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Douce France du sud

Douce France du sud


Due settimane nella dolce e accogliente Francia mediterranea

Periodo del viaggio 04/08/08 - 19/08/08 (15 giorni)
Pubblicato da luigibartezVisita il profiloContattaInvia una mail

Resoconto del viaggio

DOUCE FRANCE DE SUD

Di Luigi Bartezaghi
 
Equipaggio: Paola navigatrice e cuoca – Luigi pilota
Mezzo       : semintegrale Laika Kreos 3008

Quest’estate del 2008 porta a tutti gli europei problemi economici; a noi si aggiungono problemi familiari e bisogno di vivere un periodo di vacanze itineranti in completa tranquillità. Queste sono le motivazioni che ci hanno spinto ancora una volta a programmare un viaggio in Francia alla scoperta di quel poco che ancora non abbiamo visto e a rivisitare quel tanto che ci era piaciuto. E questo è il nostro diario di bordo.

 

Lunedì, 4 agosto

 

Ci siamo presi tutto il week end per mettere ordine tra le nostre cose, rilassarci e accertarci che i ragazzi siano arrivati a destinazione. Agitati e con le palpitazioni come ragazzini alla prima estate di vacanze liberi da vincoli familiari, a mezzogiorno ci mettiamo in marcia per la prima tappa di trasferimento, dopo aver ritirato il camper dal deposito di Pero, caricato le vettovaglie e riempito i serbatoi. Siamo dentro una bolla di calore, lo stanno ripetendo spesso al telegiornale, e per fortuna abbiamo l’aria condizionata in cabina. Caldo afoso per tutto il tragitto, rigorosamente attraverso strade statali - Vigevano, Casale Monferrato, Asti, Bra, Cuneo - mentre il paesaggio ci scorre accanto addormentato dalla calura. Praticamente non ci siamo mai fermati, se escludiamo la sosta nel parcheggio del centro commerciale di Mortara, dove pranziamo in piedi con un panino e dell’uva bianca, e l’altra nel parcheggio della Maina a Fossano, dove scopriamo che lo spaccio è chiuso ed il panettone ai frutti esotici di cui siamo tanto golosi saranno messi in produzione solo a partire da ottobre.

Anche a Vinadio, prima tappa di trasferimento, il caldo è asfissiante. Erba bruciata e sterpi secchi ci accolgono nell’area attrezzata e fatichiamo non poco a trovare il modo di metterci in piano, per aprire subito tutti i finestrini e gli oblò nel tentativo, vano, di trovare un p di refrigerio. È dolce e tranquillizzante tornare a Vinadio, dove già altre volte abbiamo iniziato i nostri tour, per rinfrescarci il sangue prima di iniziare le vacanze vere e proprie. Conosciamo il paese ed è piacevole tornare a rivisitarlo, scoprendolo piacevolmente ristrutturato e ripulito dall’ultima volta, anche se procedendo a passi lenti e cadenzati secondo lo stile locale. Saliamo sino alla parte alta del forte Albertino, dove scopriamo che una comunità piemontese ha affittato i vecchi locali dell’infermeria per attrezzare un campeggio estivo. In Italia capita anche questo… per noi è incomprensibile che una struttura storica possa essere chiusa parzialmente al pubblico per affittarne i locali.

NOVATE MILANESE – VINADIO   - Km. 300     Area attrezzata € 10,00

 

