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Le vaccinazioni infantili in Italia

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giulyano71
giulyano71
18/04/2011 637
Inserito il 25/10/2015 alle: 20:05:51
Risposta 1)
Benché l’efficacia della vaccinazione antinfluenzale possa variare, ci sono comunque parecchi motivi per farsi vaccinare ogni anno.
  1. Più di ogni altra considerazione si può prevenire la malattia e la protezione di un individuo si estende a soggetti vicini più vulnerabili a gravi forme influenzali.
    La vaccinazione antinfluenzale può aiutare a proteggere individui a maggior rischio di contrarre l’influenza in forma grave, come gli anziani, soggetti con malattie croniche e bambini piccoli (specie se lattanti con meno di 6 mesi, non ancora vaccinabili).
  2. Può anche attenuare l’influenza se comunque contratta.
  3. Può ridurre il rischio di conseguenze gravi dell’influenza, come il ricovero ospedaliero.
    • Uno studio recente* ha mostrato che, nelle stagioni influenzali dal 2010 al 2012, la vaccinazione antinfluenzale ha ridotto il rischio di ricovero di bambini in unità di terapia intensiva pediatrica del 74%.
    • Uno studio ha rilevato che, nelle stagione influenzali 2011-2012, la vaccinazione antinfluenzale era associata a una riduzione del 71% dei ricoveri ospedalieri legati all’influenza degli adulti a prescindere dall’età e del 77% negli adulti con almeno 50 anni.
    • La vaccinazione antinfluenzale è un importante strumento di prevenzione nei soggetti con malattie croniche. La vaccinazione è risultata associata a una minor frequenza di alcuni eventi cardiaci in soggetti cardiopatici, specialmente negli individui reduci da un evento cardiaco nell’ultimo anno. La vaccinazione antinfluenzale ha anche mostrato un’associazione con una riduzione dei ricoveri ospedalieri nei soggetti con diabete (79%) e malattie polmonari croniche (52%).
    • Aiuta a proteggere le donne in gravidanza e i loro neonati fino a 6 mesi dalla nascita. Uno studio ha mostrato che la somministrazione a donne incinta aveva un’efficacia del 92% nel prevenire il ricovero ospedaliero per influenza di bambini piccoli.
    • Altri studi hanno mostrato che la vaccinazione può ridurre i rischi di ricovero ospedaliero conseguente all’influenza negli anziani. Uno studio che guardava all’efficacia del vaccino nell’arco di tre stagioni ha stimato che la vaccinazione antinfluenzale ha ridotto il rischio di ricovero ospedaliero del 61% in soggetti di almeno 50 anni.
*I riferimenti degli studi elencati sopra sono disponibili in 

http://www.cdc.gov/flu/about/qa...



Chi deve farsi vaccinare per questa stagione?
Si consiglia la vaccinazione per tutte le persone che non presentino specifiche controindicazioni.
In genere in Italia la vaccinazione è fortemente consigliata, e gratuita, per i seguenti gruppi di popolazione a rischio:
  1. Soggetti di età pari o superiore a 65 anni;
  2. Bambini di età superiore ai 6 mesi, ragazzi e adulti affetti da:
    • malattie croniche a carico dell’apparato respiratorio
    • malattie dell’apparato cardio-circolatorio, comprese le cardiopatie congenite e acquisite
    • diabete mellito e altre malattie metaboliche
    • malattie renali con insufficienza renale
    • malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie
    • tumori
    • malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV
    • malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinali
    • patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici
    • patologie associate ad un aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie (ad es. malattie neuromuscolari)
    • epatopatie croniche.
  3. Bambini e adolescenti in trattamento a lungo termine con acido acetilsalicilico, a rischio di Sindrome di Reye in caso di infezione influenzale
  4. Donne che all’inizio della stagione epidemica si trovino nel secondo e terzo trimestre di gravidanza
  5. Individui di qualunque età ricoverati presso strutture per lungodegenti
  6. Medici e personale sanitario di assistenza
  7. Familiari e contatti di soggetti ad alto rischio
  8. Per quanto riguarda i soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo e categorie di lavoratori la vaccinazione sarà offerta gratuitamente alle forze di polizia e ai vigili del fuoco, considerato il ruolo essenziale svolto nell’ambito della sicurezza ed emergenza. Per le altre categorie socialmente utili è facoltà delle Regioni/PP.AA. definire i principi e le modalità dell’offerta. E’ pratica internazionalmente diffusa l’offerta attiva e gratuita della vaccinazione antinfluenzale da parte dei datori di lavoro ai lavoratori particolarmente esposti per attività svolta e al fine di contenere ricadute negative sulla produttività.
  9. Personale che, per motivi di lavoro, è a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali non umani. Per tale ragione, la vaccinazione antinfluenzale è raccomandata a:
    • allevatori
    • addetti all’attività di allevamento
    • addetti al trasporto di animali vivi
    • macellatori e vaccinatori
    • veterinari pubblici e libero-professionisti.
Chi non dove farsi vaccinare?
È controindicata la vaccinazione per:
  • Lattanti al di sotto dei sei mesi (non esistono sufficienti studi in questa fascia di età).
  • Soggetti che abbiano manifestato una reazione allergica grave (

