CON FORZA E DIGNITA’

 

 

Faceva caldo a Canelli, il sole picchiava forte con una temperatura che superava i quaranta gradi, non spirava un alito di vento, le colline parevano bruciare sotto il sole, ma non era l’effetto del finto incendio al castello.

Quasi tre mila persone, oltre mille camper: un popolo formato da persone che praticano il turismo all’aria aperta, giunto pacificamente, richiamato da un club, con l’intento di dimostrare con la propria presenza, la forza, la voglia di costruire, la disponibilità a mettersi al servizio del Paese e della sua più importante risorsa, quella turistica.

Arrivavano a frotte i camper, li vedevi percorrere le strade del paese, seguire le frecce colorate, entrare nei parcheggi prenotati, senza creare intasamenti o problemi alla circolazione, con dignità, con rispetto per gli altri, con cortesia.

L’orchestra suonava in piazza, quel venerdì sera e lungo il ponte la fila di chi giungeva sembrava non terminare mai: area rossa, area bianca, area verde, le indicazioni veicolavano i mezzi. L’afa era forte, ma la voglia di testimoniare la presenza ancora di più.

Una presenza cromatica impressionante con migliaia di “berretti azzurri” con il logo del Camper Club “La Granda” alla scoperta della città.

La manifestazione era quella dell’Assedio Storico, ma l’impressione è quella che a vincere l’assedio siano stati altri rispetto alle armate ed al popolo di Canelli in costume del settecento.

Ma cosa avevano da dire alla gente così tante persone? Quali motivazioni le ha spinte a sfidare una calura opprimente, a dirigersi verso assolate colline invece che indirizzare i camper verso il mare o qualche pianoro montano?

Cosa significavano i cartelli con su scritto “Io c’ero” esposti su decine di camper? Quale messaggio s’intendeva lanciare?

Una prova di orgoglio, innanzi tutto.

Per anni chi ha praticato il turismo all’aria aperta è stato visto come un personaggio di serie inferiore rispetto a quanti frequentavano alberghi, villaggi vacanza o avevano acquistato seconde case al mare o ai monti.

Un tabù difficile da vincere, anche se il tempo e gli avvenimenti hanno contribuito, lentamente, a far cambiare l’opinione.

Il territorio a partire dagli anni sessanta è stato spesso compromesso, tanti palazzotti hanno rovinato scorci mozzafiato, la cura del particolare è stata dimenticata, così come l’amore per la propria terra è passato in secondo piano.

Bastava costruire, edificare, modificare il suolo, tutto era permesso, tutto era concesso.

Poi il filo si è rotto, una cultura nuova si è formata e con essa ha preso il sopravvento la voglia di vivere in aree idonee, di ricercare il bello e non solo il consumistico, di riscoprire quei valori che sono alla base della nostra società.

Sono anni ormai che altri modi di fare turismo segnano il passo, mentre quello all’aria aperta registra costanti incrementi.

Una crescita forte, che non è stata peraltro sufficientemente supportata da chi, attraverso leggi, normative ed iniziative particolari, avrebbe il dovere di aiutarla a svilupparsi in modo corretto, senza creare intralci o inutili sbarramenti.

Adeguare le strutture esistenti, ampliare i periodi di apertura dei campeggi, realizzare aree di sosta, predisporre normative idonee ed omogenee su tutto il territorio nazionale, riconoscere la funzione sociale del turismo all’aria aperta, approvare un’idonea normativa che venga incontro ai numerosi handicappati che utilizzano il camper, promuovere il territorio, rappresentano punti fissi irrinunciabili, soprattutto se non si vuole definitivamente perdere la sfida con le altre nazioni europee.

Perché, al di là dei nostri confini, vi è un movimento forte, un ribollire di idee, un realizzare continuo di strutture, un promuovere iniziative che stupiscono per la qualità e la quantità, da noi invece troppe cose languono in un settore che è strategico per l’economia nazionale.

Oltre mille camper a Canelli rappresentano un punto fisso del quale ormai tutti devono tenere conto: si sono dati appuntamento per testimoniare la presenza, la forza, la disponibilità di una categoria che è più compatta e coesa di quanto certe persone, interessate, vorrebbero far credere ed hanno vinto la sfida.

Una categoria che non ha avuto remore nell’attendere ore sotto il sole, che ha svuotato i piazzali in pochi minuti lasciandoli perfettamente puliti e sgombri, che ha sfilato e poi è tornata compostamente al proprio posto.

Non un incidente, non una protesta, non un disagio: i soliti malevoli avevano preannunciato ingorghi incredibili, disagi inenarrabili, problemi a non finire.

Tutto si è svolto compostamente, con tanta dignità e con tanta consapevolezza.

Verrebbe voglia di citare Calamandrei, di parlare di un popolo “unito per dignità”, di scomodare la sociologia, di fare della facile apologia.

Ma non è nello stile di chi viaggia col camper e di chi pratica il turismo all’aria aperta: siamo persone abituate al concreto, a confrontarci col mondo, a toccarne con mano gioie e debolezze, a scrutare senza deridere, a gustare senza criticare.

Erano presenti oltre mille camper a Canelli ed hanno dato vita ad una composta manifestazione dimostrando con chiarezza, con forza, con dignità, con semplicità, con fermezza al nostro Paese che   dal turismo molto si può ancora ottenere in termini economici ed occupazionali, ma che gli ostracismi, le barriere, i divieti, le sciocchezze legislative hanno fatto il loro tempo.

E’ ora di essere seri e propositivi: quasi tremila berretti azzurri lo hanno testimoniato con una presenza cromatica che era commovente, così come fa ancora accapponare la pelle il ricordo di tante persone che, al termine del percorso del guinness, con gli occhi umidi, il sorriso sulle labbra, esternavano la propria gioia sbracciandosi e mostrando le dita a modo di vittoria.

A Canelli non ha vinto un club, ha vinto un’intera categoria che ha dimostrato di esistere, di essere forte, di essere grande, di essere ormai parte unica ed irrinunciabile di quel fenomeno turistico che rappresenta una risorsa essenziale per l’Italia.

 

Beppe Tassone