Martedì, 5 agosto

Cercavamo un po’ di frescura, ma il caldo non attenua di molto la sua morsa nella notte e al mattino siamo già rientrati nel forno, mentre il sole ricomincia ad arroventare le strade. Facciamo il pieno di acqua, per noi la migliore in assoluto, fresca e povera di sodio e affrontiamo il colle della Maddalena, avendo come prima tappa programmata Barcellonette, dove oltre a sgranchirci le gambe contiamo di acquistare la nostra prima baguette. Purtroppo non riusciamo a trovare un buco dove parcheggiare. È giorno di mercato ed il paese è straboccante di turisti e valligiani che hanno avuto la nostra stessa idea. Così abbastanza incoscientemente imbocchiamo il col d’Allos, ripromettendoci di fermarci al prossimo paese. Notiamo il cartello che vieta il transito a mezzi superiori ai 35 quintali (e noi se non siamo oltre, stiamo certamente al limite) ma decidiamo di ignorarlo. Mal ce ne incoglie perché affrontiamo oltre 30 km di strada stretta di montagna, senza guardrail né argine alcuno quando siamo nel lato a valle e a ridosso di rocce sporgenti quando siamo a monte, che ci porterà oltre i 2000 metri, obbligandoci ad una continua tensione. Le pendenze sono spesso in doppia cifra ed anche il mezzo è messo alla prova. Sono chilometri massacranti, di continui pericoli nell’incrociarsi con altri veicoli. Fortunatamente non incrociamo camper che procedono in senso inverso e ne scorgiamo solo un paio di piccole dimensioni in sosta al culmine. Noi tiriamo diritto senza fermarci a fotografare e ci fermiamo solo ad Allos, dove sciogliamo i muscoli e la tensione accumulata con una lunga passeggiata per il paese, in cerca di baguette e croissant. Ci eravamo ripromessi, dopo l’esperienza delle gole del Tarn, di non affrontare più percorsi così impegnativi e subito all’inizio delle nostre vacanze ci imbattiamo in una strada se possibile ancora più stretta e impegnativa, sconsigliata a mezzi della nostra dimensione. Scherziamo sulla nostra propensione ad essere incoscienti alla nostra età, mentre pranziamo nel parcheggio a fine paese. Avremmo voluto anche rilassarci con un pisolino ma non avendo potuto posteggiare in piano, decidiamo di portarci avanti, scendendo nella valle in cerca dei campi di lavanda (una delle ragioni di questo nostro viaggio). Arriviamo così a Colmars en Alp, che sarà una bellissima sorpresa di questo nostro tour. Un intero paese racchiuso tra le mura fortificate, con tanto di porte e camminamento sugli spalti. Una specie di ricetto come la nostra Candelo, ma più grande, meglio tenuto e mantenuto vivo. Saliamo anche al forte che dall’alto di una rupe, all’esterno del paese fortificato, controllava e difendeva la valle dalle scorribande dei banditi piemontesi (come sta spiegato sui cartelloni illustrativi che punteggiano i vari punti interessanti di Colmars). Ci riesce difficile crederlo, stante la distanza e le difficoltà di percorso per arrivare sin qui dall’Italia, soprattutto nei secoli scorsi, coi mezzi di allora, ma la nostra ignoranza in merito ci obbliga a credere che probabilmente proprio così fosse. Oggi una bella area attrezzata, con tavolini in legno per picnic sotto la pineta, è a disposizione dei visitatori, che da qui partono per una simpatica camminata verso una cascata che attira molti turisti. Noi invece ci rimettiamo in marcia sotto un sole implacabile per arrivare a Castellane, costeggiando il Verdon che qui viene sbarrato da un’alta ed imponente diga. Foto di rito e via. Sulla nostra guida la strada è segnalata bianca, mentre in realtà è nuova, ampia e scorrevole, con molti slarghi per consentire la sosta nei punti più panoramici. A sorpresa incontriamo i primi campi di lavanda di un intenso colore che spiccano in modo mirabile nel contesto bruciato dei campi che il circondano. Superata Castellane invece altri chilometri di strada tortuosa e di percorrenza impegnativa lungo le Gorges de Verdon. Anche qui, come per le gole del Tarn e il col d’Allos, strettoie, rocce appuntite e gravanti sulla strada, curve a ripetizione in un saliscendi stancante, specie dopo una giornata di trasferimento come questa. Non riusciamo nemmeno a fermarci al Pointe Sublime – uno degli obiettivi della tappa – dal grande flusso di autovetture e camper che affollano i pochi spazi disponibili. Non c’è modo di fermarsi e, concentrato come sono nella guida, riesco solo ad avere fuggevoli visioni degli squarci di orridi che si susseguono lungo la via. Solo qualche chilometro prima di Moustiers St. Marie – porto d’arrivo di questa tappa – riusciamo a fermarci a fotografare dall’alto il Verdon che dopo essere stato costretto a correre nelle gole – con flotte di gommoni che fanno rafting a riempirlo in rigorosa fila indiana come ad agosto ai caselli autostradali – si apre a formare un largo bacino di acque calme e di un azzurro così intenso da sembrare artefatto. Sulle sponde in tutti gli spazi disponibili sono presenti camping o strutture per il noleggio di canoe, gommoni, pedalò e tutto quello che può stare a galla. Quando arriviamo nell’area attrezzata, a valle del paese, ben segnalata e su sterrato polveroso, siamo cotti. Nel camper ci sono 37° e dopo aver fatto buio e aperto tutto quello che era possibile aprire, ci stendiamo a riposare. Usciremo solo dopo cena e aver pagato la sosta all’addetto comunale. Col buio è arrivato un po’ di refrigerio e ne approfittiamo per attardarci in paese, fotografando la famosa stella, che la leggenda dice essere stata messa da un crociato di ritorno dalla Terrasanta a coronamento di un voto e che collega i due picchi che incombono sul paese. La leggenda è a uso e consumo dei turisti, davvero tanti, ma è indubbiamente un modo simpatico di far ricordare il paese. Noi saliamo sino al santuario che domina le case, ma gli ultimi gradini ci stremano. Il sentiero è lastricato con pietre arrotondate e la salita è molto faticosa; la discesa non lo è di meno. Fortuna che hanno previsto un mancorrente a cui attaccarsi.

VINADIO – MOUSTIERS ST. MARIE        Km.194        AA nel parcheggio 5 a € 6,00

 
 
 

Mercoledì, 6 agosto

Paola ha proposto un cambio d’itinerario, così subito dopo Riez– saltando Sainte-Croix de Verdon e la visita al suo museo e Quinson dove avevamo previsto di visitare il museo della preistoria - ci siamo diretti a Greoux les Bains, città termale molto chic e costosa, dove per una baguette ed un sacrestaine (che si riveleranno tra i meno buoni di tutto il viaggio) ci hanno chiesto € 4,00. Girando per il paese ci disorientiamo e così arriviamo a Manosque. Qui giunti correggiamo ancora la rotta ed in breve siamo a Roussilon. Una sorpresa totale. Ci aspettavamo di trovare altri campi di lavanda, invece scopriamo il paese della creta. Un meraviglioso percorso tra la natura rossa e selvaggia delle terre lavorate dal vento e dalla mano dell’uomo. Ci godiamo questa piacevole sorpresa, ridendo del nostro viaggiare senza alcuna pianificazione, come solo il camper può consentire. Ritorniamo al camper che abbiamo parcheggiato all’ingresso del paese stanchi ma felici, e dopo esserci rifocillati, ci concediamo anche un pisolino ristoratore. Quando ripartiamo il sole picchia forte e dobbiamo accendere l’aria condizionata. Arriviamo a Gordes: meravigliosamente arroccata sulla collina. Il parcheggio costa € 5,00 ed è in pendenza, ma ci rifacciamo al relais gratuito, dove svuotiamo le acque nere e grigie, rabboccando l’acqua chiara. Poi andiamo a visitare il paese che prometteva di più e che invece tutto il suo fascino lo racchiude nel giacere sulla collina in posizione estremamente panoramica. Paola per rifarsi entra in un negozio della catena Blanc du Nil - che troveremo in tutti i centri turistici - ad acquistare un paio di pantaloni bianchi che col caldo che ci assilla sono necessari. Riprendiamo la strada ed invece di andare all’abbazia di Venasque a vedere i campi di lavanda (che qua in pianura è già stata raccolta) ci dirigiamo verso Fontaine la Vaucluse. Strada facendo deviamo brevemente per andare a visitare il museo della lavanda, dove oltre ad avere una breve spiegazione su come viene lavorata e sulla differenza tra lavanda e lavandine, ci lasciamo coinvolgere nella boutique e acquistiamo una crema miracolosa per il corpo ed una tisana, il tutto con ingredienti a base di lavanda. Fontaine de Vaucluse è vicina e senza difficoltà troviamo l’AA all’ingresso del paese e parcheggiamo all’ombra, anche se siamo sempre oltre i 32°. Questa sarà senza alcun dubbio la migliore area di sosta di tutto il nostro viaggio, con un rapporto qualità prezzo estremamente favorevole. Fontaine è bella, anche se a forte vocazione turistica e la passeggiata, che dal parcheggio porta in paese e alla sorgente correndo lungo il fiume, da sola valeva il viaggio. Le acque sono davvero chiare e fresche (non so se anche dolci perché non l’ho assaggiata) come le ha cantate Petrarca e così trasparenti da vedere il fondo e leggere nitidamente il chiaroscuro del sole che filtra tra i rami degli alberi che punteggiano le rive. Sembra incredibile la portata d’acqua in rapporto alla sorgente, molto vicina, che è in una forra sotto una rupe scoscesa che contiene il paese come in un cirque. Ovviamente ci sono molti turisti, ma non è difficile immaginare il poeta che qui si rifugiava a meditare sulle rive del fiume, dedicando i suoi pensieri a Laura. Rientrando al parcheggio dopo aver visitato l’antica fabbrica di carta ci capita di incontrare gente che si bagna nel fiume, mentre altri stanno già cenando nello spiazzo erboso che divide il fiume dalla zona di parcheggio. Una coppia di italiani seduta sulla panchina sta leggendo un libro, il cui titolo ci sembra essere la vita di Petrarca. Ci fermiamo per informarci sul periodo in cui Petrarca visse qui e invece scopriamo che non ne sanno nulla e stanno leggendo un libro che s’intitola “Vita pratica” e non “Vita del Petrarca”. Sono dei religiosi praticanti disturbati nella loro meditazione e noi, trattenendo a stento un sorriso che non sarebbe capito, ci scusiamo e torniamo al camper. Una doccia ristoratrice e cena all’aperto in pigiama. È liberatorio poter vivere in totale libertà senza doversi preoccupare dell’etichetta. Siamo tra una coppia giovane francese che intrattiene la figlioletta nel passeggino ed una famiglia allargata olandese che cena a base di spaghetti annegati in un sugo di pomodoro sintetico raccogliendoli da una bacinella, bevendo birra in quantità industriale. A chiudere una bellissima giornata riceviamo la telefonata di Sara, la nostra nipotina, che ci racconta le sue avventure al mare, invitandoci ancora una volta ad andare a trovarla.

