quote:Risposta al messaggio di paolof inserito in data 10/02/2015 22:34:46 (Visualizza messaggio in nuova finestra)>> 119^ Corso Piras...Caserma Carabinieri Cernaia di Torino. L'inizio dell'esperienza più bella della mia vita! Nessuna delle atre successive attività lavorative è riuscita a donarmi ricordi e sensazioni così profonde come quelle provate in quei 12 mesi di servizio al servizio dei Cittadini. Certo che occorre essere ben motivati, ma sono sicuro che un'esperienza di questo tipo non potrà mai essere sostituita da nessun altra. Credo, tra l'altro, che in questi momenti di totale caos del nostro bel Paese, il fatto di avere ideali da perseguire, educazione e fermezza oltre che rispetto delle regole debbano essere caratteristiche alla base di una comune e civile pacifica convivenza. Saluti Paolo
quote:Risposta al messaggio di duke46 inserito in data 10/02/2015 23:35:14 (Visualizza messaggio in nuova finestra)>> a mio modesto parere, pur essendo comunque militari, fare il carabiniere pur assolvendo gli obblighi di leva non ha nulla a che vedere con la cosiddetta naja: ambiente, scopi, significati differenti. Sotto certi aspetti più vicino al servizio civile.
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Per quel che mi riguarda, io viaggio non per andare da qualche parte, ma per andare. Viaggio per viaggiare.
R.L. Stevenson quote:Risposta al messaggio di dani1967 inserito in data 11/02/2015 09:21:40 (Visualizza messaggio in nuova finestra)>> Si, è vero. Anche se credo che ci possano essere molti punti in comune soprattutto per coloro che hanno avuto la possibilità o la fortuna di effettuare il servizio militare in corpi speciali (Tuscania, Paracadutisti, Lagunari, San Marco...) , non tanto nell'addestramento formale quanto nel contenuto dei messaggi di rigore, educazione ed obbedienza verso lo Stato, le leggi e i Cittadini. Ho due figli maschi e mi piacerebbe che anche loro potessero vivere esperienze simili a quelle che ho provato io, anche se ognuno di noi è profondamente diverso dall'altro. La mia perplessità attuale è che non è facile impostare una forma di educazione improntata sull'altruismo e sul servizio verso il prossimo in questa civiltà di intenso individualismo e scorrettezze. Il servizio militare e anche il servizio civile,se ben organizzati e ben svolti, potrebbero in parte costituire una buona "scuola educativa" per i nostri giovani. Ma forse qui vado in ot... Saluti Paolo
quote:Risposta al messaggio di duke46 inserito in data 10/02/2015 23:35:14 (Visualizza messaggio in nuova finestra)>>
quote:Risposta al messaggio di duke46 inserito in data 11/02/2015 22:38:18 (Visualizza messaggio in nuova finestra)>> Una precisazione, qui si parla di naja, ovvero di leva obbligatoria. Già prima chi andava in carabinieri, lagunari etc ... lo faceva in quanto volontario, e lo può fare oggi come lo faceva ieri. Io non ho detto nulla contro le azioni volontarie, chi si mette in una determinata situazione sa a cosa va incontro e sopratutto va fra "colleghi". La questione della naja è che uno viene sottoposto ad una carcerazione obbligatoria senza averlo affatto scelto. Ovvio, potevi fare il servizio civile o il rifiuto della divisa, ma sempre di una sorta di condizione carceraria si tratta. Nulla a che vedere con una situazione volontaria. Non sono affatto interessato al fatto di dover essere educato da qualcuno che non siano i miei genitori; i valori militari se li tengano, io in realtà provo solo vergogna di aver fatto parte di una istituzione che di tanta infamia si è macchiata nella storia. Io quello che ho visto in caserma non l'ho trovato edificante, per nulla. Ed avendo operato spesso per lavoro in condizioni di emergenza, nel corso di eventi calamitosi, ho visto ben altre forze positive, di persone che si sono spese ed hanno rischiato per il prossimo. E quando ho visto i militari, ho visto quelli professionisti, ed era un'altra storia. A proposito dell'incipit del topic, io di dare degli smidollati ai ragazzi di oggi proprio non me la sento. Ma chi lo dice ? I rappresentanti di una generazione che non ha più fatto la guerra, che è crescita durante il boom economico, dove si trovava immediatamente lavoro appena ci si girava ? Mio padre quando da ragazzo perse il lavoro un paio di volte lo ritrovò nel giro di poche ore, LO CERCAVANO, SE LO CONTENDEVANO. Una generazione, quella che parla, che se ha avuto un esercizio commerciale praticamente non ha pagato mai, con un negozietto si è comperata casa al mare in montagna e in campagna. Una generazione che non ha avuto la concorrenza cinese ma ha fatto i cinesi della situazione, sfruttando anche una scarsa competenza, bastava avere buona volontà. Una generazione che è andata in pensione ad età ridicole, chi a 40 anni, chi a 55, e dovrà essere sostenuta da questi giovani smidollati che probabilmente non potrà mai farsi un viaggio di due mesi in camper a 60-65 anni, perché se va bene lavorerà fino a 70, sempre che trovi un lavoro che porti una pensione. Si è fatta la naja ? era una presa in giro. Oggi i giovani smidollati che pur di trovare un lavoro fanno i soldati professionisti finiscono nei più duri scenari di guerra con gente che spara loro addosso per davvero. Gli smidollati c'erano ieri come oggi. A naja si imboscavano, naja era il regno vivente della raccomandazione, era l'emblema della conoscenza e della furberia. Era la caccia al posto in un angolo dove uno poteva farsi i fatti propri, rubacchiare un pochino anche lui. Ma quale altruismo, quale rispetto delle leggi e delle regole ? La naja era assolutamente il contrario di tutto questo; e ripeto, la naja. Mai momento di civiltà è stato maggiore della sua abolizione. E all'educazione dei figli ci pensino le famiglie; era un giochino un pelo costoso farlo fare (male) allo stato. Chissà poi perché solo gli uomini dovevano essere educati, mah ...
