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Vai alla home page di www.CamperOnLine.itViaggio in ISLANDA e ISOLE FAROE

3 agosto-10 settembre 2007

Viaggiamo da soli, due persone di mezza età con un camper Gulliver della Papillon, di 5,08 metri di lunghezza a cui si deve aggiungere lo spazio occupato dal portamoto, su cui è montata una moto enduro per poter percorrere anche le piste dissestate che non possiamo percorrere con il camper.

Abbiamo prenotato la nave da Bergen per il 7 agosto e quindi partiamo da Bologna con il nostro camper la mattina del 3 agosto. Durante il viaggio pernottiamo la prima sera a Fulda, in Germania, in un bel parcheggio prospiciente il centro, in parte dedicato ai camper e dotato di servizi igienici e corrente elettrica. È stata una scoperta casuale ma fortunata. La seconda sera, dopo aver traghettato da Puttgarden a Rodby (56 euro), pernottiamo a Helsingor, in Danimarca, anche qui in un parcheggio vicino all’imbarco che ci avrebbe portato in Svezia, a Helsinborg (30 euro). La terza sera pernottiamo in Norvegia, a Ginau, una località anche sciistica, in un tranquillo parcheggio che costeggia la statale 7.

Arriviamo a Bergen nel primo pomeriggio del 6 agosto, in una bellissima e calda giornata di sole. Abbiamo percorso in tutto 2600 kilometri. La città si presenta al meglio, con i tavolini dei bar all’aperto affollati e un’atomosfera veramente da vacanza. Anche qui trascorriamo la notte in un parcheggio vicino all’imbarco, perché dobbiamo presentarci al check-in alle 6 del mattino. La nave salpa puntualissima alle 9 del mattino del 7 agosto.
(Il prezzo andata e ritorno per il nostro camper e 2 persone è di 1259 euro. All’andata non c’erano più cabine libere e quindi abbiamo dovuto viaggiare in cuccetta, esperienza che sconsiglio, dato che le “stanzette” di 3 metri per 3 metri contengono 9 cuccette, 3 a 3 sovrapposte, e un solo complesso di servizi – 2 wc e 2 docce – per 5 o 6 stanzette. Al ritorno abbiamo invece viaggiato in cabina doppia esterna, dotata di televisore e frigorifero e ovviamente un bagno privato.)
In tarda serata siamo arrivati a Scrabster, in Scozia, e poi, nel primo pomeriggio del giorno seguente, a Thorshavn, alle isole Faroe, e infine, alle 9 del mattino di giovedì 9 agosto, a Seydifjordur, in Islanda, dove sbarchiamo.

Giovedì 9 agosto 2007

Dopo aver cambiato un po’ di euro in corone islandesi, usciamo velocemente dal porto e dal paese per recarci nella vicina cittadina di Egilstadir, dove possiamo fare la spesa e acquistare una camping card del costo di 9900 corone (pari a circa 114 euro) che ci permetterà di pernottare gratuitamente in 27 campeggi convenzionati sparsi per tutto il paese. E poi via, verso l’avventura.
L’Islanda ti colpisce forte, immediatamente, con i suoi prati battuti dal vento, i suoi innumerevoli corsi d’acqua e, sullo sfondo, le montagne coperte di neve. Una sensazione di natura assoluta.
La prima tappa è Dettifoss, dopo aver percorso circa 100 kilometri in mezzo a un paesaggio “lunare” a cui noi non siamo minimamente abituati, e che ci turba anche un po’, e 30 kilometri di strada sterrata che ci procura non poche preoccupazioni per l’integrità del nostro mezzo.
La cascata di Dettifoss, la più grande d’Europa, si accompagna ad altre due cascate, quella di Sellfoss e quella di Hafragilsfoss. Queste cascate, che distano l’una dall’altra circa 2 kilometri, danno l’opportunità di effettuare una bella passeggiata in mezzo alla natura, offrendo, oltre allo spettacolo delle cascate, anche quello di spiagge fluviali, canyon, distese di prati e di terre dai più vari colori.
Pernottiamo sul posto, al parcheggio dotato di servizi e rubinetto dell’acqua.