    anafilassi

    ) ad una precedente vaccinazione antinfluenzale.
  • Una malattia acuta di media o grave entità, con o senza febbre
  • Casi di sindrome di Guillain-Barrè insorta entro 6 settimane dalla somministrazione di una precedente dose di vaccino antinfluenzale.
  • Donne nei primi 3 mesi di gravidanza.

    Risposta 2:
    Vaccino antinfluenzale Pandemrix (anti-H1N1) contenente adiuvante e narcolessia nei bambini
    (Prescrire International 2011; 20: 154)
    A cura di Paolo Morabito. Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia. Università di Messina
    Il Pandemrix è un vaccino contro la pandemia influenzale da H1N1 ed è autorizzato in Europa dal 2009. 
    La narcolessia è disturbo raro caratterizzato dall’improvvisa insorgenza di sonno diurno spesso accompagnato da disturbi del tono muscolare (cataplessia). Le cause alla base della narcolessia non sono chiare, anche se è stata dimostrata in alcuni soggetti una predisposizione genetica a svilupparla. 
    In Europa, in assenza di vaccinazione contro la pandemia influenzale, l’incidenza annuale di narcolessia è circa 7-8 casi per milione di abitanti. 
    Sono stati riportati casi di narcolessia in almeno 12 Paesi, con la percentuale maggiore in Finlandia, Svezia e Islanda. 
    In Finlandia l’incidenza è stata almeno 9 volte superiore nei bambini e negli adolescenti (età 4-19 anni) vaccinati rispetto ai soggetti della stessa età non vaccinati. In questa fascia di età si è verificato 1 caso ogni 12.000 vaccinazioni, mentre non è stato osservato alcun incremento nei bambini più piccoli o negli adulti. 
    L’aumento dell’incidenza di narcolessia è stato osservato entro due mesi dalla vaccinazione con Pandemrix. I 22 casi di narcolessia diagnosticati in Finlandia nel 2009-2010 sono stati evidenziati in persone che presentavano il gruppo HLA associato alla narcolessia. 
    I dati disponibili a febbraio 2011 suggerivano che l’incremento della narcolessia non era un fenomeno mondiale e ciò rendeva più difficilmente interpretabili i dati finlandesi. Oltre questo, l’incidenza di narcolessia in Islanda è aumentata anche nei bambini e negli adolescenti non vaccinati.
    Nell’agosto del 2010, l’agenzia regolatoria francese (Afssaps) ha riportato 6 casi di narcolessia con cataplessia e, nel settembre del 2010, l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) ha riportato 10 casi in Francia. 
    Nel febbraio del 2011, l’OMS ha pubblicato una revisione dei casi di narcolessia attribuita al Pandermix, un vaccino contro la pandemia influenzale da virus H1N1. 
    Il Comitato scientifico per i medicinali per uso umano (Committee for Medicinal Products for Human Use – CHMP) dell’EMA, con una nota pubblicata dall’EMA nel luglio del 2011, ha affermato che gli studi epidemiologici condotti in Finlandia e Svezia hanno mostrato un’associazione tra Pandemrix e narcolessia nei bambini ed adolescenti tra i 4 ed i 19 anni con un aumento del rischio di sviluppare narcolessia 6-13 volte superiore nei vaccinati rispetto ai non vaccinati ed ha concluso che i benefici del Pandemrix superano i rischi legati alla sua somministrazione. 
    Tuttavia, tale vaccino, in attesa di dati epidemiologici provenienti da altri Paesi Europei, dovrebbe essere usato nelle persone di età <20 anni solo qualora il vaccino antiinfluenzale trivalente non fosse disponibile o se l’immunizzazione contro il ceppo H1N1 sia necessaria, ad esempio in coloro che sono a rischio di sviluppare le complicanze dell’infezione.

