Morbidity and Mortality Weekly Report (MMWR)
and confirms reduced protection against H3N2 viruses this season. The VE estimate against influenza B viruses this season was 45% (95% CI: 14% – 65%).In risposta al messaggio di giulyano71 del 18/10/2015 alle 15:17:12
LA parla di H3N2!!!!! non di H1N1!!!!!!!!! ARTICOLO COMPLETO DOVE LA TUA ONESTA' Intellettuale ha fatto riportare solo quello che interessava a te (che ti ho messo in grassetto: Flu vaccine did not protect against driftedH3N2 viruses, but protected against vaccine-like H3N2 and B viruses On February 26, 2015, updated interim influenza (flu) vaccine effectiveness (VE) estimates for the current 2014-2015 season were presented to the Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP). The updated VE estimate against influenza A H3N2 viruses was 18% (95% confidence interval (CI): 6%-29%).This result is similar to the VE point estimate of 23%, which was reported in a January 16 Morbidity and Mortality Weekly Report (MMWR) and confirms reduced protection against H3N2 viruses this season. The VE estimate against influenza B viruses this season was 45% (95% CI: 14% – 65%). How well the flu vaccine works can vary depending on a number of factors, including the similarity between circulating influenza viruses and vaccine viruses, and the age, health or immune status of the person vaccinated. The findings for VE against H3N2 viruses this season are about one-third of the VE expected when the flu vaccine is well matched to circulating influenza viruses. The VE against influenza B viruses this season is similar to the effectiveness observed when vaccine viruses and most circulating viruses are well matched. Reduced protection against H3N2 viruses this season has been attributed to the fact that more than two-thirds of circulating H3N2 viruses analyzed at CDC are drifted from the H3N2 vaccine virus recommended for vaccine production. The proportion of drifted viruses at the U.S. VE study sites was even higher (>80%). These updated estimates were derived from data collected from the U.S. Flu VE Network from November 10, 2014, through January 30, 2015, and include an additional four weeks of data in comparison to CDC’s early VE estimates released in mid-January. When VE against all influenza viruses was combined, the overall VE estimate was 19% (95% CI: 7%– 29%). In practical terms, this means the flu vaccine reduced a person’s risk of having to seek medical care at a doctor’s office for flu illness by 19%. None of the VE estimates by age for this season are statistically significant at this time. Possible explanations for this include: the flu vaccine is having a small effect or there are insufficient samples sizes at this point to produce estimates by age group. Final estimates will be published at the conclusion of the season. It is possible that estimates will change as the season progresses. Influenza activity is declining but remains elevated in the United States and an increasing proportion of influenza B viruses has been detected in recent weeks.
Scusami Giuliano, troppi virus e troppi vaccini e facciamo confusione.
http://www.cdc.gov/flu/news/upd...
(CDC)In risposta al messaggio di manueldelia del 18/10/2015 alle 15:38:10
Scusami Giuliano, troppi virus e troppi vaccini e facciamo confusione. Riepilogo io: Tasso di efficacia del virus antinfluenzale dell'anno scorso: 19% Fonte: (CDC) Questa, leggila come vuoi, è l'efficacia riportata perl'anno scorso del vaccino antinfluenzale. In nessun modo si può estrapolare da quanto scritto sul sito del CDC che chi fa il vaccino può dormire tra due guanciali perché tanto il virus non lo prende. Manuel
, no caro Manueldelia, intanto si parlava di H1n1 ed io ti ho portato i dati di H1N1, tu mi rispondi con i dati di un altro ceppo... oltretutto dati provvisori visto che gli studi completi escono finito il periodo.
Siccome facciamo fatica a comprenderci, ti chiedo risposta a domanda secca (quando è finita la partita): secondo te l'industria farmaceutica guadagna di più
http://www.faropediatrico.com/a...
In risposta al messaggio di giulyano71 del 19/10/2015 alle 01:10:56
L'articolo al quale ti riferisci è quello postato anno 2014-2015, ti ho sottolineato anche i passi dove scrivono che i risultati sono parziali e lo studio potrebbe variare in base ai dati di fine stagione: traduzione delleconclusioni dell'articolo che riporti: Nessuna delle stime per età per questa stagione sono statisticamente significative in questo momento. Le possibili spiegazioni per questo sono: il vaccino contro l'influenza sta avendo un piccolo effetto oppure sono campioni insufficienti per produrre stime per classe di età. Le stime finali saranno pubblicate al termine della stagione. E 'possibile che le stime cambieranno come la stagione avanza. Attività influenzale è in declino, ma rimane elevata negli Stati Uniti e nelle nelle ultime settimane è stata rilevata una quota crescente di virus influenzali tipo B. None of the VE estimates by age for this season are statistically significant at this time. Possible explanations for this include: the flu vaccine is having a small effect or there are insufficient samples sizes at this point to produce estimates by age group. Final estimates will be published at the conclusion of the season. It is possible that estimates will change as the season progresses. Influenza activity is declining but remains elevated in the United States and an increasing proportion of influenza B viruses has been detected in recent weeks. INOLTRE: Risposta ai grafici che hai riportato con le tabelle di dove sono stati presi: Fonte dei dati ISTAT: Da una breve ricerca riporto le EPIDEMIE anni 90 in Europa dovute a basse coperture vaccinali: Difterite - ex URSS 1990-95 Negli anni '90 le repubbliche facenti parte dell'ex Unione Sovietica furono colpite da un'epidemia di difterite che, iniziata in Russia, si diffuse in tutti i nuovi stati nati dall'URSS, sebbene per circa 30 anni questa malattia fosse stata ben controllata dopo l'adozione della vaccinazione dei bambini verso la fine degli anni '50.Il tasso