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San Fioran (Verona) - Capo Nord

San Fioran (Verona) - Capo Nord


Primo viaggio in Norvegia e Paesi limitrofi, e anche no, della Piera e del neo-pensionato Amerigo

Periodo del viaggio 20/06/07 - 21/07/07 (31 giorni)
Pubblicato da la pieraVisita il profiloContattaInvia una mail

Resoconto del viaggio

 

 
                      San Fioran, Verona – Capo Nord                                                               
       PIERA AMERIGO CAMPEROTT ALCIONE ALCINOO
italia austria germania danimarca svezia norvegia finlandia polonia
                    “non solo andata” - diario di bordo
                          20 giugno – 21 luglio 2007
                                                  
                  Verona, martedì 20.06.2007, ore 11.11.
Finalmente lasciamo il rimessaggio. Al  risveglio le premesse non erano molto rosee. Colui che in casa normalmente non tocca paglia, dalle 6 del mattino, indaffaratissimo e con aria vagamente polemica, puliva a fondo la cucina, guardava con occhio critico il bagno e mi chiedeva non so bene con quali sottintesi se avevo intenzione di lasciare “così” la sala. No comment.
Comunque, con una piccola sosta al Famila x consegna “chiavi-nutr-ipesci” alla Gessica, superando l’abituale fastidioso traffico della superstrada, altezza ponte, accompagnato dai rituali brontolamenti, finalmente NON abbiamo fatto il carico d’acqua  e SIAMO PARTITI !!Il Camperott indicava Km. 11622, e con la pancia piena di gasolio ci ha portato tutto d’un fiato e senza intoppi al Passo del Brennero. Per permetterci di uscire dall’autostrada italiana ci hanno chiesto un riscatto di ben 13,80 Euro.Siamo resistiti agli ordini austriaci di comprare la “vignetta” autostradale. Abbiamo proseguito imperterriti fino a Schonberg in Stubaital, dove abbiamo pagato 8 Euro, e con un po’ di su e giù abbiamo guardato il di sotto del ponte Europa.Su una curva panoramica ci siamo fermati per mangiare.A Innsbruck, per non fare la “solita” strada (beh c’eravamo appena passati, giusto in maggio), abbiamo girato a sinistra, direzione Scharnitz, confine con la Germania. Raggiunta Mittenwald, cittadina bellissima, dove sembrava di poter incappare in Heidi e Peter ad ogni angolo, con un sacco di persone in costume bavarese per le strade, dopo aver consultato la signorina del Tourist Information e aver saputo che beh sì c’erano almeno 2 park x whonemobil gratis + 1 a pagamento in campeggio, siamo tirati dritto. A Krun-Klais abbiamo trovato la risposta ai nostri desideri: acqua e luce ( il gas l’avevamo già).
Una doccia infinita, con getto da idrante in un ambiente tutto marmi, specchi e musica soffusa, con poltroncine davanti al fon, un sito lavapiatti tutto in acciaio, una sfilza di lavatrici, una casa tutta per le varie differenziazioni dell’immondizia: perfetto. Un po’ meno il conto: mentre parlando in francese avevo concordato tutto compreso con il receptionist x 14,50, stamattina la sostituta mi ha aggiunto 2 euro x la corrente. Pazienza. Dopotutto penso che li abbiamo sfruttati con due docce la sera e due la mattina, più pieno di acqua e lavaggi vari.
Al mattino di giovedì , prima delle 7, una bella sonora svegliata ai colleghi camperisti, ai campeggiatori e al paese vicino ci voleva proprio: ci ha pensato Amerigo aprendo la porta senza disinserire l’allarme. Naturalmente le chiavi erano state nascoste per la notte perciò difficile reperirle e spegnere velocemente cotanta cacofonia di suoni.
Siamo troppo onesti: il nostro vicino mi ha fatto vedere il suo conto, 14,50, eppure aveva anche lui il suo bel cavo arancione appiccicato alla corrente.Pazienza, mi ha detto che ieri notte aveva dormito a Lazise, e allora...Poi ha aggiunto che a Villa Simius fanno pagare 3 Euri la corrente.Evidentemente pensava di aver già  pagato troppo caro in Italia quindi, opportunamente, risparmiava in casa sua. Un detleffista anche lui.
Camping Tennsee, Klais-Krun,Giovedì 21 giugno 2007: il Camperott ha Km 11942 sul groppone.
Colazione e via, direzione Ulm.Con nostra grande sorpresa ci siamo ritrovati ancora in Austra (confine ballerino, va su per la Baviera e giù per il Tirolo): Garmisch Partenkirchen è molto molto bella. Peccato non aver scoperto in tempo che anche lì c’erano almeno 2 aree sosta camper. Pazienza. Tutte le case con murales alpini, mucche finte di dimensioni reali sui balconi, fiori ovunque, siepi stupende in giardini curatissimi.
L’incursione non prevista in Austria ci ha permesso di fare il pieno di gasolio a prezzo ridotto rispetto alla Germania: ci eravamo già mangiati il dito mignolo per non averne approfittato prima di varcare il confine. Riavere l’opportunità di risparmiare qualcosa ci ha tirato su il morale: da E 1,42 abbiamo pagato 1,02, ben 40 centesimi in meno al litro. A casa mia sono ancora 800 lire. Esattamente: l. 49,56x1,029 = 51 E.
Il tempo vuole dare ragione al proverbio, come el cul e i siori ha fatto quello che ha voluto tutto il giorno: sole, pioggia, minaccia di temporale, ancora sole, e via finchè una violenta pioggia a dirotto, con vento, bufera, e tutti gli optionals ci ha costretti a ripararci in un’area di sosta molto verde all’altezza di Memmingen.Abbiamo mangiato cullati da un gran vento e appena finito già il tempo si era rimesso al bello. Dopo quei tre o quattro incidenti ormai regolamentari (una macchina scivolata sul terreno bagnato, un’altra a chiappe in su nella cunetta, un camion sventrato con due equipaggi di pompieri che svuotavano il carico e asciugavano il terreno), e  dopo gli altrettanto regolamentari continui cambi di decisone  (ci fermiamo qui, no facciamo ancora strada, meglio se arriviamo a Fulda, no proviamo a vedere il posto prima, e cose  così – tanto per capire perfino la Rosina Navigatrice ha perso la pazienza e ora se si chiude non riusciamo più a riaprirla, tant’è che quando spegniamo il motore teniamo ferma la Rosina perchè non vogliamo che vada a dormire col rischio di non riuscire  più a svegliarla -) abbiamo girato per Rothenburg ob der Tauber, sulla Romantische Strasse...‘na roba. Il parcheggio, dove c’erano svariati camper ma non recava l’insegna “Posto riservato al Camper di Amerigo”, non “ci” dava soddisfazione. L’altro, esclusivamente per i camper, in una zona che poteva essere discreta, era affollato. Il posto a lato, sempre già camperizzato, non è stato preso in considerazione. Si è valutato più opportuno, per darci il tempo di una visita in città, parcheggiare al Lidl, dove già erano presenti alcuni camper, tra i quali uno italiano di una coppia schifiltosa. Il Lui della coppia si è sentito in dovere, di sua iniziativa, di dire brevemente qualcosa ad Amerigo. Poteva anche tacere, visto che  non si è capito un’acca. Sono molto più cordiali e cercano di farsi capire i tedeschi, anche se non con molto successo. Apprezzabile però la buona volontà.Comunque, sempre per correttezza, al fine di giustificare il parcheggio, ci siamo (plurale eufemistico) sentiti in dovere di entrare a prendere almeno dell’altra insalata belga (qui chiamata cicoria tedesca) e dei pomodori, che già  avevamo in frigo.
Ci siamo diretti alla volta della Altenstadt, cioè della città vecchia.
Bellissima: si entra praticamente in un castello con porte, torri, torrette, fiori, negozi tipici con esposizione di ceramiche, lavori artigianali, e il solito italienische eis.
A proposito, un po’ ovunque abbiamo notato un sacco di negozi con tutta una fila di bandierine italiane: che ci sia qualche festa, qualche gemellaggio particolare? La domanda resterà senza risposta.                Abbiamo seguito, per caso, e poi incrociato la coppia schifiltosa che non ci ha neanche cag. Dopo un po’ il nostro uomo del camperott ha ricominciato a rimuginare sul parcheggio – per altro semideserto - non consono, occupante 3 posti macchina,  che poi in realtà a lui non potrebbe fregare di meno di castelli, torri, ecc ma dai cosa c’è di nuovo da vedere in case vecchie e poi non ti sembra il paese che abbiamo visto quella volta là, con tizio caio sempronio ecc.
Ma la Romantische Strasse ? Vabbè..Ad ogni modo la mia solita bella scottata eritematosa ovunque, con un sole picchiante più di un rugbista, me la sono presa anche oggi.Torniamo al camperott e via.
Le solite cose: pioggia, vento, sole, incidenti, decisioni, ci conducono alla fine a Fulda, dove secondo la guida Aree di sosta Tedesche c’è un’area attrezzata.La tristezza incombe in questo tetro parcheggio sotto gli alberi. L’unica nota di colore è un muro tutto graffitato.
Qui sono sistemati a casaccio numerosi camper che hanno visto molti tempi migliori. Per me sono abitazioni stabili perchè con le ruote si passa sopra metri e metri di fili della corrente che non si capisce da dove partono nè dove arrivano. Siamo in periferia e quindi il nostro camperottista  è, graziaddio per lui, giustificato nel suo rinchiudersi dentro e andare subito a letto, così scampa la visita, obbligatoria secondo le guide, alla cattedrale (ma dai, cosa c’è da vedere in una cattedrale? ).
Per dargli maggiormente ragione, sto stronzo tempo ricomincia a piovere.
Noi ci siamo sistemati un po’ fuori mano, nel parcheggio, dove non c’è possibilità di allaccio 220, ma solo 1) dopo avere religiosamente studiato tutto il discorso sul parchimetro, 2) dopo essere stati sollecitati al parcheggio libero da ben due coppie di camperisti che suggerivano di trovare un posto qualsiasi, asserendo che qualsiasi posizione andava bene, che non c’era alcun problema, tanto più che essendo oltre le ore 18 non si pagava nulla fino alle 8 del mattino successivo. E comunque è una tariffa si fa per dire: 1 ora 0,10 E,  per 1 giorno pochi euri in più.Domani cercheremo di avvicinarci ad Hannover e verso il confine danese: sono quasi 600 km, quindi se mi ascolta facciamo un’altra tappa.Ora la batteria del PC chiede di essere alimentata. Non è possibile, allora tutti a nanna, il computerott, Amerigo che ronfa già da un paio d’ore (il famoso riposo del guerriero) e la sottoscritta, reduce da tutti i sms italici Colpa mia perchè ho chiesto notizie del Verona: tutti mi hanno avvisato, con vari toni, che l’Hellas scivola scivola scivola in C !!! Gaudio, gioia, consolazione: vari sentimenti sportivamente poco caritatevoli mi invadono l’animo. Politically correct: se interrogata a voce, potrei ipocritamente dire “mi dispiace”, ma con molto retrogusto perchè in realtà godo fin en fondo a le buele...
Fulda, Germania,Venerdì 22.06.2007 – Km 12434
Oggi niente sveglia con l’allarme, perciò Amerigo, alle 6 del mattino ha rimediato appoggiando il gomito sul clacson. Forse il Dethleff nostro vicino, gemello se non fosse per la mansarda, non ha gradito molto. Ma tant’è si fa quel che si può.Visto il mio brontolamento sulla frettolosa visita alla Romantische Strasse, per rimediare, stamani, Amerigo, con uno sfoggio impensabile di pazienza, si offre di portarmi a vedere la famosa cattedrale barocca di Fulda, favorito dal fatto che essendo le sei del mattino il traffico dovrebbe permettere di girare per la città senza far troppi danni.Prima però abbiamo provveduto allo svuotamento dei nostri “prodotti”.Siamo arrivati davanti alla Cattedrale e abbiamo notato un sacco di bandiere coi colori giallo e bianco del Papa. Ci siamo fatti altre domande che rimarranno senza risposta: Perchè?Ma il Papa di dov’è? Che c’entra con Fulda che è parecchio più in su della Baviera?Al rintoccare delle 7 siamo partiti direzione nord. Non precisiamo meglio, visto l’innumerevole cambio di decisioni sulla meta da raggiungere.
Tra pioggia e sole abbiamo proseguito imperterriti. Ad un Grill Shell abbiamo fatto gasolio (litri 59,80 x 1,204= E 72) e una pissata a testa per 0,50 cent. Sembravano tanti ad Amerigo, che finora non aveva mai pissato a pagamento, ma non aveva tenuto conto del bagno molto bello, la musica, l’anello del water che ad ogni tirata d’acqua si girava automaticamente igienizzandosi passando sotto il disinfettante...In più, per un anno, la ricevuta della pissata dà diritto ad uno sconto sulla consumazione ai bar Shell pari all’importo della stessa. Cosa vogliamo di più?
Fuori, per terra, nell’erba, ha visto i primi funghi di stagione: prataioli, “quelli + buoni”, dalle lamelle rosa. Buon auspicio per i prossimi tentativi di raccolta. In un “giù” di strada in mezzo ai boschi abbiamo mangiato e siamo ripartiti.Dopo un po’ di chilometri il capo ha deciso per un mini sonnellino. Noi uomini duri ogni tanto ci stanchiamo.Girando dentro e fuori l’autostrada, per vivacizzare un po’ i panorami (tanto, non essendoci caselli nè pedaggi si può procedere come si vuole) abbiamo attraversato un po’ di paesini.
Ciò che ha maggiormente colpito gli occhi e l’interesse di Amerigo sono state le innumerevoli sventole eoliche: dappertutto, in ordine sparso, in fila per 2, x 4, a contorno di un campo, ai lati delle strade, per lunghe file all’orizzonte, ovunque. Quasi tutte bianche, alcune con segni rossi o azzurri sulle pale. Pale immense: ne abbiamo visto una per terra in attesa di montaggio. Impressionante.La gru che doveva montarla era altissima.Alla base del pilone hanno una porta e tra le pale una specie di motore da barca.        Molte in Germania, soprattutto al nord, moltissime in Danimarca e Svezia. Un po’ meno in Norvegia del sud e zero in quella del nord.
Incuriositi da un gruppo di camper, a Braunschweig, dove dal libro risultava un’area di sosta attrezzata, non trovata, siamo finiti in un negozio Burstner. Già che c’eravamo abbiamo comprato un bottiglione di liquido per Wc, siamo degli amatori, e un bellissimo tavolo in titanio, forse non necessario ora che non abbiamo neanche una sedia, ma bello però. A 59,9 E.A Oldenburg, in un distributore Famila, fatto altro gasolio ( litri 59,23 x 1,19= 72,01 E.). L’amico ci ha fatto lo sconto del centesimo.
Gira di qua e gira di là, passando in mezzo a foreste bellissime (par forsa i è bele verde, qua el pioe tuti i dì, dice lui), alla fine siamo approdati, dopo avere attraversato Lubecca, in zona Puttgarden.
La forza di gravità esercitata dal flusso automobilistico e da un camper davanti a noi ci ha portato, quasi incoscientemente, visto che ciò costituiva pure un notevole cambiamento dalla rotta che mi ero prefissa, davanti alla biglietteria della Scandilines.Praticamente ci eravamo chiesti dove stava andando l’Hymer davanti a noi, così l’abbiamo seguito.Abbiamo pagato lo scotto del camperott troppo lungo: superando i 6 metri, ahinoi, si paga 71 E invece di 59, per la traversata fino alla Danimarca.Siamo sbarcati dopo un’ora a Rodbyhavn.
Furbi come siamo e ancora poco pratici, siamo rimasti sul ponte: solo scendendo ci siamo accorti di quanto era bella la nave (Princess Benedikt): bar, negozi Duty Free, terrazze coperte, lusso... Col biglietto della traversata avremmo avuto diritto a 2 pacchetti di sigarette a testa. Ah già, scordavo,  noi non si fuma!Dopo lo sbarco, verso Copenaghen (Kobenhavn), oltre un ponte molto panoramico, ci siamo accampati sull’isoletta di Faro: una bella area aperta nel verde, erbetta ben tenuta, zona WC, alberi, in riva al mare. C’erano parecchi altri camper, pullman, camion, tutti ben sistemati.
Passeggiatina dopo pasto un po’ infelice per Amerigo, assalito da specie di tafani molto aggressivi, e per me, colpita da un micidiale crampo al polpaccio sinistro mentre tentavo di chiudere un lucernario.Un po’ di TV, ma data la scarsità delle trasmissioni e la stanchezza, via a nanna.
Notte serena, in un ambiente veramente idilliaco, accompagnata dalla pioggia notturna, sempre gradita dai camperisti.
Isola di Faro, Danimarca, Sabato 23.06.2007
Risveglio alle solite ore antelucane,  veloci preparativi per la partenza, svuoto e riempimento acque, scopatina per terra, cincischiamenti vari, tra il progressivo perdere la pazienza di Amerigo e il salire del nervoso mio, aspettando poi girando i pollici le dieci, ora di apertura del Tourist Office, ...per niente. Il tipo che alla fine si decide ad aprirmi la porta non sa un’acca nè di francese, nè di inglese, figuriamoci d’italiano. Bene o male mi fa capire che non sa niente di campeggi, di aree di sosta e cose così.Km del camperott non segnati.
Leggermente incavolati perchè tutti avevano scritto su Internet, altri detto a voce: ai Tourist Office ti danno cartine, mappe, sanno tutte le lingue, sono gentili, e balle varie, siii.., abbiamo puntato Copenaghen su strada normale: stradine strettissime in mezzo a cespugli, con piste ciclabili quasi più larghe delle carreggiate per le macchine, con ai lati le casette delle ochette - tutte fatte sicuro con poca spesa, poco posto e a punta. Dovrebbero avere una sola stanza a pianterreno e qualcosa di mansarda, ma molto verde intorno. Quasi tutte in mattoni o perline, poca muratura, appena appena visibili dalla strada, seminascoste dalle piante e dalla pioggia uggiosa e nebbiolenta.Interessante vedere come tutte le persone, a piedi o in bicicletta, facciano finta di non accorgersi che piove. Forse in Danimarca gli ombrelli costano carissimi.
Siamo arrivati a Copenaghen. L’idea era cercare un campeggio, tirar fuori le bici e visitare la città. La pioggia però ci ha distolto. Abbiamo deciso per un giro in centro camperizzati. Neanche farlo apposta , alla fine del minitour camperottistico,  è tornato il sole ma  tant’è, ormai abbiamo optato per il proseguimento tout court del Viaggio.
Tanto le casette danesi dei vari paesini sono basse, piccole e a momenti invisibili, tanto in città i palazzi sono grandi, imponenti, pieni di stucchi, dorature, statue. C’è la sagra del rame verdizzato: tetti, fregi, monumenti, tutti in verdone. Abbiamo intravisto il Tivoli e dei gran palazzi ma niente altro di turisticamente famoso, tipo la Sirenetta o il Palazzo Reale.
Siamo arrivati al Ponte Oresundbron. La miseria che bello! I primi chilometri sono in un tunnel sotto il mare con a fianco la ferrovia. Si arriva all’isola artificiale e poi si viaggia sul ponte a 60 mt circa sopra il mare, con sotto di noi il treno. Il ponte, bellissimo, mi sa che l’abbiamo visto in miniatura al Deutsche Museum. Quando torno mi rivedo il filmato della Germania fatto ai primi di maggio.L’uscita dal ponte è stata dolorosa, soprattutto per Amerigo, che soffre fisicamente ogni esborso: il casellante svedese, con un simpatico italiano inglesizzato, ci ha chiesto prima 490 corone SEK, poi ha allungato il collo e ha constatato che siamo lunghi e ne ha volute ben 600. Caspita! Studieremo poi quanto abbiamo pagato. Avevo con me 1000 SEK, ora sono 400.
Con Oslo quale meta  prevista per oggi, dopo Malmoe  abbiamo girovagato, sempre dentro e fuori le autostrade, tutte gratis, un po’ per vedere la Svezia com’è per davvero e un po’ per cercare un campeggio. Ben due campeggi visitati e lasciati al loro destino: in uno non mi hanno cag., nell’altro, a Landskrona, mi hanno chiesto, per una notte, più di 28 Euro. Rob de matt. Constatando che dopo tutto l’acqua l’avevamo, il cesso era vuoto, le batterie del telefono e del pc si ricaricano viaggiando, mancherebbe solo la videocamera ma per intanto pazienza, abbiamo optato per un campeggio libero, molto usato in Svezia.In effetti di solito c’è per la strada l’indicazione dell’area, che da noi si dice x pic-nic, con l’insegna della tenda. Lì si fermano i camper. Ci sono i servizi ma col fischio che c’è la corrente.Abbiamo fatto Gasolio (l.54,93xSEK10,79= 592,69 SEK, pagate con carta di credito) a Falkenberg, con l’aiuto di un simpatico ragazzino che se la cavava abbastanza col francese.
Dopo Goteborg, dove siamo passati in un tunnel sotto l’acqua pure là,  ci siamo fermati in un’area in un posto che guarderò domani come si chiama, visto che la Rosina Navigatrice ora dorme e con le lune che ha in questi giorni meglio non disturbarla (d’altronde, poveraccia, fa gli straordinari con tutte le interrogazioni, sempre contradditorie, che le facciamo durante il viaggio).
L’area è alberata, ben tenuta, di fronte al mare (che però non si raggiunge perchè tra l’area verde e l’acqua c’è un fitto canneto), con molte tavole da pic nic frequentatissime in un modo per noi strano. Continuano a venire coppie, giovani, anziane, famigliole, amici, amiche: si siedono, aprono un thermos, si sistemano con bicchieri che sembrano di smalto o di acciaio, alcuni fanno una piccola merenda, altri bevono solamente dal thermos o da altre bottiglie , fumano una sigaretta a testa, vanno tutti al WC e tempo dieci minuti se ne vanno. E ne arrivano degli altri. Con immensa gioia di un centinaio di corvi che riescono a farsi ricchi pranzi con le briciole che si fanno dare cra-cra-craccheggiando intorno a loro. In questo momento, sono le 21,30, c’è ancora chiaro, 2 coppie sono su un tavolo qui di fronte: le donne infagottate, una col berretto di lana, ma bevono dai loro boccali, mangiano panini, per la gioia dei corvi, imperterriti, nonostante il freddo.
Altra particolarità: su dieci macchine che arrivano, sette o otto sono rosse. Mai viste così tante macchine rosse, di tutte le marche, da belle e grandi a piccole e scalcinate, comunque sempre rosse.
Mentre scrivo è arrivata una roulotte trainata da una macchina per l’appunto rossa.
All’arrivo cercavamo un posto al sole, tipoRai3, per via del pannello solare, preferendo la sua esposizione. Ci sembrava che a lato di un camper già sul posto ci fosse il parcheggio giustamente soleggiato anche  per noi. Amerigo mi ha detto di andare a vedere com’era la situazione, che forse l’altro camper avrebbe potuto gradire la vicinanza, visto che come si dice  l’unione ecc.. mi avvicino, esce la Brunilde austriaca che comincia a dirmi Platz nicht gut o roba del genere. Praticamente ci ha cacciati. Allora noi ci siamo sistemati più comodi, di traverso, da un’altra parte, e immediatamente un camper tedesco le si è messo nelle costole in vece nostra : ben le sta !!
C’è un pannello col disegno di un camper: che simpatici gli svedesi. Dice che se si seguono i consigli della polizia si può godere di una lieta vacanza in Svezia: chiudere le porte dei camper, non lasciare valori a bordo, preferire aree illuminate e centrali. Va bene, grazie. Non ci avevamo proprio pensato.Sono le 21.39. Ho cominciato a scrivere alle 20.20 e ancora la batteria tiene.
Oggi ho scaricato le foto fatte. Roberto mi picchierà perchè mi ha anche fatto ripetere a voce alta le istruzioni ma io mi sono dimenticata il passaggio dove dice “un punto a caso”, quindi le ho scaricate ma non so dove. Dovrò far intervenire un investigatore  privato per scoprire dove le ho fatte finire.
Poi, per sfruttare entro i sette giorni l’offerta Internet, ho spedito una mail con un po’ di scemate, giusto per provare, a un sacco di gente. Saprò in seguito se ci sono riuscita perchè l’amico si è disconnesso durante la scrittura. Ho premuto, stavolta, sì, a caso, qualcosa e sembra sia ripartito. Chi vivrà vedrà.
Qui c’è un continuo arrivo di camper: meno male che Amerigo ronfa altrimenti con gli scrupoli che lo rodono comincerebbe ad agitarsi per mettersi dritto e far posto agli altri. D’altronde così come siamo messi occupiamo tre posti. Che mi frega: chi tardi arriva... con tutto quel che segue.
Prima c’è stata una mezza discussione: lui vuole arrivare in fretta a Capo Nord e poi scendere con calma.Gli ho ricordato che abbiamo di fronte un mese, se le forze ci reggono e se il buon Dio stà dalla nostra parte.L’idea mia era di fare il viaggio in salita, con i fiordi e gli annessi e connessi, per benino, mettendoci del tempo per vedere tutto bene, godersi i panorami , ecc. e scendere poi tutto un dritto attraverso la Svezia che, tutto sommato, finora non mi ha entusiasmato e abbiamo visto che ha aree all’aria aperta si ma non attrezzate per i camper. Praticamente bei parcheggi ma senza lo standard di sicurezza che lui vorrebbe, tipo un bel cancellone sorvegliato
Della Svezia ho apprezzato finora l’idea di ordine e pulito che danno i campi di golf, uno per paese, il cavallo sul prato davanti a ogni casa,  e quel gran fiorire di bandiere gialloblu, con paracarri gialloblu, con indicazioni di curva pericolosa gialloblu: sembrerebbero tutti tifosi del Chievo anche qui. Ogni casa, oltre al cavallo, al prato, al giardino, ha la sua bella bandiera del Chievo...         