    AGGIORNAMENTO NARCOLESSIA 2015

    Scoperta componente autoimmune della narcolessia (06/07/2015)
    La narcolessia ha una componente autoimmune scoperta da un gruppo internazionale di studiosi che cercavano di comprendere perché tra due vaccini utilizzati per l'influenza suina del 2009 solo uno fosse collegato a questa patologia.
    L'associazione tra il vaccino e l'insorgere della narcolessia ha portato gli studiosi a verificare i meccanismi scatenanti scoprendo che, oltre ad una predisposizione genetica, era necessaria la presenza di una proteina che generava una reazione autoimmune.
    In sintesi, alcune varianti nei geni rendono più facile la presenza della narcolessia. In quasi tutti i casi nei quali vi è anche cataplessia (improvvisa perdita delle forze nei muscoli) è presente una variante genetica chiamata HLA-DQB1*0602, che codifica un recettore sulla superficie delle cellule immunitarie.

    Le varianti HLA sono spesso associate con diverse malattie autoimmuni, ma da sole non sono sufficienti a causare la narcolessia. La malattia sembra piuttosto innescata dalla combinazione di una predisposizione genetica e di una infezione.
    Gli studiosi ipotizzano che nelle persone geneticamente predisposte alti livelli della proteina presente nell'H1N1 stimoli la produzione di grandi quantità di anticorpi sia contro il virus che contro i recettori dell'ipocretina. Questi anticorpi possono restare nel sangue per mesi.

    Sia un grande numero di anticorpi che una infiammazione dovuta ad una infezione indipendente da questa situazione potrebbero alterare la barriera emato-encefalica permettendo agli anticorpi di penetrare nel cervello. Lì, gli anticorpi possono attaccarsi ai recettori dell'ipocretina, anche portando il sistema immunitario a distruggere o sopprimere le cellule cerebrali fondamentali per la regolazione del ciclo sonno-veglia.
    Nella 

    pagina in inglese

     di questo articolo trovate ulteriori dettagli sullo studio.

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giulyano71
giulyano71
18/04/2011 637
Inserito il 28/10/2015 alle: 11:09:35
Aggiornamento: estratto indagine influenza Regione Veneto 2014-15:
 
Complessivamente, nel corso della stagione 2014-2015, si sono verificati 3.762 casi in più rispetto alla stagione influenzale precedente, un forte aumento di circa il 61,9% rispetto ai casi dell’anno 2013-2014. Più nello specifico il numero di casi in età pediatrica è risultato maggiore del 70% rispetto a quello della stagione precedente con un aumento del 106,5% nella classe di età 5-14 anni. Nella popolazione adulta sono stati osservati quasi il 58% in più dei casi rispetto al periodo 2013-2014 con un aumento negli anziani dell’83% (Tabella 3b). 
 
La Tabella 4 mette a confronto i casi verificatesi negli assistiti durante le ultime nove stagioni epidemiche, distintamente per la popolazione pediatrica e adulta. Per tutto il periodo in esame, la classe di età dei soggetti con meno di 15 anni risulta essere quella maggiormente interessata dalla sindrome influenzale. Va osservato come nella stagione 2012-2013 la quota di bambini che hanno contratto un virus influenzale risulta superiore di quasi 5 punti percentuali rispetto allo stesso dato della stagione precedente, mentre resta costante la proporzione di casi affetti da virus responsabili dell’influenza nella popolazione adulta (con più di 14 anni). Dopo il calo osservato nella stagione 2013-2014, la percentuale di ammalati è fortemente salita in quest’ultima stagione. 
 
