LA FORZA DI UN SORRISO

 

Nell’anno che la Comunità Europea ha doverosamente dedicato alle persone disabili, gli Stati si stanno movendo per approntare leggi e provvedimenti destinati a venire incontro alle esigenze dei portatori di handicap.

Il turismo sotto le stelle, itinerante o stanziale che sia, gioca un ruolo estremamente importante quando si parla di disabilità, quando si affrontano tematiche che debbono, necessariamente, implicare il diritto a vivere nel rispetto della privacy e della dignità personale.

Da anni sosteniamo l’importanza del turismo all’aria aperta e la funzione sociale che lo stesso svolge: troppe volte è toccato leggere di chiusure, di angherie, di umiliazioni sopportate da chi è portatore di handicap, magari con la rabbia in cuore e le lacrime agli occhi, di fronte a dei “no” secchi, duri, disumani pronunciati da gestori di strutture turistiche che cercavano, sbagliando, di difendere il diritto “degli altri” ad essere sereni.

Giustificazioni senza senso che è toccato sentire o vivere sulla propria pelle e che non sono mai state proprie di chi gestisce strutture destinate al turismo di movimento.

Una gran parte dei campeggi ha predisposto strutture per i portatori di handicap: l’eliminazione delle barriere architettoniche ha segnato livelli notevoli, gli stessi veicoli ricreazionali vengono allestiti con particolare attenzione alle modifiche che chi è disabile deve necessariamente apportare.

La funzione sociale del turismo all’aria aperta inizia proprio da qui, dal riconoscimento che il ruolo che questo settore può svolgere è impareggiabile e che deve essere aiutato, potenziato, difeso dalle istituzioni che debbono esaltarne la peculiarità.

Da qui la necessità di leggi e di provvedimenti, da qui il dovere degli Enti Locali di intervenire, da qui l’interesse degli stessi imprenditori a comprendere le potenzialità che il settore ancora può dischiudere.

Sancire definitivamente, con provvedimenti statali, la funzione sociale del turismo all’aria aperta vuol dire non solo consentire l’accesso a finanziamenti, quindi la possibilità di realizzare strutture nuove e di ammodernare quelle esistenti, ma anche di veicolare l’attenzione di milioni di persone al di qua e al di là nei nostri confini.

Si calcola che in Italia siano oltre dieci milioni quanti, sotto diverse forme, praticano il turismo all’aria aperta, un numero altrettanto imponente è costituito dagli stranieri che vengono nel nostro Paese per trascorrere le vacanze: quali reali risposte vengono date alle esigenze di queste persone, normodotate o disabili?

Quale sinergia è stata realizzata in questi anni?

Quali normative sono poste in essere perché uno dei segmenti più importanti del turismo possa operare un balzo in avanti e non venga penalizzato, al solito, da altri settori ben più potenti o con maggiore peso politico?

Quali sono le reali intenzioni degli imprenditori del settore, alcuni dei quali ancora non hanno compreso che vivere di rendita ormai è impossibile e che la concorrenza straniera si sta facendo forte ed insidiosa?

Domande chiare alle quali è necessario dare delle risposte concrete ed immediate, altrimenti si corre il rischio di vanificare tutta la crescita registrata dopo l’11 settembre e di veicolare verso altri Stati quei flussi che le modifiche di comportamento, analizzate a fondo da sociologi e da economisti, hanno creato.

In questo ragionamento si inserisce quello sulla disabilità: non come strumentalizzazione, ma come esaltazione della peculiarità, come valore aggiunto ad un progetto complessivo, come testimonianza di spazi che non possono essere lasciati ad altri, ma che, al massimo, sono destinati ad inaridire e a restare deserti se nessuno li occupa.

I disabili hanno il diritto a veder prese seriamente in considerazione e rispettate le loro esigenze a fruire del riposo e del tempo libero al pari degli "altri", nessuno stato, nessun ente locale, può arrogarsi il diritto a discriminare una categoria o a negare alla stessa pari opportunità rispetto alle altre.

Di qui il segnale forte che viene dal mondo del turismo all’aria aperta, di qui la necessità di assicurare con norme precise ai portatori di handicap il diritto allo svago ed alla mobilità e nel contempo la necessità di attivare un programma di ammodernamento e realizzazione di strutture in grado di rispondere alle esigenze di tutti e di potenziare ed incrementare ancor di più le presenze complessive nel nostro Paese.

Insomma le esigenze dei portatori di handicap e del turismo all’aria aperta viaggiano a braccetto e sono complementari: deve rendersene conto lo Stato, debbono fornire risposte precise i comuni e gli imprenditori.

Da anni giace in Parlamento la proposta di riconoscere l’IVA agevolata per i disabili e di loro famigliari che acquistano un autocaravan (questo in analogia con quanto avviene al momento dell’acquisto delle automobili), da anni (soprattutto dopo i gravi e luttuosi fatti del campeggio di Soverato) si chiedono ad alta voce interventi che pongano la sicurezza la centro dell’attenzione e non la releghino in un cantuccio, pronta ad essere rispolverata, a parole, dopo qualche disgrazia, da anni si chiede agli enti locali di approntare aree di sosta e di prevedere che le medesime siano fruibili anche dai portatori di handicap, quindi poste in zona non periferiche e prive di barriere architettoniche.

Tante richieste che vanno in un’unica direzione, riflessioni che è giusto compiere non solo perché questo è l’anno europeo delle persone disabili, ma anche perché il turismo all’aria aperta rappresenta una ricchezza per il nostro Paese e come tale va difeso, potenziato, aiutato a crescere.

Insomma, mai come in questo caso, aiutare le persone disabili a realizzare il loro diritto a poter gestire al meglio il tempo libero, rappresenta un vantaggio per tutti quanti e non solo per una categoria di persone alle quali, comunque ed in ogni caso, va riconosciuto il pieno diritto ad essere cittadini di serie “A” ed a poter sorridere, anche se si trovano seduti su una carrozzina.

 

Beppe Tassone