Venerdì 10 agosto 2007
La giornata inizia con un bel sole. Si parte alla volta di Husavik, ma sulla strada facciamo una breve deviazione per Asbyrgi, un canyon coperto di betulle che sfocia in un laghetto popolato di uccelli. La passeggiata è piacevolissima e ci dà modo anche di trovare dei funghi porcini che però non raccogliamo perché ci sembrano diversi dai nostri e non ci fidiamo troppo.
Arrivati a Husavik, acquistiamo i biglietti per il battello che ci porterà a cercare di avvistare le balene (3800 corone, circa 43 euro, a testa) e dopo pranzo ci imbarchiamo. Fa piuttosto freddo in mare aperto, anche se splende un bel sole, e quindi approfittiamo delle tute termiche fornite dall’equipaggio. Dopo aver avvistato alcuni delfini, tra l’entusiasmo generale avvistiamo infine una balena.
Al ritorno al camper, riprendiamo la strada verso il lago Myvathn. Man mano che ci allontaniamo dal mare il tempo peggiora e quando arriviamo a Reykjalid piove proprio. Andiamo all’agenzia che organizza le escursioni all’Askja e prenotiamo due biglietti per il giorno dopo (10000 corone, 115 euro, a testa) e poi ci sistemiamo in campeggio.

Sabato 11 agosto 2007
Ci svegliamo piuttosto presto sotto la pioggia, ci prepariamo e, sempre sotto la pioggia, ci rechiamo alla fermata dell’autobus per la nostra gita all’Askja. La nostra guida, che parla un inglese meravigliosamente chiaro e comprensibile, ed è decisamente beffardo nella sua tenuta composta di t-shirt, bermuda e sandali, mentre noi siamo vestiti come per una esplorazione artica, cerca di terrorizzarci dicendoci che, arrivando ai 1100 metri della nostra meta, potremmo trovare ancora più freddo di quanto non sia in quel momento. Alle 8 in punto partiamo; dopo 25 kilometri di strada asfaltata, affrontiamo i 100 kilometri di strada sterrata che ci porteranno all’Askja. La nostra guida si prodiga nel darci un sacco di informazione sulle colate laviche che troviamo sulla nostra strada, sui fiumi glaciali, sul modo migliore di affrontare i guadi, sulle leggende riguardanti i fuorilegge che in passato si rifugiavano sulle Highlands: insomma, fa egregiamente il suo mestiere. La gita all’Askja, per quanto piuttosto cara, è assolutamente irrinunciabile, perché ti mette a contatto diretto con questa terra così estrema. La caldera dell’Askja, con il suo lago e il suo cratere colmo di acqua calda sulfurea, è veramente un altro mondo. Se poi la visita è accompagnata dal racconto di storie vere e leggende mischiate tra loro, diventa ancora più godibile. La gita dura 12 ore, ed è di grande soddisfazione.

Domenica 12 agosto 2007
Sveglia col sole, anche se dura poco. Il programma della giornata prevede l’eplorazione della zona del lago Myvathn: prima Dimmuborgir, il campo di lava dalle forme bizzarre, poi il cratere Hverfjall, dalla cui sommità si gode di un bellissimo panorama, purtroppo guastato alle nuvole, poi le grotte di Grjotagia, piene di acqua calda, e infine Namafjall, luogo di fumarole e fanghi in ebollizione. Dopo pranzo ci spostiamo un po’ più in là, per visitare la zona di Krafla, ma il tempo è diventato così inclemente e fa così freddo (4,5 °C) che decidiamo di rinunciare e rimandare eventualmente a domani. Il resto della giornata trascorre in relax al campeggio.

Lunedì 13 agosto 2007
Anche stamattina il tempo non è clemente, e quindi decidiamo di rinunciare a Krafla e lasciare la zona del lago Myvathn ed avvicinarci di nuovo alla costa, nella speranza che il tempo lì sia più clemente. Prima però facciamo il periplo del lago, perché vogliamo vedere gli pseudocrateri di Skutustadhir, dalle forme bizzarre e per noi assolutamente spiazzanti. Lasciato il lago, arriviamo alla cascata di Godafoss, la cascata degli dei: la visitiamo brevemente sotto la pioggia e poi ci dirigiamo alla volta di Akureyri, dove facciamo un giro abbastanza esaustivo, visitando in particolare la cattedrale e l’orto botanico. Poi via di nuovo verso nord, lungo la costa fino a Olafsfjordur, dove ritroviamo il sole.
Poi, attraverso una lunga sterrata lungo una valle assolutamente disabitata ma dai panorami mozzafiato, arriviamo a Siglufjordur, la cosiddetta capitale delle aringhe. Ci fermiamo al campeggio, centrale e piuttosto spartano, ma i campeggi islandesi sono generalmente molto diversi dai nostri. Al porto i pescherecci stanno scaricando il pescato e noi chiediamo di acquistare un pesce, ma ce lo regalano, anzi, ci dicono di prendere quello che ci pare. Stasera, pesce fresco!

