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dani1967
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03/09/2007 31354
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Inserito il 28/01/2026 alle: 13:24:47
In risposta al messaggio di Giovanni del 28/01/2026 alle 13:04:33

Il link non funziona. Comunque sia, sulla nostra Penisola, a parte la Pianura Padana, tutte le città, paesi e villaggi, se non sono costruiti lungo le coste o lungo i corsi dei fiumi, molti sono costruiti sui cocuzzoli
delle colline e delle montagne. Si è costruito lassù, per controllare il territorio, difendersi dalle incursioni di eserciti nemici o pirati ed anche perché era possibile innalzare al cielo la fede di Stato.  Però, da quello che ho visto girando per l'Italia (grazie al camper) visitando innumerevoli paesi sui cocuzzoli, a mente mi pare di ricordare che la maggior parte poggino su solide rocce mentre questa Niscemi è su un altopiano di terra certamente soggetto alle condizioni meteo anomali.  Sono d'accordo con te: ...contro un mostro simile non si può fare assolutamente nulla se non costruire altrove. Giovanni
...
 a mente mi pare di ricordare che la maggior parte poggino su solide rocce

Purtroppo non è così semplice, e spesso invece "l'arretramento del ciglio", anche se non nella misura così eclatante, è un problema ricorrente e sistematico, e il "consolidamento del ciglio" costa una cifra estremamente importante ogni anno alle casse pubbliche. Tanto che una buona norma dovrebbe essere lasciare uno spazio di sicurezza a monte e a valle. Pr cui se uno vede al ciglio una casa storica, può dire vabbé, l' hanno fatta una volta quando queste cose non si pensavano, ma quando si vede un edificio più moderno, insomma, si ha diritto ad innervosirsi.

https://paroleostili.it/manifesto/
Per quel che mi riguarda, io viaggio non per andare da qualche parte, ma per andare. Viaggio per viaggiare.
R.L. Stevenson
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Giovanni
Giovanni
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28/08/2003 13250
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Inserito il 28/01/2026 alle: 18:57:05
In risposta al messaggio di dani1967 del 28/01/2026 alle 13:24:47

 a mente mi pare di ricordare che la maggior parte poggino su solide rocce Purtroppo non è così semplice, e spesso invece l'arretramento del ciglio, anche se non nella misura così eclatante, è un problema ricorrente
e sistematico, e il consolidamento del ciglio costa una cifra estremamente importante ogni anno alle casse pubbliche. Tanto che una buona norma dovrebbe essere lasciare uno spazio di sicurezza a monte e a valle. Pr cui se uno vede al ciglio una casa storica, può dire vabbé, l' hanno fatta una volta quando queste cose non si pensavano, ma quando si vede un edificio più moderno, insomma, si ha diritto ad innervosirsi.
...

Nella città dove sono nato, c'è un punto a strapiombo sul mare, una falesia alta forse un centinaio di metri. Sulla punta più in alto,  quasi al ciglio, almeno a guardare dal basso, qualcuno aveva costruito una pagoda, poi ho cambiato residenza ma ogni tanto ci son sempre ripassato. Negli anni sessanta, con la diffusione di ville e villette, accanto a questa pagoda son venute su delle ville con posizione panoramica eccezionale. Quest'anno, l'anno scorso ormai, ricordo che la pagoda non c'era più e la vicina villa è ora proprio sul bordo della falesia. Quello che mi scoccia è che fino ad adesso si son goduti la posizione eccezionale e domani dovrò, con le mie tasse, pagargli la villa nuova. 

Nel 2005 feci un Tour in Francia, Normandia a salire fino al confine belga e mi trovai sul punto panoramico di Cap de La Heve, belvedere di St. Jouin dove per una serie di circostanze che non sto a raccontare, scesi al ripiano intermedio della sottostante alta falesia. Nel 2013, successe di questo: 

https://www.youtube.com/watch?v...

Ecco, io ero sceso proprio sopra la parte alta di quella falesia: fortunatamente il mio peso e quello del Francese che stavo aiutando non è stato così importante da muovere il tutto in quella circostanza.