 

MOUSTIERS ST. MARIE – FONTAINE DU VAUCLUSE km. 136 –

AA all’ingresso del paese € 3,00
 
 

Giovedì, 7 agosto

 

Al risveglio ci concediamo un’ultima passeggiata lungo il fiume, tornando a vedere il paese con il museo dedicato a Petrarca e cercando la casa di Laura che non troviamo. Nel silenzio e la tranquillità delle prime luci dell’alba il paese ha un aspetto fatato e prima che il mercato delle vacanze riapra riusciamo a rituffarci nel medio evo a cui Fontaine appartiene. Ci stacchiamo controvoglia da quest’angolo meraviglioso e ci dirigiamo ad Avignone dove con qualche difficoltà troviamo il parcheggio Il Piot (indirizzati da un cortese inserviente del Parking des Italien a cui ci eravamo indirizzati, ma non accessibile ai camper) e con la navetta gratuita ci portano, attraverso il ponte sul Rodano, alle porte della città, racchiusa tra mura molto ben conservate. Dopo tanto sole e afa, il cielo è grigio e ogni tanto cade qualche goccia di pioggia, per cui facciamo la coda senza particolari sofferenze per entrare a visitare il palazzo dei papi, sontuoso e bellissimo nella sua pietra beige all’esterno tanto quanto è cupo, spoglio, caotico e brutto l’interno. Il tutto per la modica cifra di € 10,50 a testa, compreso il noleggio del telefono portatile per la spiegazione dei vari ambienti in italiano. Usciamo stanchi e annoiati, ma con ancora la forza di tornare a piedi al parcheggio per poter scattare qualche foto dal ponte alle mura della città che da qui splendono in tutta la loro imponenza. Arrivati stremati al camper pranziamo a base di prosciutto e melone, per poi crollare addormentati. Riprendiamo la strada rinvigoriti per arrivare al Pont du Gard. Seguendo un camper belga ci fermiamo in un parcheggio, vicino a Remoulins sul fiume per sciropparci oltre tre chilometri di strada a piedi per andare a fotografare questa meraviglia romana. Il tutto per risparmiare € 5,00 di parcheggio (lato destro del fiume) dove ci dicono non sia possibile pernottare. Ma soprattutto per mettere alla prova noi stessi. Prova brillantemente superata, anche se rientriamo stremati, dopo aver tentato invano di rifarci una scorta di zuccheri prendendo un gelato francese, costoso ma di qualità molto scadente. Resterà il ricordo di questa camminata nel bosco e la visione di questo meraviglioso e ardito ponte, che da secoli sta li a testimoniare le incredibili capacità ingegneristiche dell’uomo romano. Tornati in strada e incanalati uscendo dal parcheggio sulla direttrice dell’autostrada, decidiamo di imboccarla per abbreviare i tempi di percorrenza con una voglia di mare che ci sta soffocando. La meta è Sete, poi strada facendo cambiamo idea e ci dirigiamo verso La Grau du Roi, dove è segnalata un’area di sosta, che ci permetterebbe di visitarla con calma, dal momento che ci siamo sempre e solo passati di corsa nel passato. Invece una manifestazione attira una moltitudine di visitatori e ci troviamo bloccati in una coda chilometrica che ci sconsiglia di proseguire. Ripieghiamo su Aigues Mortes, che conosciamo molto bene e che personalmente amo molto. Inoltre ci è facile ritrovare l’area di sosta ed essendo ormai sera inoltrata non corriamo il rischio di trovarci per strada in cerca di un posto tranquillo dove trascorrere la notte. La fortuna vuole che troviamo l’ultimo posto disponibile e che entriamo anche gratuitamente in quanto la sbarra è aperta e si chiuderà solo al nostro passaggio. Quando si dice il destino… Dopo cena indugiamo per le strade squadrate del villaggio vagabondando tra i vari negozi di souvenir.