Martedì 14 agosto 2007
Al risveglio la giornata non è granché. Dopo aver visitato il museo dell’aringa, ci dirigiamo verso Saudarkrokur e poi verso Blonduos. Breve visita e poi proseguiamo verso , lungo una sterrata, nella speranza di avvistare le foche. Ci appostiamo a lungo in siti nei quali si dice che le foche siano di casa, ma non abbiamo fortuna, quindi, anche a causa del forte vento, riprendiamo la strada con l’intenzione di avviarci verso la regione dei fiordi occidentali. Dopo un centinaio di kilometri, però, ci accorgiamo che l’entità delle sterrate è veramente elevata, e quindi decidiamo, se pure a malincuore, di rinunciare a questa parte dell’isola e di tagliare verso sud, lungo una strada sterrata di una trentina di kilometri, che ci porta a Reykilar. Arriviamo piuttosto tardi e ci sistemiamo subito nel piccolo campeggio del posto.

Mercoledì 15 agosto 2007
La giornata è bellissima, e noi ci accorgiamo di essere arrivati in un posto bellissimo, un vero paradiso per bird-watcher. Ci avviamo lungo un sentiero lungo la laguna, ci appostiamo con il binocolo in un capanno di avvistamento, poi proseguiamo verso il mare tra lo svolazzare di centinaia di uccelli di molte specie diverse. Non siamo assolutamente esperti di ornitologia, ma quello che vediamo ci piace moltissimo. Nel pomeriggio ripartiamo verso l’interno alla volta di Husafell. Lungo la strada facciamo una sosta per ammirare le cascate di Hraunfoss e quella di Barnafoss, create dal fiume Hvita, di origine glaciale, le cui acque sono azzurrissime. A Husafell ci sistemiamo nel campeggio (molto bello), scarichiamo la moto dal portamoto e, attraverso la sterrata 550 e la pista 551 arriviamo fino ai piedi del ghiacciaio Langjokull, enorme e impressionante. Nonostante il sole, fa molto freddo, ma la gita è veramente fantastica. Ci divertiamo a guadare alcuni fiumicelli che attraversano la pista, proprio come due ragazzini.

Giovedì 16 agosto 2007
Anche oggi è una bella giornata, anche se non come ieri e ripartiamo alla volta della penisola di Snellensfells. Lungo la strada facciamo una sosta al passo, dove ci sono due laghetti, perfetti per una bella passeggiata al sole. Ripresa la strada, arriviamo a Grundafjordur, dove invece c’è un bel sentiero attorno al Kirkjufell, la montagna a forma di chiesa. La tappa successiva è Olafsvik e poi la costa occidentale della penisola. A Hellissandur la strada è ostruita da una moltitudine di uccelli marini che vi stazionano e svolazzano tutto intorno, rischiando di essere investiti. E a giudicare dai resti sull’asfalto, non sono pochi quelli che non ce l’hanno fatta a evitare i veicoli in transito. Imbocchiamo una sterrata e dopo un paio di kilometri troviamo un parcheggio da cui parte un sentiero che attraversa una colata lavica e costeggia il mare, fino ad arrivare a una spiaggia di sabbia gialla, dove un cartello ci avverte che in quel luogo è stata trovata una tomba vichinga, contenente uno scheletro ben conservato e alcuni oggetti. Tornati al camper, arriviamo al cratere Saxhill, sulla cui cima ascendiamo, in totale solitudine, per ammirare il panorama intorno: da una parte il mare e dall’altra il ghiacciaio Snellsfellsjokull, che domina tutta la penisola. Proseguendo lungo la strada perimetrale della penisola, dopo una breve deviazione arriviamo al faro di Malarrif, dove decidiamo di passare la notte, tanto il posto è bello.

Venerdì 17 agosto 2007
Il risveglio in questo bellissimo luogo è magnifico. La giornata è discreta. Ci avviamo e facciamo sosta ad Arnarstapi, un bellissimo paesino “invaso” dagli uccelli marini. Imbocchiamo un sentiero costiero che ci permette di ammirare la morfologia della costa, le cui scogliere sono letteralmente costellate dai nidi dei gabbiani. Le rocce basaltiche prendono le forme più strane. Qua e là, all’interno della linea costiera, laghetti d’acqua dolce, dove altri uccelli si riposano, il tutto sotto il vulcano dal cappuccio di neve (questo è il significato di Snellsfelljokull); insomma, un vero paradiso. La tappa successiva è Lisuholl, dove c’è una piscina di acqua minerale a 40 °C in cui abbiamo intenzione di passare un paio d’ore. Dopo di che, corroborati, ripartiamo verso Borgarnes. Di qui proseguiamo verso il Hvalfjordur, al campeggio di Thoristadir. Questo campeggio, molto ampio, in riva a un lago, e c’è anche un campo di golf. Ci sono molte possibilità di passeggiate e noi ne approfittiamo, sia lungo il lago, sia sul pendio della montagna alle spalle.