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R.L. Stevenson quote:Risposta al messaggio di dani1967 inserito in data 12/02/2015 10:00:26 (Visualizza messaggio in nuova finestra)>> non condivido l'analisi fatta,personalmente avendo lavorato in un reparto riparazioni ,impegnavo il tempo ''lavorando'',ho anche imparato parecchie cose,tanto per smentire che non si impara nulla.Riguardo alle generazioni,ti informo che nell'immediato dopoguerra l'Italia era letteralmente un cumulo di macerie ed è stata ricostruita da quelli della mia generazioni che critichi tanto.Il lavoro c'era per il semplice motivo che bisognava farlo, a differenza dei ns. ''BALDI GIOVANI'' che hanno come obiettivo quello di andare in TV dagli amici di maria e altre str... ate del genere solo per avere soldi.Siamo sopravvissuti senza vestiti ''firmati'',mettendo quelli smessi dai fratelli maggiori[:(][:(],il lavoro c'era perchè accettavamo quello che ci veniva offerto rimboccandoci le maniche.RIguardo alla eta' pensionabile ti informo che ho smesso di lavorare nel 2001,all'eta' di 57 anni avendo incominciato nel 1958 all'eta' di 14 anni, forse ti sembrano pochi[?][?]Tornando in argomento ,ho affrontato il servizio di leva tranquillamente,sapendo quello che avrei trovato e accettando il pro e il contro.Certo che se fossi partito pensando alla ''mammina'' e lagnandomi di ogni cosa avrei odiato il servizio come una prigione.Ripeto per evitare polemiche : non ho rimpianti di quei g iorni, ma penso che sia servita e che ,per tanti ''giovanotti''[;)][;)] dei giorni nostri sia piu' che salutare.[:)][:)] aliena vitia in oculis habemus, a tergo nostra sunt.
quote:Risposta al messaggio di Anto15 inserito in data 12/02/2015 13:35:46 (Visualizza messaggio in nuova finestra)>> E a chi dovrebbero dire signorsì? Costui si merita rispetto e ubbidienza tali da annullare la volontà di una persona? Rigare dritto? Magari la strada giusta è quella che va a zig-zag. Impariamo piuttosto ad educare bene i nostri figli. Poi se qualcuno pensa che la naja sia positiva (al netto che all'epoca aveva un'età diversa) non vedo il problema. Arruolatevi. Se fosse vero quello che dite i maschi di un tempo sarebbero tutti perfetti mentre le femmine sarebbero il peggio del peggio. Nessuno aveva notato che stiamo parlando solo dei maschi e cioè del 50% dei giovani? Io mi sono formato anche col volontariato che svolgo dal 1981 insieme ad amici ed amiche. Li ho anche imparato dei mestieri trafficando con le attrezzature della protezione civile e degli antincendi boschivi. Marco.
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La vita è un viaggio,
chi viaggia vive due volte. quote:Risposta al messaggio di dani1967 inserito in data 12/02/2015 10:00:26 (Visualizza messaggio in nuova finestra)>> Ciao, considerato i toni e il contenuto di ciò che mi hai scritto credo/spero che tu abbia dato una risposta alla persona sbagliata. Non trovo collegamento tra quanto espresso da me riguardo la mia personale ed entusiasmante esperienza e le tue affermazioni, che certamente non discuto, molto antimilitariste, ma soprattutto che denotano molto odio e rancore verso tutto e tutti solo perché appartenenti a particolari momenti storici e sociali, a cui, tra l'altro, io non appartengo... Mi spiace di essere stato frainteso, forse mi sono spiegato male, io parlavo di semplici e altrettanto importanti "Valori Umani". Saluti Paolo
quote:Risposta al messaggio di duke46 inserito in data 12/02/2015 21:35:25 (Visualizza messaggio in nuova finestra)>> Guarda, in realtà io sono partito confermando quello che dici tu (ovvero esaltazione di corpi volontari e professionali), per rispondere ad altri. Quotare può voler dire condividere, non soltanto opporsi. La mia posizione è un pelo complessa; di fatto io non mi sento antimilitarista, ma mi sento fortemente contrario alla sua obbligatorietà. Ammetto che comunque che poco sopporto la parte "propagandistica" dell'esercito, la divisa per me serve a distinguersi dal nemico ma non mi identifica per nulla. Di certo per mia indole MAI sarei entrato anche solo per un minuto nell'esercito, non certo per la lontananza dalla mamma, per fatica o paura. Personalmente a quell'età avevo vissuto esperienze mentalmente e fisicamente ben più complicate. Ma non ho nulla contro chi, per libera scelta, lo fa.
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R.L. Stevenson
Sii sobrio e ricorda che non sempre sai bene come stanno le cose
A volte l'uomo inciampa nella verità, ma nella maggior parte dei casi, si rialza e continua per la sua strada
Ci sono solo due giorni all' anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l' altro si chiama domani, perci� oggi � il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere. (Dalai Lama)