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Poesie di lotta

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mokambo
mokambo
26/01/2010 357
Inserito il 07/06/2012 alle: 05:52:56
Altra poesia di lotta e di amicizia... Quelli come noi -lolli- Io e un mio amico delle volte ci troviamo e ci diciamo che: quelli come noi che son venuti su un po' strani e hanno avuto sempre poche donne per le mani e covano le loro solitudini in segreto quasi con gelosia lasciandosi un po' andare solo davanti al vino forte di un bicchiere. Quelli come noi così timidi e ambiziosi piuttosto silenziosi e sempre con la testa piena di musica di arte e grandi amori e solo poche volte fan festa e spesso invece cantano perchè non hanno è quello che gli resta Quelli come noi che non valgono niente quelli come noi che non gli si darebbe un soldo Invece, quelli come noi diciamo che valgono molto e basterà che un giorno trovino un po' di forza e aiuteranno gli altri a dare un calcio al mondo e prenderanno a pugni il Re e lo Stato calpesteranno il dio per cui ogni libertà si fa peccato. Perchè, quelli come noi non han rispetto per nessuno non credono più a niente e solo hanno il difetto di essere nati un giorno tra i vigliacchi tra i vinti dalla forza della vita e di scordarselo soltanto davanti a una bottiglia ormai finita.     Lascia l'ascia,accetta l'accetta...saluti mokambo
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vecchio orso
vecchio orso
15/04/2009 3310
Inserito il 07/06/2012 alle: 23:48:54
Colpo di Stato (Stefano Rosso) E tra gente che gesticola con le armi e tra i nuovi Santi illuminati al neon sta nascendo un nuovo tipo di ideale quello yankee tipo "fatelo da voi" E tra scioperi d'autonoma estrazione lo studente che si interroga da sè sta covando forse la rivoluzione mentre la signora bene prende il the Colpo di stato ma che colpo se lo stato qui non c'è colpo di stato e tu intanto para il colpo del caffè L'altra sera ha detto la televisione si rafforzerà la polizia perchè ha concluso infine il capo protezione "Beh, non vorrei che poi colpissero anche me" Mentre tu che fingi poi di aver paura l'ignoranza è nelle cose che non sai e cerca insomma tu di farti una cultura e giù libri rilegati e letti mai Colpo di stato ma che colpo se lo stato qui non c'è colpo di stato metti la benzina e il colpo prende a te E c'è chi fa l'estremista per prudenza chi comanda rappresaglie e lui non c'è chi riempie di farina la credenza chi fa guerra blaterando nei caffè Poi c'è chi cercando la rivoluzione ha trovato infine le comodità chi confonde il pranzo con la colazione chi confonde la salute con l'età E da migliaia d'anni non cambia la storia Giulio Cesare, Cavour, "Testa pelata" e il copione ormai lo san tutti a memoria è la solita, non cambia la menata Colpo di stato ma che colpo se lo stato qui non c'è colpo di stato "Vai allo stadio? Aspetta! Vengo insieme a te"

http://www.youtube.com/watch?v=...

