogno. Intanto io e Pà facciamo gamba.

E poi doccia fredda per fishingboat: la giornata troppo bella fa sì che i crocieristi del Trollfjord del mattino si rifiutino di rientrare in porto. Convincono il capitano a restare al largo fino a sera. Manaccia manaccia.

In più i prenotati con Pà sono solo quattro e la Steffi è categorica: o sette o niente. Ed è domenica, giorno di sonno per molti.

A sorpresa Pà, invece di mettere in moto e via, decide per l’ultimo tentativo di domani.

E stavolta, passando e ripassando davanti alla Cattedrale delle Lofoten, finalmente Mà la trova aperta e la può visitare. C’è un matrimonio. Oddio, l’interno non è sicuramente paragonabile alle nostre chiese:  semplicissima, banchi, niente fiori, tutto legno, molto spaziosa e luminosa con gran vetrate colorate.

Sulla piazza di Henningsvaer tira un vento, ma un vento: durante la passeggiata continuano a spalancarmisi le orecchie. Camminiamo controvento. I miei vorrebbero fare una sortita al ristorante ma Pà, sempre dubbioso su cosa mangia fuori casa, non se la sente perché il menu è solo da leggere in ostrogoto, senza foto illustrative dei piatti. Qui moltissimi italiani, chi con camper chi con macchina a noleggio dopo volo aereo.

La Tv non prende: lunghe e combattute partite a carte, mie rosicchiate di qualcosa e a nanna, cullati e pure energicamente da Eolo sbuffante.

 

-LUNEDì  9 agosto, HENNINGSVAER/SVOLVAER/AUSTNESFJORDEN – km 67

Svolvaer. Ancora. Giro per la città che ormai conosciamo a menadito. Spesa. Steffi. Per ora con Pà sono in cinque. Bisogna aspettare le tre. Usciamo dalla città, passeggiamo nel bosco mentre Mà scribacchia nel nostro solito posticino in riva al mare.

Ritorno dalla Steffi, senza zaino per scaramanzia. Eureka ! Si parte !  C’è un ragazzino quattordicenne di Roma che non ha mai pescato: i suoi sono perplessi ma lo fanno andare. Io e Mà giriamo un’oretta poi lei prova a collegarsi: c’è un WiFi che va e viene. Manda una mail al mondo intero, scrive qual cosina su FB, poi va avanti col mio diario. Alle sei usciamo incontro a Pà, convinti di trovarlo euforico ma il solito mal mostoso scende comme ci comme ça: si tanti pesci, ma uno solo grosso, resto robetta che si attaccava a sei sette alla volta appena la canna toccava l’acqua. Poca soddisfazione. Però una sportona di prede ci ha riempito tutto il freezer. E hanno visto due aquile di mare

Altra spesa alla Coop e ri-usciamo da Svolvaer, salutandola per l’ultima volta, poi ci fermiamo al “nostro” posto per pulire il pesce.  Pà è sceso dal Trollfjord da due/tre ore. Chiede a Mà di svuotare lo zaino ma lo zaino non c’è. Batticuore. Nello zaino c’era il portafoglio con patente e documenti, 150 euri e pure krone, il telefono,  e adesso ? Rientro super precipitoso verso Svolvaer augurandoci che sia vero che in Norvegia dormono tutti tranquillamente con le porte aperte (anche se Mà ha fotografato portacarta igienica col lucchetto e cassonetti con catene). Tra l’altro ci sono in giro tanti italiani..ah ah. Pà si chiede dove sia la Politi per andare a sporgere denuncia di smarrimento. A Mà dispiace anche perché lo zaino era della Zia, quando invece, eccolo là, solo, soletto, abbandonato su una panchina del porto, in mezzo alla piazza.

Mà sospira una preghierina di ringraziamento, Pà controlla e vede che c’è tutto. Con altro animo stavolta diamo per davvero  l’addio definitivo a Svolvaer e torniamo al nostro posto per sistemare il pesce. A lato della strada vediamo una volpe, ormai la quarta o quinta che incontriamo, che si ferma per farsi fotografare. Caspita che bella coda!

Per dormire ci spostiamo all’Austnesfjorden, un’area molto panoramica, tra due fiordi, con una lunga,  comoda e articolata scala di legno che si inerpica sulla collina e porta a un vero  belvedere.  Sul lato nord del fiordo c’è una lingua di terra con all’estremità una chiesina illuminata.

Durante la notte bestemmio in turco perché sento vicino al camper un animale non identificato che fa un verso che non riesco a riconoscere.