Stasera il camperottista ha aspettato qui, seduto a tavola, senza Tv perchè troppo alberato e la parabola si rifiuta di fare il suo dovere, finchè scrivevo, un po’ perchè è tentato di suggerirmi e un po’ perchè gli piace che io gli legga le stronz. che scrivo. Domani gli faccio la lettura ma con un po’ di opportuna censura, come sempre.Alla fine ha ceduto, dopotutto ha guidato una quintalata di chilometri anche oggi, e se ne è andato a dormire.
Ljsekil, Svezia,Domenica 24.06.2007
Ora il camperott segna km 13609. Ho scoperto: siamo a Ljsekil, un’area naturalistica nella regione di Uddevalla.Oggi ho imparato qualche parola di svedese: es. “push”= maca, qui si dice Spola (era scritto sul pulsante per tirare l’acqua del water).Comunque bene o male si capisce qualche cosa, mischiando le assonanze del tedesco e dell’inglese:perlomeno il benvenuto si può intuire.
Sono le 22.56 e sto scrivendo ancora con luce del giorno.
Amerigo dorme. E’ stata giornata piena anche oggi.
Solita sveglia all’alba, questa volta tra il gracchiare delle cornacchie, ma quante !, e ci siamo diretti verso Oslo. Abbiamo tentato di fare strada vicino al mare ma col fischio, continuava verso l’interno con solo qualche ritorno di fiamma verso il mare. Paesaggio già diverso: meno bandiere gialloblu, meno cavalli davanti ad ogni casa, ma ancora tanti campi da golf. Non sono informata ma penso che sia lo sport nazionale in Svezia. Mai visti così tanti, e tutti sempre indicati sui cartelloni stradali.
Pur avendo ancora più di mezzo serbatorio pensavamo di fare gasolio in Svezia causa le notizie spulciate qua e là circa il caro-benzina della Norvegia ma traccheggiando siamo sconfinati.
E insomma... Abbiamo cominciato a leggere Pay toll, allora noi, furbi, ci siamo detti: usciamo dall’autostrada, se tale si può definire – stradina come fosse di campagna, normalmente deserta – così evitiamo sorprese. Ci siamo infilati nel classico cul de sac, una strada con lavori in corso. Siamo passati praticamente su un ponte in costruzione in opera, con cento occhi per parte per non toccare e che ti troviamo alla fine del semi ponte, comunque sempre Europaveien 6? Un casottino dove ci si chiedono 20 NOK, corone norvegesi, le krone, col cestellino x la moneta. Abbiamo dovuto rinculare e portarci dove c’era scritto Manuel,  e a Svinesund abbiamo cambiato le prime 50 Nok della nostra riserva. Fossimo rimasti dove eravamo si pagava uguale ma si transitava su un signor Ponte con la P maiuscola. A saperlo..Per non fare la solita strada tutta dritta ci siamo diretti verso un paese, Halden,  che recava il cartello turistico di una fortezza-castello: neanche un norvegese in giro, strade completamente deserte, il Tourist Information chiuso, aperto solo da lunedì a venerdì, un silenzio di tomba per le strade. Calma piatta sulla strada, colma come era di macchine fotografiche della polizia per il controllo della velocità. Che, a dire la verità, noi, alla prima che abbiamo visto , credevamo fosse un’indicazione turistica di posto panoramico dove fare le foto (come l’anno scorso a Kos: sono segnalati i posti dove i bus turistici si fermano per far scattare le fotografie ai passeggeri). Col cavolo, ci siamo accorti che a fare le foto, se lo ritengono opportuno, sono loro, e magari ti fanno pure l’ingrandimento. Anche di profilo, se serve. E magari con un numero sotto, nei casi più particolari....Dopo qualche tentennamento sulla strada da prendere abbiamo optato per quella più importante, la E6, e, confesso, ho insistito per andare in un campeggio. Il camperottista non dorme volentieri in giro, non si sente tranquillo, siamo in un posto super nuovo, prima di capirci qualcosa meglio guardarci intorno e stare sereni, almeno la prima notte e quindi...Per strada abbiamo visto l’insegna del Tourist, che non era la solita bufala-cartello “Voi siete qui”, con anche il distributore.Ci siamo fermati: Berg, Svinesund. Bel posto, negozi, bel WC accogliente, come dice Amerigo che ha dato molto di sè in una toilette, gasolio caro, Shell, litri 38,34 x Nok 9,99/l= 383,02 Nok – km 13750, pagato con carta di credito. Preso anche 4 cartoline e 15 francobolli da 9 Nok l’uno.Ho pagato a due ragazzi molto simpatici. Mi hanno insegnato che grazie si scrive TOKK e si pronuncia aspirando un po’ e invece il saluto suona come HI, (ai), all’americana.Ci  hanno regalato la guida dei campeggi, anzi uno cercava di farci andare in un camping vicino al loro paese. Abbiamo visto che vicino a Oslo ce n’erano due. Scelto a caso uno, Ekeberg, perchè dalla cartina sembrava proprio in città, ci siamo rimessi in carreggiata e con sorpresa dopo un po’ altro casottino così per caso, altra richiesta di 20 krone. Di resto dalle 50 il tipo mi ha dato 20 krone più una specie di gettone. Fatto non più di un chilometro, ormai nei dintorno di Oslo, altro casottino (ho provato a dire we have just payed ma non gliene è fregato un cacchio, un bel sorriso, altre 50 krone andate con solito resto 20 più gettone).Immediatamente dopo il casottino c’è il campeggio. A sto punto era giocoforza entrarci, o andarsene e rimetterci anche le krone pagate ai casottini.Effettivamente, dalla cartina si vede che ogni strada, stradina, viottolo d’accesso a Oslo ha il suo bel casellino che riscuote 20 nok dai turisti. I residenti hanno l’abbonamento. Non sarà una grossa cifra ma a noi è suonata come furto.Anche il campeggio ci ha creato qualche perplessità: ben diverso dai nostri o anche da quello tedesco: un gran prato in collina dove sono sistemati a casaccio camper, tende, roulottes con ingegnosi sistemi per cercare di mettere il mezzo in bolla.Un unico blocco servizi, dal quale ci siamo sistemati un po’ troppo  lontano, cercando un appezzamento di terreno  piatto, convinti di ricevere bene il satellite piazzandoci al largo, invece merda. Mugugnamento, giusto, visto quanto abbiamo pagato per questa tv. Pazienza.
230 Nok, 285 con la corrente: vogliamo fare la doccia? Presa alla sprovvista ho detto di no, grazie.
Dopo mangiato si è deciso di andare a Oslo col pullman: impossibile pensare alla bici con i saliscendi della strada che abbiamo visto. Anche dal campeggio si vede Oslo molto giù laggiù.
Un biglietto singolo, valido un’ora, 30 Nok. Per le 24 ore , 60 Nok. Presi 2 da 60. Subito abbiamo sbagliato fermata e atteso inutilmente il pullman per quasi un quarto d’ora. E chi conosce Amerigo sa di cosa sto parlando quando si tratta di farlo aspettare.Poi dei ragazzi ci hanno bofonchiato qualcosa: ci siamo chiesti se forse stavamo sbagliando e guardando la via successiva abbiamo accertato che la fermata giusta era da un’altra parte e che il pullman era appena passato. Va beh, ripassava dopo pochi altri minuti, quindi niente drammi.Furba come noi anche un’altra coppia di colleghi campeggiatori tedeschi.Siamo scesi in un posto “gata”. A Oslo finisce quasi tutto in gata o gate: Storgata, Bragata, Bispegata, Gagate e via così. C’era un bel sole. Per pura precauzione  abbiamo portato due ombrelli da borsetta e le spolverine.
Subito Oslo ci ha fatto una pessima impressione: una Chiesa molto grande era tutta tappezzata di
scritte e un gruppo di simil-drogati era accampato sui gradini.Altri ragazzi, da soli o in compagnia, stravaccati per terra col solito bicchiere per le monete davanti. Noi avevamo già dato. Ai casellanti.
Entrando in centro abbiamo visto palazzi magnifici, nella via principale, strade grandi, statue, giardini. Abbiamo girato intorno al Palazzo Reale, fatta la foto ad Amerigo vicino alla guardia (un negretto con una serietà sorridente) e mentre stavamo guardando un’altra guardia che faceva il suo percorso avanti indietro è cominciato un’acquazzone tremendo. Gli ombrelli, poveracci, piccoli com’erano, cercavano di fare il loro dovere ma inutilmente. Ci siamo riparati, come gran parte dei turisti presenti, sotto i grandi alberi dei giardini antistanti la reggia. Abbiamo capito perchè la strada sotto, a centinaia di metri, è tutta coperta di ghiaino rosso: è quello del davanti reggia che viene regolarmente portato via dalla pioggia battente. Battente e tanto per davvero. Era appena rispuntato il sole, eravamo scesi al porto che giù un’altra bella lavata. Gli ombrellini cominciavano a dare segni di stanchezza.   
Noi dovevamo fare pipì. Amerigo era quasi disposto a fare la crociera sul fiordo: vuoi che non ci siano dei WC a bordo?, poi è tornato il sole.Passeggiando manco un gabinetto e i bar erano off-limits, già dato, e non è il caso di rischiare un caffè in queste zone, nonostante i nomi tipo, pura originalità, Bella Napoli, Caffè italiano, Italians panini, Pizzeria Portofino e simili. Un’ennesima pioggia torrenziale ci ha fatto scendere nella metropolitana. Di solito, nelle nostre metropolitane, già cesso per antonomasia, i bagni ci sono. Ho chiesto alla biglietteria. Dopo averci pensato la tipa, che tra l’altro, sui vent’anni, era down, mi ha detto che in Oslo ci sono due gabinetti pubblici: alla Stazione centrale e al Museo.Nel frattempo gli ombrelli avevano dato forfait: quello marrone piangeva disperato sui miei occhiali, con un’ala tutta piegata. Quello rosso di Amerigo, con il glorioso stemma ChinaMartini, si era già arreso da tempo.
Abbiamo sogguardato il parco Vigeland, passando in mezzo alle circa 400 statue, o giù di lì, quasi tutte di donne tettone, uomini nudi, belle grandi, con una, raffigurante l’umanità, credo, alta tipo obelisco tutta intrecciata di uomini e donne. Pioveva troppo per fotografare.Operai, sotto l’acqua, stavano smontando palchi e raggruppando transenne.Nel frattempo dal palazzo dei sindacati di fronte al parco continuava insistente una forte musica e un suono di campane. Fastidioso.
Bene o male siamo arrivati alla nostra fermata, in attesa del 34, fradici, con i piedi a mollo, siamo rientrati in campeggio. E lì, con mio grande rammarico, abbiamo dato l’ultimo saluto agli ombrellini prima di seppellirli nel bidone delle immondizie.      
Abbiamo capito il senso del “vuol fare una doccia?”. Bisogna precisarlo, portare un documento , dare 10 krone a doccia, ti danno una carta di credito per il cesso. 5 minuti+1 di acqua calda in un gruppo misto di docce con i box. Cercando di pagare le docce con la moneta recuperata dai pedaggi, abbiamo scoperto che i furbi sono dappertutto: il “gettone” che per me doveva valere 10 krone, datoci di resto dai casellanti per ben due volte , in realtà era di 1 krona. Hanno fatto la loro piccola ciavadina, col sorriso e augurandoci buon viaggio. Gli stronzi.Comunque è andata. Ci siamo lavati e soprattutto asciugati.Abbiamo mangiato: Amerigo, quello del pane sempre fresco, stasera si è finalmente rifiutato di mangiare il pane vecchio di tre stati fa, quello comprato ancora l’altro giorno in Germania a Braunschweig.
Sono le 0.46, praticamente domani, cioè lunedì. Poco fa lui si è svegliato e vedendo chiaro credeva di doversi alzare. E’ incredibile pensare quanto è buio giù da noi a quest’ora. Io domattina vorrei tornare a Oslo, giusto per sfruttare le 24 ore del biglietto. Sempre che non piova e non faccia il sole e poi non piova ecc, tutto come oggi.Vedremo. Chiudo. Si va a letto.
Camping Ekeber, Oslo, Norvegia, lunedì 25 giugno 2007 – km 13863
Oggi abbiamo quasi tirato tardi. Infatti ci siamo alzati alle 8. Colazione, risciacquo tazze, “deposito” mattutino di Amerigo, mio tentativo di ripristinare questo maledetto coso con tutte le sue figurine sul desktop, inutilmente, poi Eolo sbuffante ha deciso di partire. Ergo: non abbiamo sfruttato i biglietti del bus, validi fino a oggi alle 15, come quasi quasi si era detto di fare.Non sarebbe stato male, dato che il pullman arrivava, secondo la piantina in nostro possesso, fino agli impianti di risalita dove c’è il trampolino olimpico.La giornata un po’ grigia e freddina ci ha distolto. Non sono neanche andata a farmi risarcire dal maiale del casello vicino al campeggio che mi ha fregato 9 krone dandomi una corona, e per di più bucata..ma sì, inculiamoli sti stronzi di turisti !
Alla reception ho imbucato qualche cartolina. A Oslo è stato un po’ un casino per via di tutti i lavori in corso ma ne siamo usciti vittoriosi. Dopo le solite varie ipotesi di viaggio ci siamo diretti verso Lillehammer. Trovando la “mitica”, come dice chi se ne intende di Norvegia, E6 alquanto noiosa e tutto sommato trafficata, l’abbiamo lasciata a Storenga, dopo comunque aver costeggiato laghetti,  attraversato fiumi e fiumiciattoli (la Norvegia è tutta sbusa), immettendoci sulla 33, passando così a sinistra, cioè, anche se non apposta, a favore di video e foto, del lago Mjosa. Non ho notato se siamo passati da “Maura” ma da “Biri” si. E pure dal Biri Senter. Il Mjosa è un lago immenso per i nostri parametri: minimo 200 km di costa dalla nostra parte.Panorami stupendi. La Norvegia, per quello che abbiamo visto fin qui, fa le scarpe a Danimarca,  Svezia e Germania. Varie curiosità: quelli che da noi sono staffi, capitelli in legno lavorato e intarsiato con dentro una croce, un cristino, qualcosa di religioso, qui sono i portacassette della posta: alcuni ne hanno anche una quindicina. Praticamente il portalettere non si avvicina alle case e men che meno entra nella via,  ma si ferma allo staffo e poi i destinatari se lo vengono a svuotare. Beh, in certi casi è logico: anche se più abitata, relativamente alla zona che abbiamo visto sia danese che svedese, è comunque di molto inferiore come densità delle nostre parti e spesso le case sono lontane tra loro.            
Di solito c’è la casetta di perline, rosso Norvegia, tipo amaranto, o marron, col tetto profilato di bianco, al limitare del bosco. Penso che non abbiano mai sentito parlare di condominio, di problemi di vicinato e simili. Davanti hanno il tappeto elastico e giocattoli sparsi, e dietro un camper.
Molte coltivazioni di patate, coste, aglio, cipolla, e fragole. Abbiamo visto anche i banchetti di donne che vendevano cestini di fragole.
Grandi montagne, grandi e piccoli, ma tumultuosi fiumi, ponti , grandi spazi, foreste a tutto monte, panorami indimenticabili, comunque documentati.Dopo Gjovik ci siamo ricongiunti con la E6, e abbiamo visto, passando,  gli impianti di sci di Lillehammer  con il trampolino dei Giochi olimpici 1994.Per un po’ di spesa (il frigo si è accorto che ormai siamo via da un tot) ci siamo fermati ad una Coop, naturalmente rossa. Totale164 Nok, in contanti.Non abbiamo trovato una bistecca a pagarla oro, ma formaggio, pane, banane Chiquita, biscotti marca ”Ballerina” e “Grazia” si. Avevamo di fronte il lago e una tavola da picnic dove, indifferenti a qualche goccia di pioggia, c’erano i soliti che facevano uno spuntino. Era comunque una pioggerella nel sole, come cominciamo ad abituarci a vedere e sentire. Anzichè puntare Trondheim, come pensavo, abbiamo virato di bordo e siamo “discesi” verso Sogndal, per vedere il fiordo più profondo del mondo, come dicono qui. Discesi, per modo di dire, sulla 55, ci siamo inerpicati su montagne altissime, con i ghiacciai a vista, e comunque con i suoi bravi laghi e fiumi. Sembra un’esagerazione ma qui ogni decina di chilometri si attraversa un fiume o si costeggia un lago.Praticamente è un Emmental riempito di acqua. Abbiamo visto il mutare della vegetazione: dai grandi prati, dalle quare di patate e verdura, siamo passati alle betulle, immense, tante, e poi a dei pini magrolini ma alti, con alla base una sorta di muschio, di licheni. Ogni tanto un cartello diceva Renne vaganti, ma devono andare dall’oculista: di vaganti, ma mica tanto, c’erano solo delle pacifiche pecore, tranquille e beate, stese al sole in gruppi di tre o quattro, ai lati delle strade o, come in un caso, esattamente in centro strada, costringendoci a fare una chicane per evitarle.Altra particolarità le case, tutte, due o tre per volta, in legno marrone scuro, spesso costruite tipo palafitta, con il tetto completamente ricoperto di una specie di insalata o comunque erba. In certi casi addirittura alberi e cespugli. Dicono che la vegetazione è un ottimo isolante antifreddo. Probabilmente all’interno attaccheranno le lampadine alle radici degli alberi sopra, chissà...Anche una grande chiesa, qui merce rara, in legno sempre marrone, col suo bravo tetto d’erba. E pure una scuola.Per la notte ci siamo sistemati nel campeggio Boyerdalen, alquanto scalcinato, puzzolente di letame, sulla riva di un torrente che fa un bel po’ di casino, ma a buon mercato, 120 krone, con altre 20, non documentate, per la 220.Ora Amerigo scalpita: sono già le 22.30, dopo la pioggia è tornato a splendere il sole, io sto trafficando al pc mentre lui vorrebbe chiudere le giornata. Possibilmente in bellezza. Vedremo...Trasecolo: per ben la seconda volta da quando siamo partiti mi aiuta a lavare i piatti.Non solo, ora che ho ripreso a scrivere, lui, fischiettando, sta asciugando tutto.Siamo usciti dal camperott per dare un’occhiata al torrente, visto che non piove più (la solita pioggia che sconvolge, si fa per dire, noi ma lascia totalmente indifferenti gli indigeni). Un nutrito gruppo di ragazzi,probabilmente un campo scuola, sui tredici quattordici anni, ognuno col suo snow board da sciolinare, se ne sono stati tranquilli sotto l’acqua a finire le loro faccende, altri a giocare con lo skate, con un pallone da baseball e mazza, altri con un fresbee che finiva sotto le nostre ruote, inquietandoci un po’.Il torrente o fiume è limpido e spumeggiante. Verrebbbe voglia di pestare l’acqua non fosse che è impetuosa e sicuramente non calda dato che scende dal ghiacciaio di fronte.Ora finalmente i ragazzi se ne sono andati a dormire. Cosa che faremo anche noi. Avremo si fatto meno chilometri di ieri ma sicuramente più impegnativi.
Perfino con l’emozione di seguire la prima Safety Car della nostra carriera automobilistica.
23.21. Buona notte.
Boyerdalen, Norvegia, Martedì 26.6.07 – Km 14252
Saimo partiti da Boyerdalen. Abbiamo visto un sacco di gente che aspettava l’autobus per andare sul ghiacciaio. Abbiamo chiesto notizie all’accompagnatore dei ragazzi che mi ha risposto in inglese e al mio grazie, in italiano, sorridendo mi ha aggiunto: Prego.Ci ha consigliato di salire sul ghiacciaio: 15 km di strada bella larga con in cima un gran piazzale per girarsi. Ci ha incuriositi: cosa vuoi che siano 15 km a fronte di tutti quelli fatti e di tutti quelli da fare?Il camperott non teme nè salite nè discese e allora...Solo l’imbocco era bello e largo: i  primi quattro km no, strada stretta con lavori in corso. Salendo e salendo su sterrato, tornanti peggio di quelli per andare alla Madonna della Salette française, siamo arrivati ad una sbarra. Una signora gentilissima ci ha chiesto 85 krone per proseguire altri 10 km dopodichè   ci ha maternamente consigliato di girarci e ripartire visto che eravamo con gli infradito ai piedi e la maglietta. Ci ha regalato un paio di depliants, dei gran sorrisi e via, con gran fatica ci siamo girati prima della sbarra e siamo ridiscesi. Mi sono giurata di non risalire più per la montagna ma sono ampiamente spergiura visto che la strada, la 55, ha ricominciato ad inerpicarsi, restringendosi: dapprima sorpresi ci dicevamo “ guarda lassù, si vede qualche residuo di neve..”, dopo un po’ dicevamo “anvedi, che smacion de neve” e proseguendo “casso quanta neve”. Alla fine siamo passati in mezzo a dei muraglioni di neve più alti del camperott. In tutto ciò su stradine da paura, con qualche slarghetto ogni tanto per impedire le collisioni, con i bus di linea che ci incrociavano a velocità, sicuramente poco amanti dei numerosissimi camper che dovevano quotidianamente incrociare, e altri camper che facevano il percorso inverso al nostro.Su in cima, con un panorama veramente mozzafiato, mi si è aperto il cuore vedendo, tra tutti i camper tedeschi e tedeschi e tedeschi, un camper francese. Ubi maior minor cessat: in mancanza di meglio (italiani), va bene anche un francese.Una coppia veramente gentile, di Tours (vous avez un fils à Clermont Ferrand? Oh la la, sur la montagne...), che ci hanno assicurato che saremmo riusciti a discendere dal ghiacciaio dello Jotunheimen senza danno, che alla discesa mancava solo una quindicina di chilometri, che se volevamo ci facevano da battistrada – ottima idea, secondo me, ma un po’ umiliante per il pilota da Formula 1 al mio fianco, e che comunque, arrivati a Sogndal, secondo loro avremmo fatto bene ad imboccare la 13, una strada estremamente panoramica, in mezzo a bellissime cascate.Loro stavano facendo questo percorso per la seconda volta in due giorni perchè ieri pioveva e non avevano potuto ammirare tutto. Poi tornavano a Bergen e via per cavoli loro.In basso, a Luster, altro rifornimento: Shell, litri 62x 10,94 Nok, totale 678,28 Nok, a km 14322, con carta di credito. In una piazzola sul bordo di un lago bello bello bello abbiamo mangiato.A Sogndal, all’inizio del fiordo più profondo sia come altitudine che come “internitudine” di tutta la Norvegia, dopo la necessaria sosta in una Apotek, farmacia (ho chiesto ad una ragazza dov’era e lei poverina mi ci ha accompagnato fin davanti, sempre parlando per cav suoi al telefonino) all’interno di una specie di Grande Mela causa le mie disavventure dentistiche (tra parentesi per, alla fine, comprare un prodotto della Glaxo con le istruzioni in norvegese e in finlandese...) ho comprato delle fragole strepitose, grandi e saporite, le Jordbaer kurv, e della cioccolata (tot. 64,50 nok) quindi  abbiamo traghettato x 139 nok da Hella a Dragsvik.          .
Sbarcati abbiamo inforcato la suggerita famosa 13. Quando mai: ci eravamo appena detti “meno male che è finita la montagna” che ci siamo ritrovati a salire ancora più in alto, tra tornanti che d’ora in poi mi faranno sembrare un rettilineo il Pordoi, il Rolle e il Sella messi insieme, ancora tra la neve, ancora con immensi panorami a fondo valle, tra veramente cascate meravigliose, tra veramente torrenti bianchissimi e spumeggianti, tra veramente laghi smeraldini... non c’è specie di paesino (due, tre case al massimo, -pochissime chiese con uno smilzo cimiterino all’americana con le lapidine basse nell’erba, senza fiori-) , sempre  case in legno, spesso poggiate su blocchetti di cemento, generalmente marron o rosse, alcune gialle, qualcuna verde, con i tetti profilati in bianco, per lo più ricoperti di erba, alcuni con l’ ”insalata” già alta sopra, sempre con bellissimi giardinetti davanti con gran varietà di fiori , dicevo non c’è specie di paesino che non abbia la sua bella cascata che poi prosegue in fiumiciattolo o torrente e che poi in un paio di chilometri, anche meno, diventa un lago che al confronto il nostro Garda sembra una pocia.In tutto ciò Amerigo è deluso: non vede pesci, non vede pescatori... ma allora il salmone norvegese da dove cav arriva?        
Stanchi morti per tutto il lungo su e giù volevamo fermarci. Nelle istruzioni di viaggio c’è scritto che il campeggio libero è tollerato,basta parcheggiare bene, senza esporre sedie e tavolini, ad almeno 150 mt dalle abitazioni, non su proprietà privata, ecc.E’ una presa in giro per ora: le strade sono molto strette, con qualche rientro per le fermate degli autobus (una panchina con un vaso di fiori multicolori a lato) e impossibilità di sistemarsi a lato strada.Ogni tot, ma un bel tot, c’è uno slargo con tavoli in legno per picnic ma non sempre grandi abbastanza per fermarsi col camper o comunque in zone poco confortevoli, pendenze, curve a gogo.
A non so dove, forse Lom, abbiamo visto una di queste aree bella piana, sempre sulla montagna s’intende, con già un camper fermo, evidentemente parcheggiato per la notte, con una coppia, lui fumante con un libro di Robert Ludlum in mano, cosa che mi ha favorevolmente impressionata, e lei con il suo bravo lavoro a maglia da nonna perbene. Gli ho chiesto se dormivano lì. Ok. Ho chiesto se potevamo “dormire” con loro. Altrochè!Mentre ci sistemavamo, naturalmente io volevo messi per così, come d’altronde aveva fatto segno l’uomo, e allora Amerigo che si voleva mettere per colà, come spesso tra noi due succede, il norge si è avvicinato a parlare.E’ finita con una bottiglia di Amarone, con la Vodka di Stanis, con due moke di caffè mie, con noccioline americane mescolate a uvetta loro, a prendere e dare  reciprocamente lezione di norvegese-italiano.