Stefano
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poesiadAmore
poesiadAmore
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14/09/2010 8274
Inserito il 08/06/2012 alle: 19:29:17
NOn è una poesia, non è una canzone, non è di lotta e forse non c'entra niente nel contesto del post ma vorrei rileggere insieme a voi queste parole di Toni Capuozzo che ricorda come anche gli oggetti inanimati, in questo caso un gradino di una vecchia osteria, racchiudano in essi storie di vita quotidiana dei tempi che furono e che inesorabilmente scompaiono... L’osteria da Pozzo by Redazione "Che cosa succede quando muore una bottega ? Forse nulla, o nulla in confronto alla scomparsa di una persona. Sono sempre stato tentato, davanti alla sempre uguale litania – necessaria e giusta, ma quanto impotente e ripetitiva – dopo una morte sul lavoro, di aspettare un po’. In fabbrica, o nel cantiere, la vittima sarà inevitabilmente sostituita. Ma in una casa, in una comunità, in un paese, resterà per sempre un vuoto, un’assenza, uno spazio di parole, di gesti, di abitudini, di amore non colmabile: ognuno di noi è irripetibile, nel suo piccolo. Allora è quasi un lusso rimpiangere quattro mura, un’insegna, qualche persona dietro un bancone, e qualche altra seduta ai tavoli. Ma voglio condividere con voi questo lusso melanconico. Nel piazzale di periferia in cui sono cresciuto sta per chiudere, forse, una vecchia osteria. Il malridotto edificio che la ospita, al pianterreno, è stato veduto, e chi l’ha comprata, con buon diritto, vuole destinarla ad altro. L’osteria si nota a malapena, per chi passi frettolosamente, e specie in automobile, diretto verso il centro della cittadina o allontanandosene. L’insegna è una insegna luminosa sbiadita: “Pozzo”. Sotto, a caratteri vecchi ma non antichi, c’è scritto “Vini, liquori, alimentari”. Il locale ha una vetrata che porta a una saletta laterale, una vetrina poco utilizzata e una porta a vetri che è il vero ingresso. Dentro, tutto è rimasto uguale, da decenni. Mentre tutti gli altri si affannavano a rinnovare i locali, a investire in banconi di vetro, plastica e acciaio, da Pozzo tutto è rimasto uguale. Ci andavo da bambino, a prendere l’olio per mia madre, con la bottiglia in mano (si produceva meno immondizia, allora, compravi l’olio a mezzo litro alla volta, e sempre con la stessa bottiglia), e restavo ogni volta affascinato da quei cilindri che sotto la spinta della pompa lasciavano intravvedere un fantastico movimento di bollicine. Ecco: non c’è più quel distributore di olio, e non ci sono più i cassettoni della pasta, che veniva venduta anch’essa a peso – gli spaghetti lunghissimi venivano spezzati a metà, e ogni tanto veniva messo in vendita quel che restava sul fondo dei cassettoni, una specie di pasta rinfusa che faceva la sua bella figura nelle minestre – ma per il resto è quasi tutto uguale: i banconi di marmo, la bilancia, l’affettatrice rossa e lucente. E’ cambiata ovviamente la merce: non ci sono più le grandi latte di tonno e di sardine, tutto si è come miniaturizzato, per famiglie più piccole, imballaggi che sanno un po’ di solitudine, o di diete minuziose. Sono cambiate le persone. Il mio oste si chiamava Giordano, era allegro e burbero. Piccolo di statura, indossava sempre un grembiule nero, serviva ai tavoli il prosciutto praga e il gorgonzola come se l’avesse appena fatto lui, con una soddisfazione orgogliosa che annunciava il piacere del cliente. In quell’osteria mi sono sentito grande per la prima volta, quando Giordano a mezzanotte abbassò la saracinesca e mi imbandì gratis la tavola, pur di parlare con me di suo figlio, che portava i capelli lunghi come i miei, e non voleva parlarne. In quell’osteria ho visto sfilare le generazioni del mio piazzale, e ho in mente una galleria di tipi che sembra uscita da qualche romanzo di Steinbeck, o di Faulkner, in certe ore e anni più duri. E’ stato un piccolo mondo che è rimasto fermo, quando in mezzo tutto cambiava: era un piazzale di scaricatori del mercato ortofrutticolo e di immigrati meridionali, adesso è lambito dall’immigrazione africana, e quello che noi chiamavamo il grattacielo ha l’aspetto di una modernità lisa, come la residenza per anziani che ospita al primo piano. Quando ho nostalgia di quel mondo scomparso, vado da Pozzo come per un rito solitario. Non c’è più Giordano, e da più di vent’anni dietro il bancone ci sono tre sorelle gentili – Gianna, Luigina, Armanda, e la loro cognata Loredana- ma il prosciutto e quello che qui chiamiamo “formaggio verde” sono rimasti gli stessi. Gli avventori sono invecchiati con il locale, e sono –siamo- un po’ fuori dal tempo anche loro. Altrove sono sorte nuove osterie, e c’è perfino un comitato che le difende. Ma sono, in genere, imitazioni. Come i basti dei buoi e le ruote dei carri negli agritur: quando il mondo contadino cita se stesso, vuol dire che è finito. Se chiuderà, Pozzo, che fine faranno quegli scaffali, e quel mobile frigorifero che campeggia come un altare nella saletta ? Quando me lo sono chiesto, ho scrollato le spalle, è come quando mi chiedo che fine faranno, dopo di me, tanti ricordi inutili, tanti oggetti che hanno un significato solo per me, dopo di me. C’è una sola cosa che vorrei fosse conservata, dell’osteria Pozzo. Il gradino di ingresso, in pietra. Ha una curva insolita, sembra una piccola “u” scolpita da tanti passi, fieri o incerti, allegri o pensierosi. Tante scarpe sobrie o ubriache hanno varcato quella soglia, fino a lasciare una specie di impronta collettiva, lucidando e consumando la pietra. Tanti passi perduti, di gente che non c’è più, ma ha lasciato una traccia indelebile di sé. Ne avessi l’autorità, in mezzo a tanti monumenti inutili, salverei quel gradino, lo piazzerei in mezzo all’inevitabile rotonda che ha cambiato la geografia del piazzale, come un cippo di memoria minore. Nessun taglio di nastro, solo un brindisi a tutto quello che scompare."id="size3">

