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Il primo Marocco della Piera e Amerigo 2009

Il primo Marocco della Piera e Amerigo 2009


Viaggio in Marocco cominciato così così, proseguito bene con previsione di ritorno il prossimo inverno

Periodo del viaggio 19/12/08 - 26/03/09 (97 giorni)
Pubblicato da la pieraVisita il profiloContattaInvia una mail

Resoconto del viaggio

IL “PRIMO” MAROCCO della Piera e Amerigo - 2009
 
19.12.2008:- (contachilometri alla partenza: km. 44608). Stamani, come d’accordo, ci incontriamo con Pamela e Marta all’Autogrill di Desenzano alle previste 8.30 per la colazione. Le nostre due amiche ci accompagneranno col loro camper per un tratto sulla nostra strada verso il Marocco ..se riusciremo ad andarci. Siamo partiti con entusiasmo, di corsa, rallentando poi l’andatura perchè le nostre amiche non transigono: piede fisso sui 90 e che Amerigo zioporchi pure fin che vuole. Perciò dopo un viaggio tranquillo, a velocità di crociera, con un bel sole, siamo arrivati all’Area Camper di Cervo, vicino a San Bartolomeo al Mare, zona Imperia, con una sosta un po’ deludente all’autoporto di Savona per un pasto comme çi comme ça: poca scelta, qualità scadente e prezzo alto ( 35 E per due primi due secondi e una macedonia, il tutto non all’altezza).
L’area , via Steria 51, è pulita, tranquilla, su terreno asfaltato, forse un po’ fuori mano e  accanto a una centrale elettrica, con acqua e corrente elettrica.
Con una passeggiata di dieci minuti si arriva al mare. Mi chiedo come fanno i frequentatori di questa “spiaggia” a godersela. In effetti non solo non c’è sabbia ma grossi sassi diseguali, difficile camminarci, figuriamoci provare a stendersi. Però le sue brave cabine, molto datate, ci sono uguale.
Il paesino, tutto sui toni del giallo-arancio, con vicoli medievali,   attraversato nella sua parte alta dalla ferrovia e sovrastato dall’autostrada, è  stato una vera sorpresa:   carinissimo, arroccato sulla montagna, sormontato da una magnifica chiesa barocca,   con stradine scoscese, un pittoresco angolino con ringhiera con due scritte sovrapposte: “Municipio” e “Scuola Elementare” su uno spigolo e “Asilo Infantile” subito di fianco.Negozietti tipici aperti su scalette antiche, impreziosite da bouganvillee e ficus rigogliosi. In più il lato coreografico in questi giorni viene valorizzato da un sole splendente e, verso sera, da un tramonto da sogno. Le luci, gli addobbi e lo spirito natalizio fanno il resto.
Dopo la passeggiata una sosta al negozio di alimentari, un allegro pasto in compagnia, la ormai tradizionale sfida a briscola, e poi a nanna.
Oggi abbiamo percorso (45015-44608) 407 Km . l’autostrada ha voluto 23,90 dei nostri euri. Prima di partire Amerigo aveva fatto un pieno alla Rinascente x 78 E
20.12.2008, Cervo (Imperia). Svegliati con calma, dopo una sommaria colazione, Amerigo e Pamela sono andati al mare armati di canne mulinelli e aggeggi vari, dopo avere effettuato un sopralluogo dal cacciapesca locale. Amerigo ha usato una delle biciclette messe gratuitamente a disposizione dei camperisti dai gestori dell’Area Camper.
Mentre preparavo per il pranzo (ideona: pastasciutta al pomodoro! ) e Marta faceva i piatti della sera prima e poi durante un bel giro in bici fino a Diano Marina, usavamo i nostri nuovi utilissimi walkie talkie che abbiamo sperimentato, con successo, durante il viaggio.
Dopo il pasto, lauto per la verità anche per l’aiuto della soppressa all’aglio e ammennicoli vari, i pescatori sono tornati al mare.
 
Siamo andate a trovarli, io un po’ inc. perchè la mia bici è stata lasciata a dormire in “garage” e quelle gratis non mi sembravano troppo appropriate. Dopo un altro giro al negozio io e Marta siamo rientrate ai camper passando vicino a dei giardini con decorativi alberi colmi di arance e limoni.
Stasera abbiamo mangiato un ricco minestrone di verdura fatto da me e un bel vassoio di pesciolini catturati oggi dai nostri pescatori, fritti da Pamela sul suo camper per la gioia di Marta che non apprezza molto il “puzzo” prodotto. Ottimi. E questo fa decidere il gruppo di prolungare la sosta: anzichè partire domani per la Francia aspetteremo lunedì, salvo ripensamenti nel pomeriggio.
Mi piace l’idea: ho strappato ad Amerigo la promessa che domani mi accompagnerà a una Messa di anniversario del nostro ormai lontano 21 dicembre 1974 e anche per auspicare che il suo 60° compleanno segni l’inizio di un nuovo periodo speriamo sempre più felice della sua e della mia vita.
Durante la sfida ad Uno e a briscola abbiamo spizzicato di tutto un po’, noci, gelati, dolcetti: mi sa che non si dimagrisce neanche stavolta.
Ora Amerigo si è fatto la sua bella doccia. Tra un po’ la faccio anch’io e poi sotto il piumino ben caldo, utilissimo perchè se di giorno si sta magnificamente, spessoanche in maniche corte, non appena cala il sole l’aria si rinfresca parecchio.
 
21.12.2008 (Cervo): Domenica fatidica oggi, essendo il compleanno (il 60°) di Amerigo e il “mio” 34° anniversario di matrimonio. Con una partenza un po’ a singhiozzo, con un “pescatore” deluso e recalcitrante, siamo finalmente andati a Messa, a Diano, con risultato migliore delle premesse,. In una chiesa molto raccolta, con dei giovani frati francescani che sprizzavano misticismo, entusiasmo ed una fede quasi palpabile. Poi la domenica è trascorsa secondo il clichè che vorrebbero i nostri eroi malati di ami-mulinelli-esche: pesca, pranzo molto allegro, con anche dolcetti e vinello, ancora pesca, cena, briscola.
Avendo io ieri ostionato perchè non avevo a disposizione la mia bici, Amerigo ha scaricato le 27scatole27 di robe del garage e me l’ha assemblata, così, mentre Marta si guardava Amici, sono andata in giro. Ho scoperto un orologiaio aperto: sono andata da lui per vedere se sistemava le pile del nostro telecomando dell’allame che, per la prima volta nella sua vita camperistica, non riesco a far funzionare. Gentilissimo, ha sofferto e condiviso con me le pene per il mio Chievo, esultando poi con me per la insperata vittoria del suo Toro sul Napoli,  ma tutti i suoi sforzi per le mie pile sono stati inutili. L’allarme non funziona, il navigatore non parla, la telecamera posteriore non va, la tv fa le bizze, ho perso un pezzetto dei nuovi occhiali: brutti segnali per l’inizio di un viaggio che vorremmo lungo e per il proseguimento del quale noi due avremmo anche una certa  fretta: dicono che in Marocco subito dopo Natale i i campeggi vengono presi d’assalto. Adesso cerco aree sosta con la 220 in Costa Azzurra, esigenza che hanno le nostre amiche, sprovviste di pannello solare. Finchè siamo in Italia  Pamela ha la chiavetta di Internet perciò devo darci dentro e cercare ora perchè, dopo il confine, adios Internet.
Intanto vado avanti con il diario (prime pagine scritte stanotte alle 2 mentre Amerigo, poro can, memore di 34 anni fa, aveva tutti altri programmi, come testimoniano le 3 bellissime rose rosse Baccarat a gambo lunghissimo che a mia insaputa aveva nascosto sabato sera nel portabagagli).
 
Cervo, 22 dicembre 2008: Stamani si parte, direzione Provenza, dopo aver pagato per 3 notti circa 28 E. Sarebbero stati 31 e qualcosa ma mi hanno fatto lo sconto per la tessera Plein Air.
Facendo noi i capi colonna, abbiamo cominciato la ripresa del nostro viaggio sbagliando già da subito. Mentre da casa si era detto di limitare al massimo l’uso delle autostrade in Francia perchè troppo care, ci siamo per l’appunto  immessi in una di queste, ripromettendoci eh però di uscirne al confine. Invece abbiamo proseguito, fuoriuscendone  un bel po’dopo Nizza. Come quasi sempre ci è successo, la strada ci si è rivoltata contro: invece di scendere verso il mare per viaggiare lungo la costa, per rifarsi un po’ gli occhi guardando posti tipo Montecarlo, Cap d’Antibes e zone varie pullulanti di villone di ricconi, come è come non è... siamo finiti in montagna. Invece dei villaggi famosi della Costa Azzurra ci siamo beccati tutto il tortuoso massiccio dell’Esterel, strade di montagna, curve, tornanti,  tra sugheri pini ed affini. Sembra di essere in Sardegna, come tipo di vegetazione. Sulla sommità abbiamo cucinato ( Pamela fa spesso il grosso dell’operazione, preparando lei direttamente o dandomi indicazioni su quanto devo fare io) e poi siamo finalmente scesi dall’Esterel ma solo per incasinarci a Cannes e cominciare una vera e propria Via Crucis SaintTropeziana. Mille tentativi di entrare in St Tropez ci hanno fatto girare, rigirare e girare ancora attorno alla cittadina della Bardot ma, accidenti, senza riuscire ad entrarci, sempre con l’occhio alla ricerca di un’area camper.
Nel frattempo abbiamo scoperto che esiste un altro Frejus, oltre quello sulle Alpi: una città romana, piena di resti di colonne, con un’Arena più piccola della nostra e molto più malandata.
Avevamo notizie dalla Guida francese di un posto nei dintorni di Pampelonne Ramatuelle. Perdendoci per bene nei campi l’abbiamo trovata ma era chiusa. Un camperista tedesco che sembrava uscirne ci ha prontamente accostato per confermarcene appunto la chiusura.Danke. Abbiamo avuto la malaugurata idea di dirgli che cercavamo un posto e per la notte e per poter pescare: si è illuminato e, sia pure con un bel sorriso, ci ha tout court imposto di seguirlo, accennando ad un non meglio specificato Tournel. Dopo un bel girovagare tra campi e boschi, con ad ogni piè sospinto sempre l’irridente scritta St.Tropez, ci ha fatto imboccare una misera stradina tra campi ,vigneti lillipuziani, cantieri di lavoro e discariche, e siamo sbucati in una spiaggia piuttosto lurida. Tutto contento ci ha detto che qui si poteva pescare ma di continuare a seguirlo. Noi, perplessi, dietro, senza discutere e pure senza indagare oltre, vista il piglio teutonico col quale ci dirigeva.
Ci ha fatti inerpicare su una stretta stradina di montagna tra i pini fino ad un camping di un morto più morto. Ci ha fatto l’ennesimo gran sorriso, ci ha ordinato di restare lì  per passare la notte e se ne è andato, chissà diretto dove. Noi, come degli allocchi, ci siamo chiesti cosa ci fosse successo: ma cosa voleva costui? chi gli aveva chiesto niente? ma farsi i ..zzi suoi, o comunque facendoci spiegare meglio? Noi volevamo solo trovare una semplice area di parcheggio camper, meglio se con la corrente elettrica, possibilmente vicina al mare per soddisfare le esigenze dei nostri pescatori.
Abbiamo aspettato che il Frankia del tedesco sparisse definitivamente dalla nostra vista, per paura che ci sgridasse, e siamo scesi dalla montagna, sbagliando per l’ennesima volta, come sempre in direzione Saint Tropez. Con l’illusione di riuscire a trovare quanto cercavamo abbiamo continuato a girare in tondo, per fortuna su stradine semi-deserte così non intralciavamo il traffico, finchè siamo riusciti a far scendere la notte.
Passando avevamo individuato un’area di sosta praticamente sulla spiaggia a Cavalière, zona di Le Lavandou, ma  tutta aperta e non sorvegliata. C’erano quattro/cinque camper disseminati. Il posto non corrispondeva ai nostri standard di sicurezza quindi l’avevamo ignorata con l’infausta idea di trovare qualcosa a Bormes Las Mimosas. Dalla Guida risultavano addirittura tre zone sorvegliate, di cui una, in campeggio, con corrente. Ma quale campeggio: non siamo riusciti a trovato neppure il villaggio, pur con indicazioni ovunque.. in compenso siamo finiti in un incubo: stradina strettissima tra rovi, alberi, piante invasive che strisciavano i camper per trovarci poi a dover fare manovre assurde tra casette diroccate costruite una ridosso all’altra, ad angolo retto, nel buio più fitto e senza capire dove saremmo andati a sbucare.
Un francese ha perfino rincorso Pamela, dietro di noi, per dirle di non inforcare questa strada, troppo stretta per il suo camperone,  ma lei, con un’ansia mista ad angoscia, ha provato a proseguire ugualmente, temendo di perdere noi due che eravamo già andati incoscientemente e faticosamente avanti.
Alla fine ci siamo arresi e una volta fortunosamente arrivati ad una strada vera, siamo tornati mestamente indietro verso il parcheggio di Cavalière, dove ci siamo piazzati, cenato, fatto una passeggiatina in spiaggia con le nostre pilette, chiudendoci poi dentro con grande attenzione, un po’ a disagio, con aggiunta di cinghie ferma porta considerato che l’allarme è morto e sepolto, fidandoci poco della zona,  come da letteratura che circola tra i camperisti sulla conclamata delinquenza nel sud della Francia. Oggi bene o male abbiamo percorso (45338-44608) 323 Km (dalla partenza tot. 630), spendendo in autostrade 13,70 E. A Bordighera abbiamo fatto il pieno: 53 E a 1,073/l.
(tachimetro: 45015)
22.12.2008 – Cavalière, Le Lavandou. Sonno un po’ inquieto con risveglio veloce: dopo opportuno conciliabolo decidiamo di puntare su Sanary-sur-Mer: da informazioni trovate su Internet e sulla Guida, sembra ci sia quanto cerchiamo. Dovrebbe trovarsi a una cinquantina  di chilometri.
Fatta la colazione, prima di imbarcarci abbiamo fatto una passeggiatina in spiaggia.La sabbia, finissima, è strana, bicolore: macchie giallastre e macchie rossastre, come fosse polvere di granito. Ci siamo chiesti come sarà questa spiaggia, piccolina, bella, racchiusa in una splendida baia, quando il parcheggio è pieno ( pagano 15 E x la sosta, senza servizi, solo con fornitura acqua). Probabilmente i bagnanti staranno stesi a strati sovrapposti.
L’area di Cavaliere (per far onore al suo nome? ) è abitata , là in fondo dove ci sono i punti acqua, da un paio di bei cavalli.
Visto che Amerigo soffre di più a stare davanti, perennemente preoccupato per Pamela e  Marta dietro,  considerando anche la sua proverbiale tendenza a sbagliare strada, convinco le nostre amiche a passare loro davanti. L’avessimo fatto ieri sera avremmo risparmiato un sacco di noie: più prudenti, più riflessive e meno irruente di Amerigo (donne, insomma),  sicuramente non ci avrebbero fatto finire nell’angoscioso ginepraio in cui lui ci ha trascinate.
Con le ragazze-guida siamo arrivati senza intoppi, con un unico rigiro di rotonda,  al Camping Mogador di Sanary-sur-Mer.Bei sanitari, una receptionist d’origine tedesca gentilissima, tranquillo ma con problemi di ricezione della TV, con un terreno ovunque diseguale, verde, molta umidità, 22 E a camper, possibilità ( sfruttata) di connessione WiFi, ma  con due grossi nei impossibili da trascurare: la distanza dal mare, più di 2 km tutti in discesa (e perciò con difficoltosa salita al ritorno) e la scarsità di negozi o comunque di attrattive nelle vicinanze.
Dopo esserci sistemati abbiamo mandato Amerigo in avanscoperta. E’ effettivamente rientrato deluso, precisando che il “sur Mer” del nome Sanary era un po’ esagerato, data la distanza dalla spiaggia (pure questa piccolina, anche se bellissima, contornata da scogli). Arrampicandosi sulle rocce ha percorso un bel tratto attorno alla piccola baia scorgendo delle orate grosse così.
Nel supermarket raggiunto dopo una passeggiata da me e da Marta abbiamo finalmente trovato le entrecotes françaises tanto desiderate da Pamela.
Dopo pranzo siamo scesi tutti alla spiaggia: Pamela con gran difficoltà a causa dello strappo alla schiena che si è preso ieri scendendo troppo di scatto dal suo camper, io strucando i denti per il mio dolore ai talloni. Giù in fondo c’è la spiaggia, un gioiellino, sassosa, con limpida acqua cristallina, circondata da  ville, tutte con accesso privato diretto al mare.
Considerata la difficoltà per raggiungerla, e quindi l’impossibilità a pescare, decidiamo di levare le tende, pardon, i camper,  e spostarci direttamente a Palavas-les-Flots, posto che ricordiamo con piacere per esserci stati molto bene in settembre 2007, modificando così il percorso che avevo programmato in vista della deviazione per l’Auvergne ante-Marocco per una visita al Figlio Grande, sposato in Francia.
Ci facciamo dare la connessione Internet, tirando su un po’ il morale ad Amerigo che finalmente almeno dal PC riesce a seguire un telegiornale, visto il forfait della TV. Apprendiamo di una scossa di  terremoto in Emilia. Chiamo a casa: ci dicono che non si sono spaventati molto, niente  danni, almeno nelle nostre zone.
Una doccia come si deve ogni tanto ci vuole.
Una chiacchieratina col Figlio Piccolo  a casa poi io traffico molto a lungo con Internet mentre Amerigo dorme.
Oggi abbiamo fatto( 45390-45338) 52 km, senza pedaggi autostradali.
Sanary-sur-Mer, 24.12.2008. Sveglia relativamente presto. Pamela voleva partire al massimo per le 8.30.Ci siamo quasi riusciti, pagando il corrispettivo ad un ragazzo invece che all’addetta all’Accueil che sarebbe venuta più tardi. Meglio: lei ci aveva detto 22 E mentre il ragazzo, guardando il depliant del Campeggio, ci ha chiesto 20.60 E x ciascun camper.
Con le ragazze davanti anche Amerigo, tutto sommato si rilassa, guarda il paesaggio, continua ad indicarmi o un falchetto o un pinocchio o un qualsiasi tipo di uccello si trovi in un raggio di chilometri. Pamela invece ha visto il camion français che portava la sua adorata Passata Mutti.
C’è stato il rituale ritorno per sbaglio strada, ma era roba da poco. Abbiamo fatto l’autostrada sotto, quella che attraversa,  via tunnel, Marsiglia. Della città  abbiamo visto ben poco (la galleria la attraversa completamente) ma abbiamo constatato ugualmente quanto è grande, un porto immenso, situata in un ambiente un po’ brullo che ricorda molto la zona della Lessinia.
Dopo il pieno a La Rove, appena fuori Marsiglia ( E. 50,97 x 1,060/l ), un cappuccino imbevibile al bar ( pagato da Marta ma con contributo di 4 E miei) e dopo alcuni tratti di autostrada ( 15 E pagati in varie riprese), percorrendo la Via Domizia, passando all’esterno della nostra “gemella” Nimes, siamo approdati a Palavas-les-Flots, accolti da una miriade di fenicotteri ai lati del ponte dopo Montpellier.
Bello e curioso il paese (dove abbiamo incontrato, tra l’altro, una  “banda” di Babbi Natale, di varie misure, che suonavano e ballavano in mezzo alla strada), buona l’area camper/porto fluviale, con un’ottima sistemazione: la signorina all’Accueil aveva ancora i miei dati dall’anno scorso.
Dopo pranzo mentre Amerigo e Pamela andavano pro-pesca, con Marta ci siamo fatte un bel giro in bici nel paese e poi al  Supermarchè Champion per la spesa di Natale, che è domani. Ho contribuito con 20 E.
In paese Marta si è entusiasmata vedendo il Transcanal, la bidon/seggiovia che unisce le due rive, Destra e Sinistra. Si ripromette di usarla domani. Poi ha visto pure il trenino: domani ci andremo.La spiaggia è molto bella, Palavas veramente carino. Per intanto abbiamo pagato per 2 notti, pagando 24,80 E. Ora si paga 12 E + tassa di soggiorno: è aumentato (da 10 che era) col gennaio 2008.
Il programma di domani sarebbe quello di fare i turisti fino all’ora di Messa, pranzare con coniglio e polenta preparati da Pamela e poi lasciare che per tutto il pomeriggio i due provino ancora a pescare. Mi stà bene. Stasera abbiamo mangiato i passatelli preparati da Marta, cucinati da Pamela, poi niente briscola per sopravvenuto sonno.Anch’io finisco qui e poi dormo: fatico a tenere gli occhi aperti.Amerigo resiste: fa il Sudoku con un’occhio alla Tv che miracolosamente, e non con le solite procedure, siamo riusciti a far funzionare.
Per arrivare qui abbiamo speso 15 E di autostrada e abbiamo fatto ( 45621-45390) 231 km.
25.12.2008, Palavas-les-Flots.
E’ Natale:stamani niente pesca, si festeggia. Il tempo non è dalla nostra parte, c’è un freddo gelido, il cielo è grigio e tira vento. Dopo colazione Amerigo e Pamela fanno un giretto di sopralluogo in bici ma tornano ghiacciati.
Ci prepariamo ed usciamo. In attesa della Messa abbiamo visitato il paese, che merita davvero.
La Messa, molto cantata come sempre in Francia, animata da una signora con una voce veramente bella, l’abbiamo seguita, io abbastanza bene, Amerigo un po’ meno per difficoltà linguistiche, ma l’atmosfera era quella giusta.
Ben tre strette di mano dai sacerdoti, una durante il segno di pace: uno dei due mi ha puntato – ero ad inizio banco – e poi sempre quello, più il secondo, ci hanno dato il rituale saluto di fine messa sulla porta d’uscita. Speriamo portino bene.
Il pasto è stato superlativo, preparato da Pamela: coniglio piselli polenta, pandoro, caffè, Amarone.
Pomeriggio passeggiata culminata con la traversata col Transcanal effettuata in andata con la bidonvia e al ritorno con la seggiovia da Amerigo e Marta.
Rientro ai camper, doccia, chiacchierata in compagnia, cena, briscola, tentativo di guardare un film e poi a nanna.
Le mie bellissime rose Baccarat cominciano a sfiorire. Peccato.
Palavas-les-Flots, 26 dicembre mattino. La pioggia battente che ci ha accompagnato durante tutta la notte e la gran voglia di Spagna soprattutto di Marta, hanno indotto le nostre amiche a modificare il programma iniziale. Mentre Pamela sembrava che forse ma chissà se non disturbo ecc. avrebbe voluto venire con noi in Auvergne dal Figlio Grande, Marta era ben decisa: si va direttamente a Barcellona.
Grandi saluti, arrivederci, vuotaggi d’obbligo e sono partite. Anche noi abbiamo fatto i nostri scarichi e carichi, mangiato una pastasciutta e via.
Naturalmente abbiamo sbagliato subito direzione: volevamo recarci a Sète via autostrada per poterci informare bene al porto circa le traversate per Tangeri ma abbiamo imboccato la canonica uscita sbagliata. Un po’ di rigiri e poi siamo arrivati a Sète per R.N. (route nationale), che forse era meglio: strada libera, tranquilla, in mezzo alla laguna, fenicotteri, e all’orizzonte altissimi spruzzi ondosi (e vorrebbe farmi stare in un mare così da 36 a 54 ore, proprio io che non vado su un’altalena neppure se mi pagano ? ).
Al porto sono comunque entrata per informarmi: la biglietteria della Comanav era ancora chiusa, in quella della Comarit (o viceversa) c’era un addetto gentilissimo ma che me le ha sparate grosse: probabilmente la cifra detta dal Figlio Piccolo ( 533 E A/R) era stata da lui male intesa , visto che l’amico portuale mi ha precisato trattarsi di sola andata: 273 x il camper di qualsiasi dimensione, 160 a persona con cabina x 2 e WC privato. L’economico invece prevede 130 a persona, WC in comune e cuccette a 4 posti, capirai..
In tutto ciò Amerigo mi aspettava fuori e stando lì a meditare ha realizzato che in Marocco quasi di sicuro ci sono anche i marocchini.
Nonostante le rassicurazioni di un Flavio da San Giovanni Lupatoto, incontrato a Palavas, che c’è stato felicemente tre mesi in un altro anno e che ci vuole tornare, riportando quasi tutte note positive (forse problemi vengono dai bambini che spuntano dal deserto come funghi e dal fatto che bisogna contrattare tutto), si è preoccupato alquanto vedendo, dice, delle  facce preoccupanti (meglio le nostre? ) e dei rottami automobilistici in fila, stracolmi di masserizie e altro, pronti per l’imbarco. Ma vuoi che ci mettiamo lì in mezzo col nostro bel camper? Via via,e di corsa...
Ci siamo diretti a nord pensando di fermarci a Millau, nell’aria camper già usata l’anno scorso, ma telefonate in successione col Figlio Grande ci hanno convinto a tirare dritto fino a casa sua.
Siamo passati in mezzo a paesaggi innevati, alla nebbia, ma con nostro sollievo all’arrivo abbiamo trovato sì tanto freddo ma cielo sereno.
Oggi abbiamo percorso ( 46045-45621) 424 km. Pamela e Marta, sulla strada per Barcellona, hanno dovuto sopportare qualche difficoltà sul loro percorso causa neve, con fortunosa sosta notturna.
 