Loro sono Sigrid e Ludolf Karlson di un paese a 45 km da lì (e allora perchè non dormire a casa loro? Che li abbiano cacciati i due figli con i due nipotini, Mathias e Serena? - eh sì siamo arrivati alle foto dei nipoti ), piacevoli e disponibili all’amicizia. Ci siamo scambiati indirizzi e bacino della buonanotte. Amerigo ha cucarachato col clacson, giusto un po’ con gran divertimento dei norvegesi. Dopo un ricco minestrone con fagioli che ci ha fatto rugolare tutta la notte nonostante due pastiglie di Maalox e una tisana DopoPasto, siamo andati a dormire con il camperott posizionato vista lago. Bellissimo. Peccato che temevo di finire nell’acqua ad ogni piccola folata di vento.Tanto per dire, all’una di notte stavo ancora leggendo, naturalmente senza accendere la luce.Praticamente, anche se siamo ancora bassi come latitudine/longitudine, quando il buio dovrebbe essere Paestum, come dice Amerigo, sembrano le sette/otto d’estate da noi, cioè sole giù ma ancora luce da crepuscolo in giro.
Quando l’abbiamo messo a letto, il camperott segnava Km 14455.
Camp. libero, strada 13, Lom, Mercoledì 27 giugno 2007- km 14455
 In questa settimana ne è passata di acqua sotto i ponti, in fianco alla strada, di sotto, di sopra dalle cascate, di traverso: fiumi, laghi, progni, tra boschi con un sottobosco che dovrebbe straripare di porcini, con Amerigo che strangossa dalla voglia di pescare, di andare per funghi, mentre è abitato solo da gruppetti di pecore lardose, ciccione, spussone e sonnolente, generalmente due o tre x volta, con un agnellino grasso sporco puzzolente e sonnacchioso di lato. Solo un paio di volte abbiamo visto un campo “coltivato” a pecore. Qui non hanno insegnato agli ovini la parola “gregge” e nemmeno “ovile”, visto che sono sparse ovunque, comunque sempre poche alla volta, dalle cagole che si vedono sulle strade.Sigrid e Ludolf ci avevano detto che la loro sveglia sarebbe suonata alle 7. Noi puntuali ci siamo alzati, colazionati e tutto. Alle 8 i vicini avevano ancora tutte le finestre chiuse: forse il recioto aveva fatto effetto. Furia francese ha scritto un biglietto di saluto, l’ha posizionato sul loro tavolino sotto la bottiglia vuota, e siamo partiti.Scendendo ci siamo fermati per fare anche noi la pigneta di sassi ricordo dei turisti: ne abbiamo visto moltissime sul ghiacciaio e sulle varie cime delle montagne. In un punto in cui ce n’erano un po’ di diverse misure, Amerigo ne ha fatta una media. Io ho preso cinque sassolini minuscoli e ho costruito la mia.
Molte soste per ammirare le cascate, notevoli per altezza e portata d’acqua. Una di tali soste è stata fatale: la Rosina Navigatrice, già in crisi da qualche giorno (si “svegliava” di malavoglia e poi non voleva più andare a letto) si è incazzata di brutto perchè l’abbiamo lasciata sola in un parcheggio deserto in un paesino, Moskog, ancora più deserto per andare dieci minuti nel bosco e guardare la cascata.Al ritorno ha dato forfait. Definitivamente ko.Panico: e mo’ che si fa? In questo caos di saliscendi, stradine ecc. come si fa a trovare la direzione soprattutto se non abbiamo alcuna idea di dove andare o, se l’abbiamo, la cambiamo dieci volte in due minuti? Qui tra l’altro come indicazione mettono il nome della città più importante, tipo Verona, da solo e negli incroci successivi segnano solo i paesi, tipo Fumane , San Piero e Bure, magari su un trivio, senza riportare la città fino a un bel po’ dopo.Amerigo ieri si era segnato un percorso. Ha aspettato di essere nel cuore della  Norvegia per interessarsi  finalmente al viaggio. In effetti lui credeva di puntare diritto al Capo Nord e stop. Ora si è accorto che tanti punti veramente da non perdere meritano una visita. A dire il vero tanti li abbiamo tralasciati, non siamo andati a Bergen e in altri posti che sarebbero stati da vedere. Beh, comunque, ora si è preparato una rotta da seguire. Ha sempre la cartina in mano.Bene o male, nonostante i miei consigli sbagliati (non ho il senso del nord e sud, anche allo stadio non riesco a rendermi conto che il nord è alla sinistra del posto che abbiamo sempre occupato), abbiamo seguito l’itinerario che si è prefissato, traghettando quando necessario, e siamo arrivati a Forde. E’ una cittadina molto popolosa rispetto al target norvegese. Mentre io al Lidl rimpinguavo un po’ il frigorifero sofferente,  sborsando 242.11 Nok Brutto (totale), Amerigo cercava di rianimare la Rosina Navigatrice. Uscendo dal supermercato  l’ho visto baciarla e praticarle la respirazione bocca a bocca, soffiandola, ma inutilmente.Ci siamo fermati in un elettrauto. Il tipo, gentile, ci ha indirizzati ad un negozio Expert, rivenditore Pioneer. Lì ci hanno detto che loro fanno solo vendita e suggerito di andare da un elettrauto. Allegria. Arrivando avevamo visto un’officina Iveco.Per fare la strada decisa da Amerigo ci siamo ripassati davanti. Ci siamo fermati. Il capo officina ha preso a cuore la cosa. E’ uscito a vedere se poteva risolvere il problema. Ha escluso il discorso fusibili ecc. visto che c’era si il monitor spento che più nero non si può ma la radio funzionava. Ha telefonato in giro per informarsi, prendendo nota dei tecnici Pioneer in Norvegia. Ha ipotizzato qualche schissamento di filo a forza di aprirsi e chiudersi. Ha scovato un Service Pioneer ad Alesund, uno dei posti scelti da Amerigo, o per lo meno nei paraggi, ci ha preparato la piantina del negozio, la mappa del tragitto, ha telefonato al Tecnico di Alesund per avvisarlo del nostro arrivo e dei problemi mestruali della Rosina Navigatrice e non ha voluto un cacchio per tutto il tempo perso e le telefonate fatte, in nome della Fiat e viva l’Italia. In precedenza gli avevo fatto notare che per amore della Fiat che dà da mangiare a lui e a tutti i suoi meccanici dovrebbe almeno imparare la lingua, ma visto che si è dato molto da fare e speriamo con risultati finali validi, va bene anche così.Altra emozione da Formula 1: per lavori in corso altro “viaggio” dietro alla Safety Card.Ora siamo ad Alesund, dopo ben tre traghettate. Una ci è andata bene, la Lote-Anda, h 16.15: ero in piedi che chiedevo di pagare. Il bigliettaio mi ha solo chiesto in quante persone eravamo, ho risposto “2” e mi ha fatto pagare 74 Nok. La seconda, Folkestad-Volda, idem, ho chiesto di pagare: 165 krone. L’ultimo, Festoya-Solavagen,  ci ha fatto pagare la bellezza di 205 Nok, sempre per quei 10 minuti scarsi di traghettaggio. Chiesto se voleva Euro.. ha cincischiato un po’ poi ha detto che ne voleva 30, forse. Allora, non convinta, temendo di essere stata turlupinata, ho pagato con la carta. Abbiamo fatto un giro di perlustrazione per la città per vedere dove si trova il Service che ci interessa. Non trovandolo abbiamo chiesto prima a un tipo che voleva indicarci invece dove dormire e dove mangiare, poi a un altro che gentilmente ci ha detto di seguirlo, dopo essersi aperto la portiera della sua macchina naturalmente, come quasi tutte qui, rossa, infilando la mano dal finestrino.Ci ha fatto percorrere una salita da rugola endrìo e quando siamo arrivati in cima, mentre io finalmente espiravo il fiato che avevo trattenuto, si è accorto di aver sbagliato strada. Allora è ripartito conducendoci a buon fine davanti al negozio che cercavamo.
Ringraziandolo abbiamo girato in cerca di un campeggio, non volendo fermarci in un parcheggio così così dove c’erano quattro/cinque camper. Sulla guida ne ho trovato uno che sembrava economico: dopo le traghettature le nostre disponibilità si sentivano un po’ giù di morale.
Il solito giovanotto disponibile e gentile, che se si vuole si trova sempre, mi ha disegnato il percorso per arrivare al campeggio Volsdalens, in Sjomannsveie, a un chilometro da Alesund.
150 nok + 30 x la 220. Curiosamente siamo sistemati in una “non” piazzola quasi di fronte alla reception/tavola calda (kiosk).Mentre facevo la nostra registrazione Amerigo ha fatto, come quasi sempre, partire l’allarme ma ormai non ci crede più nessuno: intanto il gestore-cuoco usciva dalla cucina per farmi pagare e vi ritornava di corsa per mescolare qualcosa -  un profumo di fritto ma di un invitante!Parlando con Amerigo lui ha deciso che allora, se il profumo era buono, ci si poteva anche mangiare.Ha chiesto pesce ma il gestore-cuoco ci ha detto che ora aveva solo quattro pesciolini, uguali ai nostri, nell’acquario, che sarebbe andato a pescare domani, se volevamo.
Gli abbiamo detto di darci quello che aveva: ha trafficato in cucina per più di un quarto d’ora, mescolando, versando, friggendo, sbattendo creme..Amerigo era perplesso sul risultato di tanto darsi da fare (lui, fiducioso solo nel riso in bianco, già con una notte difficile alle spalle per via dei fagioli, chissà qua cosa ne esce) e in pena per cosa bere lì nel kiosk avendo del buon recioto nel nostro “garage camperottico”:L’ho spinto, quasi letteralmente, a prendersi una bottiglia, dopo aver chiesto al cuocogestore se era d’accordo. Altrochè: anche lui si è pippato felice un bicchiere. A fine pasto, dopo averne offerto un po’ ad una coppia tedesca che cenava, gli abbiamo lasciato tutto l’imbevuto.Il gestore, un bosniaco emigrato in Svezia e poi sbrissiato in Norvegia, simpatico, che inframezza al norvegese e all’inglese qualche parola di italiano, ci ha fatto pagare 194 Nok e in cambio del vino ci ha regalato due docce e mezza (30 krone), + le due cartoline che avevo preso io. Conosceva l’amarone. Ha voluto il mio tovagliolo usato con su scritto da me “recioto valpolicella”.        
Ci ha portato un piatto un po’ complicato, per i nostri gusti ma decorativo. Fettine di pomodoro coperte di salsa e di cipolle crude tagliate sottilissime (il cui ricordo non mi abbandona visto che le sento ancora in bocca), della verdurina sottile, insalata e zucchine crude, con un altro tipo di salsa, patate fritte a spicchi grossi, della carne saporitissima, molto tenera, alla griglia, con una salsa verde ancora diversa, pane e porzioni di burro.Per il caffè c’è stato qualche problema: gliel’abbiamo chiesto “stretto”: allora ci ha portato sì delle tazze relativamente piccole, tipo da te scarso, ma la broda era un’acqua leggermente sporca di nero. Ho bevuto anche quello di Amerigo solo perchè avevo sete.Amerigo si è fatto la doccia e ora dorme come un angioletto, uno di quelli un po’ rumorosi che stanno giocando e correndo e fanno disperare nonno San Pietro, visto come sbuffa quando ronfa.Sono le ore 1 e 46, vorrei sfruttare la doccia. Andrò a vedere se si può fare a quest’ora. Camminerò senza bisogno di pila o lampioni perchè, come detto, c’è ancora una chiara luce crepuscolare.
Alesund. Camping Volsdalen, Norvegia -Giovedì 28 giugno 2007 – km 14761
Stamane, di buon mattino, dopo una frettolosa colazione (ahinoi abbiamo finito le mousse alla mela del Famila che il nostro eroe amava tanto),  a base di caffelatte e biscotti, e dopo una doccia che solo alla fine ho capito come doveva funzionare – in ogni caso riscaldamento acceso – ah la soddisfazione di usare carta igienica bollente perchè sistemata giusto sopra il termosifone acceso! – abbiamo lasciato il campeggio Volsdalens, dopo aver messo acqua, svuotato, ecc. Abbiamo trovato subito il negozio ServiceSenter AS. Il tecnico è salito, si è palpeggiato un po’ la Rosina, dopo di che l’ha levata e ci ha consigliato di stare in giro due ore. Ne abbiamo approfittato per la spesa al Lidl, Nok 66,6 contanti.Mentre io cercavo una banca per cambiare un po’ di euro, Amerigo gironzolava per la città, filmando.Alle 11 siamo tornati alla Pioneer e il tecnico ci ha detto: tutto Ok. La Rosina si è fatta la chirurgia plastica, cambiando i circuiti, ed ora, bella e allegra, funziona che è un piacere. Il make up ci è costato 1400 Nok.Ormai alla 11.30 il Capo, risollevato nel morale, ha deciso che per partire,  arrivando non sappiamo dove, era troppo tardi, che quasi quasi è meglio accamparci anche stanotte e partire freschi e riposati domani.Siamo rientrati al Volsdalens Camp: il gestore ci ha fatto un prezzo di favore, 150, non chiedendo rimborso per la corrente e ci ha regalato 2 gettoni doccia. Ah, quanto fa bene il vino, a volte..abbiamo chiesto se per stasera ci faceva qualcosa di pesce. Rassicurati, abbiamo continuato la passeggiata dopo esserci, stavolta,  sistemati in modo panoramico fronte mare.A piedi siamo poi arrivati ad Alesund, strachi morti. La gioventù ci sta abbandonando.
Peccato: avevamo deciso per un viaggio ultra panoramico in treno estivo che funziona però solo in agosto. Era verso Geiranger: si vedeva una cascata altissima e il treno avrebbe costeggiato il fiordo lungo un  percorso scavato nella roccia.In città siamo entrati in un negozio Tax Free: Ho comprato delle cartoline e un libro sulla Norvegia. Un nervoso: pagato 98 nok, mentre in una edicola di fronte stesso libro a 50 nok – e non era affatto tax free –Seguendo per curiosità la freccia per Bobilplats abbiamo trovato il parcheggio verso il porto:16 nok un’ora e 160 nok per le ventiquattro ore.Cammina cammina siamo tornati al camping. Abbiamo avvisato tutti del nostro rientro: ci ha pensato Amerigo, come fa quasi sempre lui, dimenticando l’allarme e facendo scattare l’antifurto. Normale: solo ieri non gli è mai successo...Abbiamo chiesto al gestore fra quanto sarebbe stato pronto il pesce, lui ha detto “subito” e ci siamo seduti. Senza tanti orpelli: niente tovaglia,  ho dovuto chiedere un bicchiere e dell’acqua. Qui non mangiano pane a tavola: gliel’ho dovuto chiedere anche stasera e ci ha portato delle fette di pane scuro abbrustolito. Molto buono. Sempre accompagnato dalle mini razioni di burro.La preoccupazione di Amerigo, quando oggi gli ha ordinato pesce per stasera, era che ci facesse baccalà o salmone, che lui non gradisce. Appunto, era salmone ma con una buonissima salsa al miele con verdurine e patate fritte.Anche lui ha dovuto ammettere che era buonissimo. Comprando anche 5 francobolli abbiamo pagato, con la carta, 223 Nok.Il vino però era di Aldegheri e il caffè l’ha fatto Amerigo sul camperott.
Dopo, esulta popolo di Tebe, Amerigo è ANDATO A LAVARE I PIATTI  di mezzogiorno!!!
Ora dorme: aveva “tutti gli inguini” che gli facevano male per il gran camminare, perciò bene così, che si riposi.Sarò noiosa ma è notte e c’è ancora il sole. Strano: due giorni interi senza pioggia – tranne qualche gocciolina piccolissima in mattinata.Ho sonno. Non riesco a tenere gli occhi aperti. Buona notte.
Camping Volsdalen, Alesund,venerdì 29 giugno 2007- Km 14783
Stamattina abbiamo lasciato Alesund, dopo aver bellamente dato il solito squillo d’allarme di saluto di Amerigo (insiste con l’antifurto e regolarmente apre la porta senza disinserirlo) e ci siamo diretti verso Andalsnes.Ci siamo arrivati passando gli ultimi 5/6 km in mare, percorrendo cioè un tunnel sotto l’acqua. Strana sensazione per una che ha una paura matta di affogare. E ma anche di cadere. E ma anche ecc.ecc.Anche qui soliti ristoranti italiani: uno La Perla, l’altro il ricorrente Mamma Rosa, come a Oslo, con le loro sventolanti bandiere italiane: lo spirito nazionalistico si mantiene, forse anche perchè attira i clienti col buon nome della nostra cucina. Poi sarebbe il caso di verificare se invece la massacrano, dimenticando o alterando le ricette dopo il trasferimento all’estero, come abbiamo constatato durante il viaggio in Bretagna, con l’immangiabile menu della “Trattoria Toscana”, nel 2004: la carbonara presa da Amerigo era un piatto assolutamente inqualificabile.    Ad Andalsnes una simpatica addetta al Tourist Office, Helga, è stata a Verona per vedere l’Aida, ama l’Italia, e ha cercato una barca per far pescare Amerigo.   Stasera alle sei avrebbe potuto uscire ma solo se si aggiungeva un’altra persona. Costo 300 nok. Non essendoci la sicurezza abbiamo preferito proseguire il viaggio.Prima avevamo traghettato da Afarnes a Solsnes pagando 165 Nok in contanti (il tipo ha misurato il camperott e quasi pretendeva che fossimo + di 7 m) e fatto gasolio a Vestnes, km 14856, l. 59,26 x 10,80 nok, tot 640,01 con carta.
Continuiamo sulla 39. E’ l’ideale per continuare a vedere pecore, paesaggi da sogno, chiese in legno, poche case, attorno al Romsdalsfjorden. Traffico sempre scarso. Neanche una persona per la strada: incocciamo di tanto in tanto qualche camper e qualche autobus di linea.Con un giro lungo attorno al Romfjorde abbiamo evitato il pagamento di un tunnel.Siamo arrivati ad Eide: il camperott , secondo Amerigo, chiedeva un po’ di olio così vedendo un bandierone Iveco siamo entrati su un piazzale. Per la Fiat si mette male: era tutto chiuso ed in abbandono. Allora in una specie di carroattrezzi-officina abbiamo chiesto ad un imparrucchinato gestore dell’olio. Il gestore, lentissimo a capire ma anche a spiegarsi, ci ha consigliato di controllare la settimana prossima il livello che per lui ora è ancora buono. Ok.Molde è molto bella: uno stadio con una vela in vetro e una casa tutta verde che mi sembra uguale a quella della pubblicità Citterio in tv.Uscendo da Molde siamo passati da Bergmo. Troviamo molti Skei. E anche tanti Boh.A Molde abbiamo traghettato fino a Kanestraum, 192 Nok. A Vestnes gasolio: litri 59,26 x 10,80= Nok 640,01. Ripartiti, altra sosta per la spesa, pagata con carta, e via verso la Atlantic Way, una lunga serie di ponti che unisce vari isolotti, con uno dei primi molto alto, parabolico  e svettante sull’oceano.Per farsi riprendere Amerigo mi ha mollata su un isolotto e ha fatto il ponte avanti indietro, cascando male perchè per l’ansia di riprenderlo sia con la videocamera sia con la foto probabilmente non l’ho affatto ciccato.
Dopo un po’ dal ponte principale abbiamo visto una specie di piazzola con già tre camper e ci siamo fermati anche noi. Una signora svizzera che parla italiano ci ha dato la sua benedizione.
Non riesco a far andare internet e mi sa che anche i telefoni non hanno segnale.
Tra parentesi non sappiamo più niente del mondo casalingo: la parabola ha funzionato solo fino a Faro, in Danimarca, e poi mai più. E dire che il tecnico TV parlava di una pessima ricezione al sud ma perfetta al nord...più nord di così !Se stanotte non ha mai fatto buio ad Alesund, qui che abbiamo solo l’oceano attorno chissà che chiarore.Stasera si mangia un forse prosciutto e melone.
Atlantic Road, Sabato 30.06. Km 15000
Effettivamente il prosciutto era in realtà pancetta affumicata, però molto gustosa.
Si parte: proseguiamo per l’Atlantic Road  - l’Atlanterhavsvegen – fino alla fine, sull’ultima isola dopo Averoja,  dopo un altro paio di giri su e giù dal ponte principale, scopo ripresa videocamerale e fotografica. Non prendiamo il traghetto per Kristiansund, il tipo ci chiede troppi soldi,e torniamo ad Eide. Giro lunghissimo su stradina complicata e puzzolente, con intravisione di un’altra stavkirke bianca, attorniata dal  solito raro cimitero tipico, lapidine nell’erba, che ti fanno pensare sia veramente riposante qui il sonno duraturo.
Caspita di questi Pay Toll: non siamo più abituati a pagare l’autostrada così il fatto di trovarci un inaspettato casello in mezzo alla strada con una sorridente signora , a Gjemnes , che ci chiede 20 K per aver percorso tre ponti in successione, ci sconvolge un po’. In effetti, sulla cartina era segnalato.
Per strada vediamo un posto probabilmente pescoso:  una coppia di “maturi” francesi, anche questi di Tours, ci dicono che è un buon posto ma servono ami particolari. Li salutiamo al volo, con un forse arrivederci, sperando di fare in tempo ad andare a comprarli. E’ sabato e i negozi chiudono presto. Effettivamente arriviamo alla solita coop del paesino appena sotto due minuti dopo la chiusura. E allora amen, adios ami speciali: si va avanti, il verbo “aspettare” non fa per noi.
La meta odierna è Trondheim, la vecchia capitale della Norvegia. Qui, nella Cattedrale di Nidaros, venivano incoronati i re e sono custoditi i gioielli della corona e c’è il culto del Santo Olaf.
Un lunghissimo tunnel a pagamento (che forse era fuori uso ma noi abbiamo pagato lo stesso: nel primo casello la richiesta era di 32 nok, forse, ma ne abbiamo date 36, nel secondo 1 solo, ma la macchinetta verde sul pannello indicava che si poteva proseguire: misteri) ci ha condotto in città.
In origine si pensava di fare come a Oslo: campeggio e poi visita della città. Il tunnel, nuovo nuovo, ha sconvolto la Rosina: non riusciva a capire dove eravamo.Il campeggio che ci ha indicato era fuori città di molto e pure brutto. Abbiamo tirato avanti.Non trovando idonei parcheggi, come spesso succede Amerigo resta sul camperott e io scendo e vedo cose. Entro nella Cattedrale, circondata dall’immancabile cimitero con lapidi basse ma con tombe curatissime e molto fiorite. E’ veramente imponente: dentro è tutto buio e al centro della navata hanno allestito un set tipo cinematografico, luci ecc., e c’è un’orchestra che suona e dei cantanti lirici. Ascolto un po’ poi esco per vedere la facciata, bellissima, e dei monumenti strani, tipo una specie di uomo con tante code e molti falli. Quello principale, molto lungo, termina con una specie di rete con all’interno un cranio. L’arte norvegese è un po’ particolare.Si ripete il nostro metodo di visita delle città: un paio di strade chiuse, due o tre giri a vuoto, una serie di smoccolamenti e torniamo indietro verso un centro commerciale molto grande.Abbiamo comprato attrezzatura per la pesca. Nel supermercato abbiamo preso un po’ di cibarie, notando come qui ogni peperone sia incartato col domopack uno per uno e come non esista alcun tipo di vino o di superalcolici.Apprendiamo poi che vino e superalcolici, in Norvegia, vengono venduti , carissimi, solo in particolari negozi con permesso statale.
C’è un Shell aperto: facciamo, con qualche difficoltà, gasolio in contanti – qui non prende la Visa – 450 Nok x 42,5 l a 10,52 il litro.Riprendiamo la strada per il nord ma la E6 si addentra verso l’interno proprio adesso che Amerigo si è comprato guadino, ami, ecc. con tanta voglia di provare a pescare. Il mare si sta allontanando.I segnali stradali sono veramente scarsi: limiti di velocità e raramente qualche curva pericolosa. Non ci sono assolutamente cartelloni pubblicitari. Solo ogni tanto quella specie di quadrifoglio che indica un’attrazione turistica ma senza spiegazioni: vige il fai da te turistico, vai e scopri. L’unico cartellone, in tre versioni, bianco e nero, un paio di figure – uomo donna, uomo bambino , ecc. – forse a significare “stai un po’ attento sulla strada”, lo si incontra ogni 30/40 km.A Namsos, altro posto dove si deve pagare l’ingresso in città ma stavolta fortunatamente ci accorgiamo in tempo che ormai il casello è fuori servizio, quindi non paghiamo, giriamo a sinistra sulla 769, lasciando la noiosa E6:entriamo in un paradiso rupestre. La strada, piena di curve, molto stretta, ma assolutamente deserta, si addentra per gole e torrenti bellissimi. Ci preoccupa solo che ormai è, almeno secondo l’orologio, notte fonda. In realtà è chiarissimo, come alle quattro del pomeriggio, anche se siamo intorno alla mezzanotte e non sappiamo dove andremo a finire. C’è una indicazione “Lund” con traghetto ma la Rosina non la prende.
Amerigo vorrebbe fermarsi in un’area picnic proprio su un torrente ma mi impressiona. Rivista il giorno dopo l’ho trovata molto bella. Comunque lo sprono a proseguire anche se oggi ha guidato per quasi 600 km. Sulla 767 si trovano molte pecore che dormono, a tutte le ore del giorno e della notte, a lato strada, ma neanche tanto a lato, e data la scarsa larghezza della carreggiata, è un problema. I proprietari, perchè dovrebbero esserci, o i vigili, se qui esistono – mai visto uno – mettono un cartello di pericolo, spesso solo appoggiato per terra, con su disegnate delle pecore e bon: chi passa deve stare attento. E una puzza bestiale, pecoreccia proprio! Proseguendo ci siamo trovati a tu per tu anche con delle mucche in mezzo alla strada, e come incontro, specie se c’è anche un toro, non è propriamente piacevole.A mezzanotte e dieci, sempre con un bel chiaro comunque, incontriamo una coppia di minimo ottantenni: un secchio colmo di pesce e due pescioni in mano, molto grossi anche se con la testa tagliata. Dicono che li hanno presi out of the sea. Va ben.   
