LIBERI E UNITI

 

Una parata con mille camper, decine di dialetti che s’intrecciano, migliaia di persone provenienti da tutta Italia, il desiderio di stare insieme, di creare qualcosa di grande, di far parlare di noi, di far conoscere il nostro pensiero, la nostra filosofia di vita, il nostro desiderio di essere protagonisti nel mondo del turismo che velocemente sta mutando.

Canelli è tutta qui: la ricerca del guinness, per il quale il Camper Club La Granda si è impegnato da oltre un anno, passa in secondo piano.

Si tratta, invece, di una nuova tappa in un percorso lungo ormai quasi quindici anni di un club che da sempre ha creduto nell’importanza del turismo all’aria aperta, che ha cercato di farlo “uscire dal chiuso” per imporlo alla ribalta del “grande” turismo, in un Paese che dall’organizzazione del tempo libero trae molto del proprio prodotto interno lordo.

In questi quindici anni abbiamo assistito ad un costante mutare degli usi e dei costumi, siamo tutti diversi, è cambiato anche il mondo, non sappiamo se in meglio o in peggio.

Il turismo, questo sì, è mutato e radicalmente!

Sta diventando individuale, ha abbandonato la falsariga che lo ha contraddistinto dalla fine del secondo conflitto mondiale: la ricerca del particolare, dell’individuale si è sostituita all’omogeneizzazione degli anni sessanta.

Alberghi e pensioni continuano ad esistere, ma troppo spesso il cartello del tutto esaurito è stato riposto in qualche sgabuzzino ed anche a ferragosto si trova ancora posto: la filosofia del “last minute” ha sostituito quella delle prenotazione di anno in anno, della caparra lasciata dodici mesi prima per “bloccare” la stanza, la cabina e perfino l’ombrellone.

Un tempo si cantava “ per quest’anno con cambiare, stessa spiaggia, stesso mare…”, ora si viaggia, ci si ferma di meno, si desidera conoscere, piuttosto che invecchiare godendosi sempre lo stesso panorama, anno dopo anno, capello grigio dopo capello grigio.

Il turismo all’aria aperta è cresciuto, ha “stregato” le persone, le ha coinvolte: sono oltre sei milioni in Italia quanti lo praticano con assiduità, oltre il dieci per cento della popolazione.

Si tratta di un fenomeno di massa di grande portata, con una valenza economica ed occupazionale di tutto rilievo.

Le strutture esistono, anche se in molti casi sono carenti e non si sono adeguate al mutare dei comportamenti.

Campeggi ed aree di sosta caratterizzano il nostro Paese da Nord a Sud ed offrono ai turisti che amano la vita all’aria aperta, coniugata con il movimento, opportunità grosse e ghiotte.

Poi ci sono loro…le pro loco: vera spina dorsale per il nostro Paese, valore aggiunto di indubbia portata, elemento essenziale che fa la differenza rispetto a tante altre Nazioni Europee che pure hanno compiuto la medesima scelta a favore del turismo all’aria aperta.

Quello che l’Italia offre è impareggiabile, sotto il profilo paesaggistico, storico, architettonico, culturale, gastronomico, enologico e folcloristico: merito dei gruppi spontanei, del volontariato, degli imprenditori, degli artigiani e di tanti amministratori locali che amano il proprio territorio, lo vezzeggiano, lo curano, lo offrono, quasi si trattasse di un fiore, a quanti, abbandonati i centri turistici di forte richiamo, si dirigono verso la periferia, richiamati da antichi sapori e da proposte suggestive.

In questa filosofia di vita il turismo all’aria aperta, il nostro modo di fare turismo, ci sta tutto: il virtuale viene definitivamente abbandonato e ci si immerge nel reale.

All’invenzione di tanti villaggi vacanza si preferiscono i mercatini del centro, il vociare delle persone, le parlate che si sovrappongono, i gusti ed i sapori che si modificano percorrendo anche solo pochi chilometri.

Poi, quando le nubi si fanno minacciose, quando i venti di guerra impazzano, quando l’uomo scopre il peggio di se stesso, ecco che i ricordi di chi col camper ha viaggiato e certi posti ha conosciuto direttamente, entrando di persona nelle case, parlando con la gente, sforzandosi di conoscere il loro modo di vivere, si impongono con grande forza.

Perché il camperista non deride la gente che è diversa, non entra nei Paesi sperduti del terzo mondo da colonizzatore, fotografa per testimoniare, non per prendere in giro, assapora i piatti tipici per provare la differenza, non per affermare che “il brasato al barolo” è tutto un’altra cosa.

Se l’occasione porta, si vivono funerali e matrimoni per conoscere la gente nei momenti più importanti della propria esistenza, per accrescere le nostre conoscenze, non per imporre la nostra etnia e di nostro modo di vivere definendoli superiori.

Chi pratica il turismo all’aria aperta è uomo o donna fra uomini e donne: vero, reale, con i propri sentimenti, con le proprie debolezze, con i propri pregi e le proprie virtù.

Nessun altro modo di fare turismo può essere paragonato a questo, ne siamo consci.

A Canelli mille camper sfileranno per ribadire proprio questa profonda convinzione, per far sapere agli altri, al Paese, agli imprenditori, agli scettici, ai critici, agli agnostici, a quanti ancora non ci conoscono, a quanti vorrebbero essere dei nostri ma non hanno il coraggio di compiere il passo, che la vita ci appartiene, che il mondo, anche se ferito dalla cattiveria, dalle malattie, dai conflitti, si può migliorare, che, come scrisse Dante “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e conoscenza”.

Insomma, una grande parata di gente libera ed unita!

 

Beppe Tassone