Chauriat, sabato 27.12.2008- In Auvergne in famiglia.
Pamela e Marta nel frattempo a Barcellona si sono sistemate a El Masnou ma non gradiscono, domani andranno in cerca di una sistemazione migliore.
Chauriat, domenica 28. dicembre 2008- Ancora in Auvergne. Oggi ristorante a Clermont Ferrand noi due, Figlio Grande  e meravigliosa Nipotina per l’amata trauffade per Amerigo. Tot. 85 E. Abbiamo concorso con 50.
Il mio Nokia 73, che ama le emozioni forti (al matrimonio di una nipote, in luglio, ha fatto un bagno nel rum, riprendendosi dopo alcuni giorni), stasera ha rinnovato l’esperienza, tuffandosi, si fa per dire, nella Vodka al miele polacca che il Figlio Grande aveva versato in un bicchiere e da me malamente fatto cadere.
E’ un telefono decisamente alcolista: spero che anche da questa batosta si riprenda. Senza telefono sono veramente “nuda” e date le mie dimensioni non credo sia un bel vedere.
Pamela e Marta si sono ora trasferite a Sant Adrià de Besos. Domani cerchiamo di raggiungerle anche se dicono non esserci posto.Vedremo se riusciremo a trovare una sistemazione decente.
Domattina, anzi, stamattina, si riparte ma tre quarti e mezzo del nostro cuore rimangono in Alvernia..
Lunedì 29,12,2008: sotto qualche fiocco di neve lasciamo la casa del Figlio Grande.
Man mano che proseguiamo la nevicata si fa più fitta trasformandosi in un vero problema già dai primi chilometri di autostrada dopo Cournon.Ci sono in giro gli spazzaneve ma il traffico è lentissimo, su una sola corsia. Avanziamo veramente a fatica, preoccupati di tenere la strada e , data l’impossibilità di fermarsi, causa innevamento, anche di tenere la pipì.
Per la prima volta finalmente percorriamo il famoso viadotto di Millau. Forse era meglio farlo col sole.
Pensavamo di dirigerci verso Barcellona ma date le fosche previsioni meteo preferiamo deviare verso Palavas les Flots per una nottata di riflessione.
La neve ha ceduto il posto ad una pioggia battente, accompagnata da forti folate di vento.
Allentiamo la tensione entrando nel Porto Fluviale, mangiando e facendo un sonnellino ristoratore.
Verso le 17 decidiamo di affrontare le intemperie e armati di ben tre sacchetti di robe sporche, raggiungiamo la lavanderia in paese e procediamo all’operazione di lavaggio e asciugaggio , coadiuvati da un gentilissimo gestore. Però: 4,50 x il lavaggio e altri 4,2 per l’asciugatura.
Il Figlio Piccolo, da internet, ci dice non esserci pericolo di neve direzione Spagna, al limite tanta pioggia.
Rientriamo al camper battagliando contro la bufera di pioggia e vento e , constatato che in tv c’è ben poco da vedere, ce ne andiamo a letto.
Abbiamo percorso ( 46403-46045) 358 km molto difficoltosi
Martedì 30.12.2008: ci alziamo di buon’ora, ci prepariamo a partire. Scopriamo che l’area camper del Porto Fluviale è totalmente gremita al punto che uno è sistemato, con tanto di allaccio corrente, perfino sullo scarico acque di tutti i colori. Alcuni camper sono sistemati , sempre con la corrente, direttamente in strada.
Il tempo sembrerebbe grigio ma con l’avanzare del mattino e della strada migliora: tranne qualche strano banco di nebbia, un sole dapprima pallido ma poi sempre più convinto, ci accompagna a Barcellona. Dopo qualche informazione con conseguente confusione, arriviamo a Sant Adrià de Bèsos, vicino al Forum, dove sono sistemate le nostre amiche. E’ un immenso caos di camper, camion, automezzi da lavoro e vari oggetti non meglio identificati poggiati su ruote.
Fuori una venti/trentina di camper aspetterebbero di entrare ma la signorina della cassa mi dice che possiamo farlo noi, visto che i proprietari,  invece di badare ad aggiudicarsi qualche posto libero, se ne sono andati a spasso. Ci indica di andare in fondo in fondo. Ci andiamo ma non troviamo le nostre amiche. Chiamata Pamela al telefono, mentre lei e Marta sono in centro città, mi spiega dov’è sistemata: la troviamo e bene o male, e pure di traverso, ci piazziamo nei suoi paraggi. E’ un parcheggio molto autogestito, nel senso delle piazzole, dai camperisti. Un immenso shangai, dove i primi che sono arrivati difficilmente potranno uscire appunto per primi. Anche con la corrente ci si deve arrangiare, tant’è che noi ci attacchiamo alla ciabatta di Pamela altrimenti non ci sarebbe più posto.
Siamo circondati da italiani: tranne il camper francese che ci divide dalle ragazze, siamo quasi tutti “di noi”, sia dentro sistemati in tutti i modi, sia fuori ad aspettare.
Arrivano le amiche e ripartono con noi per portarci in centro. Alla Sagrada Familia, un immenso cantiere, visto che ancora ci lavorano, la coda per entrare ci scoraggia dal provarci.
E’ una cosa imponente ma mi sono convinta che Gaudi l’ha progettata un po’ per caso, mentre stava facendo una telefonata un po’ lunga e annoiato tracciava dei ghirigori, come si fa di solito.
E’ un insieme sconclusionato che fa molto effetto. Siamo poi proseguite e abbiamo percorso quasi tutta la Rambla, non sentendo parlare spagnolo ma solo ed esclusivamente italiano, ovunque.
Tanta gente, qualche venditore di uccelli, qualche pittore ai lati e tanti tantissimi mimi, abbigliati nei modi più svariati.
Anche un virtuoso del palleggio, di una bravura eccezionale..
Al Mercato, bellissimo, una macellaia ce l’ha detto: ma com’è che siete tutti italiani, tutti qui, e dire che io invece vorrei andare in Italia.
Io e Marta abbiamo mangiato un tacos con tanto di paella, couscous e altre robe piccanti che hanno rallegrato il mio stomaco fino a sera.
Dopo la metro,sempre con Marta, siamo andate in un immenso centro commerciale, col logo di Auchan, che qui si chiama Alcampo: manco a dirlo, italiani e italiani. Prezzi assolutamente bassi rispetto ai nostri.. Gli altri due sono tornati al camper e hanno cenato in pace fino al nostro arrivo.
Una serata di partite prima a briscola in quattro, poi a terziglio, giustamente in tre, ha posto fine alla giornata che per completezza ha voluto chiudersi con due gocce di pioggia ma senza abbassare una temperatura assolutamente piacevole.
Abbiamo percorso ( 46763-46403) Km 360
Sant Adrià de Besos, 31.12.2008: colazione ed escursione, sulla Rambla, poi in giro, rientro, pranzo, e ri-fuori. Siamo andati al porto per guardare le navi. Ci è andata buca per salire sulla funivia che sovrasta Barcellona, dal porto ai due lati della città: era rotto l’ascensore per salirvi: la signora ci ha detto che muchissima gente era rimasta delusa. Passeggiata sulla Rambla de Mar, doverose numerose rituali occhiate ai pesci, probabilmente cefali, che nuotavano nel porto, sicuramente sponsorizzati dall’Ente del Turismo, felici delle briciole che tutti gli italiani e i pochi spagnoli gli gettavano. Anch’io ho fatto la mia parte, spezzettando per loro un dolce troppo dolce che Marta aveva comprato.
Tentativo inutile di acquisto per una cena già pronta da ultimo dell’anno: al centro commerciale Alcampo il banco rosticceria era desolatamente vuoto. Comunque io e Pamela abbiamo assemblato una cenetta niente male, completa delle tradizionali lenticchie ed uva bianca. Finito di cenare siamo stati in giro in pullman per un paio d’ore, soprattutto salendo e scendendo nelle varie periferie per il gusto di gironzolare quasi sempre da soli sui mezzi di trasporto pubblici  in servizio, per l’occasione, tutta la notte. Siamo arrivati a vedere la Gran Supposta (la torre dell’acquedotto, alta 145 m) tutta illuminata di rosso e blu. Alla mezzanotte in punto siamo rientrati per fare la festa ad una bottiglia di champagne e ad una di un altro vino di non chiara origine. Per la gioia di Marta, e anche nostra, ho estratto dalle viscere del camper i dolci che mia nipote Gessica ci ha regalato assieme ad un  simpatico alberino di Natale multicolore e li abbiamo gustati, brindando sul camper e fuori, tra gli altri, con un paio di coppie di vicentini.
Un discreto numero di combattute partite a briscola ci hanno accompagnato nelle prime ore
dell’anno nuovo.
Sant Adrià de Bèsos, giovedì 1 gennaio 2009. Stamani Marta non aveva voglia di uscire. Siamo partiti noi 3, Amerigo, Pamela ed io. Prima la casa di Gaudi, che mi conferma l’idea che il tizio necessitava di cure psichiatriche, vista la gran confusione che aveva in testa mentre progettava, poi passeggiate in centro quindi, per puro sfizio, una gran camminata fino allo Stadio del Barça, evidentemente chiuso data la festività di Capodanno.
Parecchio stanchi, alle 2.30 passate, siamo rientrati e abbiamo mangiato. I nostri due pescatori, ormai da qualche giorno in astinenza, non hanno resistito: brandendo canna e secchio sono andati al mare dove hanno trascorso il resto del pomeriggio a far finta di pescare mentre io e Marta abbiamo fatto un giro in cerca di un tabacchino. E siamo tornate con una baguette di pane insperatamente ancora caldo di forno.
Rituale confusa serata di partite a carte e poi un quasi mesto saluto di buonanotte pensando all’indomani, quando le nostre strade si sarebbero divise.
Sant Adrià di Besòs venerdì 2 gennaio 2009: dopo aver completato il pagamento del Park and
Ride (una mezza rapina visto che si è pagato parecchio – io 78,22 E per essere stati per tre notti parcheggiati da cani, in modo impossibile in qualsiasi altro posto, con servizi che lasciano molto a
desiderare, tipo la doccia a vista con porta aperta, acqua fredda, assenza di scolo della stessa quindi navigazione delle ciabatte e di tutto quello che si aveva con se visto che non esiste nessun tipo di appoggio oggetti, allacci di corrente di fortuna e mancanza di rispetto degli altri camperisti, come il simpaticone che alle tre di notte ha fatto scarico e carico delle acque, lasciando in moto il camper per più di mezzora sotto gli occhi indifferenti del sorvegliante) abbiamo salutato le nostre amiche e ci siamo diretti a sud.
Scartata l’idea di imbarcarci a Barcellona (la prossima nave, Grimaldi, è in partenza per Tangeri il13 gennaio), restava l’ipotesi Almeria, suggerita dal Giorgio di San Massimo, l’”esperto di Marocco” consigliatoci da Corrado del Rimessaggio.
Per strada abbiamo deciso di spingerci il più in avanti possibile  senza fare autostrada: abbiamo percorso tutto un su e giù molto pittoresco, ma con  possibilità di evitare la maggior parte dei centri abitati, che irritano moltissimo il mio autista personale.
Cibandoci di porcheriole, dopo una ricca spesa al Carrefour, cioè mandarini pistacchi biscotti banane caramelle dolcetti noci Monchèri mandrigoli Danette, con una sosta ristoratrice di ben tre minuti per un caffè, sul camper naturalmente, siamo approdati a Benidorm, al campeggio Arena Blanca: 21,40 E,  spesi benissimo. Pulito, bene “arredato”, doccia caldissima, acqua calda per i piatti, silenzio e pace, abitato per tutto l’inverno da inglesi che hanno reso praticamente residenze stanziali i loro camper e le roulottes con vasi di fiori, lampioncini, ingressi personalizzati. In effetti la signora della Reception mi ha detto che per chi sta periodi lunghi fanno tariffe privilegiate, tipo 10/11 E al giorno.
Sul vetro d’ingresso campeggia un “completo”. Non vorrei fosse scritto in italiano visto che mi ha spiegato che quella scritta le serve per far smammare eventuali clienti non desiderati.
Ci ha consigliato di non traghettare da Almeria perchè ci si mette troppo tempo.Lei va sempre da Tarifa dove il battello ci mette sui venti minuti e ci sono 5 partenze al giorno. Sempre,  perchè va spesso a Tangeri avendo sposato un marocchino. Comunque lui non l’ha velata: bella candida bionda e con le zinne quasi de fora, come dicono a Roma.
Pamela e Marta sono tornate, penso, a Palavas-les-Flots per la notte.
Oggi abbiamo percorso (47300-46763) km. 537
Benidorm, sabato 3 genniao 2009: con un tempo così così, due gocce, un po’ di sole, un po’ di nuvole, altre due gocce, abbiamo tirato avanti a più non posso. I primi cento km lentissimi direzione Alicante e Almeria, sulla costa, seguendo la 233, poi da Cartagena fino quasi a Malaga un tratto di autostrada per tirare un po’ il fiato, quindi sull’autovia, la nostra superstrada, attraverso le sierre. Paesaggio stupendo, lunare, con innumerevoli cime di colline, tagliate senza risparmio dalla nuova strada che stavamo percorrendo, con un numero assolutamente spropositato di serre disseminate ovunque e sembra senza alcuna logica. Interi paesaggi coperti da nylon. Paesi bianchissimi con un numero enorme di casette tutte appiccicate e arroccate sulle cime che apparivano all’improvviso dopo km e km di colline deserte, o monti con case sempre bianche o gialline sparse a profusione con stradine praticamente verticali per raggiungerle. Saline, tante. Ma tante tante tante serre.
Anche oggi schifezze varie come nutrimento e una minisosta per un caffè: mentre lo beveva a lato del camper, lungo la strada, Amerigo ha visto passare tre camper italiani. Gli stessi che abbiamo rincontrato a Salobrena, pochi chilometri dopo, incidentati: uno di traverso sulla strada col cofano rotto e una vettura rossa che aveva cercato di salirci dal lato guidatore, il secondo  fermo a lato strada ma col terzo spiattellato sui suoi fanalini posteriori, causa frenata improvvisa, temo. Mentre passavamo cercavano di far uscire i passeggeri della macchina rossa dal portellone posteriore.
Ci ha un po’ depresso pensare che poveracci per loro un viaggio probabilmente progettato da tanto tempo era così malamente concluso. Abbiamo riflettuto se potevamo dare aiuto ma erano già in tanti e di sicuro meglio attrezzati di noi. Speriamo. Un altro po’ di strada dopo (tanto per dire prima dell’ingresso del Tunèl de la Ponta de la Mona) c’era una macchina a balle all’aria. Visioni confortanti, non c’è che dire. Ieri abbiamo visto tre mezzi che si cambiavano le gomme. Per fortuna ne abbiamo visto proprio tre, quindi a posto (il famoso non c’è 2 senza 3).
Dopo alcuni tentativi di campeggio andati a male, come la ricerca di un Park and Ride che ci ha quasi fatto bloccare in una stradina del centro, avendo il suo ingresso l’altezza di 2 metri e mezzo, facendoci temere per una ruota sfregata su un marciapiede, si fa per dire, dopo Marbella, a Estepona, siamo finiti in una roba un po’ strana: Parque Botànico Tropical, dice l’insegna. E’ un ammasso di piante con degli spazi risibili per i camper e le roulotte, che si devono sistemare su un terreno umido e fangoso, delimitato da un gradino, che preoccupa molto Amerigo. Teme di impantanarsi. Il gestore, serafico, ci dice che saremmo i primi ad arrivare a tanto.
Amerigo ha chiuso subito la porta, dicendomi di non provare ad uscire per non sporcarmi le scarpe e portare fango sulla moquette. Quindi qui non usufruiremo delle amate docce rinfrancatrici che di solito sfruttiamo appena possiamo. Pazienza.
Ad aggravare la situazione due motivi di disagio: causa tutto questo ammasso di piante la parabola non prende (sarà per questo che la roulotte dall’altra parte ha una padella che sarà due metri di diametro) e se non bastasse ora piove, accrescendo i timori di Amerigo.
Dovremmo essere a un centinaio di km da Tarifa.
A quasi le cinque le nostre amiche ci hanno detto che erano già in Liguria e avrebbero tirato fino a casa, scambiandosi la guida, cosa questa che Amerigo, oh no,  non farebbe mai.
Oggi abbiamo fatto (47956-47300) km.656.
Estepona, Marbella, domenica 4.1.09, Parque Tropical: insperatamente Amerigo è uscito indenne col camper dal fango della piazzola, reso più temibile da una notte di pioggia continua e scrosciante.La gentilissima signora dell’Accueil ci ha indicato il tombino ( proprio un tombino ) in cui scaricare le acque grigie – l’acqua buona era andato a prenderla nella serra che racchiudeva la piscina – e siamo partiti. Pian piano il tempo si è aggiustato, portando un bel sole al nostro arrivo, dopo un’ora circa, a Tarifa (48039-47956) km.83.
In quattro e quattr’otto ho fatto i biglietti per Tangeri (250 E andata e ritorno, la sola andata sarebbe costata 217 E), ci siamo messi in fila per prendere il catamarano veloce, 35’ per arrivare a Tangeri, mettendoci però più di un’ora  per riuscire finalmente a salire, sia pure in retromarcia, sul traghetto. Il quale traghetto si è rivelato una piacevole sorpresa: elegante, tutto poltroncine blu, i passeggeri, molti marocchini, silenziosi, tranquilli, tutto un clima di relax. Sui tavolini c’era il documento da compilare e allegare poi ai passaporti. Quando eravamo in vista del porto il clima si è elettrizzato: tutto un corri corri vicino al posto di polizia della nave per far timbrare i passaporti. Si è formata in due secondi una lunghissima fila biforcuta: eravamo buoni buoni al nostro posto quando una signora tedesca, che ancora dalla partenza non aveva mollato il posto accanto al tavolino,  vuoto, del poliziotto è venuta a recuperare la camperista, pure tedesca, che era salita con noi, e x gentilezza anche me, trascinandoci in testa alla nostra fila, scavalcando tutti, tra le remore di Amerigo per la scarsa correttezza della manovra. Idea geniale però, per nostra fortuna, dovendo scaricare immediatamente i mezzi. Siamo quindi scesi al volo affrontando, per quanto già avvisati da altri frequentatori del Marocco, un vero incubo: tutto un essere avvicinati da poliziotti, da faccendieri che compilano i moduli, un essere accompagnati in un ufficio di polizia per poi tornare ad aspettare un ennesimo poliziotto. Bene o male, dopo un po’ di mance, 2 E, 1 E, siamo fortunosamente usciti dal porto, non senza avere ancora mostrato i passaporti ad altri due o tre poliziotti disseminati fino al cancello. L’ultimo ci ha chiesto se avevamo pistole o armi. Per poi subito rientrare nel porto, consigliati da un ennesimo poliziotto, comunque sempre gentilissimo, per andare allo sportello bancario e cambiare dei soldi.
Un altro “volonteroso”, spacciandosi per Security ma evidentemente abusivo, per due gesti non richiesti fatti ad Amerigo per indicargli un parcheggio per altro facilissimo in una piazza semivuota è riuscito a scucirmi 18 dirham e 50 centesimi di Euro (tenere presente che dicono che con 10 dirham si paga una notte in campeggio...), lamentandosi che il suo lavoro era difficile, che io ero dura,che voleva soldi italiani di carta e lui mi avrebbe dato il resto. Da non riuscire a toglierselo di torno. Cominciamo bene.
Amerigo già sull’agitato decide che dobbiamo comprare una cartina. Ne trovo una un po’ sintetica in un negozietto. Cerchiamo di uscire da Tangeri, dirigendoci verso Rabat. Facciamo il nostro primo pieno in terra africana. Poi al volo scorgo l’insegna del Marjane, il centro commerciale, dove entro e prendo altre due cartine più dettagliate.
Il Marjane, è come lo descrivono tutti, molto fornito, molto frequentato, una grossa Rinascente.
Adesso che siamo completi di cartine ci complichiamo la vita: decidendo di scendere a sud vogliamo evitare le autostrade così ci impelaghiamo, nel paese di Larache, in un vero inferno: simil-strade dissestate, per usare un eufemismo, varia umanità in tutte le sue forme peggiori. Gente scalza, senza ombrelli, vestita sommariamente sotto la pioggia, in mezzo al fango, stesa per terra, o ferma in mezzo a quella che dovrebbe essere strada, sporcizia ovunque, case rattoppate con nylon, tutto color lurido. Gruppetti di persone a due o tre che parlano o stanno comunque lì, fermi, in condizioni invivibili con mezzi in circolazione che da noi sarebbero rifiutati anche dai Rotamfer. I “piccoli taxi”, le Punto di prima fabbricazione, perdono i pezzi e i “grandi taxi”, tutti numerosissimi, non sono da meno. Sono Mercedes stracolme di persone, con la capacità di viaggiare nonostante siano già praticamente smantellate in uso. I motorini, o robe che gli assomigliano, portano sempre minimo due persone. E tutti, macchine, gente, animali, passano insieme, naturalmente in sensi diversi.
Amerigo continua a cambiare tonalità, scurendosi sempre di più. Non vediamo via d’uscita, la strada ha il colore del fango delle casupole intorno, ci sono buche, vere voragini, difficili da evitare così come è difficile evitare persone e cose sistemate si fa per dire ovunque. Facendo manovra come se guidasse una cinquecento riusciamo a riportarci dove c’è un’indicazione per Rabat. E’palpabile la voglia immensa di Amerigo di tornare al porto e rientrare nei patrii lidi. Lo frena il fatto che ora abbiamo 5500 dirham da spendere, cioè il corrispettivo di 500 E meno i 18 che mi ha scucito il parcheggiatore abusivo.
Quando siamo sul disperato ci rivolgiamo ad un poliziotto chiedendogli la direzione da prendere e poi, accennando ad un camping, riceviamo la prima buona notizia: c’è un campeggio avanti 2,5 chilometri a sinistra. Quando avevo accennato che a Larache c’era un camping comunale gratuito Amerigo aveva deciso di non andarci, se era gratuito sarebbe stato un cesso, meglio cercarne un altro. Ho disperatamente cercato di fargli capire che non potevamo andare alla cieca, non conoscendo i posti: chi dice cosa e quando e come avremmo trovato un altro campeggio? Ho una lista di campeggi che ho trovato leggendo su Internet, ma una cosa è leggere notizie un’altra è verificare di persona.
Proseguendo vediamo sulla spiaggia il primo (e finora unico) consistente gruppo di cammelli.
Siamo poi arrivati al Camping che tutto sommato si è rivelato una felice soluzione: pulito, con un guardiano molto gentile che ci ha fatti sistemare abbastanza bene, che ci ha detto che non c’è elettricità perchè è appunto gratis, coi servizi e acqua. E’ un punto vendita di biglietti Comarit, con due impiegati che controllano i passaporti, ma accetta tutti i camper.
La tv naturalmente non prende ma pazienza. Mangiamo, facciamo un giro per vedere se ci sono italiani: nada de nada. Mi dice il guardiano, contento perchè Amerigo gli ha dato quattro delle noci che stava mangiando, che ieri sera ce n’era un gruppo di dieci camper che stavano rientrando in Italia. Mi sente il nostro vicino del Frankia qui accanto. E’ un italo-belga francese. Famiglia originaria di Lecce, lui vissuto in Belgio e ora da una ventina d’anni vicino a Nizza dove ha un ristorante. Molto gentile, mi presta la Guida Gandini, un libro sul Marocco.E’ la sua terza volta qui
con la moglie. Rassicura Amerigo: nella baraccopoli di Larache ha visto la parte più brutta del Marocco, quella dove finiscono tutti i contadini che vogliono venire in città e poi ci vivono in miseria, non trovando lavoro. Al sud è tutto meglio: c’è povertà ma c’è dignità, i paesaggi sono splendidi e si sta veramente bene.
Amerigo è veramente sconvolto da quello che ha visto oggi: mai avrebbe immaginato che la gente potesse vivere in tali condizioni.
Ancora col groppo, accompagnato per accrescere il suo disagio, da una gran pioggia, va a letto.
Per ora in Marocco abbiamo percorso (48144-48039) 105  km.
Larache lunedì 5 gennaio 2009: stamattina il vicino, che si chiama Olivier-o, (cioè Olivier per la moglie e Oliviero per noi), ci chiede se vogliamo seguirlo. Anche lui va al sud, conosce la strada. Se ci va si può scendere insieme così evitiamo di doverci cercare i posti.Proposta che apre il cuore ad Amerigo che è ancora lì che medita sul ritorno e sui 5500 Dirham da spendere prima dell’imbarco.
Il vicino ci dice che farà una sosta a Salè al Marjane per la spesa e poi si va avanti.
E comincia la corsa del secolo: il nostro pilota-guida viaggia costantemente oltre i limiti, cosa che Amerigo, soprattutto in terra straniera, non farebbe mai ma che è costretto a fare se non vuole perdere il “capocolonna”. Il quale viene a gesti sgridato anche da dei poliziotti che con laser in mano lo lasciano passare ma..., rischia continue collisioni con camions sovraccarichi, motorini con minimo due uomini sopra, ruderi di macchine strapiene, asini con carico e  uomo o ragazzo sopra, facendo sorpassi alquanto azzardati, uscendo di continuo e tagliando bellamente la strada a chi sopravviene, con possibile grave danno ai pneumatici essendo il bordo strada molto alto e frastagliato. A fianco della strada corre la “carrettabile”. Mai visti così tanti carretti, tutti costruiti con mezzi di fortuna, o sfortuna, e trainati da asini magrissimi, con le costole di fuori.
Amerigo si sente a Indianapolis ma deve fare buon viso a cattivo gioco. Facciamo dei lunghi tratti di autostrada impensabile da noi: ben tenuta, scorrevole, ma con continuo passare e traversare di pedoni, ciclisti, mulisti, asinisti, con capre, pecore, mucche, asini scheletrici, che saltando la recinzione poi ci circolano liberamente. Tanti cani morti a lato strada.
E baracche coperte di nylon con masserizie di tutti i tipi davanti. Pastori con da una o mucca o pecora o asino a greggi anche più grandi. Piove e c’è gente accovacciata per terra sotto l’acqua, con su il caffettano o quello che è, la lunga vestaglia con cappuccio a punta. Sono tutti per la strada,  da soli o a gruppetti, uomini, donne, ragazzi. Non si capisce come possono restare anche sdraiati nel fango.Comunque vestiti sommariamente ma spesso col telefonino o le cuffiette nelle orecchie.
Anche le abitazioni, i tuguri più malandati hanno la loro brava parabola sopra il tetto rattoppato col nylon.
Verso le grandi città, Rabat, Casablanca, i palazzi sono totalmente coperti di parabole.
Attraversiamo paesi non concepibili da mente europea, e più specificamente italiana, dove in un caos generale vedi uomini tutti similfrati, a gruppi di due o tre , asini, mucche,pecore, ragazzi, qualche donna vecchia (le giovani sono al lavoro nei campi ), che si muovono molto lentamente e in tutte le direzioni, incuranti delle macchine che passano a stento, o se ne stanno accucciati sui talloni quando non stesi sempre sul loro saio, il souk traboccante di merci esibite davanti ad ogni “negozio”, mucchi di frutta, di giocattoli, di tele, di tappeti, di borse, mentre qualcuno sta trafficando su una carcassa di macchina o di trattore, i grandi taxi, le vecchie Mercedes, affollate di passeggeri che salgono, che scendono, gruppetti sempre di uomini seduti , tutti che parlano, gesticolano, ridono.
Arriviamo al supermercato passando davanti alla reggia del re Mohammed VI: un lungo recinto con piante molto alte così non si può vedere dentro, con ogni pochissimo una garitta piena di guardie,  alcune in uniforme sembra di gala, con mantelli rossi, poi poliziotti in azzurro e blu, altri in verde, vigili con l’impermeabile bianco. A fianco c’è un immenso maneggio, con cavalli, alcuni dei quali coperti di drappi rossi.
Il Marjane di Tangeri mi sembrava più fornito. Forse è ancora presto, le dieci circa. Realizzo poi che per loro sono le 9 e stanno aprendo ora. Compriamo un po’ di frutta e del vino marocchino da assaggiare.Proseguiamo l’autostrada, sempre in compagnia di capre, mucche, asini, persone ferme o in movimento per non si sa dove su quelle che da noi sono le corsie di emergenza o addirittura nello spartitraffico.
In un parcheggio mangiamo. Arriviamo a Ounagha (Ounara), provincia di Essaouira, vicino a Safi, al Camping International des Oliviers “chez Alain”. Piazzole nell’erba, delimitate da siepi di ibisco fiorito, olivi, limoni, il blocco servizi molto decorativo tutto in tondo, un gestore molto gentile e simpatico.
Stiamo riscontrando man mano che non tutto quello che si racconta è vero: in Marocco i campeggi con la corrente 10 o 20 Dh, al massimo 30, autostrade pochi soldi, ecc. Beh, forse non è proprio così.
Questo campeggio intanto per la notte ci costa 100 Dh e per l’autostrada bene o male di soldi ne sono usciti.
Ceniamo poi invitiamo Olivier-o e Didi da noi: panettone Bauli rimasto da Natale, tagliato a pezzi per non car capire trattarsi di avanzi, e una bottiglia di vino nero  non identificata, probabilmente proveniente da clienti del Figlio Piccolo.Buona. Chiacchiere in allegria. Amerigo anche se non lo ammette comincia a masticare di francese. Ne sarebbe felice: pensa alla Nipotina Meravigliosa e alla seppur vaga possibilità di parlarci assieme.
Olivier-o sembra quasi propenso a fermarsi più di una notte. Sa che i clienti del camping possono recarsi presso una Cantina a 800 mt per una degustazione di vino. Qui?
Vedremo domani, intanto la nostra, di “degustazione”, è finita e perciò si va a a letto.
Oggi abbiamo percorso (48752-48144) 608 Km.
Non fa freddo ma,  avendo la corrente, attacchiamolo stesso un po’ la stufetta: ormai sono abituata al suo rumore, fa da sottofondo quasi musicale.
Camping des Oliviers, Ounagha (Ounara), martedì 6 gennaio 2009. Dopo una notte un po’ preoccupata ( Amerigo si è sentito una fitta al petto: gli ho ditto che per me era un dolore intercostale ma lui – geneticamente pessimista - si è visto già infartuato, si chiedeva come avrei fatto “io” a rientrare in Italia se lui ecc ecc.)  ci svegliamo. Sembra che gli sia passato. Vado a farmi una bella doccia calda ma con la fastidiosa idea che l’acqua puzzi un pochino. Può darsi che sia perchè ieri il gestore mi ha detto che loro non hanno acqua potabile, è acqua di pozzo.Può darsi. Poi con Amerigo laviamo i piatti e ci prepariamo alla partenza, in attesa di conoscere le decisioni del nostro amico, se restare o partire.
Parlo a Didi, ex infermiera, del dolore di Amerigo.Gli chiede se aveva male alla spalla. No.Allora, dice, era una nevralgia intercostale. Appunto.Gli dà della Nux Vomica.  Lui è leggerissimamente rassicurato.
Si parte, direzione Agadir, dove dicono che c’è bel tempo anche perchè qui non c’è niente. Il paese è piccolo e non c’è nulla da vedere.Olivier non accenna alla degustazione vini.
Per strada, in un villaggio, io e Olivier-o scendiamo a comprare del pane. Meno male che Amerigo non vede le mani del fornaio, la bilancia, il bancone, altrimenti col fischio che lo mangerebbe. E’ comunque ancora caldo e io sono di bocca molto democratica, mi piace anche questo.
Il paesaggio cambia, diventa più brullo, terreno senza erba ma con alberi belli verdi. Saprò più avanti che si tratta di alberi di argan. Vediamo una cosa per noi proprio nuova: delle greggi di capre nere arrampicate sui rami. Amerigo se n’è accorto per primo: mi ha indicato un albero dicendomi ‘vedi, è caduta una capra, sarà stata matura...’
Mi aggiorna costantemente sulle sue condizioni di salute: ora ho un po’ freddo, ora ho un po’ caldo, non ho la febbre ma non sono a posto, ora ho un dolorino, ora mi sembra che mi sia passato.
Penso che il forte impatto subito a Larache con la miseria locale, il pensiero che non sa dove stiamo andando, la preoccupazione dei ragazzini che assaltano i camper, la poca voglia di avere a che fare con i vari venditori che si attaccano come mignatte più la bottiglia scolata ieri sera con Olivier-o, il caffè, la doccia che quando è saltata la corrente lo ha fatto stare là un po’ al freddo, i km percorsi con una tensione palpabile, combattuto tra la sua assoluta incapacità di trasgredire alle norme del codice della strada ma il doverlo fare per non perdere il nostro amico velocista davanti, un po’ di dolore intercostale finora venuto solo a me, tutto insieme lo hanno messo ko.
Per completare il quadro, Olivier-o si ferma sul ciglio di una strada, deserta, di fianco ad un altro camper apparentemente disabitato, per portare Rasta, il suo cane nero, a fare dei bisogni. In soli 2secondi2 siamo circondati da un gruppetto di ragazzini. Un grande, sui tredici anni, tre dai 5 ai 7 e una dolcissima bambina, anche lei di meno di dieci anni.
Chiedono da mangiare: ieri sera Olivier-o ci ha giusto detto che le autorità, i grandi del posto non vogliono che si diano dolci, caramelle, zucchero ai bambini, non avendo soldi per portarli poi dal dentista per curare la carie che i turisti provocano.
Mi ricordo dei crackers che ho comprato in Spagna. Amerigo mi dice che va a chiedere a Olivier se glieli può dare ma intanto questi mi assillano e anche se a disagio ne distribuisco un po’ di pacchetti. Il grande, più lesto, me ne sfila due dalla mano e se li nasconde nella camicia lasciando un altro ragazzino e la bambina senza.
Amerigo torna, mi sgrida per non avere aspettato, me ne chiede ancora e ne distribuisce altri.
Ne dà un pacchetto alla bimba. Un moccioso più piccolo, ma maschio, glielo toglie e non gliene frega niente se gli diciamo di darlo alla bambina. Che con gli occhi lucidi se ne sta ferma, zitta zitta, e non protesta. Povere donne, le allevano da piccole. Arriva un adulto, Amerigo gli spiega che i maschi hanno trattato male la bambina ma quello lo saluta con una stretta di mano e finisce lì.
La bambina mi fa ciao ciao, mi manda baci. Me la prenderei su immediatamente, velo e tutto. Sicuramente la vita che la aspetta non sarà felice, forse con noi starebbe meglio di certo.Ha due occhi bellissimi, da adulta, in un faccino da bimba. Vorrei fotografarla ma lei mi fa segno di no, si copre il viso col velo e si allontana sulle rocce. Mi fa venire un gran groppo in gola. Vorrei prendere il carognetta che le ha portato via i crackers e torcergli il collo seduta stante.
E questo aggrava il non sentirsi bene di Amerigo.
Arriviamo a quello che io pensavo fosse  il “mio” Marocco, con oceano e la spiaggia:  noi ci troviamo in alto ed è uno spettacolo meraviglioso.
Scendiamo dalla montagna, ci sono altri camper. Olivier-o non resiste: la sua sorpassite acuta ha il sopravvento e si lancia. Allora anche noi.
Tra le rocce che danno sulla spiaggia intravvediamo qualche pescatore.
Arriviamo all’Atlantica Parc, a 27 km da Agadir. Un campeggio tutto nuovo, molto bello, con negozi, cyber point, infermeria, l’antennista tv, il riparatore di camper, il parrucchiere, ilo tappezziere, l’edicola, la piscina coperta riscaldata (che scopriamo, dalle proteste di Olivier-o, essere stranamente riservata alle sole donne). Non c’è più posto ma ci dislocano di fronte, nella nuova zona campeggio che stanno allestendo, molto grande. Ci sistemano parecchio lontani dai servizi. Si sta comunque bene: c’è il sole, 25° gradi. Una zona di italiani, molti tedeschi, francesi, olandesi, qualche finlandese.
Gente pratica, attrezzati di motorini, macchinette per spostarsi, con camper enormi. Come sembra piccolo il nostro! Gran parabolone piantate per terra. Ci dicono sia l’unico modo per vedere qualche cosa.
Amerigo mangia del riso in bianco, causa il suo malessere. Che scompare dopo altri tre granuli di Nux vomica di  Didi. Si sente meglio. Andiamo a vedere per l’antenna, cosa si può fare. Il tipo ci dice che verra ce-soir. Facciamo una passeggiata nell’ala più alta, bellissima. Si vede l’oceano. Andiamo a sentire come mai il nostro frigo ogni tanto passi a gas. Dicono ci manderanno l’esperto (che arriva col buio e ci dice che domani alle 8, quando partirà molta gente, non avremo più problemi..). Olivier-o e Didi ci invitano per una piccola cena da loro. Amerigo prima non si sente bene, poi si sente bene e allora ci andiamo. Siamo in quattro belli in carne e Didi ha preparato un vassoietto alla francese con alcune fettine di  salsiccia e di una specie di bresaola con dei pezzetti di pane. Con la scusa di farle assaggiare la nostra sopressa vado a fare un robusto rifornimento nel mio frigo portando là anche dell’altro pane.
Aprono un vino marocchino che assaggio anch’io e trovo molto fresco, bevibile (non sono un sommelier ma in quanto figlia della Valpolicella e pure di mio padre, qualcosa dovrei capirci).
Si chiacchiera, soprattutto del tempo. Non è chiaro cosa pensano di fare. Noi non vogliamo stargli addosso: abbiamo detto loro che non finiremo mai di ringraziarli per averci condotto fin qui malgrado la palpabile voglia di Amerigo di girare il camper e tornare ad imbarcarsi. Gli abbiamo anche detto che pensiamo di fermarci finchè non ci verrà la voglia di scendere più a sud, a Tiznit o a Tan Tan Plage, 400 km ancora, che tutti dicono essere il posto più bello del Marocco. Il problema di Amerigo, uno dei tanti, è che dovrà ripercorrere la strada che abbiamo fatto arrivando, con tutto quello che l’ha spaventato. Loro danno l’idea che vorrebbero starci vicino ma so che il loro programma era diverso, all’inizio parlavano di Marrakech, ora boh, forse stanno volentieri con noi.
Comunque alla fine del mese devono rientrare perchè diventeranno nonni. In questi giorni hanno una figlia che tra un mese partorisce e un figlio che sta facendo parapendio tra l’India e il Nepal.
Non siamo i soli a formare una famiglia un po’ sparpagliata.
Il frigo si sta divertendo: passa a gas poi torna a corrente e ripassa a gas. E’ seccante perchè consuma il nostro gas quando l’elettricità è pagata col conto del campeggio.
Notizie da casa ci dicono esserci un freddo becco: mia cognata scrive che ieri notte erano a -9°,mai successo da noi, e che c’è la neve. Conferma del Figlio Piccolo, ancora a casa in ferie.
Il FiglioGrande, in Francia, dice che prevedono di scendere a -15° giovedì. L’amica in Belgio (che mi aveva detto: cosa vai a fare in Marocco, ma vieni a Bruxelles al fresco ! ), dice che da lei sole splendido, neve e meno10°.
Beh allora la scelta del Marocco non è stata poi male. Sarebbe stata inutile se questo inverno  fosse stato dolce come quello dell’anno scorso.
Oggi abbiamo percorso (48921-48752) 169 km. In tutto, compresa la deviazione per la salita a casa del Figlio Grande, dalla partenza abbiamo fatto 4313 km.
Mercoledì 7.1.2009. Giornata interlocutoria. Ci siamo alzati alle dieci nostre (forse Amerigo realizza di essere in vacanza), scendiamo al mare. Ritorno difficoltoso, percorrendo quello che dovrebbe essere il passaggio per i pedoni. Laviamo insieme i piatti. Giriamo un po’ per orientarci nel Camping. Volendo dare un “occhio” a casa nostra dobbiamo aggiungere una parabola: coi tempi marocchini, se andrà bene, l’avremo poco prima della fine soggiorno. L’abbiamo trattata ancora ieri ma qui dicono che a un marocchino (teoria dell’Inchallah) non si può mettere fretta, forse finalmente stasera vediamo la TV. Non sono però bastati i millantati 30 E di quanti ci dicono aver comprato praticamente per niente una parabola adatta. Sarà perchè chiediamo un piedistallo che si possa ripiegare, fatto sta che paghiamo 1100Dh sull’unghia, circa 110 E. Ora avremo una “padella” supplementare, con filo che passa dal bagno e si inerpica in fianco al letto.Chissà dove la metteremo quando saremo in viaggio.
Notiamo che tutti i camper presenti, nei posti più disparati, hanno un disegno “etnico”.. mi sa che verremo contagiati e anche Amerigo farà dipingere qualcosa sul camper dal pittore locale, peraltro bravissimo, completo di discepoli, che dipinge di tutto un po’ sui camper, sulle moto, sulle parabole, in ogni dove. Disegni molto belli.  .
Cercheremo anche di cambiare piazzola, avvicinandoci o all’uscita o alle toelettes visto che ho contato quasi cinquecento passi per arrivare a fare la pipì.
Amerigo spera anche che avvicinandoci cessino i continui funziono/sì-funziono/no della corrente elettrica: si può usare tranquilli per quasi tutto ma la potenza accordataci non regge  il frigo che continua a fare su e giù tra l’elettrico e il gas.
I nostri vicini sono spariti nel pomeriggio: mah, vorrei rivederli prima della loro partenza almeno per ringraziarli. Probabilmente sono andati ad Agadir con il taxi.
 