Giovanni
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dani1967
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03/09/2007 31354
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Inserito il 28/01/2026 alle: 21:39:52
In risposta al messaggio di Giovanni del 28/01/2026 alle 18:57:05

Nella città dove sono nato, c'è un punto a strapiombo sul mare, una falesia alta forse un centinaio di metri. Sulla punta più in alto,  quasi al ciglio, almeno a guardare dal basso, qualcuno aveva costruito una pagoda,
poi ho cambiato residenza ma ogni tanto ci son sempre ripassato. Negli anni sessanta, con la diffusione di ville e villette, accanto a questa pagoda son venute su delle ville con posizione panoramica eccezionale. Quest'anno, l'anno scorso ormai, ricordo che la pagoda non c'era più e la vicina villa è ora proprio sul bordo della falesia. Quello che mi scoccia è che fino ad adesso si son goduti la posizione eccezionale e domani dovrò, con le mie tasse, pagargli la villa nuova.  Nel 2005 feci un Tour in Francia, Normandia a salire fino al confine belga e mi trovai sul punto panoramico di Cap de La Heve, belvedere di St. Jouin dove per una serie di circostanze che non sto a raccontare, scesi al ripiano intermedio della sottostante alta falesia. Nel 2013, successe di questo: . Ecco, io ero sceso proprio sopra la parte alta di quella falesia: fortunatamente il mio peso e quello del Francese che stavo aiutando non è stato così importante da muovere il tutto in quella circostanza. Giovanni
...

https://video.corriere.it/il-ge...



Casagli lo conosco discretamente 

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dani1967
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03/09/2007 31354
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Inserito il 28/01/2026 alle: 21:54:32
In risposta al messaggio di dani1967 del 28/01/2026 alle 21:39:52

Casagli lo conosco discretamente 
Aggiungo 

https://youtu.be/L98tBMJZn0k?si...


Tozzi non ho nemmeno voglia di incacchiarmi a sentirlo

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Austria in camper lungo la Via Romantica
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dani1967
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03/09/2007 31354
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Inserito il 29/01/2026 alle: 14:37:30
In rete molti scienziati parlano del fenomeno sabbia argilla, direi correttamente.
Ma sei fossi coinvolto io, stante il modello, per comprendere cosa possa aver innescato un dissesto così immenso, farei subito ( e immagino lo stiano facendo) delle indagini per verificare la presenza di argille rigonfianti

https://www.mitigoinbasilicata....


Io le ho viste all'opera, e in pratica anche con deboli pendenze non ci stai sopra insieme. In pratica l'acqua non solo rende queste argille con un attrito quasi nullo, ma le alza rompendo qualsiasi vincolo del pacco sedimentario soprastante. 
Io ieri parlavo di arretramento del ciglio, ma in realtà è quello che sta accadendo ADESSO dopo il distacco della frana, prima invece ovviamente il fenomeno, una frana rototraslativa, era un altro.

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Ummagamma
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12/12/2013 14257
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Inserito il 29/01/2026 alle: 17:17:49
In risposta al messaggio di dani1967 del 29/01/2026 alle 14:37:30

In rete molti scienziati parlano del fenomeno sabbia argilla, direi correttamente. Ma sei fossi coinvolto io, stante il modello, per comprendere cosa possa aver innescato un dissesto così immenso, farei subito ( e immagino
lo stiano facendo) delle indagini per verificare la presenza di argille rigonfianti Io le ho viste all'opera, e in pratica anche con deboli pendenze non ci stai sopra insieme. In pratica l'acqua non solo rende queste argille con un attrito quasi nullo, ma le alza rompendo qualsiasi vincolo del pacco sedimentario soprastante.  Io ieri parlavo di arretramento del ciglio, ma in realtà è quello che sta accadendo ADESSO dopo il distacco della frana, prima invece ovviamente il fenomeno, una frana rototraslativa, era un altro.
...
Ho letto con interesse 
Ho sottolineato le conclusioni 
Aumento della temperatura 

IMG_3274.jpeg
Pace, salute, serenità

Modificato da Ummagamma il 29/01/2026 alle 17:18:48
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dani1967
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03/09/2007 31354
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Inserito il 30/01/2026 alle: 10:18:12
Un articolo divulgativo interessante

https://aldopiombino.blogspot.c...


