LA NOTA DI APRILE DEL CAMPER CLUB LA GRANDA

 

 

 

QUANDO L’INCIVILTA’ E’ DI CASA

Ricordo un grosso  parcheggio in Liguria, in riva al mare: durante il week end si affollava di camper, gli altri giorni era appannaggio esclusivo dei pensionati che vi  trascorrevano periodi anche lunghi.

A fianco scorreva la linea ferroviaria e la voce del capo stazione, che annunciava l’arrivo e la partenza dei convogli, violava la serenità del riposo, svegliava dal torpore, metteva voglia di uscire, di recarsi al mare che era proprio di fronte, di godersi un sole primaverile anche se, al di là delle Alpi, era ancora inverno e la sera, tornando, si sarebbe dovuto fra i conti con la neve o il ghiaccio.

Mio figlio in quel lungo piazzale imparò ad andare in bicicletta. Poi, un giorno, misero le sbarre, lo chiusero, dissero che “la città aveva riconquistato uno spazio togliendolo ad occupanti abusivi…

Qualche anno dopo, un caro amico m’inviò una lettera con la quale descriveva lo stato di quell’area, diventata appannaggio di tossicodipendenti e di prostitute, nella quale era pericoloso aggirarsi di notte… quanta tristezza al ricordo delle pedalate sempre più sicure di mio figlio e della voce gracchiante che usciva dall’altoparlante della stazione di fronte!

Scrivo questo perché mi hanno dato molto fastidio certe affermazioni, a senso unico, che sono state pubblicate su diversi quotidiani, riprese anche da giornali di club ed associazioni, secondo le quali i camperisti sono maleducati, insozzano il territorio e lo degradano: in poche parole lo occupano e lo colonizzano.

Non sono d’accordo, non per spirito di categoria, ma perché si tratta di un’affermazione falsa, non corrispondente al vero e, se pronunciata dal nostro interno, pure autolesionista.

Sgomberiamo innanzi tutto il campo: pecore nere ve ne sono in tutte le categorie, camperisti compresi e contro costoro occorre far valere, con pesantezza e rigore, codici, leggi e regolamenti comunali.

Ma qui deve finire il discorso, altrimenti dal particolare si passa al generale e allora diventiamo tutti ladri solo perché vi è stato un furto o tutti assassini, solo perché qualcuno ha sparato un proiettile.

La storia ed i fatti, come sempre, assumono sfaccettature diverse a seconda del punto di vista: il turismo di movimento non sfugge a questa logica.

Rappresentiamo il modo di fare turismo che più è vicino alla realtà dei paesi e delle città, che meglio s’inserisce nel loro mondo, che è, più di ogni altro tipo, disposto a comprendere, ma anche portato a giudicare.

Io in quel tal paese non ci vado, mi disse una volta un camperista con famiglia al seguito, é sporco e mal amministrato, basta passare il ponte, si entra in un altro comune e la solfa cambia completamente!”.  Aveva ragione: andai in quella località e mi accorsi che era invivibile, con cassonetti dell’immondizia traboccanti, sporcizia, auto e motorini che scorrazzavano giorno e  notte senza controllo.

Era sufficiente spostarsi di un paio di chilometri per entrare in una realtà ben diversa: con i fiori che adornavano le strade, i giardini ben tenuti e curati, la polizia municipale che vigilava e di notte…non volava una mosca.

I camper evitavano il primo paese e nel secondo erano di casa: non mi stupii più di tanto, la madre degli stolti è sempre incinta, quando il sindaco del primo paese, tanto per trovare un responsabile, emise un’ordinanza che vietava la sosta ai camper.

Gli telefonai e lo ringrazia di cuore: “In questo modo impedirà ai turisti di vedere in quale stato si può ridurre una città balneare. Addio, senza rimpianti”.

Poi le elezioni resero giustizia, l’amministrazione comunale cambiò e con essa anche la cura del territorio ed ora anche in quel comune esiste un’area di sosta affollata dai camper e l’immondizia viene portata via dai cassonetti tutti i giorni.

Non difendo gli sporcaccioni, lo ripeto, costoro debbono essere colpiti pesantemente: più volte ho chiesto che venisse istituzionalizzato un corso obbligatorio per camperisti, gestito dai club, con rilascio di un attestato e con possibilità di revoca.

Per favore, però,  prima di prendersela con una categoria guardiamo le nostre città ed i nostri paesi, cogliamone le pecche, non gettiamo su altri colpe che sono di chi amministra e di chi vi vive.

Da Pasqua in poi vi saranno i soliti ponti…, la solita ressa, le solite polemiche.

I camperisti, quelli veri, ancora una volta saranno chiamati a dare una prova di civiltà, poi scoppieranno le solite polemiche sui giornali e qualche amministratore, per levarsi le responsabilità, addosserà su altri le colpe proprie.

La solita storia: “Nulla di nuovo sotto il sole”, dicevano i latini.

Però la realtà è diversa. A Napoli si dice: ”Qui nessuno è f…”.

 

Beppe Tassone