Giovedì 8.1.09. Stamani Olivier-o e Didi ci hanno salutato e sono partiti verso il sud, Sidi Ifni o Tiznit, forse anche Tan Tan Plage. Dicono che probabilmente ci si rivede, che le tappe sono le solite.
Saremmo andati anche noi ma non vogliamo assillarli e poi qui si sta molto bene.
Appena loro sono spariti abbiamo fatto un giretto per il campeggio e abbiamo adocchiato una piazzola, appena dentro dal cancello, che faceva per noi. Siamo andati all’Accueil per chiedere il cambio poi abbiamo portato il camper al lavaggio, cosa assolutamente necessaria visto che ora era diventato di una tonalità tra il beige e il marrone scuro (e qui se ne sono andati 70 Dh). Scoccia che si paghi all’Accueil e poi l’omino chieda lo stesso la mancia. Solo che gli è andata male: l’ha chiesta ad Amerigo, il mio ministro “senza portafoglio”...
Abbiamo poi ripristinato la funzionalità della nostra “abitazione” nella nuova piazzola, rimettendo in moto l’antenna e tutto. Siamo vicini a un camper di Castelnuovo e di fronte a uno di Bassano del Grappa.
Ho preso un Sudoku per Amerigo, un paio di cartoline e al “supermarket” una baguette per 1,20 Dh (12 centesimi). Dopo mangiato una bella passeggiata in spiaggia ci voleva.Siamo passati come ieri dalla Cooperativa pescatori, bella, con tutte le barche azzurre, e abbiamo camminato parecchio verso nord: è semplicemente meravigliosa, piena di cuccioli di gabbiano, ancora tutti marrone e tutti insieme.
Siamo rientrati al camper e abbiamo scoperto che Rachid, il pittore, aveva già appoggiato tutti i suoi strumenti nella nostra piazzola. Allora è andato alla sua caccia per dirgli del nostro rientro. Ha fatto tutto il giro del campeggio con il “discepolo” di Rachid proprio mentre l’artista in persona, nel frattempo arrivato, era pacificamente seduto con me, raccontandomi del carattere del marocchino, calmo, tranquillo, no fretta, fa male alla salute, qui ogni cosa qui si risolve col tempo e con una sola parola: Inchallah ( .. se Dio vuole...).
Con Amerigo hanno scelto sul camper il  posto per il disegno per il quale Rachid Nabil ha chiesto  700 Dh. Meritati.. Poi, anche per giustificare la spesa della nuova parabola, Amerigo si è piazzato alla tv, guardando qualsiavoglia cosa, dosposto pure a fare gli straordinari. Io sono andata a lavare i piatti pur di stare fuori, con una temperatura ideale. E dire che vuole accendere la stufetta elettrica solo perchè paghiamo la corrente.
Spero che domani fuoriesca la mia bici. Magari andiamo in spiaggia con le bocce: oggi abbiamo constatato che la sabbia è molto compatta, perfetta. Chissà che non impariamo a fare le ferie come si deve.
Domani sera torno al CyberNet per vedere se qualcuno ha gradito quanto scritto ieri sera. 
Domenica 11.1.09: estratto di mail spedita a circa mezzo mondo:
......in campeggio: oggi domenica per noi ospiti avevano organizzato uno spettacolo musicale ma la musica era quella tipica, sempre quella, solo quella, così ci abbiamo rinunciato e fatto un pomeriggio di chiaccchiere col gruppo che si sta formando (non x merito o colpa di Amerigo perchè è difficilissimo stanarlo -ci penso io, però, no problem). Siamo stati al ristorante della spiaggia, sempre di proprietà di Alalalalalala qualcosa, portandoci gli alcoolici. Una nostra amica aveva camuffato da coca cola il vino ma non sarebbe servito: la proprietaria francese ( che non parla italiano ) ha padre marocchino e mamma Locatelli di Bergamo, e riserva agli europei quasi tutto il ristorante, quindi si può bere senza offendere la sensibilità dei marocchini, che hanno un'ala del locale per loro e per il loro tè alla menta,tè che Amerigo ha assaggiato (due dita, col naso arricciato) s-buffando poi per un'ora.Per smaltire  il pranzo ci abbiamo messo delle ore. Non Amerigo, no, lui no: ci hanno  portato dei vassoi da dividere in 7 e  lui, al solito, ha fatto l'educato e ha aspettato che si servissero tutti prima di prendersi qualche cosa. Ben gli stà, deve avere digerito subito essendogli rimasto ben poco da mangiare. Abbiamo conosciuto delle buone forchette che pensano sia meglio servirsi x primi. Beh, allora,  io ho fatto da seconda...C'era vento, in spiaggia non si stava benissimo, ma comodamente sdraiati nella veranda del vicino sì. Quindi tutto ok.Comunque ci si ritrova un po' tutti: c'è qui la coppia tedesca che ci ha aiutato coi documenti sul ferry, c'è un'altra coppia che avevamo incontrato al Camping des Oliviers la seconda notte, sempre le stesse facce. Probabilmente si passano la voce e nei campeggi migliori fanno tappa quasi tutti. Poi ci sono le tariffe che invogliano a restare: tot x 3 notti, tot x un mese, ecc. Ed è un ritornello comune: veniamo da dieci anni, veniamo da otto , noi da 14 ecc. I pivellini siamo noi: tutti, ma proprio tutti sono minimo alla terza esperienza marocchina...........
Estratto di altra Mail comunitaria 13.1.09
 .......ho brontolato col Rachid pittore (qui sono tutti Rachid, tranne qualche Aziz,  all'accueil, il giornalaio, il carrozziere che va a riparare i camper in bicicletta, il tendalista, l'antennista, il venditore di pannelli solari, ecc.- stamattina il pescatore ci ha detto: tornate da me domani, chiedete di Rachid): io volevo la capra arganiera invece ci ha fatto l'incantatore di serpenti. Quando gli dico di rimediare ride e mi dice Ciao senora.
La vita prosegue tra passeggiata in spiaggia (oggi fruttuosa: Amerigo ha pescato con le mani - con un po' di schifo per le ventose attorno al braccio - un polipo), l'attesa per l'arrivo dei pescatori -  con nostri 5 E abbiamo portato a casa 2 grosse ombrine - poi pesce preparato da Amerigo sul fornetto miracoloso di Pamela, caffè veloce e via di corsa in spiaggia per disfida a bocce con la coppia di Bassano, passeggiata con altri colleghi campeggiatori fino al bar per il rituale tè alla menta. Rientro, doccia, lavaggio piatti mio, RISO IN BIANCO suo, e serata finita o a chiacchiere con i vicini o con Amerigo sonnolento alla TV.
Ieri sera abbiamo mangiato la tajina, il piatto tipico preparato in una pentola di terracotta fatta a cappello rovesciato: verdure con o pesce o carne. La nostra era con tacchino, anche per rispetto di qualche stomachino delicato, preparata da Graziella. Molto buona, veramente.
Domani sganceremo il camper dai venti metri di biancheria stesa (fatto lavatrice) e andremo ad Agadir coi vicini per la spesa e per un nostro primo giro in città.
 
Comunque tutti i Rachid sono molto gentili, tutto un sorridere e salutare. Anche i pescatori che offrono pesce lo fanno con cortesia. Ci si scherza insieme e alla faccia di... tutti , oggi ci hanno chiesto se domani il pesce lo paghiamo con vino. Poveri, non ce n'è rimasto un goccio.
Stasera una bimba di due/tre anni che vagava da sola vicino a noi sulla spiaggia, mi ha dato la mano e quasi quasi mi veniva dietro.
Un po' desolante fuori dal campeggio, tra ruderi misti a case in costruzione, asini magri, un'infinità di cani senza padrone. Oggi abbiamo sentito dietro una porta sbarrata un latrato disperato: Amerigo, anche con l’aiuto di  un tassista che si è fermato, ha forzato il cancello e salvato il cane che stava letteralmente annegando in una fossa. Poi capre disseminate tra gli alberi di argan con pastorelle a capo chino. 
Impressiona un po' vedere questa specie di frati o arrampicati sopra gli asinelli o a cavalcioni di biciclette anteguerra con tutto il "saio" che si impiglia nelle ruote.Naturalmente quelli che non stanno immobili o in piedi o accucciati per terra.......
Mail ai figli:.
.........Oggi con il nostro camper siamo stati insieme ad Agadir. Il supermercato Marjane è fornito d tutto, grande come la Rinascente e anche +. Ho, contro il parere maritale, comprato una pentolina a pressione da 3 litri in alluminio -25 E nostri, e il carica batterie per la macch fotografica.
Mi piace perchè da noi c'è la frutta che arriva dal Marocco e qui ci sono i kiwi che vengono dall'Italia, la Barilla a 1,5 E al mezzo kg, le castagne dal Brasile.
Abbiamo "pranzato" in un "ristorante" sulla strada, se i Nas si avvicinano già a 10 km di distanza lo fanno chiudere immantinente causa tutto: la panca, il tavolo, le mani del cuoco, i dintorni del posto. Il pesce era buonissimo, il pane ancora meglio,un antipastino di verdurine a cubetti freschissimo, la coca cola calda, come tovaglia un pezzettino di carta su una superficie non identificata: 80 dirham in tutto x le 4 porzioni.
Ho comprato per la strada un trancio di banane piccole e saporite, + di un kg, per 8 dh, , cioè sugli 8 cent. ns.
 
Oggi altra rogna che fa felice il papà: non si accendeva la tv: si era colato letteralmente lo spinotto tipo quello che entra nel portacenere per ricaricare il telefono. L'ha sostituito con l'aiuto di un tecnico Trigano (qui in effetti riparano tutto, girando con le biciclette). Poi non si riusciva + a cambiare canale. Nervoso super, consultazione delle istruzioni: alla fine casualmente abbiamo visto un pipolo che sovrastava la Tv, forse era fuori posto, e tutto è andato bene. Salvo che ora "non vede + una luce verde che c'era sempre prima" e si cruccia un po'. Difficile dire quante ne ha sempre, sicuramente non una sola...paranoia...
 
Mail spedita il 15.1.09 :
.......Qui tutto ok. Anche se oggi piove, l’antenna tv non prende e Amerigo ostiona. Comunque siamo stati praticamente tutto il giorno a tavola con amici. Compriamo il pesce in spiaggia al rientro delle barche: x esempio due grosse orate le paghi al massimo 5 euro, e mangiamo pesce tutti i mezzodì. Chissà quanto saremo intelligenti al ritorno a casa...Con tutto questo fosforo brilleremo di luce propria Staremo in questo campeggio sicuramente fino a domenica o lunedì, poi si vedrà. E non so se manderò altre notizie perchè qui c’è Internet ma + giù temo di no.
Qui non si pesca: spiaggia troppo profonda, ci vorrebbero chilometri e chilometri di filo. Le barchette che usano per la pesca non sono molto invitanti. Tutti dicono che bisogna andare + a sud, dove ci sono le falesie ecc. Oggi è ripassata di qui x salutarci durante il suo viaggio di rientro in Francia la coppia che ci aveva guidato fin qui.Hanno trovato sempre brutto tempo. Speriamo bene, noi pensiamo di provare a scendere la settimana prossima..........
Mail spedita il 18.1.09:....
.....siamo a Tamri, 25 km da Agadir, ma ancora per poco, sembra: i nuovi amici pretendono che sbaracchiamo per scendere più a sud tout de suite, come dicono dalle parti del Figlio Grande. Noi staremmo qui ancora visto che il tempo si è rimesso come deve (il giorno di Natale qui c'erano 33 gradi, dicono). Oggi sole marocchino, bellissimo. C'è stata la cattiva idea del gruppo di andare ad Agadir al porto a mangiare il pesce, visto che è domenica. Approposito: pensavo che festeggiassero il venerdì che invece è passato come tutti gli altri giorni mentre oggi, domenica, tutte le famigliole marocchine, loro intabarrate, coi mariti e i fioleti, tutti in spiaggia. Beh, alcune intabarrate: le vecchie si ma le giovani  col velo ce ne sono al massimo 2/3 su 10 .... memori dell'insudiciato ristorantino dove avevamo mangiato peraltro benissimo l'altro giorno,  abbiamo raggiunto gli altri al ristorante 36 del porto. Praticamente sono numerati: ogni " locale cottura" della larghezza di un tavolo lungo con sedie che gli  si snoda davanti.E sono tutti in fila, col loro bravo numero. In pochi mt c’è una cinquantina di  ristoranti. Questo un po' + attrezzato dell'altro ma x passarci siamo transitati su un vero luamar. Stavolta il pesce era meno buono però. E c'erano  dei gatti luridi che si strusciavano alle gambe: non sulle mie perchè quello che ci ha provato s'è preso un calcione.Abbiamo portato una bottiglia di vino nascosta nella maglia e l'abbiamo tenuta sotto il tavolo. Sembra che non siano proprio molto osservanti: uscendo al campeggio abbiamo visto un camperista passare una birra alla guardia che l'ha fatta sparire nei meandri della veste fratarola, e qui, mentre eravamo a tavola il muezzin ha cominciato la sua tiritera x invitare a pregare ma non l'ha cag. nessuno dei suoi presenti. E ce n'erano tanti, intere famiglie sedute ai vari tavoli dei ristoranti.C'era anche il lavandino per lavarsi le mani, con scritto LaVabo. In realtà era un catino con accanto il sapone liquido e un ragazzo che con una caraffina versava un po' d'acqua sulle mani di chi voleva lavarle.
Siamo sistemati in sicurezza (anche se solo x dirti Buongiorno ti allungano la mano x essere pagati): il campeggio è diviso in due, con una strada in mezzo. C'è una guardia in mezzo alla strada, una per ognuna delle due sbarre. Poi un'altra appena dentro, una a metà e una in fondo al campeggio, giorno e notte,in una vera e propria garitta militare. Dalla nostra parte ce n'è pure un pezzo in alto, su una specia di collina, con le sue brave garitte pure là.Per la strada fino ad Agadir ogni rotonda è dotata di gendarme, altri dislocati lungo la strada. Poco prima di Agadir c'è anche la casa di vacanza del re Mohammed VI: ogni 5 m. un soldato, con  altri gruppi di soldati, tende, ecc prima e dopo la tenuta e gruppi ad ogni ingresso. E questi sono tutti belli pasciuti.
Amerigo ha fatto amicizia col dromedarista che staziona nei nostri paraggi e gli ha promesso che farà un giro sul dromedario: io finalmente userò la videocamera fin qui trascurata, penso ne varrà la pena.Stasera un tizio che vuole convincerci a levare le tende ha prospettato una pesca favolosa a Dakhla....
Mail spedita il 20.1.09
....... Amerigo e gli amici cucinano io penso agli amici e parenti lontani e mi sono rintanata al Cybernet che però stasera funziona a singhiozzo.
In questo campeggio per 3 gg paghi una cifra, dopo un mese un'altra e oltre un'altra ancora (tutte somme comunque nell'ordine di massimo 10 E compresa la corrente).
Siamo perciò in attesa che una coppia di Cuneo compia il mese di campeggio, producendo così x loro un risparmio di alcuni euri, e dopo il 23 si sbaracca da qui x scendere. In lizza ci sono tre posti: uno a 40 km sotto Agadir perchè ci hanno detto che è un bel campeggio, uno a 300 km perchè con campeggio con "piedi nell'acqua", come dice la pubblicità, e un posto a 1200 km perchè si pesca. Altri ci vorrebbero trascinare nel deserto, ma lì io non voglio, e un altro gruppo ci vuole portare sull'Atlante, ma Amerigo pretende prima di sapere a quale pagina dell’atlante vogliono andare, se no niente.
Tempo un po' capriccioso con pioggerella che rovina un sole splendido e gran folate di vento. Un arcobaleno gigante e una spiaggia strana....
Mail spedita il 21.1.09
Siamo ancora qui: partiremo sabato o domenica, secondo se ci facciamo riempire la bombola che abbiamo finito o no. Tempo bello oggi, stasera vento. Oggi ho lavato a mano le lenzuola e dopo un paio d’ore erano già sul letto di nuovo.
Nella succursale in spiaggia del campeggio (perchè quassù è troppo pieno) si è incendiato un grosso Winnebago, quei camper immensi che hanno come motore un camion Man e lateralmente hanno due stanze che si allargano: siamo scese noi donne a vederlo.Impressionante. Sembra che l’incendio sia derivato da un sovraccarico di corrente ( ? ). Sembrava un supermercato per i locali che andavano a recuperare pezzi della carcassa. La direzione ha sbaraccato tutti i camper provvisori e li ha ammucchiati nei campi da tennis.
Ora Amerigo è in compagnia sul camper , penso stiano  ripassando tutte le battute di “Io sto con gli ippopotami”, avendolo visto, rivisto e ririvisto parecchie volte. Contenti perchè hanno dato una sonora ripassata a bocce a una coppia di supponenti francesi.
Figlio Grande,  il normale parlare sottovoce dei francesi delle tue parti non vale fuori del territorio nazionale, qui fanno un casino... e tutti hanno un soprannumero di cani: nelle “suggestions”che ci invitano a lasciare al campeggio papà vuole protestare per questo. E piss. e cag. ovunque, con i padroni che fanno finta di non accorgersene anche contro la nostra antenna nuova e i fiori che ci circondano.
Presto fioriranno anche tutte le mimose che ora sono appena in boccio.... 
 