Nella Tabella 5 vengono riportati i casi indicati tramite l’apposita scheda di segnalazione e notificati durante il periodo in cui è rimasta attiva la sorveglianza. Per l ’ultima stagione 2014-2015 sono stati segnalati 186 ricoveri di cui 40 decessi. 
 
l’età media dei ricoveri è stata di 58 anni con 8 casi di età compresa tra gli 0 ed i 4 anni e 4 casi tra i 5 ed i 14. L’Azienda Ulss che ha segnalato il maggior numero dei casi è stata quella di Padova (57 casi), seguita da quella di Treviso (27 casi) e Vicenza (15 casi).
Dei 186 casi, 111 risultano aver riportato tra le complicanze gravi infezioni respiratorie acute (SARI) o da sindromi da distress respiratorio acuto (ARDS), 104 sono stati ricoverati in terapia intensiva ed 11 hanno necessitato del trattamento ECMO (Ossigenazione Extracorporea a Membrana). Complessivamente l’83,9% dei soggetti, al momento della segnalazione, presentava patologie pregresse di diverse entità.

La tipizzazione del virus ha identificato nel 77,4% dei casi il virus H1N1, 7,3% H3N2, 7,3% A non tipizzabile e 4,3% virus di tipo B. Per il restante 3% non è stata possibile la classificazione.
Come anticipato, sono 40 i soggetti che, nel corso della stagione influenzale 2014-2015, sono deceduti dopo una segnalazione di forma grave e complicata da influenza. L’età media di questi casi è di 64 anni, 1 caso di una bambina di 2 anni, 17 casi in soggetti tra i 15 ed i 64 anni, ed i restanti 22 in over 65enni. Il 24% delle segnalazioni è stata fatta dall’Azienda Ulss di Padova.
Alla luce di tali dati, per la stagione 2014-2015, il tasso di ospedalizzazione4 stimato per l’intera popolazione regionale si aggira quindi attorno a 3,78 ogni 100.000 abitanti, mentre il tasso di mortalità5 risulta pari a 0,81 casi ogni 100.000 residenti.
Confrontando tali valori (compresi i valori assoluti) con le stagioni precedenti, si può notare che il numero di ricoveri segnalati in quest’ultima stagione di sorveglianza risulta pari solo alla stagione 2009-2010 e che il tasso di ospedalizzazione non ha eguali negli ultimi 4 anni, rispetto alla stagione passata tale valore è oltre 23 volte più alto. Ancora più rilevante è il numero di decessi indicati, che equivale al numero totale di decessi segnalati nelle ultime 5 stagioni influenzali. 

 
Durante la campagna di vaccinazione contro l’influenza stagionale condotta dalle Aziende Ulss del Veneto nel periodo 2014-2015, sono state vaccinate 712.802 persone, oltre 52.000 in meno rispetto alla campagna dell’anno precedente, con un calo del 6,9% del numero di immunizzati dell’anno 2013-2014 
 
nel corso degli anni, grazie alle migliori conoscenze in materia e alla nuove indicazioni fornite a livello nazionale, anche la tipologia di vaccino somministrata è cambiata: a partire dalla stagione 2001-2002 non si è più utilizzato il vaccino “intero”; dalla stagione 1999-2000 è stato introdotto il vaccino "adiuvato" per alcune categorie di soggetti; nel periodo che va dall’anno 2005-2006 al 2008-2009 è stato utilizzato anche il vaccino “virosomale”. 
 
CONCLUSIONI
A partire da aprile 2009 si sono sviluppati dei focolai di infezione da virus influenzale suino di tipo A/H1N1 nell’uomo, che è risultato ancora in circolazione nella stagione 2010-2011 e nelle ultime stagioni.
Secondo i dati raccolti tramite l’indagine di tipizzazione virologica condotta a livello nazionale, per quest’ultima stagione 2014-2015, la maggior parte dei campioni analizzati è risultata positiva per influenza di tipo A (83,8%) e quasi la metà di questi (il 41,1%) ha evidenziato la presenza del sottotipo pandemico A/H3N2; maggiore però (51,6%) è risultato positivo al virus A/H1N1. Rispetto al periodo 2013-2014 sembra quindi esserci una differenza significativa nella tipologia di virus circolanti, con una maggiore presenza di virus influenzali di tipo B che rappresentavano il 3,3% dei campioni positivi della precedente stagione epidemica.
Anche per l’ultima stagione influenzale, La Regione Veneto ha aderito alla rete di sorveglianza INFLUENT, alla quale hanno partecipato 84 medici appartenenti a 8 Aziende Ulss. Nella stagione epidemica 2014-2015, la sorveglianza è iniziata nella terza settimana di ottobre 2014 (settimana 42 dell’anno) e si è protratta per 28 settimane, fino alla fine di aprile 2015.
In generale, nel corso della stagione 2014-2015 si sono verificati circa 3.762 casi di influenza in più rispetto all’anno 2013-2014.
Il tasso di incidenza massima regionale è stato osservato nella 3° settimana dell’anno 2015, corrispondente alla 14° settimana di sorveglianza, ed è risultato leggermente inferiore a quello italiano (circa 97,5 casi ogni 10.000 assistiti contro i 108,6 a livello nazionale).
In generale, per quanto riguarda l’incidenza, la stagione è risultata simile alle precedenti, con un picco anticipato ed una maggiore persistenza nel tempo. Osservando però i tassi per classi d’età si è notato come ciò sia vero per la fascia di popolazione in età pediatrica, mentre per quella in età adulta, ed in particolare per quella anziana, la stagione 2014-2015 sia stata particolarmente grave. 

