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Viaggio in Patagonia

Viaggio in Patagonia


Viaggio fatto con 2 camper nel mese di febbraio 2010

Periodo del viaggio 03/02/10 - 03/03/10 (28 giorni)
Pubblicato da mauro (BL)Visita il profiloContattaInvia una mail il

Resoconto del viaggio

Viaggio in Patagonia
fatto da Mauro e Maria Grazia
nel mese di febbraio marzo 2010

Il giorno 3 di febbraio lasciamo le nostre Dolomiti innevate per affrontare un viaggio in Patagonia, che io poi definirò "non visita in Patagonia, ma viaggiando per la Patagonia", differenza fondamentale.

Chi visita la Patagonia si muove in aereo per poi fare le puntate in bus o pulmini sulle località topiche della stessa. Viaggiare vuol dire muoversi su quelle strade sterrate con il vento e la pioggia nel nulla assoluto, arrivare nelle località importanti e assaporarle come  fecero i coloni nei primi anni del novecento. Insomma, un viaggio di frontiera al limite del difficile.

Ma torniamo a noi: il giorno 3 partiamo da Venezia con scalo a Roma, dove ci incontriamo con i nostri compagni di viaggio provenienti da Torino, compagni temerari ed esperti che divideranno la nostra avventura nella solitudine delle strade argentine.

Il giorno 04/02/10 si fa uno scalo tecnico a Buenos Aires per cambiare aeroporto e imbarcarci alla volta di Ushuaia, dove arriviamo a tarda sera praticamente sfiniti dopo 20 ore di aereo e 16 di attesa nei vari aeroporti.

Il 05/02/10 ci vengono consegnati i camper: 2 mezzi preparati per l'occasione, sospensioni speciali ,super rinforzati sia nel fondo che nelle parti  meccaniche, l'interno non è nello standard europeo, ma quello che importa è che il resto ci dia grande sicurezza. Parleremo più avanti del noleggiatore disponibile e che personalmente noi consigliamo.

In giornata affrontiamo i primi 50 km di sterrato  (ripio in spagnolo). Il nostro intento è quello di arrivare fino alla frontiera cilena  e di ripartire con la statale 3 nel parco Lapataia, dove dormiamo in uno spartano campeggio.

Il giorno 06 rientriamo a Ushuaia per una visita alla città, al  museo, ecc. ci rendiamo conto che è una città moderna (75000 abitanti) e turistica, con tutti i servizi che soddisfano le esigenze di lusso a quelle del viaggiatore “zainista”.

Io convinco Marino a scendere ancora più a sud, voglio toccare la fattoria (estancia in argentino) del primo colono giunto a metà ottocento dal Galles per colonizzare questa terra aspra. Arriviamo a tarda sera e chiediamo alla famiglia Harberton, così si chiama, di poter pernottare. La strada per arrivarci è molto impegnativa, il ripio sconnesso e il vento fortissimo, ma per noi l'emozione di essere lì alla "fin del mundo" è veramente forte.

Il giorno 07/02/10 rifacciamo la strada a ritroso, rientriamo finalmente sulla statale 3, facciamo il Paso Garibaldi verso Rio Grande. Passiamo la frontiera cilena a S.Sebastian,  il vento è FORTISSIMO sopra i 110 km orari,  spira sempre da ovest a est, per noi laterale, l'attenzione è massima. Due estenuanti ore alla frontiera per le pratiche,  poi ancora 180km di ripio e alle nove di sera troviamo riparo a Cerro Sombrerro, poche case abitate da lavoratori dei pozzi petroliferi. Il vento ci perseguita per tutta la notte.

Giorno 08/02/10 il vento ci lascia in pace, non supera i 70 km e il bel tempo ci permette di attraversare lo stretto di Magellano con una strana calma piatta, altra emozione che rievoca avventure estreme di navigatori. Costeggiamo lo stretto fino a Punta Arenas, capitale della terra del fuoco cilena, 120 mila abitanti, è la città più grande della tierra del fuego. Visita alla città, rifornimenti e dormiamo sul lungo mare.