Mail spedita il 23.1.09
Ciao gente, è giunta l’ora: domani si sbaracca. Scendiamo verso non sappiamo dove.
Oggi siamo stati in spiaggia a mangiare il cous cous. Amerigo perplesso .Però la compagnia era allegra, il tempo stupendo e il  cammelliere non ci dava tregua, voleva farci fare un giro. Col fischio...
Adesso Amerigo è con un gruppo di francesi che gioca a bocce e parla in francese. 2 parole: Bravò e Champion, ma dette tante volte così sembra che faccia un discorso intero.
C’è sole. Vento sì, verso sera specialmente, ma  aria calda, normalmente.
I "locali" sono tutti magri, con visi e occhi molto belli, tanti di una particolare tonalità di grigio scuro: le donne non si capisce bene, intabarrate come sono - generalmente le + vecchie. Comunque non se ne vedono molto in giro mentre i maschi sono seduti ovunque e riescono a stare perfettamente immobili: scendiamo in spiaggia, giochiamo a bocce, rientriamo e rivediamo le stesse persone ancora nella medesima  posizione o da soli o a gruppetti. Spesso li vedi "seduti" contro un muro o un albero alla Fracchia, cioè senza niente sotto il culo. Avranno saputo anche loro che è una posizione che combatte la cellulite, come ci diceva la tipa che ci insegnava la ginnastica? Peut-etre.
...mi avete chiesto  foto di “fighi”:  è dura, appena vedono un obiettivo  nascondono la faccia, non so se c'entra Allah – dicono che fotografarli equivale a rubargli l’anima - o  altro.
Comunque sono tutti gentilissimi. Salutano sempre, indistintamente, anche se ti vedono da lontano fanno grandi gesti.
Ieri siamo stati in visita alla succursale del camping giù alla spiaggia e gente forestiera ci ha offerto del vin de Pelòti (per i non fumanesi de soca: Allegrini).
Come el ghe parea bon a l'Amerigo....
.
Sabato 24.1.09: stamattina lasciamo l’Atlantica Parc di Tamri, Imi Ouaddar di Agadir. Partiamo in tre camper, noi, G. e G. e F. e N. Nei nostri andirivieni dalla città abbiamo percorso (49063-48921) 142 km
Per 18 notti abbiamo pagato 1530 dh, 70 dh/gg + 15 dh x l’elettricità, ci hanno contato 6 Amp invece di 10 avendo noi molto protestato per le continue sospensioni della corrente.
Per aspettare il terzo camper non abbiamo potuto gustarci la scena durante la quale G. ha regalato un cappello nero da cowboy a uno dei ragazzi costruttori del muro lato spiaggia coi quali ha stretto una rumorosa amicizia in questi giorni, fatta di ridenti urlacci reciproci con grandi gesti di minaccia e finto lancio di massi, completata in genere da una sonora cucarachata di Amerigo.
Una sosta ad Agadir al Marjane, con spesa, altro cambio e successivo pasto nel parcheggio, e poi via. Passando possiamo vedere la città. Stupisce che dopo il terremoto che negli anni 60 l’ha completamente distrutta, causando, se non ricordo male, la morte di oltre ventimila persone, sia stata ricostruita senza tener conto, almeno apparentemente, delle regole antisismiche che ci sembrerebber necessarie: le costruzioni sono molto “fantasiose”. E stupisce, anche se ormai è la regola, vedere quanta ma tanta gente è sempre in strada a qualsiasi ora del giorno e, come ho probabilmente più volte scritto, stanno lì o si dirigono con calma verso tutte le direzioni apparentemente senza meta, spesso seduti o accovacciati per terra anche in posti strani pure in mezzo al passaggio degli altri.
Ho intravisto un hotel ristorante La Pergola. Anche qui.
Abbiamo cercato, e faticosamente trovato, il Wassai Beach, il campeggio che Olivier ci ha detto essere difficile da raggiungere ma poi comodo al suo interno e proprio in riva al mare.
Dopo un ultimo tragitto inverosimile – una stradina tortuosa, a volte un rettilineo con molti su e giù con attraversamento ardito del paese di Massa e poi di Wassai – siamo arrivati ad un embrione di campeggio: un solo impiegato senza telefono e con computer ma senza connessione internet che scrive tutto a mano e praticamente in penombra nell’ufficio visto che il camping dispone dell’elettricità solo verso sera, un “negozio” chiuso, una signora per pulire e un guardiano precocemente sdentato ma gentilissimo.
Ci sarebbe una spiaggia stupenda con l’affiorare di scogli che sembrano grosse spugne. Ci sarebbe, se fosse pulita: vero che l’immondizia è chiaro che viene dal mare ma la cinquantina o forse più di uomini appoggiati al muro o stesa per terra o seduti a chiacchierare o anche in lento movimento appena fuori dal campeggio potrebbe anche a titolo di sport, con un po’ di sacchi, in breve tempo, dare una bella ripulita. Ma evidentemente la valutazione è diversa, anche se ci fosse, qui la “proloco” penso non sarebbe molto attiva. Con una passeggiata abbiamo visitato il piccolo paese di Wassai, tra la tranquilla curiosità di tutti, rispondendo ai loro saluti. Un ragazzo ci ha trascinate nel loro negozio: non l’ho fotografato per non offendere. Era una stanzetta con due o tre vestiti appesi, un banco con delle conchiglie, due o tre paia di ciabatte per terra.
Voleva regalarmi una conchiglia ma, poverino, non era neanche bella.
Una donna era seduta sull’asino e stava perfettamente immobile all’inizio di una strada, tra due case.
Un’altra è uscita da una casa con un altro asino e l’ha fatto entrare in un’altra. E si è incavolata perchè credeva l’avessi fotografata mentre invece non c’ero riuscita.
Solo alcuni ragazzini si muovevano, giocando a pallone, e un gruppo di adulti, forse turisti, giocavano alla pètanque dentro un cortile.
Ci ha incuriosite un cartello appeso davanti alla moschea. Se riesco mi faccio tradurre quello che c’era scritto.
La N., che non vuole sentire il mare, si è sistemata appena dentro il muro del campeggio mentre noi e i G&G siamo sistemati proprio verso la spiaggia: stasera c’era un tramonto incredibile.
Si era deciso di mangiare ognuno sul proprio camper ( normalmente G& G vengono da noi perchè èsecondo opinione comune  la nostra “sala da pranzo” è la più accogliente) e invece io e Amerigo ci siamo presentati, piatto di minestra in mano, al loro camper chiedendo compagnia, facendoli molto contenti.
Poi a letto relativamente presto, causa stanchezza. Malauguratamente ho dovuto svegliare G. per fargli spegnere una grossa luce esterna, cosa spiacevole visto che non era allacciato alla corrente,
causandogli per la sorpresa una beh poco piacevole caduta dal letto.
Domenica 25.1.09. Ieri abbiamo percorso  (49170-49063) 107 km per arrivare al Wassai Beach di Massa.
In serata, ieri sera, Amerigo, G. e N. hanno conosciuto Bruno, un piacentino curiosamente nato alla Massa toscana, conoscitore di fossili, che ha dato loro molte indicazioni sul prossimo tragitto da percorrere per scendere al sud.
Abbiamo pagato, noi, gli unici con corrente, anche se ballerina, 80 dh + 20 dh. Con l’impiegato-gestore abbiamo un po’ parlato della “immobilità” degli abitanti del villaggio. Mi ha risposto che non c’è lavoro. Gli ho chiesto se e cosa mangiano: prodotti della terra e pesce. Ho detto che forse se desse loro qualche cosa potrebbero tenere pulita la spiaggia ma ha risposto che non è il padrone. Ho anche chiesto come fa a comunicare col mondo visto che non ha telefono nè internet e il cellulare prende e non prende. Mi ha risposto, come al solito, con un serafico Inchallah.
Amerigo mi aspettava fuori: il ragazzo custode, di sua iniziativa, ha cominciato a pulirgli il camper con una gomma d’acqua. E alla faccia di chi dice che vogliono soldi solo se li guardi, ho faticato a fargli accettare una piccola mancia.
Partendo abbiamo attraversato il paesino: la gente era già tra seduta e stesa, ferma. Probabilmente, stando lì statici consumano poche energie così hanno anche meno bisogno di cibo.
Poi c’è stato come una specie di risveglio: donne su asini, uomini  con vari mezzi, asini, motorini ecc., tutti con bidoni, si dirigevano verso la “Centrale del latte”: un portone dove c’erano ammucchiati appunto i bidoni del latte.
Abbiamo percorso un bel tratto tra la nebbia.
Abbiamo mangiato fuori strada in un posto assolutamente deserto.
Dirigendoci verso Guelmim e poi Tan Tan abbiamo percorso un paesaggio tragicamente bello: un panorama brullo, sassoso, affascinante. Tristemente abbiamo visto un asino morto steso a lato strada. Non l’ho fotografato però...c’era un uomo con tutto il suo ambaradan di fuori, che pisciava tranquillo in mezzo alla strada tra il camminare indifferente dei molti passanti.
Numerosi i posti di blocco, superati con un  cenno di saluto dei gendarmi.
All’uscita di una rotatoria, oltre la quale c’era il solito poliziotto, stavamo commentando che G. e compagnia ci dovevano una mancia visto che, con una condotta assolutamente attenta ai limiti di velocità, avevamo sicuramente fatto loro evitare molte multe, quando il poliziotto che stavamo guardando ci ha fatto segno di accostare. Con placida tranquillità ci ha chiesto i documenti e ci ha detto che non avevamo osservato lo stop che c’è sulla rotatoria. Abbiamo faticato a capire cosa intendeva (anche se più tardi, controllando le foto ho potuto vedere che tale stop, pannello esagonale rosso con scritta in arabo, c’era davvero, proprio in mezzo alla rotonda), e che la stessa infrazione era stata commessa anche dai nostri amici. Ha capito che non avevamo visto lo stop ma ha detto che doveva farci la multa perchè lui era lì apposta per far rispettare la legge. Rosicando eravamo rassegnati a pagare i 400 dh chiesti quando, coi nostri documenti in mano, si è diretto verso i nostri soci e lì è cominciata una manfrina riferitaci in varie versioni. Noi sul camper, immobili, pronti a pagare per evitare rogne in terra straniera. I nostri, G. e F. e N., convinti di poter far cambiare idea al poliziotto, offrendogli qualcosa, battevano tutti i tasti,  irritandolo alquanto. Lui ha chiesto rinforzi ed è arrivato un suo collega. La scena è durata in tutto quasi un’ora: i nostri le hanno tentate tutte, rasentando il tentativo di corruzione, con scene pietose provocando la rigida presa di posizione del poliziotto e il palpabile nervoso di Amerigo, abbarbicato al volante, non felice di pagare ma rassegnato, cosciente di avere commesso un errore.
- Versione di G.: siamo riusciti a fargli accettare di pagare solo due multe su tre. Abbiamo fatto risparmiare 400 dh, pagando 800 invece di 1200 e comunque noi glielo abbiamo detto che noi dietro non abbiamo osservato lo stop solo perchè seguivamo voi e facevamo quello che facevate voi.
Poi ho detto alla N. di smetterla di implorare, minacciare, offrire mance e di andare sul suo camper perchè se a questo gli prendeva il matto ci portava dentro.
- Versione di N.: io lo stop l’ho visto anche se ho solo rallentato un po’ ma di certo la multa l’hanno fatta all’Amerigo e a G., anche se il verbale l’ha scritto a me e a G., perchè noi eravamo terzi e sicuramente non poteva vedere se abbiamo osservato o no lo stop anche se dice che ci ha visti.E comunque era un figlio di putt perchè non ha accettato una mancia al posto delle multe chieste mentre un suo collega l’altro giorno per un semaforo rosso ha accettato 100 Dh invece dei 400 previsti. Probabilmente è solo uno sporco arrivista che vuole fare carriera. Pensa che mi ha detto di non fare tante storie perchè in Italia le multe sono più salate. Gli ho detto che se do i soldi a lui non posso poi fare la spesa e lui mi ha consigliato di andare a pescare e mangiare quello che prendiamo. Lo stronzo continuava a dire che lui faceva il suo dovere. Però G. ci ha fatto correre dei rischi perchè insisteva troppo che non doveva farci la multa. Meglio essere prudenti.Ah sì sì, molto meglio.
- Versione di Ga: il poliziotto ha detto che fa la multa solo a G e alla N, troppo polemici,  perchè ha capito che Amerigo era in buona fede e proprio non ha visto lo stop sulla rotonda e probabilmente ha apprezzato che non siete scesi per contestare. Mi ha dato i vostri documenti e mi ha detto che voi siete a posto.
Conclusione: hanno pagato i loro 800 Dh e adesso aspettano che gli diamo la nostra parte. Cosa che a questo punto farò domani molto malvolentieri, visto che il poliziotto ci aveva visto coi 400 Dh chiesti subito in mano e invece di prenderli si è allontanato per impantanarsi nelle discussioni coi nostri soci, perdonando a noi l’infrazione.
C’è da dire che sia G che la N sono due “contrattisti”, riescono sempre a farsi fare lo sconto su tutto mentre noi due siamo proprio negati: quello che ci chiedono diamo e amen. Mentre G lo fa alla buona, provandoci però sempre e qualcosa di solito ottenendo, la N si batte sempre come un leone su qualsiasi acquisto.
Siamo poi proseguiti in quello che è il deserto marocchino: non vere dune di sabbia ma un terreno arido, ghiaioso, sconfinato.
Arrivati a Tan Tan Plage, a ElOuatia, abbiamo visto dei camper in riva al mare. Al porto abbiamo chiesto a un poliziotto cosa ci consigliava per la notte. Praticamente ci ha detto di fare quello che vogliamo, o campeggio libero (selvaggio, come lo definiscono in francese) lì a bordo mare perchè non c’è ancora il divieto o in campeggio.
Forse per recuperare la spesa della multa la N e F insistevano per il campeggio libero, fermandosi a ridosso del muro del camping mentre G scendeva sul sentiero e si piazzava sulla riva accando agli altri camper. Allora ci siamo avvicinati al suo. Mentre Amerigo andava in spiaggia per il suo sopralluogo alla ricerca di conchiglie ( ne ha trovate di grosse che ha regalato a Ga) intorno ai nostri camper continuavano a gironzolare ragazzini, poi qualche ragazzo un po’ più grande, ma così, con calma, stando fermi, poi muovendosi al rallentatore. La Ga, per levarseli di torno, ha dato loro qualcosa ma restavano lì in giro, poi si avvicinavano al nostro: chiaro che non avrebbero probabilmente dato vere noie ma mettevano a disagio.
Allora con decisione improvvisa siamo entrati nel campeggio Les Sables d’Or, gestito da un simpatico ragazzo chiaramente senegalese, nero come l’ebano, che mi è sparito in un secondo e quando lo cercavo coi documenti ho intravisto dietro una porta a sedere per aria mentre pregava.
E lì è cominciata un’altra storia: il campeggio è relativamente piccolo e non eccessivamene curato: non ci sono piazzole delimitate, la poubelle è un angolo pieno di sacchetti gettati contro il muro, e la corrente decantata da un addetto che avevamo incontrato a bordo mare è un solo cavo al quale attaccarsi con le multiple. Ma ormai sappiamo che se ci sono molte multiple la potenza cala: mentre eravamo collegati solo noi e G tutto ok, come si attaccava anche F, nel frattempo entrato anche lui, la corrente se ne andava. Il fatto è che la tariffa è di 70 Dh corrente o non corrente e allora N dice che la vuole anche lei. Amerigo, bene educato e rinunciatario per natura, era pronto a cederle il nostro attacco  ma con la sonora collaborazione di G non gliel’ho permesso.
Abbiamo cenato insieme ai due G con una maxifrittata ai peperoni che sta producendo i propri frutti: mentre scrivo sento Amerigo emettere dei suoni stomachevoli non molto armoniosi. Ha già ciucciato un Maalox che però non sembra aver sortito effetti positivi.
Ho chiesto di restare qui anche domani, almeno per scendere sulla spiaggia visto che ci siamo giocati la possibilità di farlo finchè c’era chiaro causa complicazioni elettriche.
Oggi abbiamo percorso (49496-49170) 326 km.
Lunedì 26.1.09. Domani lasciamo il camping Le Sable d’Or di Tan Tan Plage. Abbiamo pagato 70 dh a notte compresa elettricità fluttuante, quindi 140 dh totale. Dispiace dover constatare che questo campeggio dia un’idea di provvisorietà, di non finito a partire dal cancello che non c’è, le piazzole inesistenti, la spina volante alla quale si dovrebbero attaccare un po’ tutti, al lavello per i piatti dove, facendo ridere tutti, posso lavare solo issandomi su due grossi sassi e con un guardiano notturno che ci assilla per la mancia per averci garantito una notte tranquilla, chiedendo pure i pantaloni e le robe che indossiamo. Dispiace perchè Hamdi, il giovane gestore senegalese, bellissimo, oggi ancora di più con tutto il turbante nero drappeggiato sulla testa, è molto simpatico e sembrerebbe pure bravo. Devoto lo è di certo perchè ogni volta che lo cerco o lo trovo che si lava col secchiello prima della preghiera o lo intravvedo dentro la sua torretta-abitazione piegato per la preghiera.
Con Amerigo ho fatto una lunga, difficoltosa passeggiata sfidando il vento sulla spiaggia nel primo pomeriggio, dopo pranzo a casa dei doppi G e altra passeggiata in paese con Ga.
Soliti negozietti mal tenuti, scuri, solo qualcuno con merce ben disposta, moltissimi Phone o Teleboutique, una quindicina in due-trecento metri di piazza. Molti anche i fruttaeverdura e i miniristoranti. Fermi una trentina di taxi, le Mercedes più malridotte che ho mai visto ma incredibilmente ancora funzionanti, spesso con le portiere che non si chiudono anche durante la marcia.
L’oceano bellissimo, incavolato di brutto, con sonori marosi, con schiuma che rotolava sulla spiaggia. Tante belle grosse conchiglie regalate a Ga tra i brontolamenti di G.
Stasera F e N ci hanno salutato, loro tornano verso nord, troppo vento. Noi proviamo a scendere, chissà dove arriveremo.
Stasera mi sono superata: ho preparato un risotto superlativo.
Martedì 27.1.09.Superando MaFatma (dove ci ripromettiamo di passare al ritorno), dopo (49614-49496)  Km. 118 siamo arrivati alla Laguna Knefiss-Naila. Un posto quasi da sogno: una sterminata distesa di sabbia e roccia che sovrasta una laguna che quando c’è la bassa marea mostra degli isolotti verdi abitati da fenicotteri, aironi e mi si dice cavalieri d’Italia e spatole.
La spiaggia sottostante dopo una robusta pulizia sarebbe bellissima. Così come si presenta è una chiavica, una latrina a cielo aperto, cosparsa di qualsiasi tipo di immondizia con alla fonda cinque o sei barche di pescatori e una scala che finisce in un pontile che chissà mai se vedrà la fine della sua costruzione.
Per aperta ammissione di Mohammed (7°, dice lui, quando gli ho chisto se è 6°, che sarebbe il Re attuale), il poliziotto responsabile dei permessi d’ingresso in laguna, non sono i turisti a sporcare ma proprio i marocchini che, dice sempre lui, non hanno assolutamente il senso del rispetto dell’ambiente e non esitano a gettare per terra qualsiasi oggetto. Ad Akhfenir, sede del suo ufficio, dove l’abbiamo incontrato la prima volta, sgrida qualsiasi connazionale che si permette di sporcare ma è una battaglia continua.
Simpatico, belloccio, sorridente, trent’anni, papà di una bimba di un anno, ci ha firmato il permesso d’ingresso dopo qualche difficoltà meccanica alla sua macchina. Giovanni l’ha aiutato a metterla in moto, spingendola, mentre Amerigo giocava a pallone con un ragazzino bravo e veloce nonostante il pallone semisgonfio e due ciabatte datate.
La laguna è veramente splendida, selvaggia, pietrosa, lunare, affascinante. Un panorama infinito che strapiomba nel mare.
Amerigo e G sono finalmente andati a pescare: per giungere a ciò ho parlamentato a lungo col custode che sorridendo faceva Oui oui ad ogni mio discorso. E basta. Qualcosa deve comunque avere recepito perchè Mohamed ( 7° ) quando è arrivato a fare il suo sopralluogo in laguna già sapeva che cercavo una barca, ha parlato coi pescatori ha preso lui i nostri 300 Dh girandoli poi ai pescatori stessi, combinando per l’orario dell’indomani. Insisteva per farmi vedere le Canarie col suo cannocchiali e poi mi prendeva in giro stabilendo che questo era per vari motivi il mio ultimo anno di matrimonio, tra i gran sorrisi di Oui oui, che si stava molto apertamente candidando alla successione di Amerigo. E che me l’ha ribadito con un gesto molto esplicito delle mani per tutti e tre i giorni della sosta.
Mercoledì 28.1.09: oggi sono saliti sulla barchetta a motore con Ali, un sorridente marinaio che non conosce il francese ma dice Amerigo che non c’è stato problema, si sono sempre capiti anche perchè nemmeno lui parla francese, per l’appunto..
Pesca abbondante regalata in gran parte, ma solo relativamente ai pesci più piccoli, a Mohamed e soci.
Una infinita passeggiata pomeridiana sulla pista vanto e gloria di Mohamed ci ha impedito di cuocere il pescato in ore canoniche: Fa niente, lo mangeremo domani in compagnia di F e S, la coppia viterbese che si è aggiunta a noi.
Comunque con loro abbiamo mangiato al tavolo di G approfittando largamente del Panpepato e altri dolci tipici alto-laziali preparati da S che ci ha pure regalato la ricetta e poi la sera siamo saliti tutti sul loro camper inizialmente per mangiare il nostro Pandoro Bauli ma finendo per divorare invece il loro Panettone Bauli alla cioccolata. Noi abbiamo portato i calici, G lo spumante: F l’ha aperto con quella che sembrava perizia ma che si è rivelata una catastrofe: la bottiglia gli è praticamente “scoppiata” in mano, inondando il suo camper. Lui, non si sa perchè, l’ha pure alzata così oltre a noi, al tavolo, ai divani, al pavimento, ha ampiamente irrorato anche il soffitto che in cambio ha continuato a colare per tutta la serata. Non ci è stato dato di sapere se lo spumante era buono o no.Noi sembravamo delle cantine ambulanti ma il vero alcolista del caso è senz’altro il mio telefono: reduce da un bagno nel rum ghiacciato del 5 luglio e della nuotata nella vodka al miele il 28 dicembre ora ha pure brindato a spumante... l’importanza di essere al posto giusto sui tavoli nel momento giusto!
Comunque l’allegria non ha fatto difetto: ridevamo come scemi.
Con un allegro squillare dell’allarme fatto partire da Amerigo per sbaglio ce ne siamo andati tutti a dormire.
Qui dormiamo veramente bene anche se un po’ di movimento c’è, pescatori, qualche ragazzino. Ma devono avere ordini ben precisi perchè Menè, una bimbetta carinissima, si è portata via una mancetta e delle caramelle ma solo perchè lei era venuta a regalarci delle conchiglie finchè suo papà rovistava nel bidone delle immondizie, lo stesso già ampiamente “visitato” dal gruppo di capre che abbiamo sempre qui intorno. Probabilmente hanno ordini precisi di non disturbare i turisti, seppure qui non paganti. Va bene che non ci sono servizi ma il posto è talmente bello che secondo me dovrebbero far pagare e magari con quanto raccolgono finanziare una impresa di pulizie.
Un ragazzino, il giorno dopo, quasi di nascosto mi ha chiesto delle stilo, subito sgridato e richiamato a velocità dalla sorella più grande. C’è poi qualcuno che ti offre il pesce, ma cortesemente,senza insistere.
Dicevo: si dorme bene salvo quando Amerigo non tocca x sbaglio l’allarme, cosa  ricorrente. Dopo il “collasso” di Cervo, dovuto o alla centrale elettrica prossima all’area di sosta o all’uso degli walkie talkie, improvvisamente in Auvergne si è ripreso e da allora, di tanto in tanto, per sbaglio, secondo il suo solito, Amerigo lo fa suonare generalmente a sproposito.
Giovedì 29.1.09: Stamattina hanno comprato le seppie dal pescatore e hanno provato inutilmente a pescare dalle falesie. A pranzo comunque abbiamo mangiato i pesci di ieri sul barbecue usa e getta dei viterbesi poi mentre noi “signore” ci siamo prese il sole i baldi guerrieri hanno riprovato a pescare. SoloAmerigo è tornato con due pesci. Altra serata in chiacchiere sul camper viterbese, stavolta senza sconvolgimenti alcoolici e poi a letto.
Però prima di dormire Amerigo è riuscito di nuovo a far squillare l’allarme. Beh, almeno sappiamo che ora funziona proprio bene dopo i silenzi liguri.
Venerdì 30.1.09, dopo i permessi tre giorni di sosta in laguna salutiamo i viterbesi e riprendiamo il viaggio verso sud.
Praticamente si entra nel deserto marocchino.
Per strada vediamo un incidente: una macchina rovesciata e i soliti trenta-quaranta marocchini intorno.
Anche domenica stessa scena: una macchina rovesciata, un gran mucchio di robe, indumenti ecc. sparsi sul prato, e una moltitudine intorno. Beh, i mezzi che circolano qui prima o poi devono cedere vista la vetustà.
Prima di Laayoune il patatrac: stavamo guardando finalmente una vera mandria di dromedari (  fino ad ora segnalati solo sul gran numero di cartelli stradali) quando ci siamo insabbiati già a pochi centrimetri dal bordo strada. Per fortuna con G e tutte le corde disponibili si è  fatto il recupero del mezzo ma i nervi erano alquanto tesi.
Anche un camion marocchino si è fermato per aiutare ma i nostri ce l’avevano già fatta, grazie.
Dopo aver superato Tarfaya, Tah, dove c’è il monumento che ricorda la Marcia Verde fatta da Hassan II per “liberare” il Sahara,arriviamo a Laayoune (subito ribatezzata Gaium –nati e morti gnanca un, come si dice da noi - dal Nostro). Dopo varie peripezie riusciamo a comprare il pane e mangiare qualche cosa nel parcheggio del supermercato.
Ripartiamo diretti a Boujdour. Per strada una successione di posti di blocco mette definitivamente ko la nostra cantina: infatti questi qui  tengono il velo in testo alle donne di casa ma non temono di chiedere al “Ciao Italiano!” cadeaux, whisky, vino, ecc. Mentre quando passa una macchina c’è il poliziotto semplice, all’arrivo di un camper arriva il graduato che, in barba alla tenperatura mite, porta un giubbotto dentro il quale fa sparire a gran velocità la bottiglia che riesce a farsi dare millantando compleanni o altra ricorrenza.
Dopo (49984-49614) 370 km da Naila arriviamo al Camping Sahara Line di Boujdour. Proprio un camping da deserto: sabbia ovunque, niente acqua dai rubinetti dei lavelli, una lavatrice quasi fatta a mano da una ragazza gentilissima già sdentata (e senza speranza di futura protesi) a 24 anni in questa cittadina letteralmente spersa nel niente in riva all’oceano. Regolamentari favelas arroccate coperte di nylon e parabole in periferia, un ammassamento di negozietti bui e strapieni di merce messa in qualche modo, gente, tanta, per la strada, buche ovunque sulla carreggiata, carretti, asini, vecchie carcasse di macchine e di tanto in tanto bellissime nuovissime costruzioni.
Ho un po’ di rabbia perchè essendo qui previsto un Cybercafè alla reception mi ci sono fiondata: Brahim  mi ha aiutata ma inutilmente: yahoo non voleva manifestarsi e così ho dovuto lasciare perdere anche se lui e il suo collega mi invitavano a riprovare.
G è un po’ giù, si è smorzato un pochino e si è messo a letto di buon’ora. Che sia perchè oggi per tutto il giorno l’ho sgridato? D’altronde tutto il suo urlare Befane alle donne e Bau Sette ai maschi, minacciando grandi pugni a chi ha un cane, o un gatto, o qualsiasi altra cosa al momento non gli vada è imbarazzante e perchè no, anche pericoloso, se qualcuno gli si rivolta contro e noi siamo vicino a lui.
In più, dopo due giornate favolose, oggi è tornato il vento e dà veramente fastidio.
La nuova antenna non funziona: nonostante il finder c’è la totale imperizia di tutti e quattro e l’assoluta mancanza di pazienza di Amerigo.
Domani si riparte per Dakhla. Si sente ormai una colonna sonora al riguardo: laggiù c’è pienissimo. Va bene, ora si dorme e domani è un altro giorno, si vedrà.
 
