Inserito il 13/07/2012 alle: 22:26:48
Un motivo in più, se ce ne fosse il bisogno, che la gratitudine non appartiene al genere umano....
Bellissima la tua storia, laroby 64, te ne racconto un'altra.
Mio nonno era un graduato dell'esercito, trasportava esplosivi militari con dei camion che ai miei occhi di bimbetta di 5-6 anni parevano immensi:avevano le ruote più grandi di me !!
La caserma mi affascinava, facevo spesso compagnia al nonno quando stava in ufficio e gli dicevo sempre che anche io volevo diventare un soldato ma all'epoca non fu possibile, probabilmente se fossi nata un po' di anni dopo avrei scelto quasi sicuramente la carriera militare.
Per me il luogo più affascinante della caserma era (ovviamente...) il grande recinto dove tenevano i cani, dei pastori tedeschi addestrati alla guardia.
Conoscevo già i pastori tedeschi, mio papà era cieco dalla nascita e aveva un cane guida, Dolly: io sono cresciuta con lei.
Ho sempre amato tantissimo i cani, e vederne sei o sette tutti insieme, non mi pareva vero !
Così un giorno ho chiesto al nonno il permesso di seguire il soldato addetto ai pasti e alle pulizie dei cani, che mi ha subito raccomandato di non toccarli, star ferma e lasciarmi annusare, non correre nel recinto e non fare gesti improvvisi, quelli erano cani "seri", non giocavano e non conoscevano estranei, tantomeno bimbi della mia età.
Dietro a lui ho osservato i cani brava e buonina fino a un certo punto, poi per una sorta di richiamo forse inconscio di quella che sarebbe stata la mia vita futura, non ho resistito, ho allungato piano la mano e ne ho accarezzato uno con calma...poi due....tre...alla fine con un sussulto, questo soldato si è accorto che mentre lui puliva i box, e il nonno mi osservava da fuori, io ero in ginocchio per terra con gran parte dei cani attorno a me, chi mi annusava, chi mi osservava, chi mi si era seduto accanto, chi mi leccava le orecchie...io ero al settimo cielo.
Nessuno ha mai accennato a giocare, ma non mi hanno torto un capello.
Non so come spiegarlo, ma in qualche modo io "sentivo" che non mi avrebbero fatto del male, e loro hanno capito che io non ero là per fare del male a loro.
E' stata una emozione immensa che ricordo ancora adesso come fosse ieri.
Quando siamo usciti avevo gli occhi che brillavano di felicità: se ne era accorto anche il nonno, e la sua sentenza quando tornammo a casa fu : da grande farai sicuramente la veterinaria !
Caro il mio nonno Umo, (sempre chiamato Umo anche se si chiamava Antonio), non è andata esattamente così, non sono diventata veterinaria ma ho la fortuna di dividere la mia vita con i cani da vent'anni, e sono compagni di vita meravigliosi.
Ogni giorno riescono a strapparmi tanti sorrisi, anche quando l'umore non è dei migliori e magari in testa ho mille pensieri non esattamente allegri e leggeri.
Non potrei immaginare la mia vita senza i loro passi silenziosi accanto ai miei.