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giulyano71
giulyano71
18/04/2011 637
Inserito il 28/10/2015 alle: 11:20:09
Un estratto dal rapporto del Ministero della Salute che mi è arrivato proprio oggi:
 
1.1 Sorveglianza epidemiologica durante la stagione 2014-2015
In Italia l’attività di sorveglianza epidemiologica delle sindromi influenzali è coordinata dal Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute (CNESPS) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), in collaborazione con il Centro Interuniversitario per la Ricerca sull’Influenza (CIRI) di Genova e il contributo dei medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, dei referenti presso le Asl e le Regioni.
Nella stagione 2014-2015, il picco epidemico è stato raggiunto nella quarta settimana del 2015 con un livello di incidenza pari a 10,9 casi per 1.000 assistiti. Il periodo epidemico (incidenza superiore a 2 casi per 1.000 assistiti) ha avuto una durata di 14 settimane.
L’incidenza cumulativa osservata durante la stagione è stata pari a 108 casi per 1.000 assistiti. La stagione influenzale è stata caratterizzata, quindi, da un’incidenza cumulativa medio/alta (116 casi per 1.000 nella stagione 2004-2005, 99 casi per 1.000 assistiti nella stagione pandemica 2009- 2010). L’incidenza cumulativa osservata nelle due fasce di età pediatrica è stata di 260 casi per 1.000 assistiti nella fascia di età 0-4 anni e di 178 casi nella fascia di età 5-14 anni.
Come di consueto, l’incidenza ha mostrato una diminuzione all’aumentare dell’età, e ha raggiunto il valore minimo negli anziani (99 casi per 1.000 assistiti tra gli individui di età compresa tra 15 e 64 anni, e 47 casi tra quelli di età pari o superiore a 65 anni).
Dalla stagione pandemica 2009/10 è attivo in Italia il monitoraggio dell’andamento delle forme gravi e complicate di influenza stagionale (introdotto con Circolare del 19 novembre 2009 e successive integrazioni con Circolari del 26 novembre 2009, del 27 gennaio 2011, del 7 dicembre 
2011, 16 gennaio 2013, 16 gennaio 2014, e del 12 gennaio 20151). Secondo quanto previsto dalla circolare del Ministero della Salute, le Regioni e Province autonome sono tenute a segnalare al Ministero e all’ISS i casi gravi e complicati di influenza, le cui condizioni prevedano il ricovero in Unità di terapia intensiva (UTI) e/o, il ricorso alla terapia in ECMO.
Nella stagione 2014/15, sono stati segnalati 485 casi gravi e 160 decessi da influenza confermata da 19 regioni e province autonome; l’85% dei casi gravi è stato segnalato da 7 Regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Puglia). Dopo la stagione pandemica 2009/10 (che ha fatto registrare 592 casi gravi e 204 decessi) questa stagione è quella che ha registrato il maggior numero di casi superando anche la stagione post-pandemica 2010/11 (con 421 casi e 162 decessi). Nella maggior parte dei casi gravi segnalati quest’anno è stato isolato il virus A/H1N1pdm09 (76%), seguito dall’A/H3N2 (13%) e da virus A/non tipizzati (7%) e B (4%).
A differenza di quanto osservato nella stagione pandemica e post-pandemica, durante questa stagione, molti casi si sono verificati in soggetti di età > 65 anni, con una età media di 60 anni (range 0-101), la più alta registrata dopo la stagione 2011/12 (63,5; range 0-88) dominata dal virus A(H3N2). Il 78% dei casi gravi ed il 91% dei decessi segnalati al sistema, nella stagione 2014/15, presentava almeno una patologia cronica preesistente per la quale la vaccinazione antinfluenzale viene raccomandata. Solo il 7,6% dei casi gravi segnalati al sistema era vaccinato. Undici donne erano in gravidanza al momento della segnalazione, una di queste è deceduta, nessuna si era vaccinata. 
  1.  
  2. 2.2.10 Reazioni indesiderate segnalate dopo somministrazione di vaccino antinfluenzale
    I vaccini antinfluenzali contengono solo virus inattivati o parti di questi, pertanto non possono essere responsabili di infezioni da virus influenzali. Le persone vaccinate dovrebbero essere informate sul fatto che, particolarmente nella stagione fredda, infezioni respiratorie e sindromi con sintomatologie simili a quelle dell’influenza possono essere provocate da molteplici altri agenti batterici e virali, nei cui confronti il vaccino antinfluenzale non può avere alcuna efficacia protettiva.
Gli effetti collaterali comuni dopo somministrazione di vaccino antinfluenzale consistono in reazioni locali, quali dolore, eritema, gonfiore nel sito di iniezione.
Le reazioni sistemiche comuni includono malessere generale, febbre, mialgie, con esordio da 6 a 12 ore dalla somministrazione della vaccinazione e della durata di 1 o 2 giorni.
Sono stati riferiti, in correlazione temporale con la vaccinazione antinfluenzale, eventi rari quali trombocitopenia, nevralgie, parestesie, disordini neurologici e reazioni allergiche gravi. La correlazione causale tra la somministrazione di vaccino antinfluenzale e tali eventi avversi non è stata dimostrata.
Nella scorsa stagione 2014/15 sono stati segnalati numerosi eventi indesiderati gravi o fatali verificatisi successivamente alla somministrazione del vaccino antinfluenzale adiuvato Fluad®. Questo vaccino è raccomandato per l’immunizzazione attiva contro l’influenza degli anziani (di età pari o superiore a 65 anni), e dei soggetti che presentano alcune patologie (malattie croniche come diabete, disturbi cardiovascolari e respiratori) che li espongono a un maggior rischio di complicanze. L’analisi delle segnalazioni pervenute all’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e la valutazione del rischio effettuata dal Comitato di farmacovigilanza (Pharmacovigilance Risk Assessment Committee PRAC) dell’EMA, hanno escluso la responsabilità del vaccino antinfluenzale sui decessi segnalati.
Inoltre i risultati dei test condotti in ISS hanno confermato la sicurezza del vaccino antinfluenzale Fluad. 