 

-MARTEDì 10 agosto, AUSTNESFJORDEN/SKIOMNES – km 245

Siamo fermi a Skiomnes, dopo Narvik, al terzo monumento della Battaglia di Narvik del 1940. Deve essere stata una battaglia veramente importante, visti i molti monumenti che la ricordano lungo la costa. Pà pesca e ci chiama: due delfini, piccolini ancora, stanno giocando quasi a riva. Lui subito prende un bel baccalà e un altro merluzzo. Già a mezzogiorno, per strada, a ora di pranzo, vicino a un molo, ne aveva presi quattro. Sono contento anch’io: adoro la buccia del pesce. Anche la ciccia se me la danno.

E poi Mà già per ben otto volte  ricorda a Pà la storia di zia M e di A e della  passione di lui per i vigneti con però lei che doveva vendemmiare:  lei non ama pescare e invece  oggi deve continuare a reggere la canna mentre Pà scende nell’acqua per recuperare quattro grossi baccalà (uno di 70 cm), un enorme merluzzo carbonaro di quasi un metro e uno sgombro extra large. Solo che il camper è lontano, Pà fischia, Mà deve mollare tutto,  lasciandomi  qua da solo ad abbaiare a squarciagola, e correre col guadino e aiutare. Che barba !

E nel freezer non ci sta più niente, vedremo ben cosa ne faranno. Qui si comincerà anche a far colazione ittica…

E poi fino alle due di notte a sfilettare, in-domopackare, tirar fuori dal freezer i pesci già congelati e sostituirli coi nuovi…e poi mini rinfresco con biscotti inzaccherati di marmellata: proprio normali i miei non sono !

 
 

-MERCOLEDI 11 agosto, SKIOMNES/SKUTVIK – km 162

Questo è il viaggio dei continui ritorni da qualche parte: torniamo a Narvik in cerca di ami speciali per Pà. Non ne troviamo, troviamo Narvik niente di che, come quasi tutte le città norvegesi (tranne Alesund, bella), e ripartiamo. Pà ha deciso di andare a Skutvik, piccolo porto da dove partono i ferry per Svolvaer (Svolvaer? basta! ): crede di poter pescare da là.

Ci arriviamo dopo un passaggio in traghetto da Skarberget a Bognes, sul Tysfjorden ( 244 kr) percorrendo  una pittoresca stradina, la 81. Il paese è piccolo ( non sappiamo se la gente mormora ). Dopo aver chiesto il permesso al micro negozio-banca-ufficio postale ci sistemiamo vicino al porto del traghetto, di fianco alla Venterom (sala d‘attesa ), fornita di toaletter. Passeggiamo molto. Pà prova a pescare ma ha troppo freddo. A letto dopo aver guardato sul DVD un paio di bojate (Borat e poi Brian di Nazareth).

A cena abbiamo mangiato una pasta favolosa condita col ragu di merluzzo.

 

-GIOVEDì 12 agosto, SKUTVIK/SALTSTRAUMEN-OMNESET – km242

Giornata splendida. Sole. Mentre io e Pà guardiamo il Malangen, il traghetto, che sta vomitando macchine, camion pullman e passeggeri, che io saluto abbaiando vivacemente, Mà è nella venterom che scrive, attaccata alla 220.

Oggi mangiamo e poi ci dirigiamo verso Innhavet e poi giù: Pà vorrebbe arrivare al Museo di Salmoni di Namsen trovato  chiuso all’andata e punta a tornare a Lund.

Oggi niente pane: nel negozio del gentile gestore, boss di tutto il paesino, il pane che c’è può essere scalfito solo con lo scalpello.

Pà fa qualche lancio, perde, come spesso, il cucchiaino o quello che è, si mangia e si va via. Mà, un po’ abusivamente, ha caricato qualche batteria, nella Venterom. Ci dirigiamo verso Saltstraumen passando da Fauske, sullo Skjerstadtfjorden,  e poi , sulla 80, fino a Bodo.

Fiducia mal riposta. Arriviamo mentre i vortici stanno perdendo il loro effetto ma sono comunque troppo forti: non si pesca. I parcheggi sono complicati. Proviamo vicino alla Chiesa e al Museo ma Pà (…) non è tranquillo. A Omneset, dall’altra parte del ponte,  nel parcheggio della Coop c’è scritto No Camping. Per fortuna c’è una mini area proprio accanto: stiamo lì la notte in compagnia di un camperino belga. Pà prova a pescare ma non si mette d’accordo con la corrente troppo vorticosa. Così rientra e ci addormentiamo sotto un gran diluvio.

 

VENERDì 13 agosto (Santa ? Gessica !), SALTSTRAUMEN/POLARSIRKELEN – km 137

Pà controlla l’acqua sotto il ponte ma è ancora sbagliata l’ora delle maree, piove, quindi no-pesca sì-viaggio. Troviamo nebbia e grigiore su tutta la 812, oltre alle solite pecore dormiglione in mezzo alla strada. Che non si scompongono proprio al nostro passaggio, bisogna scansarle. E tenermi gli occhi coperti con qualche scusa altrimenti io si che mi scompongo:  annuso e se le vedo urlo come un matto.

