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La via per Dublino

Irlanda 2000

Premessa

Questo viaggio è stato fatto nell'agosto del 2000, quindi non è mia intenzione renderlo un road book, perché in due anni possono essere cambiate alcune cose, prima tra tutte l'avvento dell'euro, che ha cambiato i parametri di valutazione economica (il gasolio costava circa 1600 lire allora, ma ora?) e forse modificato anche il costo della vita, come è successo da noi.

Non so quanta strada abbiamo fatto, non tengo conto di solito dei kilometri, saranno stati più o meno 6500/7000.

Non so quanto gasolio abbiamo consumato (perché qualcuno dice bruciato? sa di sprecato, e non è vero niente…), ma so quanto abbiamo speso in Guinness; ma non è un dato da rendere pubblico.

Non ricordo dove e come riempivamo i serbatoi dell'acqua e svuotavamo la cassetta (nei campeggi e nei bagni pubblici dei parcheggi, probabilmente); però vi assicuro che lo abbiamo fatto, non avremmo resistito.

Non ricordo dove abbiamo fatto spesa, ma ci sono molti supermarket e centri commerciali; in ogni caso un free licence per la Guinness lo trovavo sempre.

So quanti giorni siamo stati via, dove abbiamo dormito e cosa abbiamo visto, e di questi dati alla fine c'è uno schema riassuntivo.

So che oltre a me, c'erano anche Raffaella, mia moglie, Lia e Giacomo, i nostri figli di 11 e 8 anni all'epoca.

So di avere fatto un viaggio a cui tenevamo molto, specie il sottoscritto; queste sono le impressioni che vorrei raccontare, cercando di trasferire motivazioni, qualora ce ne fosse bisogno, o rafforzare la convinzione per iniziare un viaggio in Irlanda, viaggio che si dice esista nella mente di ogni camperista. Iniziarlo andando al pub sotto casa a bersi una pinta di scura, iniziarlo ascoltando qualche brano di musica irlandese, iniziarlo guardando qualche film o leggendo qualche libro, iniziarlo cercando qualche foto in giro su Internet o all'edicola. E continuarlo sulla via per Dublino.

A proposito: ho usato solo una guida, la Rough Guide, come faccio sempre, e la carta della Michelin. Le foto sono state scaricate da Internet, scatto solo diapositive e non avevo modo di digitalizzarle.

6 agosto 2000 - Domenica

Finalmente!!!
Dopo anni di attesa, viaggi di cultura, musica, films ed altro, dopo avere girovagato per Bretagna, Galles, Cornovaglia e Scozia, sognato, pensato e progettato la "madre di tutti i viaggi celtici", eccoci qua!!

Sbarchiamo alle 19,30 di sabato, dopo oltre duemila kilometri e cinque ore di navigazione, nel porto di Dublino. L'impatto è con l'immigrazione: ci chiedono da quale paese della comunità europea proveniamo (boh!) e poi, dopo il benvenuto dell'agente, ci apprestiamo ad attraversare la zona del porto, in verità piuttosto squallidina, dirigendo verso sud-ovest: Dublino la vedremo alla fine del viaggio.
La prima destinazione è il sito monastico di Glendalough, su una strada molto pittoresca anche se fiancheggiata per lunghi tratti da alte siepi; è il primo impatto con queste strade, che anche se nazionali, sono spesso strette, pavimentate in maniera approssimativa, su cui si viaggia piano. Ma chi se ne frega? Siamo qua per goderci il viaggio…

Arriviamo a Glendalough a sera inoltrata (attraversare Dublino è abbastanza complicato) e nel parcheggio del centro visitatori ci fermiamo per una meritata cena, scongiurando per pochi minuti un ammutinamento da ipocalorie in corso; una passeggiata digestiva ci fa scoprire i parenti irlandesi dei famigerati "midges", i moscerini scozzesi, meno invadenti e cattivi, ma comunque fastidiosi. Il vento e la pioggia notturna li faranno sparire al mattino.
Non riesco a trattenermi al mattino dall'alzarmi presto e scendere dal camper, approfittando per farmi la barba su una panchina. E' presto, non c'è ancora nessuno in giro, non posso essere preso per un clochard, e la sensazione visiva, tattile e anche olfattiva di un prato a trifoglio (ma dai…) appena bagnato di pioggia è unica in questo contesto di resti e rovine del monastero.

Purtroppo ne incontreremo parecchi di siti che hanno visto passare gli eserciti inglesi, molto ligi nel cercare di eliminare, distruggere e sradicare quanto di non protestante fosse su queste terre, e i monasteri furono i primi, anche perché simboli evidenti di una cultura e di una fede diversa, a farne le spese.
Ha radici molto lontane la questione irlandese…

Il monastero, fondato nel quinto secolo, è in una bellissima ed omonima valle; la serenità del luogo, ampio e con alcuni sentieri che portano verso due laghetti, Glendalough significa infatti valle dei due laghi, si percepisce malgrado la presenza domenicale di parecchi turisti che nella mattinata hanno raggiunto il parcheggio, disperdendosi per il bosco e la parte più elevata della valle.

Siamo nelle Wicklows Mountains, il tempo in questa zona, peraltro anche impegnativa e pericolosa dal punto di vista escursionistico tanto da avere un servizio permanente di soccorso, cambia rapidamente; dalla magliettina, alla felpa, al k-way è un attimo, ma non ci stupiamo di questo; col tempo ci abitueremo a camminare anche sotto la pioggia sottile alla maniera irlandese, solo con una felpa o un maglione. Così ci si asciuga prima quando arriva il sole!!
A conferma della variabilità del clima, ecco che nuvole e pioggia si sostituiscono al sole di qualche minuto fa e la temperatura si abbassa di almeno dieci gradi; si ritorna nel camper a mangiare un piatto di spaghetti e poi ci dirigiamo verso Kilkenny, cittadina interessante, caotica, quasi mediterranea, piena di italiani.