Tipo vaccino consigliato per classi di età:
6-36 mesi - sub-unità, split
-  2 dosi ripetute a distanza di almeno 4 settimane per bambini che vengono vaccinati per la prima volta, formulazione pediatrica o mezza dose adulti (0,25 ml)
-  1 dose, se già vaccinati negli anni precedenti, formulazione pediatrica o mezza dose adulti (0,25 ml)

3-9 anni
- sub-unità, split (tri o tetravalente)
-  2 dosi (0,50 ml) ripetute a distanza di almeno 4 settimane per bambini che vengono vaccinati per la prima volta
-  1 dose (0,50 ml) se già vaccinati negli anni precedenti
 
10-17 anni - sub-unità, split (tri o tetravalente)
- 1 dose (0,50 ml)
 
18-64 anni - sub-unità, split (trivalente, tetravalente e trivalente prodotto su colture cellulari)
- 1 dose (0,50 ml)
- 1 dose (0.50 ml)

60-64 anni- sub-unità, split (tri o tetravalente), o intradermico
-  1 dose (0.50 ml)
-  1 dose (15 μg/ceppo in 0.1 ml)
 
≥ 65 anni - sub-unità (incuso adiuvato con MF59), split (trivalente, tetravalente e trivalente prodotto su colture cellulari), intradermico
- 1 dose (0,50 ml)
-
1 dose (15 μg/ceppo in 0.1 ml)

NATURALMENTE RIMANGONO LE INDICAZIONI Ai SOGGETTI AI QUALI  E' CONSIGLIATA LA VACCINAZIONE.

​Fatti------ non chiacchiere 

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Azione Fallita

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