Al Polarsirkelen si mangia poi io e Pà partiamo per una megapasseggiata: vorremmo arrivare fin sulla neve che si vede dal parcheggio. Sarà dura ma forse ce la faremo. E ce l’abbiamo fatta: mi sono ruzzolato e ci  ho saltato dentro con un po’ di ansia di Pà che ci vedeva sotto dei gran buchi. Sono tutte pietre rotte e sistemate con un equilibrio un po’ instabile sopra fossi. Siamo scesi dopo quasi quattro ore: a Mà si erano quasi consumati gli occhi per cercare di scorgerci inutilmente sulla montagna e noi eravamo bagnati per tutti i fossi che abbiamo guadato tra l’erba.

Scorgiamo una forse renna nella prateria sopra il caseggiato del negozio.

Dopo una bellissima giornata ci addormentiamo sotto la pioggia. Per cambiare.

 

-SABATO 14 agosto (Santo ? Fabio !),  POLARSIRKELEN/LUND – km 477

Giornata buia, fredda, nebbiosa, piovosa. Scendiamo. I grandiosi paesaggi stupendi se illuminati dal sole sono ora un po’ inquietanti: i fiumi, soprattutto il Namsen che ci accompagna per centinaia di chilometri, bellissimo e schiumoso, lungo la E6,  non rallegra la vista come dovrebbe.

Vediamo una renna (sarà sempre quella, giusto per i turisti? ) nella campagna a lato della strada, poco dopo il Polarsirkelen. E più avanti o delle cicogne o comunque degli uccelli della famiglia. Viaggio lungo per gli attuali standards, costeggiando il Saltfjellet, leggendo i nomi dei vari fiordi ( Finneidfjord, Sorfjorden, Elsfjorden, Vefsnfjorden). Passiamo da Mo i Rana,  vediamo i grandi laghi fino a Mosjoen e giù. Prima di Trofors  sostiamo a Laksforsen, sullo Svenningelva, dove vediamo i salmoni saltare per risalire la rapida del fiume. Tentativi a vuoto di Pà di beccarli con la foto proprio durante i salti. Incrociamo una comitiva del Camper Club Italia. Io mi agito da matti: su uno dei camper, accento toscano, intravvedo un collega beagle.

A Overhalla, dopo Grong, sulla 17,  Pà è tentato di informarsi meglio per la pesca al salmone. Ma bisogna rivolgersi o ai proprietari dei terreni sul fiume o all’ufficio turistico che è aperto solo il martedì e il venerdì nel pomeriggio. Dopo Namsos, sul Namsfjorden, percorrendo la 769, il Lauvoyfjorden, il Nautsfjord, costeggiando i laghi Sals ,  Kvernik  e Norbotn, dopo le isole di Garsoya e Hestoya, arriviamo finalmente a Lund: ogni volta a Mà sembra che la strada sia sempre più lunga, più stretta, più piena di pecore addormentate sulla strada e c’è perfino la ormai solita volpe. Il mio Kro, dove mi hanno fatto correre le altre volte, è aperto. Il ristorante funziona e c’è pieno di macchine perciò niente corse libere per me. Uffa ! A Lund non c’è più nessuno nel bar. Un paio di macchine aspetta il traghetto. Non possiamo chiedere la corrente. Guardiamo un po’ di tv, mangiamo e a letto con la solita fastidiosissima pioggia.

 

-DOMENICA 15 agosto, LUND

La giornata si apre un po’ grigina ma poi il sole ce la fa ad uscire. Bellissimo. Pà pesca quattro grassi sgombri:   un merluzzo e un altro pesce strano gli fanno marameo dopo essere stati portati quasi a riva. In compenso prima, durante la passeggiata nel bosco, abbiamo trovato un porcino ed ora siamo ripartiti a vedere se aveva altri parenti.

Bene, abbiamo trovato suo nonno:  grosso ma un po’ avanti con l’età, con così tanta vita interna che se lo appoggi per terra riesce a tornarsene nel bosco da solo. Dopo pranzo Pà riprova a  pescare ma zero, niente beccate. Ora continua i compiti per casa di sfilettatura, così come ha visto fare dai tedeschi di Skutivik.  E io mi godo il sole, spaparanzato nell’erba, dopo aver rosicchiato un altro spigolo della tavola da picnic. Ne ho attaccate molte in questo viaggio. E devo moderarmi nelle proteste: Mà è sempre lì col Lysoform spray, pronta a spruzzarmi se abbaio. Non so se lo farebbe davvero ma già vederglielo in mano mi disturba.