Giorno 09/02/10 ripartiamo verso nord con una deviazione, altri 120km di ripio, nella baia di Seno Otway, ne valeva la pena,  pranziamo nella omonima ping?inera abitata da dodicimila pinguini di Magellano.

E' importante soffermarci un attimo sul discorso sterrato o ripio: guidare nel ripio comporta una tecnica particolare, si deve viaggiare sempre sopra gli 80km orari con puntate anche di centodieci, rallentare  a 20km orari in caso di incrocio con altre auto, altrimenti la rottura del paraberezza è assicurata al novanta per cento; andare più piano vuol dire sentire che tutto si smonta all'interno del mezzo, per superare le  buche l'unica maniera è di scivolarci sopra, con una continua correzione dello sterzo in derapate. Insomma, si deve come navigare e scivolare, mantenendo sempre la sensibilità nelle mani, nei piedi e soprattutto nella testa.

Detto questo si prosegue per Puerto Natales, punto di partenza per tutte le escursioni del parco Torri del Paine. Naturalmente il vento è inclemente, oggi tasteremo il detto che in Patagonia in un giorno si vivono le 4 stagioni. Ironicamente per ricordarcelo superiamo perfino uno strano monumento che inneggia al vento.

Dimenticavo la fauna: guanaco, nandù, zorri, fenicotteri rosa, condor e armadilli si sprecano (spettacolo meraviglioso). Arriviamo a Puerto Natales con un tempo da lupi, visita alla cittadina e sosta in riva al mare.

10/02/10 Di buon mattino partiamo per il parco delle torri del Paine, il tempo non aiuta, ci aspettano tra andata e ritorno 214km di ripio non buonissimo. Arriviamo nel primo pomeriggio nel parco, il tempo è talmente brutto, con la neve molto bassa sulle pendici dei monti, che mette a rischio la nostra camminata alla base delle grandi torri. Trascorriamo il resto del pomeriggio a imprecare e scongiurare almeno un'apertura delle nuvole per le foto di rito. Io e Maria Grazia decidiamo di fare l'escursione con qualsiasi tempo, l'attrezzatura dolomitica ci permette di affrontare situazioni anche peggiori. A questo punto i nostri compagni di viaggio decidono di non affrontare una giornata come quella odierna, ci dividiamo per ritrovarci due giorni dopo a El Calafate in Argentina.

Dormiamo in una piazzola molto isolata in riva al fiume, ma non per questo ci preoccupiamo, sorpresa fantastica ci dà la buonanotte a 3 metri dal camper uno stupendo esemplare di PUMA, facciamo fatica ad addormentarci al pensiero che fuori il felino ci fa da guardiano.

11/02/10 sono le 6 del mattino, apro la tendina e mi si presenta un'immagine idilliaca: le torri sono tinte di un rosso intenso, dieci minuti e siamo prontissimi, il meteo dà vento a 50/70 km orari, ma è talmente bello che neanche lo sentiamo, sole stupendo, rientriamo a sera dopo le 19. Abbiamo fatto 32 km a piedi e 900 metri di dislivello, io sono sfinito, non muoverei un passo, decidiamo di dormire da soli su quella piazzola, i nostri compagni pensiamo siano già a El Calafate.

12/02/10 é una buona giornata, la dedichiamo al trasferimento per El Calafate; rientriamo in Argentina, una ventina ancora di ripio e imbocchiamo la  mitica ruta 40. Senza problemi arriviamo a El Calafate verso mezzogiorno, ritroviamo i nostri compagni e nel pomeriggio facciamo i classici turisti dedicandoci agli acquisti di souvenir, ci mescoliamo tra la folla che festeggia in questi giorni i 130 anni della fondazione della città.

13/02/10 sicuramente una delle più belle giornate del nostro viaggio; ci aspetta, baciati dal sole, la visita ai ghiacci del Perito Moreno, solo questo merita un viaggio in Argentina. Rientriamo a tarda sera nuovamente a El Calafate sullo stesso campeggio e cerchiamo un pochino di movida e la troviamo, vista la tendenza di questo popolo al sano divertimento.