Oggi è domenica, i pub sono pieni di gente che guarda le partite del campionato di hurling, lo sport nazionale insieme al rugby. Si tratta di una specie di hockey su prato, lo si gioca (sembra da duemila anni) con due squadre di 15 giocatori ciascuna, che con delle speciali mazze chiamate hurley, devono cercare di inviare una pallina di cuoio nella porta avversaria. Le regole sono un mix tra calcio e rugby, i protagonisti sono famosi quanto da noi i calciatori e, a giudicare dal rumoreggiare nei pub, ha un appeal notevole sulla gente, di qualsiasi età, sesso e condizione.
Kilkenny, oltre che per la ben nota a noi sbevazzatori birra rossa, è anche famosa per un festival popolare di musica, danza e teatro irlandese, che però inizierà solo tra una decina di giorni; peccato, la delusione sul momento è grande, ma avremo modo di rifarci nei vari pub lungo il cammino, almeno per la parte musicale.
Poco fuori Kilkenny, verso Newross, ci fermiamo in un piccolo campingsite, gestito da due simpaticissimi personaggi, chiacchieroni e cordiali; è d'obbligo la doccia, e poi, dopo una capatina al negozio per qualche lattina di Guinness, mi sistemo comodamente al sole a scrivere appunti di viaggio.

11 agosto 2000 - Venerdì

Ho lasciato cadere la penna in un campeggio di Kilkenny, poi né tempo né voglia mi hanno dato capacità a proseguire il racconto; comunque eccoci di nuovo a raccogliere impressioni e fatti in una baia della penisola di Dingle, fermi per una sosta "tattica di merenda avanzata", ovvero più o meno all'ora di cena.
In effetti già da qualche giorno i ritmi del vivere quotidiano sono strani, dettati più dalle condizioni atmosferiche, non sempre compiacenti, che piacevolmente ci costringono a girare quando si può spostando pranzi, merende e quant'altro al ritorno dalle escursioni.

Oggi siamo rientrati nel camper dopo una pedalata di una quindicina di kilometri su Valencia Island, per arrivare ad una faro isolato sulla costa atlantica; percorso bellissimo, ma al ritorno è quasi sempre piovuto, in maniera insistente, fino al traghetto. Troppo tardi per fermarci in un pub, siamo rientrati nel camper ad approfondire la questione "tarda colazione" rimasta in sospeso al faro.
Proprio lì, dove ci siamo fermati a fare la seconda colazione della giornata, abbiamo incontrato una cagnolina di razza irlandese, che i miei figli hanno chiamato Peppe Due. Come capita in questi casi si allunga qualcosa da mangiare, si fanno due smorfie e due foto; siamo ripartiti e lei dietro, a volte anche in mezzo alle ruote, pensavamo facesse la stessa strada e lungo il sentiero si fermasse da qualche parte.
Invece no, ci ha seguito come se fosse parte della famiglia fino al traghetto e lì ci ha lasciato.
Due giorni prima ci era già capitato (e poi ci capiterà più volte nei giorni successivi) di avere un cane "a noleggio" per un po' di tempo, pur essendo tutti di qualcuno. Il primo di questi cani aveva ricevuto il nome Peppe, di qui i vari Peppe fino al numero Nove, l'ultimo della serie.

Ma torniamo ai giorni scorsi. Lunedì, ripartiti da Kilkenny con i vari pieni di gasolio, acqua e Guinness, ci siamo avviati verso Cork, con l'intenzione di visitare la città ed il porto, famoso perché qui fece scalo il Titanic partito da Liverpool verso gli Stati Uniti. Lungo la strada però c'è da vedere la Rock of Cashel, bellissima ensemble di architettura medievale comprendente una cattedrale romanica, un palazzo vescovile, una cappella ed un capitolo che nei secoli ha esercitato un influenza importante sulla vita in Irlanda e mostra chiaramente quale fosse il ruolo della chiesa nel medioevo. Anche qui notiamo il passaggio distruttore inglese, la cattedrale e la cappella sono in parte in rovina, il palazzo, che però poteva ovviamente essere usato a scopo abitativo anche da chi non apparteneva alla chiesa, è in uno stato conservativo migliore.

A tale proposito, mi piace il fatto che in nessuno di questi siti, e sono davvero decine se non centinaia, non sia stata applicata nessuna politica di ristrutturazione se non quella conservativa; ciò consente di apprezzare la storicità del luogo ed il suo inserimento nell'ambiente circostante, un po' come San Galgano.
Chi è passato dal sito di Newgrange, vicino a Dublino, dove in nome del turismo di massa sono state fatte sostituzioni di dolmen originali con facsimili perché non venissero rovinate, sono stati ricreati effetti luminosi che simulano il solstizio d'estate e dove fuori anni fa c'era un cartello di protesta che rinominava il sito Disneygrange, bè, penso che possa capire ed essere d'accordo.

Ripartiti verso Cork e fatto un giro al porto e all'abitato di Cobh, avremmo voluto fermarci da qualche parte a Cork ed approfittare del fatto che la città alla sera si dice essere molto vivibile; purtroppo, vuoi per l'orario vuoi perché i figli sono un po' sul lunatico, decidiamo di soprassedere sulla questione e puntiamo decisamente verso ovest, direzione la penisola di Beara che, troppo vicina al più famoso e sfruttato turisticamente Ring of Kerry, rimane fuori dalle rotte consuete, pur rappresentando un percorso assolutamente fantastico dal punto di vista paesaggistico.

Il giro inizia da Bantry, porto di pescatori con un efficiente ufficio turistico ed un pub, il Barry Murphy's, che ci fa conoscere una ottima e semplice zuppa di pesce; sembra una giornata soleggiata, prendiamo le bici per arrivare a Casteltownbere, e inizia subito la sottile pioggerella pomeridiana.
Non ci resta che tornare al camper e percorrere la stretta strada costiera della penisola con calma, fermandoci un numero impressionante di volte per scattare qualche foto. Per un paio d'ore continueremo a sorpassare e farci sorpassare da una Peugeot 206, con due ragazze francesi a bordo anche loro continuamente ferme a fotografare scenari costieri di rara bellezza.
Che dire? Paesini di tre case, cimiteri sul verde di un declivio verso la scogliera, carretti trainati da un cavallo, gente a piedi o in bici che incontrandoti scambia immancabilmente un cenno di saluto, isole, isole e ancora isole di tutte le dimensioni al largo della costa sotto il cielo nuvoloso, giochi di luce azzurro-grigiastra e improvvisi squarci di sole che al tramonto accende i colori delle case, del mare e delle nuvole.
Più che dire provare per credere…
Non a caso ci fermiamo per una grigliata e per la notte su uno dei tanti piccoli moli che abbiamo incrociato sul percorso.

