LA RIVINCITA DEL TURISMO ITINERANTE

 

Eccola, finalmente! Attesa nei lunghi mesi invernali, evocata mentre le piogge primaverili non consentivano di sfruttare a pieno le opportunità concesse dalle feste e dai ponti, finalmente l’estate è giunta e con essa il turismo può dare spazio a tutte le proprie grandi potenzialità.

Una nazione che vive di turismo qual è l’Italia, con centinaia e centinaia di località che attendono l’invasione di chi va a cercare vacanza e riposo, non può non guardare con attenzione, ma anche con rispetto e con serietà, ad una stagione dalla quale dipende molto sotto il profilo economico, occupazionale ed anche d’immagine.

Lo scorso anno furono i segnali negativi sulle presenze e la mancanza dei cartelli che indicavano il tutto esaurito perfino a ferragosto ad indicare in modo inequivocabile che quanto da anni si andava scrivendo si stava, purtroppo, puntualmente avverando.

Quest’anno siamo attesi al riscatto dopo un’annata magra o alla conferma di una tendenza che se dovesse nuovamente manifestarsi porterebbe a ritenere che, anche nel settore turistico, siamo in piena recessione.

Di sforzi per rilanciare l’immagine complessiva del sistema turistico Italia in questi ultimi mesi non è che ne siano stati fatti molti: la mancanza di una linea d’azione comune che unisca le varie regioni, depositarie delle competenze nel settore, indica chiaramente i nostri pesanti limiti e lascia intendere che ancora una volta altre nazioni, più attente al marketing, trarranno ulteriori benefici a scapito nostro.

In  una situazione come questa, nell'attesa dei primi dati sulle prenotazioni alberghiere, vi è un settore che continua a segnare una positiva controtendenza ed è quello del turismo di movimento.

Nonostante, infatti, il mancato intervento di riammodernamento dei campeggi e delle strutture ricettive, nonostante dissennati interventi da parte di alcune (per fortuna una forte minoranza) amministrazioni locali e nonostante una scarsa politica di informazione, il turismo all’aria aperta rappresenta ormai una realtà forte della quale è necessario tenere conto e sulla quale occorre fare affidamento per rimpiazzare i vuoti che si registrano in altri settori.

Un turismo, tra l’altro, che permette di ”spalmare” i benefici che produce su tutto il territorio, uscendo dalla “monocultura” delle poche città turistiche per aprire un nuovo ventaglio di proposte in grado di dare respiro al nostro Paese e spazio anche alle località minori, per troppo tempo rimaste ai margini dei grossi movimenti turistici.

Non ci si ferma qui: il turismo di movimento, nel  quale la componente femminile gioca un ruolo preminente, è essenzialmente turismo familiare e quindi svolge anche un ruolo sociale di tutto rispetto, del quale occorre tenere conto sotto profili diversi rispetto a quello della mera statistica sugli afflussi.

Si tratta, infatti, di un modo d’intendere il tempo libero che consente alle famiglie di ritrovarsi, che mette in gioco tutte le potenzialità, che coinvolge bambini e persone attempate, che sviluppa le richieste e le necessità più disparate, che pone al centro la località che si sta visitando e non solo il “virtuale” che è magari stato creato in qualche villaggio vacanza protetto da alti steccati se non addirittura da filo spinato.

Questa diversa esigenza costituisce un’importante fusione tra il paese nel quale ci si trova e chi lo visita, non dà adito ad idee di sfruttamento del territorio, anzi ne esalta le peculiarità e reca benefici in modo diffuso e non settoriale.

Non è un caso che chi viaggia a bordo di veicoli ricreazionali prediliga i centri storici, i mercati, le produzioni tipiche, non è un caso che é facile notare la variopinta presenza di camperisti nei mercati o nelle viuzze dei paesi, non è un caso, infine,  che, anche a distanza di mesi, certe produzioni tipiche vengano “cercate” ed acquistate facendo uso del telefono o di internet.

Questo accade perché vi è stata una saldatura tra territorio e turismo, perché quel fenomeno degli anni sessanta che vedeva nascere, attraverso le seconde case e le pensioncine, un  rapporto forte tra il villeggiante e la cittadina che, anno dopo anno, lo ospitava, cambiate le cose che vanno mutate, diventa ora “rapporto stretto” tra chi giunge in una località, riesce ad apprezzarne la bellezza e la genuinità dei prodotti e poi, sfruttando la tecnologia, ne risalda il rapporto anche tornato a casa.

Non è il caso di scomodare la sociologia, per comprendere l’importanza del fenomeno, per capire che questa è la strada da sfruttare, per andare “oltre la siepe” dei luoghi comuni e dei facili stereotipi per capire che il turismo in Italia potrà risollevarsi esclusivamente ponendo quale base primaria il territorio e non il virtuale, i luoghi e non le “invenzioni”, le produzioni tipiche e non quelle che giungono chissà da dove e che vengono commercializzate in tutto il mondo.

La ricerca del particolare può essere dunque la soluzione ai problemi di “tenuta” del settore turistico e può rivelarsi anche un‘ottima opportunità per il rilancio del sistema.

In un’ottica come questa il ruolo che il turismo all’aria aperta può svolgere non è assolutamente di secondo piano, anzi diventa essenziale e primario.

Comprenderlo appieno vuole dire non solo invertire la tendenza, ma anche guardare con occhio nuovo le statistiche sulle affluenze che fra poco inizieranno a piovere un po’ da tutte le parti.

Occorrerà scorporarne i dati, leggerli in modo diverso, porre maggior attenzione al particolare ed allora ci renderemo conto che il turismo di movimento non rappresenta più un’opportunità, ma è ormai diventato una realtà trainante per il settore turistico italiano.

Da questo dato di fatto, piaccia o no, dovrà partire la rivisitazione degli atteggiamenti della pubblica amministrazione e dell’imprenditoria privata, soprattutto se si vorrà restituire al nostro Paese quel ruolo che merita nel settore dell’offerta turistica.

 

Beppe Tassone