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Grinza
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16/02/2006 63542
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Inserito il 02/02/2026 alle: 09:15:16
Dany, si poteva evitare la frana di Nisceni?
Il problema non è la gente che non comprende ma la gente che giudica quello che nemmeno comprende
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dani1967
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03/09/2007 31354
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Inserito il 02/02/2026 alle: 10:28:19
In risposta al messaggio di Grinza del 02/02/2026 alle 09:15:16

Dany, si poteva evitare la frana di Nisceni?
Premessa. 
Vedo in questo periodo decine di colleghi che assaltano il web per salire sul carro della frana di Niscemi. La maggior parte di loro ne sa quanto me, nulla se non quello che si legge dal web. Una persona che si occupa di scienza e ne fa divulgazione però dovrebbe parlare a ragion veduta, e per un geologo vuol dire solo una cosa: andare li con mappa, bussola, matite e fare un bel rilievino, poi consultare foto aeree e leggere tutti gli studi precedenti, e solo allora merita parlare; io ho dato un occhio, ma non ho fatto un vero studio, per cui parlo a sentimento. 
La risposta non è semplice in ogni caso, grossomodo mi viene da dire no. In zona erano già presenti segnali di frana, pensare ad un evento complessivo generalizzato di questo tipo era sia difficilmente prevedibile che sicuramente non fermabile. E' assai probabile che vi sia stato un aiutino al fenomeno legato ad una errata regimazione delle acque all'interno dell'abitato, che approfittavano della permeabilità delle sabbie per evitare di fare un circuito serio di scarico delle acque chiare di superficie. E' la prima cosa che indagherei, e sono sicuro che ne vedrei delle belle, ma certo quello entra nel campo dei contributi, non dell'unica causa che ha ineluttabili elementi naturali. 
Una cosa deve essere chiara, nessuna opera ingegneristica avrebbe potuto evitare il fenomeno e nessuna lo eviterà in futuro, in quanto non è possibile fermare un mostro simile, che comunque per ora è una condizione residuale meno pericolosa. Saranno necessari comunque dei lavori di rimodellamento del versante, un pezzo del paese è andato per sempre, bisogna stare attenti che nell'onda dell'emozione non si buttino via soldi in ****te.
Tuttavia A PEZZI il fenomeno era noto, e se non era possibile immaginare un fronte di 4 km ne fare opere per evitarlo, si poteva evitare di costruirci. In ogni singolo tratto si sapeva che era a rischio e che potevano avvenire dissesti parziali, per cui si poteva (doveva) evitare di costruire sul ciglio, non si dovevano condonare le case sul ciglio ma demolirle, e quelle regolari già prima potevano essere oggetto di trasferimento. E si poteva operare un monitoraggio della zona che era come al solito stato accennato ma poi abbandonato.
Io ricordo che la definizione del rischio scientifico incrocia pericolosità (fenomeno naturale), vulnerabilità ed esposizione. L'azione meno costosa per diminuire il rischio è agire sull'esposizione, ma è anche la meno accettata dal pubblico e dalla popolazione, ovvero evitare le zone a maggior rischio e se sei in una zona a rischio intermedio, sapere che ti può andare male.
 

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Modificato da dani1967 il 02/02/2026 alle 11:23:03
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franco49tn
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24/01/2008 10401
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Inserito il 02/02/2026 alle: 10:50:36
In risposta al messaggio di dani1967 del 02/02/2026 alle 10:28:19