Proseguendo lungo la costa si arriva infine a Kenmare, da cui per noi inizia il Ring of Kerry, anche se molte guide turistiche sembra lo propongano nel senso opposto; in ogni caso Kenmare è affollatissima di turisti, perlopiù arrivati in pullman, e come tutte le cittadine che hanno a che fare con il turismo sono ben fornite di negozi, pub e tutti quei servizi di cui normalmente il turista, fai da te o meno, necessita.
L'ufficio turistico è molto fornito di materiale e ne abbiamo approfittato per recuperare alcune cartine con percorsi ciclabili nel Kerry, punti di interesse e altro; ci sono anche alcuni negozi che vendono prodotti dell'artigianato locale, in particolare i bellissimi maglioni delle isole Aran. In uno di questi negozi non so resistere al fascino di un maglione di lana delle Aran, dal peso specifico del piombo, tanto è vero che lo indosso in pieno inverno a Rimini senza niente sopra!!! E costa, in svendita, solo circa 35 euro! (all'epoca erano circa 70.000 lire)
Il dubbio della bufala rimane, anche se l'etichetta garantisce addirittura il nome del produttore delle isole; scoprirò poi che su Inishmore, la più grande delle Aran, il produttore esiste sul serio, che i maglioni costano anche molto di più (il turismo…) e che, secondo mia mamma a cui farò vedere al ritorno il maglione, ho davvero comprato un ottimo prodotto e di buona lana. Che talento!!
A proposito, ogni famiglia delle Aran confezionava maglioni secondo un disegno che ne identificava la famiglia stessa, questo perché in passato era a volte l'unico modo per riconoscere un morto in mare; adesso questa tradizione sembra si sia un pochino persa, anche se ho saputo che nella più piccola delle Aran, ancora non raggiunta dal turismo, si conserva ancora questa tradizione.

A nord di Kenmare c'è il Moll's Gap, un passo montano da cui parte un bellissimo percorso, che noi abbiamo seguito in bici, lungo la Blackwater Valley, tutto saliscendi fino al lago di Brin; un errore di valutazione ci obbliga a chiudere il percorso proseguendo intorno ad un gruppo montuoso, anziché tornare indietro lungo la valle, cosa assolutamente consigliata, anche se molto in salita. Alla fine torniamo al camper alle sette di sera, dopo aver percorso più di ventisette kilometri; si è fatto molto brutto, è talmente nuvoloso che dobbiamo accendere le luci nel camper per fare l'ennesima tarda merenda.
Verso Caherdaniel, città che ha dato i natali a Daniel O'Connor, colui che è considerato il fondatore dell'Irlanda indipendente moderna, si rivede il sole e, al solito, i panorami costieri ed insulari del Kerry con questa splendida luce del tramonto diventano leggendari.

Notte piovosa, ma al mattino presto siamo accolti dal sole. Cosa c'è di meglio che spostarsi in un luogo più panoramico per una bella colazione per poi proseguire lungo il Ring?
Arriviamo a Ballyskellig, una bella spiaggia sabbiosa e rocciosa in cui la bassa marea ci consente di esercitare la nostra attività preferita, la ricerca di conchiglie da collezionare.
Lungo la spiaggia notiamo le rovine di una torre costiera e di una chiesa romanica; dalla torre si vedono in lontananza, ma nitide, le isole Skellig.
Ecco, se c'è una cosa che mi rode è non esserci andato; è vero che ci vogliono un paio d'ore di navigazione in mare aperto e solo io non soffro di mal di mare, ci sono oltre seicento gradini da salire per arrivare al monastero e alle celle dei monaci, il costo è abbastanza elevato e la prenotazione sempre a due/tre giorni dopo, però… che rabbia!
Alle Skellig i monaci si isolavano, nel vero senso della parola perché qui in inverno è ancora quasi impossibile arrivare dalla costa (figurarsi secoli fa con i curragh, barche di cuoio e legno a remi), per meditare e pregare; penso che in nessun eremitaggio europeo si possa ipotizzare un senso di solitudine così forte, in un luogo così aspro e senza grandi possibilità di sostentamento. Gli inverni dovevano essere terribili, le mareggiate imponenti, l'esposizione dei sentieri sulla scogliera è incredibile anche solo nelle foto; in compenso nell'isola più piccola c'è una grandissima colonia di uccelli marini, tra cui le sule e le pulcinelle di mare. Non ci siamo andati, però me le sono immaginate bene.

Dopo un giro per Portmagee, da cui si parte per le isole Skellig, un villaggio di pescatori con le case tutte colorate, arriviamo al campeggio Mannix Point a Caherseeven.
Ieri sera, su consiglio del gestore del campeggio, Mortimer Moriartry (si chiama sul serio così), siamo andati in un pub, il Crainnin, a berci una pinta e ad ascoltare qualche ballata irlandese; suonava praticamente una famiglia, composta da tre fratelli e dalla figlia di uno di questi. E' stato il primo vero contatto con la musica nei pub, ci siamo divertiti, anche nel vedere attempate signore che si scolavano un paio di pinte di Guinness, e le ballate hanno catturato l'attenzione di tutti noi.
Ma ormai è ora di chiudere il quaderno, è ora di scendere per andare a spasso sulla spiaggia; siamo vicini a Dingle, la spiaggia è quella di Inch Strand, molto adatta a per far volare gli aquiloni. Dopo mangeremo uova e bacon, poi andremo a dormire.

13 agosto 2000 - Domenica

Approfittando di una lenta cottura di una carbonara alle pendici del monte Brandon riprendo penna e quaderno.

