ASSUNZIONE DI RESPONSABILITA’

 

L’eterno conflitto tra reale e virtuale continua a dare il meglio di sé: il turismo, ad eccezione di qualche settore quale quello all’aria aperta, vive momenti di crisi profonda, la produzione è in difficoltà, dal settore del commercio giungono segnali allarmistici, eppure si continuano a penalizzare quelle componenti che, in contro tendenza, stanno registrando indici positivi.

E’ delle scorse settimane il provvedimento, adottato da alcune regioni, con il quale sono state più che raddoppiate le tasse di circolazione per gli autocaravan: qualche decina di euro in più sacrificati sull’altare di buchi di bilancio che non trarranno  molto respiro da questo gettito aggiuntivo, ma, sotto il profilo psicologico, destinati a creare danni ben maggiori.

La penalizzazione di un settore che “tira” in luogo dell’adozione di provvedimenti che lo sostengano indicano, infatti, una miopia tale da far temere che, in futuro, possano venire adottati altri provvedimenti ancor peggiori in grado di bloccare un processo di crescita che è strategico per l’economia del nostro Paese.

Siamo alla vigilia della primavera, della stagione che segna il decollo del turismo all’aria aperta dopo i mesi invernali, un momento nel quale vengono pianificati i mesi successivi, il ponte pasquale,  le vacanze estive ed anche conclusi parecchi contratti d’acquisto di nuovi mezzi: una ripresa che avrebbe la necessità di essere gratificata  dalla considerazione di chi è chiamato a governare stato ed autonomie locali.

Assistiamo, invece, al solito balletto, con annesso scarico di responsabilità, senza che si tenti di dare delle risposte positive e venga definito un programma certo ed attuabile.

Il turismo all’aria aperta non chiede molto, ma quello di cui necessita è ora che lo rivendichi, con forza, chiamando ad un’azione comune tutte le sue componenti con un’opera di ricucitura delle mille divisioni create in questi anni, perché parecchia colpa è nostra ed i rimedi vanno cercati all’interno della categoria.

Basta partecipare a qualche convegno o recarsi in  qualche salone per rendersene conto: incomunicabilità, diffidenza, incapacità a pervenire ad una sintesi caratterizzano un po’ tutti, mondo dell’imprenditoria compreso.

Così non si va distante: si rischia di gettare via un salone, quello di Rimini, pur consci che si toglierà al nostro Paese un altro “spicchio” della propria centralità nel settore, si evita l’apertura di un tavolo di confronto, pur  sapendo che le altre categorie che lo hanno fatto, quella della nautica per prima, hanno portato a casa risultati positivi.

E se fosse giunto il momento di dire basta?

E se fosse scoccata l’ora di chiedere a quanti praticano il turismo all’aria aperta di impegnarsi in prima persona e di imporre a tutti l’assunzione di responsabilità?

E se partisse un movimento in grado di dettare le regole e di intervenire con forza per difendere e potenziare il settore?

Sono anni che il Camper Club La Granda non perde l’occasione per sottolineare l’importanza del turismo all’aria aperta, per chiedere l’adozione di provvedimenti concreti, per rivendicarne la funzione strategica in campo economico ed occupazionale.

E’ giunto il momento di chiedere a tutti, o per lo meno a chi ci sta, di dichiararsi disponibili ad agire, a trovare linguaggi e programmi comuni, senza unanimismi, ma con la forte determinazione di coinvolgere quanti ritengono che molto si possa fare, pur che lo si voglia, per il nostro settore e per l’economia nazionale.

Una chiamata di responsabilità forte, rivolta a tutti, senza alcuna  velleità, ma con l’intima convinzione che quella considerazione che rivendichiamo, innanzi tutto dobbiamo guadagnarcela con la nostra azione, con la nostra serietà, con il nostro entusiasmo.

Aree di sosta, sicurezza nelle strutture e sui mezzi, provvedimenti legislativi a favore dei disabili che si muovono col camper, interventi chiarificatori sul Codice della Strada, finanziamenti ed incentivazione, destagionalizzazione soprattutto nelle aree meridionali, centralizzazione e potenziamento della promozione e del marketing, interventi nel campo sociale e del welfare destinati ad incrementare le presenze provenenti dal Nord Europa, sono questi alcuni dei punti ormai irrinunciabili di un programma che voglia definirsi serio e di largo respiro.

Così come non  si può fare a meno di pensare a rapporti forti e costruttivi con gli enti locali, elemento centrale per il turismo all’aria aperta, con il mondo delle pro loco e, più in generale, con quello del volontariato che ruota attorno alle attività turistiche, folcloristiche ed enogastronomiche soprattutto nei piccoli e medi comuni.

Un’azione strategica di grande portata per la quale sono necessari interlocutori seri e credibili: perdere tempo sarebbe dannoso e  soprattutto rischierebbe di emarginare una componente importante, qual è quella degli utenti.

Aprire un dibattito nel mondo associazionistico è importante, ma quello che ora serve è passare dalle parole ai fatti: la ricerca dell’unanimismo rappresenta una pia e meritoria opera, ma  non rappresenta un  obbligo.

Difendere e potenziare il turismo all’aria aperta, di contro, rappresenta un  dovere preciso per chiunque creda in questo settore ed abbia  a cuore le sorti di un Paese che dal turismo di movimento  può trarre quei vantaggi economici ed occupazioni che sta perdendo in  altri settori.

 

Beppe Tassone