Arriviamo a questo famoso Lund, dove in teoria c’è il traghetto ma secondo noi sarà per un unico viaggio al giorno, visto dove è sperduto, e ci mettiamo a letto soli soletti nel “porto” di attracco , dopo aver fotografato non sappiamo se un’alba o un tramonto rosso fuoco, e con solo una mezza tazza di caffelatte nello stomaco. L’unico segno di vita è un grosso gatto nero, con una coda molto vistosa, che passeggia pigramente. Non credo che qui i gatti rischino grosso traversando la strada come succede da noi. La parola “traffico” non ha il significato che noi conosciamo.
Lund, porto ferry, Domenica 01.07.2007 – Km 15592
Lasciamo il porto-traghetto e torniamo indietro verso uno dei ponti visti la notte prima.
In una curva a fine ponte sistemiamo il camperott e Amerigo comincia a pescare. Buonissima pesca. Prende subito quattro pescioni grossi, io lo aiuto per il recupero: tengo la canna tra le gambe, giustamente, mentre lui scende lungo la scarpà e arriva all’acqua x “slamare”.E’ domenica, non passa un cane, posso lasciare tranquillamente il camperott tutto aperto mentre vado avanti indietro per tutta la lunghezza del ponte, che non è poca, a scopo pescatorio.In tutto il giorno saranno passate non so se due o tre macchine. E in un posto da favola.Il nostro pescatore della domenica è perplesso, non conosce questo pesce, grosso sì, sui 4/5 kg cad., ma non aggressivo, tontolone, che si lascia pescare facilmente e perciò non dà soddisfazione. Lo pulisce bene, gettando via con non chalance un sacco di scarto. Io decido di provare a cucinarlo: con pomodoro, cipolla, prezzemolo e vino bianco, dalle riserve del camperott, e riesce molto buono. Mangiamo e poi Amerigo decide di ripartire perchè se lì ha preso così  facilmente qualcosa che non sa cosa sia, altrove andrà anche meglio. Sulle Isole Lofoten, per esempio, dove tutte le voci sulla Norvegia dicono pescosissime.
Facciamo strada. Arriviamo dopo Grong, entriamo nella E6 e in un’area di sosta ci fermiamo a dormire. A me secca un po’ perchè un sacco di camper arriva, fa il giro e se ne va.
L’indomani scopriamo che più avanti tutte le aree erano più belle della nostra, a Namsskogan.
Namsskogan, dopo Grong, E6 -Lunedì 02.07.2007 – Km 15737
Puntiamo il nord. La E6, pur avendo per forza di cose, un panorama sempre da cartolina, data la gran quantità di fiumi, torrenti, laghi, poce varie, dove si specchiano grandi montagne ancora con la neve su, è noiosa. Il fondo è spesso dissestato, con solchi fastidiosi. E’ la strada principale della Norvegia, si da le arie ed i segnali stradali da autostrada ma è a sole due corsie, e strette, passa tra qualche casa e allora si deve andare ai 50 all’ora, con dei rallentamenti rialzati che se non stai attento fai danno, e in corrisponenza di ponti o di sottopassaggi della ferrovia, diventa ad una sola corsia.Ci accorgiamo che il gasolio soffre un po’. Con qualche ansia arriviamo a Trofors dove mettiamo 67,36 litri x 10,54= Nok 709,97. Compriamo anche dell’olio,delle cartoline e ben due paninazzi da 64 Nok col wurstel, che divoriamo all’istante. E che non ci restano neanche sullo stomaco.Si prosegue verso Mo i Rana, cittadina industriale. Amerigo vede un nastro trasportatore lunghissimo tutto inscatolato che dal porto (qui c’è pieno di porti con l’addentrarsi dei vari fiordi e fiordini) carica direttamente dall’altra parte della strada che percorriamo. Cominciamo dopo un tot di km a trovare indicazioni per il Circolo Polare Artico.Ci arriviamo con Camperott a Km 16064, alle 12.55.I dintorni, dopo tante foreste, sono ora spogli, tipo i Tracchi o San Giorgio di Boscochiesanuova. C’è ancora neve a macchie, rigagnoli, e sassi. Entriamo nel negozio ma la troppa gente ci fa impedire di decidere se comprare qualcosa. Vorremmo mangiare (per fare qualcosa di memorabile) ma il Restaurant ha solo dolci. Allora io faccio una cosa  per me straordinaria: vado al bagno.Beh, per una stitica cronica riuscire a farla al Circolo Polare Artico non è cosa da tutti i giorni !Espletate alcune formalità, tipo qualche cartolina, usciamo a vedere dove si dice che i turisti facciano i monticelli, le pignette, le pince, con i sassolini un po’ per ricordo un po’ per ingraziarsi i trolls: un panorama assolutamente indimenticabile.  
Una collina, i prati intorno, di qua e di là dei rigagnoli, completamente ricoperta da mini obelischi di sassi, da alti pochi centimetri ad alti anche quasi un metro, ma con tutte queste pignette disseminate a perdita d’occhio, Alcuni sassi sono scritti: su uno c’era scritto “il generale Spuzzen è stato qui in Missione NordKapp”. Mi ha fatto pensare a uno scherzo come potrebbero aver fatto i miei pargoli.Noi con un bel giubbotto. Amerigo ha camminato sulla neve. Bella fatica, è sulle acque che è problematico..Le norgesse, indomite, tutte col bombrigolo di fuori ... Da noi a 20 gradi accendiamo il termo, qui a 19 gradi le norgesse sono senza spalline e praticamente in mutande.
Abbiamo fatto anche noi la nostra pincia e poi ce ne siamo andati. Ho letto sul libro dei vortici di Saltstraumen perciò abbiamo lasciato la E6 e siamo girati sulla 852 direzione Bodo per vederli.
Per strada, a Skjerstad, altro gasolio, anche se avevamo ancora mezzo serbatoio, ma dopo la strizza della mattina abbiamo preferito metterlo: litri 34,47 x 10,87 = 374,69 Nok.Dopo un ponte, quando la Rosina ci ha detto stop, eravamo a Saltstraumen. Di sotto c’era una infinità di camper. Con qualche difficoltà nel capire come caspita fossero arrivati sotto il ponte li abbiamo raggiunti e ci siamo sistemati.
Amerigo ha provato a pescare mentre io guardavo i vortici: impressionanti. C’è praticamente un fiume nel fiume che va per la sua strada e ai suoi due lati si formano in continuazione dei gorghi che devo dire ancora: impressionanti. Cambiano direzione ogni sei ore. E sono ultra fotografati. C’è, secondo la letteratura, qualcosa a che fare anche con la corrente del Golfo (anche qua! ) e questo fenomeno ha dato origine a molte leggende locali. Sono i Malstrom. Li ho ammirati chiacchierando con due uomini della ValChiavenna, Sondrio. Sono venuti a Oslo in aereo, hanno noleggiato una macchina, sono stati a Capo Nord e stasera riprendevano l’aereo. Però prima fotografavano i vortici.
Sono salita anche sul ponte, nel punto più alto, per fotografarli. E giù vedevo Amerigo incazz nero perchè ha perso el cuciarin. Gli ho detto poi che io ne ho un servizio da sei nel cassetto delle posate ma non si è consolato. Ho visto una delle poche chiese che ci sono in Norvegia, sempre in legno bianco, con la sua brava scala uso spazzacamino, tutta allungata sul fianco.     
Ho fatto due chiacchiere con una coppia francese della Bretagna - sono in giro da due/tre mesi, non gliene frega un cacchio della Segolène, di Sarkozy, e della Francia in generale: stanno tutta la stagione a spasso per la Norvegia, viaggiando al ritmo di ben 50 km al giorno - poi abbiamo mangiato e siccome qui c’era tutto di scarico, ce ne siamo andati a letto, praticamente col sole, alle undici di sera.
Saltstraumen. Martedì 3 luglio 2007- km 16220
Sveglia mattutina e, dopo colazione, partenza direzione Bodo. Il traghetto per le Lofoten è alle 10.15, c’è tutto il tempo per un giretto a piedi in città prima dell’imbarco. Per strada ritroviamo i due ex beat sulla moto con roulotte nera attaccata dietro, già incontrati altrove : lui e lei in cuoio nero frangiato, anelli di metallo, tatuaggi, 60 anni ben compiuti a testa.E comunque non era il primo “mezzo” particolare che incontravamo: in Germania, dopo Memmingen avevamo visto una moto-roulotte a un posto.Andiamo dalla nostra amica Banca Nordea, ci foraggiamo di contanti, e torniamo a metterci in fila. Davanti a noi c’è un camper svizzero, del canton Ticino. 
Tutto intorno c’è un branco di italiani scesi da un pullman: le donne squittiscono, due fanno i numeri per salire sulla moto-roulotte, si fanno fotografare e vogliono ringraziare i due ex beat col nocino. All’imbarco fanno restare sul mezzo solo il driver: devo scendere di botto.Non prendo gli occhiali da sole, il telefono ecc. con gioia di Amerigo (...) che deve ritornare al camperott a velocità prima che chiudano tutte le porte.Non pratici non saliamo immediatamente sul ponte così quando ci arriviamo noi tutti gli sdraio in prima fila sono occupati da quelli che sono saliti per prendere il sole. Ci sistemiamo lo stesso su due sedie della fila dietro e in un attimo le cavallette italiane del pullman ci sono intorno e si chiamano e occupano le sedie con le borse, con le giacche, e si chiedono se la Jole ha freddo, ma no che nella borsa verde ha la giacca, ma è meglio prendere le sedie anche dall’altra parte, e ma anche giù nella sala. Una mi dice Just a moment. Io rispondo Please. Dopo un po’ esasperati ce ne andiamo.I traghettini di 5 minuti, 15 al massimo, fatti fin qui avevano bar, negozi, ‘na roba!, questo, per tre ore sì una bella sala ma neanche un negozio. E’ il Postale, e stop.
Abbiamo guardato cosa c’era da mangiare ma non si capiva granchè. Quando ci siamo decisi abbiamo comunque incocciato bene: due ottimi e abbondanti hamburger con patatine buonissime e una insalata ricca anche di pezzi di ananas. Il pane decisamente non si usa. Comunque tutto buono.       
Sulla nave continuavo a incontrare i ticinesi: alla fine gliel’ho detto che a sentirli sembrano tutti parenti della Hunziker quando fa la Losanna, la voce del Ticino e chiama “Zurigooo”. Loro seguono la tv italiana e erano d’accordo che una delle cavallette del pullman sembrava il tipo che vestito da donna fa lezione di lingua a Zelig.Siamo nel campeggio “Moskenes” di A (nome del paese: A con un cerchietto sopra, così si pronuncia O con la bocca un po’ storta).Abbiamo tirato fuori le bici e con un sacco di su e giù siamo andati in due negozietti a comprare roba da pesca.
Uscire con la barca è dura: chiedono 500 Nok ma anche un minimo di tre persone.In uno dei negozi c’erano le pullmiste italiane inc. perchè non sono riuscite a spedire delle cartoline perchè qui non accettano gli euri.Mentre tornavamo in bicicletta abbiamo rincontrato il Canton Ticino: stavano cercando dove scaricare, e dopo ho visto il pullman carico delle  “cavallette” che se ne andava.
Il campeggio è miserino ma mi sono fatta una bella doccia. E’ pieno di casette, i robuer, i bungalows tipici di qui che affittano ai turisti. 
Tenendo presente che in casa nostra, in quel di San Floriano, non si può cucinare pesce per non impregnare di tanfo la cucina e dintorni, visitare le Lofoten, per Amerigo, è stato, inizialmente, uno shock. Infatti ancora prima di scendere dal traghetto ha cominciato ad annusare l’aria, col suo modo caratteristico di arricciare naso sopracciglia orecchie, tutto insieme, per identificare l’odoraccio che ci stava accogliendo. Appena scesi, come da copione, si è fortemente lamentato della puzza che aleggia su tutta l’isola: un fetore irrespirabile, e per la verità non solo per lui, di merluzzo mentre diventa baccalà. Ci sono file e file di pali intrecciati con su i merluzzi a seccare, ma veramente tanti. Con tutto un contorno di gabbiani. Non so come dire ma temo che il merluzzo di qui, che poi diventa stoccafisso specialmente esportato in Italia, sia particolarmente saporito anche perchè molto condito da questi cari e scagassoni e sguaiati volatili.Ho saputo dopo che sopra ci sono le reti, meno male altrimenti il baccalà diventerebbe un po’ troppo nutriente se condito di guano in proporzione al numero di gabbiani che si vedono qui. Amerigo è sul nero. Non gliene frega un accidente del fatto che sono le 2.07 della notte e c’è una incredibile luce solare mentre in campeggio è un  continuo andirivieni. Sono tutti in piedi a fare le cose che si fanno in pieno giorno, passeggiano, chiacchierano. Due tizi là in fondo trafficano con una gomma dell’acqua.E’ deluso nel suo intimo di pescatore:  ha provato a pescare, non ha preso niente e in più ha perso ancora gli ami.
E comunque alle dieci di sera, sole o non sole, i “normali” vanno a letto. Adesso ha deciso che domattina presto si parte. Per andare dove non so proprio. Abbiamo speso 1425 Nok x venire sulle isole spero che almeno un po’ si resti.Volevo andare a parlare col tipo del Museo dello Stoccafisso, scritto così, in italiano. I Ticinesi, sistemati qui fuori sull’isola da qualche parte, ci sono stati. Dicono che parla benissimo l’italiano, che ha dei poster di Vicenza, dove, dice lui, fanno il baccalà buonissimo e conosce Sandrigo.Sembra che l’ottanta/novanta per cento del baccalà locale finisca in Italia. Mi preoccupa l’aver sentito che lo mettono nella soda caustica, sanno loro perchè, e mi chiedo se, anche dopo l’opportuno lavaggio, questa cosa non potrebbe ripercuotersi sui nostri intestini . Boh.Da dove scrivo vedo il mare, il cielo rosa e i gabbiani che fanno un rumore incredibile.Penso sia impossibile trovare altrove uno spettacolo simile.Fino a oggi il camperottista diceva che torniamo anche l’anno prossimo. Col nervoso che ha stasera direi che è improbabile. Ha deciso che chi scrive e dice che qui si pesca molto è un truffaldino che lo fa solo per far spendere soldi in attrezzature pescatorie agli sprovveduti che ci credono.E, soprattutto, ha ricevuto un colpo al cuore quando ha saputo che i quattro pescioni che ha preso a Lund, da lui così vilipesi e non considerati, erano, in realtà dei gran bei merluzzi.Sono le 2 e un quarto di notte. Ora esco, faccio due foto e poi chiudo tutto e vado a dormire anchì’io.E, come diceva Rossella, domani è un altro giorno. Speriamo che gli passi il nervoso...
A- Camping Moskenes, Mercoledì 4 luglio 2007 – Km 16254
Come normale lasciamo il campeggio Moskenes  di A  praticamente all’alba, dopo aver fatto gli svuotamenti di rito e ci dirigiamo a nord.Per strada abbiamo il “solito” fortuito incontro con la Famiglia Ticinese: dura evitare di chiamarli “Losanna” e “Zurigo”, alla Michelle Hunziker. Pietro, il figlio, il poverino, si è fatto una canna da pesca con spago, ago di sicurezza e come esca un pezzo di salame. Quando si dice la buona volontà.
Amerigo non ha voluto aspettare l’apertura del Museo dello Stoccafisso (dove magari si sarebbe finalmente potuto spiegare anche lui in italiano) e allora, come compensazione, decide di visitare un non ben definito Museo. Qui, ogni tre case (che fanno già un paese) c’è un museo spennaturisti: una stanza con “quatro arsare”, tre motori vecchi, due pezzi di barca scassata, e risolvono così anche il problema della discarica.Ci rimettiamo le nostre brave 90 krone a cranio e facciamo di tutto per evitare che la vecchia ci faccia visitare dell’altro, sempre affine: non ci riusciamo. Quasi per forza ci fa entrare in una “fucina” dove un ragazzo forgia cormorani in continuità. Belli, un vero artista, ma sempre uccelli di ferro sono. Ringrazia per i complimenti (è la sua professione, dice) ma ci resta un po’ male perchè non compriamo i cormorani.Per strada vediamo una spiaggia bellissima, una delle poche in realtà. Infatti i panorami sono stupendi ma come spiagge sono scarsini.
Arrivati a Leknes vediamo una sequela di persone dirette di buon passo verso il porto, a coppie, a due o tre: riteniamo sia gente che deve prendere qualche traghetto. Amerigo dice: ne portiamo un po’ noi? Poi vede una coppia anziana, il cui lui cerca di farsi dare un passaggio da un norge. Quello tira dritto. Allora Amerigo prosegue al prossimo incrocio, si gira e ci avviciniamo. Come chiedo alla coppia se vuol salire a momenti mi travolgono pur di montare al volo e si siedono al nostro tavolo, spiegandoci in un tedesco inglesizzato che la moglie non ce la faceva più a camminare per via del mal di piedi. Per strada altri ci fanno segno ma ridendo quindi tiriamo fino al porto coi nostri due nonni tedeschi.Al momento di farli scendere grandi baci e abbracci, il lui che traffica fino a tirar fuori un biglietto da visita: vuole che io gli scriva. Si avvicinano anche altri al camperott per congratularsi per la nostra “opera buona”. Sono tutti crocieristi della “Costa crociere” e sono diretti anche loro a Capo Nord: li avevano mollati per una passeggiata a terra ma ben lontani dal porto. Gli altri che vengono a fotografarci, abbracciarci ecc., sono misti: un romano casinista, una altrettanto casinista coppia pescarese che conosce Villanova e Cepagatti. Foto, abbracci, auguri di buon viaggio e via.     
A Leknes, nel negozio di articoli sportivi, Amerigo fa l’ennesima bella spesa: canna da pesca normale, necessario per pesca da barca, super mulinello, una bella montagnola di nokie.
Il venditore ci da anche l’indicazione per una uscita con la barca da pesca. Proviamo a recarci a Ballstad ma non troviamo un’acca. In compenso un altro negoziante ci dice dove potremmo trovare: entro dove mi ha detto lui e il tipo mi dice che non stasera, domani sera forse la barca esce. Ci scambiamo i numeri di telefono. Ci accampiamo lì vicino per mangiare dopo di che Amerigo decide che per il suo standard ha aspettato anche troppo e ripartiamo.
Se non che si accorge che il mulinello non corrisponde a quello indicato sulla scatola di imballaggio: torniamo al negozio per cambiarlo. Detto fatto. Salvo poi autoconvincersi che quello reso era meglio di quello “giusto”. Che ci vuoi far...C’è una mezza idea di visitare il Museo Vichingo: proviamo ad entrare nel villaggio vichingo ricostruito ma ci ispira molto poco e ce ne andiamo via.                                      
A Henningsvaer, fuori da un camping, troviamo un punto camper per svuotare gratis. In questo senso ci va veramente di lusso, si trova sempre e anche in buone condizioni ambientali.
I ticinesi, Carminati di cognome e un po’, tanto, berlusconiani, epperciò a noi very sympa, lui si chiama Pier Enrico, tanto per dire, ci hanno detto che la sera prima hanno visto il sole di mezzanotte, cosa per noi impossibile a A perchè il camping, anche se davanti ha il mare, è circondato dai monti. Allora Amerigo, studiando la cartina delle Lofoten punta su un posto, Eggum, che sembra particolarmente esposto. Lo raggiungiamo: tra prati bellissimi, gialli e rosa, arriviamo ad un cancello aperto e scassato, con una cassetta, altrettanto scassata, dove dice che devono pagare 20 nok, ma dentro non c’è niente. Ci addentriamo per una stradina bianca tra i prati, avanziamo di due o tre chilometri e in vista del mare scopriamo una distesa di camper sparpagliati sull’erba.    
Uno scenario naturale semplicemente meraviglioso: un prato immenso che digrada verso il mare di
un blu profondo, con alle spalle monti altissimi, con ancora tracce di neve e una gola dove scende una cascata veramente bella che forma una specie di lago, in realtà è l’interno di un piccolo fiordo.Ci sistemiamo anche noi, c’è il solito qui pro quo dell’allarme, stavolta per colpa mia: ci ho preso dentro trafficando col telefono, e quindi risuona il nostro arrivo per tutta la valle. Ci scusiamo con la coppia svizzera, di Zurigo per davvero stavolta, che ha il camper attaccato al nostro.
Facciamo una lunga passeggiata tra le pecore fino alla cascata, e dopo cena, attacchiamo bottone coi vicini, ognuno a modo nostro: Amerigo aprendo una bottiglia di recioto col nonno e io in giro in passeggiata, un’altra volta fino alla cascata, con la nonna. Che, mi sembra e non mi sembra, con aria innocente, ogni tanto emette un rumorino sospetto.Poi in compagnia tiriamo notte. Notte...si fa per dire perchè il sole resta sempre più abbagliante. Per ingannare l’attesa della mezzanotte (gran discussione se per via dell’ora legale è mezzanotte alle undici o all’una) – da tenere d’occhio perchè a quell’ora il sole resta un po’ sospeso sul filo dell’orizzonte e poi ricomincia a salire.
Si apre un’altra bottiglia, Amerigo che fatica a star sveglio fa il caffè – solo che casca male, è caffè norvegese e per quanto cerchiamo di pressarlo nella moka resta sempre leggerissimo e marroncino chiaro – poi tira fuori le bocce e lui e lo svizzero Gianni Zago -  nato a Paese di Treviso, a Zurigo da 50 anni (segue molto la politica italiana, ce l’ha a morte con Prodi che secondo lui con l’euro e altre schifezze ha rovinato l’Italia) (sono d’accordo) -  giocano un po’.Facciamo tutto un impianto cinematografico per riprendere il sole. A fine “spettacolo”, quando il sole torna a risalire nel cielo, andiamo a letto, noi , gli svizzeri, e tutti gli altri camperisti che in barba al freddo cane se ne sono stati sul prato con gli occhi, coperti dagli occhiali da sole, rivolti all’orizzonte.Ci accordiamo per salutarci il giorno seguente: io temo che Amerigo faccia come il solito, cioè sparisca all’alba e invece sono gli svizzeri che ci svegliano per salutarci e se ne vanno prima di noi
Beh ma loro sono abituati a viaggiare molto: sono reduci da un viaggio di 40.000 km e di sei mesi per tutta l’America del Sud per quanto è lunga.     
Eggum, Giovedì 5 luglio 2007, km 16401
Come ho già detto, contrariamente a quanto pensavo sono gli altri a svegliarci per salutarci: il Gianni Svizzero e moglie stanno partendo. Loro scendono al sud, percorso inverso al nostro.
Allora ci alziamo, e dopo colazione, anche noi facciamo il pieno dell’acqua, sempre gratis, ammiriamo ancora un po’ il panorama indimenticabile e riprendiamo il viaggio verso nord.
Tutti ci hanno detto che a Svolvear si pesca bene ma a noi ci prende male: il cristallo del finestrino dx fa le bizze. Resta aperto. Amerigo traffica un po’ e lo chiude ma chissà per quale motivo quando poi apre la sua portiera scende ancora il mio vetro e non riusciamo più a chiuderlo. Gran nervoso, visto che lo stesso problema l’avevamo avuto in Germania in aprile e l’avevamo fatto riparare dall’Officina Righetti a San Pietro, dietro il Famila.Chiediamo il numero dell’officina a Rinaldo ma è ora di pranzo e non rispondono. Prima al distributore Shell (dove abbiamo messo 39,95 litri x 10,76= 429,86 in contanti), poi a quello Esso – Officina Ford, vari ragazzotti pieni di buona volontà provano a risolverci il problema, inutilmente. Il mutandato Bjon Borg (gli escono abbondantemente gli slip con la scritta dai pantaloni abbassati) decide che se vogliamo continuare  il viaggio,  tenendo conto che c’è sboro, è meglio se il finestrino resta chiuso quindi, dopo averci consultati, taglia i contatti e me lo fa morire così, invitandoci a risolvere definitivamente la cosa a Verona, ammenocchè non desideriamo aspettare qui un paio di settimane per l’arrivo e la sostituzione del pezzo di alzacristalli danneggiato.Necessità virtù: lo ringraziamo per l’operazione chirurgica eseguita, gli diamo le 500 nok richieste, e con un muso lungo lungo ripartiamo non degnando la Venezia del nord del minimo cenno d’attenzione.Che comunque è curioso quante replicanti di Venezia ci sono nel mondo: in Francia, Colmar la chiamano la Petite Venise, Amsterdam è la Venezia del nord – olandese, questi qui hanno la Venezia anche loro del nord. Bastano un po’ di ponti, qualche canale, casette colorate, e il gioco è fatto.            
Per la fine del 2007 è previsto un collegamento Lofoten- Vesteralen via terra, non so se con un mega ponte o con un tunnel sotto acqua ( qui in Norvegia ogni “mente che” mi viene da ridere pensando a tutte le polemiche sul “ponte” di Messina....), ma fino ad allora bisogna traghettare.
