LA BACCHETTA MAGICA

 

A volte si è tentati di percorrere delle scorciatoie o, almeno, di credere che i risultati, anche quelli più prestigiosi, si possano raggiungere con un colpetto di bacchetta magica: basta rivolgersi alla Fata Turchina di turno e, oplà, l’affare è fatto ed il sogno realizzato.

Nelle favole questo succede, nella realtà le cose sono senza dubbio assai diverse.

Quando si tratta di economia, occupazione e sviluppo, stare con i piedi ben saldi per terra rappresenta una necessità della quale non si può fare a meno.

Il turismo non sfugge a questa logica: negli ultimi anni, dicono le statistiche, nel nostro Paese le presenze sono sensibilmente calate ed anche il fatturato ha fatto segnare il passo.

Colpa degli attentati dell’11 settembre, certo, ma non solo di questo si tratta: se così fosse anche le altre nazioni europee avrebbero dovuto ammettere una situazione di stallo, invece dalla Francia, dalla Spagna, dal Portogallo e dalla Grecia i dati che provengono sono di ben diversa entità.

La realtà è che le abitudini delle persone si sono modificate, che quello che il turista cerca, anzi pretende, è diverso rispetto ad una decina di anni fa, che il settore non ha saputo adeguarsi a pieno agli usi e costumi che man mano si sono affinati, anzi ha fatto resistenza, con il risultato di veicolare i flussi verso altre zone ed altri stati.

Il turismo, in Italia, ha connotazioni quasi esclusivamente alberghiere o di seconda casa, al massimo si potenziano i villaggi vacanza, tutto il resto passa in secondo ordine.

Si tratta di un’impostazione vecchia, non più in linea con i tempi, abbandonata al di là dei nostri confini, ma che da noi continua a resistere grazie ad un accordo di ferro tra amministrazioni locali ed associazioni di categoria.

Il turismo di movimento, l’unico che in Italia ha fatto segnare negli ultimi dieci anni sempre e costantemente indici di crescita, è invece relegato in seconda fila, assieme con altri settori, magari di nicchia, ma in grado comunque di veicolare presenze notevoli: mi riferisco al turismo di tipo termale, a quello enogastronomico e quello di tipo ambientale.

La necessità di modificare gli atteggiamenti, sia di parte pubblica, sia dei privati, indirizzando gli investimenti verso nuovi obiettivi è assolutamente necessaria.

Fino ad ora, peraltro, era mancata la volontà da parte del potere politico di porre serenamente mano alla questione, di individuare nuovi obiettivi, di emanare normative adeguate alle nuove esigenze, in una parola di guardare avanti, cercando di comprendere come sarà il turismo nel prossimo decennio, invece che giocare di rimessa, cercando di salvare il salvabile o, al massimo, di conservare l’esistente.

Un importante contributo è venuto da un intervento, pubblicato dal quotidiano “La Repubblica”, da parte del Senatore Antonio Del Pennino, membro della Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama.

L’esponente della maggioranza, nel corso di un articolo di notevole spessore nel quale ha esaminato con serietà ed assoluta serenità lo “stato” del turismo nel nostro paese ha affermato: “Occorre adoperarsi affinché il turismo pesi almeno il doppio sul PIL ed assicuri una risposta alle richieste di occupazione da parte degli imprenditori e dei giovani, soprattutto nel Sud del Paese. Perché oggi i camperisti italiani sono costretti a vedere la Francia come la nazione di riferimento e quelli tedeschi sono propensi ad evitare il nostro Paese?”. Un fattore negativo che costituisce “ una perdita annuale di milioni di euro che vengono spesi nelle nazioni confinanti perché dotate di adeguate strutture”.

Parole assolutamente chiare che debbono essere di stimolo per reimpostare un discorso che fino ad ora si é limitato, al massimo, a qualche dibattito o a qualche intervento nel corso di convegni o manifestazioni di settore.

I prossimi mesi si riveleranno, in questo senso, strategici: le Regioni saranno chiamate ad approvare una nuova legge che regoli l’intero “sistema turismo”, le ragioni dell’economia (soprattutto in un momento di forte crisi post industriale) dovranno essere riconsiderate, i “venti di guerra” certo non daranno una mano.

In una parola il “personale”, il “famigliare” cresceranno ancora di più e con essi il turismo di movimento che rappresenta l’esaltazione di quei valori individuali fino ad ora scarsamente presi in considerazione da quanti hanno fra le proprie mani le sorti di un settore così importante per la nostra vita nazionale.

Occorre insomma ridisegnare il settore, affermare decisamente, nei fatti e non solo nelle parole, che non esistono “figli di un dio minore” che il turismo sotto le stelle ha pari dignità rispetto agli altri e che allo stesso occorre assegnare quei mezzi e quegli strumenti assolutamente necessari per garantirgli lo sviluppo che merita

Questo per restare al passo con gli altri stati e per affermare quanto tutti ben conosciamo e cioè che il nostro Paese non può fare a meno del turismo, che rappresenta la propria maggiore industria.

Per ottenere questo risultato occorre avere il coraggio e la forza di pretendere da tutte le componenti che hanno a che fare col turismo in Italia di porsi in discussione, di prendere atto, con onestà mentale, che i tempi sono cambiati e con essi le abitudini delle persone, di ammettere che il territorio va preservato, difeso, tutelato e bonificato, che investire sul turismo di tipo famigliare rappresenta una necessità della quale non si può fare a meno.

Insomma vi è l’assoluta necessità di avviare con immediatezza tavoli di confronti a livello centrale e regionale, di parlare a mente sgombra, di ragionare con serenità e serietà sul nostro futuro e non certo di una bacchetta magica o di una fata dai capelli turchini.

 

Beppe Tassone