le parole sono quelle nere . quote:Risposta al messaggio di Izenborg inserito in data 18/10/2013 14:51:14 (Visualizza messaggio in nuova finestra)>> Ti dico la mia, ho la fortuna di lavorare a 8 minuti di scooter da casa, quindi posso tranquillamente anche lavorare 10 ore. Esco di casa alle 07.50 e rientro verso le 18.15-18.30 mediamente. Potrei fare 8.30-17.30 ma non ce la faccia quasi mai... Saluti. Carmelo. "Diobò che bello", grazie SIC La classe C è la miglior cosa mai uscita dai confini tedeschi Cit. Jeremy Clarkson
quote:Risposta al messaggio di Izenborg inserito in data 18/10/2013 14:51:14 (Visualizza messaggio in nuova finestra)>> Per me quello che stai dicendo è un grosso problema da cui non riesco ad uscirne. Esco di casa alle 7,15 e ritorno alle 20,30
quote:Risposta al messaggio di chorus inserito in data 18/10/2013 16:21:38 (Visualizza messaggio in nuova finestra)>> Io esco alle 5,30 e rientro alle 18:30 per alcune settimane, alle 20:00 per altre. Si perde la cognizione del tempo. Christian Hymer Swing 594
quote:Risposta al messaggio di marcoalderotti inserito in data 17/10/2013 05:47:13 (Visualizza messaggio in nuova finestra)>> Desideravo fare tutt'altro, ma come spesso avviene, o meglio avveniva 20/25 anni fa, terminati gli studi ho preso al volo il primo treno utile per guadagnare l'indipendenza economica: il lavoro dei miei sogni poteva aspettare. Per puro caso sono entrato nella grande distribuzione e non ne sono più uscito. Prima addetto poi allievo quindi responsabile di reparti sempre più complessi ed economicamente rilevanti, con una carriera sempre in ascesa... Non era il lavoro dei miei sogni, ma un buon compromesso e nell'insieme mi sentivo realizzato. Poi, tre anni fa circa, sono state fatte modifiche importanti a livello direzionale e tutto è cambiato, peggiorando giorno dopo giorno quella che sembrava essere una condizione lavorativa ideale. Pochi mesi dopo, un incidente, mi ha costretto a casa per circa cinque mesi ed è cominciato il periodo "buio" che sembra non avere più fine. Spostato su un reparto con grosse difficoltà "storiche", personale ridotto ed una mole di lavoro/responsabilità sempre maggiori unitamente ad incontri vis-a-vis dove le minacce sono all'ordine del giorno, le gratifiche solo un ricordo lontano ed il tempo libero sempre meno... E' vero: oggi bisogna ritenersi fortunati nell'avere un lavoro a tempo indeterminato, ma sono tutt'altro che realizzato e non so fino a che punto potrò andare avanti. Lavoro con onestà, dando sempre il massimo, ma le motivazione e le ideologie di un tempo hanno lasciato spazio a considerazioni decisamente meno "alte"... E' un vero peccato ed auspico un cambiamento, possibilmente prima di una improbabile pensione...[:D]
Vieni a trovarmi su https://sites.google.com/site/iviaggidelcamaleonte/
Forse da soli si va più veloci... ma certamente insieme si va più lontano!
Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere. (Dalai Lama)
quote:Risposta al messaggio di marcoalderotti inserito in data 17/10/2013 05:47:13 (Visualizza messaggio in nuova finestra)>> Veramente una bella domanda...ma forse una risposta non esiste. Le lamentele che senti dei tuoi colleghi, credo che siano nel DNA di ognuno di noi. Ognuno ha un traguardo, poi quando lo raggiunge se ne inventa un altro, e poi un altro...insomma non ci si accontenta mai. Finche' i traguardi vengono raggiunti c'e' una sorta di felicita' e soddisfazione, ma poi...il lavoro non e' ieri, oggi, domani, il lavoro e' una vita...e faresti una vita una cosa che ti piace oggi? Oggi ti piace ma NON e' detto che ti possa piacere in futuro, le cose cambiano, noi cambiamo...quindi e' un continuo rincorrersi di interessi ,obbiettivi,sogni, speranze, che cambiano sempre e quasi mai si raggiungono...questo provoca una continua insoddisfazione nella maggior parte delle persone, perche' sembra che non si guadagna mai abbastanza, sembra che le cose invece di migliorare peggiorino sempre, e poi la "colpa" e' degli altri, se le cose non vanno come devono andare...e dove/come devono andare? Come vorresti tu! Anch'io mi lamento e poi dopo alcuni secondi di AUTO-DIAGNOSI penso...ma di che azzo mi lamento? Gia' da piccoli ci rendiamo conto dell'importanza del lavoro come "identita' " oltre che fonte di guadagno..."Papa' da grande voglio fare il/la..." quanta ingenuita' [^] e quante delusioni [:(] Ci sono persone nate col dono del disegno, crescono e diventano "periti" elettronici e poi come lavoro fanno gli autisti di bus... Altre persone nascono, universita' private, e subito dopo amministratori delegati di grandi aziende...o funzionari regionali. Alcuni nascono gia' PRINCIPI, molti nascono SOLI...ha senso tutto questo? In questo contensto di delusioni, compromessi, incertezze, ingiustizie, cambiamenti, trasferimenti, addirittura emigrazioni, per poi migliorarsi OBBLICATORIAMENTE sempre...nasce il malcontento, l'insoddisfazione...addirittura la frustrazione di un popolo di zombie mercenari, che pensa solo a pagare le bollette e a far quadrare i conti... e divernta tutto cosi' relativo...quindi la mattina mi alzo e faccio il mio attuale lavoro a Roma, nel migliore dei modi, ma se fossi nato a Madrid, a Nairobi, a Toronto, chissa' cosa avrei fatto...pensando a queste cose non mi lamento piu', e vivo la giornata serenamente, senza farmi troppe illusioni, programmi e "masturbazioni mentali"...tanto sarebbe completamente inutile![^] E' finita la pausa notturna, torno a lavoro![^] Mirko
quote:Risposta al messaggio di marcoalderotti inserito in data 17/10/2013 05:47:13 (Visualizza messaggio in nuova finestra)>> Si. Mi sento realizzato al 100%. Ho fatto quello per cui ho studiato. Il lavoro che svolgo in apparenza e sempre quello, ma in realtà varia in continuazione. Sul piano dell'insegnamento è bellissimo perché gli studenti sono sempre un divenire e ciclicamente gli uni subentrano agli altri. Spesso insegno gli stessi brani a più studenti. Il brano è lo stesso, l'insegnante pure! Ciononostante la proprietà commutativa non vale. Ogni studente suonerà quello stesso brano insegnato dallo stesso insegnante sempre in modo differente da ogni altro studente. Sul piano concertistico anche con un programma ripetuto per mesi ogni volta si suona in un teatro diverso con un differente pubblico. Poi il programma gradatamente si cambia e si rinnova. e... ogni volta sono nuove emozioni. Il lavoro sia di (soprattutto) concertista sia di insegnante prevede molto tempo dedicato allo studio personale. Ore, ore ed ore dedicate allo studio. Studio per i miei concerti e studio per i miei studenti. Lo studio per gli studenti è davvero interessante e difficile! Mi devo immedesimare negli studenti. Alcuni hanno mani piccole e altri grandi, alcuni le hanno sottili e altri tozze, alcuni hanno il mignolo lungo come l'anulare (una vera fortuna) e altri cortissimo, alcuni sono alti e altri bassi, alcuni hanno braccia lunghe ed altri corte. Non parliamo poi delle più o meno spiccate doti musicali ed intellettuali, della tenacia, della perseveranza o della tenuta psicofisica in pubblico... Se poi, come insegnante