di incidenza annuale della malattia passò da 0.4/100000 nel 1989 a 16.9/100000 nel 1995 per poi diminuire drasticamente negli anni seguenti (nel 1996 si era già al 6.7/100000), soprattutto grazie alle azioni di vaccinazione di massa rivolte agli adulti. I casi di difterite passarono da 839 nel 1989 a 50142 nel 1995 per un totale, nel periodo 1990-95, di circa 125000 casi e 4000 morti; con un tasso di letalità che variava dal 2.8% (Russia) al 23% (Lituania, Turkmenistan). Nella sola Russia, nel periodo 1990-96, i casi riportati furono circa 115000 e i morti 3000; circa il 70% dei casi riguardava persone maggiori di 14 anni; i tassi specifici per età più alti si ebbero tra i 4 e i 10, tra i 15 e i 17 e tra i 40 e i 49 anni, in quest'ultima classe si riscontrava anche il più alto tasso di mortalità. L'epidemia non è stata imputata ad alterazioni nella preparazione e conservazione dei vaccini, di cui è stata documentata un'elevata efficacia, né all'insorgenza di ceppi mutanti di C. Diphteriae. La causa principale dell'epidemia è stata la presenza di un alto numero di bambini e di adulti suscettibili; la diffusione della malattia è stata poi facilitata dal sovraffollamento (la maggior parte dei casi sono stati segnalati nelle grandi città), dalle migrazioni seguite al disfacimento dell'URSS e dalla mancata tempestiva adozione di adeguate misure di controllo. In parte la disgregazione politica di questi paesi ha contribuito a ridurre le risorse per sostenere le vaccinazioni che vengono somministrate di routine alla popolazione. Ma un altro evento ha condizionato la situazione. Una famosa dottoressa russa ha rapidamente convinto l'opinione pubblica e molti dei suoi colleghi che una serie di condizioni che non dovrebbero impedire la somministrazione (raffreddore, allergie) dovessero essere considerate come situazioni che impediscono la esecuzione dei vaccini contro la difterite. Inoltre il timore di indurre effetti collaterali nei bambini ha portato a raccomandare la dose adulti quale ciclo di base in questo gruppo di età (che ha una potenza minore), anche se essa deve essere riservata solo come richiamo di chi ha ricevuto il ciclo completo di vaccinazione ed ha superato i 7 anni di vita. Il concorrere di questi eventi ha portato ad accumulare un grande numero di suscettibili che ha permesso la ripresa della circolazione del C. diphteriae e l'insorgere di una gravissima epidemia. L'esistenza di un alto numero di adulti suscettibili è invece un nuovo fenomeno dell'era dei vaccini: infatti queste persone, non vaccinate o incompletamente vaccinate, non si erano immunizzate naturalmente contro la difterite entrando in contatto diretto col C. Diphteriae, come avveniva in epoca pre-vaccinale, dal momento che la circolazione di questo batterio era stata bloccata proprio grazie all'efficace azione del vaccino. E' perciò molto importante identificare questi gruppi di persone ed offrire loro speciali programmi di vaccinazione. Si è stimato che il controllo della epidemia di difterite nelle repubbliche della ex Unione Sovietica richiederà la somministrazione di 70 milioni di dosi per riuscire a ristabilire l'immunità di popolazione e interrompere la ripresa di trasmissione di un germe che si credeva definitamente controllato Poliomielite - Albania 1996 Nel 1996 è scoppiata in Albania una delle peggiori epidemie degli ultimi anni. Per un lungo periodo questo paese era rimasto isolato politicamente e quindi era estremamente difficile che i visitatori provenienti da altri paesi potessero entrare in Albania. Durante il lungo periodo di isolamento l'Albania non era riuscita a realizzare un efficiente programma di vaccinazione per la poliomielite, soprattutto per la mancanza di un sistema organizzato per la conservazione a bassa temperatura dei vaccini. Il vaccino per la poliomielite tipo Sabin è infatti molto sensibile alle variazioni di temperatura. Dopo che per circa 15 anni non erano stati segnalati casi di poliomielite dovuti a virus selvaggio, dal maggio al dicembre 1996 l'Albania è stata colpita da un'importante epidemia che ha coinvolto 138 persone causando 16 morti (tasso di letalità 11%) e 87 casi di paralisi permanente. Altri casi furono riscontrati anche in Yugoslavia (24 casi tra gli Albanesi del Kossovo) e Grecia (5 casi in bambini Tzigani), tutti in persone non vaccinate o incompletamente vaccinate. Probabilmente solo l'alto standard delle vaccinazioni in Italia ha evitato la diffusione di casi di polio anche nel nostro paese, nonostante il grande afflusso di immigrati albanesi durante e immediatamente dopo il periodo di sviluppo dell'epidemia. L'età dei pazienti variava da 2 mesi a 52 anni ma il 78% di essi aveva tra gli 11 e i 35 anni; l'incidenza rimase invece bassa tra i bambini, a prova dell'efficacia delle due giornate nazionali di vaccinazione (NID) tenutesi poco prima dello scoppio dell'epidemia. Un piccolo picco di incidenza si ebbe tra i neonati di età inferiore ai 6 mesi, non reclutabili per le NID e non completamente vaccinati durante il picco epidemico. Se pensiamo che l'infezione da virus della poliomielite si manifesta con sintomi evidenti solo in un caso su 100, è evidente come le dimensioni di questa epidemia siano state molto grandi e l'infezione possa aver interessato 15 mila persone. L'alta suscettibilità all'infezione tra i giovani adulti è stata confermata anche da indagini sierologiche effettuate sugli immigrati in Italia e può essere spiegata dalle gravi carenze segnalate nelle pratiche di vaccinazione intraprese prima del 1980, dovute principalmente ad una cattiva conservazione dei vaccini. L'agente responsabile di questa epidemia fu isolato in 74 pazienti ed identificato come un virus selvaggio di tipo 1; l'analisi sequenziale del genoma ha mostrato una omologia del 95% con un ceppo isolato in Pakistan nel 1995. Il controllo dell'epidemia è stato raggiunto grazie a due sessioni di vaccinazione di massa con vaccino orale trivalente, che furono rivolte a tutta le persone di età inferiore a 50 anni raggiungendo circa l'85% di questa popolazione. Questi dati sottolineano