FONTAINE LA VAUCLUSE – AIGUES MORTES Km. 138 – AA sul fiume a € 12,00 (teorici)
 

Venerdì, 8 agosto

Oggi è il giorno dedicato al mare. Ho trascorso, al contrario di Paola, una notte tranquilla e riposante (possibile che in una vita precedente abbia vissuto qui?) e ci rimettiamo in strada con rinnovato entusiasmo. Attraversiamo anche questa volta La Grau du Roi e saltiamo Palavas les Flots (suggeritaci da nostro figlio Davide) perché anche se molto bella e frequentata, l’area di sosta camper è distante dal mare e a bordo strada, per approdare a quell’angolo di sogno che ci è sempre apparso essere il litorale tra Sete e Agde. Tra qualche anno non sarà più disponibile ai camper – che d’estate riempiono tutti gli spazi disponibili a bordo strada – in quanto lo stanno impreziosendo con parcheggi e protezioni di canne, ma per ora è possibile realizzare il nostro sogno, negatoci in passato dalla grande affluenza di camperisti. Ma la realtà a volte non coincide con i sogni: superata una disagevole massicciata messa a protezione della strada sopraelevata, veniamo accolti da un soffice tappeto di morbida sabbia sollevata in continuazione da un vento freddo come l’acqua che non invita a bagnarsi. Resistiamo un paio d’ore, poi incipriati e innervositi dal vento e dalla sabbia che si infila in ogni meato, ci arrendiamo. Una veloce doccia per levarci la sabbia di dosso, un pasto veloce e frugale e riprendiamo la marcia verso est. Sulla mappa individuiamo una zona poco esplorata dai nostri precedenti viaggi e subito la puntiamo. Superata Narbonne riprendiamo la via del mare, dirigendoci a Gruissan, nella speranza di poterci permettere qualche bagno. Il vento però non cala e l’area attrezzata non si affaccia sul mare, ma su di uno stagno alle spalle di un’altra striscia di terra che lambisce il mediterraneo, così ne approfittiamo per lavare i panni e sdraiarci a prendere il sole sulle nostre sdraio. Ci consoliamo non percependo il calore dei 30° grazie al vento e godendoci la tranquillità di questa bella AA, dove la distanza minima tra un camper e l’altro è stabilità in 2,5 metri, consentendoci così una buona privacy. Una completa attrezzatura a livello campeggio (docce, lavatoi e spazi) valorizza il buon rapporto qualità-prezzo che dovrebbe essere preso d’esempio anche nel nostro Paese. Dopo cena usciamo a visitare Gruissan, godendoci un tramonto spettacolare. Mentre il paese vecchio è arroccato su di un poggio dominato dai resti di un castello diroccato e inflazionato da trattorie, che piazzano i tavolini al centro delle strette stradine, dove la gente mangia prevalentemente frutti di mare, la parte nuova, pulita e illuminata, è un villaggio vacanze costruito attorno al porto pieno di yacht dove i nuovi ricchi mangiano alla berlina sulla tolda delle navi o nei ristoranti che si fanno concorrenza l’un l’altro. Permane però la sensazione di una crisi strisciante che si avverte nella desolazione di negozi aperti e frequentati solo da curiosi come noi.

 

AIGUES MORTES – GRUISSAN Km. 147 – AA Les 4 vents € 6,10

 

Sabato, 9 agosto

Il vento ha fatto vibrare il camper per tutta la notte e il nostro sogno di dedicarci a bagni di mare deve essere riposto. Nuovo cambio di rotta alle nostre vacanze. Decidiamo di costeggiare i Pirenei per attraversare la Francia occidentale e approfittarne per andare a visitare Rennes les Chateau, che raggiungiamo a mezzogiorno a causa della tortuosità delle strade. Siamo nella terra dei Catari, con una natura aspra che ricorda alcune parti del nostro Appennino. Lunghi chilometri di saliscendi tortuosi nella totale solitudne, poi qualche paesino di casa vecchie e malandate e non una presenza umana per strada. Rennes, sorprendentemente poco segnalata, ruota tutta attorno all’abate Sauniere e al suo mistero, tornato di moda con il successo mondiale de Il codice da Vinci. Templari, santo Graal, Maria Maddalena e la dinastia dei Merovingi, il priorato di Sion: dopo aver tanto letto, sono lieto di esserci venuto e visto coi miei occhi ciò che finora avevo affidato alla fantasia, anche se la tanto decantata forza magnetica del luogo non ci ha affatto conquistati. Terribilis est locus iste: la scritta campeggia all’ingresso della chiesa e una volta entrati, subito sulla sinistra, una statua del diavolo regge l’acquasantiera; ma il fascino del mistero che mi sarei aspettato di provare non mi coglie. Visitiamo la sacrestia, la villa di Betania, i giardini, la balconata e la torre di Magdala, in cerca di un’emozione che tarda a venire. Viaggiatori scettici che non sanno più sognare e farsi conquistare dall’armonia dei luoghi? Forse, ma hanno saputo trasmettermi molte più emozioni Aigues Mortes o Fontaine la Vaucluse o Roussillon, solo per citare luoghi visitati in questo viaggio. Il resto del viaggio è solo trasferimento attraverso paesaggi poco affascinanti sin a quando, per spezzare la monotonia del viaggio sotto un sole caldo, non arriviamo a la Bastide de Serou, dove ci dirigiamo al campeggio per poter ricaricare tutte le attrezzature elettroniche e scaricare il primo blocco di fotografie sin qui scattate. Ne approfittiamo per concederci una ricca e calda doccia, provvedere ai lavaggi necessari e riposarci in tranquillità nell’accogliente piazzola messaci a disposizione. A sera prima di andare a letto ci gustiamo la visione di Matrimonio all’italiana sul computer.

GRUISSAN – La Bastide de Serou km. 219 - Camping L’arize **** € 24,30
 

Domenica, 10 agosto

 

Ricaricate tutte le batterie (telefonini, PC, video DVD, etc) e dopo avere fatto colazione al caldo del camper (nella notte la temperatura è scesa dai 30° dell’arrivo a 13°) sospirando alla vista del vicino spagnolo che ieri sera cenava al freddo e avrà dormito al freddo nella tenda, ripartiamo per il Mas d’Azil. Parcheggiamo prima dell’ingresso alla grotta e ci avventuriamo a piedi. È un antro spaventoso per il viaggiatore che qui arriva impreparato, con la strada carrabile ed il fiume che le scorre a fianco. Il rumore dell’acqua è amplificato dall’alta volta della caverna, ricoperta di argilla impermeabile. Dopo esserci premuniti con dei golf – utili per lo sbalzo di temperatura tra fuori e dentro – acquistiamo i biglietti per visitare le grotte (€ 6,10 a persona) e ci sorbiamo le spiegazioni in francese sui nostri

 
 

progenitori preistorici che in queste grotte, insieme ad orsi e altri animali, trovarono rifugio. Ma l’impressione più forte del Mas d’Azil, rimane quella che si ha arrivando; quando la strada s’imbuca nella caverna, subito girando a destra per sprofondare nelle viscere della terra, passando dalla luce piena del sole al buio più profondo. Avrei pagato per attraversarla in camper; ma il nostro percorso prevede che s’inverta la rotta e Paola…. ha già sopportato tanto in questo viaggio.