Arriviamo a Fiskebal e saliamo sul traghetto per le Vesteralen, 243 nok, con una botta di culo: ci siamo messi nella fila più lunga, perchè siamo sempre molto ligi e rispettosi. Davanti a noi alcuni furbetti si spostavano di fila nell’attesa, per guadagnare posti. Invece sono rimasti a terra, perchè i norge non sono fessi e decidono le file come si deve.    Alle Vesteralen, Melbu, ci si è presentato un panorama sempre bellissimo ma completamente diverso da quelli visti fino ad ora: in “continente” grandi foreste, alle Lofoten giardini e montagne, ruscelli e oceano azzurrissimo. Qui è rimasto tutto selvaggio: la costa è spesso rocciosa e non toccata da mano d’uomo, sassi, alghe, rarissime case, strada principale a una sola carreggiata (però è la E 10, autostrada), pochi alberi molti arbusti licheni tundra e comunque sempre montagne molto alte.Dappertutto “attenti alle renne” ma invece zero assoluto, neanche l’ombra finora, tranne quella vista d’improvviso un pomeriggio nei dintorni di Lund. In compenso qui neanche pecore , salvo un paio, giusto per giustificare un po’ di spussa. Per avere una buona visuale del finto tramonto del sole decidiamo di lasciare la strada principale (altrimenti non saremmo noi se non ci cacciassimo sempre in strade casinevoli) e dopo Sortland, a Risoyhamm, giriamo a sinistra, su una strada “a misura d’uomo”, nel senso che due non ci stanno, con, in teoria come a Positano, la roccia a destra e il mare a sinistra. Qui non sanno cosa siano i guard rail. Quando va di lusso c’è giusto un murettino di dieci centimetri scarsi lungo il bordo strada. Passiamo a volte in mezzo a una specie di buco del c., minimo sindacale, scavato nella roccia per far passare la chiamiamola così strada. E’ un colpo d’occhio maestoso. Quando non c’è lo strapiombo ci sono pietre, rocce che digradano verso l’oceano. Ringraziando il cielo non incrociamo nessuno. Cerchiamo un posto per fermarci ma non c’è uno spiazzetto a pagarlo oro.
Uno lo troviamo: ci sono già due o tre camper ma a me, la solita rompiballe, non sembra di avere una buona visuale dell’orizzonte. Allora proseguiamo. Oltre una roccia c’è un camper Pilote, svedese lui asiatica (o esquimese) lei. Chiedo, come faccio sempre se c’è un solo camper, se disturbiamo fermandoci anche noi. No, ma che scherziamo, lei è contenta e mi spiega che è lì proprio per il Midnight Sun, che non conoscono la zona, e che restano lì tutta la notte. Mangiamo (primo pasto della giornata, d’altronde con tutto il nervoso del finestrino nello stomaco non sarebbe passato un fuscello) e facciamo una bella passeggiata sulle rocce: piatte, frastagliate, tutte camminabili, un paesaggio lunare, con un piccolo faro solitario e romantico.Sulla strada il camperott si staglia fiero, nonostante la ferita subita nel finestrino, contro la montagna, attorniato dal verde della tundra.Ma alle otto di sera non si può pretendere che Amerigo resti sveglio senza niente da fare (meraviglia delle meraviglie non ha mai fatto il sudoku, la stronza tv non funziona...) e allora, scusandoci con la coppia del Pilote ripartiamo in direzione Andenes, dopo Anderoya, l’ultimo punto di quest’isola, da dove parte il traghetto per Senya,  perchè  probabilmente al porto si pesca.Proseguiamo sulla strada che non è solo secondaria ma terziaria ecc., superiamo posti strani (ad un certo punto sembra una base missilistica, tutte antenne e un piccolo missile puntato al cielo) e arriviamo ad Andenes. La prima insegna, come troviamo quasi dappertutto, è un “Napoli” pizzeria e kebab. Cerchiamo il porto d’attracco. Dove c’è scritto “No Camping” giustamente ci sono alcuni camper italiani: d’altronde “non” è un camping..Arriviamo in un punto dove la sosta è permessa, altrimenti come già ampiamente fatto capire, Amerigo non si fermerebbe assolutamente.
In zona porto ri-incontriamo i Carminati. Passeranno la notte in zona perchè vogliono traghettare fino a Senya e di lì recarsi a Tromso e poi su a Capo Nord. Hanno perso l’ultimo traghetto di oggi  perciò pensano di prendere il primo traghetto di domani.Sono sconvolti, sono appena scesi dal safari delle balene, hanno lo stomaco in subbuglio per il ballonzolare del traghetto e sono intontoliti per le pastiglie anti mal di mare fornite sulla barca. La mamma, Manuela, ne ha prese quattro. Sono contenti però per aver visto da vicino sia tre balene sia Abramovich, il boss del Chelsea, sul suo yacht. Non capita a tutti.Decidiamo di attendere insieme la mezzanotte. Per ingannare l’attesa Amerigo, Luisa (14 anni) e Pietro (qualcosa meno, minimo nove mesi), si armano di canne da pesca e si dirigono al molo di sassi per far finta di pescare. Veniamo a sapere che con la lenza a fetta di salame non ha preso niente e perciò i genitori, impietositi, gli hanno regalato una canna da pesca (Amerigo ha sofferto per lui per quanto era strassa). Comunque lui passa ai ragazzi parte del suo armamentario e vanno alla guerra. Io resto sul camper ticinese e passiamo il tempo col limoncino fatto in casa svizzera, con caffè e diari di viaggio di colleghi camperisti che ci hanno preceduto e che hanno messo le loro esperienze su Internet.Quando ci sembra che il sole decida di comportarsi bene avvicinandosi all’orizzonte pensiamo di riunirci ai prodi pescatori che non hanno preso manco un’alga e scherzando e ridendo sulle avventure camperistiche (tipo il fantozziano episodio dell’inaugurazione del water da parte di Pietro non edotto sul fatto che bisogna aprire la leva e quindi ha intasato l‘attrezzo – WC - continuando a tirare l’acqua per far scendere ciò che doveva scendere,  facendo danno completo di tracimazione, fino a quando i genitori, consultando il dèpliant del camper, svuotando una tanica non ancora riempita, con il prodotto ampiamente ancora in superficie, consultandosi, studiando il problema da vicino, tappandosi il naso, hanno scoperto e risolto l’arcano, e amenità varie) , condividiamo ampiamente con il papà le critiche alla politica italiana di oggi, ci dice che ora gli svizzeri, dopo l’Euro, non vengono più in Italia in ferie perchè i prezzi sono troppo rincarati, e via discorrendo, poi raggiungiamo i “pescatori” e passiamo insieme a loro qualche ora nel sole.    Alle due, mentre “Mr. Sun” riprende il suo viaggio, il PierEnrico decide che è ora di dormire e trascina a letto una moglie ancora infreddolita e scombussolata dalle balene e due figli recalcitranti, chiedendoci se ci offendiamo se si mettono già nella fila per il traghetto e ci passano quel che resta della “notte”.Non ci offendiamo, li salutiamo, diciamo loro che noi prima pensavamo di prendere il traghetto, poi abbiamo cambiato idea, poi l’abbiamo ricambiata, ora vediamo cosa facciamo: in ogni caso cerchiamo di tirar tardi per arrivare a Capo Nord il lunedì. In effetti siamo stati avvisati dell’immensa ressa che intasa l’isolotto il sabato e la domenica: questa domenica c’erano 3500 camper e un centinaio di corriere.Loro dicono che se forse chissà può essere che ci troviamo a Capo Nord il lunedì. Ci scambiamo gli indirizzi e ci salutiamo.A questo punto non era bello restare lì: la specie di porto era triste e desolata. Siamo partiti verso Sortland, questa volta dalla strada principale, capirai che roba, e in una specie di area picnic abbiamo visto sei camper, tutti in fila lungo la stradina interna. Allora, accodandoci, abbiamo fatto il settimo e siamo andati a dormire.
Isole Vesteralen, da Andenes a Sortland,Venerdì 6 luglio 2007 – km 16682
Ci siamo svegliati con abbastanza comodo, intorno alle otto. Mentre facevamo colazione si è avvicinato il tipo del terzo camper, un genovese con signora. Ci ha raccontato che Capo Nord è un pacco (però lui c’è stato) mentre bellissimi da vedere sono due posti verso la Finlandia, Vadso e Varda.Dice che ha pescato molto.Poi racconta che in Svezia ha raccolto quintalate di funghi.
Prima che facesse danno accendendo la pipa che teneva in mano sono arrivati dei suoi amici e se ne è andato.Per strada, scendendo da Andenes, abbiamo incrociato due ragazzi e una ragazza in bicicletta con la maglia rosa di casa nostra, con la pubblicità dell’Estathè sulla schiena.
Abbiamo ammirato i terreni incolti, ricchissimi di fiori gialli e rosa, un vero spettacolo della natura, ripartendo senza una meta ben precisa, incerti fino all’ultimo momento se fare tutto il giro, lunghissimo, centinaia di chilometri, intorno ai fiordi per arrivare nella zona di Troms o se traghettare come i Carminati, quando, cercando un distributore, avendo deciso, al fine di evitare la strizza, di fare il pieno ogni volta che ci troviamo a metà serbatoio, come spesso ci capita, ci siamo trovati ad un attracco, Stangnes.Come ormai nostra abitudine, allora già che c’eravamo, siamo rimasti in fila e poi saliti. Fortunati anche in questo perchè era un traghetto piccolo che ha lasciato a terra le altre file. Io sono salita sul ponte con un libro (ormai sono un’esperta di traghetti), Amerigo mi ha raggiunta quindi abbiamo pagato lassù il biglietto senza che l’addetto potesse misurare con gli occhi la lunghezza, troppa, del Bil. Tra l’altro i loro occhi misuratori lo sono per eccesso e capita che spesso cercano di affibbiarci 8 metri anzichè i 7 reali. Così abbiamo pagato per i 6 metri, 144 nok, risparmiando notevolmente.Scendendo a Sorrollnes , sull’isola di Rolloya, ci siamo segnati i posti pescosi. Ne abbiamo raggiunto uno facendoci fare l’apripista da una corriera: altra stradina strettissima su strapiombo, con oceano incredibilmente azzurro e montagne di fronte ancora innevate, con un sole meraviglioso.In effetti, dopo il bagno torrenziale di Oslo e qualche acquazzone notturno e anche diurno per la verità, da una settimana e più c’è un sole stupendo, caldo di giorno, freschino la notte ma facilmente rimediabile col piumino d’oca di Fabio.
Non essendo soddisfatti di quanto visto ad un porticciolo, siamo entrati nel tunnel di Ibestad, 3398 mt che unisce Rolloya ad Andorya, l’isola di fronte, viaggiando a 114 metri sotto il livello del mare.
E’ una galleria che sembra in sterrato, scavata nella roccia, che scende notevolmente, con una gran pendenza e un po’ impressionante.Ora siamo accampati liberi al porto di un paesino molto piccolo, Sorvik, dove finalmente Amerigo ha preso un bel merluzzo e un suo cuginetto piccolissimo. In precedenza un altro piccolissimo, preso, l’aveva liberato invitandolo ad andare a chiamare suo padre. Domattina andiamo verso il nord di quest’isola, come ci ha consigliato un signore di qui. Suggerisce di andare ad un Tourist Office per avere informazioni sulla benedetta barca che dovrebbe volesse il cielo portare Amerigo fuori per la pesca e comunque per pescare sotto un ponte che tutti dicono sia veramente pescoso. Speriamo in bene.
Facevo una riflessione sull’immenso numero di camper che circolano per la Norvegia: al sud c’era un predominio di Hymer, qui al nord sono tutti Detleffs (spesso anche molte roulotte), altri Frankia, Pilote. Comunque siamo rappresentati anche noi veronesi perchè ieri c’erano due Wingam.
E i residenti, tutti, per pochi che siano, comunque tutti, hanno o la roulotte o il camper parcheggiato davanti casa.Passando all’estetica, la “bellezza” norvegese latita. Non c’è. I maschi sono o tutti bestioni o magrissimi, tatuati, mal vestiti. Le femmine di Norvegia sono bambine bellissime, ragazzette con i salsicciotti sulla pancia,  col bombrigolo bene in vista anche a diciotto gradi di temperatura, le donne sono tutte culone e tettone, soprattutto culone, sempre scollate, e le vecchie stranamente magre tipo aringhe secche.
Amerigo sta tornando dal tentativo di pesca. Mah, l’aria è così così. Si chiude e si va a letto
Sorvik, Sabato 7 luglio 2007 – km 16948
Dopo la notte passata nel porticciolo di Sorvik, accompagnati dalla fragranza emessa da un grosso bidone delle immondizie (profumo che comunque si mescola a quello del merluzzo e delle pecore che anche qui, solo cinque o sei, giusto per la rappresentanza, ci sono), in perfetto silenzio tranne qualche sgraziato verso dei gabbiani, ci giriamo tutta l’isola di Andorya in tutti i sensi fino alla fine delle strade senza uscita. Prima proviamo ad accamparci vicino al ponte a nord dell’isola, definito molto pescoso anche da un Sorvikiano molto gentile. Amerigo, come ormai sua abitudine da quando tenta di pescare, perde l’ennesimo cucchiaino. Inc. nero,  dopo aver livellato ben bene il camperott mettendolo in bolla perfetta e su e giù dalle zeppe, decide d’un botto di proseguire nel “tour”. Per strada notiamo vari segni relativi ad una corsa ciclistica, con l’arrivo indicato da una grande bandiera norvegese dipinta per terra e l’apparecchio del fotofinish a lato. La corsa (di cui avevo letto sul traghetto arrivando, - c’era anche scritto di un Giro di Norvegia per bimbi sotto i dieci anni, i poverini -) era indicata su una strada che i nostri strapagati girini sicuramente si rifiuterebbero di fare, andata e ritorno praticamente in contemporanea su una stradina tutta saliscendi con riservata una parte piccola alla salita e una un po’ più larga per la discesa.
Avendo visto che stavano anche pulendo la strada e desiderando non intrigare abbiamo inforcato la nostra solita stradina laterale, questa volta per di più bianca, non asfaltata, coi rami che toccavano il camperott. Un ramo ha perfino segnato un po’ la carrozzeria, tanto per gradire. Siamo proseguiti per cinque o sei chilometri con l’ansia di non poterci rigirare per il ritorno.
 Invece quasi alla fine della discesa, perchè oltre che stretta la scaissaia era pure ripida, c’era un WC e un paio di cabine tipo spogliatoio. Abbiamo svuotato quanto c’era da svuotare e scendendo ancora abbiamo raggiunto il cuore del fiordo all’interno di Anderoya, sempre comune di Ibestad che si trova nell’altra isola. Posto come il solito superlativo, non vorrei ripetermi ma è quasi d’obbligo: una spiaggetta ben tenuta, con i focolari già pronti per le grigliate, un paio di tavole in legno con panche circolari ancora nuove, un posto apparentemente promettente per la pesca da delle rocce che abbiamo raggiunto a piedi, sempre dopo aver coscienziosamente messo in bolla il Camperott, attraversando sguazzando nell’acqua diciamo bella fresca di tre torrenti, con l’idea di trascorrere lì in tranquillità la giornata, in modo anche da non intralciare i corridori. C’erano anche dei sassi che hanno colpito la mia fantasia: colorati e brillanti. Finite le usuali formalità, cioè perdita di amo e lenza, Amerigo, data l’ora, quasi mezzogiorno, ha deciso di levare le tende, pardon, il camperott e di proseguire il giro chè per i corridori ci saremmo regolati al bisogno. Gira che ti giro siamo tornati al ponte, al posto del mattino: finchè cucinavo il merluzzo di ieri, buonissimo, con la farina presa alla Coop che mi sa tanto sia quella che viene usata per fare il pane, granulosa e poco “adesiva”, ma tant’è, a ogni bon soldà ogni arma fa, come dice McGyver, Amerigo è sceso a regalare anche a questo fiordo un po’ della sua attrezzatura.   A fine pasto hanno cominciato a passare i corridori. Uomini, donne di tutte le età e soprattutto di tutte le dimensioni. Di quei posterioroni piazzati sulle selle! Leggendo il numero sulla schiena abbiamo dedotto che dovevano essere sui 2700: ci chiediamo come hanno fatto a riunire così tanta gente. Probabilmente sono venuti da tutta la Norvegia. In mezzo al paese, tre case circa, un gruppetto di una ventina di persone, probabilmente tutti gli abitanti, per incoraggiare urlavano Eja Eja.. forse non erano tutti fascisti perchè non aggiungevano Alalà. Doveva essere un gran avvenimento perchè c’era un elicottero che continuava a passare, ambulanze, Politi (polizia). L’unica pattuglia di polizia vista in tutto questo tempo. Amerigo si è sfogato cucarachando e loro ricambiavano ridendo e facendo gesti di saluto.
( non c’entra nulla ma mentre scrivo sono le 0.42, a Lingsmar, in centro paese,  c’è un bel sole e un sacco di gente a piedi e in bicicletta, coi bambini sul sellino posteriore che fanno caciara).
Quando ci è sembrato che il peloton fosse passato tutto abbiamo dislivellato il Camperott e ripreso la nostra marcia. Arrivati all’accampamento di tende e camper dell’entourage dei ciclisti Amerigo ha ripreso a cucarachare. Tutti ridevano e salutavano. E poi ancora quando davanti a una chiesa abbiamo visto due sposi: dalla reazione festosa hanno dimostrato di gradire molto. Non sono riuscita a fotografarli, una rabbia. Era tutto un garrire di bandiere norvegesi. Qui ogni casa ha la sua brava asta per la bandiera, o rettangolare o bislunga che finisce a punta. Normalmente è davanti alle scuole o a quello che, oltre che negozio, ufficio postale, ecc., può servire anche da municipio o simile. Oggi non c’era casa, casotto, garage che non avesse una bandiera sventolante. All’inizio dei vialetti delle case c’erano i soliti due vasi di fiori con la loro brava bandierina sventolante.
Pensavamo fosse festa nazionale e ci siamo già visti ridotti a secco di gasolio per l’impossibilità festiva di fare rifornimento, tanto più che l’indomani è domenica. E invece no, tutte le tante bandiere erano solo per festeggiare i coraggiosi ciclisti.Riprendendo la nostra marcia di avvicinamento a Capo Nord ci siamo immessi sulla E6 costeggiando i fiordi.Strada sempre stretta, con degli slarghi giusto per sbagliarsi con il mezzo di fronte.Dopo un tot di km, spesso noiosi, all’interno, all’improvviso abbiamo letto Mollisfossen. Un vago ricordo di quanto letto più la parola fossen ci ha detto che forse c’erano delle cascate da vedere. Senza porre tempo in mezzo abbiamo girato a destra il camperott immettendoci sulla 287. Una cascata bellissima ammirabile da un ponte con ringhiera alquanto ammaccata ci si è presentata sotto con tutto e di più: potenza, fragore, spruzzi fino al ponte e uno stupendo arcobaleno che si alzava dall’acqua. Più avanti altra indicazione: Maaserlvfossen. Siamo artrivati in un parcheggio adiacente a una specie di villaggio turistico con le persone in costume nazionale, uomini donne e bambini, elegantissimi. Forse era per festeggiare un matrimonio. Da una passerella in legno siamo arrivati ad un balcone sopra la cascata. Era dopo le 18: non abbiamo pagato l’ingresso ma anche non siamo potuti entrare dove si poteva vedere la “risalita” dei salmoni, secondo la guida della Norvegia, più ardita del territorio: circa 400 metri di salto.Dopo un centinaio di km molto graditi al camperottista di stradina stretta ma libera da traffico e simpatica, con cascatine laterali, piacevolissima, siamo rientrati sulla E6. Fattasi notte “orologica”, ci siamo sistemati per la cena e per la notte.“Bollati”a Kafiord in una minipiazzola molto panoramica tra il verde e sul fiordo, troppo bella, mentre io cucinavo Amerigo assolveva il suo rituale compito, cioè donare ancora qualche attrezzo da pesca al mare di Norvegia senza nulla pretendere in cambio, visto il suo buon cuore.A cena finita repentina decisione del camperottista: facciamo un altro po’ di chilometri. Siamo arrivati a Lingsmar. Per la prima volta ci sistemiamo in un regolamentare parcheggio cittadino, dopo aver visto un sacco di gente in giro, pullman addirittura di turisti in piedi a naso in su per vedere le evoluzioni del sole.Il parcheggio è grande e deserto. Abbassiamo le tende, facciamo tuttto buio, io sono un po’ inquieta per via di un sasso per terra a lato camper, e andiamo a letto. Tempo un’ora sento un botto, urla sguaiate pianti e strilli: c’è una coppietta, lei massino quindici anni, che fa il diavolo a quattro, con lancio di borsa sotto il nostro mezzo e urla proprio appiccicati a noi. Amerigo apre l’oscurante e in buon italiano, per farsi capire meglio, chiede se ci sono problemi. Il ragazzino col pollice alzato o chiede l’autostop o fa segno che va tutto bene mentre la ragazzina è riversa per terra, giusto per dargli ragione. Ci stanno rovinando la nottata: aspettiamo che si scansino, che lei si getti per terra un paio di metri più in là giusto per non investirla, e ce ne andiamo. Sotto il nostro camper resta una bottiglia rotta di birra, un paio di occhiali a pezzi e altri ammennicoli.E’ oltre l’una di notte: gran difficoltà a guidare perchè il sole,  basso all’orizzonte ma molto splendente, orba da morire.Dopo un centinaio di chilometri troviamo una pizzola a Nordreisa con già cinque o sei camper e ci uniamo a loro.
Nordreisa, Domenica 8 luglio 2007, km 17359
Tappa di avvicinament a NordKapp: non ci siamo fermati ad Alta x vedere i graffiti, non abbiamo visitato i dintorni, ecc.Ci siamo trovati ancora in montagna, circondati dalla neve.Abbiamo continuato a vedere i segnali di renne e alci, ma di loro, in carne e pelliccia, manco l’ombra:
Abbiamo fatto rifornimento per puro culo a Sorstraumen: il gestore era passato per cavoli suoi. Con un gran baccano, facendo risuonare il suo allarme, mezzo addormentato, ci ha aperto il distributore. Abbiamo pagato senza problemi con la Visa. Statoil è più simpatico di Esso e Shell.Per strada passiamo in mezzo a lunghissimi lavori in corso, con allineati molti mezzi d’opera, lasciati tranquillamente a lato strada, scavatori, ruspe, ecc., a decine. Ci fa pensare: cosa succederebbe a questi macchinari se fossero parcheggiati incustoditi a lato delle nostre strade?, chiedere ai nostri ex clienti mantovani..Decidiamo di recarci, immediatamente prima di Capo Nord, a Giesvaer, da dove partono i traghetti che visitano la riserva naturale per vedere gli uccelli, in particolare le pulcinelle di mare.Arrivati nelle vicinanze, neanche il tempo di chiederci dove saranno i ticinesi che vediamo il loro camper Baron – Elnagh fermo davanti ad un accampamentro Sami, provvisto di tenda e cappelli a tre punte, che tutti ci hanno detto di evitare come la peste dati i prezzi altissimi dei souvenirs.Minicucarachata di avvertimento e loro ci avvistano, partono e ci seguono fino alla prima sosta permessa. Ci salutiamo. Noi avvisiamo che cerchiamo un camping per le pulizie personali e per la ricarica elettrica della nostra attrezzatura. Loro invece puntano dritto a Capo Nord, distante ormai solo una sessantina di km.   Finalmente per strada incocciamo nelle prime renne, quelle turistiche secondo Amerigo: se ne vanno tranquille sulla strada. Sono bruttissime perchè stanno facendo la muta del pelo: grossi pezzi di vecchia pelliccia coprono malamente quella nuova. Mansuete lo sono senz’altro: non si scompongono assolutamente nonostante i camper che vanno su e giù.    Ci ritroviamo quasi all’improvviso in una TollPlaza: dobbiamo pagare il tunnel sottoacqua che ci porta sull’isola di Mageroya dove si trova il paese di Honningsvag e da lì, dopo 30 km, il promontorio di CapoNord.  Prepariamo le 145 Nok chieste per le macchine e i camper fino a 6 mt, sperando che ci vada bene. Amerigo si tira anche un po’ pù avanti per imbrogliare se possibile il casellante seduto nel casottino ma inutilmente: quello ci guarda, controlla i segni gialli per terra, ci vede più lunghi di sei metri e ci chiede ben 507 nokie, solo andata. Un ladrocinio. Aggravato dal fatto che non ci accetta la Visa e perciò fa calare di molto le nostre riserve monetarie locali.
Con un nervoso che si potrebbe tagliare a fette tralasciamo l’idea del camping, della riserva di Gesvaer e a momenti anche l’ingresso in Capo Nord. Se anche per l’ingresso al Capo non ci accettassero la Visa, infatti, sarebbero guai,  avendo in nokie poca roba.   Prepariamo le  nok per il ritorno (perchè non c’è altro mezzo per tornare, fanno solo biglietti singoli, senza andata e ritorno, sti ladri) e saliamo. Con gli occhi foderati di rabbia non apprezziamo come si deve la strada che si snoda stretta ed agile sul costone del fiordo con sotto il mare, con tutta roccia tipo Campo Silvano, renne, finalmente, a contorno del pesaggio bellissimo, poi, finita la roccia tipo falesia, una sconfinata prateria con la stradina, stretta sempre, anche se di “prato” disponibile per allargarla ce n’è a vista d’occhio. Così per trenta chilometri oltre l’indicazione del paese.   Al casello, titubante, Amerigo si ferma un po’ prima. Io scendo a vedere se mi accettano la carta.  Ma certo, che problemi ci sono? Bsta che faccio la signature. No problem, da qando sono qui ho fatto solo signature. Entriamo con i ticinesi a ruota, belli contenti perchè loro hanno pagato prima le 145 nok per il tunnel affogato e ora meno di noi anche qui perchè sono 6 metri giusti e con un camper neanche suo, a noleggio. Il piazzale, non livellato, è già punteggiato di camper. Non i 3500 detti dal Gianni svizzero-trevigiano, ma comunque tanti. Ci parcheggiamo lasciando tra noi e i ticinesi una macchina norvegese tanto per mantenere le distanze. C’è un vento che taglia, sta salendo la nebbia, c’è un freddo cane. Ci mettiamo addosso quasi tutta la nostra fornitura di giacche e berretti e proviamo ad entrare prima nel Centro e poi verso il famoso mappamondo, simbolo di Capo Nord.