Pomeriggio tranquillo:  i miei hanno guardato un film, io preso il sole. Pà ri-va a pescare ma fa un freddo ! nonostante il sole. Rientra per portarmi in passeggiata.

Con il porcino Mà fa un risotto da leccarmi i baffi. Pà pesca un grosso baccalà, sta a malapena nella vaschetta azzurra. Dice che ha fatto una fatica del diavolo a recuperarlo. Siamo usciti un po’ per le mie cose. Fa veramente poco caldo, per usare un eufemismo. La centralina segna 12,5° ma abbiamo già constatato che segna dei gradi in eccesso. E Pà, dopo essersi aggiunto un’altra giacca, insiste a star là canna in mano. E io faccio un po’ lo scemotto: in tv abbaia un cane e io rispondo alla grande. Mi addormento ma sono sempre pronto a scattare. Da grande farò il vigile.

 

-LUNEDì 16 agosto, LUND e dintorni

Giornata veramente spettacolare. C’è un’escursione termica da deserto del Sahara: stanotte la centralina, sempre ottimista, segnava 7,5°, oggi 27°. Durante il trasferimento pro-pesca al secondo ponte incontriamo  dei norvegesi in ordine sparso e tutti a torso nudo. Qui come il sole funziona  si spogliano alla grande.

La pescata in trasferta ha fruttato due bei sgombri (sono molto più grassi di quelli che Pà prende nelle uscite a Chioggia), altri cinque o sei li ha persi assieme al cucchiaino da 100 gr., manaccia manaccia.

Ora siamo rientrati a Lund, dopo avere inutilmente cercato un qualche cosa che assomigli a un panificio.

Abbiamo anche cercato di trovare funghi, solo due stentatissimi finferlini. Mà ha tentato Pà, senza però sforzarlo troppo: voleva prendere il traghetto senza camper, solo pedonalmente, e andare al capoluogo del comune, Naeroy. Spesa minima, max 30 nk, e cosa un po’ diversa. Pà preferisce pescare. Pazienza. Io sto combattendo da un’ora con una penna di gabbiano: molto divertente. E controllo i movimenti di chi aspetta il traghetto, di chi viene al WC. Mi sto esercitando perché ho scoperto la mia vera vocazione. Macchè cane da caccia, sono un beagle da guardia. Non mi sfugge niente e abbaio di conseguenza.…

 

-MARTED’ 17 agosto, sempre LUND  e dintorni

Altra giornata di sole, calda e rigenerante. Io ho dormito alla grande: posso scegliere il giaciglio che mi va. Se c’è freddo mi riparo al calduccio del trasportone, se fa così così mi accoccolo sul sedile del navigatore,  perché quello di guida, onde evitare miei suonamenti notturni di clacson, me lo riempiono di carabattole. Se fa caldo mi stendo sul divano e di tanto in tanto, giusto per ricordare a questi qui che ci sono anch’io, faccio delle soste sul tappeto sotto il loro letto. Stamattina sono un po’ impigrito: non ho fatto il solito balzo impetuoso quando Pà ha aperto la porta. Ragazzi, mi sto specializzando nel lancio del beagle: come fanno tanto di avvicinarsi alla porta io, di solito, li batto sul tempo e sono pronto a scaraventarmi fuori  di brutto. E’ anche per provare i loro riflessi nel trattenermi al volo.

Invece oggi sono uscito con calma, ho lasciato che mi imbrigliassero alla corda lunga, mi sono steso sull’erba, ho fatto un po’ il passo del gattopardo pancia a terra e no ben che Pà mi ha sciolto nel bel mezzo  della mia pace per portarmi a scarpinare nei boschi. Che vita da cani !

Mà osserva con curiosità uno strano vecchio braciere fumante: ha l’impressione, forse fondata, che si brucino le immondizie e infatti il bidone di raccolta, ricolmo, ora è quasi vuoto. Così come trova strano per i civilissimi paesi nordici quando constata che è evidente,  gli scarichi vanno direttamente in mare. Si vedono grossi tubi che arrivano all’acqua ma nessun depuratore in vista. Forse è per quello che cercano di evitare che si svuoti la tanica del camper ( nella quale di solito si mettono liquidi disgreganti ) nei WC lungo le strade.