14/02/10 Altra tappa di trasferimento, rientriamo nella ruta 40, superiamo il lago Argentino, imbocchiamo un'altra mitica strada, la 23, verso el Chalten. La giornata è talmente bella che le torri del Fitz Roy e il Cerro Torre si vedono a oltre 100 km, peccato concentrasi sulla strada, vorrei essere una spugna e impregnarmi il cervello di una così grandiosa immagine.

Ci fermiamo al centro servizi, con un piccolo museo, lì prendiamo le informazioni del caso sul tempo e sentieri: crollasse il mondo ma domani voglio, dico VOGLIO toccare il campo base di tutte le spedizioni. Nel pomeriggio facciamo una prima escursione dal lato opposto della valle, ammiriamo la grande maestosità della montagna più bella al mondo. A sera visitiamo il piccolo villaggio di el Chalten, notiamo moltissimi giovani che usufruiscono di tutti i servizi essenziali, il mio pensiero è che questo luogo mistico per un montanaro è un tripudio al gorotex.

Parcheggiamo in centro vicino alle scuole. Ci sono campeggi ma il pein air libero è consentito.

15/02/10 siamo tutti e quattro pronti, zaino in spalla e via, 350 metri di dislivello, giornata stupenda, vento assente. Che dire? Niente, immaginate voi.

Ci dicono che l'escursione è stata di 20 km, ma non me ne sono accorto, tanto è che siamo di ritorno per le 15, ci cambiamo e riprendiamo il viaggio. Brutta sorpresa: l'alluvione ha reso impraticabile la ruta 40 per molti km, dovremo quindi ridiscendere a sud, molto a sud fino a Rio Gallegos, collegarci con la 3 e risalire a nord. Per noi è un duro colpo, non vedremo la cava de los manos, il peggio è che riscendiamo a sud in linea d'aria di oltre 300 km. Non sono 300 km di deviazione, ma molti di più, sono 300 a sud e oltre 400 per risalire e riguadagnare il parallelo di el Chalten. Calma, animo, vento a go go, filosofia di noi viaggiatori e via, ci abbassiamo di 250km a sud, dormiamo  in un incrocio vicino a un ristorante, il primo agglomerato di 10 case che troviamo dopo 250km, nessun problema e ci addormentiamo sereni.

16/02/10 Grande tappa di trasferimento; ci aspettano oltre 800 km, tempo bello, vento forte laterale e via, un occhio al carburante e la giornata passa tra guanaco, nandu e zorro. Dobbiamo salvare la giornata, dare un pochino di pepe, deviamo per 50 km, naturalmente di ripio, per visitare un parco naturale di una foresta pietrificata. Ci fermiamo in una estancia "la Paloma" forse il posto più selvaggio isolato e mistico di tutto il nostro viaggio. Cerchiamo di mettere i camper al riparo di due baracche per il vento, tentativo vano, ci sentiremo cullati per tutta la notte, in compenso il tramonto è semplicemente favoloso.

17/02/10 strano paese la Patagonia, ci alziamo con una pioggia e un vento a dir poco indecorosi, si decide di proseguire fino al parque del Bosque Petrificado. I rangers ci osservano perplessi: "Ma cosa vogliono questi turisti con questo tempo", sembrano dirci. Indossiamo tutto quello che possiamo contro la pioggia per affrontare le prossime due ore, anche i nostri compagni di viaggio questa volta decidono di affrontare la furia degli elementi.

Certamente il parco è bello, ma il mio ricordo saranno il fango il vento e la pioggia. Anche i nostri gorotex fanno fatica a fare il loro dovere. Conclusione? Mi sono divertito come un riccio.

Affrontiamo i 50 km di ripio con molta prudenza, la pioggia e il fango rendono la strada saponosa, pericolosa, si sbanda facilmente, raggiungiamo la 3 con un sospiro relativo.

Sarà la giornata più difficile per me, quella che affrontiamo oggi è una vera alluvione. Stanchi, si trova posto in riva al mare a Rodatilli, il tempo ci dà tregua per qualche ora ma durante la notte si scatena un putiferio.