http://tonicapuozzo.com/2009/01...


Modificato da poesiadAmore il 08/06/2012 alle 19:33:12
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robocop
robocop
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24/03/2007 8633
Inserito il 08/06/2012 alle: 20:10:05
quote:Risposta al messaggio di poesiadAmore inserito in data 08/06/2012  19:29:17 (Visualizza messaggio in nuova finestra)>
> per me, che ho "salito" scalini uguali quello, questa pagina ha il profumo della "bottega" del mio quartiere di periferia, dove ho speso parte della mia infanzia respirando quell'aria di cortile che tanto faceva crescere ed imparare. Bellissimo pezzo! andrea
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poesiadAmore
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14/09/2010 8274
Inserito il 09/06/2012 alle: 19:02:40
Una forma di lotta molto contagiosa [:D] Raccolgo i nostri giorni tutti uguali le albe dall'odore di caffè i nostri baci lucidi puntuali il gesto di dormire insieme a te il ritmo antico e nuovo dei giornali la giacca abbandonata sul sofà e sopra alle disgrazie nazionali tua madre che discute con papà Scoppiò un sorriso e illuminò i volti della solitudine un'alba nuova dichiarò la guerra contro l'abitudine La schiavitù feroce degli orari la giacca arrotolata nei paltò il tram che si trascina sui binari un uomo che sonnecchia come può il chiasso che accompagna gli scolari comincia un turno dopo finirà il tram la sera luce dei fanali un giorno è morto dentro la città Scoppiò un sorriso e illuminò i volti della solitudine un'alba nuova dichiarò la guerra contro l'abitudine Le ferie nelle industrie balneari il cinema la pizza la TV gli uffici la piscina gli ospedali le date che ricordi solo tu il frigo i compleanni le cambiali un caro vecchio amico che tornò e tra i litigi e i fatti più normali un figlio l'automobile e un comò Scoppiò un sorriso e illuminò i volti della solitudine un'alba nuova dichiarò la guerra contro l'abitudine Un passo che consuma i marciapiedi il nostro tempo passa e se ne va e giorno dopo giorno tu ti chiedi se quello che volevi è questo qua Scoppiò un sorriso e illuminò i volti della solitudine un'alba nuova dichiarò la guerra contro l'abitudine

http://www.youtube.com/watch?v=...

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vecchio orso
vecchio orso
15/04/2009 3310
Inserito il 11/06/2012 alle: 23:31:56

http://www.youtube.com/watch?v=...