Ho con me la telecamera: ad una sorridente addetta al ricevimento chiedo se posso attaccarla alla corrente. Sicuro, anzi ci pensa lei ad accucciarsi sotto per sistemare la presa e mi dice che lei resta in servizio fino alle due di notte. Grazie. Usciamo: c’è nebbia ma ogni tanto una spera di sole si fa vedere timido in mezzo alle folate veramente incazzate del vento. Ci avviciniamo allo strapiombo che se fosse nitido sarebbe impressionante. Facciamo ugualmente qualche foto e rientriamo.
Visitiamo il tunnel con le vetrine dove si racconta con ricostruzione di statue la storia, si parla di un prete italiano di Ravenna, arrivato fin qui a piedi, il primo turista che ha visitato il Capo e ha detto che oltre qusto posto finisce il mondo conosciuto,  entriamo nella Cappella di San Giovanni, una nicchia molto raccolta, tutta in blu e luci soffuse, due metri per tre circa, con delle sedie a semicerchio, una musica appena percettibile, e in una mezza barca messa in verticale un crocifisso stilizzato, publicizzata come chiesa interreligiosa. Ho detto una preghiera in cattolico, terza domenica senza Messa, un record negativo per me. Continuando nel tunnel visitiamo una strana stanza tutta stucchi e dorature di tipo siamese, con scritte incomprensibili,dove in qualche modo si capisce che ha a che fare con con un re innominabile per me che è arrivato qui dal Siam nel 1907. Dal depliant apprendamo trattarsi del Museo Thailandese. Più avanti entriamo nel bar, grande, nei toni dell’azzurro, scavato nella roccia, un po’ cimiteriale, con tutto  intorno accese e disseminate migliaia e migliaia di candeline, con un cameriere che continua a rimpiazzare quelle bruciate.
Nel negozio prendiamo alcune cartoline e vediamo che non c’è gran che di souvenirs. Adocchiamo proprio il minimo indispensabile per figli nipotina e nuore. Davanti alla sala cinematografica, caldamente raccomandata dal Gianni svizzero, c’è una lunga fila di persone. No problem: il film lo danno a ripetizione ogni mezz’ora, fino alle due. Dev’essere indimenticabile perchè dura 17 minuti e il Gianni ce ne ha parlato diffusamente per un’ora. Apprendiamo in seguito che è stato girato da italiani. Usciamo sulla terrazza: stessa storia, se ci fosse limpido vedremmo un gran strapiombo.
Andiamo a curiosare al ristorante: io vedo una tipa con un piatto che in un buffet tutto rotondo con tavola centrale e forni e fornetti intorno tocca tutto, apre tutto e si prende qualcosa dappertutto.
Leggiamo che con 240 nok possiao prenderci quello che vogliamo. Controllo se accettano la Visa. Ok. A un minitavolino vediamo arroccati i ticinesi, coi piatti praticamente sulle ginocchia: ci dicono che tutta la sala ristorante è chiusa, ben tovagliata con rose e fiori sparsi tra piatti e bicchieri, perchè riservata per la principessa della Thailandia e per tutto il suo seguito. A loro hanno detto che se si trovavano un posto a sedere fuori del ristorante ok, potevano mangiare. Con un po’ di fortuna, solo perchè alla parola “buffet” la cassiera mi crede francese e parte come un treno, finalmente, a parlarmi in una lingua che mi rendo conto ora di conoscere quasi perfettamente, chiedo ancora se veramente possiamo prendere tutto quello che ci va, lei dice sì e mi chiede cosa beviamo, prendo una birra e una caraffa d’acqua. Il cameriere si scusa : non c’è posto. Nel frattempo Amerigo, ancora con molto nervoso da dopo pedaggiotunnel, ha reperito un tav, impossibile chiamarlo tavolo, e cerca di attirare la mia attenzione per farmelo tenere mentre va a rubare due sedie da qualche parte.
 Dopo qualche difficoltà nello scovare dove sono i piatti ecc. ci sediamo e mangiamo veramente bene e tanto: buona la carne, buona la zuppa, verdura, pesce, dolci, anche il pane, finalmente buono dice Amerigo (io non lo mangio ma gusto tutto il resto). E c’è un gran fervore: il maitre che continua avanti indietro guardando l’orologio, telefonando, i camerieri tutti all’erta, una cameriera, con tacchi molto risuonanti, che va dall’ingresso al centro alla porta del ristorante e ritorno, uno arriva trafelato con un pacco di guanti bianchi nuovi. La cameriera un po’ recalcitrante che li indossa, li cava, li mette: c’è un sacco di occhi a mandorla tutti agitati. Una codona, una thailandese piccola e magra ma con una coda di cavallo lunga fino al polpaccio (fotografata dicendole: sta’ ferma un attimo)  non smette di agitarsi. Un sacco di gente con macchine fotografiche puntate sulla porta d’entrata. I ticinesi si stufano di aspettare e vanno a vedere il famoso film. Noi restiamo a finire con calma di mangiare e intanto completiamo lo sbollimento dei nervi-tunnel. Amerigo chiede il caffè. Quello compreso nel menu, bevuto da tutti e anche da me, è quello da litro all’americana. Per lui vado al bar a prendere l’ “espresso” da 28 nok. Quando ormai anche la nostra principesca curiosità sta’ scemando a vista d’occhio, il gran agitarsi di tutti raggiunge il parossismo. Entra un bordello di persone bassine, scurette e con occhi a mandorla. Uomini vestiti in scuro, tutti con stemmini regali e bandierine sul petto. Le donne che si genuflettono, si inchinano, non sanno più che  fare: l’oggetto di tanta scena, arrivata con una macchina nera e probabilmente con un pullman al seguito ( ma neanche l’ombra dello stuolo di poliziotti che ci sarebbero stati da noi), è una tracagnotta bassa e robusta, con un faccione a luna piena, una coda di cavallo, pantaloni panna di lanetta semi trasparenti sotto cui si intravede un paio di mutandoni, un giacchino rosato con collo di pelliccia.   Mentre tutti le sono intorno con flash a ripetizione e inchinamenti vari, lei filma la roccia circondata da vetro in cui tutti hanno gettato qualche monetina (anch’io) e poi si piega, culone all’aria, su una specie di altarino, sempre sistemato nell’ingresso del Centro, dove c’è una statua di questo re Ciaparapanda o roba così e poi finalmente tutti si accomodano al ristorante.
Rientriamo, nella bufera di vento e freddo, tutti sul nostro camperott: coi ticinesi apriamo due tavolette di cioccolata e ben tre bottiglie, tutte gradite dal Pietro, dice la mamma Manuela che comunque trova tutto buono: lo champagne del matrimonio di Fabio ci serve per brindare al Capo Nord, l’amarone di Antonio Frapporti ci spinge ai vari racconti, quando il Pier Enrico faceva i concerti con Vecchioni – argomento non approfondito – e quando la Manuela al supermercato incontra la Rita Pavone e le dicono che prima c’era la Mina, e il passito del nono Bepi Sterza fa fare alla Luisa lo Zelig completo di quello che fa il Dottor House e lo traduce con Dottor Casa, mentre il Pietro racconta gli sketch delle Iene. Si è fatta mezzanotte e mezza, il piazzale va riempiendosi di camper, roulotte ma soprattutto di pullman, contati 28 ,mentre il cielo si è rischiarato ed il sole splende in tutto il suo fulgore. I Carminati contenti sogghignano al pensiero che i loro parenti, la settimana prima, non hanno visto un cacchio, spendendo però uguale, perchè la nebbia non si è mai alzata e in più pioveva. Andiamo a recuperare la videocamera e scendiamo per vedere il film. La nostra amica della ricezione, gentilissima, parla un po’ con noi prima di aprire la sala. Ci spiega che tra Norvegia e Thailandia ci sono rapporti speciali d’amicizia, ci fa vedere che anche sul suo bavero ci sono le due bandierine intrecciate e ci dice che la principesca tracagnotta è la moglie del figlio del Re di Thailandia. Le dico che si insomma, tutti vanno in Thailandia per le belle ragazze ma questa qui... lei ride. Ricordo che sua suocera, la Regina Sirikit, un tempo era considerata la regina più bella, si vede che suo figlio ha incontrato male. Scherzando ci apre la sala e finalmente ci sediamo per il film. Bene o male tutto documentato dalla videocamera puntata sullo schermo tridimensionale: praticamente uno spottone pubblicitario sulla neve,  sulla flora, sul traghetto che va per mare ad uccelli. Un documentario tipo Geo and Geo. L’unica curiosità è che si vede come sono gli skilifts qui: lo spazzaneve tira tutta una catena di sciatori. Entriamo nel negozio, facciamo le spese, e usciamo. Fuori c’è il monumento dei bambini del mondo. Sette grandi monete con riprodotto il disegno fatto da sette bambini di diverse nazioni, messe a semicerchio davanti ad una statua di Madre con bambino.  Per l’Italia  il disegno è stato fatto da una bmbina di nome Gloria, non ricordo più da dove. Nel sole accecante e spinti dal vento ci avviciniamo al camperott notando che la principessa thailandese, dal Pietro definita la Lontra, dopo aver fatto anche lei le foto di rito vicino al mappamondo, è tornata a sedersi al ristorante e i pullman, dopo aver caricato tutti i turisti saliti fin quassù per il Midnight Sun, se ne sono andati tutti. Sono le due e mezza: tappiamo le finestre per far buio e cullati dal vento, a volte anche forte, con dei bei scossoni al camper, ci mettiamo a dormire.     
Lunedì 9 luglio 2007, km. 17771
Partiamo che i ticinesi sono ancora a letto: Amerigo dice che la mamma ha aperto uno spiraglio e ci ha fatto i saluti di tutti. Riprendiamo la strada apprezzandola di più del giono prima. Incontriamo le renne. Sempre una mezza delusione, per via della muta del manto. Alcune l’hanno già cambiato e non c’è male, ma per lo  più hanno macchione di pelliccia morta addosso.Ne fotografiamo e filmiamo alcune. Lo spettacolo naturale è mozzafiato: oceano azzurrissimo, cobalto, smeraldo, e mi mancano altre definizioni.   Quando penso alla Cicerona di Kos che ci ha portato in una mezza chiavica greca preannunciandoci per l’appunto uno “spettacolo mozzafiato” e facendo fermare il pullman in un angolo per farci fare le foto penso sia meglio venga qui per constatare quanto ci si può sbagliare a giudicare la natura.         Abbiamo ripreso la strada e, guardando le renne, e sbagliandola. L’idea era di recarci, tornando in direzione di Alta, appena dentro la Finlandia, una cinquantina di chilometri, dve avremmo trovato un groooooossssso centro commerciale con il Paradiso del Pescatore, come detto dal Gianni svizzero. Invece abbiamo preso per Karasiok. Lì ci siamo fermati per la spesa , entrando, alle 16.30 nostre , alle 17,30 loro perchè sprovvisti di ora legale, con km 18065, in Finlandia, a Ailigas, sulla statale 4. Subito ci sarebbe stato il solito Pay Toll ma sembrava in disuso da tempo. Una strada che si snoda lunghissima, stretta, dritta come un fuso con molti avallamenti, tra piante a perdita d’occhio, con stagni ai lati, per quasi cento chilometri senza uno straccio di casa neanche a guardare verso tutte le direzioni. Tempo fastidioso, pioggerella, cielo grigio e ambiente poco accogliente.    A Inari, dove c’è un lago, ci fermiamo in un parcheggio con già dei camper, davanti ad un “museo”, mangiamo e alle otto di sera, infrededdoliti, con dentro 13,5 ° e fuori 6°, andiamo a dormire.Verso le 11.30 nostre, della notte, ci siamo svegliati, non pioveva più, il tempo si era rischiarato. Ormai ben svegli abbiamo deciso di ripartire: con numerose soste per l’incontro ravvicinato di renne che o pacificamente attraversavano la strada o ci studiavano dai lati della boscaglia, scorgendo finalmente qualche casa – si capisce dalla cassetta della posta piazzata sopra un paletto o un ramo e da una specie di contenitore, sempre su paletto, sul quale ho letto”pakkula”- poi c’è uno sterrato e nel bosco c’è la casa, sempre in legno. In compenso per una casa sola c’è un nome di via di una trentina di parole piene di kappe e di esse e un numero tipo 2895: probabilmente sono tutte le case contate da Helsinki in poi.Davanti a un distributore c’erano già parcheggiati alcuni camper. Ci siamo sistemati anche noi e abbiamo cominciato a dormire sul serio dopo le due e mezza. Proprio dormito bene. 
Saariselva /Suolocielgi, Finlandia – martedì 10 luglio 2007 – km 18236
Risveglio rilassato, alle otto nostre. Abbiamo messo 50 euro, finalmente euro,  di gasolio, Poi siamo entrati nel bar e abbiamo fatto colazione: brioche e un cappuccino che era cioccolata Nestlè. Con 2,5 Euro abbiamo fatto anche il pieno di acqua e abbiamo controllato il percorso, constatando che la Rosina Navigatrice ci ha indirizzati verso casa programmando il percorso più breve senza tener conto del famoso posto indicato a 50 km dopo la frontiera indicato dal Gianni svizzero, là dove Amerigo avrebbe esaudito tutti i suoi desideri pescatori e dove avremmo sicuramente trovato le sedie adatte al bellissimo e finora inutilizzato tavolino in titanio acquistato in Germania.La strada che avremmo dovuto fare per incocciare questo mega super store era da Capo Nord non verso Karasiok ma incrociando la E6 fino ad Alta e poi giù per la 93 in Finlandia. Allora cosa hanno fatto i geni, che siamo noi? Il percorso all’incontrario, con un bel giro, fino ad arrivare al confine norvegese: Ivalo, Sodankyla, Kittila, Enontekio, una piccola deviazione, giusto un po’ più del percorso Verona-Firenze solo per l’andata, aggiungiamoci il ritorno sulla via di casa e ci troviamo un bel po’ di chilometri, praticamente un pieno e ore e ore di viaggio. Ma evitare di andarci significava un rammarico continuo, un e se fossi andato a vedere avrei trovato il filo giusto per la canna tale e così su e stop.Supermega bufala: non abbiamo trovato un cacchio. Siamo arrivati prima a Enontekio, grosso paese, con ben due distributori, una chiesa e tre case, e poi a un altro paesino, con una sola casa e un distributore e a 6 km circa dal confine norvegese, direzione Kautokeino, ci siamo arresi. In effetti il Gianni svizzero aveva anche molto decantato il film di capo Nord, se il suo metro di misura era questo...Delusi, stanchi e depressi, anche dal paesaggio – la solita strada deserta in mezzo al grigiore generale, con piante tipo pioppi bassi ovunque, senza case, senza nulla – ci siamo fermati a Enontekio per la spesa, programmando pranzo, lavaggio di piatti arretrato di tre giorni, riposino dell’autista e poi via, per la strada più breve, evitando Rovaniemi, una tappa obbligata per i turisti essendo il paese di Babbo Natale. Ma a noi, che abbiamo Santa Lucia, Babbo Natale ci fa un baffo.All’interno del negozio, già grosso per gli standard di questo posto abbiamo avuto la bella sorpresa di appetitose invitanti costine già pronte e calde. Ne abbiamo comprato in abbondanza (ce n’è anche per stasera). La ragazza ci ha chiesto se doveva affettarcele: certo!, preso poi un capusso e del sale grosso da cucina che mi lascia molto perplessa, grigiastro e proveniente dalla Tunisia, ci siamo diretti in una area di sosta fronte lago – capirai, è tutto grigio e scende una pioggerella fastidiosa – abbiamo mangiato veramente di gusto. Fatto un bel caffè, quello più forte per i norvegesi ma di un leggero ! per noi, Amerigo si è fatto il sonnellino programmato mentre io trafficavo con i piatti e ammazzavo tipo serial killer almeno un centinaio di zanzare che probabilmente entravano dal radiatore del motore, visto che avevamo tappato tutti i buchi e messo tutte le zanzariere.Siamo in piena Lapponia – Lapp/Lappland: me l’aspettavo differente.Ora si scende da Muonio, Kolari, Pello, Vitornio, fino a Kemi, non riconosciuta dalla Rosina, per poi passare in Svezia. Siamo delusissimi dal paesaggio finlandese: ora si capisce perchè la Anna Falchi resta in Italia anche a costo di avere un marito in prigione. In questo momento , sono le nostre 17.07, il camperott segna 18747 km : da quando segnava km 18065 avremo visto in tutto quante case bastano per fare Manune, comprese le “città”. Forse esagero ma le case di Gargagnago sono sicuramente molte di più di quante viste in quasi 700 km.
Probabilmente al sud sarà diverso ma da mezza Finlandia in su e in largo, coè quella dove abbiamo scorazzato noi, è così. Qui agli stop il cartello indica attenzione alle motoslitte: penso che in inverno sia l’unico mezzo di locomozione.Però mentre da noi abbondano le immobiliari, i panifici e le farmacie, qui ci sono distributori e distributori, campeggi e negozietti di souvenir dei sami, i lapponi.
Scrivo perchè tanto non mi perdo niente del paesaggio: alzando gli occhi di tanto in tanto sembra di essere sempre nello stesso posto.Rettifico: io non vedo un’acca ma il camperottista vede molte cose. In realtà è lui che vede per primo le renne, come in questo momento in cui due, fotografate, stanno attraversando la strada davanti al camperott, mi ha indicato uno scoiattolo grigio e uno rosso, ha visto una volpe, non rossa, e già molti funghi. E’ sceso a vedere: dice che sono brise. Ha visto anche una famigerata gazza. Dico famigerata perchè in Normandia, come dice lui indicando la Norvegia, ce n’erano a bizzeffe: nel campeggio di Alesund era impossibile contarle, erano dappertutto. Poi ha visto e mi ha mostrato un paio di greggi di pecore, curiosamente per la maggior parte nere..
Qui di centri commerciali, probabilmente per mancanza di frequentatori, non ce n’è manco uno. Sulla Rosina Navigatrice, interrogata, ne risultano un sacco appena passata la frontiera entrando in Svezia. Là dove non c’è l’euro e a me sono rimaste solo 400 corone svedesi dopo il salasso del Ponte di Copenaghen. Pazienza.Ci ritroviamo ancora al Napapiri, dove passa il Circolo Polare Artico, ma i finlandesi sono meno sgamati dei norvegesi e lo sfruttano meno turisticamente: qui niente grosso centro commerciale, niente pigne di sassi o monumenti super fotografati.
Non provo a mandare mail perchè non so se il nostro factotum mi ha ricaricato il telefono. A proposito: dal Brennero in su è stato un martirio di messaggi del 119, tre per telefonino ad ogni cambio di frontiera. Se teniamo conto che tra Austria e Germania c’è un confine ballerino ne saranno arrivati una quindicina, poi in Danimarca, poi in Svezia a Malmo, poi in Norvegia a Svinesund, e ora scopro che la Tim della Finlandia se ne sbatte proprio: da un giorno siamo dentro ma il 119 è muto come Pippo, il nostro pesce imboccato con tanto amore dalla Manu.
Proseguiamo il nostro viaggio verso casa, si fa sera quando arriviamo al confine con la Svezia, a Tornio. Decidiamo di fermarci in Finlandia per fare spese e benzina, visto l’uso dell’Euroa, perciò arretriamo rispetto al confine, che è dall’altra parte del ponte e in un parcheggio di un supermercato (finalmente i supermercati!!!) ci sistemiamo in mezzo ad altri due camper, ceniamo e andiamo a dormire.Col nervoso, a una certa ora. Infatti i soliti balordi che si divertono a rompere i camperisti ci sono sempre: alle loro due e mezza non legali una macchina con stereo a tutto volume si è piazzata vicino deliziandoci con un gran baccano. Amerigo voleva far fagotto. Siamo rimasti ma malvolentieri.
Tornio, Finlandia, mercoledì 11 luglio 2007- km 19024
Probabilmente il centro commeciale propagandato dal Gianni svizzero come appena dentro la Finlandia era questo, cioè appena dentro si, ma dalla Svezia! Lassù in Lapponia non hanno neanche idea di cosa sia una botegheta, figuriamoci cosa sanno di centri commerciali: proprio non ne hanno mai visti.. Siamo andati per fare spesa in un negozio grande si ma con roba per noi scarsa: ho preso solo un po’ di bigodini  per vedere di dare una direzione quasi normale ai miei capelli, poi siamo andati in un “tempo libero” e Amerigo ha trovato – finalmente ! – un’altra volta ! – quello che cercava: altri giocattoli  pescatorici.Io, per parte mia, speravo di trovare qualche cosa di “elettronico”, tipo l’inverter che non ho preso a Verona e, se lo trovavo, magari a buon prezzo, visto che qui dovrebbe esserci una gran produzione, un televisore per la camera dato che Ezio della Mariella mi ha “cestinato” il mio.Ci siamo diretti verso Kemi, come ormai nostra abitudine tornando indietro, ma non abbiamo trovato niente.. tranne una città colorata di rosa, dalle panchine alle biciclette-monumento.   Con un vago nervoso per il tempo e i km persi, prima del confine abbiamo fatto gasolio e, a km 19090, siamo entrati in Svezia.Giornata un po’ complicata: tempo grigio, a tratti un bel sole, poi ancora pioggerella. Svezia noiosa, strada dritta tra alberi, traffico composto per la maggior parte da camper e roulottes, contati più di cinquanta camper e altrettante roulottes nel giro di un centinaio di chilometri. E comunque gran lavori in corso: fanno tutto in opera, scavando la roccia e usandola direttamente, frantumata, per costruire il fondo stradale. Ogni decina di chilometri un cantiere. Abbiamo dedotto che l’occupazione principale per questi paesi scandinavi, quello che tira su il Pil, oltre al turismo di arrivo per la Norvegia e di passaggio per Svezia, Danimarca e Finlandia, è il rifacimento delle strade. Se unito alle numerose limitazioni di velocità, alla continua minaccia di fotografia sulla strada, e al fondo stradale tutto cunette o dossi, proprio un bel guidare. La sfida che ci vuole per un autista paziente come Amerigo.Poi una bella dose di nervoso ad un distributore, a Nordmaling: pensavo che lo sguardo perplesso della gestora fosse dovuto ai miei bigodini nascosti nel cappuccio della giacca, al fatto che ho chiesto se potevamo fare acqua, non pissare, riempire il serbatoio, fatto sta che mi ha detto che la Visa era inservibile perchè No money. Non ci ho creduto molto, ho pagato in Euro, probabilmente rimettendoci, e incavolata nera siamo ripartiti.Temevo fosse questione di un “code” della carta che io non conosco: so solo che devo fare la “signature”, mi sono data della scema per non essermi informata meglio:Roberto, al telefono, mi ha rassicurata: sicuramente era cattiva volontà della tipa, vedrai che va tutto bene.Comunque abbiamo proseguito. A Ullanges, prima di Sundsvall, abbiamo trovato una bella area con già cinque o sei tra camper e roulottes, servizi, acqua gratis, lago, prato e sole. Abbiamo sentito la mancanza delle sdraio, quelle famose che ogni camperista che si rispetti mette subito fuori appena si ferma. Però nel “garage” abbiamo uno stupendo, anche se ancora mai visto aperto, tavolino al titanio.Passeggiatina a bordo lago, giusto per vedere due ragazzine sguazzanti felici nell’acqua sicuramente poco calda, visto che la temperatura esterna si aggira sui 10 gradi – eh però, dice Amerigo, non erano nude, avevano una maglietta .. -, cena e a letto presto che domani si riparte.
Ullanges, Svezia, giovedì 12 luglio 2007, km 19650
Sveglia all’alba, dopo una’altra notte condita dai soliti idioti che sono venuti, a distanza di 600 km da quelli di Tornio, verso le due di notte, a cantarci la ninna nanna stranamente con la stessa canzone rombante, va che se vengono anche stanotte la imparo per bene. O in Svezia è la canzone del momento o è un passaparola, anzi un passacanzone , ad uso e consumo “ rompiamo le balle ai camperisti addormentati”.Disfatti i bigodini, non si sa mai, ad un distributore Preem di Gavle entro e chiedo ad un bel ragazzino se mi accetta la Visa. Certamente, no problem.Amerigo fa il pieno, 56 litri. Tiro fuori la mia Visa, a scanso di equivoci aggiungo la carta d’identità, mi preparo con la penna per la firma e il ragazzo tutto dispiaciuto mi dice anche lui No money. Allora i bigodini non c’entravano.Mi chiede se, non avendo abbastanza Sek, ho degli Evro. Beh, sì, ma cavolo perchè questa qui non va pur essendo loro pieni di cortesia? E le rassicurazioni di Roberto?Pago, mi fanno 8 e qualcosa di cambio, quella di ieri 9, poi chiamo la Banca. La Elena direttrice mi richiamerà a breve ma niente paura, il conto corrente è ancora in buona salute.Chiama invece Giorgio: ho esaurito i soldi sulla Visa, 1300 Euro, ne voglio ancora? Orca, altrochè, se vogliamo riuscire a tornare a casa... Va bene, me ne mette 1700, sono d’accordo? Che ne so, che ci pensi lui, al limite verrà di persona qui a prenderci.Per parte mia sono positivamente meravigliata di aver speso così poco fino ad ora.Passiamo da Uppsala, famosa città universitaria, e ci fermiamo per un po’ di spesa. Ci accorgiamo che il frigo emette un fetore pestilenziale. Amerigo pensa sia il salmone sottovuoto preso come ricordini, io insisto di no, ma la puzza è tanta.Comunque mangiamo e si riparte verso Stoccolma. Roberto ci dà delle indicazioni sms di campeggi. Proviamo il Bredang, quello indicato dai vari camperisti su internet, ma lo troviamo molto fuori mano. Passando avevamo visto un’altra indicazione di camping. Siamo ritornati indietro e l’abbiamo seguita. Ci ha portato in un posto un po’ strano, carino se non fosse per il gran numero di limassi. Una coppia francese ci ha indicato la reception, praticamente a trecento metri dal piccolo prato che è il campeggio, e che si trova in cima a una scala sopra un bar. I servizi, che si aprono col codice, sono da un’altra parte ancora. Siamo affacciati su un bel porticciolo, quasi in mezzo ad un bosco, Amerigo ha visto delle specie di mandriani o funghi simili. La receptionista, che parla francese, quando mi ha sentito tradurre dal francese all’italiano le regole del campeggio mi ha chiesto se posso prepararne la versione italiana perchè spesso coi nostri connazionali si trova in difficoltà. Detto fatto, l’abbiamo già consegnata.