che l'assenza di casi per molti anni non esclude l'esistenza di gruppi di persone suscettibili all'interno della popolazione ed il pericolo rappresentato dall'importazione di poliovirus selvaggio nelle nazioni europee; rimarcano inoltre l'importanza del mantenimento della catena del freddo per la distribuzione di un vaccino efficace e l'efficacia della campagna nazionale di vaccinazione per il controllo dell'epidemia.Poliomielite - Olanda 1992-1993 L'epidemia di poliomielite insorta in Olanda tra il settembre 1992 ed il febbraio 1993, si manifestò, come quella avvenuta nella stessa nazione nel 1978, in una comunità geograficamente e socialmente chiusa, che rifiutava le vaccinazioni per motivi religiosi. L'epidemia coinvolse 71 persone delle quali solo una non apparteneva alla comunità. I pazienti avevano un'età che variava dai 10 giorni ai 61 anni (mediana a 18 anni), 2 di essi morirono e 59 rimasero paralizzati; nessuno era stato vaccinato. L'agente causale identificato fu un poliovirus di tipo 3 il cui genoma, sottoposto ad analisi sequenziale, mostrò una notevole somiglianza (96.7%) con un ceppo isolato in India nel 1992, facendo supporre una probabile provenienza dal subcontinente indiano, anche se la differenza genomica era troppo ampia per ritenere possibile un'importazione diretta del virus in Olanda. Le indagini condotte durante l'epidemia sia sulla popolazione che sull'ambiente, hanno mostrato che la circolazione del virus selvaggio era rimasta limitata all'interno delle comunità religiose colpite e della ristretta area geografica dove queste erano stabilite. La popolazione generale mostrava quindi di essere ben protetta nei confronti della poliomielite e di difendere, grazie all'immunità di gregge, anche gli individui suscettibili viventi al suo interno. Considerato che nel 1978 la precedente epidemia scoppiata in Olanda (110 casi, 1 morto, 80 paralisi permanenti) si era diffusa anche in Canada (11 casi) e poi negli Stati Uniti (10 casi) a causa degli stretti rapporti tra le comunità religiose olandesi e quelle canadesi professanti la stessa fede, anche in Canada, presso un gruppo affiliato a quello olandese si condusse un'indagine che portò all'isolamento di un ceppo di poliovirus identico a quello ricontrato in Olanda nel 47% delle persone testate. Fortunatamente in questa occasione non è stato riportato alcun caso di paralisi poliomielitica, ma la documentazione di un reingresso del poliovirus in America dopo un periodo di 18 mesi di assenza da quel continente, mostra come questo virus sia capace di riapparire anche in aree dove sembrava scomparso.Morbillo - Olanda 1999-2000 In Olanda la copertura vaccinale contro il morbillo è mediamente alta (95%), ma nelle città nelle quali è molto forte la presenza di una particolare comunità religiosa contraria alle vaccinazioni, la copertura oscilla tra il 53 e il 90% (dunque una diffusione della vaccinazione a macchia di leopardo che ricorda molto quella italiana). L'epidemia è iniziata nell'aprile 1999 ed è terminata nel febbraio 2000; sono stati colpiti circa 3000 bambini, (età mediana 6 anni) il 95% dei quali non era stato vaccinato, per scelta religiosa. Eccone le conseguenze: Morti3 :un bambino di 2 anni, uno di 3 e un ragazzo di 17 anni Ospedalizzati per encefalite5 Ospedalizzati per altre ragioni63 Polmoniti130 Otiti medie170 Polmoniti e otiti medie26 Altre complicanze respiratorie56 Altre complicanze57 Totale casi con complicanze510 Quindi la letalità è risultata di 1/1000 e in un caso su sei si sono avute complicanze.Morbillo - Irlanda 2000 In Irlanda, e soprattutto in una zona di Dublino, si è sviluppata la peggiore epidemia di morbillo degli ultimi sette anni in quel paese. Fino al 1992, le coperture vaccinali contro il morbillo erano molto alte, ma in quegli anni ci fu il cosiddetto Caso Best che in quel paese suscitò molto scalpore: la Corte Suprema riconobbe il nesso di causalità fra una grave encefalopatia di un adulto e la pregressa vaccinazione antipertussica. Inoltre negli ultimi due anni, ha pure avuto molta eco l'articolo pubblicato da Lancet che solleva allarmismo in merito ai rapporti fra vaccinazione antimorbillosa ed autismo. Anche in conseguenza di questi eventi si sono diffusi apatia e diffidenza verso le vaccinazioni: l'Irlanda è oggi ben lontana dal raggiungere la copertura vaccinale antimorbillosa del 95% raccomandata dal Governo, con invece una media nazionale del 76% e oscillazioni geografiche tra il 68 e l'86%. (Anche questa è dunque una condizione che riguarda molte regioni italiane) Sono stati registrati, fino alla metà del settembre 2000, 1220 casi, che hanno colpito in gran parte bambini di età inferiore ai due anni. Ci sono stati ben due decessi. L'epidemia non è al momento sotto controllo, ma si sta diffondendo anche nel resto dell'Irlanda. Rosolia - Grecia 1993 In Grecia, la vaccinazione dei nuovi nati (maschi e femmine) è stata introdotta dalla metà degli anni '70, ma senza una chiara e decisa strategia vaccinale nazionale. Di conseguenza, la copertura vaccinale dei decenni successivi non superò il 50% e la proporzione delle donne gravide suscettibili alla rosolia aumentò gradualmente. Nel corso del 1993 si sviluppò una forte epidemia rubeolica, con un'incidenza negli adulti superiore a quella di qualsiasi epidemia degli anni precedenti. Ne seguì la più grave epidemia di rosolia congenita in Grecia dal 1950, con 25 casi confermati (pari a 24,6 casi per 100.000 nati vivi). L'esperienza greca conferma che è necessario definire le politiche di vaccinazione di massa ed applicarle in modo corretto. La vaccinazione di un numero apparentemente elevato di persone (come ad esempio il 50% dei nuovi nati) può risultare nella pratica nettamente insufficiente. Occorre che anche i Paesi che hanno politiche vaccinali di massa contro la rosolia mantengano molto elevate le coperture vaccinali. Le notizie di eventi drammatici quali l'epidemia greca di rosolia congenita devono essere ben ricordate, specie quando si assiste a campagne contro le vaccinazioni non basate su alcuna evidenza scientifica.
Grazie.
