PER CHI SUONA LA CAMPANA?

 

Alla vigilia di una nuova stagione estiva, con dodici mesi trascorsi pressoché invano a leccarsi le ferite, ma non a cercare soluzioni, il quesito che il mondo dell’imprenditoria turistica si pone è uno solo: si registrerà un’inversione di tendenza o l’erosione delle presenze nel nostro Paese si consoliderà anche quest’anno?

Una domanda che presuppone una serie di ragionamenti che, lasciata da parte ogni posizione ideologizzata tra chi accusa l’imprenditoria e chi se la prende col sistema amministrativo, tenti di individuare quali sono le pecche maggiori che stanno allontanando dal nostro Paese quei flussi turistici che lo avevano reso, poco più di quaranta anni fa, la prima nazione turistica al mondo e che ora vede, davanti a noi nazioni quali la Francia, la Spagna e la Grecia, con la Croazia e la  Turchia pronte a lanciare la volata per il sorpasso.

La motivazione principale, quella che chi viaggia con il camper ben conosce, per esserne stato l’artefice primario, è che negli ultimi venti anni si è assistito ad una sorta di “rottura degli schemi”, ad una modifica dei comportamenti umani, alla ricerca di nuovi modi per trascorrere il tempo libero, abbandonando quegli stereotipi che, per tanti anni, avevano contraddistinto quella che un tempo si chiama villeggiatura.

Infatti, si é passati (qualunque sia lo strumento prescelto) dalla villeggiatura (cioè dallo stare per un periodo medio in un medesimo luogo) alle vacanze spezzettate, si sono abbandonate scelte date per troppo tempo per scontate e si è privilegiata la mobilità.

Così la pensioncina al mare che aveva visto alternarsi intere generazioni (prima i genitori, poi i figli, sempre nella medesima camera, con la medesima cabina e con i soliti spaghetti al ragù) ha cominciato a conoscere la modifica dei flussi ed altre opportunità si sono affacciate sul palcoscenico: i villaggi vacanza, i bungalow, gli ostelli ed anche i veicoli ricreazionali.

Questi ultimi hanno mutato pelle, dalla caravan (di per sé molto più stanziale o comunque destinata a produrre soste di almeno qualche giorno) al camper che ha modificato definitivamente la filosofia di vita e l’approccio.

Questo nuovo modo d’intendere il tempo libero ha registrato, col passare degli anni, analoghi comportamenti anche all’estero, accentuati per giunta dal desiderio di aprire nuovi orizzonti e scegliere mete anche diverse.

E’ intervenuto, quasi come un maremoto, l’11 settembre a fare da spartiacque, ma imputare all’attentato alle “due torri” tutte queste responsabilità sarebbe riduttivo (mode e costumi già si erano modificati ed i comportamenti umani da tempo registravano cambiamenti sostanziali) e nulla è più stato come prima.

Il nostro Paese non ha saputo mettersi al passo, è rimasto al palo ed ora anche col cerino acceso in mano.

La maggiore mobilità delle persone richiedeva infatti duttilità e capacità di adattamento da parte di chi, di sponda pubblica o privata, doveva offrire servizi: invece siamo rimasti incollati a vecchie leggi, penalizzati dal trasferimento di tutto il settore alle regioni, incapaci di creare quel “sistema turistico” che le altre nazioni, con qualche fatica, ma portando a casa grandi risultati, sono riuscite a realizzare.

Di qui la crisi del settore turistico concretizzatasi nel calo, che ha sfiorato il venti per cento, delle presenze nel 2004 in Italia.

La crisi economica interna c’entra assai poco, perché a mancare sono stati i flussi stranieri, quelli che ormai, in un sistema standardizzato, prediligono la preparazione meticolosa del viaggio e quindi vengono a trovarsi in forte difficoltà quando debbono occuparsi del nostro Paese.

Nemmeno sulla qualità da attribuire agli hotel riusciamo a parlare la medesima lingua: le caratteristiche di un quattro stelle valdostano è diversa da quella dell’omologo abruzzese, questo vale per i campeggi e per i villaggi vacanza.

Le grosse catene di promotori turistici, di fronte a queste difficoltà, alla poca chiarezza dei prezzi (pensiamo solo al fatto che solo da noi, a tavola, “resiste” il coperto…), al loro lievitare ingiustificato, alle difficoltà croniche di rapportarsi con le regioni meridionali nelle quali la destagionalizzazione tarda a decollare e per le quali turismo vuol dire quasi essenzialmente estate (anzi luglio ed agosto) hanno cominciato a proporre soluzioni alternative.

Il bacino del Mediterraneo rappresenta una concorrenza forte, alla quale è difficile tenere testa se non s’individuano strumenti idonei e soprattutto se non ci si dà da fare con concretezza cercando, attraverso la conferenza Stato – Regioni oppure andando a rivedere le attribuzioni tra il centro e la periferia, di riprendere in mano il bandolo di una matassa ormai piena di nodi …

Resiste il turismo di movimento, quello che fa riferimento ai veicoli ricreazionali, solo perché possiede quei germi d’indipendenza, di modernità, di autonomia che sono in grado di affidare al singolo utente l’organizzazione e quindi di per sé superando le croniche inefficienze del nostro sistema.

Resiste, ma non decolla perché mancano strumenti che lo agevolino e  che lo aiutino. Non mi riferisco alla necessità di finanziamenti, ma solo alla possibilità di consentire alla bottiglia di liberarsi dal tappo e di esprimere la meglio le proprie potenzialità.

Basterebbero poche norme: chiarezza sui compiti e sui limiti dei comuni, adozione di una legge quadro sul turismo di movimento che ne chiarisse le linee d’azione, intervento sull’imprenditoria per l’adeguamento delle strutture alle nuove esigenze, attuazione delle leggi che già esistono relativamente alla realizzazione di aree a servizio dei veicoli ricreazionali lungo le autostrade e le maggiori arterie.

Basterebbe certo, ma quello che fino ad ora è venuto a mancare è la capacità di fare lobbie, di pesare, di essere in grado di farsi sentire e, se del caso, di essere autorizzati ad alzare la voce.

Non vi sono altre strade, né altre possibilità, se si vuole dare una mano al nostro Paese ed aiutarlo ad uscire dalle attuali difficoltà.

Chiedersi “per chi suona la campana” è già di per sé importante, ma poi occorre che il suo suono sia a festa e che i rintocchi annuncino una stagione di ripresa.

E’ difficile da realizzarsi, ma noi ci siamo con la responsabilità di chi sa che il turismo di movimento rappresenta ormai una realtà talmente forte ed importante da essere in grado d’imporsi nonostante tutti e tutto.

 

Beppe Tassone