Un classico.. Stefano
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chiara p
chiara p
08/05/2012 105
Inserito il 12/06/2012 alle: 17:45:57
se mi si chiede una poesia di lotta di istinto la prima che mi viene in mente è una canzone di De Andrè: La canzone del maggio Anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio se la paura di guardare vi ha fatto chinare il mento se il fuoco ha risparmiato le vostre Millecento anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti. E se vi siete detti non sta succedendo niente, le fabbriche riapriranno, arresteranno qualche studente convinti che fosse un gioco a cui avremmo giocato poco provate pure a credevi assolti siete lo stesso coinvolti. Anche se avete chiuso le vostre porte sul nostro muso la notte che le pantere ci mordevano il sedere lasciamoci in buonafede massacrare sui marciapiedi anche se ora ve ne fregate, voi quella notte voi c'eravate. E se nei vostri quartieri tutto è rimasto come ieri, senza le barricate senza feriti, senza granate, se avete preso per buone le "verità" della televisione anche se allora vi siete assolti siete lo stesso coinvolti. E se credente ora che tutto sia come prima perché avete votato ancora la sicurezza, la disciplina, convinti di allontanare la paura di cambiare verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti, per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti. io trovo che un testo come questo tolto dal contesto dell'evento a cui si riferisce valga per ogni situazione che ci sfiora.. un altro testo che assolutamente mi porta in mente la lotta è un classico e cioè la locomotiva di Guccini un fatto realmente accaduto di questo macchinista ferroviere che ad inizio secolo si lancia con il suo treno su un binario conscio di scontrarsi con "un treno di lusso lontana destinazione".. il caso viene archiviato come se il ns macchinista ferroviere fosse un pazzo ma Guccini interpreta il fatto come un atto di protesta per le condizioni pessime ed assurde in cui versavano le condizioni di lavoro dei ferrovieri e quindi ci racconta la storia di questo macchinista ferroviere che parte per la sua folle corsa, abituato a vedere "velluti ed ori" e a vedere "il magro giorno della sua gente attorno" ed un "treno pieno di signori" e di questa locomotiva che taglia in due la campagna con il suo fischio che "sembra dire ai contadini curvi.. fratello non temere che corro al mio dovere" e che si conclude con la speranza che "ci giunga un giorno ancora la notizia di una locomotiva come una cosa viva lanciata a bomba contro l'ingiustizia"
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vecchio orso
vecchio orso
15/04/2009 3310
Inserito il 13/06/2012 alle: 22:53:36
Alfonsina strada lottò x la parità di diritti ed è stata l'unica donna a correre il giro d'Italia con gli uomini.

http://it.wikipedia.org/wiki/Al...

http://www.youtube.com/watch?v=...

Stefano
chicchessia
chicchessia
-
Inserito il 30/07/2012 alle: 11:36:09
IO[8D] e... per non dimenticarla[:)][:)] Ciao Amichetta mia[:X][:X] [:D] Sono un tipo antisociale, non m'importa mai di niente, non m'importa dei giudizi della gente. Odio in modo naturale ogni ipocrisia morale, odio guerre ed armamenti in generale. Odio il gusto del retorico, il miracolo economico il valore permanente e duraturo, radio a premi, caroselli, T.V., cine, radio, rallies, frigo ed auto non c'è "Ford nel mio futuro"! E voi bimbe sognatrici della vita delle attrici, attenzione da me state alla lontana: non mi piace esser per bene, far la faccia che conviene poi alla fine sono sempre senza grana... Odio la vita moderna fatta a scandali e cambiali, i rumori, gli impegnati intellettuali. odio i fusti carrozzati dalle spider incantati coi vestiti e le camicie tutte uguali che non sanno che parlare di automobili e di moda, di avventure estive fatte ai monti e al mare, Vuoti e pieni di sussiego se il vestito non fa un piego, mentre io mi metto quello che mi pare... Sono senza patrimonio, sono contro il matrimonio, non ho quello che si dice un posto al sole; non mi piaccion le gran dame, preferisco le mondane perchè ad essere sincere son le sole... Non mi piaccion l'avvocato, il borghese, l'arrivato, odio il bravo e onesto padre di famiglia quasi sempre preoccupato di vedermi sistemato se mi metto a far l'amore con sua figlia... Sono un tipo antisociale, non ho voglia di far niente, sulle scatole mi sta tutta la gente. In un'isola deserta voglio andare ad abitare e nessuno mi potrà più disturbare e nessuno mi potrà più disturbare e nessuno mi potrà più disturbare... Non amo viver con tutta la gente, mi piace solo la gente "bene": come si dice comunemente "bene si nasce non si diviene"... c'è chi nasce per le scienze o per le arti: io sono nato solamente per i party la lalalala...lalalala Amo oltremodo parlare male, fare il maiale con le ragazze, la Pasqua vado in confessionale e tutte quante per me vanno pazze perchè fra i "bene" poi non conta l'astinenza, basta ci sia soltanto l'apparenza la lalalala...lalalala Quindi non curo la mia intelligenza, la gente bene con questo non lega, ma alle canaste di beneficenza so sempre tutto sull'ultimo"Strega": l'intelligenza c'è sol coi milioni e ammiro i film di Monica e Antonioni la lalalala...lalalala Sono elegante ed è inutile dire che le mie vesti son sempre curate perchè senz'altro è importante vestire, perchè è la tonaca che fa il frate... In fondo poi due cose hanno importanza e sono il conto in banca e l'eleganza la lalalala...lalalala Andiamo matti per cocktail e feste, amo oltremodo le donne mondane: non fraintendete non parlo di "quelle", star con la gente più in basso sta male... non ho rapporti con i proletari... soltanto a tarda notte lungo i viali la lalalala...lalalala...lalalala Ma non trascuro la scienza umanista e si può dire che sono impegnato, anzi alle volte sono comunista, ma non mi sono sempre interessato: la lotta delle classi sol mi va per far bella figura in società la lalalala..lalalala... Non si può dire che sia clericale, come Boccaccio amo rider dei frati, ma ossequio sempre lo zio cardinale e vado a messa nei dì comandati. Il mio credo vi dico brevemente: pensare a ciò che può dire la gente la lalalala...lalalala...lalalala La gente "bene" è la mia vera patria, la gente "bene" è il mio unico Dio, l'unica cosa che ho sempre sognata, la sola cosa che voglio io... è solo essere un bene sempre ed ora e tutto il resto vada alla malora la lalalala...lalalala la lalalala...lalalala...