di Conservatorio, fossi pagato come i miei colleghi d'oltralpe (che per giunta dedicano meno ore delle mie all'insegnamento frontale) sarei ancora più realizzato! Capisco di essere stato fortunato anche se ho davvero lottato con le unghie e con i denti per essere ciò che sono. È un lavoro che mi appaga a tal punto che quando vado ad insegnare sono giornate di vero relax rispetto al tram-tram quotidiano che avrei stando a casa. Non vi descrivo la gioia di quando esco per fare le prove o quando parto per una tournée. Soprattutto le forti e stravolgenti emozioni che si provano prima e durante un concerto e non importa se di fronte a 500 persone o 5000! Per non parlare della soddisfazione, alla fine del concerto, del pubblico che ti acclama e ti richiama in scena per decine di volte fino a quando non concedi uno o più fuoriprogramma. Sono tra coloro che temono l'idea di doversi mettere in pensione. A me capiterà, dall'insegnamento (non dal concertiamo), tra 10 anni. Se ho salute spero di poter cavalcare le scene fino all'ultimo mio respiro. Un artista non smette mai di esserlo fino a che è vivo! iCalosci [:D]
quote:Risposta al messaggio di Prof. Antonio Calosci inserito in data 22/10/2013 00:55:51 (Visualizza messaggio in nuova finestra)>> Buonasera professore e buonasera a tutti![:)] Leggendo il suo post sono veramente contento che qualcuno che nasce con un certo talento o dono, dopo studia per approfondirlo e metterlo in pratica, per poi realizzarsi ed avere addirittura una fonte di guadagno. Io credo che lei abbia trovato un giusto equilibrio, e anche se non e' proprio al 100% come lei afferma, perche' come scrive :"Se poi, come insegnante di Conservatorio, fossi pagato come i miei colleghi d'oltralpe (che per giunta dedicano meno ore delle mie all'insegnamento frontale) sarei ancora più realizzato! Diciamo allora realizzato al 99%?[^] Normalmente tutti gli artisti, dal pittore al musicista, dallo scrittore allo scultore, sono realizzati, perche' nella realta' il loro hobby lo spacciano per lavoro. Se prendi un pittore per esempio, e lo fai dipingere per otto ore al giorno tutti i giorni in una fabbrica, tipo catena di montaggio, difficilmente l'artista si sentirebbe soddisfatto e realizzato. Ma se l'artista lo lasci nel suo habitat, nel piu' completo fancaxxismo, allora fa quello che sa fare meglio, ma ha dei ritmi lentissimi, molto tempo a disposizione, tanto che spesso vive nel suo mondo e si dissocia dalla realta', dalla societa', forse anche per questo molti artisti sono trasandati, capelli lunghi e barba incolta, fuori dagli schemi, perche' sotto un certo punto di vista sono proprio fuori dal mondo e hanno una visione molto particolare e personale della vita...alcuni poi fanno pure tendenza, ma questo e' un altro discorso... Gli artisti quindi li considero molto individualisti ed egoisti e talvolta anche egocentrici. Se mi permette, lo noto anche dal suo Nick e da quello che lei ha scritto nel suo post. La sua personalita' per me e' ben delineata. Io credo che lei faccia parte di un mondo d'elite, che si trova soprattutto nel privato, dove ci sono studenti (paganti) scelti e motivati all'apprendimento, con consulenze e insegnamenti saltuari, che le lasciano il tempo di coltivare le sue passioni personali, che magari portano a concerti annuali. Beh se fosse cosi', la vita e' facile, non trova? Ben altra cosa e' fare il professore di musica nelle scuole pubbliche, magari nelle medie, dove tutti i santi gioni, per mille euro al mese, il professore deve firmare il registro di classe e "combattere" con trenta alunni di 15 anni, che a tutto pensano tranne che a certi tipi di musica. Lo sa lei dove ce lo mettevamo il flauto professore? Io mi ricordo le facce di quei professori! Di certo non avevano il tempo per organizzare concerti da 5000 persone! Per molti caro professore la vita e' facile, e hanno anche l'arroganza di sbandierarla a persone che nella vita hanno avuto delle delusioni, malgrado abbiano fatto immensi sacrifici, non per errori e demeriti attenzione, ma perche' non hanno avuto la fortuna di ricevere qualche "dono" o talento o, diciamolo pure, "raccomandazione" speciale dal cielo... Nel suo post caro professore non ho "sentito" una cosa: L'UMILTA'...e mi fa tanto pensare che lei sia un classico RADICAL-CHIC, status sociale che particolarmente odio, in quanto li associo agli ipocriti e ai paraxuli.[xx(] SPERO VIVAMENTE DI SBAGLIARMI! Mirko