Ieri da Inch Strand, acquazzone mattutino e pallido sole, poi trasformatosi in splendida giornata dopo Dingle, seguiamo la Dingle Way o Slea Head Drive, il percorso che, una volta passata Dingle e poi Ventry, bordeggia l'intera penisola di Dingle lungo le scogliere sull'oceano Atlantico.
Lungo la strada visitiamo un forte preistorico e alcune beehive huts, antiche case coniche a pianta circolare, costruite con la pietra a secco e che sino al secolo scorso venivano ancora costruite e utilizzate come depositi; somigliano un po' ai nuraghi sardi, e chi incontriamo qui se non un pullman di turisti italiani, per la precisione di Sassari? Roba da matti!!
Queste costruzioni sono le più antiche che si trovano in Irlanda, fatta eccezione per i forti preistorici delle isole Aran; il forte è affacciato sullo strapiombo, a pianta semicircolare e con due muri concentrici di difesa verso terra. Pur essendo piccolo e meno antico rispetto a Dun Aengus sulle Aran, ne ricalca la stessa conformazione costruttiva.

Questa mattina abbiamo visitato l'oratorio di Gallarus, che rappresenta la transizione architettonica del settimo secolo tra le beehive huts e le costruzioni a pianta rettangolare con mura verticali che saranno poi la base delle chiese e delle case a partire dall'inizio del primo millennio.
L'oratorio somiglia un po' ad una tenda canadese, molto alta con pianta rettangolare e pareti oblique che piegano ancora di più proseguendo nel tetto; la porta e la finestra sono orientate con il tramonto ed il sorgere del sole il giorno dell'equinozio.

Torniamo comunque a ieri. Dopo le beehive huts, ci siamo spostati fino a Dunmore Head, il promontorio di fronte alle isole Blasket, famoso perché è sulla spiaggia di una insenatura qui sotto e nel piccolo agglomerato di case che sono state girate molte scene del film "La figlia di Ryan". Per gli appassionati c'è una stele che ricorda questo avvenimento, proprio nel parcheggio in cui ci fermeremo anche per la notte, mentre nel pub sulla strada ci sono fotografie in bianco e nero alle pareti che ricordano scene del film.
Ma c'è ancora molto per arrivare a notte; una lunga pedalata costiera fino a Clogher Head, uno dei tanti promontori della penisola di Dingle, ci consente di scoprire che è possibile anche partecipare a gite in kayak da mare, previo un minimo di capacità vogatoria, che francamente a noi manca.

Il panorama è suggestivo, una specie di riassunto di quanto ci si aspetterebbe di incontrare in Irlanda: scogliere, pascoli verdi, pecore, mare e nuvole, le foto di questa penisola praticamente sono su tutte le copertine delle varie guide turistiche d'Irlanda.
E poi prima di andare a dormire, la salita al Dunmore Head, dove solo un solitario fotografo ed io aspettiamo il momento del tramonto del sole vicino alla più grande delle isole Blasket; nessun rumore, solo il vento, un'atmosfera quasi irreale, le isole in una strana luce azzurro-grigia e sopra le nuvole rese porpora dal sole calante a far da sfondo, un film senza il sonoro. Ci siamo scambiati a volte un'occhiata, io e l'altro fotografo, non abbiamo mai scambiato una parola, forse ci è mancato il motivo per farlo.

15 agosto 2000 - Martedì

Dopo la carbonara di domenica, una breve passeggiata ci porta a Brandon Head, il luogo che secondo la leggenda popolare irlandese vide partire San Brendano, insieme ad altri monaci del suo ordine, in una barca costruita con cuoio e legno; il viaggio durò sette anni e dopo aver toccato le Far Oer, l'Islanda e la Groenlandia, giunsero fino a Terranova. Vero o meno, tecnicamente venne dimostrato da un navigatore irlandese, Tim Severin, alcuni anni or sono, che una barca di cuoio e legno poteva sul serio effettuare la traversata; ci mise molto meno, fece lo stesso identico percorso, e partì anche lui proprio da qui. C'è una tavola che ricorda questo fatto.
Nell'insenatura si possono vedere alcuni curraghs, cioè queste barche di cuoio e legno, anche se nel secolo scorso cominciarono a non usare più il cuoio ma la tela catramata; il cuoio veniva immerso nella lanolina grezza e diventava praticamente impermeabile, robusto e nello stesso tempo flessibile per poter affrontare il mare aperto.
Da qualche parte in Irlanda fanno ancora gare di curraghs, mi sarebbe piaciuto vederne una.

La pioggia insistente, ma soprattutto il grigiore che per la prima volta dura un pomeriggio intero, ci limita un po'; a spasso per Dingle fino a sera, quando troviamo un paio di pub, O'Flaherty e Murphy's, in cui come regola serale impone facciamo il consueto giro di Guinness e Coca-Cola e ascolto di musica tradizionale live.

La mattina successiva saliamo fino al Conor Pass, da cui si possono vedere entrambe le coste, meridionale e settentrionale, della penisola di Dingle; la strada è abbastanza stretta, ma non come recitano le guide ed in cima c'è un grande parcheggio. Un solitario suonatore d'arpa celtica si integrava molto bene nell'ambiente leggermente nebbioso del mattino.
Scendiamo dal passo ed incrociamo qualche caravan in legno trainata da cavalli, sappiamo che nei prossimi giorni ci sarà un raduno proprio a Dingle; a dire il vero in Irlanda è possibile noleggiare uno di questi straordinari mezzi per percorrere le strade ad un ritmo antico, seppur sempre in vacanza. Ci colpisce l'assoluta tolleranza dei vari automobilisti a queste insolite carovane, ben lontana dall'italico sbuffo di impazienza nel rimanere dietro ad un camper o ad una caravan, che oltre tutto vanno un po' più forte di un cavallo!!
Con calma e dopo aver attraversato il fiume Shannon arriviamo alle Cliffs of Moher, celebratissime scogliere alte fino a duecento metri sul mare e lunghe sei kilometri. Bisogna allontanarsi dal punto in cui arrivano tutti i turisti, vicino al grande parcheggio, per godersi la grandezza del luogo; camminare lungo il sentiero che ne percorre la sommità si rivela la scelta azzeccata. La gran parte delle gente si ferma nei primi due/trecento metri, anche incuriosita ed attratta dalle bancarelle e dai tanti musicisti, perché è comunque uno spettacolo della natura straordinario; ma assaporarlo con meno confusione ci è piaciuto di più.