In risposta al messaggio di giulyano71 del 19/10/2015 alle 01:10:56
L'articolo al quale ti riferisci è quello postato anno 2014-2015, ti ho sottolineato anche i passi dove scrivono che i risultati sono parziali e lo studio potrebbe variare in base ai dati di fine stagione: traduzione delleconclusioni dell'articolo che riporti: Nessuna delle stime per età per questa stagione sono statisticamente significative in questo momento. Le possibili spiegazioni per questo sono: il vaccino contro l'influenza sta avendo un piccolo effetto oppure sono campioni insufficienti per produrre stime per classe di età. Le stime finali saranno pubblicate al termine della stagione. E 'possibile che le stime cambieranno come la stagione avanza. Attività influenzale è in declino, ma rimane elevata negli Stati Uniti e nelle nelle ultime settimane è stata rilevata una quota crescente di virus influenzali tipo B. None of the VE estimates by age for this season are statistically significant at this time. Possible explanations for this include: the flu vaccine is having a small effect or there are insufficient samples sizes at this point to produce estimates by age group. Final estimates will be published at the conclusion of the season. It is possible that estimates will change as the season progresses. Influenza activity is declining but remains elevated in the United States and an increasing proportion of influenza B viruses has been detected in recent weeks. INOLTRE: Risposta ai grafici che hai riportato con le tabelle di dove sono stati presi: Fonte dei dati ISTAT: Da una breve ricerca riporto le EPIDEMIE anni 90 in Europa dovute a basse coperture vaccinali: Difterite - ex URSS 1990-95 Negli anni '90 le repubbliche facenti parte dell'ex Unione Sovietica furono colpite da un'epidemia di difterite che, iniziata in Russia, si diffuse in tutti i nuovi stati nati dall'URSS, sebbene per circa 30 anni questa malattia fosse stata ben controllata dopo l'adozione della vaccinazione dei bambini verso la fine degli anni '50.Il tasso di incidenza annuale della malattia passò da 0.4/100000 nel 1989 a 16.9/100000 nel 1995 per poi diminuire drasticamente negli anni seguenti (nel 1996 si era già al 6.7/100000), soprattutto grazie alle azioni di vaccinazione di massa rivolte agli adulti. I casi di difterite passarono da 839 nel 1989 a 50142 nel 1995 per un totale, nel periodo 1990-95, di circa 125000 casi e 4000 morti; con un tasso di letalità che variava dal 2.8% (Russia) al 23% (Lituania, Turkmenistan). Nella sola Russia, nel periodo 1990-96, i casi riportati furono circa 115000 e i morti 3000; circa il 70% dei casi riguardava persone maggiori di 14 anni; i tassi specifici per età più alti si ebbero tra i 4 e i 10, tra i 15 e i 17 e tra i 40 e i 49 anni, in quest'ultima classe si riscontrava anche il più alto tasso di mortalità. L'epidemia non è stata imputata ad alterazioni nella preparazione e conservazione dei vaccini, di cui è stata documentata un'elevata efficacia, né all'insorgenza di ceppi mutanti di C. Diphteriae. La causa principale dell'epidemia è stata la presenza di un alto numero di bambini e di adulti suscettibili; la diffusione della malattia è stata poi facilitata dal sovraffollamento (la maggior parte dei casi sono stati segnalati nelle grandi città), dalle migrazioni seguite al disfacimento dell'URSS e dalla mancata tempestiva adozione di adeguate misure di controllo. In parte la disgregazione politica di questi paesi ha contribuito a ridurre le risorse per sostenere le vaccinazioni che vengono somministrate di routine alla popolazione. Ma un altro evento ha condizionato la situazione. Una famosa dottoressa russa ha rapidamente convinto l'opinione pubblica e molti dei suoi colleghi che una serie di condizioni che non dovrebbero impedire la somministrazione (raffreddore, allergie) dovessero essere considerate come situazioni che impediscono la esecuzione dei vaccini contro la difterite. Inoltre il timore di indurre effetti collaterali nei bambini ha portato a raccomandare la dose adulti quale ciclo di base in questo gruppo di età (che ha una potenza minore), anche se essa deve essere riservata solo come richiamo di chi ha ricevuto il ciclo completo di vaccinazione ed ha superato i 7 anni di vita. Il concorrere di questi eventi ha portato ad accumulare un grande numero di suscettibili che ha permesso la ripresa della circolazione del C. diphteriae e l'insorgere di una gravissima epidemia. L'esistenza di un alto numero di adulti suscettibili è invece un nuovo fenomeno dell'era dei vaccini: infatti queste persone, non vaccinate o incompletamente vaccinate, non si erano immunizzate naturalmente contro la difterite entrando in contatto diretto col C. Diphteriae, come avveniva in epoca pre-vaccinale, dal momento che la circolazione di questo batterio era stata bloccata proprio grazie all'efficace azione del vaccino. E' perciò molto importante identificare questi gruppi di persone ed offrire loro speciali programmi di vaccinazione. Si è stimato che il controllo della epidemia di difterite nelle repubbliche della ex Unione Sovietica richiederà la somministrazione di 70 milioni di dosi per riuscire a ristabilire l'immunità di popolazione e interrompere la ripresa di trasmissione di un germe che si credeva definitamente controllato Poliomielite - Albania 1996 Nel 1996 è scoppiata in Albania una delle peggiori epidemie degli ultimi anni. Per un lungo periodo questo paese era rimasto isolato politicamente e quindi era estremamente difficile che i visitatori provenienti da altri paesi potessero entrare in Albania. Durante il lungo periodo di isolamento l'Albania non era riuscita a realizzare un efficiente programma di vaccinazione per la poliomielite, soprattutto per la mancanza di un sistema organizzato per la conservazione a bassa temperatura dei vaccini. Il vaccino per la poliomielite tipo Sabin è infatti molto sensibile alle variazioni di temperatura. Dopo che per circa 15 anni non erano stati segnalati casi di poliomielite dovuti a virus selvaggio, dal maggio al dicembre 1996 l'Albania è stata colpita da un'importante epidemia che ha coinvolto 138 persone causando 16 morti (tasso di letalità 11%) e 87 casi di paralisi permanente. Altri casi furono riscontrati anche in Yugoslavia (24 casi tra gli Albanesi del Kossovo) e Grecia (5 casi in bambini Tzigani), tutti in persone non vaccinate o incompletamente vaccinate. Probabilmente solo l'alto standard delle vaccinazioni in Italia ha evitato la diffusione di casi di polio anche nel nostro paese, nonostante il grande afflusso di immigrati albanesi durante e immediatamente dopo il periodo di sviluppo dell'epidemia. L'età dei pazienti variava da 2 mesi a 52 anni ma il 78% di essi aveva tra gli 11 e i 35 anni; l'incidenza rimase invece bassa tra i bambini, a prova dell'efficacia delle due giornate nazionali di vaccinazione (NID) tenutesi poco prima dello scoppio dell'epidemia. Un piccolo picco di incidenza si ebbe tra i neonati di età inferiore ai 6 mesi, non reclutabili per le NID e non completamente vaccinati durante il picco epidemico. Se pensiamo che l'infezione da virus della poliomielite si manifesta con sintomi evidenti solo in un caso su 100, è evidente come le dimensioni di questa epidemia siano state molto grandi e l'infezione possa aver interessato 15 mila persone. L'alta