Sabato 18 agosto 2007
La giornata è veramente splendida. Ci alziamo presto e ci dirigiamo verso Rejkiavik, che non è lontana. Vi trascorriamo l’intera giornata. La città è particolarmente animata perché proprio oggi vi si corre la maratona ed è in svolgimento la notte della cultura (che in realtà si svolge anche durante il giorno). In tutte le strade, le piazze e anche nei negozi e nei ristoranti si svolgono delle performance, vuoi di band musicali, vuoi di musicisti isolati, vuoi di gruppi di ballo, ecc. ecc. Naturalmente cerchiamo di farci un’idea abbastanza esaustiva di quello che la città può offrire, con le visite canoniche delle vie dello shopping, della cattedrale e del parlamento.
A sera lasciamo la capitale per Grindavik, al cui campeggio vogliamo passare la notte, ma è talmente squallido che preferiamo pernottare al parcheggio della laguna blu.

Domenica 19 agosto 2007
Al risveglio piove! Restiamo per un po’ indecisi se tuffarci lo stesso nelle piscine termali, nonostante piova e il cielo sia plumbeo, poi rompiamo gli indugi e, sotto la pioggia, entriamo (1800 corone, circa 20 euro, a testa). Il bagno nelle piscine di acqua termale a 40 °C, scavate nella lava, è assolutamente da non perdere! Nonostante la pioggia, ce la godiamo proprio.
Alla fine, ripartiamo alla volta di Thingvellir, dove si trova la faglia che segna la frattura continentale tra Europa e America. Il tempo è decisamente migliorato, il sito è molto suggestivo e la passeggiata molto piacevole. Alla fine della visita ripartiamo alla volta di Laugarvathn, dove ci sistemiamo in campeggio. Abbiamo il tempo per una lunga passeggiata sulle colline sovrastanti il campeggio, coperte di vegetazione, il che è abbastanza inconsueto. A sera, invece, facciamo una lunga passeggiata sul lago.

Lunedì 20 agosto 2007
Anche oggi è una bellissima giornata di sole. Ci svegliamo presto e arriviamo presto a Geysir: fa un gran freddo, ma la caccia allo scatto per catturare lo Strokkur sulla nostra macchina fotografica ci tiene molto impegnati. Aspettiamo inutilmente che anche Geysir, il grande geyser, che è dormiente, prenda improvvisamente vita. Poi ci rassegniamo e ripartiamo alla volta di Gullfoss, la cascata d’oro, a pochi kilometri di distanza. Una bella passeggiata panoramica ci conduce a una cascata possente, veramente impressionante.
Terminata la visita, proseguiamo per la statale, fin dove è asfaltata, all’incrocio con la pista F335. Di nuovo scarichiamo la moto e percorriamo i 15 kilometri che ci separano dal lago Agavathn e dal ghiacciaio Langjokull (ancora lui). Superiamo un guado, ma, a un kilometro dalla meta, troviamo un guado troppo profondo per essere superato con la moto; inoltre la corrente è tanto forte da sconsigliarci di attraversarlo a piedi. Così, a malincuore, torniamo sui nostri passi, riprendiamo il camper, e ci dirigiamo verso la nostra meta per stasera: la pista F208 che porta al Landmannlaugar, dove vogliamo arrivare domani. Pernottiamo nel piazzale antistante l’albergo di Leirubakki, dove termina l’asfalto.