Premessa.  Vedo in questo periodo decine di colleghi che assaltano il web per salire sul carro della frana di Niscemi. La maggior parte di loro ne sa quanto me, nulla se non quello che si legge dal web. Una persona che si
occupa di scienza e ne fa divulgazione però dovrebbe parlare a ragion veduta, e per un geologo vuol dire solo una cosa: andare li con mappa, bussola, matite e fare un bel rilievino, poi consultare foto aeree e leggere tutti gli studi precedenti, e solo allora merita parlare; io ho dato un occhio, ma non ho fatto un vero studio, per cui parlo a sentimento.  La risposta non è semplice in ogni caso, grossomodo mi viene da dire no. In zona erano già presenti segnali di frana, pensare ad un evento complessivo generalizzato di questo tipo era sia difficilmente prevedibile che sicuramente non fermabile. E' assai probabile che vi sia stato un aiutino al fenomeno legato ad una errata regimazione delle acque all'interno dell'abitato, che approfittavano della permeabilità delle sabbie per evitare di fare un circuito serio di scarico delle acque chiare di superficie. E' la prima cosa che indagherei, e sono sicuro che ne vedrei delle belle, ma certo quello entra nel campo dei contributi, non dell'unica causa che ha ineluttabili elementi naturali.  Una cosa deve essere chiara, nessuna opera ingegneristica avrebbe potuto evitare il fenomeno e nessuna lo eviterà in futuro, in quanto non è possibile fermare un mostro simile, che comunque per ora è una condizione residuale meno pericolosa. Saranno necessari comunque dei lavori di rimodellamento del versante, un pezzo del paese è andato per sempre, bisogna stare attenti che nell'onda dell'emozione non si buttino via soldi in ****te. Tuttavia A PEZZI il fenomeno era noto, e se non era possibile immaginare un fronte di 4 km ne fare opere per evitarlo, si poteva evitare di costruirci. In ogni singolo tratto si sapeva che era a rischio e che potevano avvenire dissesti parziali, per cui si poteva (doveva) evitare di costruire sul ciglio, non si dovevano condonare le case sul ciglio ma demolirle, e quelle regolari già prima potevano essere oggetto di trasferimento. E si poteva operare un monitoraggio della zona che era come al solito stato accennato ma poi abbandonato. Io ricordo che la definizione del rischio scientifico incrocia pericolosità (fenomeno naturale), vulnerabilità ed esposizione. L'azione meno costosa per diminuire il rischio è agire sull'esposizione, ma è anche la meno accettata dal pubblico e dalla popolazione, ovvero evitare le zone a maggior rischio e se sei in una zona a rischio intermedio, sapere che ti può andare male.  
...
Concordo con quanto hai scritto e che allego sotto.
Ho visto che molti pluviali della cittadina finivano
con lo scarico in strada e non canalizzato in rete
di acque meteoriche ,
In una zona del genere e da tanti anni conosciuta
come problematica , avrei consigliato di evitare
strade non bitumate  , di evitare i cubetti o acciotolato
e di avere canalette e griglie in ogni dove, per far scaricare 
alla base della collina o ditettamente nei torrenti o fiumi
nelle vicinanze.

      ----------------------------------
La risposta non è semplice in ogni caso, grossomodo mi viene da dire no. In zona erano già presenti segnali di frana, pensare ad un evento complessivo generalizzato di questo tipo era sia difficilmente prevedibile che sicuramente non fermabile. E' assai probabile che vi sia stato un aiutino al fenomeno legato ad una errata regimazione delle acque all'interno dell'abitato, che approfittavano della permeabilità delle sabbie per evitare di fare un circuito serio di scarico delle acque chiare di superficie. E' la prima cosa che indagherei, e sono sicuro che ne vedrei delle belle, ma certo quello entra nel campo dei contributi, non dell'unica causa che ha ineluttabili elementi naturali. 
    ------------------------------------------------------------

Quando faranno vedere un viale di Niscemi simile a questo
allora mi ricrederei della mia opinione.
immagine(6978).png
 
Franco

Modificato da franco49tn il 02/02/2026 alle 10:51:27
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dani1967
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03/09/2007 31354
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Inserito il 02/02/2026 alle: 11:21:33
In risposta al messaggio di franco49tn del 02/02/2026 alle 10:50:36