quote:Risposta al messaggio di Mirkosway inserito in data 22/10/2013 04:50:30 SPERO VIVAMENTE DI SBAGLIARMI! >> Si! Si sbaglia e anche di grosso! Non capisco cosa ha mosso la sua replica. Il mio post era una risposta articolata alla domanda se ci si sente realizzati nel proprio lavoro e non credevo che suscitasse la necessità di una così strana presa di posizione. Cosa la muove? L'invidia? l'avversione verso chi ha lottato per essere quello che è? cosa? Come le ha scritto "marcoalderotti" (che considero un collega al 100% anche se impegnato in campi un po' differenti dai miei) un professore di scuola media non percepisce 1000 euro al mese! ci mancherebbe pure questo! Certo è più al chiodo rispetto un docente di Conservatorio che al pari di un docente universitario (con cui condividiamo l'impegno orario di insegnamento frontale ma NON il livello stipendiale - nonostante rilasciamo come lui LAUREE DI I E II LIVELLO) dedica molta parte del suo lavoro nella RICERCA che è un obbligo. Ho studiato anche da ingegnere. Fin da bambino fui diverso da chi mi circondava. Ero piuttosto bravo a scuola consapevole (anche grazie agli insegnamenti dei miei genitori provenienti da famiglie poverissime che grazie alle loro lauree hanno realizzato i loro sogni) che attraverso lo studio e la tenacia avrei potuto realizzare i miei sogni. Un giorno dovetti scegliere cosa fare da grande. Come ingegnere mi dissi o RICERCATORE o nulla. Come artista dissi o CONCERTISTA o nulla. Lottai per essere quello che sono. Ho avuto fortuna ma anche bravura. Ho dovuto vincere e convivere con la paura, quella paura ben descritta da "marcoalderotti" che porta molti musicisti a desistere dall'affrontare il pubblico (ogni volta, anche se si è studiato per ore e ore e per mesi, è come correre su una fune tirata tra due grattacieli). Chi non è concertista non può entrare ad insegnare in Conservatorio. Essere concertista è un obbligo ed è la nostra ricerca. Un artista vive nel suo mondo e spesso, al pari dello scienziato/ricercatore, è definito PAZZO. E forse lo siamo, ma è una grande pazzia grazie alla quale il mondo ha fatto progressi in ogni campo! Si lei SBAGLIA DI GROSSO! Sbaglia nel credere che il mio sia un mondo d'élite ECONOMICA dove gli studenti PAGANTI stanno nel privato. Mi spiace che lo creda! I Conservatori sono ISTITUZIONI STATALI parigrado alle università. Certo ci sono le tasse universitarie, per altro anche più basse di quelle universitarie, ma è sempre ISTITUZIONE STATALE. Gli studenti devono essere motivati, dotati musicalmente ed intellettualmente e pronti alla abnegazione per uno studio pesante, difficile e anche lunghissimo. Ma questo non è un difetto. È un assoluto pregio. Chi non è all'altezza, per scarse doti, scarso studio, scarso interesse, è fuori! E si mette fuorigioco da solo! Quindi il mio mondo è davvero un mondo d'élite, ma INTELLETTUALE, Il nostro mondo è quel mondo FANTASTICATO da tutti senza sapere di cosa realmente parlano. È il mondo della MERITOCRAZIA! Uno studente, come un professionista, quando affronta il pubblico non lo fa a chiacchiere. Entra in scena e suona. A quel punto sei solo e lì o dimostri cosa sai fare, e devi farlo bene, o crolli. È un mondo affascinante ma presuppone il SAPER FARE davvero. Studiare! Studiare e studiare! Altri, come stigmatizzato da "marcoalderotti", entrano - spesso insoddisfatti e senza provare passione - molto presto nel mondo del lavoro da giovanissimi. I miei primi guadagni sono arrivati oltre i 23 anni. Fino a 26 sono andato sempre con i mezzi pubblici e la mia prima auto (di quarta mano) la ebbi a 27 anni. Si a 27 anni perché da 23 a 27 i miei guadagni erano estremamente saltuari con periodi, non dico proprio di fame ma quasi. Non per questo ho mai cambiato rotta. Mia moglie era nelle mie stesse condizioni. Abbiamo lottato e ala fine abbiamo vinto. L'ho fatto e lo rifarei. Perché dovrei vergognarmi di tutto ciò! Altra cosa, salvo buttarsi nell'organizzazione di eventi musicali (cosa ben lontana