Da qui a Doolin, tappa obbligata del viaggio, la strada è breve; c'è un bel campeggino sul mare da cui si vede la più piccola delle Aran, Inishman e soprattutto c'è il mitico O'Connor Pub, in cui tutte le sere c'è musica (e che musica!!) dal vivo. Qui si può avere la fortuna di incontrare anche musicisti famosi, non solo i session man sconosciuti che popolano le serate irlandesi; il pub è diventato con gli anni una sorta di passaggio obbligato per tutti quelli che suonano o amano sentir suonare la musica irlandese tradizionale.
E la serata non delude affatto, merito di un fiddler (violinista) eccezionale, di un whistler (colui che suona il flautino piccolo diritto) trascinante e di un personaggio alla fisarmonica che, oltre a guidare il gruppo, che si è ritrovato a suonare anche con dieci musicisti insieme, ogni tanto spariva per ricomparire con qualche pinta di Guinness.
Una session comporta raramente sentir suonare molti musicisti insieme, di solito qualcuno inizia un pezzo, un altro gli va dietro, gli strumenti di solito sono tre/quattro; a volte ci può essere un assolo del violino, o un duetto con la chitarra. Il bello è che non si saprà mai prima cosa potrà essere ascoltato, con quali strumenti e in quale arrangiamento: in tre serate diverse abbiamo ascoltato lo stesso brano riproposto in tre modi diversi.
Un aspetto importante: meglio le serate live nell'ovest d'Irlanda, ancora meglio nelle zone dove si parla gaelico, le Gaeltacht, dove tutto, non solo la musica, rimane ancora più originale, meno inquinato dal business turistico. Non a caso le session peggiori sono state a Dublino!!

A tarda sera, sudati, bevuti, rintronati dal casino, dal fumo e dalla musica, si torna nella quiete del campeggio a dormire; domani saliremo al Burren, poi le Aran.

17 agosto 2000 - Giovedì

Il Burren è una particolare zona della contea di Clare, particolarmente arida; qui le colline, anziché essere verdi di erba e coperte di fiori, sono completamente rocciose. Si tratta di una formazione di tipo carsico, con tantissimi sassi, un po' come le pietraie delle nostre montagne, e tra roccia e roccia si vedono crescere piante anche insolite per queste latitudini.
Camminare sul Burren è un po' come camminare sul Sasso Pordoi; anche noi cediamo alla tentazione di fare un piccolo ometto di sassi e poi, dopo aver visitato un dolmen lungo la strada, anche una piccola riproduzione con tanto di sasso piatto sommitale. In alcuni punti se ne vedono centinaia, segno del passaggio di frotte di gente.
Una curiosità che non abbiamo potuto soddisfare: malgrado non ci sia erba per nulla, anche qui, come dappertutto in Irlanda, muretti di sassi delimitano campi, … ma di sassi.
Cromwell, che aveva attraversato l'Irlanda alla testa dei suoi eserciti inglesi distruggendo quasi ogni cosa, qui fermò la sua avanzata; riferendosi al Burren, uno dei suoi capitani gli disse "Non ci sono alberi per impiccare un uomo, né acqua per annegarlo, né terra per seppellirlo".

Galway è una città vivace, sede di un'università, molto giovane, con tanti locali lungo le strade del centro e sui moli del porto; non ci siamo fermati molto, avrebbe meritato una sosta anche serale, ma intendiamo dormire nel parcheggio del traghetto per le Aran e c'è ancora un po' di strada da fare.

Preoccupati inutilmente per un fortissimo temporale notturno, al mattino ci accoglie il sole e la traversata fino a Inishmore, non scevra di mal di mare, è abbastanza veloce.

Con le nostre bici seguiamo l'unica vera strada dell'isola fino a Dun Arann, dove seguiamo un sentiero in salita, pendenza 20%, bici a mano, diamo uno sguardo in giro e decidiamo che è meglio scendere sul versante meridionale dell'isola, seguire strade sterrate e sentieri in mezzo agli onnipresenti muretti a secco. Siamo sul versante atlantico ed essendoci non una strada, ma uno sterrato, c'è meno confusione; malgrado sull'isola ci siano diverse centinaia di persone, incontriamo solo quatto/cinque ciclisti nel giro di due ore, vediamo campi recintati, cavalli, pecore, abitanti a cui chiediamo indicazioni nel labirinto di stradellini e che, non senza sorpresa, ci rispondono in un inglese che al confronto il mio sembra di madre lingua.

E poi ancora l'oceano blu e il cielo nuvoloso, il sole che scotta e il vento. Fantastico!!!
Riusciamo ad arrivare a Dun Aengus, il forte preistorico più antico d'Europa, costruito circa 3000 anni fa sulla scogliera alta un centinaio di metri; sono tre recinzioni semicircolari concentriche molto ben tenute, sembra che dalla sommità si possa vedere, nelle giornate più limpide, il profilo di un isola al largo. Si tratta tuttavia di un miraggio dovuto alla rifrazione della luce in particolari condizioni, ma la leggenda vuole che sia l'isola di Hy Brasil, isola di santi ed eroi.
Una breve pioggia col sole, uno standard, ci sorprende per qualche minuto; tornando verso il traghetto a Kilronan seguiamo questa volta la strada costiera, ora meno trafficata di gente che in parte è già ritornata a terra. Una colonia di foche impone una sosta tranquilla e poi, dopo una merenda al riparo di un muretto sulla spiaggia oltre Kilronan, saliamo ancora nel vento e nel sole fino alla cappella di St.Benan, un vero gioiellino, circa tre metri per due, in stile romanico che sovrasta la baia di Kilronan all'estremità dell'isola.
Prendiamo al volo l'ultimo traghetto utile, alle sette di sera, dopo dieci ore (ma ci vorrebbero due giorni) passate su questa bellissima Inishmore, la più grande delle Aran.

Un altro temporale notturno… sembra la regola. Percorriamo il Connemara senza fretta, la giornata è piovosa, seguendo strade secondarie che costeggiano il Connemara Park; ci sono decine di laghi e torrenti la cui acqua è carica di torba. Incontriamo uno di quei caravan di legno rovesciato nel fosso: nessun problema per gli occupanti, c'è già il soccorso stradale che cerca sotto la pioggia di rimetterlo in carreggiata.
E' molto difficile trovare spazi per fermarsi, quando possiamo ci fermiamo risalendo a piedi una torbiera, da cui viene ancora raccolta la torba, tagliata a fette e fatta asciugare in mucchi piramidali; viene ancora usata come combustibile per le stufe e l'odore di fumo di torba è caratteristico. Il contrasto di queste cataste di torba con il vermiglio dell'erica, che qui è signora della brughiera, è molto bello a vedersi.