Martedì 21 agosto 2008
Ci svegliamo sotto un cielo nuvoloso, che non promette niente di buono, ma il desiderio di arrivare al Landmannlaugar è tale, che dediciamo lo stesso di partire. Con la moto percorriamo i 40 kilometri che ci separano dalla nostra meta. Qui troviamo un campeggio, per la verità abbastanza affollato, fornito di servizi piuttosto buoni. Qui fanno sosta anche i pullman di linea (che sono dei fuoristrada micidiali), ma sono numerose anche le auto. Nella piana scorre un ruscello di acqua calda, dove alcune persone nuotano. Con lo zaino in spalla, imbocchiamo un sentiero che ci porta sulla cima di una vetta soprastante, per poter ammirare il panorama dall’alto. Al ritorno, riprendiamo la moto e la strada del ritorno, ma dopo pochi minuti comincia a piovere e percorriamo i 40 kilometri che ci separano dal camper (circa 1 ora e mezzo di tempo) sotto una pioggia battente che, nonostante gli abiti antipioggia, finisce per bagnarci parecchio. Ma ne è valsa proprio la pena.
Il tempo di ricaricare la moto e asciugarci, e ripartiamo per Hvolsvollur, nel cui campeggio vogliamo pernottare. Quando arriviamo è già abbastanza tardi e la pioggia è talmente fitta che non riusciamo a trovare il campeggio e così parcheggiamo sul piazzale antistante l’ufficio informazioni e lì pernottiamo.

Mercoledì 22 agosto 2007
Ci svegliamo sotto la pioggia, esattamente come la sera precedente. Lasciata Hvolsvollur, ci dirigiamo verso Skogar. Sulla strada, facciamo sosta alla cascata di Seljalandsfoss, alla quale conviene non avvicinarsi troppo, se non si vuole finire inzuppati, visto che, tra l’altro, ha smesso di piovere. A Skogar troviamo la cascata Skogafoss, imponente e con l’acqua marrone (pensiamo a causa della terra smossa dalla pioggia). Saliamo lungo il sentiero che costeggia la cascata fino alla cima, e poi proseguiamo costeggiando le gole scavate dal fiume, nelle quali è un susseguirsi di rapide e cascate, in scenari veramente sorprendenti. Al ritorno, riprendiamo la strada verso Vik, dove ci sistemiamo in campeggio. Siccome è uscito il sole, scarichiamo la moto e ci dirigiamo verso il ghiacciaio Solheimajokull, le cui lingue scendono fino alla sterrata 221. Purtroppo, ancora una volta veniamo sorpresi dalla pioggia e quindi la nostra sosta sul ghiaccio è piuttosto breve. Facciamo ritorno al campeggio e ci concediamo una passeggiata sulla spiaggia di Vik, veramente spettacolare con i suoi faraglioni sullo sfondo. Il vento è forte e ogni tanto scroscia un po’ di pioggia, ma si può fare.

Giovedì 23 agosto 2007
Al risveglio la giornata sembra buona, ma al momento di uscire dal camper, il tempo cambia di nuovo e sarà così per tutta la giornata: un’alternanza di sole e di brevi scrosci di pioggia, anche violenti. Ci dirigiamo verso cap Dirholaey, che merita tutta la sua fama, dove, fra l’altro, avvistiamo i puffin, le pulcinelle di mare. Il resto della giornata viene speso lungo la costa tra il capo e Vik, che ha spiagge e scorci e scogliere e faraglioni veramente bellissimi.
Verso sera ci dirigiamo verso Kirkjubaerjarklaustur (!), dove ci sistemiamo nel campeggio con cascata incorporata; e rimane ancora il tempo per una passeggiata sulla collina sovrastante.

Venerdì 24 agosto 2007
La sveglia antelucana ci viene data da un gregge di pecore belanti, ma finalmente c’è un bel sole. Partiamo alla volta di Skaftafell, dove trascorreremo la giornata tra cascate e lingue di ghiaccio che scendono dal Vatnajokull. Prima saliamo verso la cascata di Svartifoss, poi proseguiamo verso un belvedere da cui si gode un bel panorama su una lingua di ghiaccio che scende fino al lago sottostante, che a sua volta si incanala in un vasto fiume che, in mille rivoli che si separano e si riuniscono, corre verso il mare che luccica sullo sfondo, e infine fino alla cima Kristinatindar, circa 1200 metri, dove la nostra escursione termina. Fa abbastanza caldo da poter scoprire le braccia e questa sarà l’unica occasione, durante tutto il nostro soggiorno in Islanda, in cui sarà possibile. Al ritorno visitiamo altre lingue di ghiaccio raggiungibili da altri sentieri e poi, verso sera, raggiungiamo Jokullsarlon.
Quello che appare ai nostri sguardi ci lascia letteralmente senza fiato: le macchine fotografiche fanno lo straordinario per riprendere gli iceberg che, staccatisi dal ghiacciaio, percorrono lentamente prima il lago, e poi il fiume, per giungere fino al mare. Nel cielo lo svolazzare di innumerevoli uccelli marini e nell’acqua le foche! Siamo assolutamente entusiasti.