suscettibilità all'infezione tra i giovani adulti è stata confermata anche da indagini sierologiche effettuate sugli immigrati in Italia e può essere spiegata dalle gravi carenze segnalate nelle pratiche di vaccinazione intraprese prima del 1980, dovute principalmente ad una cattiva conservazione dei vaccini. L'agente responsabile di questa epidemia fu isolato in 74 pazienti ed identificato come un virus selvaggio di tipo 1; l'analisi sequenziale del genoma ha mostrato una omologia del 95% con un ceppo isolato in Pakistan nel 1995. Il controllo dell'epidemia è stato raggiunto grazie a due sessioni di vaccinazione di massa con vaccino orale trivalente, che furono rivolte a tutta le persone di età inferiore a 50 anni raggiungendo circa l'85% di questa popolazione. Questi dati sottolineano che l'assenza di casi per molti anni non esclude l'esistenza di gruppi di persone suscettibili all'interno della popolazione ed il pericolo rappresentato dall'importazione di poliovirus selvaggio nelle nazioni europee; rimarcano inoltre l'importanza del mantenimento della catena del freddo per la distribuzione di un vaccino efficace e l'efficacia della campagna nazionale di vaccinazione per il controllo dell'epidemia.Poliomielite - Olanda 1992-1993 L'epidemia di poliomielite insorta in Olanda tra il settembre 1992 ed il febbraio 1993, si manifestò, come quella avvenuta nella stessa nazione nel 1978, in una comunità geograficamente e socialmente chiusa, che rifiutava le vaccinazioni per motivi religiosi. L'epidemia coinvolse 71 persone delle quali solo una non apparteneva alla comunità. I pazienti avevano un'età che variava dai 10 giorni ai 61 anni (mediana a 18 anni), 2 di essi morirono e 59 rimasero paralizzati; nessuno era stato vaccinato. L'agente causale identificato fu un poliovirus di tipo 3 il cui genoma, sottoposto ad analisi sequenziale, mostrò una notevole somiglianza (96.7%) con un ceppo isolato in India nel 1992, facendo supporre una probabile provenienza dal subcontinente indiano, anche se la differenza genomica era troppo ampia per ritenere possibile un'importazione diretta del virus in Olanda. Le indagini condotte durante l'epidemia sia sulla popolazione che sull'ambiente, hanno mostrato che la circolazione del virus selvaggio era rimasta limitata all'interno delle comunità religiose colpite e della ristretta area geografica dove queste erano stabilite. La popolazione generale mostrava quindi di essere ben protetta nei confronti della poliomielite e di difendere, grazie all'immunità di gregge, anche gli individui suscettibili viventi al suo interno. Considerato che nel 1978 la precedente epidemia scoppiata in Olanda (110 casi, 1 morto, 80 paralisi permanenti) si era diffusa anche in Canada (11 casi) e poi negli Stati Uniti (10 casi) a causa degli stretti rapporti tra le comunità religiose olandesi e quelle canadesi professanti la stessa fede, anche in Canada, presso un gruppo affiliato a quello olandese si condusse un'indagine che portò all'isolamento di un ceppo di poliovirus identico a quello ricontrato in Olanda nel 47% delle persone testate. Fortunatamente in questa occasione non è stato riportato alcun caso di paralisi poliomielitica, ma la documentazione di un reingresso del poliovirus in America dopo un periodo di 18 mesi di assenza da quel continente, mostra come questo virus sia capace di riapparire anche in aree dove sembrava scomparso.Morbillo - Olanda 1999-2000 In Olanda la copertura vaccinale contro il morbillo è mediamente alta (95%), ma nelle città nelle quali è molto forte la presenza di una particolare comunità religiosa contraria alle vaccinazioni, la copertura oscilla tra il 53 e il 90% (dunque una diffusione della vaccinazione a macchia di leopardo che ricorda molto quella italiana). L'epidemia è iniziata nell'aprile 1999 ed è terminata nel febbraio 2000; sono stati colpiti circa 3000 bambini, (età mediana 6 anni) il 95% dei quali non era stato vaccinato, per scelta religiosa. Eccone le conseguenze: Morti3 :un bambino di 2 anni, uno di 3 e un ragazzo di 17 anni Ospedalizzati per encefalite5 Ospedalizzati per altre ragioni63 Polmoniti130 Otiti medie170 Polmoniti e otiti medie26 Altre complicanze respiratorie56 Altre complicanze57 Totale casi con complicanze510 Quindi la letalità è risultata di 1/1000 e in un caso su sei si sono avute complicanze.Morbillo - Irlanda 2000 In Irlanda, e soprattutto in una zona di Dublino, si è sviluppata la peggiore epidemia di morbillo degli ultimi sette anni in quel paese. Fino al 1992, le coperture vaccinali contro il morbillo erano molto alte, ma in quegli anni ci fu il cosiddetto Caso Best che in quel paese suscitò molto scalpore: la Corte Suprema riconobbe il nesso di causalità fra una grave encefalopatia di un adulto e la pregressa vaccinazione antipertussica. Inoltre negli ultimi due anni, ha pure avuto molta eco l'articolo pubblicato da Lancet che solleva allarmismo in merito ai rapporti fra vaccinazione antimorbillosa ed autismo. Anche in conseguenza di questi eventi si sono diffusi apatia e diffidenza verso le vaccinazioni: l'Irlanda è oggi ben lontana dal raggiungere la copertura vaccinale antimorbillosa del 95% raccomandata dal Governo, con invece una media nazionale del 76% e oscillazioni geografiche tra il 68 e l'86%. (Anche questa è dunque una condizione che riguarda molte regioni italiane) Sono stati registrati, fino alla metà del settembre 2000, 1220 casi, che hanno colpito in gran parte bambini di età inferiore ai due anni. Ci sono stati ben due decessi. L'epidemia non è al momento sotto controllo, ma si sta diffondendo anche nel resto dell'Irlanda. Rosolia - Grecia 1993 In Grecia, la vaccinazione dei nuovi nati (maschi e femmine) è stata introdotta dalla metà degli anni '70, ma senza una chiara e decisa strategia vaccinale nazionale. Di conseguenza, la copertura vaccinale dei decenni successivi non superò il 50% e la proporzione delle donne gravide suscettibili alla rosolia aumentò gradualmente. Nel corso del 1993 si sviluppò una forte epidemia rubeolica, con un'incidenza negli adulti superiore a quella di qualsiasi epidemia degli anni precedenti. Ne seguì la più grave epidemia di rosolia congenita in Grecia dal 1950, con 25 casi confermati (pari a 24,6 casi per 100.000 nati vivi). L'esperienza greca conferma che è necessario definire le politiche di vaccinazione di massa ed applicarle in modo corretto. La vaccinazione di un numero apparentemente elevato di persone (come ad esempio il 50% dei nuovi nati) può risultare nella pratica nettamente insufficiente. Occorre che anche i Paesi che hanno politiche vaccinali di massa contro la rosolia mantengano molto elevate le coperture vaccinali. Le notizie di eventi drammatici quali l'epidemia greca di rosolia congenita devono essere ben ricordate, specie quando si assiste a campagne contro le vaccinazioni non basate su alcuna evidenza scientifica.
Di fronte a questi post ho due sensazioni differenti. Da una parte ritengo che queste ultime considerazioni siano note non solo agli specialisti come voi, ma a tutti quelli che si sono informati a 365 gradi. Nulla a questo mondo è scontato, ma delle volte basterebbe parlare con un proprio nonno.
In inverno causa allergie alla polvere ho una rinite gorossomodo permanente. Certo, la curo, ma il naso che cola resta. Immagina in primavera.