18/02/10 Finalmente il sole, da oggi sole per tutto il viaggio, ma  a Commodoro l'hanno pagata cara. Il fango ha invaso la città, un vero disastro, negozi, strade, case, tutto invaso da uno strato di fango altissimo, il pensiero ci va alle popolazioni anche italiane che subiscono questo tipo di tragedie, sapremo poi che ci sono anche stati  dei morti. Con molta fatica superiamo la povera città martoriata e riprendiamo il nostro viaggio sulla 3 fino a punta Tombo, ancora ripio difficile anche dai noti fatti atmosferici che hanno lasciato il segno, ma ci viene ripagato da una giornata topica del viaggio.  Paradiso incontaminato e padroni assoluti sono gli oltre 200mila pinguini che la popolano, io non sarei più andato via. Il tempo è tiranno e a sera arriviamo a Gaiman ospiti del campeggio gestito dai bomberos o vigili del fuoco locali.

19/02/10 Sole, passiamo a Trelev, visita al museo, poi via fino a Puerto Madrin città turistica di mare, bella e soprattutto base di partenza per la penisola di Valdes. Ci piazziamo nel campeggio A.C.A automobil club Argentina , forse il più europeo di quelli visitati fino ad oggi, il mio parere è che anche quelli spartani mi sono andati tutti bene. Ci prendiamo il giorno e rilassati visitiamo la città.

20/02/10 Anche oggi tappa fondamentale descriverò poco: 180 km di ripio, visita a tutti i siti possibili, elefanti marini, pinguini, leoni di mare, zorri, armadilli, guanaco, nandu chi più ne ha più ne metta.

La sera dormiamo nel campeggio di Piramides, l'unico paese all'interno della penisola, ha solamente 300 abitanti ma ci sembra in via di sviluppo.

21/02/10 Trasferimento da Valdes a Las Grutas. Facciamo i veri turisti, la città è l'unico centro abitato nel raggio di moltissimi chilometri, ma con nostra sorpresa carica di turisti locali. Visitiamo la città, la nostra sensazione è quella di tuffarci a ritroso nel tempo agli anni settanta, simile a una delle nostre località di mare dell'epoca, dormiamo nel campeggio locale in centro.

22/02/10 Riprendiamo il viaggio a nord, oramai ci sentiamo padroni del paese, delle abitudini e della lingua, insomma almeno io mi sento come a casa mia.

Viaggiamo senza problemi fino ad una amena località chiamata El Condor, per noi questo schizzetto di paese non ha più di trent'anni, ma non manca il casinò, presente in ogni città e paese argentino. El Condor ha la particolarità di ospitare la più grande colonia di pappagalli al mondo, circa 30mila coppie che nidificano nei pressi di una scogliera friabile e butterata come un gruviera.  Noi che non temiamo più nessun tipo di strade facciamo una puntata a Punta Berneja, lì ci assicurano che dalla scogliera c'è la più grande concentrazione, naturalmente al mondo, di leoni marini, la strada è veramente terribile, ma lo spettacolo assicurato. Rientriamo a El Condor, dormiamo senza problemi in riva al mare.

23/02/10 Trasferimento da El Condor a Necolchea nulla da segnalare.

24/02/10 Altro trasferimento da Necolchea a Pinamar, località prestigiosa oramai lontana dalla solitudine della Patagonia. Il paesaggio desolato, brullo e abitato dai guanaco e gaucios lascia il posto al verde rigoglioso, campi ben coltivati, ricche estansie, insomma un altro paese. Le strade dissestate e solitarie sono solo un ricordo lasciando spazio al traffico e fondi stradali di prima qualità, a dire il vero io rimpiango i giorni passati. Ci si ferma in questa località turistica ricca e moderna, ci accampiamo in un buon campeggio, anche i prezzi cambiano, decisamente più economici del grande sud, almeno questa è la nostra sensazione.

25/02/10 Ragazzi concentrazione, concentrazione e ancora con... oggi dovremo attraversare la capitale Buenos Aires, confidiamo nel gps, nella nostra prudenza e io anche nella fortuna che qualche pazzoide di camionista non mi entri di forza nella cucina del camper.