 

-MERCOLEDì  18 agosto, ancora qua

Siamo ufficialmente in ferie: lunga passeggiata al mattino con Pà, riposini, tranquillità, sole.  Oggi festa improvvisata ma ben riuscita con una coppia di olandesi. Lui ha un marchingegno strano per affumicare gli sgombri: una volta pronti assumono una colorazione dorata e un gusto particolare, buonissimo. Ce ne ha portato un assaggio, Pà ha aperto il prosecco. La signora ha portato il resto degli sgombri. Mà pezzetti di grana. L’altra del pane nero con formaggio. Mà una terrina di fusilli burro e parmigiano. L’altra crostini. Mà crackers. Poi vodka polacca e caffè vero, nostrano. Il tutto in allegria con Mà che si arrampica sugli specchi per fare le traduzioni dall’olandese/inglese/tedesco all’italiano francesizzato di Pà. Infatti lui per farsi capire dagli stranieri parla un italiano molto scandito condito da parole francesi. Nel  frattempo io preparo preventivamente abbassato il mio colesterolo in modo massiccio, colmandomi la pancia di Omega-3. Hanno cotto per me una tonnellata di sgombri e ora me ne riempiono il piatto aggiungendo un po’ delle mie crocchette.

Nella passeggiata di oggi pomeriggio Mà ha fatto una scorpacciata di lamponi. Ne ha portato molti al camper ma dentro una borsina di plastica così si sono tutti schiacciati. Li ha mangiati uguale. Bella serata anche perché trascorsa in compagnia di Anneke e Gurbe. Peccato che domani se ne vanno.

 

-GIOVEDì 19 agosto, mio decimo mesiversario, tot. 49 km in questi giorni

Siamo ancora in stallo: il bel tempo, la tranquillità, la possibilità di Pà di dedicarsi alle sue cose ci fanno stare qua. Stamattina abbiamo fatto una quindicina di chilometri a piedi. Che sia stato per festeggiare i miei dieci mesi di vita? Dice che sono stato bravo: abbiamo visto due cavalli e pure delle pecore e io non sono neanche andato in escandescenze, come lui temeva.

Abbiamo salutato calorosamente gli amici che se ne sono andati. Hanno espresso la speranza di rincontrarci da qualche parte nel mondo. Veramente carini.

Io mi sto godendo il prato, c’è un misto di erba soffice e muschio, sembra una moquette molto folta: mi sono stiracchiato e spaparanzato in tutte le posizioni possibili.  Mà ha dovuto rinchiudermi: andavo a rompere le scatole a un coppietta che si era tranquillamente stesa sul verde qua vicino e faceva cosacce. Mi ha rilasciato, senza cauzione, quando loro si sono alzati e si sono imbarcati sull’Olav Duun, il traghetto che arriva e riparte ogni ora e mezza.

In questo momento su Italia 1 stanno trasmettendo un film sui cani e io rispondo a ogni loro espressione.

Qui stanno parlando di strada da percorrere, di traghetti e simili: che sia perché le scorte alimentari stanno scemando e qui non ci sono negozi? Mà l’altro giorno ha comprato un carissimo e quasi immangiabile pane nero, il grana è agli ultimi centimetri, l’olio alle ultime gocce, c’è una sola mela, una sola banana, il formaggio , il gouda che vendono in Norvegia, sa  di sapone, in frigo solo tanto pesce:  è dura per noi italiani,  siamo troppo abituati bene. E  dire che stanno tenendo solo i filetti di merluzzo e gli sgombri, ritenuti, forse a torto, di serie B,  li danno o a me o ai gabbiani. Ieri abbiamo mangiato un brosmio, sempre della famiglia dei merluzzi ma con un delicatissimo sapore di aragosta.

Pà rientra dalla pesca col mal di schiena e decide che domattina si parte. Vanno a pagare. E qui hanno una delusione accompagnata da una solenne …zzatura. L’altra volta qui hanno pagato 70 Nk per la notte con 220. Probabilmente erano i primi clienti camperisti da anni visto come non riuscivano a trovare la chiave per aprire l’elettricità. Stavolta, la sola notte 100 Nk + 30 per la corrente: orpo, quasi il doppio, 650 invece delle 350 previste. E’ solo un prato, non recintato, e, tranne per la corrente,  senza altre comodità, tipo doccia (anche se la ragazza ha detto che la doccia c’è: sarà virtuale, visto che non si vede).

Si dorme col nervoso.

 

-Venerdì 20 agosto, Alvdal, km 453

Si parte all’alba con la speranza di evitare il pagamento d’ingresso a Namsos. Inutile, si paga a partire dalle 6 del mattino. Amen, questo Toll Plaza si aggiungerà a tutto quello che non si è pagato fino ad ora e che,

dicono, arriverà a casa entro i sei mesi prossimi.

Torniamo a Steinkjer sulla 17 e riprendiamo la E6

A mezzogiorno visitiamo l’antica chiesa di Stjordal, Vaernes,  pochi chilometri prima di Trondheim, sul Trondheimfjord:  merita una sosta. Bellissimo il pulpito, il coro, l’organo. Si respira una gran pace. E’ attorniata da un immenso cimitero.  Pranziamo, facciamo un giretto dentro la chiesa per il WC ( !!  ) e ripartiamo. Piove, guarda un po’ !

