UN SETTORE IN CRESCITA

 

La vita è bella perché è litigarella”… sarà, ma non ci credo: né in casa, né sul lavoro, tantomeno durante il tempo libero.

Eppure sembra che molte volte non sia possibile ragionare, diversificare le posizioni, avere opinioni diverse senza trascendere, senza lasciarsi trasportare dall’ira, senza oltrepassare quella sottile linea che fa di una discussione serrata, ma pacifica, una litigata bella e buona, con tanto di strascichi anche personali e di rotture a volte insanabili.

Si obietterà che in qualunque momento la situazione sociale si riflette sui nostri comportamenti, che è difficile lasciare lo stress fuori di casa o del camper, che il turismo ed il tempo libero rappresentano sì momenti di distensione, ma sono comunque inseriti in una sfera sociale e debbono fare i conti con i malesseri che rendono meno serena la vita di ognuno di noi.

Il risultato è quello che ogni occasione sembra buona per esaltare le ragioni che dividono più di quelle che uniscono e a volte basta una scintilla per far scoppiare un incendio.

Fatto di per sé grave se riguarda le singole persone, inaccettabile quando sono gli addetti ai lavori che spargono benzina sul fuoco, tanto…per ravvivare l’ambiente!

Si é assistito, in questi ultimi mesi, ad un tentativo di alzare la tensione anche all’interno del mondo del turismo all’aria aperta: non entro nel merito delle ragioni degli uni e degli altri, non sono né un giudice, né mi ergo a fustigatore di questa o quell’idea, di questa o di quella posizione, ma certe volte il limite dell’umana decenza è stato oltrepassato.

Così si dà a chi vive ai margini del nostro mondo un’idea non reale di quello che accade all’interno, s’ingenera l’opinione che mille galli nel pollaio abbiano intentato una guerra senza esclusione di colpi e che sia il caso di girare alla larga, tanto per non lasciarsi coinvolgere.

Non è un caso che molti appassionati del turismo di movimento giustifichino la loro mancata adesione ai club ed alle associazioni proprio col “voler vivere tranquilli, essere amici di tutti e non lasciarsi intrappolare in qualche guerra guerreggiata nelle ore dedicate alla pace ed alla tranquillità”

Costoro una certa ragione ce l’hanno, anche se la sostanza poi è diversa da quella che i fatti lascerebbero trasparire.

La funzione dei club e delle associazioni è plurima: da un lato rappresentare e coinvolgere i soci, dall’altra promuovere il territorio intessendo una serie di rapporti con le realtà locali, amministrative, imprenditoriali, sociali e produttive.

Un lavoro importante che ha dato, in questi anni, grossi risultati, ma che rischia di perdere quell’essenziale respiro unitario per le difficoltà che possono essere ingenerate da una litigiosità di base che, pur limitata, dall’esterno pare generalizzata.

Così facendo si fa del male al settore e si vanificano gli sforzi di tanti per giungere al conseguimento di quei risultati che l’importanza dell’open air sicuramente merita.

Da qui la necessità di un’attenta riflessione da parte di tutti, di un forte richiamo ai doveri ed alla responsabilità che essere dirigente di club richiede ed anche la definizione di una strategia che riporti le ragioni che uniscono in una condizione di superiorità rispetto a quelle che dividono.

Il rischio che altrimenti si corre è ben chiaro, quello di lasciare occupare ad altri gli spazi che ci competono, di perdere credibilità, di buttare alle ortiche il lavorio di anni, di consentire a chi è in grado di approfittare, per fortuna o furberia, dell’attimo fuggente di raggiungere posizioni di prestigio senza avere alle spalle preparazione, storia e credibilità.

Non è questo un appello generico all’unità o al “vogliamoci bene” è un richiamo alla responsabilità da parte di tutti.

Perché questo splendido mondo fatto di libertà, di possibilità di muoversi, di conoscere, di viaggiare ha assoluta necessità dei club e delle associazioni, ma contemporaneamente è necessario che da parte di tutti si compia uno sforzo di unità e di umiltà.

Ce lo richiedono quanti praticano il nostro stesso hobby e sono stufi di assistere a spettacoli per nulla edificanti che non portano da alcuna parte e rischiano solo di riportarci indietro di dieci anni.

Questo non sarebbe giusto e corretto, dobbiamo esserne consci.

 

Beppe Tassone