dall'essere artisti), non siamo noi ad organizzare concerti. Siamo chiamati, una volta conosciuti. Spesso siamo legati ad agenzie che paghiamo in percentuale col frutto dei nostri concerti e ricerche. Ma basta un solo insuccesso e si ricomincia tutto da capo. Lei invoca l'UMILTÀ. Ma cos'è l'umiltà? Nel nostro mestiere ne abbiamo da vendere perché siamo i primi a saper UMILMENTE riconoscere chi è migliore di noi e da cui prendere esempio. Io, nonostante cavalchi le scene da 40 anni, di tanto in tanto vado a perfezionarmi (con evidenti ricadute benefiche sui miei studenti e sulla mia carriera) con famosissimi concertisti. Concertisti che stanno nell'olimpo dell'arte. Persone che non insegnano in istituti privati o statali e se lo fanno lo fanno solo a chi si trova ad un livello molto alto e si fanno anche pagare molto. Questa è unità. Umiltà di riconoscere i propri limiti e tentare, con l'aiuto di chi ne sa più di noi, si superare detti limiti. La cosa ha anche un costo rilevante! Questi famosi concertisti non vivono sotto casa nostra e si fanno anche pagare il giusto per la fama che hanno. L'ultima volta per per farmi ascoltare e discutere del mio lavoro sono stato San Francisco per 10 giorni (6 incontri). Il viaggio e l'alloggio sono stati un bruscolino rispetto a quello che mi sono costati i i 6 incontri che si sono svolti sempre dalle 18 alle 24. Questa è umiltà! Lei crede che il nostro lavoro sia un hobby. Un hobby lo si pratica per diletto e non crea mai angosce. Mi ritrovo a studiare in media 6-8 ore al giorno, spesso anche di più. Tutto per raggiungere la perfezione che in quanto tale è un asintoto e quindi irraggiungibile, ma almeno avvicinarsi quanto più possibile. Anche l'essere concertisti non è facile. Non ci si alza la mattina e si dice "oggi faccio il concertista"!. Ero arrivato a stare in un circuito medio alto, poi con la morte di mia moglie (mia pianista per 42 anni) ho dovuto uscire dal "giro". Ora, dopo aver cambiato 4 pianisti, ho trovato quello, anzi quella, che ama lavorare alle mie condizioni con la mia stessa abnegazione e ricerca della perfezione. Ebbene, dopo tre anni di assenza dalle scene, devo ricominciare dalla gavetta. Devo ripartire da circuiti concertistici "bassi" e se saprò dimostrare il mio valore passare a circuiti più alti. Per rientrare nel circuito medio-alto dove orbitavo ci vorranno DIMOSTRANDO SEMPRE ALTISSIMA PROFESSIONALITÀ E BRAVURA, se sono fortunato, non meno di due anni di nuova gavetta! Ma non posso permettermi il minimo insuccesso anche parziale e... può accadere! Ed è già una fortuna essere riuscito ad inserirmi in un circuito "basso". Non so se la mia vita sia facile. Con non meno di 6-8 ore di studio quotidiano (certamente distribuito come mi fa comodo) e ore ed ore di prove. Di certo è quella che desideravo avere. Di certo è molto bella! La bellezza di questa vita è ovvio che la sbandiero e non me ne devo certo vergognare. Me la sono conquistata lottando con denti e unghie e lo sto facendo ancora oggi per mantenerla. Sono un esempio per i miei figli e studenti che devono sapere che se diverranno bravi e sapranno anche farsi valere potranno avere la mia stessa vita e, anzi glielo auguro di cuore, molto migliore della mia. È sempre un successo enorme per un maestro avere studenti che diventano più bravi del maestro stesso! iCalosci [:D]
quote:Risposta al messaggio di poesiadAmore inserito in data 22/10/2013 11:57:28 (Visualizza messaggio in nuova finestra)>> Certo! Nel mio lavoro l'ansia da prestazione c'è! Se non sei sempre al top ti becchi le critiche e anche feroci! Per l'andare a lavorare... Beh... certamente ieri sera verso le 20 tu eri a casa in famiglia o, spero, a rilassarti da qualche parte. Io ieri, dopo aver studiato intensamente dalle 15 alle 18, ho avuto prova col duo dalle 21 alle 01. E... se pensi che più della metà della prova è stata dedicata per trovare il giusto suono ed equilibrio per non più di 60 secondi di musica... (ricerca delle perfezione che non troveremo mai, ma possiamo avvicinarci). Ovvio che la mattina dormo fino alle 9, ca77eggio un po', e mi dedico a studi teorici. Il violino lo prendo in mano nel pomeriggio. Di mattina sarebbe solo tempo perso! iCalosci [:D]