Domani l’intenzione è di andare a visitare la città in bici, sempre se non piove. Chissà: già l’inizio si presenta complicato visto che siamo proprio in fondo ad una bella discesa: vorrà dire che io farò il mio solito biatlon. Poi facciamo conto di tornare stanchi e dormire ancora qui, partendo dopodomani mattina. Così anche il Camperott, poro can, tira un po’ il fiato.Ho pulito il frigo con vino e aceto e superincartato il salmone. Speriamo bene, Amerigo è sempre convinto che di spussa si possa anche morire.Calze e scarpe e andiamo a fare una passeggiatina pre-dormita.
Camping Klubbensborg, Stoccolma, venerdì 13.7.2007, km 20160
Ieri sera abbiamo camminato a lungo e di buon passo. Volevamo fare una specie di sopalluogo per la strada da fare in bici l’indomani: circa otto chilometri verso la Gamla Stan, la città vecchia, con visita al Kungliga Slottet, Palazzo reale, Museo Vasa e la Riddarholmskyrkan. Programma buono, sulla carta. Carta di Stoccolma che non prevede dove siamo noi così il francese normanno, nostro vicino, mi ha fatto il disegno delle vie da percorrere per arrivare allo scuminsio della cartina ufficiale. Ecco il motivo principale della camminata. Che, visto che da giorni non abbiamo più mosso il posteriore dai sedili del Camperott, era utile ed imperativo fare ma che mi ha portato come conseguenza tutta una serie di crampi notturni di un male cane ai polpacci.Ci si è messo anche il tempo: pioggia scrosciante continua la notte e pioggerella odiosa la mattina. Al momento della colazione forse identifichiamo il motivo del fetore frigorifistico: il latte. Qui non c’è la pastorizzazione, è tutto latte fresco. Questo nel nostro frigo di fresco ha poco, profuma solo di stalla.
Lo buttiamo. Riempio il frigo di fondi di caffè, sperando che aiutino l’assorbioodore che già c’era ma che poco can non poteva fare più del suo possibile.Dopo una doccia sofferta per una stronza che non usciva mai dall’unica disponibile, cambio di programma. Realizziamo che il feeling tra noi e le grandi città è praticamente inesistente (Copenaghen vista dal camperott sotto la pioggia, Oslo vista a piedi sotto tanta pioggia, ora Stoccolma idem) e decidiamo di partire. Metto un biglietto di saluto ai francesi vicini ancora a letto e partiamo. Io mi sento un po’ sollevata: la pioggia, l’umidità, i limassi, mi avevano un po’ depresso.Siamo ancora un po’ incerti sul percorso da intraprendere per il più o meno lento rientro: da Trelleborg con traghettone fino a Rostock o da Helsingborg con traghettino fino a Helsingor però con parecchia strada in più. Intanto cerchiamo di arrivare a un Koping – tutte le città dopo Stoccolma hanno questa “desinenza”, Norkoping, Jongkoping, Lonkoping, ecc. e poi, dove ci sarebbe il bivio, cerchiamo un campeggio, ci riposiamo, se possibile facciamo un giro in bici che dovrebbe meritare, visto che si trova sul grande lago Vattern, e poi decidiamo.Arrivati al “koping” giusto non riusciamo a beccare il campeggio neanche con una mappa della città in mano: fatti un po’ di calcoli – se da Puttgarden a Rodby, trattino piccolo sulla cartina, sul traghetto ci hanno chiesto 71 Euro, da Trelleborg a Rostock che sono quattro centimetri, chissà quanti Evro... facciamo il giro più lungo col traghettino corto e speriamo di risparmiare. Quindi Helsingborg. Dovremmo fare benzina, anche se io traccheggio sperando che il tempo passi in modo da permettere un sicuro ricarico della Visa. Pochi chilometri dopo l’ultimo “koping” sull’autostrada vediamo l’indicazione di un campeggio. Usciamo e seguiamo i segnali: arriviamo in un piccolo paradiso, prato verdissimo tagliato a tappeto, alberi alti, laghetto (anche se vicino all’acqua insozzato da un mucchio di merde di anatre), panchine, la receptionista che cerca di parlare italiano.Ci piace, decidiamo di restare.Il campeggio, piccolo, con quattro/cinque bungalows, qualche tenda, un paio di roulottes, si chiama Hjortsjons, è a Vaggeryd. E’ anche a più buon mercato del Klubbenborg di ieri sera ( 200 sek + 20 sek x la 220): questo sarebbe 140 + 40= 180 Sek. La fregatura, se di fregatura si tratta, è che è l’unico ligio ai doveri campeggistici scandinavi. In effetti avevo letto su Internet che nei quattro Stati chiedevano la “Camping Card Scandinavia”, 125 Sek, necessaria, tipo un’assicurazione, richiedibile prima di partire o con possibilità di farla al primo campeggio: la ricevuta viene ritenuta valida anche presso i seguenti. La jella è che probabilmente questo è l’ultimo campeggio scandinavo per noi, per questo viaggio, e finora nessuno di quelli già frequentati ha tirato fuori sta rogna. La tipa dice che è obbligatoria, quasi un problema di controllo di polizia, quindi se vogliamo fermarci dobbiamo farla per forza. Va bene, facciamola: in tutto 305 sek. La doccia si fa con una sek al minuto di acqua calda.Paghiamo, chiacchieriamo un po’. Ci sistemiamo e lei ci porta ancora documentazione su questa Card. Leggo che dovremmo avere avuto uno sconto anche sulla Scandilines, la compagnia che gestisce i traghetti. Vedi un po’ che avremmo risparmiato. A saperlo, come tutte le cose,  bisognerebbe fare anche questo per due volte. Ci regala anche una penna. Dice che amerebbe molto fare le sue vacaziones in Italia, che lei ama l’Italia, ma non riesce a fare abbastanza money perchè ha sei figli da mantenere. Ha l’aspetto giovane: Amerigo insiste che forse parla di fratelli e sorelle. Lei ride: no no, sono io la mother, sono tutti childrens miei. Il più grande ha 22 anni. Lei ne ha 45. E poi dicono che sono gli italiani a fare tanti figli. Qui ogni coppia indigena, generalmente giovane, ha dai due ai quattro figli, tutti biondi, quasi tutti grandi uguali e la madre col pancione e spesso con un “coso” più piccolo nello zaino sulla schiena.Certo che con tutto lo spazio che qui hanno a disposizione di figli ne possono fare a josa.E con tutto che cercano anche di liberarsene: stamattina, lasciando Stoccolma, alle otto del mattino con la temperatura esterna sui 14/15 gradi c’erano dei genitori che facevano nuotare i figli in una piscina all’aperto. Ed ora, mentre scrivo, ho un freddo cane e davanti a me, nel lago, due bambine stanno nuotando sotto l’occhio dei grandi.Siamo tornati da poco da una bella passeggiata in due tempi con la bici: un primo giro, rientro al campeggio, gelato sulla panchina fronte lago (che ha un po’ disturbato lo stomachino di Amerigo) e nuova uscita. In tutto una quindicina di chilometri bellissimi, parte in una pista ciclabile stupenda nella foresta, con ai lati della stradina i famosi funghi per turisti, e parte nelle piste ciclabili in mezzo al paese, larghe, belle, piane, tra verde cittadino e casettine curatissime con giardini che sembrano dover partecipare ciascuno ad una gara per la palma del più bello tanto sono da ammirare.C’è il sole che fa splendere l’acqua nel lago qui di fronte mentre anatre, gazze e corvi si danno da fare per sguazzare meglio: sono quasi le 19, Amerigo sta già parlando con aria sognante di riso in bianco, quindi chiudo qui e torno a fare la massaia, più o meno brava.Almeno la  tv funzionasse: oggi per la prima volta, sia pur dicendo “nessun segnale”, aveva l’indicazione dell’ora esatta. Chissà, forse piano piano sta tornando sulle sue.
Campeggio Hjortsjon, Vaggeryd, Svezia,14 luglio 2007, il camperott segna km 20517
Questo posto ci ha riconciliato con la Svezia, dopo la scarsa impressione fino a  Stoccolma: strade malconce, sempre in lavorazione, limiti di velocità impressionanti, alberi alberi alberi, belli fin che vuoi ma se vedi solo quelli dopo un due o trecento chilometri ne hai abbastanza. Case sperse nel bosco, solo qualche cavallo a vista. Ti rendi conto che nascosta da qualche parte deve esserci una casa solo perchè sulla strada, abbarbicata su un paletto a mezzo metro da terra, c’è una cassetta della posta, generalmente rossa. E che comunque gli alberi sono più belli, più verdi, più vigorosi della miseria di alberelli, comunque tanti, che abbiamo visto in Finlandia, pure là per centinaia e centinaia di chilometri, interrotti solo dall’indicazione di città, che non c’era, per lo meno come la pensiamo noi, solo un po’ di cassette della posta a filo marciapiede ed il solito distributore di benzina.Vaggeryd, che ora conosciamo in lungo e in largo per averci scorazzato in bicicletta, è un graziosissimo paesino, pulito, spazioso, tutte monocase con giardino, e probabilmente è il lato più piacevole della Svezia.Stamattina una decina di chilometri in bici ci portato in un altro villaggio, Byarum, dove ho visitato la Chiesa in stile romanico, molto antica. Dice che le prime tracce risalgono al 1150.Non so bene cosa siano qui, comunque non è dedicata a qualche santo ma a una regina “Eugenia Desideria”, nome scritto proprio così, in italiano, dopo averne ottenuto il permesso nel 1827.Nel leggere la storia della Chiesa capisco che è luterana: parla infatti di un quadro ad olio di Martin Luther, donato alla chiesa nel 1785.Sono entrata mentre facevano una cerimonia di “confermazione”: c’erano dei ragazzi con delle tuniche, cantavano All you need is love e stavano seduti in centro chiesa, con il resto della gente nei banchi. Non credo fosse la nostra Cresima perchè sembrava una cosa un po’ scherzosa.Siamo tornati a Vaggeryd per la spesa dopo esserci fermati a fotografare il solito bar col tetto vegetale: erba, alberelli, cespugli.Pranzo e invece del rituale riposino di Amerigo dopopasto una combattuta partita a minigolf. Quindi altra decina di chilometri in bicicletta. Stanotte restiamo ancora in questa oasi di pace. Domani si riparte verso Helsingborg. Amerigo, per paura di dover biciclettare anche domattina, dice che il suo sedere ne risente un po’, ha già sistemato i bolidi nel “garage” del camperott e ora sta masticando qui di fronte a me una mela perchè fa tanto bene.Io speravo che gli facesse bene anche lavare i piatti ma mi sa che mi sbaglio.Un po’ di allenamento al tiro al volo: lui tira io recupero la boccia, come fatto anche ieri sera.E, dopo, solita trafila, cena, sistemazione piatti e brontolamento perchè io non sono mai pronta ad andare a dormire.
Camping Hjortsiort, domenica 15 luglio 2007
Oggi lasciamo la Svezia, che si è ampiamente riscattata nel finale, direzione Danimarca. Come al solito numerose decisioni indecise decideranno l’itinerario. Andremo forse da Trelleborg a Rostock in traghetto? Faremo la traghettata da Helsingborg a Helsingbor in Danimarca? O cosa o come?
Bene, arrivati a Helsingborg, dopo un arrivo al volo al traghetto, culo, siamo saliti subito – quando forse la città meritava una guardata – e abbiamo effettuato la traversata in una mezzora scarsa. Volevamo mangiare a bordo (ormai è diventata quasi una consuetudine) ma c’era solo un bar e un ufficio di cambio affollato di tutti i turisti di ritorno che rifacevano il cambio da corone svedesi a euro. Quelli pratici però, non quelli come noi. Alla signora cambista ho affidato per l’invio due cartoline con bollo svedese che mi erano rimaste da spedire causa traghetto già pronto.
Alle ore 12, con sul Camperott km 20740, siamo entrati in Danimarca. Scesi dal traghetto, ci siamo diretti verso Copenaghen, cercando una strada normale, che si differenzia dall’autostrada solo perchè viaggia per la maggior parte più vicina al mare e ha un sacco di divieti di velocità in più, dimenticandoci completamente di Amleto e del suo “marcio” in Danimarca, forse perchè c’era un gran bel sole. Così il suo castello, imponente, tutte torri, l’ho solo intravisto dalla nave ma nei minuti concitati dello sbarco mi è del tutto passato di mente. Va beh, pazienza, magari sarà stato chiuso, magari sarà stato in restauro, come il Duomo di Roskilde, quello dove sono sepolti i re di Danimarca, e che abbiamo trovato tutto transennato e impalcaturato. Per strada ci siamo fermati a mangiare in un parcheggio fronte mare: la solita vista stupenda, quando il sole ci assiste e il mare è di un colore incredibile. Peccato, perchè ti fa mangiare con più gusto, aggravando la situazione pesatoria. Tanti tanti ciclisti passano in continuazione. Non siamo riusciti a trovare uno straccio di Tourist Information, quindi senza una cartina e senza i nomi esatti dei posti da vedere, anche la Rosina, poveraccia, pur facendo gli straordinari dopo la sua avvenuta guarigione ad Alesund, non poteva fare granchè.
Sennonchè, se interrogata a dovere, qualche cosa fa: puntando il dito su una attrazione turistica ci ha detto trattarsi della ....frau. Con una felice intuizione abbiamo capito trattarsi della famosa sirenetta di Andersen. Ci siamo avvicinati: al solito Amerigo non molla la postazione sul camperott per paura della multa o comunque di fare qualcosa di non completamente consentito.Io sono scesa e ho potuto ammirarla assieme ad altre centinaia e centinaia di persone, parte in piedi accanto a me parte, la più grossa, sui bateaux mouche, con tutto un flashare di foto.Girando poi di qua e di là ci siamo infognati in strade del centro probabilmente chiuse al traffico tra le risate divertite del personale di un ristorante italiano che ci ha incoraggiati a proseguire nella via.In procinto di lasciare quasi sull’incavolato la città (sempre per mancanza di parcheggio riservato esclusivamente ad Amerigo), finalmente abbiamo visto un posto dove forse non correvamo rischi se lasciavamo incustodito il mezzo. E, meglio ancora, c’era lì una macchina della polizia: due sorridenti e giovani poliziotte, bionde, come immagino sia da regolamento, interrogate hanno risposto che potevamo stare lì anche fino a lunedì, essendo la domenica, in Copenaghen, permessa la sosta ovunque. I cartelli riguardano le giornate lavorative. Però, c’è ancora del buon senso in giro per il mondo. Con le biciclette siamo andati in giro, nel senso che abbiamo fatto proprio un gran giro, uscendo, per un pelo ma inesorabilmente, dalla città, infognandoci in una zona alquando malfamata, con barboni già coi sacchi a pelo per terra. Solito zio can e mezzo muso, poi, chiedendo informazioni, siamo rientrati in centro, su piste ciclabili frequentatissime da danesi pratici della zona e veloci. Io comunque ho rispettato il mio standard: velocità moderata, freno in discesa e camminata in salita.Quando abbiamo smarrito la retta via, girando un tantino più giù del necessario, eravamo proprio a un passo dai posti più importanti: il Parco Tivoli, una specie di Gardaland in centro città, i palazzi principali, la Sirenetta, di nuovo!, la Torre Rotonda, l’Amaliaborg, cioè il Palazzo Reale. Questo è praticamente tutta una costruzione a ventaglio su una bella piazza con monumento e regolamentare fontana, con ai tre angoli due garitte che sembrano matite ciascuno  e con un soldato  per angolo che ogni volta che suona una campana, non ho capito da dove, fa una passeggiatina: ognuno marcia per una ventina di metri e poi torna al suo posto, battendo i tacchi, probabilmente un po’ schifato dai turisti che lo fotografano e cercano con finta nonchalance di farsi immortalare più o meno vicino a lui. La curiosità è il retro del Palazzo che qui  finisce nelle vie normali, non è staccato dalle altre case o immerso nei giardini come la reggia di Oslo: ad uno degli angoli, la Federiciagate, c’è l’Ambasciata Italiana. Bizzarro come abbiamo prima guardato con curiosità una  sventolante bandiera bianca rossa e verde, poi abbiamo controllato dove era il verde, propro vicino all’asta, abbiamo capito che forse era la nostra e, dopo aver letto che la fermata del tram era per l’appunto davanti all’Ambasciata d’Italia, girato l’angolo ne abbiamo avuto la conferma. Cento metri prima del Palazzo Reale avevamo parcheggiato davanti all’Ambasciata della Croazia: anche la sua bandiera ha un pezzo a scacchi rossi e bianchi come le maglie dei giocatori della Stella Rossa, quelli che ci hanno coglionato l’anno scorso. Sempre col fine ultimo di complicarci l’esistenza abbiamo sì tralasciato l’idea di recarci ad Odense e scendere poi in Germania via Flensburg, strada lunghissima e forse con ancora un ponte da pagare, però abbiamo intrapreso la discesa allargandoci prima, e per niente se non per penare per il traffico, verso Roskilde, come già detto, e poi ancora per via normale.
In questo modo abbiamo visitato i paesini ma cavolo che agonia: la carreggiata è molto stretta, inframmezzata da siepi e con ai lati delle immense piste ciclabili, strapiene di ciclisti. Anche a Copenaghen: un disastro di biciclettisti. O ce n’erano letteralmente a centinaia sulle piste o erano seduti nei parchi o in giro con ammassate per terra montagne di due ruote. Anche davanti al Tivoli: da noi ci sarebbe stato intasato di macchine mentre qui c’era un numero infinito di bici.A Dio piacendo, verso le sette siamo arrivati alla “nostra” isoletta di Faro: c’eravamo già stati, trovandoci bene, all’andata. Ancora un gran numero di camper e roulottes e pullman, come l’altra volta. Evidentemente è un posto molto conosciuto: è gratis, grande, spazioso, alberato, pulito, lontano da centri abitati, in riva al mare, con servizi, e là in fondo c’è un ristorante e un Tourist Information che con noi ha poche chances visto che apre alle dieci del mattino, e per chi non conosce quest’area no problem, dato che arrivando dal continente già dall’inizio del ponte, bello, lungo, si cominciano a scorgere sotto i turisti già accampati. E i camperisti sono come le ciliegie, uno tira l’altro.
Un signore svedese ci accoglie con la dentiera bella nuova (io per i denti più o meno nuovi ho un occhio!), mi spiega che con la moglie sta tornando dalle ferie in Germania, tutti i gusti son gusti, e che una volta, tanto tempo fa,  è perfino arrivato a Bolzano. Poverino, lui crede di essere stato in Italia.. Poi mi dice in anglosvedese che qui ci sono tanti camper italiani, uno qui, uno lì, uno là. Faccio la passeggiatina postprandiale, mentre Amerigo finalmente può gustarsi la tv, e capisco che il poverino crede che la Francia sia in Italia, poichè dove lui mi ha indicato camper italiani sono tutti francesi. Di italiano oltre a noi c’è un camper di Varese e uno di Faenza. Io dormo della grossa, io, mentre Amerigo si guarda Rete Quattro fino all’una di notte, una bella sbornia di tv dopo la crisi d’astinenza televisiva fin ad oggi sofferta, e cominciata proprio da qui, dall’isola di Faro, ultima volta che è riuscito a vederla, eccezion fatta per ieri sera a Vaggeryd, in Svezia, dove però un violento temporale ci faceva vedere il satellite praticamente a scacchi, con l’immagine che continuava a sdoppiarsi e tentare di scomparire.
Isola di Faro, Danimarca, lunedì 16 luglio 2007, km. 20396
Titubanti, andiamo a Rodby e traghettiamo fino a Puttgarden, tragitto uguale ma inverso dell’andata o proviamo a cambiare? Cambiamo, andiamo a Gesder e traghettiamo fino a Rostock, tagliando un bell’angolo di Germania. Il culo traghettistico che ci ha accompagnato fin qui , oggi ci abbandona: arriviamo che c’è sì una nave, il Joachim qualcosa, a bocca aperta che sembra aspettarci ma finchè finiamo di pagare e il ragazzino, regolarmente biondo ci dice di andare al n. 19, la nave chiude il becco e se ne va senza di noi.Un po’ male ce ne incoglie: con tanti bei posti dove abbiamo atteso l’imbarco questo è senz’ombra di dubbio il più infelice. Un paesino smorto, dove arriviamo seguendo il segno blu per terra con l’indicazione “centrum”, tipo i percorsi dal Pronto Soccorso ai Reparti in ospedale a Negrar, pieno di indicazioni di WC, dove l’unico movimento è costituito da un camioncino con dietro una gru con cestello e il giardiniere che da sopra annaffia il cestino di fiori appeso ai lampioni.In un triste giardino, dopo una ancora più triste chiesona in mattoni, c’è un riquadro simil-scacchiera con gli scacchi in plastica alti mezzo metro. Amerigo comincia una partita contro se stesso. Ci sediamo un pochino all’ombra e poi torniamo verso la nostra fila 19 ad aspettare l’arrivo del traghetto, previsto per l’una. Siamo qui dalle undici, fa un caldo becco. Entriamo nella stazione ferroviaria che inizia proprio qui nel porto, assolutamente deserta. Amerigo provoca un giro di corrente aprendo le finestre del camperott e si mette sul letto a sonnecchiare. Io provo ad annoiarmi in vari modi e ci riesco in tutti. E’ impressionante vedere come in questo terminal che sembra dimenticato da Dio e dal popolo quanta gente sia in attesa d’imbarco: comincio a temere che ci lascino a terra quando, arrivato il Kongprins Frederik, cominciamo a contare una quindicina di camion a rimorchio, due o tre pullman e una sequela di macchine che salgono prima di noi. Ci fanno salire e Amerigo conta mi sembra 14 camion che sono rimasti giù. Ma ne sono saliti comunque tanti. E’ immensa, ha una pancia enorme, a strati. Stavolta, vista la grandezza della nave, probabilmente ci danno da mangiare: è così. Vediamo gente in fila davanti a un buffet. Prendiamo un tavolo e ci accodiamo. Gli altri si prendono un piatto relativamente piccolo, da contorno, e lo riempiono come possono, roba su roba, prendono il pane e si siedono. Chiedo alla signora davanti a me quando si paga e lei risponde in internazionale, la lingua più parlata da tutti,un misto di svedese norvegese danese inglese tedesco francese italiano spagnolo, tutto insieme, che si paga al tavolo.
Ci facciamo il nostro bel piattino di un misto di patate in varia foggia, peperonata, una sottospecie di risotto, pane e andiamo a sederci. Amerigo vuole bere mentre mangia ma non gli riesce di farsi dare una birra dal cameriere. Quando ormai ha quasi finito di mangiare arriva la cameriera: ci porta da bere e ci dice che l’insalata è a buffet, a prezzo fisso, ma la carne o il pesce (che verrebbero serviti in piatti grandi) si ordinano a parte. Diciamo no grazie, ci basta l’insalata. Ok. Vedo che tutti gli altri ripartono col piatto ormai vuoto e vanno a rifare il pieno e faccio altrettanto. Beh, c’è il nostro vicino che ha fatto tre giri..Riusciamo a farci portare un espresso quasi nostrano.Qui vendono, tra l’altro, il Recioto Masi.Scesi a Rostock trovando, come nostra usanza, troppo semplice avviarci verso Berlino, ci allarghiamo a sinistra per visitare quello che sulla carta sembra un bel posto, l’Isola di Regen, mar Baltico. Arriviamo però dove per salire c’è un ponte che ci sembra a pagamento, beh no, basta, abbiamo già dato. In più c’era una gran colonna in attesa di salire.Virata di bordo e discesa avanzata sul continente, viaggiando su stradine ancora col pavè, però in territorio notevolmente più bello di quanto credevamo, anche in base ai racconti sulla DDR dello zio Ruggero, supponendo di riuscire anche guarda un po’ ad entrare in Polonia, qui a un passo, e arrivare da lì a Berlino.Passiamo da Stralsund. A Greifswald, in un Famila, compro il caricabatterie del cellulare.
Dopo aver visto un sacco di campeggi passando e aver anche visto molte zone sosta camper – tante delle quali però con permesso solo diurno -, arriviamo ad un camping, Zelltplatz  Korswandt, in provincia di Usedom, al limite del territorio tedesco prima del confine polacco, arroccato su una strada in forte salita, scura di alberi.E’ un campeggio un po’ strano, dove Amerigo ha pure trovato uomini nudi in attesa di farsi la doccia. Sulla Rosina risulta un NaturCamping ( ? ).E ci sono le “bio”toeletten.La Tv qui fa cilecca, forse troppi alberi. Alla Rezeption ci danno, sempre in lingua internazionale, una delusione: non c’è strada carrozzabile per la Polonia, che è qui ad un passo, un paio di chilometri. Ci si può andare in bici o a piedi, traversando col ferry qualcosa. Però c’è un parcheggio prima del ferry.Vedremo domani cosa fare. Ora sono le due passate, Amerigo continua a rivoltarsi nel letto, non brontolando apertamente ma ugualmente intelligibilmente. Sono stanca anch’io perciò smetto.