Superata Trondheim, antica capitale scandinava, coi suoi curiosi pedaggi a ore, cambiamo strada a Storen, entrando nella 30 e subito siamo imbottigliati in coda. Cosa quasi inverosimile quassù. La spiegazione sta in un camper rovesciato in strada.

A Tynset lasciamo la 30 e entriamo sulla 3. Credevamo di fare un percorso non conosciuto e invece molti camper  fanno la stessa nostra strada. Che merita: è tutta all’interno ma coi suoi bei fiumi e laghi, scorrevole e ben tenuta. I boschi hanno un sottofondo strano, bianchiccio, e le pinete sono più rade.

Per la notte ci fermiamo ad Alvdal, bel paesino, davanti all’Ufficio del Turismo. Il tempo si è rasserenato e con Pà abbiamo fatto una mega passeggiata.

 

-SABATO 21 agosto, GRUMS, Svezia, km 428

Stanotte sosta a Grums, in Svezia, sull’immenso lago Vanern, dietro Biblioteca e Comune. A mezzogiorno abbiamo mangiato ad Asnes, in Norvegia, dopo essere entrati sulla 20 ad Elverum. A Kongsvinger siamo  saliti sulla 2  e nel pomeriggio, durante un giro nei boschi con Pà, abbiamo trovato una quantità incredibile di porcini e anche un bel po’ di finferli, mangiati stasera con la polenta. Un pranzo regale, non fosse che Mà è sempre un po’ titubante quando si tratta di funghi non da allevamento, probabilmente avrà preso dal nonno Giache, il suo bupà: lui proprio non ne mangiava mai.

Altro pensiero di Mà sono i soldi. Non aveva previsto di rientrare via Svezia quindi non ha fatto provviste di corone svedesi. Non dovrebbero esserci problemi: a Magnor, prima del confine svedese, hanno fatto il pieno , grossa spesa ieri, se trovano l’imbarco a Goteborg,  direzione Frederikshavn, Danimarca, si può pagare  il traghetto con la Visa, ma già, lei, se non ha qualcosa nel portafoglio,  non si sente tranquilla.

Poi non avrebbe voluto essere già qua: essendo che di solito i traghetti costano meno durante la settimana, avrebbe preferito arrivare in Svezia qualche giorno dopo, comunque si vedrà domani cosa riescono a combinare.

 

-DOMENICA 22 agosto, MARSTRAND, km 316

Siamo stati a Goteborg. Alla Stena Line una gentilissima e sorridente Lisa Anderson ha combinato un mezzo pasticcio: ha venduto ai miei il biglietto assicurando che era per THIS NIGHT AT MIDNIGHT, scritto per non equivocare, per 2090 Sk. Siamo stati in un paesino a una quindicina di km da Goteborg in attesa della sera e di portarci al terminal. Solo che a un certo punto Mà ha ricontrollato il biglietto  e ha notato che la data dell’imbarco diceva 2010-08-23, h. 23.55 con arrivo in Danimarca il 2010-08-24. Una corsa veloce agli uffici della StenaLine, bussando perché ormai erano chiusi, ma inutile: la signora che ha aperto ha constatato che la data è proprio per domani e che ad ogni modo la domenica a mezzanotte non c’è nessuna corsa.

Nervosissimi tutti siamo usciti da Goteborg direzione nord, visto che a sud non avevamo trovato niente di bello. Siamo andati verso l’isola di Marstrand, fermandoci per la notte in un bel parcheggino vicino al mare già provvisto di due camper. Pioggia notturna. Al solito.

 

-LUNEDì 23 agosto, Goteborg/ FREDERIKSHAVN, km 54.

Gran passeggiata con Pà con un bel sole mattutino: abbiamo visto che meritava così siamo tornati indietro, preso il camper e andati in paese. Per salire sull’isola bisognava prendere il traghetto ma le mie continue abbaiate per i tanti cani presenti hanno convinto i miei a lasciar perdere e passeggiare nel paese. Abbiamo letto che Marstrand è famosa per essere stata la “capitale” mondiale delle aringhe. Pur essendo appiccicata alla Svezia è stata proprietà della Norvegia fino a poco tempo fa.

Per quanto nella storia scandinava c’è stato tutto un rimescolamento di poteri territoriali, prima comandava tutto la Danimarca, poi la Svezia, poi la Norvegia è diventata indipendente scegliendosi come re un danese: difficile seguire tutti i passaggi storici. Anche la lingua norvegese è strana: mentre in Finlandia sono proprio due lingue distinte, il Finlandese e il Sami, in Norvegia usano o il Bokmal ( “lingua del libro” ) che sarebbe il danese antico scritto o il Nynorsk (“nuovo Norvegese”),  una nuova lingua  rielaborata  dai sapientoni sulla base dei dialetti rurali. Comunque il tutto è del ceppo anglosassone. Con l’ inglese fantasioso e l’impalpabile infarinatura di tedesco di Mà, lei se la cavicchia a leggere e ci capisce qualche cosa.