Sotto un caldo asfissiante torniamo a Lourdes, ancora più affollata di quanto la ricordassimo, forse perché quest’anno ricorre il 150° anniversario della prima apparizione della Madonna. Visitiamo le due chiese, la cappella e la cripta prima di incamminarci verso la grotta e tornare a scavalcare la Grave, per ammirare il coraggio dei fedeli che si inginocchiano in preghiera o in coda vanno ad offrire le candele. Anche stavolta sono scettico e resto colpito da due fattori eclatanti: la sofferenza dei molti che si trascinano qui (spesso accompagnati da persone vecchie e giovani di buona volontà e sconvolgente allegria e serenità) ed il mercato della fede. Hotel e botteghe di souvenir sono l’essenza di questa città che ha ragione di essere e di esistere solo a seguito di una visione di tanto tempo fa. Anche la casa natale di Bernadette – oggi museo – è stata circondata e quasi relegata in un angolo nascosto del centro, mentre tutt’intorno si è sviluppato il tumore del mercato della fede. Ma a chi viene in pellegrinaggio tutto ciò probabilmente non da fastidio e quando dopo cena usciamo per una visita, siamo impressionati dalla folla che partecipa alla processione. Ognuno, in carrozzina o a piedi, con la sua candela votiva. Un mare di gente, proveniente da ogni parte del mondo in una babele di lingue, che partecipa ad un evento festoso, pregando e cantando. Un velo di tristezza ci coglie nel vedere tanti infelici accorsi qui nella speranza di un miracolo, ma forse sono felici per il solo fatto di essere qui. A fine cerimonia, stanchi, torniamo anche noi al camper, circondati dalle voci dei pellegrini di tutto il mondo che si fermano nei bar, nei negozi o si infilano nei lussuosi e sfavillanti hotel. Una coppia di anziani come noi, incuranti della folla, si abbracciano e baciano come ragazzini, ansiosi di rifugiarsi in hotel. Da scettici quali siamo, scherziamo sul fatto che forse loro il miracolo l’hanno ottenuto.

È la terza volta che vengo a Lourdes e anche stavolta non è mancata la pioggia. Che sia un segno?

La Bastide de Serou – LOURDES   Km 179 – PS parking ARROUZA € 10,00
 

Lunedì, 11 agosto

 

Ripartiamo sotto un cielo grigio e per una strada prevalentemente monotona. Abbandonata l’idea di visitare i Pirenei – zona inesplorata per noi e con varie attrattive – ci dirigiamo verso l’oceano. Attraverso Pontocq, Pau e Orthez raggiungiamo Dax dove contiamo di sostare per il pranzo e fare quattro passi per visitare il paese. Invece dopo aver faticato a trovare l’AA segnalataci riusciamo solo a cambiare le acque, gratuitamente, perché il parcheggio riservato ai camper è molto piccolo (solo una decina di posti) e sono tutti occupati. Altri parcheggi idonei non ne troviamo sino a Castets, dove ci arrendiamo fermandoci nel parking dell’Intermarché. Anche ad occhi inesperti come i nostri appare chiaro che la natura dei luoghi cambia. Si avverte la vicinanza dell’oceano e gli ultimi kilometri sono un filare diritto tra i pini che svettano sani a bonificare tutta la zona, in boschi curati con ricchezza di felci grandi e sane. Purtroppo il tempo non ci assiste. Nuvole oscurano il cielo e non c’è vento a spazzarle via. Raggiungiamo la nostra meta: Comtis Plage, dove ci parcheggiamo nell’AA ben indicata. È poco più di una spianata racchiusa tra le dune e la pineta, su sterrato, dove i camper si affollano in cerca di un posto. Il pomeriggio lo trascorriamo in spiaggia, dove imperversano i surfisti che qui sono di casa. Le onde, molto alte per i nostri parametri, ma normali per un oceano, si frangono a riva con rumore emettendo un forte afrore marino. Non potendo bagnarci, ne approfittiamo per lunghe passeggiate sul bagnasciuga, camminando su di una sabbia morbida, per a grana grossa. Pochi temerari ben concentrati in un’area sorvegliata si avventurano nell’acqua gelida. I più si riposano su stuoini di paglia, cercando di godersi i pochi raggi di sole che saltuariamente filtrano tra le nuvole, mentre alcuni temerari imbottiti nelle nere tute da sub si avventurano sulle onde con il surf. Rientrando dalla spiaggia ne approfittiamo per fare due passi in paese – un confuso agglomerato di case estive da vacanze – ricavandone l’impressione di una zona riservata a gente spocchiosa e falsamente democratica, dove si ha l’impressione di stare in un club esclusivo che fa a gara ad esternare la propria ricchezza attraverso SUV e auto di gran costo degnandosi di vivere in modo popolare e falsamente spartano.

 

LOURDES – COMTIS PLAGE Km. 188 - AA rue del faro € 8,00 (da inserire in moneta nella gettoniera che rilascia il biglietto)

