LIBERI DI SOGNARE

 

La Comunità Europea ha dedicato il 2003 ai disabili: un atto doveroso e di alta civiltà che ancora una volta esalta le “radici” morali del nostro “vecchio” continente.

Un famoso detto: ” dalle parole ai fatti” deve comunque essere ben presente nelle azioni e nella coscienza di quanti rivestono, in ogni settore, delle precise responsabilità, perché certe “dediche”, certi progetti di alto valore morale, non restino solo sulla carta e non ci si trovi, il 31 dicembre, a dover mestamente affermare che poco o nulla é stato fatto, ad eccezione forse di tanti convegni.

Insomma, oltre al fumo ci vuole anche, o meglio soprattutto, l’arrosto…

Il turismo di movimento è senza dubbio estremamente sensibile alla questione della disabilità, così come esalta quei valori propri di ogni essere umano, quali la famiglia, il privato, il desiderio di conoscere e di essere parte attiva del mondo e dei tempi in cui si vive.

Lo dicono in modo chiaro le statistiche che indicano una precisa data, l’11 settembre 2001, come quella che ha prodotto, oltre ad un immane disastro, anche l’accelerazione dei comportamenti e dei costumi di quanti vivono nella parte più ricca del nostro pianeta.

Il turismo ed il tempo libero appartengono al voluttuario e, quindi, più di ogni altro fenomeno sono soggetti al mutare dei tempi, delle abitudini ed anche delle disponibilità economiche degli utenti.

Rendersi conto concretamente di questo fatto, oltre a rivelarsi una saggia prova di maturità, denota anche l’intelligenza imprenditoriale e la capacità di essere in linea con i tempi di quanti, nel settore turistico, erogano servizi e vi svolgono un’attività professionale.

In Italia questa mentalità fatica a concretizzarsi: esistono intere categorie, tranne lodevoli eccezioni, che svolgono opera di freno, che cercano ad ogni costo di impedire che il “nuovo” si affermi, che contrastano le nuove realtà, senza peraltro riuscire ad ammodernare le proprie.

Numerosi enti locali si sono allineati su questa linea e troppe regioni non sono riuscite (o non hanno voluto) adeguare le proprie normative, mentre, con il trasferimento delle competenze dallo Stato, si veniva a creare un buco nero in sede centrale.

Le stesse normative locali che stanno nascendo, sulla scorta di precisi obblighi legislativi derivati da un accordo tra lo Stato e le Regioni, paiono non essersi liberate da vecchi tabù e alle nuove forme di turismo dedicano molto meno spazio e molta meno attenzione di quanto sarebbe necessario ed utile.

Così facendo si danneggia fortemente l’economia nazionale, non si creano spazi occupazionali, si rischia di dirottare verso altre nazioni i flussi turistici proventi dal Nord Europa oltre che quelli interni al nostro stesso Paese.

Pensiamo solo a quanti campeggi si sono effettivamente adeguati, quali e quanti hanno modificato i loro tempi di apertura ed hanno posto in essere nuove sistemi di tariffazione in linea col mutare delle abitudini degli utenti.

In pochi casi è avvenuto: specie al Sud (ma anche il resto dell’Italia non ne é immune) la chiusura stagionale supera di gran lunga i giorni complessivi di apertura.

In altre zone il rispetto stesso di normative che indicano precisi rapporti tra “stanziali” ed “itineranti” appare alquanto lacunoso o del tutto inesistente.

Aree di sosta sono state realizzate, ma sono ancora troppi i comuni che “fanno resistenza” o comunque non si sono attivati con investimenti di minima entità, ma di successivo grosso apporto economico.

Certe ordinanze gridano vendetta, squalificano chi le ha emesse ed indicano chiaramente la scarsa sensibilità di troppi pubblici amministratori nei confronti di un settore in grado, se ben normato e sufficientemente spondato, di fare la differenza e di creare nuove prospettive di tipo economico in territori che, in certi periodi dell’anno, risultano quasi totalmente deserti.

Non parliamo, poi, degli interventi da parte del “centro”: sarebbero sufficienti poche norme, senza costo oltretutto, per dare nuovo fiato al settore.

La scomparsa di un valido interlocutore, con l’abolizione del Ministero del Turismo (in uno stato essenzialmente turistico qual é il nostro!) si fa sentire, soprattutto nell’assenza dell’emanazione di norme certe e di direttive chiare che almeno equiparino nelle potenzialità e nelle opportunità offerte, l’Italia alle altre Nazioni che si affacciano sul bacino del Mediterraneo.

L’anno europeo della disabilità costituisce, in questo senso, un’opportunità precisa oltre che un esplicito dovere di tipo morale.

La realizzazione di aree di sosta fruibili dai disabili (e quindi poste in situazione centrali e non marginali dell’assetto urbano), la riduzione delle aliquote IVA sugli acquisti, il riconoscimento pieno della funzione sociale che il turismo di movimento svolge, rappresentano elementi in grado di produrre importanti e concrete ricadute su tutto il settore.

Comprendere questo, agire di conseguenza, costituisce un’opportunità in più offerta all’unico settore turistico che sta fornendo dati in crescita e che ancora di più potrebbe incrementare, solo gliene fosse concessa l’opportunità.

Sta giungendo, per fortuna, la primavera, i camper si mettono in moto, le cittadine rivierasche segnano nuove presenze, i campeggi rivivono: questo 2003 è in grado di fornire nuove importanti opportunità, soprattutto di assicurare al nostro Paese, in un momento di pesante crisi post industriale, nuove prospettive.

Insomma le condizioni ci sono tutte, l’entusiasmo e la voglia di fare non mancano, la professionalità nel nostro settore è alta, la presenza sul territorio capillare.

L’importante è che vengano meno lacci, laccioli, divieti e costrizioni e che si permetta a queste nuove opportunità di esprimersi.

In una parola che ci sia consentito di fare e che quanti praticano il turismo all’aria aperta siano, una volta per tutti, liberi di sognare. 

 

Beppe Tassone