Sabato 25 agosto 2007
Durante la notte ha piovuto molto, ma al mattino splende un bellissimo, che fa brillare il ghiaccio e l’acqua. Acquistiamo i biglietti per un giro sul mezzo anfibio che ci porterà sul lago (2300 corone, circa 32 euro, a testa) a vedere più da vicino la morena e gli iceberg. Scesi dalla “barca”, ci rechiamo sulla spiagga a godere dello spettacolo inconsueto dei blocchi di ghiaccio arenati sulla sabbia, o di altri che galleggiano sull’acqua, schiaffeggiati dalle onde. E in mezzo, le foche, che si lasciano trasportare dalla corrente e sfrecciano sotto i nostri occhi. Anche oggi un gran lavoro per la macchina fotografica. Nel pomeriggio, col cambiare della marea, gli iceberg tornano dal mare verso il lago e questo proprio non ce lo aspettavamo.
Verso sera riprendiamo la strada e arriviamo a Hofn, dove ci sistemiamo nel bel campeggio della città, in bella posizione panoramica sulla laguna ricca di uccelli, con alle spalle il ghiacciaio Vatnajokull che, essendo grandissimo, ci accompagna per un bel po’ di percorso lungo la costa meridionale.

Domenica 26 agosto 2007
Durante la notte è piovuto moltissimo, e la mattinata è nuvolosa. Ci avviamo verso nord-est e ci fermiamo al faro di capo Hvalnes, dove ci sono belle spiagge di sabbia nera e molte specie di uccelli. Nel pomeriggio costeggiamo i fiordi orientali e a sera arriviamo a Neskaupstadur, sul Nordfjordur, dove la strada finisce. Non riusciamo a trovare il campeggio, ma c’è la possibilità di parcheggiare proprio dove la strada finisce e inizia un sentiero che attraversa una zona protetta. È tranquillo e panoramico.

Lunedì 27 agosto 2007
Ci svegliamo con un bellissimo sole e ripartiamo alla volta di Egilstadir. Di qui, proseguiamo lungo il lago Langfljot, poi imbocchiamo la 910 in direzione del monte Snaefell, la seconda montagna d’Islanda dopo il Vatnajokull. Continuiamo fino a un bacino artificiale, dove la strada si interrompe, cui fanno corona una fila ininterrotta di ghiacciai. Ci incamminiamo lungo il lago, in una piacevolissima passeggiata. Tornati al camper, facciamo a ritroso la strada fino al parcheggio per ascendere alla cascata Hangifoss. Lungo il sentiero in salita, si incontra prima la cascata Litanesfoss, poi Hangifoss. Il sole resiste alto in cielo azzurrissimo e camminare è veramente piacevole. Poi ripartiamo alla volta di Egilstadir, dove pernottiamo nel parcheggio prospiciente un supermercato.

Martedì 28 agosto 2007
Di nuovo una giornata splendida, quindi decidiamo di percorrere i 150 kilometri che ci separano dal Krafla (il cerchio si chiude) per poter ammirare quello che avevamo dovuto tralasciare all’inizio del viaggio. Arrivati a Leirnjukur, vicino alla centrale geotermica, ci avviamo lungo un sentiero segnato tra colate laviche nerissime, fumarole color zafferano e viste mozzafiato sulle montagne circostanti e sui ghiacciai lontani. Terminata questa escursione, ci spostiamo al cratere Viti. Inizialmente una delusione: il lago nel cratere, pur con acqua limpidissima e colori da atollo polinesiano, non ha l’acqua azzurrastra che ci aspettavamo. Ma continuando per il sentiero dietro il cratere la nostra delusione svanisce immediatamente: fumarole, bollori di fango di ogni colore e un cielo turchino che sembra finto. L’aria è così fine che fa sembrare a portata di dita i ghiacciai lontani più di 150 kilometri. A sera ci spostiamo sul lago Myvathn, al campeggio di Reykialid (ancora lui).

Mercoledì 29 agosto 2007
La festa è finita: piove a dirotto. Ripartiamo per Egilstadir e poi per Seydifjordur, dove domani ci imbarcheremo. Ci sistemiamo nel campeggio e nel pomeriggio, approfittando di una schiarita, esploriamo il paese e le sue case caratteristiche. Ma ormai il nostro viaggio in Islanda è terminato.

Giovedì 30 agosto 2007
Anche oggi piove forte. Ci rechiamo al check-in e aspettiamo a lungo l’imbarco, perché saremo i primi a sbarcare (alle isole Faroe) e quindi gli ultimi a salire. La cabina è confortevole e il resto della giornata trascorre velocemente.