 
Martedì, 12 agosto

Durante la notte il cielo si è completamente ricoperto di nuvole e al mattina ci sveglia una pioggerella sottile e finissima. Ci spostiamo consapevoli che la programmata giornata di bagni di sole e mare è saltata. Tutto l’orizzonte visibile è coperto così che non potendo inseguire il sole, ci atteniamo al programma originale e facciamo rotta verso nord, costeggiando, laddove possibile, l’oceano. Mentre il cielo ci rovescia addosso acqua a secchi attraversiamo Mimizan e Biscarosse, soste programmate, scoprendole molto belle, ben attrezzate e da rivedere se possibile col sole. Anche per scattare qualche foto ricordo, aprendo per un attimo il finestrino, ci bagneremo da strizzare. Proseguendo nel nostro viaggio superiamo la dune de Pila ed il campeggio in cui sostammo anni fa, rievocando i bei momenti vissuti ed il caldo giorno di sole in cui demmo la scalata all’immensa duna di sabbia. Che differenza con oggi! Solo toni grigi ci accolgono e ad Arcachon, volendo seguire la strada che costeggia il bacino, ci imbuchiamo in città che attraverseremo a passo d’uomo, scoprendo poi di aver sbagliato direzione e di dover rifare un lungo tratto di strada, convogliati sulla superstrada per Bordeaux che stanno allargando. Riusciamo a trovare parcheggio nel solito piazzale di un supermercato, dove poi andiamo a fare spesa, anche per camminare un poco, visto che sin qui abbiamo solo viaggiato. Nel frattempo smette di piovere e riprendiamo la strada costiera del bacino di Arcachon, ma senza mai riuscire a vedere l’acqua. Una delusione. Tanti paesi, case e camping, ma nemmeno un tratto panoramico. Per vedere il bacino siamo costretti ad entrare in paese ad Andernos les Bains, dove in un parcheggio per auto ci fermiamo qualche minuto prima che ci invitino ad andarcene. Per un lungo rettilineo raggiungiamo Lacanau ocean e la sua area di sosta, vicina all’eliporto. Dopo qualche ripensamento riusciamo a trovare una piazzola ben livellata, con acqua e luce a disposizione nostra e quindi ci mettiamo in marcia per andare a visitare il paese. L’area attrezzata sorge a oltre 3 km dal centro del paese ed una bellissima pista ciclabile e pedonale la collega al paese. Sotto i pini, in un sottobosco molto curato e pulito, è un piacere camminare e torneremo stanchissimi, ma appagati. Il villaggio è molto bello e ben attrezzato, ma stare sul mare è impossibile. Un vento teso e freddo obbliga a camminare piegati e dopo le obbligatorie foto ricordo – coi pullover che svolazzano sui nostri colli – torniamo al riparo delle case, frastornati da tanto vento. La sera, in camper, metteremo ordine tra i ricordi e dopo aver rimesso ordine andremo a letto, vedendoci un film sul nostro DVD portatile. Spegnendo la luce penso che sarebbe bello fare un pacchetto regalo di questi giorni felici da riaprire durante i giorni lunghi e pieni di preoccupazioni a venire

COMTIS PLAGE – LACANAU OCEAN Km. 200 – AA dell’eliporto a € 9,00 con elettricità e acqua collegate (pagabili in moneta alla gettoniera).

 

Mercoledì, 13 agosto

 

Il tempo non migliora ed il vento trasporta sempre nuove nuvole, spirando teso e freddo dall’oceano. Ci spostiamo sperando migliori. Passiamo a dare uno sguardo all’etang di Lacanau e poi su diritti sino a Verdon sur mer. La strada che taglia tutta la penisola della Gironda è monotona, in un paesaggio tranquillo ed agreste, per nulla panoramica. Lungo la via tante segnalazioni di campeggi per naturisti che evidentemente in questa zona hanno un loro feudo. Non riusciamo nemmeno a dare uno sguardo all’etang d’Hourtin e Carcans che viene reclamizzato come il più grande lago francese. L’area attrezzata di Verdon è un piccolo gioiello, alle spalle della spiaggia, gratuita e per un po’ speriamo di poterci godere una giornata di sole. Il tempo di fare una ricognizione in spiaggia e poi in paese, all’ufficio informazioni del turismo, e scuri nuvoloni tornano a ricoprire il cielo, mentre il vento che era calato, torna a spirare con intensità. Pranziamo chiusi nel nostro nido sperando sia un evento passeggero, invece il tempo peggiora. Addio ai sogni di un pomeriggio in spiaggia e magari una passeggiata a piedi al faro di Cordouan approfittando della bassa marea, spostandoci nel parcheggio sulla Plage de Saint Nicolas. Siamo così irritati che raccogliamo le nostre cose e decidiamo di lasciare la Gironda e traghettare per Royan. È un grosso ferry, molto carico di mezzi, su cui balliamo per mezzora. Il forte vento accentua il rollio della nave che attraversa l’estuario formato dalla confluenza dei fiumi Dordogna e Garonna, dove le acque dolci si scontrano con quelle salate dell’oceano. Appena sbarcati siamo accolti da uno scroscio di pioggia che ci induce a separarci da questa zona in cui non abbiamo avuto fortuna col tempo e si una superstrada nuova e molto scorrevole raggiungiamo Saintes, dove ci sistemiamo nel parcheggio gratuito all’esterno del campeggio comunale e poi ci allunghiamo in città per una rilassante passeggiata lungo le rive della Carente. La città che ha dato i natali a messieur Guillotin, inventore della ghigliottina, è ricca di monumenti romani e di almeno due splendide chiese: l’abbaye du Dames e la cattedrale di Saint Pierre.

 

LACANAU OCEAN – SAINTES Km 128 – PS all’esterno del camping municipale – gratuita

 

Giovedì, 14 agosto

 

Il silenzio e la giornata grigia ci inducono a poltrire sin oltre le 9; poi una calda e tonificante doccia ci rimette in pista. La strada è scorrevole e presto raggiungiamo Cognac con le sue famose vigne. Per chi ama il liquore che da qui prende il nome è disponibile la visita guidata alle cantine Corvoisier, con annessa degustazione. Noi astemi tireremo avanti. Oggi non troviamo boulangerie sulla nostra strada, così ci fermiamo ad un Carrefour per fare gasolio e le solite spesucce. Per il pranzo troviamo una piazzola molto ben organizzata a bordo strada, dove ci fermiamo con altri colleghi camperisti, approfittandone per una passeggiata digestiva. Finalmente entriamo nel Perigord verde e per me è un po’ come tornare a casa, per l’amore che mi lega a questa zona di Francia. sulla nostra strada incontriamo Brantome: la Venezia del Perigord e decidiamo di fermarci a visitarla. Hanno organizzato due grandi parcheggi su prato per accogliere i visitatori – tanti – e noi ci parcheggiamo in quello meno fangoso. Ha piovuto, fa freddo tanto che per la prima volta da quando siamo partiti ci rimettiamo i pantaloni lunghi e i pile, poi ci dirigiamo in paese che abbiamo intravisto arrivando. Sarà una piacevolissima sorpresa. L’abbazia e la chiesa sono racchiuse tra il fiume e la collinetta, nelle cui viscere sono state scoperte tracce dell’uomo preistorico. Ovviamente è possibile visitare tutto con guide in francese (evidentemente gli italiani che tanto girano per le strade francesi qui non fanno tappa) ma noi preferiamo camminare senza meta sotto la pioggerella sottile tra le vie medioevali del villaggio, interamente circondato dall’acqua e nel passato ovviamente racchiuso tra le mura, oggi parzialmente riattate ad abitazioni private. Sarebbe anche meritevole di una sosta, ma ho programmato la visita di Perigeux – il capoluogo di questa regione a me così cara e mai visitato prima. La città è molto estesa e trafficata. Fatichiamo molto a girarla in cerca dell’AA segnalata dalla guida, ma di cui non troviamo traccia. Altri camper come noi sono alla ricerca e proviamo ad accodarci, finché completato il perimetro della città vecchia, scorgiamo alcuni camper parcheggiati sulla riva del fiume ed il tanto agognato cartello indicatore. Entrarci è molto disagevole e complicato, ma dopo tanto faticare non abbiamo nemmeno la soddisfazione di trovare uno stallo disponibile, affollato com’è da tante auto in sosta e camper in attesa che si liberi un posto, per di più sconnesso. Così rinunciamo a visitare Perigeux e riprendiamo la strada con rotta La Bugue, dove ci hanno segnalato un simpatico museo all’aperto. Ci informiamo da alcuni camperisti francesi che ci assicurano di poter sostare senza problemi sul prato/parcheggio di fronte al museo, sulle rive della Vezere. Sistemazione fantastica – e gratuita – che ci consentirà attraverso una bella passeggiata sulle rive del fiume, di andare a visitare il paese, un classico della zona con le sue case d’epoca e le strade strette e tortuose, dove è tutto un fiorire di negozietti reclamizzanti i prodotti locali (a cui nemmeno noi resisteremo)