Sabato 31.1.09. Lasciamo di buon’ora per loro e tardi per noi (alle 9 nostrane) il Sahara Line, diretti a Dakhla: ci aspettano oltre 300 km di niente. Paesaggio che se non fosse pr l’enorme lunghezza sarebbe stupendo. In  (50332-49984) 348 km troviamo solo due villaggi fantasma (case nuove costruite nel nulla e ancora vuote), due o tre distributori di benzina, qualche cava e un grosso accampamento di tende nella sabbia, verso il mare.. Ma un incontro ravvicinato lo facciamo lo stesso:
 terminato un tratto con limite 60 orari, regolarmente osservato, appena passati ai soliti 100 all’ora previsti dai segnali stradali, ci si avvicina a forte velocità un camper Mercedes che sta allegramente a cavallo della riga bianca e pur vedendoci non rallenta portandosi via malamente il nostro gagliardo specchio retrovisore. La strada è indubbiamente stretta ma è impensabile allargarsi sulla “banchina” inesistente, rischio l’insabbiamento di ieri, basterebbe rallentare.
Con un modulo di G compiliamo una constatazione non molto amichevole: il tipo non ammette di aver marciato sul nostro, vorrebbe che ognuno si tenesse il suo danno e amen, corregge il disegno fatto da G, rimettendo, sulla carta, il suo camper sul posto dove avrebbe  dovuto stare per davvero. E’ il tipico francese di Calais, per non dire di m., basso, tondo, basco in testa,  che obietta che il nostro camion è più grosso del suo. Beh e allora, lui deve girare sulla nostra corsia?
Rattoppato alla bell’e meglio lo specchio molto malridotto, siamo proseguiti ancora più neri di ieri.
Dakhla è una penisola di sabbia di una quarantina di km in mezzo a due braccia di oceano azzurrissimo. Stupendo. Il campeggio è un cantiere sabbioso con una decina di ragazzi che costruiscono muretti cantando una nenia in continuazione, con elettricità dalle 19 a mezzanotte, un negozietto da disinfezione immediata all’uscita, impressionante perchè fin che si parla col “gestore”, tra noi, lui, le tante mosche e un sacco informe con del pane dentro, c’è un tizio allungato che se la dorme tranquillamente, non c’è l’internet scritta sulla guida campeggi. Tira un vento furioso che fa ballare il camper. E un sole splendido. Dopo pranzo i due uomini sono andati in spiaggia con le canne. Staremo a vedere.
Sono tornati con dei pesci di misura appena appena regolamentare. I nervi però sono ancora scoperti: è una discussione per tutto. In più la stronza antenna nuova non vuole proprio regolarsi a dovere.Soprattutto da sola. Ripetuti anche qui inutilmente i maldestri tentativi di ieri sera a Boujdour. Ma stasera ancora peggio perchè non si riesce neppure a far funzionare uno dei telecomandi, quello grigio. Una guerra. Poi la corrente che tarda a venire e c’è da cucinare il pesce sul fornetto elettrico. Poi poi poi, un sacco di pippe che urtano ancora di più. Per completare mi rendo conto che oggi, con la frenesia di riordinare, forse ho gettato nell’immondizia anche le pile ricaricabili. Uff !
I pesci erano effettivamente pochini: abbiamo supplito con scatolame. Poi c’è stata la disfida a terziglio vinta, tra la costernazione degli uomini, dalla sottoscritta. Non è chiaro il programma dei prossimi giorni, in più il vento non aiuta a ragionare a dovere.
G dice che lui non resta qui per pagare e avere così poco in cambio, preferisce sistemarsi lungo il mare e pescare. Noi non si sa. Domani dovrebbe passare di qui l’amico J per andare a Dakhla a far spesa e anche mangiare il pesce.Con lui e i suoi amici eravamo andati a mangiare anche al porto d Agadir. Aspettiamo di vedere se ha consigli da darci sia sul da farsi come campeggio sia anche se sa qualcosa per lo specchietto. Lui è un rivenditore di Roller, credo.
 
Domenica 1 febbraio 2009. Oggi col nostro camper ferito nell’onore dello specchietto siamo stati a Dakhla con i conoscenti di G., J e gli altri coi quali abbiamo pranzato ad Agadir. Abbiamo fatto la spesa nel mercato: verdura pane carne pesce e aggeggi vari, niente formaggio. Un fottio di ragazzi che vendono sigarette, scarpe, orpelli misti di dubbia provenienza. Moltissimi mendicanti, soprattutto donne.Sporco, mosche, ovunque. Le “macellerie”, sotto le bestie dissanguate, appese, tengono per terra gli zoccoli, i gambetti degli animali. Mentre passavo tagliavano la testa a delle capre. Per terra c’è di tutto e di più. Dagli ortolani mi è piaciuta la “verza-completa spesa”: praticamente se serve aggiungere qualcosa per rendere tondo il peso, il verduraio aggiunge un po’ della verza pretagliata che tiene a disposizione tra le verdure. Ho visto questa mezza verza, l’ho aggiunta alla mia spesa e lui me ne ha levato uno spicchio per arrotondare il peso di un altro cliente.
Abbiamo cercato uno specchio da incollare sul retrovisore ma niente, io volevo un paio di pile ricaricabili, pure niente. Insieme agli altri siamo andati al ristorante: solito standard, sporco per terra, un pezzo di carta a testa come tovaglia su un tavolo discretamente lurido, un cameriere giovane, carino e sorridente, molto premuroso. Una delle nostre donne ha estratto i bicchieri di carta dalla sua borsa. Hanno ordinato col braccino corto: una bottiglia di acqua, calda,  e una bottiglia di coca-cola, pure calda, per sei persone di gagliardo appetito. Ci hanno servito la solita insalatina come antipasto: riso e verdurine, rapa rossa a dadini, poi patatine fritte e un bel piatto di frittura di calamari. Abbiamo pagato, lasciando pure una mancia al ragazzo,70 dh a coppia, praticamente 3,5 Euri a testa.
Tornando al Moussafir, dopo la regolamentare sosta al cacciapesca, abbiamo visitato l’altro lato della penisola, qui di fronte: la spiaggia è bella, regolare, mentre dalla nostra parte ci sono le falesie. La penisola, immortalata con un monumento in città, è lunga una quarantina di km e larga sui tre/quattro km.
In città abbiamo notato, oltre a tutte le solite infagottatone, molti uomini, anche giovani, con lunghe vesti bianche o azzurre, con sopra un segno dorato. Mi hanno spiegato che sono i “Belisari” o Saharawi, cioè i residenti che non si riconoscono come marocchini ma si ritengono ancora indipendenti. C’è stata una specie di guerra, dicono, vinta dal re marocchino che si è annesso questa parte di deserto, ex Sahara Occidentale,colonia spagnola, togliendolo alla Mauritania e all’Algeria, che lo rivendicavano.
Dakhla sull’atlante ha ancora il nome spagnolo, Villa Cisneros.
Uscendo dal ristorante abbiamo comprato la cena per stasera: 80 dh e ci hanno dato un bel pollo arrosto, due vaschette di patatine, un’altra di verdurine col riso e tre pani.
Amerigo e G sono poi andati a pescare e sono tornati molto soddisfatti. Mi sa che i doppi G modificheranno i loro programmi: la Ga non vorrebbe ritrovarsi sola con suo marito e preferirebbe restare con noi. Io sono stata chiara: noi restiamo qui o comunque facciamo quello che ci salta in mente senza obbligare nessuno a fare quello che vogliamo noi. Tanto più che Amerigo preferisce stare in campeggio, anche se alquanto scalcinato e con sole cinque ore di corrente a sera, perchè non gli va di scaricare le acque colorate per la strada di nascosto come un ladro. Quindi se loro vogliono fare campeggio libero, no problem. La Ga invece sperava che risalissimo anche insieme a loro, magari per fermarci in Spagna o in Francia. Le ho fatto presente che noi abbiamo un mese  più di loro di permanenza permessa, visto che siamo entrati molto dopo e che comunque non vogliamo fare programmi. In effetti questa “convivenza” comincia a pesarmi. La cucina insieme a volte non torna piacevole: loro salano, condiscono molto. Poi lui è un po’ troppo esuberante con i locali e noi ci sentiamo a disagio. Glielo abbiamo detto chiaramente più volte ma non demorde. Ha dei momenti che è simpatico ma li rovina con esplosioni di dubbio gusto. Ho paura che la buona pescata di oggi pomeriggio lo convinca a restare qui assieme a noi.
Quanto al rivenditore di Roller e altri amici, nessun aiuto. Loro poi che sembrava stessero qui molto, che fossero in campeggio con i servizi , sono in realtà accampati fuori, anche se vicini al posto di polizia, ma non hanno nessuna comodità, nessun rifornimento di acqua, svuotano le cassette in un buco nella sabbia, e per di più domani ripartono. Sembra quasi che scappino.
Poco fa ho dato al gestore la lettera da inviare a Verona con le carte dell’assicurazione per la storia dello specchio. Spero non abbia tempi marocchini per la spedizione. In città avevo chiesto a uno dei numerosissimi poliziotti in strada dov’era la posta ma il povero si è scusato dicendo che era il suo primo giorno qui. C’è la politica alla Mussolini, o alla Tito: continuano a far scendere marocchini in questo posto dimenticato anche da Allah per evitare che il referendum preteso dall’Onu sull’autodeterminazione porti a far vincere i locali. Da una popolazione originaria di circa 20.000 persone ora ne sono 60.000. E c’è solo la città, con il primo posto abitato a 300 km., senza niente intorno, tranne sabbia e mare.
Poi nel pomeriggio, mentre ero stesa al sole, alcuni ragazzini sono stati a ciondolarmi intorno, chiedendo soldi, sigarette, ecc ma con simpatia, ridendo e chiedendo notizie sull’Italia, sull’italiano, parlando della loro scuola e anche se se ne sono andati a mani vuote hanno salutato con educazione e veramente con modi piacevoli. Ho chiesto loro cosa faranno da grandi. I poliziotti.
Ora abbiamo chiuso la serata di terziglio con una mia solenne disfatta. Pazienza.
Notizie da casa danno il Chievo in serie quasi positiva, due vittorie e tre pareggi, e una nevicata in corso. Qui, col sole di oggi e in assenza di vento, sembra quasi inconcepibile immaginare la nostra casa imbiancata dalla neve.
Camping Moussafir, Dakhla, 4.2.09. I giorni si susseguono abbastanza uguali: sole, pesca di Amerigo, cucina, lavaggio piatti, faccende varie, passeggiata in spiaggia, qualche minuto in poltrona al sole per me.
Ieri siamo stati ancora a Dakhla per la spesa...di robe da pesca. Già che c’eravamo ho comprato ben due copamosche. Mi sono lamentata per la quantità industriale delle dette mosche con una signora toscana che ha ribattuto “o che la vole, si è in Africa! “.
Poi nel pomeriggio gran pesca di Amerigo e G, soddisfattissimi per la presa di branzini che qui chiamano tout court “lulu”, storpiatura di Le Loup (de Mer).
Ho chiamato il Professore (l’antennista) – sembra che sia veramente professore di francese -, un signore nel vero senso della parola, educato, colto (mi ha serenamente deluso: la stella brillantissima che abbiamo sopra la testa non è un astro, ma un satellite artificiale per le comunicazioni, dice), calmo, metodico e paziente. Ha provato l’impossibile per far funzionare la parabola ma inutilmente. Si prendeva solo la Romania, la Russia e la Polonia. Beh insomma... allora ha proposto un cambio di parabola. Si è portato via la nostra diametro 85 e ha rimediato una usata diametro 110 che ha portato stasera a notte fonda. Ha visto che stavamo cenando e per non interromperci si è seduto quasi di nascosto in silenzio e al buio aspettando che finissimo di mangiare senza farsi notare. L’ho visto con la coda dell’occhio e gli abbiamo fatto cominciare le manovre. Con 350 dirham + 50 , che non voleva assolutamente ma per noi erano obbligatori per la cortesia e le lunghe ore di ricerca abbiamo ottenuto Mediaset. Dice che tornerà per scovarci la Rai, difficilissima da prendere quaggiù.
I doppi G evidentemente non sanno cosa fare: noi siamo stati chiari, restiamo qui. Loro devono sentirsi liberi. Se speravano di farci tornare su con loro, ora la sistemazione dell’antenna deve averli convinti del contrario. Oggi abbiamo mangiato ognuno a casa sua: ottima la tajina preparata ieri sera ma la loro cucina è veramente troppo pesante, se faccio da mangiare io devo salare il triplo del nostro solito, e restiamo insoddisfatti tutti. Poi Amerigo è riconoscente alla Ga per quanto fa ma preferisce che a trafficare con le pentole sia io. Vedremo come ci si regolerà.
Ora è finita la nostra razione serale di corrente (un generatore dà luce dalle 19 alle 24), prciò chiudo bottega e vado a letto.
 
Camping Moussafir, 6 febbraio 2009. Nel nostro settore di campeggio (diviso in tre “cortili”) siamo stati soli tutto il giorno. Ora è arrivato quello strano ibrido (4x4 con tenda sopra) che si è visto spesso in questi giorni.
Il gruppo toscano che si trova nel settore di mezzo, sei camper, che sembrava partisse stamani verso un villaggio di pescatori o comunque verso nord, ha rimandato il viaggio. Dice uno di loro che ha avuto notizia di tempo brutto, freddo, a Tiznit. Sembra che una tromba d’aria abbia fatto crollare delle abitazioni e ci siano stati 8 morti.
Stamattina sono partiti anche i ragazzini che hanno deliziato, si fa per dire, Amerigo: sempre intorno per farsi prestare le canne e pescare al posto suo.
Dalle informazioni che ha raccolto – ormai si spiega anche se gli altri parlano francese – dice che fanno parte di un “organizzazione” che li fa viaggiare senza spese, ora vanno in Mauritania, poi in Senegal, poi ecc. I capi sono due uomini e una donna. Viaggiano in otto con un furgone e un pick up, organizzati con tendine che oggi il vento faceva rotolare dappertutto. Mangiano solo mattino e sera. Amerigo pensa siano ragazzi sbandati, senza genitori, inseriti in un gruppo “rieducativo”.
In questi giorni c’era anche un gruppo di francesi rastoni spinelloni con vetture di vario tipo con una sommaria croce rossa fatta con striscie di nastro isolante, con maglie pacifiste, sguardi persi e denti marci, diretti più giù per una qualche missione.
Finalmente oggi sono fuoriuscite le nostre biciclette, dopo il già traumatico recupero dalla pancia del garage della nostra tavola, visto che G ha sistemato definitivamente la sua sul tetto del suo camper.
Ieri sera è tornato il Professore (Mohammed Mahboub) dopo un mio desolato sms: la tv dava qualche problema, Amerigo ha scrollato l’antenna e l’unico risultato ottenuto era il buio. E dire che durante il giorno si intravvedevano anche le reti Rai. La Ga delusissima: con gli uomini in pesca notturna avrebbe potuto vedere la Samia  di Tempesta d’amore per più di due ore e invece niente.
Il Professore è arrivato dopo le 23, ha sistemato con pazienza e perfettamente l’antenna, ancorandola con tutto il materiale raccogliticcio che avevo preparato. Gratis. Si è complimentato per come scrivo in francese. Ha gradito talmente il caffè che oltre al suo ha bevuto, chiedendolo per piacere, anche un po’ di quello avanzato da Amerigo.
E’ molto colto, ha letto Gomorra di Saviano, ha chiesto notizie geografiche dell’Italia, sognando Venezia. Abbiamo parlato di vulcani, di mafia, ecc. E’ sposato e ha una bambina, Fatima, di nove anni. Dice che un giorno me la porta qui.
Ieri sera ho cercato di parlare con quelli di casa. Stasera non sono riuscita a parlare con nessuno.
Oggi mentre lavavo i piatti piccola avventura hot: un bel ragazzo giovane, alto, elegante, camicia bianca e abito scuro, ha attaccato bottone, mi ha chiesto se ho del whisky e mi ha baciato a sorpresa la mano e poi ci ha riprovato continuando a ripetermi che sono guapa, muy muy guapa. L’ho respinto e lui prima con una mano sulla mia spalla poi un’altra sul sedere, ha deciso di andarsene solo quando gli ho detto che stava arrivando mio marito.A tal fine ho chiamato sonoramente G – Amerigo era andato in città in bicicletta per prendere ancora robe da pesca -, l’ho ragguagliato e lui ha immediatamente seguito la macchina del tipo, che era con un amico, e non avendola raggiunta ha urlato al guardiano che se quello tornava a insidiare “sua moglie” gli avrebbe tagliato la gola.
E son già a due “pretendenti”: evidentemente o sono tutti di bocca buona o non so, evidentemente sentono il fascino delle straniere, indipendentemente dall’età, dalla stazza e dalla non acconciatura dei capelli che svettano liberi e giocondi sulla mia testa. Ovvero ciccia abbastanza ben distribuita e capelli lunghi ormai di tre colori – bruni, meches bionde e ricrescita grigia fanno un mix invitante, sorvolando il fattore età. Forse c’è ancora speranza...
Bella giornata di sole ma oggi anche vento. Una bassa marea eccezionale. Niente conchiglie.
Da qualche giorno passano in continuazione aerei militari, caccia, elicotteri mimetici.
Alla fine sembra che i doppi G restino qui. G pesca volentieri con Amerigo e dice che sei euro al giorno li ha ancora per pagare il campeggio. Domattina si dovrebbe andare in città col loro camper.
Sabato 7 febbraio, sempre Dakhla – Stamattina siamo stati in città col camper dei doppi G.Dopo la spesa nel souk, col naso molto arricciato per lo sporco, la puzza, i mendicanti, e varie peripezie con  molte indicazioni, anche contraddittorie, finalmente siamo approdati ad un negozio quasi normale, parente sia pure alla lontana dei negozi nostrani. In effetti dentro c’era un commesso che ha lavorato anche a Padova, può essere che ha visto come sono le botteghe da noi. Le pareti erano chiare, non lurido nero-grigiastro come di solito. La merce ben messa e con una buona scelta. Abbiamo speso la pazzesca somma di 304 Dh – circa 30 euri in realtà ma se si considera che per mangiare in quattro, sorprendentemente bene, una tajina di vitello, agnello e verdure a testa, con una bottiglia grande di coca e una di acqua minerale gasata (che il sorridente e gentile Mohamed è andato di corsa a comprare in negozio per mettercela sul tavolo), abbiamo pagato in tutto 115 Dh, la proporzione è evidente.
Noi europei siamo gli unici a bere durante il pasto: ai marocchini, di solito uomini, che comunque sono sempre numerosi in questi “ristoranti”, vengono serviti i piatti senza bicchieri e senza posate. Mangiano con le mani, pardon, con la mano, quella destra perchè la sinistra serve per andare in bagno e al limite, a fine pasto, bevono il tè alla menta. Su un tavolino quadrato normale, da bar, noi ci sediamo uno per lato, loro invece si mettono due vicini vicini e pociano nello stesso piatto. Seguendo l’esempio di altri conoscenti, prima di sederci per mangiare io e la Ga, al volo, siamo andate a comprare tovaglioli – per evitare il pezzetto di carta tipo oleata che ti danno loro – e dei bicchieri di carta.
Il negoziante, mettendoci bellamente dentro la mano, credeva ne comprassimo uno o due. Si è meravigliato quando abbiamo insistito per averne una confezione intera con dentro una ventina di bicchieri.
La tajina era gustosa, l’importante era o guardarci in faccia tra noi o fissare il quadro dietro le spalle di Amerigo, evitando di guardare il marciapiede, l’entrata, il muro, il pavimento, il banco cucina, le mani del cameriere, le sedie stesse. E dire che questo ristorante è più “igienico” degli altri: in fianco al banco cucina c’è un rubinetto con accanto una scatola di detersivo in polvere, il Tide, per lavarsi le mani. Prima di servirci Mohamed è uscito di corsa, attraversando la strada, ed è andato a recuperarsi la sua specie di camice similbianco steso su un mucchio di bolognini tra le rovine di una casa di fronte.
E’ incredibile la sozzeria che c’è per terra ovunque, i bidoni di immondizie coperti solo di mosche davanti alle abitazioni con magari panni puliti stesi ad asciugare proprio accanto. Tutti i negozietti, larghi non più di tre metri ciascuno, avrebbero bisogno di un lavaggio, una bella disinfezione o disinfestazione e una imbiancatura. Per le strade dovrebbe passare un getto d’acqua. Fosse anche di mare visto che essendo una penisola di 40 km x 3, di mare ce n’è a josa. Solo che prima bisognerebbe sloggiare tutti quelli che vi stanno accovacciati o seduti, uomini e donne, tranquillamente in mezzo a tutto il ciarpame e la lordura che impera ovunque, e i maschi, sovente accovacciati per urinare contro il muro, incuranti dei passanti.C’è moneta che gira perchè tutte le porte a piano terra, in tutta la città, sono di “negozi” ( in città le abitazioni o sono di sopra, o sono raggruppate ma non visibili dall’esterno perchè chiuse da un recinto in muratura ) e oltre a tutte queste botteghe – vicino al nostro “ristorante” anche un falegname che lavora direttamente sul marciapiede - c’è poi una miriade di venditori ambulanti con tutti i tipi di merce, pulcini, carretti di verdure, sigarette, telefonini, schede telefoniche, cartoline, cappelli, scarpe, e altro.Sorprende l’elevato numero di farmacie: vorrei entrarci solo per vedere le pareti. Mi auguro che almeno quelle siano bianche.Molte piccole sartorie, sempre con i muri molto sporchi. In una ho visto dei vestiti marocchini bellissimi: sarebbero delle vestaglie stupende, con tessuti operati e rifinite veramente bene.
Stranamente non sono riuscita a vedere dove vendono i “sai” con cappuccio che hanno tanti uomini, il “turbante” che si piazzano tra testa e mento, e i “lenzuoloni” coloratissimi che infagottano le donne. Mi dicono che il saio, sia per maschi che per femmine, cioè il vestaglione con cappuccio è marocchino, mentre i lenzuoloni colorati per le donne e quelli bianchi o azzurri per gli uomini sono per i Saharawi.
E il rumore: davanti al mercato c’è un telefono a scheda ma è impossibile parlare perchè dai negozi vicini esce una musica assordante.
I marocchini amano cantare, anche se a modo loro: il ragazzo di Internet di Agadir cantava tranquillamente nonostante le occhiatacce di chi lavorava sui computer, i ragazzi muratori che qui al Camping Moussafir stanno costruendo i muri di cinta continuano con le loro nenie. Noi siamo da soli in fondo al terzo settore del campeggio, proprio di fronte al mare, lontani da tutti gli altri e l’altro giorno per indispettire scherzosamente G, area leghista, ho cominciato a cantare a squarciagola alcune canzoni napolitane: mi sono accorta dopo che i ragazzi si sono fermati per stare ad ascoltarmi, poi mi hanno battuto sonoramente le mani invitandomi a continuare. E mentre su al nord se vedono che li fotografi nascondono la faccia qui sono più disponibili, anzi si mettono in posa e chiedono quando gli dai la foto.
Resta il fatto che sono molto cordiali: tra loro si danno quattro baci per salutarsi (gli uomini per lo meno) però è difficile comunicare: al nord parlano tutti francese, qui no, più spagnolo o solo arabo.
Stasera abbiamo mangiato ancora pesce, quello pescato ieri: i nostri hanno scioperato dopo aver visto che stamattina presto non sono riusciti a prendere nulla e oggi il vento impetuoso ha scoraggiato qualsiasi tentativo. Soffiava veramente forte:ho fatto il bucato e in pochissimo tempo era tutto asciutto: arrivano notizie di cattivo tempo più a nord, qui in Marocco, senza parlare dell’Italia e della Francia, dove fiocca anche oggi a casa del Figlio Grande.
 