In risposta al messaggio di dani1967 del 19/10/2015 alle 14:08:38
In inverno causa allergie alla polvere ho una rinite gorossomodo permanente. Certo, la curo, ma il naso che cola resta. Immagina in primavera. Mediamente non la attacco a nessuno. Non avrei mai potuto fare un corso con te. Per quel che mi riguarda, io viaggio non per andare da qualche parte, ma per andare. Viaggio per viaggiare. R.L. Stevenson
E' già tanto se ti rivolgerà ancora la parola sul forum ;-)
In risposta al messaggio di dani1967 del 19/10/2015 alle 14:08:38
In inverno causa allergie alla polvere ho una rinite gorossomodo permanente. Certo, la curo, ma il naso che cola resta. Immagina in primavera. Mediamente non la attacco a nessuno. Non avrei mai potuto fare un corso con te. Per quel che mi riguarda, io viaggio non per andare da qualche parte, ma per andare. Viaggio per viaggiare. R.L. Stevenson
In genere la rinite allergica arriva a primavera.
http://www.quival.it/foods-and-...
http://www.cdc.gov/vaccinesafet...
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pub...
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pub...
The Proceedings of the National Academy of Sciences
, shows that acellular pertussis vaccines licensed by the FDA are effective in preventing the disease among those vaccinated, but suggests that they may not prevent infection from the bacteria that causes whooping cough in those vaccinated or its spread to other people, including those who may not be vaccinated."http://www.fda.gov/NewsEvents/N...
)http://www.cdc.gov/maso/facm/pd...
)In risposta al messaggio di manueldelia del 19/10/2015 alle 22:18:30
Ma certo Daniele che ci sarà qualcuno che tornerà a portare i dubbi che oggi propongo io. Perché per fortuna ci sarà ancora qualcuno che pensa con la sua testa, e non si affida a sedicenti esperti. E anche perché inquasi dieci pagine di discussione non è stato dimostrato alcunché dai vaccinisti, se non che hanno dimestichezza con i luoghi comuni. Esperti come Eleuterio, che credono che il vaccino antinfluenzale protegga al 100% dall'influenza (vai tranquillo e dormi tra due guanciali, ha scritto al professore), quando in realtà lo stesso CDC ammette che l'anno scorso ha avuto un'efficacia del 19% (fonte: . Portandomi avanti sulla possibile replica di Giuliano, dico subito che si sta parlando dell'influenza stagionale e che l'H1N1 in questo caso non c'entra nulla. Ma va anche detto che è sempre stato così: in quel momento con Eleuterio si parlava dell'efficacia del vaccino per l'influenza stagionale, l'H1N1 era fuori discorso. Ma poi, Daniele, guarda che non serve andare su che siti strani per mettere in dubbio il dogma vaccinale. Il CDC è già sufficiente di per se. Si è parlato di H1N1 e dello spreco di soldi che è stato l'acquisto di vaccini a seguito dell'allarme scatenato dal'OMS. Le aziende farmaceutiche ci sono andate a nozze, su una pandemia che alla fine si è rivelata nemmeno un fuoco di paglia (400 mila morti secondo le stime più esagerate, ma esagerate tanto, su una popolazione di 7 miliardi di individui). Ma si può andare molto oltre, trovando sempre sul sito del CDC l'ammissione di una correlazione individuata tra uno dei vaccini utilizzati in Europa per l'H1N1 e l'insorgere di un disturbo del sonno (narcolessia e catalessia): Studi a fondo pagina del sito del CDC hanno dimostrato l'aumento di questi disturbi soprattutto nei bambini vaccinati. Uno a caso: Riporto le conclusioni: A sudden increase in the incidence of abrupt childhood narcolepsy was observed in Finland in 2010. We consider it likely that Pandemrix vaccination contributed, perhaps together with other environmental factors, to this increase in genetically susceptible children. Un altro: Conclusioni: Pandemrix vaccine contributed to the onset of narcolepsy among those 4 to 19 years old during the pandemic influenza in 2009-2010 in Finland. Further studies are needed to determine whether this observation exists in other populations and to elucidate potential underlying immunological mechanism. The role of the adjuvant in particular warrants further research before drawing conclusions about the use of adjuvanted pandemic vaccines in the future. Come vedi le fonti sono decisamente ufficiali. E questo aumento a causa di un vaccino che ha avuto una diffusione (fortunatamente) bassissima, perché in pochi hanno deciso di vaccinarsi contro l'H1N1. Se la paura avesse attecchito come volevano i media (e l'industria farmaceutica), quanti danneggiati ci sarebbero stati? Chi avrebbe pagato? C'è ragione di credere che i danni sarebbero stati maggiori dei (forse) 400 mila morti (io sono per stime molto più prudenti, comunque). Narcolessia e catalessia non sembrano sindromi simpatiche. Chi la spiega ai bambini che adesso ne soffrono in forma cronica per colpa del vaccino? E se questo vaccino fosse stato reso obbligatorio, come adesso si vuol fare per gli altri? Gli altri vaccini sono sicuri? E chi me lo garantisce? Anche questo avrebbe dovuto essere sicuro. Tornando agli esperti che qui avrebbero dovuto tranquillizzare tutti, è loro opinione che i vaccini siano in realtà un problema per le case farmaceutiche, che avrebbero tutto da guadagnare nel toglierli da mercato per poi lucrare sulle cure da prestare a chi, non vaccinato, contrae le malattie per le quali non sarebbero più protetti. Ma nessuno di questi esperti è in grado di spiegare perché, allora, la Glaxo-Smith-Kline sia addirittura andata a pagare 600 milioni di tangente ad un ministro per far introdurre come obbligatorio il vaccino contro l'epatite B. Una sindrome che secondo Eleuterio (e qui ci credo) permette di far guadagnare soldi a palate con le cure. Vuol dire evidentemente che sapevano di guadagnare molti più soldi con il vaccino che non con la cura. E se questo vale per l'epatite, vale anche di più per altre malattie come il morbillo, che non sono croniche. Gli esperti qui si lamentano del fatto che un non vaccinato sarebbe un rischio per soggetti che, per vari problemi non possono vaccinarsi. Ma anche qui, la letteratura scientifica (sempre NON su siti strani, sia chiaro) dice le cose in modo diverso. Proprio a proposito della pertosse, un comunicato stampa della FDA lancia un allarme: A new study is helping to provide a better understanding of vaccines for whooping cough, the common name for the disease pertussis. Based on an animal model, the study conducted by the U.S. Food and Drug Administration (FDA) and published November 25, 2013, in The Proceedings of the National Academy of Sciences, shows that acellular pertussis vaccines licensed by the FDA are effective in preventing the disease among those vaccinated, but suggests that they may not prevent infection from the bacteria that causes whooping cough in those vaccinated or its spread to other people, including those who may not be