Una stranezza è la continua recinzione in prossimità del parco, almeno da questo lato. Sembra proprio che esista un solo punto d'accesso e al di fuori di questo non vi sia modo di percorrere sentieri, che non si vedono, o semplicemente attraversare i campi e i boschi.
Mentre scrivo, in riva ad uno dei tanti laghetti del Connemara, a volte piove e a volte esce il sole; alla fine della giornata torniamo verso la costa e verso la parte più nord-occidentale dell'Irlanda, fino ad Achill Island.

19 agosto 2000 - Sabato

Siamo da due settimane in Irlanda, molti di questi giorni passati sulla regione occidentale senza nessun rimpianto; siamo fermi sulla Keem Strand, nella contea di Mayo, su Achill Island, una delle tante aree gaeliche occidentali.
Achill Island è molto bella e riassume tutti i paesaggi che abbiamo visto finora: valli molto ampie, laghi interni, paludi e torbiere, brughiera rossa d'erica, scogliere e spiagge.

Abbiamo approfittato del bel tempo per lasciare il camper sulla strada e fare un percorso in bici ad anello, che prima segue la costa e poi passa nell'interno; in circa quindici kilometri rivediamo un sunto d'Irlanda, poi sulla spiaggia facciamo un'ampia merenda, ritrovandoci spettatori coinvolti in un servizio fotografico di un matrimonio in prossimità del mare. Il paesaggio è carico di colori forti e contrasti, dal blu cobalto del mare e del cielo al verde della brughiera che scende sulla spiaggia; lungo il pendio cascatelle e torrenti completano un quadro di grande suggestione, ottimo sfondo per le foto di un matrimonio.

Oggi è una bella giornata, ma ieri, proseguendo sulla costa del Connemara, è continuato a piovere tutto il pomeriggio, sfruttato per la spesa e i riti del campeggio. Al mattino tuttavia il bel tempo ci ha permesso di scendere fino a Claddaghduff, un paesino sconosciuto, e di arrivare sulla bassa marea a piedi fino ad Omay Island.
Ne ho conosciuto l'esistenza solo leggendo un pieghevole recuperato sul traghetto delle Aran; è un isolotto che si raggiunge anche in auto, il percorso è segnalato sulla spiaggia da pali segnaletici, ma non ci ho nemmeno provato col camper. Ci siamo andati a piedi, passando vicino al campo da calcio che, vista la posizione, con l'alta marea forse diventa da pallanuoto, poi abbiamo seguito una strada a caso e ci siamo ritrovati a girovagare per un bel po' di tempo, fermandoci al ritorno a cercare conchiglie.
Da qui abbiamo potuto vedere in lontananza le cime dei monti del Connemara coperti dalle nuvole e la brughiera bagnata di pioggia, mentre all'apparire del sole la luce diventava così pastosa e calda che il prurito all'indice della reflex aumentava notevolmente. C'è un'immagine raccolta dalla memoria, ma non fotografata: una collina verdissima con le pecore al pascolo in pieno sole, dietro le cime dei monti scure per le nubi nerissime sopra di loro, davanti uno stagno.

Ma oggi, sabato, è da celebrare perché è il primo giorno in assoluto che non ha piovuto per neanche un minuto!!! Una Guinness a questo punto è d'obbligo.

21 agosto 2000 - Lunedì

Ma la Guinness di sabato sera ce la beviamo anche in un pub di Keel, l'Anneze Inn, accompagnati da una session sontuosa, finalmente il piper, anzi addirittura due!!!
Tanti pezzi a me noti, due ottimi cantanti, un bouzouki e una chitarra ad allietare la serata; siamo stati anche fortunati perché eravamo seduti a fianco dei musicisti e quindi, oltre ad ascoltare, abbiamo anche potuto scambiare qualche impressione con due di loro. Ad una cert'ora purtroppo siamo dovuti uscire per il troppo sonno dei ragazzi, ma ricorderò sempre questa session come una delle migliori che mi sia mai capitato di ascoltare.

La giornata di domenica è trascorsa tra Sligo, Ballyshannon e Donegal, però di domenica le città, forse queste così piccole, sono molto tristi, non c'è nessuno in giro e presto ci è passata la voglia di insistere a cercare un parcheggio per la notte; Donegal è famosa per i suoi pub e un parcheggio non mi sarebbe dispiaciuto, poi però si è messo anche a piovere e, pur essendo ancora carichi dalla session della sera prima, anche se a malincuore abbiamo proseguito.
Siamo andati direttamente vicino alle Slieve League, in un paesino, per salire poi al mattino dopo fino alle scogliere, che dicono essere le più alte d'Europa.
In effetti arrivano fino a seicento metri nel punto più alto, con un sentiero che le percorre fino alla cima per poi scendere in una valle retrostante; una squadra di operai stava risistemando il sentiero nella sua parte iniziale, e ci siamo trovati affiancati nel parcheggio, loro a mangiare hot-dog nel furgone e noi a mangiarli nel camper. Due chiacchiere, una birra insieme, uno scroscio d'acqua di dieci minuti, poi loro di nuovo al lavoro e noi a scendere verso Rossbeg, davanti all'isola di Roan (c'è anche un film "Il segreto dell'isola di Roan") che è molto conosciuta per le colonie di foche marine.

Siamo ora in campeggio, e siccome la pasta è in tavola, è ora di chiudere il quaderno; i prossimi giorni saranno dedicati all'Irlanda del Nord, e pur con diverse motivazioni, l'interesse e la curiosità sono altrettanto forti.

24 agosto 2000 - Giovedì

Prima di entrare in Irlanda del Nord ci fermiamo al Glenveagh National Park, prima al centro visitatori, in cui ci sono un efficiente percorso visivo che illustra l'ambiente del parco, la sua geologia, il clima e l'idrologia, un percorso naturalistico interessante ed un lungo sentiero che porta fino ad un castello sul lago Beagh, ancora abitato.
Tra una passeggiata e l'altra, un pic-nic improvvisato ci fa conoscere un disinvolto pettirosso che si ferma sul tavolo varie volte per recuperare briciole di pane e farsi fotografare ad un braccio di distanza.