Martedì 17.07.2007, Zelltplatz Korswandt, Usedom, Germania, Km 21194
Stamattina, dopo anche la mia doccia quasi comunitaria – cabine doccia con niente all’interno per appendere l’accappatoio, in una stanza con panchine per stare sedute in attesa della cabina libera, tedescone pancione vecchione con le ciccione al vento, belle ( ? ) tranquille e nude – in una “biotoeletten” dove di anomalo c’era pure il “buco” del water (beh, se quando ci si pulisce il naso un’occhiatina al fazzoletto la diamo tutti, qui viene pure facile controllare anche i nostri prodotti biologici, essendo la capacità della tazza messa al rovescio, adagiando in bella vista il fuoriuscito), ci siamo diretti verso Anklam da dove poi c’è la strada che porta in Polonia. E’ proprio perchè ormai ce lo siamo messi in mente che proseguiamo nonostante una strada che non dovrebbe neanche avere il diritto di chiamarsi così: un viottolo spesso in una specie di pavè, tutto malconcio.
Boschi, grandi quare di grano e di una specie di erba che non riusciamo a riconoscere, grandi allevamenti di bovini, poi ancora boschi. Ai lati della strada numerose mazze da tamburo. Nei campi prima una cicogna, poi più avanti altre due, poi ancora un gruppo di una quindicina. Abbiamo finalmente visto anche un nido sopra un camino, come abbiamo sempre letto, con nel nido due cicogne. Dopo un centinaio di chilometri – cosa saranno mai rispetto ai dieci mila circa fatti ? – arriviamo alla frontiera polacca. Con nostra sorpresa, con davanti a noi molte macchine in attesa, - ma non hanno anche loro gli accordi sulle frontiere europee? – una coppia, maschio femmina, di poliziotti ci chiede i documenti. La prima impressione non è buona: abbiamo avuto questo senso di povertà già in Finlandia, ma qui sembra ancora peggio, perchè il territorio è più abitato. Case malandate, strade pessime, macchine ovunque. Arriviamo a Stettino, Szezcin, e il benvenuto in città, dove proseguiamo a gran fatica perchè la strada, impraticabile per il fondo e per il traffico, è spesso interrotta per lavori, ci viene dato da un lunghissimo cimitero a bordo strada, chilometri, di camposanto, con davanti, e spesso anche dentro a dei cancelli, una sequela di banchetti che vendono fiori. Non riusciamo, causa un traffico selvaggio, a entrare subito in centro perciò andiamo in direzione di una cittadina che si chiama Police: deludente. Torniamo verso Stettino da una strada più interna, tribolando perchè veramente riescono a far sembrare il traffico di Napoli quasi da manuale, con l’aggravante di tram vecchi e sbuffanti che spuntano da tutti i lati. Costeggiamo il porto, un angosciante senso di vecchio, sporco e malandato. Vediamo l’insegna di un ristorante italiano, Porto Grande, ma non capiamo come i clienti possano avvicinarvisi. Su una strada tutta buchi di cemento e rotaie e non so cosa altro siamo riusciti, evitando incidenti per un pelo, provocati quasi sempre da Fiat,  tipo le 126, Panda, Uno, più qui che in Italia, arriviamo al centro bello della città: palazzi imponenti bellissimi veramente superbi, ma impossibile anche pensare di poter accostare per poterli ammirare. Cerchiamo di uscire sperando di essere sulla strada giusta per dirigerci verso Berlino: non ci riusciamo, anche perchè la Rosina Navigatrice non riconosce la Polonia, e finiamo sulla stessa malandata strada fatta all’arrivo. Proviamo a fermarci per comprare una cartolina ma mi guardano strano così proseguiamo. Ci fermiamo ad un distributore, mangiamo, facciamo un miniriposino, e ripartiamo. Un martirio per un centinaio di chilometri, l’autostrada tutta tagli di cemento, con tutto un sobbalzare, anche ai cinquanta all’ora. Quando la strada si èun po’ normalizzata abbiamo constatato i “danni”: il frigorifero tutto scombinato, con i scomparti malmessi, una vite caduta dalla televisione. Sistemiamo tutto e dalla lista dei campeggi ne trovo uno nei paraggi di Berlino. Chiedendo anche ai passanti ci arriviamo ma, constatando che è ben lontano dalla città, la signorina della Reception ci indica e addirittura ci prenota telefonicamente, un altro campeggio dal quale possiamo recarci in centro con un solo autobus anzichè tre. Altra ora abbondante di strada e arriviamo a Kladow, vicino a Spandau, al Camping Gatow.Ci sistemiamo e fortuna vuole che funzioni anche la tv, così prima di dormire ci guardiamo un bel film su Rete 4.
Mercoledì 18 luglio 2007, Kladow
Stamattina ci imbarchiamo sull’autobus X34 e arriviamo a Berlino, con sbarco davanti al famoso Zoo. Siamo attrezzati di tutto punto, anche di contapassi. Visitiamo la città camminando per circa 18 chilomtri, un record per Amerigo, che a un certo punto deve anche andare a comprarsi un paio di calze. Era partito senza perchè dice che a me sembra un tedesco quando si mette le calze con i pantaloni corti. E allora? Siamo in Germania o sbaglio ? Ci siamo fermati al Ristorante Sorriso per una sosta pipì mia e per un caffè, servito doppio dalla gentile proprietaria siciliana, perchè Amerigo, anzichè con lo zucchero se lo era addolcito col sale. Grasse risate, saluti, e ripartiama col cavallo di San Francesco. Visitiamo la Chiesa che è ora considerata Monumento alla pace: una modernissima costruzione che tra la Chiesa nuova e il suo campanile contiene quanto resta del bellissimo ma parzialmente distrutto santuario originale. Davanti all’Acquario, alla porta dell’Elefante, veniamo fermati, e con noi anche gli altri passanti, da una troupe che sta girando, ciac, azione, rifacciamo, ecc. Chi ci ferma è un tedesco ma gli ordini del regista e dei tecnici sono tutti in italiano. Gli attori, una coppia, lei capelli rossi, lui alto col codino, devono percorrere lo spazio antistante mentre altri figuranti fingono di passeggiare. Chiedo cosa stanno girando. Mi rispondono che è un episodio del “Capitano”, la serie della Rai. Cercando di arrivare alla famosa AlexanderPlatz, quella della canzone della Milva, vediamo la colonna della statua dell Vittoria, delle Chiese imponenti, giardini, la Torre della Televisione, l’Università e la Porta di Brandeburgo, sormontata dalla quadriga, con vicino un omaggio ai morti del muro, con foto dei giustiziati, fiori, scritti, ceri. Molto commovente. Pensavamo di trovare magari un pezzo di muro. I pezzi, di tutte le misure a partire dal centimetro quadrato, ci sono ma in vendita nei negozi di souvenir. Nella piazza antistante la Porta di Brandeburgo mangiamo e guardiamo quel che resta dei soldati russi, americani, francesi, inglesi, che posano coi turisti e le centinaia di velotaxi, le biciclette che portano a spasso la gente, ci sono i mimi, c’è vita: non sembra che questo posto meno di venti anni fa fosse un triste luogo di morte e oppressione. Davanti all’Università tutti si fermano a guardare un buco in mezzo alla piazza coperto da un vetro. Una signora tedesca mi dice che è un bunker. Approfondirò in seguito: che sia forse quello dove si è suicidato Hitler? Chissà. A proposito: non c’è, in alcun angolo, mai mai mai, alcun accenno a Hitler. Vedo solo un bar con scritto DDR. Sono passati solo diciotto anni dalla caduta del muro che, come dice Puliero, forse è caduto per niente. In una grande piazza, all’interno di un altrettanto grande giardino, c’è un monumento imponente: una persona seduta e una in piedi accanto. Dall’acconciatura di quello seduto, barba fluente e molti capelli, immagino trattarsi di Carlo Marx e Engel, ma in nessun buco c’è scritto il nome dei due. Una delusione l’Alexander Platz: un cantiere a cielo aperto. Ci portiamo alla fermata dell’Autobus che ci riporta davanti allo Zoo da un punto di vista panoramico perchè siamo saliti al piano superiore. Io cedo: via le scarpe e avanti con gli infradito. Provo ad intenerire Amerigo per andare a vedere Knut, l’orsetto bianco, ma non ci riesco: vuole tornare a casa, sul camperott. Sul nostro Autobus non passa un filo d’aria: sventolandoci con la cartina di Berlino, per errore scendiamo ben due fermate prima della nostra, forse non avevamo camminato abbastanza. Sul camperott vuotiamo tutto quanto c’è di bevibile e ritorniamo alla vita con una lunga e rigenerante doccia. Ora penseremo alla cena, se mi va bene vedo il filmetto di Monk su Rete 4, e in attesa di ripartire domani direzione Monaco, cercheremo di passare una buona nottata.
Giovedì 19 luglio 2007, Camping Gatow, Kudlowdamm,  km 21664
Mattinata di fuoco al momento della partenza dal campeggio dopo aver fatto i vuoti ed i pieni di rito, la doccia e tutto quanto necessario, meno una colazione ben fatta per mancanza di latte.
Quindi con l’assunzione del solo caffè, e Lavazza, mica la brodaglina scolorita unica parvenza di caffè comprata in Norvegia, sono andata alla reception per sistemare il conto e quindi partire.
L’altro giorno, all’arrivo, dopo la prenotazione telefonica fatta per noi dalla receptionista del Krossingsee camping, ritenuto troppo lontano da Berlino, con obbligo di cambio di ben tre pullman per il centro, l’addetto del Gatow Camping mi aveva chiesto 10 euro di cauzione per l’elettricità, poi un documento. Tornata al camper per prendere carta d’identità e Camping Card International , aveva trattenuto quest’ultima, mi aveva dato un paio di cartine della città, una chiave per la sbarra, un numero di piazzola, 74, però dicendoci di sistemarci alla 32, senza darmi una mappa del campeggio,  e chiedendo quante notti saremmo rimasti. Ho risposto “una” e credendo di dover pagare in anticipo come sempre fatto fino ad ora nei vari campeggi ho allungato una banconota da 50 Euro ritenendo uguale la tariffa del  Krossing  dove avremmo pagato sui 20 euro + un 1,30. L’addetto mi ha restituito brevemente una banconota da 20 euro, che ho aggiunto alle due cartine della città. Sono salita sul camper: Amerigo mi ha fatto notare che qui si pagava qualcosa in centesimi più del Krossing e brontolando perchè avevo pagato per una sola notte quando lui mi aveva detto ci saremmo fermati per due. Quando lo stesso incaricato è venuto alla piazzola per aprirci la corrente, e poi andandosene senza farlo dicendoci che erano c.nostri se il filo non arrivava al quadro elettrico, ho dovuto andare a richiamarlo, alla mia precisazione che saremmo rimasti due notti e se dovevo andare a pagare la seconda notte, mi ha detto, accompagnando la frase con un gesto noncurante, che non c’erano problemi. Stamani l’impiegato, un altro, è venuto a rilevare i numeri della corrente usata, e ho dovuto richiamarlo io nel posto giusto, il 32, anche se con numero sbagliato 74,  e mi ha chiesto il suo corrispettivo più il pagamento delle due notti trascorse. Mi sono rifiutata nettamente di pagarne due, esprimendo la ferma decisione di pagarne solo una, avendo l’altra già pagata in anticipo.Altrettanto fermamente lui ribatteva che se avessi pagato avrei avuto una ricevuta: niente ricevuta niente pagamento avvenuto.Ho ribadito tutto quanto accaduto all’arrivo. Lui cruccamente sentenziava che comunque non potevo avere pagato 20 euro per una notte, essendo la tariffa di 19,60.Tira e non molla per un’ora e più, alla presenza anche di una coppia di Comacchio che già temeva di fare la nostra stessa fine.L’addetto dell’altra volta, al telefono anche con me, negava quanto da me affermato ma io, sorretta da un forte caffè allo stomaco e dalla ferrea certezza che mi animava, non cedevo di un millimetro, chiedendo di chiamare la polizia. Lui sempre con decisione assoluta proclamava che se la polizia, che anche lui voleva chiamare, avrebbe creduto a lui perchè se avevo pagato dovevo esibire la ricevuta. Io secca dicevo che avrei detto alla Polizia che loro avevano tenuto i miei soldi e non mi avevano dato la ricevuta. Hanno spulciato tutto il rotolo degli scontrini rilasciati e non hanno trovato i miei 50 euro. Ben decisa a non cedere e con la voce sempre più alta e ferma, e comunque con la peldoca sulle braccia, è finita che, dopo avermi fatto vedere con ostentazione che continuavano a segnarsi il mio nome e il mio indirizzo, mi hanno chiesto i giusti, secondo me, 12 euro che ancora gli andavano – anche se nella concitazione del momento quasi quasi mi rifiutavo di pagare anche quelli. Amerigo a momenti, pur di chiudere la questione, quasi quasi mi consigliava di pagare tutto ma vedendo la mia determinazione ha lasciato che le cose andassero come ritenevo giusto.Il tizio ha masticato amaro e non credo mi abbia detto “arrivederci e grazie”. In più era scocciato perchè siamo rimasti ancora fuori della reception a commentare la cosa con la coppia di Comacchio.Magari col tempo mi arriverà il “conto”, che loro ritengono giusto, a casa. Speriamo di no.Poi, ragionandoci, penso sia successo che il tipo abbia ritenuto di aver trattenuto solo i 10 euro di cauzione per l’elettricità e di avermi dato due banconote da 20euro, mentre me ne ha data una sola.Amerigo dice che comunque, con la loro precisione teutonica, avrebbero dovuto trovarsi i 20 euro in più in cassa, ma il campeggio è molto grande, vendono anche i biglietti del bus – comprati lì anche noi – quindi un errore senza malafede può anche esserci stato.Ma tant’è, io di sicuro non gli avrei dato un centesimo in più. Forse, avessi avuto lo stomaco a posto, avrei ceduto, ma nervosa com’ero non era neanche pensabile un accomodamento da parte mia.
Siamo partiti in direzione Schonebeck am Elbe, dove, dopo esserci fatti dare ieri sera l’indirizzo da Walter, avremmo cercato la vedova dello zio  Ruggero.Abbiamo trovato la casa, un bel condominio tra tanti altri grandi condomini.. Ho suonato a lungo ma non ha risposto nessuno.Abbiamo lasciato un biglietto con su anche il nostro numero di telefono. A gran fatica, non sapendo come si dice Cimitero in tedesco, e nonostante la mimica che di solito mi aiuta non riuscivo a trovare dove vanno a finire gli uomini kaputt con grandi segni di croce e dopo aver finto di scavare buche sempre più profonde, siamo alla fine arrivati davanti a un rivenditore di lapidi funerarie. Chiuso. Una coppia, gentilissima, sempre a gesti ci ha però indicato dove si trovava il cimitero, giusto lì dietro.Qui non siamo in Norvegia dove anche gli animali domestici, a momenti, parlavano inglese.Con un certo metodo, io di qua, Amerigo di là, abbiamo percorso il cimitero, molto verde, con lapidi a volte tutte in fila, a volte in nicchie tra pini, edera, sperando di trovare dove si trovava la tomba dello zio.Dopo aver cercato molto, una signora ci ha detto che c’era un custode, sperando che l’ufficio fosse ancora aperto, che sicuramente poteva aiutarci.La custode c’era, gentile pure. Sul computer ha cercato il nome. Solo con le mie poche parole di tedesco non si arriva molto lontano e questi residuati dall’ex dominio russo di inglese proprio non sanno nulla.Ha trovato, ha provato a indicarci a gesti poi ha deciso di accompagnarci di persona.Passando accanto ad un prato mi ha detto che anche lì sotto c’erano delle salme. Superate molte tombe, che con il mio solito riflesso “leggitorio” guardavo cercando di memorizzare i nomi, cosa assolutamente superflua, naturalmente, ci ha condotto davanti ad un altro appezzamento verde e con un largo gesto del braccio ci ha detto che eravamo arrivati alla tomba giusta.Con un po’ di fatica abbiamo capito trattarsi di una fossa comune. Non c’è alcuna lapide e tanto meno alcuna indicazione sul posto del nome del defunto, risulta solo dal computer. In un angolo, per terra, c’è un piccolo riquadro con ammassati anonimi mazzolini di fiori, quasi tutti ormai secchi, ma sul “prato” nulla, solo erba.Ci ha spiegato che ricorrono alla fossa comune i parenti che vogliono risparmiare.Ci ha rattristato molto questo sistema che ci fa pensare a un proprio scarso amore per il poco caro estinto.Nell’ex Germania Est sembra sia prassi comune.
Non sarà bella l’esibizione troppo commerciale che c’è nei nostri cimiteri, ma questo nulla è assolutamente deprimente. Abbiamo detto una preghiera al vuoto che ci circondava e con un’oppressione nel cuore siamo usciti dal cimitero, ringraziando la signora.
Scendendo verso Monaco abbiamo poi sfortunatamente percorso l’autostrada più schifosa della mia vita viaggiatrice: tutto un taglio, un sobbalzare – ho finito ora di pulire il frigorifero, anche lui scombussolato -, con lo stomaco che voleva farmi continuamente riingoiare quanto mangiato ad un grill, con oltre ai problemi di fondo stradale tutto un susseguirsi di interruzioni per lavori, per code, per pioggia, un casino.Finalmente Amerigo si è convinto ad uscire dall’Autostrada. E mi è capitata un’altra cosa proprio carina: ho fatto la mia brava pipì, fatte le regolari pulizie con carta, e lo stronzo water, incavolato di suo forse per il su e giù subito anche da lui oltre che dal mio stomaco, con un’esplosione mi ha ributtato addosso, centrandomi la faccia, quanto da me donatogli.Ci voleva: la cosa mi ha definitivamente annientato. Per consolarmi ho mangiato quasi una cartina di Maalox.Interrogata la Rosina, abbiamo trovato un’area AutoHof dove passare la notte.La signora prima mi ha chiesto 6 euro, poi, non so bene cosa l’abbia commossa, non ha più voluto i soldi e ci ha detto dove metterci.Non sarebbe male se non fossimo proprio in cima alla rampa dove atterrano autoarticolati di tutti i tipi, compreso uno che porta mucche, e che si succedono uno dietro l’altro. Ora anche un pullman e prima alcune roulottes. Il Gianni svizzero ci aveva detto di cercare questi posti perchè sicuri in quanto sorvegliati quindi non dovrebbero succedere guai.Spero che a un certo punto decidano di essere abbastanza e smettano di passare, fermandosi, per pagare, proprio davanti al nostro muso.Ora c’è una bisarca stracolma di auto. E altri. Evviva.Mentre, dietro le mie spalle, c’è una scema al programma di Amadeus che sta facendo di tutto per sbagliare nonostante lui cerchi un po’ apertamente di aiutarla.Con lo stomaco ora un po’ tranquillizzato vedremo di mangiare, magari ci guardiamo ancora un po’ di tv, dormiremo se questo via vai ce lo consente e domani  scenderemo verso Monaco.
Autohof Munchberg, Germania, 20.07.2007, km 22067
Bene o male la notte è rumorosamente trascorsa e abbiamo dormicchiato tra un arrivo e una partenza di innumerevoli camion.Dopo colazione abbiamo ripreso l’avvicinamento a Monaco e poi, più giù, direzione Klais-Krun dove Amerigo spera di poter vedere se ci sono funghi.
Percorso travagliatissimo: strada in cemento, coi soliti tagli sussultori, e in più un bel traffico.
Viaggio in tensione, con tentativi di tratti autostradali inframmezzati da numerose uscite per poter viaggiare con strada migliore ma con attraversamenti di paesi e conseguenti rallentamenti.
Ci siamo fermati per la spesa, abbiamo dato un notevole foraggiamento al nostro frigo, concedendoci anche due sfiziose minimacedonie, e, aggirando Monaco sull’autostrada, superando con qualche piccolo patema l’uscita di Wolfrathausen (episodio di campeggio non pagato, in aprile, non per colpa nostra ma per assenza conclamata di chiunque avesse titolo a riscuotere il corrispettivo), intorno alle due del pomeriggio, dopo aver attraversato Garmish Partenkirchen, siamo arrivati al Camping Tennsee. Ci siamo sistemati, abbiamo mangiato e, dopo un po’ di riposo, abbiamo estratto le biciclette dal sottopancia del camperott e siamo partiti. Con notevole delusione, dopo le meravigliose piste ciclabili fin qui viste ovunque, ci samo ritrovati forse con l’unica in Germania su sterrato e pure scivoloso. Abbiamo provato ad avvicinarci ad un laghetto ma bisognava pagare l’ingresso, quindi adios. Dopo una decina di chilometri ci siamo arresi e siamo tornati al camper usando il tempo guadagnato in favolose docce nel già citato super bagno con musica e marmi. Essendo praticamente l’ultima sera del nostro viaggio abbiamo deciso di chiudere in bellezza: armati dei due coupons per un cocktail omaggio rilasciati al momento della registrazione ci siamo seduti proprio al centro della terrazza del ristorante, sotto un ombrellone che io speravo ci riparasse non già dal sole, dato il tramonto avanzato, ma dal freddo che ci faceva compagnia. Beh, per la verità, prima io poi lui siamo andati , alla chetichella, a recuperare di che vestirci, canottiera, maglia con le maniche, scialle di lana, ma duri e puri, sempre in centro alla terrazza.La camerierina, in costume tirolese, con una sciolta e sussurrante parlantina tedesca, ci chiede cosa prendiamo: io rispondo in inglese, Amerigo in italiano. Allora lei, giustamente, da buona crucca, ci porta un menu in inglese per me e un menu in italiano per lui. Dopo grasse silenziose risatine per come era esposta la versione “italiana” del menu, con spropositi che superavano quelli constatati sul menu italiano di Kos l’anno scorso, ed è tutto dire, abbiamo chiesto il filetto Chateaubriand. Ci siamo preoccupati un po’ quando prima ci hanno appoggiato di lato un tavolino supplementare, poi su quest’ultimo due griglie riscaldanti, ma alla fine ci hanno portato un mega vassoio di verdurine e funghi di tutte le sorte con un blocco di carne che, sapientemente tagliata dalla nostra cameriera aiutata da una collega, si è rivelata cotta al punto giusto e di un tenero mai assaggiato prima, contornata con un decorativo gioco di verdure. A fine pranzo abbiamo fatto giusto due passi per vedere se scoprivamo alla fine il famoso lago che dà il nome al campeggio ma non siamo mai riusciti a scovare. Mission impossible, non l’abbiamo trovato neanche stavolta, e sì che sul depliant c’è.Pazienza, ormai a notte fatta era meglio andare a letto belli sazi e soddisfatti. Per il lago ci penseremo l’anno prossimo, se ripassiamo di lì.
Tennsee, sabato 21 luglio 2007, km 22479
Dopo aver pagato, di più del mese scorso perchè ora è alta stagione, e dopo colazione e doccia, tribolata stamani perchè l’intero campeggio ha deciso di lavarsi tutto alla stessa ora, partiamo con la regolamentare inversione di marcia: Amerigo aveva puntato a nord.Raddrizzata la direzione scegliamo di arrivare al Brennero per strada normale anche perchè non abbiamo mai comprato la “vignetta” autostradale.Per non finire sulla strada da paura che avevamo fatto in maggio al rientro dal Bauma di Monaco, lassù sui monti, puntiamo Innsbruck con impostazione del Brennero, sulla Rosina Navigatrice, a parecchio percorso effettuato.Ci va bene, tutto sommato attraversare Innsbruck non è particolarmente traumatico. Ci guardiamo per bene il trampolino olimpico, diamo un’occhiata , passando, ad alcuni maestosi edifici, delle chiese, e passando sotto il ponte Europa, ci avviciniamo all’Italia. Tra Matrei e Steinach Amerigo prova a visitare il sottobosco ma dice che di funghi neanche l’ombra.
A mezzogiorno in punto, tra un sonoro festoso scampanio, entriamo in Italia.Il camperott segna Km 22570.In un grande parcheggio pranziamo. Amerigo fa un altro tentativo di visita al bosco ma torna sconsolato. Tutto troppo secco.L’autostrada italiana è come il solito, incasinata..Entriamo a Vipiteno, usciamo ad Egna, entriamo a S.Michele all’Adige, usciamo a Rovereto Nord:la corsia diretta a nord è una colonna interminabile, Onda verde continua a dire che anche verso Modena c’è casino da Rovereto ad Affi. Forse era una bufala: quanto vediamo di autostrada è libero ma pazienza. Verso le 16.30 facciamo un’entrata trionfale  al Rimessaggio dove finalmente mettiamo a nanna il Camperott, più vecchio di un mese e di ben  11.254 Km. in  più: siamo ora a 22.876 Km.
      Ha avuto qualche problema, la Rosina, il mio vetro, si è scombinata la zanzarierina sopra il letto, nell’oscurante del vetro parte guida si è staccato qualcosa, è troppo lungo e perciò ci è costato un sacco di soldi in più di altri camper meno pretenziosi, a mio parere ha una finestra in meno, ma tutto sommato si è comportato valorosamente, ci ha portato in posti bellissimi, si è districato su stradine a volte impraticabili, ha risposto gagliardamente sulle salite più ripide e ha saputo contenersi su discese, tipo quella di ieri, del 16 %, senza troppo scomporsi.
Quindi per chiudere si può dire, con tono abbastanza scontato, che è stato un viaggio indimenticabile, forse fatto troppo di fretta perchè con Amerigo bisogna continuare a partire, ma dove tutto assolutamente ha meritato di essere visto. E che richiede ancora un’altra visita, almeno per determinate zone: se la salute e tutte le circostanze di rito che lo permetteranno, bene, la Norvegia ci vedrà di nuovo, a costo di rifarci quella benedetta Scandinavia Card !
E per avvalorare questa speranza abbiamo dotato il nostro  “mezzo”, di un guardiano portafortuna e portamemoria : Alcione, un grosso peluche che ora domina il camperott, per ricordarci la sua terra d’origine, invitandoci a portarlo, quando sarà possibile, a rivedere la sua, ed ora un pochino nostra,  Norvegia !
                                
     

  


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