vaccinated. (fonte: In sostanza: il vaccino contro la pertosse può aiutare i soggetti vaccinati ad evitare i sintomi dell'infezione, ma questi continuano comunque a poter essere portatori dell'infezione, seppure asintomatica. Proprio perché asintomatica, possono entrare inconsapevolmente in contatto con, ad esempio, neonati non vaccinati. Ci si riempie poi spesso la bocca con la validità della cosiddetta immunità del branco. Anche qui ci viene in aiuto il CDC con una storia un po' diversa da quella che viene solitamente raccontata, ed è il vantaggio evolutivo che si da ai ceppi della malattia diversi da quelli per cui viene fatto il vaccino, ceppi che possono iniziare a diffondersi più del principale con esiti anche peggiori. Anche qui è il caso della pertosse: Uno studio recente suggerisce un’altra spiegazione per la diminuita efficacia del vaccino: un aumento di campioni di Bordetella pertussis nei quali manca la pertactina (PRN) – un componente antigenico chiave del vaccino antipertossico. Uno studio che ha esaminato ceppi di B.pertussis isolati tra il 1935 ed il 2012 per verificare inserzioni di geni che impediscono la produzione di PRN, ha evidenziato un aumento significativo di campioni clinici privi di PRN in tutti gli Stati Uniti. Il primo ceppo privo di PRN venne isolato nel 1994; al 2012, la percentuale di campioni privi di PRN era più del 50%. I risultati indicavano che l’85% dei campioni clinici erano privi di PRN e che i pazienti vaccinati avevano probabilità significativamente maggiori rispetto i pazienti non vaccinati di infettarsi con ceppi privi di PRN. In più, quando venivano paragonati i pazienti con vaccinazioni DTaP aggiornate e pazienti non vaccinati, le probabilità di essere infettati con ceppi privi di PRN erano maggiori (nel primo gruppo, ndt), cosa che suggeriva che i batteri PRN potrebbero avere un vantaggio selettivo nell’infettare le persone vaccinate con DTaP. (fonte qui, a pagina 6: Ora copio le conclusioni da un altro sito, visto che sono già state scritte: [...] per riassumere:Il vaccino antipertosse non previene la trasmissione della malattia (ed infatti puo’ aumentare la trasmissione visto che gli individui vaccinati possono essere asintomatici e quindi non viene presa alcuna precauzione nell’esporre i neonati). La maggior parte dei ceppi di Bordetella pertuissis circolanti negli stati uniti sono privi di prn. Gli individui vaccinati sono a rischio maggiore di infettarsi con ceppi privi di prn rispetto gli individui non vaccinati.La logica conseguenza è che ora – ironicamente grazie alla politica vaccinale – è inevitabile che vaccinare i bambini contro la pertosse non solo mette a rischio i neonati della famiglia di contrarla, ma mette a grande rischio anche gli stessi bambini vaccinati. Un successivo studio in Clinical Infectious Diseases analizzava i dati provenienti da otto stati (degli stati uniti, ndt) e ha evidenziato che, complessivamente, 85% dei campioni di pertosse erano privi di PRN, con un range che andata dal 67% in Colorado al 100% nel New Mexico. E ora torno a scrivere io (chissà se qualcuno è arrivato fin qui). Insomma, Daniele, nonostante tutti gli sforzi di chi ci vuole dipingere come folli con i cappello di stagnola in testa, molto spesso quelli che chiamate anti-vaccinisti sono persone che pensano alla loro salute e si informano. Cosa molto più difficile che non andare da un pediatra o da un medico e affidarsi a lui ad occhi chiusi. Perché sappiamo che medici e pediatri non sono depositari della verità. Sappiamo che anche loro sono esseri umani. E possono sbagliare, seppure in sicura buona fede. E allora meglio cercare le notizie per conto proprio, se si può. I siti di quella che chiami disinformazione possono essere un punto di partenza, ma è necessario cercare riscontri. E spesso li trovi. In questo post ho usato solo link ufficiali. E basta seguirne qualcuno, leggere senza paraocchi, per verificare che non è tutto oro quello che luccica, nell'affare dei vaccini. Che alcune perplessità sono motivate e supportate proprio dagli studi clinici. In ogni caso, buona notte. Manuel
Sulle specifiche affermazioni lascio il campo a giulyano71 per la risposta.

In risposta al messaggio di manueldelia del 19/10/2015 alle 22:18:30
Ma certo Daniele che ci sarà qualcuno che tornerà a portare i dubbi che oggi propongo io. Perché per fortuna ci sarà ancora qualcuno che pensa con la sua testa, e non si affida a sedicenti esperti. E anche perché inquasi dieci pagine di discussione non è stato dimostrato alcunché dai vaccinisti, se non che hanno dimestichezza con i luoghi comuni. Esperti come Eleuterio, che credono che il vaccino antinfluenzale protegga al 100% dall'influenza (vai tranquillo e dormi tra due guanciali, ha scritto al professore), quando in realtà lo stesso CDC ammette che l'anno scorso ha avuto un'efficacia del 19% (fonte: . Portandomi avanti sulla possibile replica di Giuliano, dico subito che si sta parlando dell'influenza stagionale e che l'H1N1 in questo caso non c'entra nulla. Ma va anche detto che è sempre stato così: in quel momento con Eleuterio si parlava dell'efficacia del vaccino per l'influenza stagionale, l'H1N1 era fuori discorso. Ma poi, Daniele, guarda che non serve andare su che siti strani per mettere in dubbio il dogma vaccinale. Il CDC è già sufficiente di per se. Si è parlato di H1N1 e dello spreco di soldi che è stato l'acquisto di vaccini a seguito dell'allarme scatenato dal'OMS. Le aziende farmaceutiche ci sono andate a nozze, su una pandemia che alla fine si è rivelata nemmeno un fuoco di paglia (400 mila morti secondo le stime più esagerate, ma esagerate tanto, su una popolazione di 7 miliardi di individui). Ma si può andare molto oltre, trovando sempre sul sito del CDC l'ammissione di una correlazione individuata tra uno dei vaccini utilizzati in Europa per l'H1N1 e l'insorgere di un disturbo del sonno (narcolessia e catalessia): Studi a fondo pagina del sito del CDC hanno dimostrato l'aumento di questi disturbi soprattutto nei bambini vaccinati. Uno a caso: Riporto le conclusioni: A sudden increase in the incidence of abrupt childhood narcolepsy was observed in Finland in 2010. We consider it likely that Pandemrix vaccination contributed, perhaps together with other environmental factors, to this increase in genetically susceptible children. Un altro: Conclusioni: Pandemrix vaccine contributed to the onset of narcolepsy among those 4 to 19 years old during the pandemic influenza in 2009-2010 in Finland. Further studies are needed to determine whether this observation exists in other populations and to elucidate potential underlying immunological mechanism. The role of the adjuvant in particular warrants further research before drawing conclusions about the use of adjuvanted pandemic vaccines in the future. Come vedi le fonti sono decisamente