Concordo con quanto hai scritto e che allego sotto. Ho visto che molti pluviali della cittadina finivano con lo scarico in strada e non canalizzato in rete di acque meteoriche , In una zona del genere e da tanti anni conosciuta
come problematica , avrei consigliato di evitare strade non bitumate  , di evitare i cubetti o acciotolato e di avere canalette e griglie in ogni dove, per far scaricare  alla base della collina o ditettamente nei torrenti o fiumi nelle vicinanze.       La risposta non è semplice in ogni caso, grossomodo mi viene da dire no. In zona erano già presenti segnali di frana, pensare ad un evento complessivo generalizzato di questo tipo era sia difficilmente prevedibile che sicuramente non fermabile. E' assai probabile che vi sia stato un aiutino al fenomeno legato ad una errata regimazione delle acque all'interno dell'abitato, che approfittavano della permeabilità delle sabbie per evitare di fare un circuito serio di scarico delle acque chiare di superficie. E' la prima cosa che indagherei, e sono sicuro che ne vedrei delle belle, ma certo quello entra nel campo dei contributi, non dell'unica causa che ha ineluttabili elementi naturali.      Quando faranno vedere un viale di Niscemi simile a questo allora mi ricrederei della mia opinione.  
...
Anche a casa mia avrei menato il costruttore quando ho scoperto che i pluviali della casa vanno in aspersione nel giardino, viziaccio dannato della maggior parte dei costruttori. Quindi più che quello scarico avrei guardato se i pluviali andavano in fogna bianca, se la fogna bianca esisteva, e dove andava a finite. Del resto le fogne NON SONO MAI dimensionate correttamente perché vengono fatte PRIMA della costruzione delle case e MAI adeguate con le nuove edificazioni.

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Grinza
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16/02/2006 63542
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Inserito il 02/02/2026 alle: 16:02:34
In risposta al messaggio di dani1967 del 02/02/2026 alle 10:28:19

Premessa.  Vedo in questo periodo decine di colleghi che assaltano il web per salire sul carro della frana di Niscemi. La maggior parte di loro ne sa quanto me, nulla se non quello che si legge dal web. Una persona che si
occupa di scienza e ne fa divulgazione però dovrebbe parlare a ragion veduta, e per un geologo vuol dire solo una cosa: andare li con mappa, bussola, matite e fare un bel rilievino, poi consultare foto aeree e leggere tutti gli studi precedenti, e solo allora merita parlare; io ho dato un occhio, ma non ho fatto un vero studio, per cui parlo a sentimento.  La risposta non è semplice in ogni caso, grossomodo mi viene da dire no. In zona erano già presenti segnali di frana, pensare ad un evento complessivo generalizzato di questo tipo era sia difficilmente prevedibile che sicuramente non fermabile. E' assai probabile che vi sia stato un aiutino al fenomeno legato ad una errata regimazione delle acque all'interno dell'abitato, che approfittavano della permeabilità delle sabbie per evitare di fare un circuito serio di scarico delle acque chiare di superficie. E' la prima cosa che indagherei, e sono sicuro che ne vedrei delle belle, ma certo quello entra nel campo dei contributi, non dell'unica causa che ha ineluttabili elementi naturali.  Una cosa deve essere chiara, nessuna opera ingegneristica avrebbe potuto evitare il fenomeno e nessuna lo eviterà in futuro, in quanto non è possibile fermare un mostro simile, che comunque per ora è una condizione residuale meno pericolosa. Saranno necessari comunque dei lavori di rimodellamento del versante, un pezzo del paese è andato per sempre, bisogna stare attenti che nell'onda dell'emozione non si buttino via soldi in ****te. Tuttavia A PEZZI il fenomeno era noto, e se non era possibile immaginare un fronte di 4 km ne fare opere per evitarlo, si poteva evitare di costruirci. In ogni singolo tratto si sapeva che era a rischio e che potevano avvenire dissesti parziali, per cui si poteva (doveva) evitare di costruire sul ciglio, non si dovevano condonare le case sul ciglio ma demolirle, e quelle regolari già prima potevano essere oggetto di trasferimento. E si poteva operare un monitoraggio della zona che era come al solito stato accennato ma poi abbandonato. Io ricordo che la definizione del rischio scientifico incrocia pericolosità (fenomeno naturale), vulnerabilità ed esposizione. L'azione meno costosa per diminuire il rischio è agire sull'esposizione, ma è anche la meno accettata dal pubblico e dalla popolazione, ovvero evitare le zone a maggior rischio e se sei in una zona a rischio intermedio, sapere che ti può andare male.  
...
Grazie, mi ero fatto un’idea da profano…ma a questo punto quello che sento sono tante cavolate giusto per aprire la bocca e dare fiato.
Il problema non è la gente che non comprende ma la gente che giudica quello che nemmeno comprende