Martedì 10 febbraio 2009. Oggi abbiamo pagato il campeggio (660 dh, 30/dh/persona al giorno) e domattina ci dirigiamo verso El Agroub, dove, secondo il gigantesco tedesco fuoriuscito da un microscopico furgoncino con moglie e grosso cane, si pescano dei “loulou” grossi così.
Ha insegnato quali ami usare, quali mulinelli, ha tracciato la piantina di Dakhla, compresi semafori, incroci, stradine secondarie dove andare per comprare le sardine da usare quale esca. E allora stamattina siamo andati a comprare quanto serviva per la pesca, abbiamo fatto la spesa nel negozio  quasi affine ai nostri standard, siamo stati al souk per la verdura e abbiamo fatto il pieno di acqua potabile municipale, come ci ha insegnato il bergamasco in campeggio libero fuori sulla falesia.
Ci aveva detto che con 12 dh ti danno un buono da 1000 litri d’acqua. Nell’ufficio apposito invece la ragazza, bel viso tra il velo, ne ha voluti 10. Mi ha fatto il buono, su un ritaglio di carta bianca , e poi ho raggiunto il camper in fila che aspettava il suo turno all’esterno dell’acquedotto. Un francese, attorniato da sette ragazzini, stava riempiendo il suo serbatoio con la canna. I ragazzi sembrava lo stessero aiutando, sempre per spillare mance. Il francese mi ha detto di chiedere ad un finestrino nel muro per il nostro rifornimento. Arrampicandomi su un sasso ho visto un addetto che all’interno teneva aperta una saracinesca e faceva uscire il tubo dell’acqua da un buco nella parete, indicandomi di rivolgermi al suo capo. Il quale è passato proprio allora e mi ha segnato 100 litri, anche se mi ha detto di prenderne quanti ce ne servivano, anche se di più. Il francese impiccione mi ha detto sottovoce di regalargli qualcosa, una penna, per esempio, ma invece lui, una persona seria e gentile, non ha voluto niente. Abbiamo visto che i ragazzini staccavano la canna, facendo cadere l’acqua, al cambio dei camper in fila, per farsi dare soldi per il riallaccio. G, grande e grosso, è intervenuto con tutta la sua fisicità: gli ha ingiunto di rimettere la canna a posto e senza storie, ha ordinato loro di girarci al largo, ha “consigliato” di andare a scuola che è meglio e credo proprio che abbia rovinato la mattina a tutti e sette, impedendogli di fare “affari” anche con gli altri camper presenti.
A malincuore Amerigo ha ceduto e abbiamo mangiato anche oggi la tajin al solito buco, pardon, ristorante Le Coque d’Or. Buona. Ma stavolta oltre ai bicchieri di carta, avendo il camper parcheggiato fuori, ci siamo attrezzati anche di forchette, coltelli e tovaglioli. 116 dh pagati da G che non ha voluto la metà. E dire che Amerigo aveva fatto il grande, lasciando 4 dh di mancia.
Era stata una sofferenza per Amerigo la passeggiata di una mezz’ora fnchè aspettavamo il momento di mangiare: girare per la città con G è dura. Qui in campeggio o in spiaggia, tranne bacaiare un po’ con i ragazzini muratori ,per fare “bagolo”, come dice lui, non può fare più di tanto, ma dove c’è gente si scatena.E’ arrivato a fermare in mezzo alla strada un camper targato Genova solo per chiedere al guidatore come mai aveva un marocchino seduto sul sedile accanto. Quello, con l’evidente desiderio di mandarlo a ...gli ha risposto che il marocchino era un “amico” che gli faceva da guida. E lui via con altre sonore manifestazioni,  con Amerigo sempre in fuga, almeno una ventina di passi avanti, molto a disagio e sempre sul chi va là, già disturbato dalle pozzanghere luride, buche con o senza sasso aperte sui marciapiedi o minidiscariche a cielo aperto davanti agli innumerevoli negozi, perfino davanti alle farmacie.
Nel pomeriggio ci siamo presi un’ora di “libertà” e noi due, da soli, finalmente, abbiamo attraversato la strada di fronte al campeggio e con una passeggiata di un paio di chilometri, forse tre, siamo arrivati alla spiaggia sull’oceano (noi siamo sul lato mare interno, come lo chiamano qui).
C’era una notevole bassa marea, alcuni camper parcheggiati “liberamente”, con i soliti ragazzi intorno, cosa che indispettisce sempre, e un pescatore di una certa età, marocchino, gentilissimo, che ci ha dato la mano e ci ha mostrato la sua pesca, delle belle sardine. Ci ha augurato una buona vacanza. Così come ci hanno salutato, passando, alcuni automobilisti, facendo ciao col braccio e suonando allegramente il clacson. Gli adulti, maschi, sono tutti, indistintamente, molto gentili e amichevoli. I bimbi piccoli sorridono e salutano. Quelli un po’ più grandi, dai sette/otto anni fino ai quindici circa, sono una vera calamità: attaccaticci, fastidiosi, invadenti e antipatici, si avvicinano con impudenza e chiedono in continuazione di tutto. E non demordono, salvo se si fa la voce grossa.
Giovedì 12 febbraio. Siamo in riva al mare, dopo  El Agroub. Si amo passati in mezzo ad un villaggio totalmente nuovo, completo già di tutto (moschea, mercato, case) ma disabitato. Una strada asfaltata, bellissima, con pure il marciapiede, porta in riva all’oceano. C’è un parcheggio. Al nostro arrivo c’era una decina di camper. Anche noi ci siamo sistemati e abbiamo passato una notte tranquilla. I nostri pescano, noi donne passeggiamo su una luridissima bellissima spiaggia dove troviamo delle conchiglie assolutamente strane.
Siamo di fronte a Dakhla: ieri sera si vedevano le sue luci.
Leggo più tardi che siamo praticamente al Tropico del Cancro.
Oggi però gli altri camper se ne sono andati: considerato che dall’alto delle rocce si vede sempre qualcuno che ci osserva e  il via vai di personaggi anche strani, come pure due macchine di militari dell’Onu, i nostri decidono di partire. Prima facciamo in tempo ad ammirare le evoluzioni di un branco di delfini.
Fatta baracca e burattini  torniamo verso Dakhla e ci fermiamo alla laguna, Camp 25, dove in campeggio libero ci sono centinaia di camper: le immondizie si ammucchiano sotto una roccia, si svuotano le acque grigie un po’ ovunque e quelle nere in una specie di bocca di tanica semiseppellita nella sabbia. C’è una spiaggia immensa, sovrastata da una falesia, che dà su quello che chiamano mare interno da un lato e un’altra ancora più grande dall’altro lato della strada.
E’ veramente bello: tra i camper c’è una specie di rotonda con due tumuli. Chiedo ma pochi sanno  che si tratta di due tombe, una di un marocchino e l’altra di un saharawi, tutti e due da onorare perchè accumunati nella morte.
La parte occupata dai camper è delimitata da una balconata. Oltre c’è una spiaggia che si estende, con la bassa marea, a vista d’occhio.
Sul fondo, a tre/quattro chilometri, c’è un isolotto, raggiungibile a piedi, salvo scappare quando si alza la marea, pericolosa in quanto la sabbia si abbassa a gradoni. E l’acqua arriva a lambire la zona camper, dando un colpo d’occhio stupendo, azzurrissimo.
Un po’defilata c’è una baracca. Vi si intravvede qualche giovane poliziotto. Se ne stanno lì, non si mescolano, non parlano con nessuno (salvosalutare educatamente se si incontrano) però sono una presenza rassicurante e sicuramente sistemati lì proprio a protezione dei camperisti. Non sono attivissimi: la porta che chiude la baracca è solo appoggiata, non inserita nei cardini e la spostano di qua o di là quando escono.
Verso nord, attraversando la strada, dopo altri tre/quattro km di sabbia, si raggiunge l’oceano. La città è a 25 km da qui, una strada nella sabbia, tutta diritta tra mare interno verde/azzurro e oceano blu.
La sera c’è assoluto buio e silenzio: i camperisti che scendono qui sono pescatori, si rintanano presto, stanchi delle loro fatiche. Solo le nostre finestre, che chiudo solo quando proprio andiamo a dormire,  sono illuminate. Beh no, guardando bene qualche fioca luce si vede anche là in fondo.
Ci sistemiamo e passiamo una serata allegra e una notte perfetta.
 
 
Lunedì 16 febbraio 2009: Stamattina G e Ga se ne sono andati. Abbiamo conosciuto due coppie di S.Giovanni Lupatoto, M e Eo e E e M.Sono arrivati ieri. Eo ha “conquistato” Amerigo e G, in totale astinenza alcolica da mooooolto tempo, dicendo: se io ci metto una bottiglia voi ci mettete i bicchieri?
Ci sarebbe collaborazione tra italiani per aiutarci a sistemare la parabolona ma ci vorrebbe più pazienza da parte di tutti, Amerigo per primo. Trovo sciocco avere sta padellona sul letto e doverla spostare solo per dormire, per mangiare, ecc. Chiamo il Professore che, povero, in un quarto d’ora è qui e in due minuti fa il puntamento. Gli do i 200 dh che mi chiede (considerato che si è fatto anche i 50 km per venire subito) e si commuove quando faccio un pacchettino di dolcetti per la sua bambina.
Amerigo è in paradiso: pesca ovunque e di tutto.
Mercoledì 25 febbraio 2009: sempre al km 25 di Dakhla. La sistemazione è buona, la compagnia anche. Problemi vengono dalla lontananza dalla città e quindi difficoltà di approvvigionamento: oltre ad un paio di giri nostri per la spesa e per l’acqua potabile, ingaggiamo chiunque vediamo in movimento col camper per farci portare il pane e, democraticamente, lo chiediamo indifferentemente a italiani, francesi, tedeschi o austriaci che siano.
Non c’è spirito imprenditoriale nei marocchini: qui se uno si attrezza e arriva con la macchina con su del pane, della verdura e qualche bottiglia di acqua si fa la giornata alla grande. Vengono, ma per stare in spiaggia, soprattutto la domenica.
 
Stiamo usando l’ultima bombola e ieri sera l’acqua  è finita. Ho rappezzato con i boccioni comprati ad Agadir e  in Spagna: oggi, fortunosamente e fortunatamente, si è fermato il camion che ha portato acqua ai ragazzi che sono qui con le tende in vista della gara che terranno per il festival e ha generosamente riempito le taniche di tutti, pure le nostre così in questo momento Amerigo può farsi la sospirata doccia.
 
Il festival deve essere una cosa notevole: da giorni stanno passando frotte di cammelli (dromedari), militari girano ovunque, più del solito, hanno fatto spostare tutti i camper prospicienti la spiaggia e hanno piantato delle grosse tende marocchine. Mentre in città dicono che fervono preparativi megagalattici (parlano di corse con i cammelli, con i cavalli, stands, musica ecc. – il nostro maroc privato, il ragazzo che vive qui, tutto contento ci ha detto che ci saranno anche le putt.), dicono che qui da noi in laguna verrà disputata una grossa gara di wind surf. Molti camperisti se ne sono andati proprio per evitare la festa: noi siamo incuriositi. E ce ne parla molto bene. Gli amici  romani , proprietari di un Wingamm, ci chiedono di andarci insieme. Vedremo.
Amerigo in questi giorni, dopo avere esaurito la possibilità di pesca con le “canocie” qui in laguna – ha  fatto delle belle pescate – sta ora vagliando l’Atlantico, dall’altra lato della penisola. Ha fatto amicizia col marocchino pescatore che su quella spiaggia si è combinato una capanna e ci passa un sacco di tempo. Amimer gli da lezioni di pesca e di marocchino, Amerigo ricambia con lezioni di italiano. Si fa un sacco di km a piedi tra andare e tornare, anche se in realtà spesso gli danno un caritatevole passaggio dei colleghi camperisti forniti di quad. Lui parte che sembra andare alla guerra, secchio, canne, giacche per freddo, cappello per sole, ecc.
Finora è andata così così ma lui spera sempre in meglio.
Nel frattempo ho saputo meglio la storia di questi posti. Ex Sahara Occidentale, colonia spagnola, il Polisario, è stata praticamente abbandonato a se stesso dopo la morte di Francisco Franco. L’Algeria si è fatta avanti per ottenere, attraverso il suo possesso, uno sbocco sull’Atlantico, contrastata in ciò dal Marocco e dal suo re Hassan II che con la Marcia Verde ha occupato il territorio, annettendo i Sahrawi , i suoi abitanti,  che contestano tale conquista portando fieramente il costume o candido o azzurro con fregi dorati. Poi, come ho già detto, ha fatto come Mussolini o come Tito, mischiando le carte: ha fatto scendere, per abitare questi posti, molti marocchini del nord, integrandoli ai nativi.
L’atteso  ipotetico referendum per l’autodeterminazione del popolo si terrà  più avanti , quando ormai sarà praticamente inutile data questa forzata crescente integrazione.
Per invogliare i marocchini a scendere quaggiù il governo cerca di favorirli economicanente: il carburante, detassato, costa la metà, e i prezzi sono bassi. Però non hanno lavoro. In strada in città, seduti ognuno dietro al suo secchio con una cazzuola, del filo di ferro, ecc, ci sono numerosi muratori che aspettano di essere chiamati per qualche lavoro. Un po’ di ricchezza è portata dai camper, numerosi.
Giovedì 26 febbraio: azz se passa il tempo. Le scorte alimentari sono al lumicino. Amerigo spera che mentre lui pesca qualcuno mi porti a fare la spesa ma temo che sia una pia illusione, i vicini confidavano nella “sua” uscita. Voci di altri pescatori lo danno per vincente sull’oceano oggi, speriamo che si cavi un po’ di voglie di pesca e ricominci a ragionare. Tutto il suo andare e tornare all’Atlantico gli han fatto venire dei crampi bestiali stanotte, debellati dal Voltaren. Lui dice che è perchè non abbiamo più banane. Noi. Che non sia lui a non averne più ?
C’è poi la curiosità per la “Fantasia”, la grande festa. Amidu mi ha detto che ci farà portare dai suoi amici sul 4x4. Si vedrà.
Venerdì 27 febbraio. Ieri  col sano detto “chi vuole vada, chi non vuole...no!”, visto che nessun vicino ipotizzava una uscita pro-spesa, al ritorno di Amerigo, un po’ a malincuore abbiamo mosso noi il camper, portandoci appresso M, Eo e la Ee, lasciando M a vigilare sulle nostre proprietà.
Abbiamo scaricato le acque grigie dove lo fanno tutti ma un rompi francese ci ha fatto osservazione.
Abbiamo fatto spesa al Souk e poi al miniMarket solito – ormai il negoziante parla quasi italiano – poi siamo rientrati alla Laguna, con tutto un grande ipotizzare sul famoso festival in preparazione.
E’ evidente che Eo ci tiene molto, sua moglie è più tiepida e gli altri due decisamente non vengono.
Stamani altro giro di ipotesi: con Eo abbiamo cercato Amidu ma è sparito. Dicono che ha una casa nei paraggi dell’aeroporto e che anche l’anno scorso si è volatilizzato in concomitanza col festival.Dopo un po’ di tiraemolla, con discorsi allarmati tipo: hanno chiuso le strade ai camper, dopo molti si e molti no, la decisione finale sul si è arrivata dopo aver letto l’ sms dell’amico romano che ci diceva essere parcheggiato proprio di fronte al campo di gara.
Abbiamo sbaraccato, caricato i due e siamo arrivati al campeggio. Dopo siamo saliti su una 4x4 , pagando cento dirham x tutti e quattro, che ci ha portato in centro città, costringendoci a una scarpinata per arrivare alla zona fiera. Il tipo, per portarci proprio di fronte, voleva altri cinquanta dh. Il nostro amico di Roma  era parcheggiato benissimo nel piazzale.
Pomeriggio lunghissimo, sottoun sole splendido, aspettando i cammelli (che per giorni abbiamo visto transitare sulla strada all’esterno dei camper). Abbiamo invece visto i cavalieri che a gruppi di dieci, lentissimi alla partenza e nelle decisioni di come fare, arrivano verso il pubblico sparando.
Guardando faticosamente i cavalli, sempre in contro sole, ci siamo stufati a morte.
Tutti gli abitanti di Dakhla erano presenti, tutti tanti, molte donne, bambini bambini bambini, o per mano o insaccati dietro le spalle delle madri. E’ gente estremamente paziente: nel programma c’è prevista la Corsa dei cammelli ma oggi non c’è stata, dicono domani alle quindici.
Siamo tornati col camper degli amici romani, poi, dopo un inutile tentativo di trovare un grande taxi, l’unico autorizzato a superare il posto di blocco sistemato giusto dopo il campeggio (i petit taxi possono solo entrare e uscire dalla città fin qui), Amerigo ha messo in moto e abbiamo portato Eo e la moglie alla Laguna.
Cena e poi seratina a Scala 40 con i romani.
Sabato 28 febbraio 2009. Mattinata di lavoro - piatti,  bucato- anche se iniziata con calma, con risveglio alle quasi nove nostrane.
Cogliendomi di sorpresa mentre ero chinata sul lavello per fare i piatti, il gestore/massaggiatore mi ha fatto un sapiente massaggio sul collo e sulle spalle (che in effetti ne avevano molta necessità) dicendomi di andare da lui dopo qualche minuto sempre per un massaggio di argan.
Finita l’incombenza domestica, anche per curiosità, ci sono andata con l’amica romana, ma lei si è defilata quasi, osservando che il massaggiatore lo aveva detto a me e non anche a lei.Lui mi ha fatto entrare dove fa i massaggi e me ne ha fatto uno mentre io sulle spine protestavo la mia fretta e il fatto che mio marito mi stava cercando. Mi ha passato l’argan e poi trafficato sulla schiena e sulla spina dorsale in modo molto professionale ( e gratis). Anche se  si intuiva che probabilmente l’offerta era nata con un intento un po’meno professionale. A disagio, gli ho chiesto se fa massaggi anche agli uomini ma mi ha detto di no, invitandomi a tornare anche domani per completare il massaggio e portare pure la mia amica. Siiiiii. Sono tornata al camper di gran carriera e mi sono passata le salviette profumate perchè l’argan ormai mi fa venire il voltastomaco: lo mettono dappertutto, nelle insalate, nei dolci, nelle creme, nei saponi, e l’odore è fastidioso.
C’è da dire che la mia autostima, per quello che può valere, sta crescendo a passi da gigante: a parte questi piccoli episodi (anche se mi imbarazza un po’ la faccenda), anche oggi in città i ragazzi mi fischiavano apertamente, tra i risolini un po’ così dell’amica romana, simpatica, piccola, sessantacinque anni, vagamente Tina Pica  nel modo di parlare.
Qui sono proprio poveracci, la preventivata offerta di cammelli ad Amerigo in cambio della sottoscritta non è fattibile, ma questi se potessero concludere gratis sarebbero sempre disposti. D’altronde il tempo ce l’hanno, visto che sono perennemente o appoggiati ai muri o seduti sui marciapiedi a guardare i passanti tutto il giorno.
Data l’età, non pensavo di “acchiappare” ancora ma sarà sto po’ po’ di ciccia in più, gli ultimi residui di meches bionde sui capelli che si allungano (ormai il grigio supera i quattro centimetri) o il mio naturale sex appeal ( ah ah), fatto sta che insomma...
Da Eo e M neanche un segno di vita: alle due e mezza l’amico romano ha chiesto se andavamo alla festa col loro camper. Meglio. Siamo arrivati in città, fatto qualche giro per telefonare e per un po’ di spesa e poi la solita tiritira marocchina: la corsa dei cammelli ci sarà oggi alle tre, alle quattro, forse alle sei, probabilmente domani mattina alle undici. Siamo comunque stati lì in mezzo alla calca per un sacco di tempo. Abbiamo visto la Fantasia, cioè le varie batterie di cavalieri che arrivando in prossimità del pubblico sparavano facendoli roteare a tempo una specie di trombini.
Eravamo pressati da bambini, tanti, donne intabarrate, tante, vecchi saharawi, tanti. Ogni tanto passava qualcuno a cammello. Uno si è imbizzarrito davanti a noi facendo uno sconquasso tra la gente che ha cominciato ad arretrare pestando piedi e urtando a più non posso.
Quando non ne abbiamo potuto più ce ne siamo venuti via, per fortuna visto il vento che si era levato. Sempre con i romani siamo tornati al camping, dal quale loro partiranno domani mattina, diretti per ora a Lakha, il paesino di pescatori. Conclusione della serata, dopo la cena, con vodka loro, fragole nostre e scala quaranta.
Domenica 1 marzo 2003. Stamani i romani se ne sono andati. Io qui mi sento un po’ a disagio: piaccio, che ci volete fare...quanto è vero che le speranze dell’umanità  e delle prossime sessantenni ormai risiedono nel terzo mondo!!! Ho chiesto ad Amerigo di non andare a pescare e di fare le cose insieme: completare i lavaggi, fare i piatti, ecc., visto che è ai lavandini che il mio riscoperto charme ha particolare successo. Velatissimamente scocciato, si è adeguato, arrivando alla conclusione che ce ne possiamo anche andare, sebbene lui qui al Moussafir si trovi divinamente e che quelli che si arrabattano per dormire a ridosso di qualcosa, muro o caserma che sia, per risparmiare meno di 6 euro sono dei poveracci, decidendo che a sto punto è meglio levare le ancore, considerato pure che ormai abbiamo fatto tutti i pieni e i vuoti e che le robe si sono asciugate. Perciò sono andata a pagare: il mio fan mi ha detto con un accenno di abbraccio e con evidente rammarico che mi aspetta la prossima volta per un massaggio completo, non mi ha dato uno straccio di ricevuta per il pagamento del camping e quando sono passata con Amerigo mi ha fatto ciao ciao con la manina. Non ho comunque precisato che è proprio un bell’uomo, sulla quarantina ben portata, con tutti i suoi denti ancora bianchi, fatto strano da queste parti. Hanno generalmente tutti un bel viso ma dei denti da paura.
Siamo scesi a Dakhla per le ultime spese (altri 200 mt di filo da pesca: ormai con tutto sto filo Amerigo può tessere un intero corredo con quanto ne ha comprato...). Ho preso 2 bei quarti di pollo più 10 uova confezione cadeau, nel senso che il venditore me le ha preparate con tanto di nastrino per non farmele rompere, spendendo 30 dh, neanche 3 euri.
Insistendo, ho praticamente costretto Amerigo a passare nei paraggi del Festival. C’era animazione, tanta gente. Parcheggiato il camper, siamo entrati trovando ad accoglierci sorridendo il poliziotto che ieri mi ha “rovinato” tutte le inquadrature, piazzandosi sempre in mezzo alla pista. Abbiamo scherzato un po’ su questo fatto. Quando non ti pressano per chiederti anche i pantaloni che indossi sono veramente piacevoli, sorridenti, giocosi, ospitali e salutano sempre per primi.
Qualcuno più evoluto si rammarica dell’arretratezza generale: un gendarmino giovane ma già coi suoi bei dentoni cariati ieri mi diceva: da te in Italia c’è la Formula 1, c’è Valentino Rossi e noi siamo ancora qui tutti emozionati per una specie di corsa di cammelli...Poi l’ho rincontrato (cavolo, sono sempre loro a riconoscerci e a risalutarci: sarà perchè le loro fagottone, che si incartano anche tutta la fronte e il mento per non annerirsi al sole e poi sugli occhi ci piazzano due occhialoni alla Greta Garbo, sono più difficilmente identificabili) mi ha chiamato mentre guidava un cellulare dicendomi che stava facendo Felipe Massa.
Un altro poliziotto ci ha avvisato che a momenti sarebbe partita un’altra semifinale della famosa corsa dei cammelli. In effetti dopo qualche minuto c’è stata: è passata una ventina circa di dromedari. Gran frustate, gran polvere, qualche cammello recalcitrante, urla della folla, tanta, veramente tanta. Sembrano di più proprio per il modo di vestire così chiassoso, con questi lenzuoloni arrotolati ognuna a modo suo tutto intorno, con fantasie impossibili. I bambini hanno tutti giubbini similDG, similVersace,similArmani. Le bimbe sono addobbate di tutto e di più, ben pettinate, vestite con abiti occidentali , alcune con evidenti mises da nostre prime comunioni  smesse, complete di acconciaturina, oppure hanno pantaloni e maglietta con sopra prendisole nostrani, con  ciabattine, sandalini o doposci pelosi. Le fagottone tutte con guanti di lana, scarpe col pelo o ciabatte senza calze.
Col lenzuolone fanno di tutto, si puliscono il naso, tirando via anche il moccio al bambino se ce l’hanno in braccio. Normalmente  vedi un rigonfio sulla schiena, tutto coperto col lenzuolo e dalla forma ti rendi conto che sotto c’è un bambino. Probabilmente gli danno dei sonniferi perchè se ne stanno sotto e non si muovono per ore.
Mentre si andava verso la città una Mercedes in buono stato ci ha rallentato davanti, ha quasi accostato al marciapiede e dal finestrino è volato un pannolino sporco da neonato. Normale.
Vista l’andamento della semifinale del Festival abbiamo deciso di ignorare che alle 17, dopo un’ora circa, ci sarebbe stata la finale, avendo ormai fatto pratica della conta delle ore in Marocco: se dicono le cinque potrebbero essere le sei, le sette o forse domani mattina: Inch’Allah.
Abbiamo puntato la laguna, o Camping 25 o “moschea”, da “mosche”, dove ho preso il caffè con le donne di S. Giovanni Lupatoto, mentre Amerigo stracciava uno dei mariti a bocce.
 