Poi muoviamo alla volta di Derry, città di confine, in cui ancora si vedono le strutture e le postazioni delle guardie, ma non c'è più nessun controllo effettivo.
A dire il vero, forse per distrazione o perché cercavo di seguire le indicazioni per le Giant's Causeway, devo aver affrontato alcune rotatorie non in maniera corretta e subito sono stato affiancato e fermato da una pattuglia civetta, con un poliziotto fin troppo zelante nel redarguirmi e nel chiedermi dove stessi andando. Cosa che ovviamente ho fatto, anche per tentare di giustificarmi.
Sarà stato un caso, però la sera stessa una pattuglia di polizia ha controllato il camper nel parcheggio del centro visitatori delle Giant's Causeway…

Siamo arrivati verso le sette nel parcheggio e abbiamo deciso di approfittare della giornata luminosa e con ancora tanta luce per visitare questa strana e affascinante formazione di basalto che scende in mare, scientificamente dovuta al raffreddarsi di una colata lavica in mare; la leggenda, perché in Irlanda c'è sempre spazio per una leggenda, dice che si tratta una strada costruita da un gigante per andare a prendere una gigantessa nell'isola di Staffa, in Scozia, dove in effetti riaffiora la formazione di basalto, e prenderla poi in moglie. Da qui è possibile vedere anche una delle isole al largo della Scozia, per la precisione l'isola di Jura, a circa sessanta kilometri.
Durante la passeggiata, che dura circa un paio d'ore, trovo anche l'occasione di parlare con una coppia di Galway, che mi dice di essere in vacanza ma di avere qualche timore, qui nel nord. In effetti ho notato come il territorio sia marcatamente protestante, con bandiere inglesi e nordirlandesi un po' dappertutto, persino dipinte su marciapiedi e spallette dei ponti. A parte questo però, i paesaggi sono molto belli, forse meno selvaggi, forse un po' più addomesticati; c'è maggiore ricchezza economica e si vede, le strade sono meglio tenute, con un fondo migliore, le case somigliano più a quelle della campagna inglese. Solo verso Belfast però ci accorgeremo della reale differenza tra le due parti della popolazione, cattolica e protestante.

La notte scorre tranquilla, a parte la già citata auto della polizia, e al mattino, seguendo la costa fino a Waterfoot e poi attraversando la Glenariff Forest, arriviamo a Belfast.

Se di Belfast si considera il centro o la zona universitaria solamente, niente farebbe pensare a qualcosa di diverso da una delle tante città del nord Europa; negozi, bar, centri commerciali, gente a spasso o al lavoro, sballati, famiglie, il solito mix di fauna umana. E' a prima vista, anche se entrando in un qualsiasi parcheggio si notano recinzioni e grate alle casse, una città normale, o che perlomeno vuole apparire normale nei suoi quartieri principali.
Si comincia però dopo un po' a notare in alcune strade che ci sono strane barriere simili a saracinesche che si possono alzare a chiudere completamente la strada, si comincia a fare caso alle telecamere sparse sugli edifici, si comincia a pensare che sono molte le auto della polizia, a volte dell'esercito, che si vedono in giro.
Basta arrivare dalle parti del teatro dell'opera, dove ancora gli edifici sono in stile vittoriano e girare in una delle strade che portano verso Belfast Ovest, la zona dei quartieri operai, cattolici e protestanti; subito iniziano le tipiche case ad un piano, tutte uguali con il loro giardinetto davanti, tutte in mattoni scuri.
Cambiano i negozi, non più splendenti e curati, ma dimessi, fatiscenti e con le saracinesche spesso abbassate; sui muri compaiono decine di murales inneggianti le fazioni armate dell'IRA e del UVF, la prima cattolica la seconda protestante, la gente ti controlla, specie se, come è capitato a noi, ti fermi troppo a lungo a fare fotografie. Poi magari notano la targa italiana, o ti sentono parlare in un'altra lingua, e capiscono, ma non gradiscono molto ed è giusto essere discreti. Bandiere dell'Irlanda sulle case nei quartieri cattolici, le union jack nei quartieri protestanti.

Siamo capitati in un periodo di tregua, che durava già da mesi, non saremmo passati a Belfast se fosse stato altrimenti; tuttavia giorni prima c'era stato un morto, legato però agli ambienti della malavita per il controllo del traffico della droga, e l'esercito pattugliava il quartiere protestante di Shankill con i carri armati, i soldati giravano in assetto antisommossa, appostati agli angoli delle strade, i bambini giocavano sui marciapiedi.
A piedi siamo passati da Sandy Row, tipica strada di un quartiere protestante, siamo andati al cimitero di Milltown, dove sono sepolti o ricordati tutti i combattenti dell'IRA ( e sono centinaia a partire dal 1800); il cimitero è anche tristemente famoso per un episodio che ricordavo, quando durante i funerali di un militante IRA ucciso dai servizi segreti inglesi a Gibilterra, un uomo del UVF aprì il fuoco sulla folla facendo una strage, e poi fu inseguito e ucciso dentro il cimitero dai militanti dell'IRA.
Ci sono anche le tombe di Bobby Sands e degli altri che morirono durante lo sciopero della fame nel 1981; davanti al cimitero c'è ancora un accampamento stabile dell'esercito.

Poi uscendo da Belfast, verso le sei di sera, di proposito sono passato nel quartiere di Shankill, ma un militare mi ha fatto cenno di andarmene; in fondo ha ragione, anche la curiosità deve avere un limite.
Che dire? Non avrei rinunciato alla visita, seppur dalla mattina alla sera, di Belfast, in fondo sarebbe stato come chiudere gli occhi sulla questione irlandese; certo è che lascia spazio a notevoli riflessioni, Belfast non è Beirut, ma per certi periodi ha vissuto una violenza paragonabile.

La notte pensierosa ci coglie a Mellyflont Abbey.

26 agosto 2000 - Sabato

Le ultime righe del diario le scrivo sul traghetto che ci porta a Holyhead in Galles, sulla via del ritorno, dopo una robusta irish breakfast.