 

SAINTES – LA BUGUE Km 207 – Parcheggio libero e gratuito sulle rive della Vezere

 

Venerdì, 15 agosto

Al risveglio dopo una notte tranquilla trascorsa nel silenzio più profondo, il tempo è incerto come già accade da qualche giorno. Attendiamo che alle 10 apra il villaggio museo di Le Bournat e iniziamo la visita. Trascorriamo due ore gradevoli, passando in rivista le varie attività di una volta e facendo acquisti estemporanei: delle confetture lavorate davanti a noi, così come la farina appena macinata nel mulino a vento ed un portafortuna di spighe di grano lavorate ed intrecciate a mano da un abile artigiano. Ci divertiamo anche come ragazzini a correre su cavalli di legno che scorrono su rotaie. Volendo ci si potrebbe fermare a pranzo e trascorrere anche il pomeriggio, ma abbiamo programmato di visitare i giardini sospesi di Merqueyssac, che si riveleranno essere una scelta molto azzeccata. Passeggiamo a lungo nel verde, godendo di un paesaggio sulla Dordogna eccezionale. Il tempo poi ci aiuta; non fa caldo ma nemmeno freddo ed è gradevole camminare nella ventilazione appena apprezzabile che assicura la collina. Squarci di sole illuminano la campagna sottostante verdissima, il nastro del fiume su cui scorrono silenziose le canoe, i castelli di Castelnaud e Beynac-et-Cazenac arroccati sulle loro falesie a dominare la valle. Da una terrazza panoramica a sbalzo sulla vertigine raccogliamo un’immagine bellissima di La Roque Gageac in cui sostammo anni addietro. Una giornata magnifica che cerchiamo di completare tentando, senza successo, di fermarci a Sarlat La Caneda, piena di camper all’inverosimile. Così ripieghiamo su Les Eyzies de Tayac Sireuil che ci appare molto cambiato dall’ultima volta in cui venimmo; rinnovato nelle strutture e affollato da turisti, attirati prevalentemente dal museo della preistoria, costruito e attrezzato completamente, in una bella e nuova struttura moderna di mattoni beige, perfettamente inserita nel contesto della falesia. Ho un ricordo molto vivido di les Eyzies e della sosta che avemmo, parcheggiati da soli nel prato sotto la falesia e illuminati solo dal chiarore della luna. Questa volta non sarà così coinvolgente: siamo una folla e decentrati oltre la ferrovia. Inoltre uno squallido mercatino di paccottiglia tenuto da persone chiaramente provenienti da centri sociali avvilisce il centro e rende stridente il contrasto con i turisti che cenano a due passi.

LA BUGUE – LES EYZIES Km. 61 – AA a fianco della Vezere € 4,00
 

Sabato 16 agosto

 

Notte fredda e umida per la vicinanza col fiume. I dolori ci tengono svegli e nella notte mi alzo ad accendere la stufa per eliminare un poco di umidità così da poterci riaddormentare e riposare. Da oggi iniziamo il ritorno verso casa, direzione est e questa è una tappa di trasferimento. Montignac è bella, Brive la Gaillarde incasinata , Tulle, Ussel e ST. Angel graziose; tutto come ricordavamo. A Egletons sfruttiamo il CS per cambiare le acque. Ma è solo viaggio e verso sera decidiamo per una seconda sosta in campeggio per ricaricare le batterie, lavare quattro panni e concederci una lunga e gratificante doccia calda. La scelta cade su Pontgibaud che in realtà prometteva più di quanto in realtà offre. Il castello Dauphin è abbastanza anonimo con un aspetto austero ed il paese offre ben poco d’altro. Ottima scelta invece il campeggio con ampie piazzuole erbose, racchiuse da siepi curate, tranquillo, silenzioso e pulito. Inoltre è una comoda base d’appoggio per la visita ai vulcani che abbiamo programmato per l’indomani.