Siamo tornati al nostro parcheggio: la Tv ha preso male lo spostamento e non ha più funzionato. Ha ripreso a diluviare perciò nel tardo pomeriggio ci siamo diretti al porto di Goteborg: io avevo un brutto presentimento e ho fatto capire che sentivo che qualche cosa bolliva in pentola. Infatti quando è arrivata la Stena Atlantica, una nave enorme che ha caricato l’incaricabile tra camion, pullman, camper, macchine, moto, pedoni, loro, che prima avevano deciso di trasgredire ai regolamenti rimanendo o lui o lei con me di nascosto in camper, se la sono invece filata via alla chetichella, lasciandomi solo ad abbaiare non alla luna perché c’è una pioggia torrenziale, ma comunque ad abbaiare. Mà si è portata il PC e so che ha smanettato per tutta la traversata, con Pà che finchè le porte erano aperte è sceso a spiarmi e poi ha gironzolato per tutti i nove/dieci ponti della nave.

Sono rientrati in camper dopo le quattro del mattino. Sono stato troppo bravo: non ho sbranato né loro né altro, a parte una grossa spugna che ho ridotto in duemilacinquecento micropezzetti.

Sotto pioggia e vento siamo usciti dal porto di Frederikshavn, in Danimarca,  e per dormire ci siamo fermati in un’area di sosta dopo pochi chilometri, ma caspita, qui è un continuo andirivieni di camion. Non smettono mai.

 

-MARTEDI 24 agosto, IAGEL, Germania, km 411

C’è un gran vento: le mie orecchie sembrano due bandiere che garriscono quando tentato di portarmi fuori per le mie cosette. Partiamo un po’ assonnati. Dopo una cinquantina di chilometri ci fermiamo a un’altra area di sosta e ci mettiamo tutti a letto. Un bel sonno ristoratore in un posto un po’ più silenzioso, non fosse per il dondolare e il sibilare del vento.

Dobbiamo decidere cosa fare: andiamo in Belgio dove ci aspetta una nostra amica o andiamo in Francia per abbracciare i nipotini? Buona la seconda.  Pà decide di fare più strada possibile, visto che il maltempo comunque ci impedirebbe di goderci il viaggio. Con uno sballottamento continuo, in mezzo alle raffiche, arriviamo in Germania e entriamo nello Stellplatz di Jagel. Pioggia, tanta, e vento, di più.

Mi lasciano libero: che corse, ragazzi, non mi ricordavo più ormai com’è la libertà dal guinzaglio. Sono felicissimo.

Pà è in pensiero: la gran pioggia ha creato delle pozzanghere enormi, ce la faremo domani mattina a partire? Mà cerca qualcuno per pagare in anticipo visto che ci alzeremo all’alba. Finalmente trova il gentile proprietario e paga. Lui la riconosce ma solo per merito mio: si ricordava di me e delle mie corse fatte col il suo boxer in luglio.

Tanto che più tardi, sotto la pioggia, che chiamarla così si sminuisce da tanta che ne scende, viene al nostro camper per salutare Pà.

I miei vanno a fare la doccia: bastava stare fuori un pochino e il risultato era uguale. Dormiamo cullati dal vento e col picchiettare dell’acqua. Un freddo !

 

-MERCOLEDì 25 agosto, FESSENHEIM, Francia, km 933

Il tempo è leggermente migliorato tanto che nel proseguire del mattino esce anche il sole. Per complicare il viaggio troviamo lavori in corso praticamente per tutta la Germania quanto è lunga: da Jagel, dintorni di Schleswig, fino a poco prima di Friburgo, troviamo ovunque cantieri aperti. Facciamo quasi mille tribulati chilometri, con un paio di soste rigeneranti, e usciamo dall’autostrada a Teningen. Entriamo in Francia passando tra graziosissimi villaggi fioriti e vigneti a perdita d’occhio. Traversiamo il Reno e in Alsazia arriviamo all’AA di Fessenheim. Silenziosa e tranquilla. Dopo una buona cena dormiamo di gusto. Oggi durante il viaggio abbiamo visto caprioli, volpi, uno stormo di cicogne e ben tre tassi, poveretti, schiacciati sulla strada.