Giovedì mattina, dopo una visita a Mellyflont Abbey che è il più antico monastero circestense irlandese, abbiamo visitato il sito monastico di Monasterboice, forse uno dei più belli, anche se come tutti gli altri, in gran parte ridotto a resti. L'alta torre che lo caratterizza, alta 33 metri, è ancora intatta, e veniva probabilmente usata come luogo di rifugio dai monaci durante le frequenti invasioni dei vichinghi La vera particolarità però del sito sono le due "high cross", cioè due alte croci celtiche in pietra di grandi dimensioni, alte una due e l'altra tre metri. Entrambe le croci sono interamente scolpite con scene del vecchio e del nuovo testamento.

Poco lontano c'è la collina di Tara, antica sede dei re d'Irlanda, su cui sorgeva il palazzo reale, di cui però ora non rimangono altro che i solchi delle fondamenta nel terreno ed i vari tumuli funerari; c'è anche la Lia Fail, la pietra del destino, sulla quale venivano incoronati i re. Una leggenda dice che la pietra avrebbe cantato riconoscendo il legittimo re; la cosa sarebbe successa per il grande re Brian Boru, storicamente esistito, che unificò tutta l'Irlanda, isolando gli invasori vichinghi su alcune località costiere del nord.

Gli ultimi due giorni, anzi una mezza giornata ed una giornata, li passiamo a Dublino, comodamente campeggiati a sud della città, raggiungibile con la metropolitana di superficie, il DART.
La città è caoticissima per il traffico, tranne che nel centro pedonale; il tempo abbastanza brutto e piovoso ci ha un po' costretto a girare diversi pub e negozi, mangiando ogni tanto qualcosa e bevendo Guinness. A differenza delle città dell'ovest, qui il controllo sull'età per entrare nei pub è rigorosissimo; ci vogliono 21 anni, a volte anche di giorno è difficile entrare con dei bambini (storia di vita vissuta), solo nei pub che servono anche del cibo a pranzo chiudono un occhio, ma bisogna entrarci a quell'ora lì, la sera neanche a parlarne.

Temple Bar e Grafton Street sono due quartieri del centro vivibilissimi, pieni di gente e pieni anche di italiani; c'è molta gente giovane in giro, a Dublino abita il 25% della popolazione d'Irlanda, e la percentuale degli under 25 è elevatissima. Ci sono molte coppie giovani, e molte mamme a vent'anni o poco più le vedi già girare con due bambini, il tenore di vita si è alzato moltissimo grazie a tutta una serie di facilitazioni economiche che la comunità europea ha riconosciuto all'Irlanda e che ha avuto come conseguenza l'arrivo delle grandi aziende europee con filiali o stabilimenti importanti.

C'è anche molta musica in giro, praticamente basta che uno sappia suonare la chitarra e conosca tre canzoni e può organizzarsi un posticino per strada e raccogliere due soldi; a Dublino esistono circa un migliaio di gruppi musicali, non è così strano poi se negli ultimi anni, dagli U2 ai Corrs ai Cranberries, o per citare anche il cinema e la letteratura, The Committments e The Van, l'Irlanda faccia tendenza.

Forse Dublino è in netto contrasto con i luoghi visitati fino ad adesso, nell'ovest o nel nord, forse meno vera e più oramai votata a diventare città europea (c'è anche una prestigiosa università frequentata anche da molti italiani, un po' come a Edimburgo); non si può dimenticare Dublino in un viaggio in Irlanda, è ancora una città che ha voglia di vivere.
Verso sera si torna al campeggio; all'alba di oggi andiamo al porto e saliamo sul traghetto.
Quando arriveremo a casa saranno passati 28 giorni, e si dice che dopo tanto tempo si ha anche voglia di tornare a casa; io però non ce l'ho.

Alcuni dati logistici

Dove abbiamo dormito …

05 agosto - Glendalough, parcheggio sito monastico
06 agosto - Kilkenny, camping
07 agosto - Gougane Berra Park, parcheggio vicino a laghetto
08 agosto - Ardgroom, parcheggio sul molo
09 agosto - Derrynane, parcheggio centro Daniel O'Connell
10 agosto - Caherseeven, camping
11 agosto - Inch Strand, parcheggio spiaggia
12 agosto - Dunmore Head, parcheggio
13 agosto - Dingle, parcheggio porto
14 agosto - Doolin, camping
15 agosto - Rossaveel, parcheggio ferry Aran
16 agosto - Rossaveel, parcheggio ferry Aran
17 agosto - Roundstone, parcheggio negozio bodhran
18 agosto - Westport, camping
19 agosto - Keel, parcheggio sul mare
20 agosto - Currick, parcheggio scuola
21 agosto - Rossbeg, camping
22 agosto - Giant's Causeway, parcheggio centro visitatori
23 agosto - Mellyflont Abbey, parcheggio sito monastico
24 agosto - Dublin, camping
25 agosto - Dublin, camping

… e cosa abbiamo visto

05 agosto - Sbarco a Dublin Port
06 agosto - Glendalough, Kilkenny
07 agosto - Rock of Cashel, Cobh Port (Cork)
08 agosto - Bantry Bay, Casteltownbere, Beara Peninsula
09 agosto - Kenmare, Moll's Gap, Blackvalley, Brin Lough, Caherdaniel, Derrynane (Ring of Kerry)
10 agosto - Coomakesta Pass, Waterville, Ballyskellig, Portmagee, Caherseeven (Ring of Kerry)
11 agosto - Valentia Island, Inch Strand
12 agosto - Dingle Peninsula, Beehivehuts, Dunmore Head
13 agosto - Dingle Peninsula, Brandon Creek, Dingle
14 agosto - Conor Pass, Cliffs of Moher, Doolin
15 agosto - Burren, Galway
16 agosto - Inishmore (Aran)
17 agosto - Connemara, Roundstone
18 agosto - Omay Island, Westport
19 agosto - Achill Island, Keem Strand, Keel
20 agosto - Sligo, Ballyshannon, Donegal
21 agosto - Slieve League, Glencolumbkille
22 agosto - Glenveagh National Park, Giant's Causeway
23 agosto - Belfast
24 agosto - Mellyflont Abbey, Monasterboice, Tara
25 agosto - Dublin



Viaggio effettuato nell'Agosto 2000 da Daniele Albani

Potete trovare ulteriori informazioni sulle località toccate da questo itinerario nella sezione METE.


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