 

LES EYZIES – PONTGIBAUD Km 228 – camping municipal € 11,80 avec electricité

 
 

Domenica, 17 agosto

Abbiamo dormito col riscaldamento acceso per vincere l’umidità (di notte ogni tanto uno scroscio d’acqua) ed il freddo che in montagna si fa sentire. Anche qui al risveglio apprezzo molto la possibilità di vivere le vacanze in camper invece che in una tenda, adatta ai giovani forse, ma non in queste condizioni. Dopo aver scaricato le fotografie e ricaricato le batterie, sistemiamo per bene anche le taniche del camper prima di ripartire e far rotta su Vulcania. Il cielo incerto ed il vento teso ci illudono, invece le nuvole torneranno ad oscurare il sole raffreddando l’aria. Su consiglio del gestore del camping, invece di Vulcania (molto costosa e pensata per i bambini secondo lui) andiamo a visitare il vulcano di Lemptegy (più scientifico ed economico) proprio sul lato opposto della strada. Iniziamo la visita alle 10,30 con un documentario e per oltre due ore camminiamo sui bordi e all’interno del vulcano (spento da tempo) seguendo le spiegazioni della guida in francese e aiutandoci con un opuscolo dove in italiano sintetizzano quanto viene spiegato. È decisamente interessante, ma il freddo patito (ottimisticamente ci eravamo portati solo un golfino di cotone) ci ha molto condizionato. Al termine pranziamo in camper nel parcheggio del museo, scaldandoci con una buona minestra e decidiamo di tornare a casa da sud, nella speranza di trovare un po’ di sole che ultimamente ci sta mancando. Per la sosta dirigiamo su Puy en Velay, sistemandoci, in mancanza della vecchia area di sosta soppressa, nel campeggio municipale. Sotto un cielo che ogni tanto ci offre qualche scorcio di sereno tra tanto grigiore, trascorriamo il pomeriggio visitando Puy, stancandoci sulla salita alla cattedrale e per le vie a saliscendi del centro storico. Lungo la via ci lasciamo tentare dall’acquisto di lenticchie verdi della zona che assaggeremo a casa e di una birra particolare sempre con estratto di lenticchie per cui ci rapineranno € 2,50 per 33 cl. Bevendola a cena ci convinceremo che avremmo fatto meglio a risparmiare i soldi.

 

PONTGIBAUD – LE PUY EN VELAY Km 160 – camping municipal € 13,15 avec electricité

 

Lunedì, 18 agosto

Finalmente sembra che il sole sia tornato. Ci rimettiamo i calzoni corti con i sandali e ci rimettiamo in marcia. La strada per Aubenas è panoramica e scorrevole, ma sale oltre i 1000 metri e poi scende in picchiata con pendenze del 10% che costringono ad usare il freno motore per scendere più lentamente di come siamo saliti. Purtroppo a Paola questi sbalzi d’altitudine riacutizzano il dolore all’orecchio per cui quando riusciamo, con difficoltà, a trovare l’AA di Vallon Pont d’arc, mangiamo velocemente e deve subito stendersi per riposarsi e cercare di riprendersi. Fa caldo e l’aria è immobile. Appena possibile passeggiamo per le vie del paese, che l’altra volta non avevamo nemmeno attraversato, curiosando tra le vetrine che si ripetono proponendo tutti gli stessi articoli, nello stesso modo. L’Ardeche è lontana da qui e la mia sognata passeggiata in canoa salta. Un nuvolone scuro si avvicina velocemente e ci induce a tornare al camper nel timore di un improvviso acquazzone che ci farebbe danni dal momento che siamo usciti senza chiudere gli oblò. Decidiamo di affrontare le gole dell’Ardeche rimandando a domani la decisione se rientrare come previsto per il Monginevro o stare bassi e tornare via mare. Appena usciti da Vallon ci troviamo in coda ad affrontare il primo tratto delle gorges, non ravvisando nulla di quanto già visto sino al ponte naturale che scavalca il fiume. Per tutto il tratto panoramico ci stupiamo di come il ricordo sia falsato dalla mente e di quanto diverso sia il panorama percorrendo la strada in senso opposto. Stavolta abbiamo lo strapiombo dalla nostra parte, spesso senza parapetto e la visione saltuaria del fiume laggiù in fondo è come la vista di un orrido. Lungo la via deviamo per andare a vedere un altro museo della lavanda, a Saint-Remèze, dove ovviamente siamo tentati e vinti dalla voglia di acquistare altri saponi, profumo e miele. Dopo le rituali foto delle gole dall’alto, ci dirigiamo a Bollene in cerca dell’AA riportata dalla guida e che ovviamente non esiste, per poi dirottarci – con qualche difficoltà di localizzazione – al campeggio municipale, dove ci parcheggiamo in una grande piazzuola su terra e ci concediamo una corroborante doccia ristoratrice.

PUY EN VELAY – BOLLENE Km. 205 – camping municipal du Lez a € 12,70 con elettricità

 

Martedì, 19 agosto

Per il rientro Paola sente di potercela fare ad affrontare le montagne, così lungo la route des vins panoramica, gradevole e scorrevole attraverso Nyons, Serres, Veynes e Gap a mezzogiorno raggiungiamo Chorges, dove ci fermiamo a mangiare nell’AA. C’è un bel sole caldo e dopo pranzo ci mettiamo sulle sdraio cercando di ripristinare quel poco di abbronzatura che avevamo nei primi giorni. Ma le nuvole che ci hanno costantemente inseguito durante questo viaggio tornano ad oscurare il sole e ci obbligano a riporre di nuovo le nostre speranze. Proviamo a fare un giro per il paese che però offre ben poco (solo la notizia del Milan sulla Juve nel trofeo Berlusconi, che apprendiamo dalla Gazzetta che ovviamente acquistiamo). Alquanto irritati per non poter coronare il nostro sogno di goderci l’ultimo giorno nel riposo sotto il sole e preoccupati per l’orecchio di Paola che potrebbe risentire nuovamente dello sbalzo d’altezza, decidiamo di toglierci subito il pensiero anticipando il rientro. Fortunatamente va tutto bene e attraverso Briancon e Cesana che conosciamo già, atterriamo a Susa senza problemi, parcheggiando di fianco ad un Kreos gemello del nostro. Visitiamo la città – davvero bruttina e anche squallida – facendoci tentare dalla focaccia locale (con ripieno di mele) che faremo scaldare in forno (senza apprezzarla più di tanto) e ce ne andiamo a letto mentre inizia a piovviginare.

BOLLENE – SUSA Km. 189 – PS nel piazzale antistante la caserma.

 

Mercoledì, 20 agosto

 

Dopo avere conversato con i vicini toscani scambiandoci le opinioni sui nostri camper gemelli, rientriamo per la val di Susa e a Torino imbocchiamo l’autostrada per tornare a casa, fermandoci come da tradizione a pranzare da Spizzico.

SUSA – NOVATE MILANESE Km. 190

 
In sintesi:
percorsi km. 3.069
costo gasolio € 476,46
campeggi e AA : € 130,05
varie (spese, musei, traghetti) € 500,00 circa

adieu douce France, sei stata accogliente come al solito e per qualche anno ti snobberemo per altri lidi, ma rimarrai sempre nei nostri cuori come il Paese ideale per i camperisti.


 


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