La nostra meta è a nord di Aires si chiama El Tigre, ci arriviamo nel primo pomeriggio, la polizia ci scorta quasi fino al campeggio A.C.A, ma!! l'alluvione ha fatto danni e 30cm di acqua copre la strada, non è neanche possibile fare retromarcia, l'unica è togliersi le scarpe, guadare a piedi sperando di trovare uno spiazzo per poterci girare e così è. Mi sono sentito tanto S.Antonio. Vaghiamo per El Tigre per finire in un parcheggio di un centro commerciale, una lunga ed estenuante trattativa con la direzione del centro ci permette di dormire lì la notte, scelta azzeccata, saremo controllati per tutta la notte da gentili guardie che vogliono farci sentire a casa nostra.

26/02/10 Dedichiamo tutto il giorno alla visita del quartiere, sperimentiamo anche un giro in un barcone in legno sul rio del Plata tipico del Tigre.

La sera dormiamo nella sede del nostro noleggiatore. Un plauso a questi ragazzi della famiglia Torlasco che con la loro disponibilità ci mettono a nostro agio anche se, ripetiamo, i prezzi non sono certo argentini, ma europei, pazienza, per chi volesse informazioni vada su www.andeanroads.com  oppure info@andeanroads.com 

27/02/10 il nostro noleggiatore Cristian Torlasco, una volta consegnato il camper, sbrigate le formalità di rito ci accompagna all'aeroporto per le cascate di Iguazzù. Andiamo in spedizione leggera con il solo zaino, Cristian ci porterà tutti i bagagli all'albergo di Aires.

28/02/10 A Iguazzù prendiamo prigioniero un tassista che ci dedicherà la giornata portandoci prima a visitare le cascate dalla parte brasiliana, poi nuovamente su quella argentina. Effettivamente le cascate sono tra le più belle al mondo. Il tempo da dedicare a questo sito è di almeno 8 ore, il caldo è opprimente ma premiato da questo grandioso spettacolo. Alle 18.30 riprendiamo l'aereo per Aires sempre accompagnati dal nostro ostaggio tassista, alla fine ci costerà 400 peso circa 20 euro a testa.

1e2/03/10 Scorrazziamo per la capitale, fa molto caldo, ho sentito pareri contrastanti di questa cittadina di 12 milioni di abitanti, ma a noi è piaciuta, pazzesca è l'isola pedonale o corso Florida, a confronto la quinta av. di Manhattan è una via deserta.

03/03/10 Risaliamo in aereo per la strada a ritroso, arriviamo a Roma, coincidenza per Venezia. Alle 10 del mattino sbarchiamo rivedendo le nostre Dolomiti innevate, sono ancora lì ad aspettarci. Nel pomeriggio faccio 2 ore sulle piste a sciare per non perdere l'abitudine. Mentre scio non posso dimenticare quello che ho visto, è un mese fantastico.

Notizie tecniche: Abbiamo percorso circa 1600km di sterrato su un totale di 6450 km, il noleggiatore è www.andeanroads.com. Il diesel costa circa 40 cent, non abbiamo avuto nessun problema di ordine pubblico, ma noi consigliamo questo viaggio a viaggiatori esperti. I giorni di isolamento e l'asprezza del paesaggio comportano una dose di esperienza sia psicologica che nella guida. Forse ci è mancato un telefono satellitare, nelle zone da noi visitate è praticamente impossibile comunicare con i normali telefonini. Non abbiamo mai avuto guasti meccanici, abbiamo avuto fortuna, ma chi affronta questo viaggio deve mettere in cantiere la possibilità di forature o altro. Indispensabile un abbigliamento adeguato anti vento e pioggia e ricambi invernali se non si vuole rischiare di vedere la Patagonia solo dal finestrino del mezzo.

Attenzione nel passare le frontiere in Cile, non portate niente di cibi umidi o bevande, vi vengono sequestrate con conseguenze spiacevoli.

Ultimo consiglio: vietato NON fermarsi su ogni distributore di carburante, anche se si fanno solo 100km le pompe sono rare e non è difficile trovarle vuote, quindi occhio all'indicatore del carburante.

Per notizie più approfondite sono a disposizione alla mia posta elettronica maurobronzato@tin.it


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