ufficiali. E questo aumento a causa di un vaccino che ha avuto una diffusione (fortunatamente) bassissima, perché in pochi hanno deciso di vaccinarsi contro l'H1N1. Se la paura avesse attecchito come volevano i media (e l'industria farmaceutica), quanti danneggiati ci sarebbero stati? Chi avrebbe pagato? C'è ragione di credere che i danni sarebbero stati maggiori dei (forse) 400 mila morti (io sono per stime molto più prudenti, comunque). Narcolessia e catalessia non sembrano sindromi simpatiche. Chi la spiega ai bambini che adesso ne soffrono in forma cronica per colpa del vaccino? E se questo vaccino fosse stato reso obbligatorio, come adesso si vuol fare per gli altri? Gli altri vaccini sono sicuri? E chi me lo garantisce? Anche questo avrebbe dovuto essere sicuro. Tornando agli esperti che qui avrebbero dovuto tranquillizzare tutti, è loro opinione che i vaccini siano in realtà un problema per le case farmaceutiche, che avrebbero tutto da guadagnare nel toglierli da mercato per poi lucrare sulle cure da prestare a chi, non vaccinato, contrae le malattie per le quali non sarebbero più protetti. Ma nessuno di questi esperti è in grado di spiegare perché, allora, la Glaxo-Smith-Kline sia addirittura andata a pagare 600 milioni di tangente ad un ministro per far introdurre come obbligatorio il vaccino contro l'epatite B. Una sindrome che secondo Eleuterio (e qui ci credo) permette di far guadagnare soldi a palate con le cure. Vuol dire evidentemente che sapevano di guadagnare molti più soldi con il vaccino che non con la cura. E se questo vale per l'epatite, vale anche di più per altre malattie come il morbillo, che non sono croniche. Gli esperti qui si lamentano del fatto che un non vaccinato sarebbe un rischio per soggetti che, per vari problemi non possono vaccinarsi. Ma anche qui, la letteratura scientifica (sempre NON su siti strani, sia chiaro) dice le cose in modo diverso. Proprio a proposito della pertosse, un comunicato stampa della FDA lancia un allarme: A new study is helping to provide a better understanding of vaccines for whooping cough, the common name for the disease pertussis. Based on an animal model, the study conducted by the U.S. Food and Drug Administration (FDA) and published November 25, 2013, in The Proceedings of the National Academy of Sciences, shows that acellular pertussis vaccines licensed by the FDA are effective in preventing the disease among those vaccinated, but suggests that they may not prevent infection from the bacteria that causes whooping cough in those vaccinated or its spread to other people, including those who may not be vaccinated. (fonte: In sostanza: il vaccino contro la pertosse può aiutare i soggetti vaccinati ad evitare i sintomi dell'infezione, ma questi continuano comunque a poter essere portatori dell'infezione, seppure asintomatica. Proprio perché asintomatica, possono entrare inconsapevolmente in contatto con, ad esempio, neonati non vaccinati. Ci si riempie poi spesso la bocca con la validità della cosiddetta immunità del branco. Anche qui ci viene in aiuto il CDC con una storia un po' diversa da quella che viene solitamente raccontata, ed è il vantaggio evolutivo che si da ai ceppi della malattia diversi da quelli per cui viene fatto il vaccino, ceppi che possono iniziare a diffondersi più del principale con esiti anche peggiori. Anche qui è il caso della pertosse: Uno studio recente suggerisce un’altra spiegazione per la diminuita efficacia del vaccino: un aumento di campioni di Bordetella pertussis nei quali manca la pertactina (PRN) – un componente antigenico chiave del vaccino antipertossico. Uno studio che ha esaminato ceppi di B.pertussis isolati tra il 1935 ed il 2012 per verificare inserzioni di geni che impediscono la produzione di PRN, ha evidenziato un aumento significativo di campioni clinici privi di PRN in tutti gli Stati Uniti. Il primo ceppo privo di PRN venne isolato nel 1994; al 2012, la percentuale di campioni privi di PRN era più del 50%. I risultati indicavano che l’85% dei campioni clinici erano privi di PRN e che i pazienti vaccinati avevano probabilità significativamente maggiori rispetto i pazienti non vaccinati di infettarsi con ceppi privi di PRN. In più, quando venivano paragonati i pazienti con vaccinazioni DTaP aggiornate e pazienti non vaccinati, le probabilità di essere infettati con ceppi privi di PRN erano maggiori (nel primo gruppo, ndt), cosa che suggeriva che i batteri PRN potrebbero avere un vantaggio selettivo nell’infettare le persone vaccinate con DTaP. (fonte qui, a pagina 6: Ora copio le conclusioni da un altro sito, visto che sono già state scritte: [...] per riassumere:Il vaccino antipertosse non previene la trasmissione della malattia (ed infatti puo’ aumentare la trasmissione visto che gli individui vaccinati possono essere asintomatici e quindi non viene presa alcuna precauzione nell’esporre i neonati). La maggior parte dei ceppi di Bordetella pertuissis circolanti negli stati uniti sono privi di prn. Gli individui vaccinati sono a rischio maggiore di infettarsi con ceppi privi di prn rispetto gli individui non vaccinati.La logica conseguenza è che ora – ironicamente grazie alla politica vaccinale – è inevitabile che vaccinare i bambini contro la pertosse non solo mette a rischio i neonati della famiglia di contrarla, ma mette a grande rischio anche gli stessi bambini vaccinati. Un successivo studio in Clinical Infectious Diseases analizzava i dati provenienti da otto stati (degli stati uniti, ndt) e ha evidenziato che, complessivamente, 85% dei campioni di pertosse erano privi di PRN, con un range che andata dal 67% in Colorado al 100% nel New Mexico. E ora torno a scrivere io (chissà se qualcuno è arrivato fin qui). Insomma, Daniele, nonostante tutti gli sforzi di chi ci vuole dipingere come folli con i cappello di stagnola in testa, molto spesso quelli che chiamate anti-vaccinisti sono persone che pensano alla loro salute e si informano. Cosa molto più difficile che non andare da un pediatra o da un medico e affidarsi a lui ad occhi chiusi. Perché sappiamo che medici e pediatri non sono depositari della verità. Sappiamo che anche loro sono esseri umani. E possono sbagliare, seppure in sicura buona fede. E allora meglio cercare le notizie per conto proprio, se si può. I siti di quella che chiami disinformazione possono essere un punto di partenza, ma è necessario cercare riscontri. E spesso li trovi. In questo post ho usato solo link ufficiali. E basta seguirne qualcuno, leggere senza paraocchi, per verificare che non è tutto oro quello che luccica, nell'affare dei vaccini. Che alcune perplessità sono motivate e supportate proprio dagli studi clinici. In ogni caso, buona notte. Manuel
Manueldelia proprio sulla pagina che riporta te:
http://sanevax.org/hpv-vaccines...
http://sanevax.org/gardasil-fir...