Lunedì 2 marzo 2009, Laguna Camp 25, Dakhla,( 50791-50332). Ridendo e scherzando, trafficando avanti e indietro da Dakhla più volte, girando verso El Agroub e ritorno, stando praticamene fermi abbiamo fatto 459 km. Siamo partiti diretti a Boujdour con una piccola tappa a Lakhra, il villaggio di pescatori dove è quasi obbligatorio per tutti i camper fermarsi sulla via del ritorno. Là abbiamo salutato la signora fiorentina che per l’ultimo di carnevale assieme a quella di Vittorio Veneto ci ha offerto delle frittelle. Durante la strada abbiamo rievocato la rottura dello specchio retrovisore, un po’ speranzosi perchè a dei colleghi camperisti glielo hanno riparato a Tiznit, praticamente sulla strada, per circa quaranta euro. Vedremo se incocceremo lo stesso ragazzo “riparatore” in bicicletta, come è capitato a loro.
Visti numerosi cammelli sparsi tra le dune.
Paesaggio splendido ed inquietante: sabbia, pietre, pezzi di montagne spaccate, sassi, ancora sabbia, improvvisamente grandi macchie di fiori viola, deserto ovunque. Abbiamo superato anche l’immensa tendopoli, migliaia di tende marocchine bianche allineate per un grandissimo tratto, brulicante di bambini (ma dove non ce n’è  un’infinità qui in Marocco? ) e alla fine siamo arrivati a Boujdour. E’ una contraddizione: l’inizio città è splendido, largo, viali spaziosi, piante, fontane, monumenti...poi si arriva in centro ed è il solito caos di casini, gente, asini, poliziotti, macchine scassate, negozietti luridi stracolmi di roba, tutto insieme. Attraversando questo girone infernale si arriva all’altro lato della medaglia: il Camping Sahara Line pulitissimo, curato, con l’Accueil risplendente di marmi, una cosa rara nel suo genere. Siamo stati da soli tutto il pomeriggio: verso sera sono arrivate vecchie conoscenze della Laguna, tipo il camper svedese dove uno dei due lui, quello che vedevo spesso al camp 25 passare avanti indietro, anzianotto ma pieno di collanine, oggi si è seduto fuori del suo camper a ricamare, e un’altra decina tra francesi e tedeschi.
Siamo usciti per una passeggiatina e qui un altro pianto greco: un posto che doveva essere stato splendido quando l’hanno inaugurato, con un marciapiede immenso, ora tutto rovinato, una passeggiata a mare tutta disegnata con piccole rotonde e gli avanzi delle ex panchine, degli ex tavolini, tutto distrutto. La spiaggia, molto bella, solita chiavica zeppa di pannolini da neonato usati, bottiglie e lordure varie. Tutto regolare. In un abbozzo di centro sportivo all’aperto, un campo da calcio con solo i pali delle porte, con due piattaforme per calcetto e pallacanestro, tutto abbandonato, giocavano alcuni ragazzi.
Stasera finalmente, con la 220 (eh ! ), abbiamo rifatto funzionare il magico fornetto e ci siamo mangiati due pescioni (i famosi Lulù = Lou de mer=Branzino o spigola) pescati da Amerigo alla Laguna. Non avendo finora corrente elettrica e con l’ultima bombola inizata 15 gg fa, dopo cinque o sei pasti a base di tonno in scatola e patate, tonno i.s. e pomodori, tonno i.s. e fagiolini, tonno i.s. e piselli, è stato un cambiamento mica male.
Mi sa che abbiamo lasciato il pieno sole a Dakhla: stasera si è rannuvolato un po’ e sono scese due gocce d’acqua. Sarebbe un peccato andare verso il brutto tempo ma tant’è, è iniziata la risalita.
Ho anche il telefono che fa le bizze, continua a non riconoscermi la Sim. Speriamo bene, è il nostro legame col mondo visto che di internet ancora non c’è l’odore.
Boujdour, 3 marzo 2009, ( 51125-.50791) Km. 334. Siamo stati benissimo nell’unico campeggio totalmente pulito di tutto il Marocco. Oddio, nei bagni bisogna “ tirare l’acqua”  svuotando un secchiello d’acqua e la doccia è una sottile canna d’acqua, ma calda però. Il ragazzo, un saharawi, che ci ha attaccato la corrente mi ha mostrato orgoglioso il berretto con scritto Italia che aveva in testa, dicendomi che “domani” anche lui va Italia, perchè lui ha Italia nel cuore mentre Marocco non ha speranze. Difficile dargli torto. Credevo che la quantità immensa di figli fatti dai marocchini fosse perchè hanno un qualche incentivo statale: mi è stato detto di no, che ne fanno tanti solo sperando che qualcuno di loro porti loro la ricchezza.
Siamo ripartiti dopo la mia doccia e i miei bigodini: caspita quanto argento ho in testa!
Viaggio tranquillo in un paesaggio stupendo con dune parte per parte della strada, sabbia in mezzo all’asfalto, pozzanghere per la pioggia del giorno prima risplendenti al sole: a “Gaium” (Laayounne) abbiamo fatto una bella spesa: 5 baguettes al ristorante (come nell’andata) pagate tot. 5 dh (50 cent.di euro). Prima siamo un po’ a fatica entrati al Samir, il supermercato tipo Rinascente. Sulla porta c’era scritto Ouvert ma era sprangato alle dieci e mezzo di mattina. Un taxista ci ha detto di bussare. Fatto più volte, ci ha aperto una ragazza con un’aria mooolto annoiata. Dentro ce ne erano delle altre. Unici clienti fino all’arrivo di una coppia di camperisti di Osimo, Ancona. Abbiamo fatto un bel rifornimento anche di affettati, naturalmente di pollo.
Amerigo non si è fermato a comprare le sardine al Porto,come gli avevano detto di fare i pescatori, anche per non entrare in città, cosa che odia al massimo.
All’ennesimo posto di blocco (un’infinità) abbiamo trovato il poliziotto alto e secco che ci aveva già fermati all’andata: quando ci ha detto che oggi è il suo compleanno gli ho ricordato che lo era anche il mese scorso e che per questo abbiamo dovuto dargli la nostra ultima bottiglia di vino. Allora, scocciatino, ci ha fatto segno di proseguire.
Dopo la Lagna di Knefiss-Nayla e prima di Akfenir, dove ci sarebbe stato il mio amico poliziotto e il mio vecchio pretendente da salutare, abbiamo dovuto superare un guado. La strada era completamente allagata, con pezzoni di asfalto buttati da parte. Abbiamo aspettato che passasse un camion e  con attenzione abbiamo copiato pari pari il suo percorso, con un gran sospiro di sollievo una volta tornati all’asciutto.
Siamo arrivati a “Mafalda” (Oued MaFatma), il posto delle falesie conosciuto da tutti i pescatori, dove abbiamo trovato  il pescatore bellunese che a Dakhla gli ha fatto comprare l’ennesima canna completa di mulinello. (51547-51125) Km. 422.
Qui però, posto stupendo, selvaggio, su altissimi speroni di roccia, la pesca per alcuni giorni sarà impossibile per il mare troppo grosso e un vento che smuove continuamente il camper. Mi sembra di essere in crociera: tutto un dondolio.
Una coppia di francesi che cerca di parlare italiano ci ha convinti a restare, dandoci pure consigli sul  come sistemarci per godere meglio del panorama, veramente indimenticabile. Poi hanno detto che l’indomani sarebbero andati a Tan Tan per il souk settimanale e ci avrebbero portato, il giorno dopo ancora, delle fragole.
MaFatma, 5 marzo 2009.. Stamani brutta giornata: non mi sento bene, diarrea stanotte. Il tempo è incasinato: a momenti un gran sole, poi due gocce battenti di pioggia, mare sempre impossibile per la pesca. Amerigo è immerso nel Sudoku. Io scrivo con un po’ di batteria rimasta. In questi giorni, senza niente da leggere, gran partite a scopa, briscola, tressette, fino ad averne la nausea. Ecco forse da dove mi viene la diarrea...
I francesi dell’Ardèche non sono ancora tornati ma verranno sicuramente perchè hanno lasciato qui un bellissimo rimorchio che ieri ho fotografato in tutti i modi. L’hanno pagato 3000 E su internet: bello, spazioso, a punta, con due porte d’accesso e perfino un comignolo. Quasi tutti i francesi hanno una “coda”: sembra che abbiano cominciato a pesare i camper in Spagna e in Francia, adeguandosi alla Svizzera. Parlano di multe sui 900 E che bisogna pagare immediatamente pena la confisca del mezzo.
Mi sa che dovremo prendere provvedimenti anche noi visto che si sfora sul peso con molta facilità.
Amerigo ha la patente C: vorremmo organizzarci per omologare il camper per tale guida.
Invidio un po’ i romani, i proprietari del Wingamm, che ieri sera mi hanno mandato un sms da Merzouga, nel deserto.Un altro anno, se torniamo, si vedrà di andarci: tutti dicono che è un’esperienza unica nella vita.
 
Sidi Ifni, Camping El Barco, 6 marzo 2009, ( 51818-51547), km.271 Lasciata MaFatma per forza di cose, dato il tempaccio, dopo avere lasciato un biglietto di saluti ai vicini francesi (che con 30 Dh ci hanno rifornito di fragole, arance, banane, mandarini) e uno all’amico pescatore, abbiamo puntato Sidi Ifni. Abbiamo raggiunto Guelmim dopo aver ripercorso la jellata rotonda multatoria a Tan Tan, superando il nostro secondo guado – con manco una segnalazione nonostante la presenza, indifferente, di un vigile venti metri prima. Siamo passati davanti all’indicazione delle plurinominate Terme di Abaynou, ignorandole, e abbiamo cominciato la traversata di una bellissima valle che terminava con una verde salita, tutta coperta da fichi d’india, ma veramente tutta. Dopo una cinquantina di km siamo sbucati a Sidi Ifni. Le famose frecce indicatorie, che secondo la guida campeggi si trovano ovunque, col fischio che le abbiamo viste però a naso abbiamo raggiunto la zona dei due campeggi a bordo spiaggia, privilegiando El Barco perchè l’altro, il Sidi Ifni, sembra un grosso cortile tutto chiuso da muro. El Barco è comunque leggermente inquietante: da un lato una rupe che secondo Wikipedia è alta da 155 a 200 mt, tutta costellata di sassi che ci si chiede come restino naturalmente attaccati alla parete, senza alcuna protezione di reti o altro, sovrastata da una balconata che la contorna tutta, sempre addobbata di marocchini sparpagliati su di essa, e dall’altro un muretto non più alto di un metro con all’esterno una passeggiata a mare che merita un discorso a parte e spesso abitata da ragazzini che come vedono un camperista cominciano a chiamare per chiedere bottiglie di plastica, almeno per quanto ho sentito io, e che costituiscono una preoccupazione per il guardiano che avvisa tutti di ritirare panni o altro perchè lui sti ragazzini li conosce bene. La passeggiata a mare, bella, che permette di stare su una spiaggia altrimenti sassosa, almeno qui davanti a noi, e va beh, sporca pure qui , comincia, da un lato con l’unico riferimento alle barriere architettoniche che ho visto finora in Marocco (dove i marciapiedi , o quel che potrebbero essere, non hanno alcuna “agevolazione”, anzi ci si deve arrampicare per salirci), con una specie di scivolo però ostruito da dei ferri per non far passare carrozzelle o altro, e che in fondo, dopo tutta la lunghezza dello spazio campeggio, si interrompe, semplicemente, così, in alto sopra i sassi,  senza alcun ostacolo o barriera che segnali la sua fine.
Ancora 100 Dirham televisivi se ne sono andati: la non versatilità parabolica di Amerigo ha vinto un’altra volta e per vedere qualcosa abbiamo dovuto chiedere in campeggio che ci mandassero un esperto. Si sarà fatto delle grasse risate: ci ha messo una bella ventina di secondi per tirarci fuori Mediaset e Rai col padellone che ci ritroviamo. Avremmo una serie di codici passatici dalla camperista fiorentina per vedere anche le trasmissioni criptate ma probabilmente si possono ricavare solo con il decoder marocchino che hanno comprato quasi tutti. Sul nostro non saprei dove mettere mano e anche l’ “esperto” mi ha guardato per traverso quando glieli ho mostrati.
Sabato 7 marzo. Oggi siamo saliti in paese: dopo una settimana difficile per problemi intestinali ho cominciato a sentirmi meglio e piano piano mi sono trascinata fino in cima. C’era il souk grande, nella megaspianata  al centro della città: una quantità immensa di frutta e verdura, secondo me impossibile da smaltire ma loro sapranno regolarsi. Abbiamo girato un po’. Trovati dei telefoni abbiamo fatto il solito tentativo a vuoto di parlare col Figlio Piccolo (prima o poi preciserò che comunque conta m 1,80 di altezza ed è pure sposato) e poi chiamato mia cognata.E’ stata comunque un’impresa epica visto che continuava a saltare il servizio Telecom Maroc.
Scovato un negozietto abbiamo preso giusto un pensierino per la nipotina in Francia e siamo tornati al camper scendendo la lunghissima scalinata che contorna la rupe.
Inserisco la mail che ho inviato a circa mezzo mondo – ci sarà qualche ripetizione.. -:
......Dunque: stiamo risalendo e finalmente ho trovato un campeggio col WiFi, a SidiIfni, per i patiti di Google Earth. Abbiamo lasciato Dakhla, posto meraviglioso, spiagge immense, una laguna tipo Mont SaintMichel che a ore si poteva percorrere per più di tre chilometri e a ore bisognava starsene all'occhio perchè la marea risale a velocità e essendo la laguna digradante ti potevi trovare con l'acqua sopra la testa e per chi come me...meglio evitare.
Sabbia finissima, bianco-giallina.. Sole e pesce, pesce e sole, con ogni spesso il vento, non sentito però prendendo il sole dall'altro lato del camper.Unico neo, soprattutto per Amerigo, specialmente la domenica, i marocch.  che si riversano in spiaggia con tutti i mezzi, tipo furgoni aperti dietro che ne scaricano a camionate, ragazzi, donne , bambini, e che riducono la spiaggia un letamaio.
In effetti i marocch sono gente affabile, simpatica, ospitale: salutano per primi, ridono volentieri, offrono amicizia, ma sono tanti e non ti ignorano, si sentono obbligati a rivolgerti la parola e questo opprime un po' Amerigo che ama camminare per la strada senza parlare con nessuno pensando  agli ..zzi suoi. Il suo problema principale sono i bambini: svegli, bellissimi, furbi, si avvicinano e senza alcun problema ti chiedono di tutto, sorridendo ma con insistenza: gia dai 6/7 anni in su ti chiedono qualsiasi cosa: un dirham, i pantaloni che hai addosso, sigarette e vino, alla faccia del Corano e di chi l'ha scritto. Amerigo si sente accerchiato, ne ha veramente paura, li teme fisicamente, tanto da farsi venire mal di stomaco. Io invece rispondo un po' brusca: mi guardano di traverso e se ne vanno via, accerchiando, senza perder tempo, l'europeo successivo. E' che sono tantissimi.
I giovani e le ragazze sono tutti molto belli, gran bei visi, statura alta, magri, sorridenti. Le donne vanno a male appena si sposano e gli uomini ai primi denti marci. I bambini, le bambine, sono tutti da fotografare: occhi stupendi, carnagione color miele brunito.
 
In questo momento scrivo in una pizzeria, probabilmente mai entrata in funzione, molto bella perchè con una gran vetrata direttamente sul mare. Per gustarmi la vista evito di guardare il tratto di sabbia prima del mare così non vedo la solita lordura. I marocch ,oltre che belli simpatici ecc , sono generalmente sporchi al quadrato: vivono con serenità in mezzo alle immondizie. Davanti alle farmacie, davanti alle porte, la strada è un letamaio a cielo aperto, e loro la guardano camminandoci su come fosse la cosa più naturale del mondo, i negozietti non hanno mai visto una mano di tinteggiatura, sono tutti grigio-neri, la merce da vendere è quasi indistinguibile da quella buttata generalmente per terra direttamente sul posto
Mentre guardavamo la corsa dei cammelli da Formula 1 un uomo ha finito l'acqua e poi ha gettato la bottiglia vuota proprio sul percorso di gara. Un poliziotto per un po' ha guardato la bottiglia poi stancamente, prima del passaggio delle bestie l'ha spostata.
 Ora siamo a Sidi Ifni, parcheggiati proprio vista mare.  Ieri ho lavato due stracci da cucina e li ho stesi su un filo. Alle dieci di sera mi ha bussato la guardia per dirmi di ritirarli. Gli ho detto che non hanno valore ma lui ha insistito perchè dice che conosce i ragazzini di Sidi Ifni e il muro è troppo basso.
La città, una ex guarnigione spagnola che si chiamava Santa Maria del Mar Pequena (questo territorio è marocchino da trent'anni circa), sarebbe  molto bella se fosse abitata da occidentali  che avessero cura dei marciapiedi, delle piante, dei giardini, delle case, coi gatti che ci rovistano nelle mini discariche a cielo aperto,senza stracci, donne, bambini, uomini, tutto per terra. E' situata in alto su un monte e chiusa da una lunga passeggiata con balaustra che digrada fin giù sulla spiaggia. Deve essere stata bellissima: ora è tutta scrostata e rovinata. Ci sono sempre uomini, a qualsiasi ora, accoccolati sopra che guardano giù. Noi col campeggio siamo giusto sotto.
Si pensava di fermarsi qui per pescare: il mare però non dà l'idea di volersi dare una calmata perciò, nonostante l'ennesimo intervento all'antenna tv, ieri Amerigo diceva che voleva tornare ad Agadir, molto europeizzata almeno in campeggio, poi addirittura stamattina parlava di tornare a casa. Guida lui, decida lui.
La nostra antenna che tutti ci invidiano, che tutti ci chiedono quanto costa ecc, da fine Spagna non prende più.Ad Agadir ne abbiamo comprato una supplementare, con un bel supporto + caro della parabola. A Dakhla ci hanno detto che era troppo piccola, fatto un cambio, preso uno sproposito che mentre si viaggia è stesa sul nostro letto e quando siamo fermi ce la troviamo fra i piedi.
Amerigo, dice che quest'altro anno quando torniamo ( ? ) dovremo regolarci differente...
Poi adesso ha il problema,per'altro già da lui sentito, del peso del camper (perciò niente regalini a nessuno, avvisati). Ha paura di rimettersi in viaggio: con la sfiga che si sente addosso è sicuro che tutti i gendarmi spagnoli e francesi lo stiano aspettando con la bilancia in mano.
Per fortuna che ha goduto per la pesca, tanta, fruttuosa, fatta anche in società di un marocchino suo amico, frequentando assiduamente il negozio di cacciapesca di un altro marocchino pure suo amico ( individualmente ha fatto amicizie e gli piacciono molto), altrimenti..
Quanto a me, beh, potrò raccontare delle cose... ho scoperto che all'alba dei sessant'anni il Marocco è la nuova frontiera di un riscoperto sex appeal...
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Sidi Ifni, 8 marzo 2009. Oggi si festeggia: è domenica, sarebbe la festa della donna e io sono andata finalmente al bagno con una specie di normalità. A mezzogiorno una superba tagina preparata dalla cuoca del campeggio ci ha allietato la mensa. Ora abbiamo altri 100 Dirham in meno ma li valeva tutti. Poi mentre io internettavo Amerigo ha parzialmente mollato l’amato Sudoku e, con mia sorpresa, ha giocato a petanque con un francese molto gentile ( che è sposato con un’italiana di Cavalcaselle) e con un secondo francese, pure gentile, che in realtà si chiama Miguel ed è spagnolo.
Il tempo purtroppo non è dalla nostra parte.Umidità, vento con caldo sole a sprazzi non fanno ben sperare. Dicono migliorerà da mercoledì. Vedremo. Il gas tiene ancora. Non abbiamo ancora cominciato ad usare la nuova piastra elettrica. Amerigo resiste fieramente alla mia richiesta di comprare una bombola da campeggio da 5 kg, quelle col fornelletto incorporato.
Mercoledì 11 marzo 2009. Oggi siamo andati in città per la seconda volta. C’è il sole, bellissima giornata. Salendo abbiamo incrociato quel J e il suoamico con i quali siamo andati a pranzo con i doppi G sia ad Agadir sia a Dakhla. Ci hanno detto che sono nel camping qui di fianco e che non hanno nessuna fretta di ripartire. Secondo loro su in città doveva esserci tutto chiuso, causa la festività religiosa di ieri (compleanno di Maometto). Invece abbiamo trovato tutto normale: soliti buchetti di negozi aperti, commesse gentilissime in quello dove abbiamo preso dei deodoranti, solita gente accucciata o appoggiata ai muri o transitante con calma in mezzo alla strada. Siamo andati a curiosare nel terzo campeggio locale, su in città, gestito dal Municipio. Insomma...così così, con parecchi camper italiani. Volevamo vedere dove si svolgerà la gara di petanque alla quale si è iscritto anche Amerigo, sempre tramite Miguel, ma non avendo notizie precise siamo partiti raani e tornati naoni, come si dice dalle mie parti..
Pomeriggio in Pizzeria per Internet dopo essermi preso una bella scottata al sole. Guardando la spiaggia si vedeva di tutto: ragazzi e ragazze in spiaggia, tanti e tante, alcune velate altre invece all’europea con capelli e braccia scoperti. C’è molta libertà, evidentemente. Comunque saranno tarocchi ma le maglie, i jeans, ecc, sono tutti alla moda, tutti vestiti bene, i capelli dei maschi sempre acconciati come da uscita dal barbiere e indistintamente tutti col telefonino in mano.
Al ritorno ho trovato un Amerigo raggiante: il Miguel franco-spagnolo che sprizza quasi gioia ogni volta che chiama “Amerigo”, pur senza nulla sapere di  Vespucci, come per’altro tutti i francesi – e però di Cristophe Columbo hanno sentito parlare - , gli ha regalato tre bocce da petanque...
E dire che a casa ne abbiamo ben due confezioni complete. E però pesavano. E così le ha lasciate a casa. E qui normalmente gioca solo chi ha le bocce. E comunque Miguel gliene ha regalate ben tre. Gateau, gli ha detto. Gateau? Sicuro?, non Cadeu ?
Poi stasera, dopo la Soupe presa sempre dalla cuoca del ristorante ( due piatti abbondanti di una zuppa di verdure secondo me molto buona, saporita, densa, con un po’ di pasta – e che però non era fatta da me e perciò da mangiare con sospetto, almeno secondo Amerigo – pagata ben 10 Dh , un euro circa) ci ha bussato alla porta Adeline, o Adelina, la moglie di Alain, quella originaria dei Ronchi di Pastrengo, invitandoci a prendere un aperitivo con tutti loro. Azz, noi stavamo ormai già bevendo il caffè. Amerigo è andato in crisi, non avendo nulla qui per ricambiare la cortesia. Le nostre scorte sono a livello zero.Lo stomaco gli si sta ripulendo, disintossicandosi per bene da alcoolici e varie visto l’assoluta mancanza degli stessi ormai da due mesi.
L’ho rassicurato: domani si potrebbe prendere qualcosa nella simil- pasticceria e portarglielo. Meno male, si è sentito subito meglio. Mi ricorda il mio Bupà che, poverino, se gli facevi un regalo anche piccolo lui subito si sentiva in dovere di darti la mancia.
Sabato 14 marzo 09. Oggi è la gran giornata. Alle 14 locali,  su in città ci sarà la gara di petanque. Il nostro giocatore ha mangiato per tempo (carboidrati e proteine=pastasuta col ton), una compostina di mele, l’ultima, ed ora si prepara riposato sdraiato sul letto. D’altronde in realtà siamo un po’ a corto di sonno avendo guardato Rete4 e i suoi Bellissimi fino alle ore piccole, stanotte.Il mare stamani avrebbe invitato ad una passeggiata ma pr non stancare anzitempo il petanquista (che  per raggiungere il campo di gara si dovrà fare tutta la salita fin su in città), meglio lasciar perdere.
Stamattina è ripartita la coppia di Vittorio Veneto che avevamo conosciuto a Dakhla. Sembra ormai chiaro come funziona: si conoscono tutti in tutti i posti perchè sono sempre gli stessi e frequentano generalmente, fatalmente, i medesimi punti sosta, seppur in tempi diversi, in salita o in discesa, e perciò ormai da molti anni si rincontrano ad ogni inverno.
Ci siamo avviati per tempo, con un gran caldo e un sole picchiante. Siamo arrivati su al campo di gara e vi abbiamo trovato gli altri giocatori, alcuni provenienti dal nostro campeggio, altri dal Sidi Ifni e altri dal Camping Municipale, situato proprio vicino alla grande spianata. All’altro capo dell’immenso spazio pianeggiante era in corso il Souk settimanale, tutta una enorme esposizione di frutta, verdura, spezie, galline vive e mercanzia varia, sistemata sotto tende tirate su alla bell’e meglio, naturalmente senza badare all’immmondizia già presente e a momenti stratificata, con i tiranti delle tende senza alcuna segnalazione, ma comunque così è. Pittoresco.
Mentre aspettavamo l’inizio della gara (nel frattempo sono arrivati gli “amici”: Miguel, Nina, Adelina, Alain (che Amerigo chiama Alberto, giustamente) ho scambiato due parole con un pesarese che ho scoperto essere un partecipante al Forum di CamperOnLine che, su mia richiesta, ancora a novembre, mi aveva dato via Internet parecchie dritte sul Marocco.
Il pomeriggio è trascorso in modo superbo: bene organizzata, la gara  si è svolta in modo che tutti i partecipanti giocassero tutte le partite, cambiando partner,  con un ingegnoso sistema  di conteggio dei punti acquisiti. Alla fine erano tutti soddisfatti, si sentivano tutti vincitori. Amerigo si è classificato 15 su una quarantina di iscritti. Per tutti c’è stato un regalino, poi nel campeggio Municipale, dove risiede la signora che ha diretto la faccenda, abbiamo gustato pasticcini marocchini e un ottimo te alla menta, molto caldo, ben zuccherato, che mi è piaciuto, senza quel retrogusto di erba che avevo sentito finora.. Peccato che si usi versarlo in bicchieri molto piccoli. E, surprise, a conclusione dell’avvenimento, tra l’orgoglio dei marocchini partecipanti, tipo Habib, il vincitore, che tutti chiamano affettuosamente AliBaba, abbiamo avuto anche un intrattenimento musicale tipico. Quattro ragazzi che suonavano e cantavano sottovoce una musica un po’ ritmata .
Per tutta la durata dei giochi mi sono divertita a fare la fotoreporter e mi sono curata l’abbronzatura, visto il gran sole a disposizione.
Seconda è arrivata la moglie del collega C.o.L. e terzo il nostro amico Miguel.Anche Nina, sua moglie, piccolina, bionda, magra, sorridente, si è piazzata bene (e con sua gioiosa soddisfazione meglio di Amerigo) nonostante l’handicap di un braccio ingessato causa una caduta sulla scalinata che porta in città. Alain, Adeline e JeanJacques, gli altri amici, beh sono finiti nei bassifondi della classifica ma come dicevo, causa il sistema di conteggio,alla fine erano tutti ugualmente contenti.
Dicono che questa gara viene organizzata, sempre dalla stessa attivissima signora, tre volte ogni inverno, così da catturare , una volta o l’altra, o in salita o in discesa in giro per il Marocco, quasi tutti i “soliti” camperisti che prima o poi capitano a Sidi Ifni.
Siamo poi andati dall’altra parte della grande piazza e abbiamo comprato un po’ di verdura spendendo una vera miseria.
Domenica 15 marzo 2009. Bellissima giornata. Il mare, che di notte rumoreggia un po’ , diventando a volte assordante, da qualche mattina ha messo giudizio. Facciamo una bella passeggiata sui piccoli scogli affioranti dalla bassa marea. La spiaggia brulica di ragazzi che giocano a calcio, qualcuno da la caccia ai granchi, dei papà fanno fare il bagno ai loro bambini, una intera classe di ragazze e ragazzi, con il kimono, con tanto di professore, fa delle corse e dei giochi di allenamento. Abbiamo guardato tra i sassi, tra le rocce, come si fa sempre con Amerigo, gustandoci la natura e facendo foto tipo documentario. Poi io ho fatto un rientro veloce al camper per seguire la Messa in tv. Al nostro amico della Reception, uscendo, avevamo ordinato la tagina per mezzogiorno. E’ arrivata con molto comodo, quando Amerigo ormai disperava di mangiare,  gustosa, saporita,  l’abbiamo divorata, avanzandone un po’ anche per la sera.
Nel pomeriggio siamo saliti in città: ci avevano detto che il grande Souk era la domenica, così abbiamo curiosato. Sì, c’era qualche tenda in più  ma sostanzialmente c’era la stessa confusione di tende, gli stessi venditori del giorno prima, gli stessi acquirenti, gli stessi turisti.
L’altro souk, quello in mezzo alle vie e frequentato quasi esclusivamente da marocchini, era invece molto più affollato.
Mentre facevo la doccia (freeeeeeddda) lavandomi questo insieme stranissimo di colori che è ormai la mia capigliatura, Amerigo giocava a bocce,  prima da solo contro Adeline e poi tutti insieme, facendo le squadre Italia (lui e Adeline) contro Francia (Alain e J.Jacques) e uscendone giustamente vincitore.
Lunedì 16 marzo 2009. Stamani, con un pizzico di rammarico, avendo conosciuto Miguel e gli altri che gli hanno subito dato amicizia e simpatia, oltre alle bocce da petanque come “gateau”, come dice lui, Amerigo ha confermato la decisione di partire. Abbiamo un po’ giocato d’astuzia col guardiano rompiscatole a caccia di mancia dai partenti (già l’altra sera, per averci segnalato che avevamo lasciato le chiavi fuori, sulla serratura del camper, pretendeva una cerveza – cosa che non avevamo ma che comunque Amerigo non gli avrebbe mai dato non sapendo cosa sia...). Infatti siamo riusciti a fare i nostri “bagagli” senza fargli capire che ce ne andavam o. Invece mi è quasi dispiaciuto dover salutare il nostro amico della Reception, del negozietto, ecc., che non so come si chiami ma è sempre stato gentilissimo. Qualche volta, anche se per pochi minuti,è rimasto a guardare Amerigo mentre giocava a petanque..
L’”arrivederci”, come hanno deciso loro, con Miguel e Nina è stato a momenti commovente: lui aveva gli occhi lucidi, lei continuava a dirmi quanto è stata contenta di averci conosciuti.
Anche gli altri, Alain, Adelina, J.Jacques e sua moglie, ci hanno salutato in modo molto affettuoso. Sembra che ci si manterrà in contatto, via internet. Non ci dispiacerebbe. C’è anche una mezza promessa di Alain che se verrà a Pacengo e a Cavalcaselle, dai parenti della moglie, ci cercherà.
Abbiamo percorso una strada molto bella, nel verde, a bordo mare, nonostante un fondo d’asfalto semplicemente infame, attraversando paesini in ordine, sempre con la solita gente, ma tranquilla, ragazzini che andavano a scuola, asini pazientemente nei campi, pecore sparse.
Durante il tragitto abbiamo visto un posto camper (dove ho trovato la signora che ieri ha rabbrividito con me sotto la doccia, nello stanzino accanto) vicino ad un porticciolo che non ricordo come si chiavamava e poi il campeggio di Aglou, tutto nuovo, da tenere in considerazione se...
Prima di entrare in città a Tiznit ci siamo imbattuti in una mandria di cammelli: da tutte e due le parti della strada ce n’erano tantissimi. Io ne ho contati solo una parte, circa un centinaio ma erano  molti di più.
Tiznit è bella e, a parte gli autobus che ti soffocano con gli sbuffi neri che emettono, dà l’idea di una città a posto. C’era un caldo becco: sarà stato esposto  al sole ma il termometro, quello con data, segnava 46°. Beh, una quarantina ce n’era sicuro.
Quando ci siamo immessi sulla statale che avevamo percorso in senso inverso all’andata abbiamo constatato che è passato un mese e mezzo e che nel frattempo è sbocciata la primavera. Pur essendo mite, la temperatura, anche allora, i campi erano brulli. Ora sono tutti fioriti, con terreni coltivati a frumento o comunque un qualche tipo di cereale, ormai  alto. Bouganvillee ed ibisco abbelliscono muri e siepi.
Dove all’andata mi ricordavo di aver visto vasi di terracotta,  ci siamo fermati per le tagine. Il problema grave è il peso e lo spazio sul camper.
Finalmente siamo arrivati ad Agadir (...sbagliando strada: dopotutto per la prima volta c’erano due strade anzichè una e allora naturalmente, come nostra regola non scritta ma molto praticata, abbiamo preso “ l’altra”). Fatta la debita correzione di percorso siamo arrivati al Marjane. Sembrava un campeggio: minimo minimo c’era una quarantina di camper parcheggiata davanti. Abbiamo fatto una spesa sostanziosa, finalmente il formaggio (che al sud non si trova, tranne che in, per me, terrificanti formaggini La vache que rit), un po’ di carne, perfino “prosciutto” ! , e siamo quindi approdati all’Atlantica. Alla reception uno dei ragazzi mi ha riconosciuta al volo, Ciao italiano, e ci ha invitati a sceglierci il posto. Siamo capitati vicino ad un camper di Osimo, Ancona, sugli abitanti del quale mi riservo il giudizio. Sembrano a posto, lui ha anche cercato di tranquillizzare Amerigo finchè litigava, inutilmente, con la parabola, (secondo conforme), solo che poi, finchè sua moglie era via, continuava a parlare con  il suo pappagallino..mah, un san Francesco anche qua.
Sul campo da bocce, qui davanti, ho trovato anche i padovani che erano già qui in gennaio. Si sono fatti prolungare il soggiorno, stanno qui sei mesi. Esagerati. Dicono che sono stati a Merzouga (tutti sono stati a Merzouga, tranne noi; tutti dicono che Merzouga è stupenda, solo noi non possiamo dirlo), ma che non se la sono sentita di scendere fino a Dakhla (beh, noi si, ci siamo stati) e che a Tarfaya una notte hanno dormito in un parcheggio con i doppi G sulla via del loro ritorno.
Mi sa che qui ci sarà da soffrire: un caldo terrificante oggi pomeriggio, 38 gradi segnati dalla nostra centralina che già indica per difetto, neanche un alito di vento. A tenere aperto, anche stasera, nonostante la zanzariera, c’è una invasione di insettini piccoli piccoli.
Ho incontrato Rachid, il pittore. Finchè siamo stati via gli è nata la bambina che aspettava, Fadua. Bellissima, dice. Mi ha fatto i complimenti per l’abbronzatura, dice che adesso sì sembro marocchina.
Domani ci mobiliteremo per la bombola e per lo specchio retrovisore. E andremo in spiaggia per vedere se là si respira meglio.
Il “ciao italiano”, accompagnato da un sorriso, è il saluto che tutti ci riservano quando si rendono conto che non siamo...francesi o tedeschi o spagnoli. I francesi sono molti, tanti anche i tedeschi ma la manifesta simpatia è riservata agli italiani.
Mi è stato mostrato sulla mano aperta come si classificano gli stranieri: sul mignolo i francesi, sull’anulare i tedeschi, sul medio, il più alto, gli italiani, sull’indice e il pollice gli altri. Poi si mettono la destra sul cuore e ti dicono che lì c’è Marocco... e Italia.
Al nostro arrivo il contachilometri segna 52039 km,- 51818 = abbiamo fatto 221 km.
Qualche giro per le varie commissioni e così ora risultano 52118 km, cioè altri 79 km.
Sabato 21 marzo 2009. Primo giorno di primavera. Ultimo giorno di Marocco.
Ci sono stati vari cambiamenti di programma (non saremmo noi, non sarebbe Amerigo, diversamente) perchè le nostre aspettative sono andate deluse..
Abbiamo dato la nostra bombola vuota al Rachid pescivendolo del campeggio, come già fatto in gennaio. Il giorno dopo Desolè, non c’è più propano in Marocco e anche il butano c’è ancora solo sotto forma di bombole nei negozi ma nei gasometri non ce n’è più.
Siamo andati ad Agadir, al deposito centrale. Desolè anche lì, non è arrivata la petroliera, non c’è stato rifornimento e le grandes boules sono vuote. Non si può remplir la bombonne. Tanto desolè.
In città abbiamo raggiunto Monsieur Moustafa, come indicatoci dal ragazzo Trigano, che forse poteva aggiustarci a dovere lo specchietto. Lì tra Mr. Moustafa e Trigano papà, dopo mille concliaboli, una mattina intera ci hanno messo per appiccicarci solo lo specchio, e piatto, non bombato come andrebbe per la bisogna. Il poliestere non conviene perchè non si possono fare più i collegamenti fili-freccia, lo specchio adatto non si trova e comunque ci vuole  tutta una giornata e forse più di lavoro in loco, per poi doverlo sicuramente cambiare di nuovo in Italia. Quindi tanto fa sostituire  solo lo specchietto da trucco della G con un altro sia pur piatto ma a misura.
Con l’occasione Papà Trigano ci ha vivamente sconsigliato di prenderci una bombola di butano marocchino essendo lo stesso di pessima qualità. Ha dovuto aggiustare molti frigoriferi Dometic come il nostro e risistemare il riscaldamento di tanti camper rovinati dal butano di qui. Oppure ci vorrebbe un filtro speciale che lo pulisca ad hoc ma non è cosa che si può improvvisare da un momento all’altro, considerata poi  la “nostra” proverbiale fretta e l
a loro altrettanto proverbiale calma, Inch’Allah.
Ciò assodato, rassegnati a vedere morire il nostro frigo quando fatalmente giungeràla sua ora, e sicuramente non sarà tra tanto tempo, con un nuovo specchio tutto fasciato da nastro isolante, siamo rientrati ad Agadir con l’idea di riposarci la notte, visto che qui si dorme veramente molto bene, e ripartire l’indomani per Essaouira o altri posti che abbiamo saltato all’andata.
 