Venerdì 31 agosto 2007
All’alba arriviamo a Torshavn e dobbiamo aspettare un po’ di tempo perché aprano le banche e i negozi. La stagione è ormai avanzata e i campeggi (almeno la maggioranza) sono già chiusi. Dopo aver sbrigato le commissioni necessarie, e aver visitato brevemente la città, ci rechiamo a Kirkjubour, bel villaggetto dove ci sono i resti di un’antica cattedrale e dove c’è la possibilità di fare una bella passeggiata su sentiero segnato. A sera ritorniamo a Torshavn, dove pernottiamo in un parcheggio vicino al porto.

Sabato 1 settembre 2007
Durante la notte si è scatenata una vera tempesta di pioggia e vento e anche al mattino il tempo non è granché. Ci spostiamo a Vestmanna, dove vogliamo prendere il battello per visitare le scogliere e le grotte, che dicono essere molto interessanti. Ma il tour del pomeriggio viene annullato perché noi saremmo i soli clienti e il vento forte non permette di completare il tour. Ci trasferiamo ancora più a nord. Lungo la strada incontriamo la cascata di Fossà, forse l’unica cascata vera e propria delle Faroe. Proseguiamo fino al villaggio più settentrionale delle Faroe, Tjornvik, molto grazioso, affacciato sul mare aperto, da cui si gode un bellissimo panorama. Dopo una breve passeggiata nel paese e lungo il mare, riprende a piovere forte. Ripartiamo alla volta di Eidi, dove vorremmo pernottare al campeggio, che però non è praticabile, tanto è battuto dal vento. Preferiamo sistemarci lungo la riva del mare, al riparo di alcuni edifici. Eidi si trova su un istmo che ci dà la possibilità di una piacevolissima, se pur bagnata, passeggiata.

Domenica 2 settembre 2007
Di nuovo una notte di tregenda. E al mattino le cose non vanno molto meglio: siamo un po’ scoraggiati. Riprendiamo l’esplorazione delle isole, anche se non c’è una gran visibilità. Ci dirigiamo verso Fuglafjordur, dove dovrebbe esserci un campeggio. In realtà si tratta di un parcheggio con prese elettriche, ma non c’è nessuno a cui chiedere, perciò ci rechiamo in paese e di lì, lungo un sentiero segnato, saliamo sulla montagna, ma non ci fidiamo di allontanarci troppo, perché temiamo che scenda la nebbia. Preferiamo quindi un’altra passeggiata lungo il fiordo, che non ci fa temere di perderci. Quindi ritorniamo al “campeggio” quando ormai è tardo pomeriggio, e il locale prospiciente è aperto e possiamo chiedere se possiamo sostare e usufruire della corrente elettrica, permesso che ci viene accordato, e gratuitamente.

Lunedì 3 settembre 2007
Stamattina il tempo è decisamente migliore: brevi scrosci si alternano ad ampie schiarite e considerato l’andazzo di questo tempo faroese, si potrebbe definire una giornata di bel tempo. Ci spostiamo verso sud e la giornata migliora sempre più, permettendoci finalmente di vedere bene i paesaggi che attraversiamo. Skali, Oyndafjordur con le sue “rocking stones” e infine Saksun, che si rivela un posto straordinario. C’è ancora abbastanza tempo per una esplorazione abbastanza approfondita di questo luogo bellissimo, che non ci saziamo mai di fotografare. Decidiamo di pernottare qui, anche se, a causa del vento fortissimo, non si rivelerà una scelta felice.

Martedì 4 settembre 2007
Il tempo è pessimo, quindi decidiamo di tornare a Torshavn e di rifugiarci nei centri commerciali (anche perché abbiamo bisogno di fare la spesa), idea che hanno avuto anche altri turisti, che riconosciamo facilmente dall’abbigliamento e dagli impermeabili trasparenti. Quando schiarisce un po’ finiamo di visitare la città, che avevamo visitato brevemente al nostro arrivo. Verso sera ci spostiamo a Kirkjuboer, dove vogliamo passare la notte.