Modificato da Grinza il 02/02/2026 alle 16:32:47
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21/03/2009 28622
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Inserito il 02/02/2026 alle: 18:09:36
In risposta al messaggio di dani1967 del 02/02/2026 alle 11:21:33

Anche a casa mia avrei menato il costruttore quando ho scoperto che i pluviali della casa vanno in aspersione nel giardino, viziaccio dannato della maggior parte dei costruttori. Quindi più che quello scarico avrei guardato
se i pluviali andavano in fogna bianca, se la fogna bianca esisteva, e dove andava a finite. Del resto le fogne NON SONO MAI dimensionate correttamente perché vengono fatte PRIMA della costruzione delle case e MAI adeguate con le nuove edificazioni.
...
senz altro dipende dal tipo di terreno .
du quello li definito "" strati sabbioso su stratti argilloso terreno vollinate """ credo proprio che abbisogna di scoli in condutture appropriate e non dispersione nel sottosuolo
Ho gia in altra occasione riportato che qui a Merano anni fa il comune emano.' obblugo in tutti i condomini l obbligo di parzializzare gli scarichi pluviali toglierlene un tot dalla rete fognaria e inserirli nel suolo Obbligo per tutti non solo i nuovi condomini
Se ricordo fu in occasione della creazione del nuovo impianto recupero acque .(depuratore)
Merano sottosuolo morenico 


 
„Passare per idiota agli occhi di un imbecille è voluttà da finissimo buongustaio.“ — Georges Courteline

Modificato da salito il 02/02/2026 alle 18:10:59
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Giovanni
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28/08/2003 13250
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Inserito il 02/02/2026 alle: 18:53:54
In risposta al messaggio di dani1967 del 02/02/2026 alle 11:21:33

Anche a casa mia avrei menato il costruttore quando ho scoperto che i pluviali della casa vanno in aspersione nel giardino, viziaccio dannato della maggior parte dei costruttori. Quindi più che quello scarico avrei guardato
se i pluviali andavano in fogna bianca, se la fogna bianca esisteva, e dove andava a finite. Del resto le fogne NON SONO MAI dimensionate correttamente perché vengono fatte PRIMA della costruzione delle case e MAI adeguate con le nuove edificazioni.
...

Mi hai fatto ricordare quando nei primi anni '80 del 1900, fui assegnato agli Affari Generali che comprendeva anche la manutenzione della sede, un palazzo di cinque piani, costruito su un terreno a livello del mare ma con un ampio garage sotterraneo dove entravano una cinquantina di mezzi. Tutt'attorno al garage c'era un'intercapedine di circa un metro di larghezza e su questa intercapedine, tramite le griglie sovrastanti, entrava pioggia. C'erano delle pompe ad immersione in una ampia vasca di recupero che portavano quest'acqua a livello della strada per essere poi condotte nella rete fognaria. 

Un giorno sentii uno strano rumore, come una cascata, che proveniva da questa intercapedine; entrai e rimasi colpito dalla fuoriuscita d'acqua dalla parete esterna di questa intercapedine, ma un getto come se arrivasse da un tubo di almeno 30-40 cm di diametro a pressione. Tanta, tanta acqua; questa, tramite la nostra rete di raccolta, arrivava alla vasca di recupero e da qui inviata alla rete fognaria. Ora, se quel danno al tubo della rete idrica dell'acquedotto fosse avvenuto in un altro sito, non alla parete della nostra struttura, per quanto tempo e quanta acqua si sarebbe dispersa nel sottosuolo. Probabilmente anche a Niscemi, forse, è accaduto qualcosa del genere. 

C'è da considerare, poi, che i tubi dell'acquedotto sono sigillati nelle giunture e nelle diramazioni; la rete fognaria delle acque piovane è invece costituita da semplici cilindri di cemento messi uno dietro l'altro, innestati con un semplice collare senza alcuna sigillatura: quanti di questi giunti e derivazioni saranno usciti dalla loro sede d'innesto e saranno dei colabrodo nel sottosuolo cittadino?

Giovanni

Modificato da Giovanni il 02/02/2026 alle 18:56:18
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