 

-GIOVEDì 26 agosto, CH. km 506

Per strade alternative, avendo deciso di non prendere autostrade in Francia, ci dirigiamo verso casa del Fratellone. C’è il sole. Anche oggi vediamo uno stormo di cicogne. Constatiamo che da tre anni a questa parte molte strade sono state ampliate: tranne qualche lavoro in corso che manda in confusione il “Garmisch” portandoci in paesini e stradine appena praticabili, oltre al traffico caotico di Besançon ( per il Garmin: Besanzone) e l’imbottigliamento micidiale in centro a Vichy, oltre al cantiere di Pont du Chateau, possiamo viaggiare bene, con traffico sopportabile e a ore decenti arriviamo dal nuovo nipotino, semplicemente meraviglioso. E qui, al solito, mi chiudono in camper e loro se la spassano in casa dei parenti. E fa un caldo micidiale: beato il freddo patito in Norvegia (anche se lassù Mà pensava con nostalgia agli amici e parenti che, fortunati loro, sudavano in Italia…).

DOMENICA 29 agosto, AIGUEBELLE, km 325

LUNEDì 30 agosto,    CASA,                km 477        

Spese non alimentari, personali o voluttuarie:    (cambio: 1 E = 7,3 Dk- 7,9 Nk – 9,4 Sk )

            TRAGHETTI      arrotondato      850

            GASOLIO                  “              1720 x tot km 10958

            PEDAGGI                  “              58    (italiani e Ponte Gjemnes. Deve arrivare fattura norvegese…)

            SOSTE                      “              176  

 

Il rientro in Italia avviene sempre senza percorrere le carissime autostrade francesi, avventurandoci su strade tra castagni dopo Thiers, la città dei coltelli, esplorando la montagna che circonda Lione, a St Martin le Haut, appunto, poi Mornant, col timore di non riuscire a passare tanto le strade sono strette. Per fortuna a Chambery la musica cambia, la strada torna praticabile.

Ci fermiamo la notte in una bella AA gratis ad Aiguebelle. Progettiamo di passare dal Moncenisio e di fermarci lassù, vicino al lago. Programma saltato poi causa un vento fortissimo che ci impedisce perfino di fare una passeggiata.  Mangiamo e poi lemme lemme entriamo in Italia  un po’ contenti di tornare a casa  e un po’ immalinconiti nel ritrovarci subito immersi nel solito caos autostradale nostrano, leggermente depressi per la fine di un viaggio prevedibilmente indimenticabile.

Della Norvegia ci portiamo a casa la pace che si sente ovunque, la serenità che qualsiasi panorama ispira, la libertà di movimento, la tranquillità nelle soste. Ci ricordiamo il maltempo ma anche le stupefacenti  giornate di sole. La furberia del veterinario o dei gestori del bar di Lund ma anche la correttezza di tutti gli altri, la fiducia ben riposta nei norvegesi che , ad esempio, ci hanno fatto ritrovare uno zaino “arredato” abbandonato  per ore in bella mostra al centro di una piazza molto frequentata.

Ci portiamo la confortante presenza di servizi con acqua calda anche nei posti più sperduti, la disponibilità delle persone, la loro conoscenza dell’inglese fin dai primi anni di vita, l’eliminazione dei centesimi  sotto i 50, il recupero delle bottiglie di plastica nei supermercati, la fantasiosa questione dei pedaggi, le strane forme di arte con curiose “statue” disseminate in posti sperduti ma riportate nei depliant turistici. Mà si riporta la voglia di studiare il norvegese.

I percorsi scelti, cioè la parte ovest della Germania, tutto lo Jutland danese, il passaggio via mre

da Hirthshals a Kristiansand per un prezzo molto ragionevole, sono stati molto soddisfacenti. Un po’ meno rassicuranti i tratti montani del sud Norvegia, su strade strette che si inerpicano tra rocce e laghi, inquietanti col maltempo. La traversata stupenda del Geiranger. La scalata del Preikestolen. Le ricerche di funghi nei boschi. La salita sul Saltfjellet fino alla neve. La felice innovazione della strada da Trondheim a Goteborg.

La traversata fino a Frederikshavn non è stata molto positiva: troppo tempo sulla nave (nonostante che col righello sulla carta sembrasse molto più breve), il costo più alto che all’andata. Dicono che la prossima volta, se ci sarà una prossima volta,  ascolteranno  i consigli del buon Google Maps e si farà l’amletico percorso di Helsingor-Helsingborg e poi Robdyhavn-Puttgarden, giudicato il più conveniente, ma che comunque anche questo è stato provato e tutto fa esperienza.

L’unica cosa che ora veramente incuriosisce i miei è l’attesa di vedere come reagirò quando mi ritroverò tra le mie vecchie cose…vedremo: gli dimostrerò che non sono solo gli elefanti ad avere una gran memoria, che credono, dopotutto casa mia è pur sempre casa mia!   "

 

 

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