Mercoledì 5 settembre 2007
Oggi il tempo è piuttosto buono e decidiamo di tornare a Vestmanna per tentare l’escursione alle scogliere. Lungo la strada ci fermiamo a Klikvik, un paesino molto grazioso, posizionato in fondo a un’insenatura piuttosto profonda, dove troviamo anche quello che resta di una fattoria vichinga, portata alla luce da alcuni scavi. La passeggiata alla scoperta di Klikvik è molto piacevole. Ripartiamo per Vestmanna, ma nemmeno stavolta riusciamo nel nostro intento: la gita non può essere fatta e quindi dobbiamo rinunciare definitivamente. Ci spostiamo a Leynar, un piccolo villaggio con una bella spiaggia di sabbia grigia e case tipiche. Ci incamminiamo lungo il sentiero che porta a una piccola frazione 3 kilometri a monte, tra greggi, prati, scogliere e bellissimi panorami (il sole rende tutto più bello). Partiti di lì, ci fermiamo su un lago affollato di pescatori.
Facciamo il giro del lago e ci chiediamo come fanno questi pescatori a restare per ore immersi in quell’acqua gelida, pur se attrezzati con abiti e calzature ad hoc. Verso sera torniamo a Klikvik, dove siamo sicuri che trascorreremo una nottata serena e tranquilla. E così è stato.

Giovedì 6 settembre 2007
Il tempo è grigio/piovoso, ma non importa: oggi si riparte. Ci avviamo verso Torshavn dove sbrighiamo le ultime commissioni e ci presentiamo puntuali al check-in, in attesa di imbarcarci. Una volta a bordo è come se la vacanza fosse terminata. Invece ci aspetta ancora il viaggio di ritorno!

Venerdì 7 settembre 2007
Arriviamo a Bergen attorno alla 19,30, un po’ in ritardo, dopo essere passati per Lerwick, nelle isole Shetland. La città si presenta molto diversa da un mese fa. Fa buio molto più presto e inoltre piove. Pernottiamo dove avevamo pernottato all’andata.

Sabato 8 settembre 2007
Ci alziamo presto e iniziamo il viaggio di ritorno. Piove per tutta la mattinata, ma quando arriviamo in Svezia splende il sole. Pernottiamo in un’area di sosta al bordo di un fiordo vicino a Uddevalla.

Domenica 9 settembre 2007
Ripartiamo abbastanza presto in una bella giornata di sole. Abbiamo deciso di cambiare percorso e di non prendere traghetti. Arriviamo quindi fino a Malmo e attraversiamo sul ponte che la collega a Copehagen (245 corone, circa 34 euro). In Danimarca soffia un vento forte. Attraversiamo anche il secondo ponte che collega le isole danesi (205 corone, circa 28 euro) e arriviamo in Germania. Ci fermiamo a Hildesheim, dove vogliamo pernottare. A differenza di Fulda, dove ci siamo fermati all’andata, non abbiamo trovato una sistemazione altrettanto soddisfacente, ma la città merita sicuramente una visita: quindi ce lo siamo annotato per il nostro prossimo viaggio in Germania.

Lunedì 10 settembre 2007
Il resto del viaggio di ritorno si svolge rapidamente e con temperature sempre più alte man mano che scendiamo verso sud. Prima di sera siamo a casa.

Nota sui costi

I prezzi in Islanda sono piuttosto elevati, dall’alimentazione, al carburante (il gasolio costa circa 1,50 euro), ai souvenir, ai biglietti per le escursioni e le visite. Sono invece piuttosto a buon mercato i campeggi (che sono piuttosto spartani).

Nel corso del nostro viaggio abbiamo percorso 9900 kilometri e in tutto abbiamo speso circa 4000 euro (più, naturalmente, tutto quello che avevamo stivato in dispensa prima di partire).

Nota sul viaggio per arrivare a Bergen

Nel viaggio di ritorno, evitando i traghetti e utilizzando i ponti abbiamo speso un po’ meno, ma abbiamo percorso circa 250 kilometri in più.
Dal punto di vista dei costi, alla fine, i due percorsi si equivalgono. Dal punto di vista del tempo di percorrenza, nel viaggio di andata abbiamo trovato lavori in corso sul nodo autostradale di Amburgo verso est, cioè verso Lubecca, e quindi abbiamo fatto 3 ore di coda, e anche i tempi di imbarco a Puttgarten sono stati lunghi (era sabato e c’era un sacco di macchine), nonostante l’efficienza del sistema di carico e scarico. Il viaggio di ritorno, quindi, nonstante i 250 kilometri in più, è stato un po’ più veloce. Però non sappiamo quanto la nostra esperienza possa assumere una valenza generale.


Viaggio effettuato nell'estate 2007 da Lia Righi e Antonio Soligno

Potete trovare ulteriori informazioni sull'Islanda nella sezione METE, e i più recenti aggiornamenti alla situazione delle aree di sosta nella sezione AREE DI SOSTA.


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