Per completare la pratica “danni “ marocchina, volendo chiudere in bellezza, con un buon pranzo, il nostro soggiorno ad Agadir, ci siamo fermati al Ristorante della spiaggia. Eravamo preoccupati per le nostre provviste sotto il sole e per il frigo in agonia. Il cameriere Pas de problèmes, desideroso di aiutarci ci suggerisce di attaccare provvisoriamente la corrente, giusto per la durata del pasto, insistendo nel far farci delle manovre col camper per sistemarci a portata di contatore.
Amerigo ha provato inutilmente a mettersi come diceva lui col solo risultato di travolgere un “pilotino” della sbarra d’ingresso del campeggio, rovinacchiando la mia pedalina di salita della portiera e marchiando di rosso la stessa.
Ha mangiato emettendo fumi da torero perfino dalle orecchie, non degnando della dovuta considerazione una superba mega orata che gli ha servito il sorridente Pas de problèmes.
Pomeriggio: rientrati nella nostra piazzola 32 con la calorosa accoglienza del Rachid di turno, che avevo già salutato, pagando, al mattino, dopo un caffè come si deve fatto sul camper,  siamo scesi in spiaggia  ma abbiamo  tralasciando le telline: ieri  ci eravamo infradiciati tutti e procurato un tentativo di mal di schiena per poi regalare il bottino  al nostro SanFrancesco di Pesaro, convinti come eravamo di ripartire per il nord senza ripassare dal camping dopo il nostro giro ad Agadir..
Dopo la cena e la doccia abbiamo trascorso la serata fino alla mezzanotte abbondante chiacchierando con la coppia di Padova  che avevamo conosciuto qui già a gennaio. Loro restano fino a maggio inoltrato. Lei condivide i miei “problemi”: non sa se arrendersi all’argento dei capelli, ormai notevole in tutte e due, o se tornare alla tinta. Vedremo.
Partendo abbiamo fatto tutta strada costiera fino al El Jadida: bellissima, stupenda, il vero meraviglioso Marocco. Panorami indimenticabili. Essaouira è evidentemente turistica e così El Jadida e altri posti visti nel durante. Tira e tira alla fine abbiamo deciso di evitare una notte ancora a metà percorso e a sera molto avanzata siamo arrivati a Larache, a una settantina di km dal porto di Tangeri.
( 52899 – 52118), fatti ben 781 km.
Sempre campeggio gratis, ma sbagliato. Questa volta siamo finiti in quello gestito dalla Comanav invece di quello della Comarit: ce ne siamo accorti solo perchè abbiamo pensato che in 2 mesi, incredibilmente per i tempi di lavoro marocchini, ci avevano spostato tutti i servizi.
Stamattina di molto buon’ora abbiamo ripreso l’autostrada, percorsa anche ieri da El Jadida fino a Larache, ne siamo usciti a Tangeri e siamo arrivati al porto. E’ stato un po’ difficoltosa la gestione della pratica d’imbarco perchè mi sono impuntata sul non dare il becco di un centesimo ai numerosissimi faccendieri che tampinano i viaggiatori. A quello che ha lavorato a Sassuolo e a Torino gli ho consigliato di andare..in un altro posto. In effetti la famosa carta verde/bianca se l’è presa un doganiere e ce l’ha semplicemente restituita. Un altro doganiere è salito, voleva ispezionarci il camper ma dopo un’occhiata un po’ superficiale all’interno, si è arreso davanti al casino del nostro gavone e ci ha rinunciato .
Stavamo avendo il c..., la fortuna, di salire al volo sul traghetto quando mi hanno detto che non avevo fatto timbrare i passaporti dalla polizia. Via di corsa per tutto il porto. La polizia voleva una carta gialla che non avevo. Fuori dal porto in un’agenzia diversa dalla nostra me ne hanno regalato un paio che ho compilato in fretta e consegnato al poliziotto. Brontolando mi ha timbrato e reso i passaporti.
Nel frattempo Amerigo aspettava alla guida del camper, ancora con l’ansia che ha sempre davanti a posti che non conosce perfettamente: lui soffre se uno lo guarda, se gli si avvicina un bambino, se un poliziotto gli fa qualche segno. Dimentica il serafico detto “ Male non fare paura non avere”, è sempre lì, spaventato a morte, con le gambe che tremano (e dire che stamattina gli ho dato il Magnesio), e una fifa boia chissà di cosa, acccompagnata dalla voglia di fuggire.
Purtroppo la nostra nave nel frattempo è partita. Ora aspettiamo la prossima. Se tutto va bene a mezzogiorno saremo in Spagna.
All’uscita dal Marocco il contachilometri segna 52994, fatti altri 95 km. Totali, in Marocco, Km. 4955.
Lì gli prenderà un altri tipo di paura, quello del peso del camper. Azz, che vita difficile, la sua. E pure la mia che, anche se per mia antica scelta,  devo pur condividere con lui.
E’ andato quasi tutto bene. Siamo scesi in Spagna, con grande calma, intorno a mezzogiorno e mezzo. La traversata è stata un po’ una delusione per Amerigo che si aspettava la bella nave elegante dell’andata. Questa era  più scadente. Non c’era la terrazza. Io sono uscita uguale, di lato, e per salvarmi dal vento freddo e qualche spruzzata d’acqua mi sono seduta per terra accanto a due ragazzine inglesi bianche come il latte.
L’uscita dal porto ha comportato un’attesa non indifferente causa i controlli della Guardia Civil soprattutto alle macchine.Una, italiana, ha ricevuto particolari attenzioni. C’era anche il Commissario Rex che saltava e scendeva allegramente dalle automobili, tenuto al guinzaglio da un robusto Ispettore.
A noi, qui, neanche un’occhiata di striscio. Solo un gesto: Adelante adelante. Ci avevano detto che i camper li fanno passare senza storie. E si che ce ne sarebbero degli anfratti da riempire con un mucchio di roba.
Una volta a Tarifa abbiamo preso per Marbella, Malaga e Almeria. Purtroppo la superstrada costiera, bellissima, percorsa all’andata, ad un certo punto era interrotta e abbiamo dovuto fare i su e giù per i paesini, con alle costole molti camion maleducati. Neanche un supermercato sulla destra. L’unico che abbiamo trovato aveva delle coperture per il sole ma basse,  solo per le macchine, così non siamo potuti entrare e parcheggiare.
Abbiamo tirato avanti fino ad un campeggio con servizio camper che avevo trovato su Internet prima di partire. Solo che il maledetto, Los Escullos, molto bello ma   lontano dal mare, è in un parco naturale protetto per flora e fauna (Cabo de Gata), si raggiunge dopo  20 km di stradina tortuosa che si perde tra colline dopo Almeria. Quello che ci voleva per la serenità del mio autista.Caro: 4 E x svuotare e caricare acqua, ma 27 circa per pernottare. Un bel salto dai prezzi marocchini. E questo più la stanchezza ha soprafftto Amerigo che ha frignato per tutta la sera.
Il negozio del campeggio era senza pane. Il WiFi non va ( e pensare che a Sidi Ifni, campeggio spartano, mi funzionava tranquillamente). Riprovo seguendo le istruzioni della ragazza ma  continua a ripetere che è connesso però non mi apre Yahoo.
E allora andrò a letto anch’io,nello stesso che sta risuonando per la ronfata di Amerigo. E domani sarà un altro giorno. Speriamo più simpatico di quello di oggi.
Domenica 22 marzo 2009,. (53426-52994), fatti 432 km.Dopo essere faticosamente usciti dal Cabo de Gata, una volta tornati su strade normali abbiamo avuto la gradita sorpresa di poter percorrere una bella autostrada costiera completamente gratis. Solo un attraversamento o due di paesi e poi sempre bei paesaggi.
Ad Alfas del Pi brutta esperienza: fidandomi di internet abbiamo cercato il Camper Park Costa Blanca, piazzato in un posto impossibile, passando da strettoie e ponticelli, tra alberi di arance e mandarini che però non abbiamo toccato anche se sporgevano alla grande. Non era roba nostra e non c’era un proprietario per chiederli. Beh, io uno l’avrei anche preso, però ho ceduto alla rettitudine. Per fortuna il Camper Park era completo: abbiamo virato di bordo e siamo andati di gran carriera al camping Arena Blanca, frequentato all’andata. Ben sistemati, abbiamo fatto poi una gran passeggiata fino alla bellissima spiaggia in centro. Molto turistica, grandi palazzi, quartieri interamente inglesi, ma ci è piaciuta. Siamo poi rientrati e verso sera siamo ripartiti, sempre verso il centro, alla ricerca di una Paella. Che abbiamo trovato e gustato, camminando poi i nostri bei quaranta minuti per tornare al camper. L’ideale per digerirla come si deve.
Internet funzionava perfettamente con il codice del campeggio. Ho curiosato su Google Earth i posti dove siamo stati.
Lunedì 23 marzo 2009, (53780-53426), 354 km.Beh, oggi uhm.. Siamo partiti da Benidorm con la solita fretta: lavaggio piatti al volo, no doccia, e via. Buon viaggio per un gran tratto di strada, con una parte fatta in autostrada e una parte fuori. Il patatrac si è verificato in zona Barcellona. Il disco della Rosina navigatrice che riguarda Francia e Spagna ha dei problemi: non ha voce perciò  è dura capire quando si deve girare. Inoltre abbiamo le idee poco chiare sull’itinerario esatto da seguire per andare un poco più in su della città ed eventualmente cercare un campeggio: per questo è stato facilissimo finire nel caos metropolitano. Ed è  stata dura dura uscirne dopo essere finiti addirittura nelle vie del centro, dalla Diagonal,  con un semaforo ad ogni sospiro, un traffico infernale, molti lavori in corso con strade chiuse e difficoltà di manovra. Un incidente proprio in centro, con casino di macchine, moto, tram intorno all’ambulanza e due figure stese in terra sotto le coperte, probabilmente due ormai ex motociclisti.
E allora esasperati siamo rientrati in autostrada diretti a Girona, bye bye dintorni d Barcellona, con la prospettiva di fermarci magari a Colliure, zona Perpignan, definito dal FiglioGrande uno dei più bei villaggi di Francia. Oppure lì nei dintorni. Quando abbiamo visto che per Colliure, una volta lasciata l’autostrada, bisognava tornare indietro abbiamo ri-cambiato idea. Al casello abbiamo chiesto informazioni sui campeggi. E’ stata una penitenza: abbiamo girato un sacco di paesini ma ormai era sera, tutti i campeggi ancora chiusi per la stagione e quelli funzionanti tutto l’anno con la reception chiusa per l’ora tarda. C’era una piccola spiaggia con cinque camper evidentemente parcheggiati per la notte. Mai più, noi campeggio libero mai, soprattutto se c’è un cartello di divieto. Non significa niente se siamo fuori stagione, se ormai è quasi notte e abbiamo intenzione di ripartire domattina all’alba. Noi facciamo solo cose lecite.. Dopo aver riprovato, cercando anche inutilmente di chiamare al telefono il custode di un campeggio funzionante, c’è stata la decisione madre: Palavas-les-Flots. Altri 180 km circa. Ci siamo arrivati alle dieci di sera, trovando il camper park non solo chiuso ma, a detta del guardiano notturno, completo dappertutto, anche fuori, lungo il canale. Ci ha fatto parcheggiare in strada,  sotto la sua vigile protezione, dice, senza corrente ma a pagamento tariffa intera. Au visage: E domani speriamo di trovare posto.
Dopo mille km circa non era il coronamento ideale del viaggio previsto per oggi, ma tant’è.
Martedì 24.3.09, siamo a Palavas-les-Flots.(54738-53780) , ieri  abbiamo fatti ben 958 km. Ci siamo fortunatamente sistemati all’interno dopo la notte passata in strada. Stasera dormiamo qui. Domani vediamo cosa fare. C’è vento. Oggi abbiamo incocciato il solito tipo che quasi spesso riesce a infinocchiare Amerigo. Amerigo è un’anima candida: retto, pulito, onesto, lealeattento alle regole, un pochino ingenuo e fiducioso del genere umano e ci casca se qualcuno sa vendersi bne. Questo qui per ben 60 euri tondi tondi gli ha rifilato un liquido, sicuramente miracoloso, per pulire il camper. E va bene, in questo modo finalmente ha superato il suo problema più grande di questi giorni, la veramente notevole sporcizia della nostra casa viaggiante.
Ci ha lavorato tutta la mattina e devo riconoscere che adesso si vede che è un camper e pure bello nonostante le ferite riportate nella guerra marocchina.
Pranzo e passeggiata nel vento. Ora la riconquistata TV normale, senza il padellone di Dakhla, sta trasmettendo un western, altra goduria per il nostro eroe. Notizie dall’Alvernia dicono che stamattina fioccava. Azz, le mie robe pesanti sono infrattate nel punto più inaccessibile del gavone, assolutamente irrecuperabili fino al nostro ritorno definitivo a casa.
Mercoledì 25.3.09. Domani partiamo verso il nord: oggi bella passeggiata, vento e sole.
Stamattina Amerigo ha fatto una lunga seduta col vicino con argomento unico la pesca. E’ un signore che  vive su un enorme Concorde con tubi di collegamento alle acque di tutti i colori con grossi tubi, ha la moto, sul grosso rimorchio ha una vera lavatrice da casa, un maxi congelatore. Il camper è la sua casa. Ci ha raccontato che fino a cinque anni fa lavorava in Italia a Imola per una grossa ditta poi inglobata dalla Fiat che l’ha  licenziato in tronco ma che in seguito alla causa legale da lui intentata ha dovuto versargli sull’unghia 150.000.- euro.
Se ne sta qui e con un bel sorriso si fa la giornata sulla sporcizia dei camper, commerciando nel mirabolante detersivo  per pulirli.
Giovedì 26.3.09. E qui consideriamo finita l’avventura marocchina, si riapre la parentesi familiare: ci dirigeremo ancora verso nord, in Alvernia, o Auvergne,  dove riabbracceremo la nostra stupenda Nipotina e la famigliola che ci portiamo sempre nel cuore.
Abbiamo capito la lezione “finanziaria”: mai più partire con banconote da 500 Euro a meno che non si abbia sempre una banca a disposizione. E’ stato complicatissimo farsene cambiare una, sia pure a pagamento di quasi cento Euro di gasolio, poi con spese e rifornimenti vari abbiamo esaurito quanto ottenuto come resto. Ora, con un’altra banconota stesso taglio, ci troviamo veramente con una gatta da pelare. Bene, il Figlio Grande, che stiamo andando a trovare, ci aiuterà a risolvere il problema. Poi, per semplicità e anche perchè un pochino stanchi, “cederemo” e, dato il protrarsi  di questo lunghissimo inverno, probabilmente il Passo del Moncenisio sarà chiuso perciò, seppur molto a malincuore, date le tariffe proibitive (sopratutto trattandosi di un solo passaggio, non un’andata-ritorno),  rientreremo in Italia dal tunnel del Frejus.
 
... da casa....
Tra Palavas les Flots, Alvernia e  casa nostra abbiamo percorso altri 1270 km.. Praticamente in totale abbiamo percorso circa 11400 km. (come mi succede sempre non ho segnato i kim all’arrivo, ricordandomene solo dopo un’altra escursione, ma conoscendo i percorsi i km questi sono).                      
Ora raccoglieremo le idee e ricominceremo a progettare le prossime uscite, la più importante delle quali ci vedrà, sempre salvo complicazioni, tornare in Marocco. Questa volta, un pochino più scafati, riusciremo ad approcciare meglio questo viaggio, spingendoci, oltre che  laggiù in fondo, zona paradisiaca per il mio pescatore, anche all’interno, nel deserto, là dove si vedono delle stelle grosse così,  e, chissà chissà , forse riusciremo anche a visitare qualche città.
Rientro anomalo il nostro: pensavamo che, partendo pressappoco a metà dicembre e tornando a Pasqua, saremmo passati dai 35° di Agadir a una temperatura primaverile comunque gradevole, saltando a piè pari il gelo invernale, e e invece, cavoli, a casa nostra abbiatro trovato un freddo cane, termosifone acceso e piumone sul letto, però.. però... però... vuoi mettere la soddisfazione (almeno per chi si contenta di questo poco), la spudorata esibizione di una invidiabile tintarella marocchina, sfoggiata con vera goduria in mezzo alle facce bianche e ai cappotti neri !
 
 
Qui di seguito segno un po’ di spese di interesse generale, tralasciando le spese alimentari e varie,
cambio Dirham a 10, 8 di media, salvo il primo cambio al porto di Tangeri dove ci è andata di lusso, a 11,052,
 
abbiamo percorso in
Europa Km: 3431+3014=6445 gasolio l. 618+partenza ? x     582 Euro + 78 alla partenza= 660 E
Marocco   Km: 4955                 gasolio l. 595,42 x    3602,18   Dirham/10,8=      E         333,53
 
Autostrade                   Europa                                                                                   E         208,62            
                                   Marocco          343 Dh   / 10,8                                                           32
 
Campeggio a pagamento:
 - Europa                                tot. Notti 17                                                              E         288,9
   - Marocco                            tot. Notti   53   x 3975 dh/ 10,8                                  E        368,05
 
Traghetto Tarifa/Tangeri                                                                                             E       250
 
Disegno cofano Camper                      Dh   700                                                        
Lavaggio Camper                              Dh   70
Pane (Baguette/Arabo) media Dh  1/ 1,20
 

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