Modificato da chicchessia il 30/07/2012 alle 11:40:28
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taipaward
taipaward
20/04/2007 113
Inserito il 31/07/2012 alle: 19:24:17
sante notarnicola, La nostalgia e la memoria. Talvolta vorrei ripercorrere le strade del mio quartiere e ritrovare vorrei quella generazione che si formò sul testamento di Julius Fucik colui che sotto la forca scrisse a noi per noi la generazione che correva compatta da papà Cervi a consolarlo a consolarsi quella generazione che disarmata raccolse la bandiera della Resistenza prima che la borghesia l'agitasse oscena vorrei ritrovarmi con gli operai perseguitati da Scelba e da Valletta quelli dell'Officina Stella Rossa i licenziati che seppero tenere e ricordare qui vorrei gli anni Cinquanta tutti uno per uno giorno dopo giorno ricordare gli affanni ricordare la fame ricordare il freddo il carbone comprato a cinque chili per volta e il baracchino con la pasta scotta e null'altro poi gli scontri luglio '60 e gli struggenti ragazzotti di piazza Statuto col selciato tra le mani ripercorrere vorrei tutta via Cuneo attraversare la Stura, la Dora e tutto il quartiere mio guardare vorrei per una volta ancora la vecchia casa col cesso sul ballatoio ritrovare per un attimo solo i vent'anni miei colui che per primo mi chiamò terrone e m'insegnò poi che fare il crumiro era il crimine più grande in ultimo vorrei chinarmi assorto sull'elenco angoscioso di chi non c'è più e nascondermi vorrei in via Chiusella la più brutta delle strade del quartiere mio ricordare anche l'addio violento, feroce, l'ira ma pure ritrovare le radici in questo quartiere piatto come l'anima vasto come l'orgoglio amato e vissuto da quella generazione la più infelice la più dura la più cara
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mrlifeguard
mrlifeguard
12/06/2009 3304
Inserito il 31/07/2012 alle: 21:34:00
alle ragazze che hanno proposto e postato e anche ai ragazzi che hanno partecipato, un grazie di cuore: cinque pagine di qualità assoluta, emozioni e bellezza personalmente ne sentivo il bisogno GRAZIE! [;)]
chicchessia
chicchessia
-
Inserito il 02/08/2012 alle: 12:44:39
SENZA SPERANZA E non c'è niente da fare, tu continua a dormire Aspettando che cambi, ma non cambia, sicuro Siamo nati segnati, siamo belli davvero Ecco i figli d'Italia, siamo i figli del nero! E non puoi fare niente, non ci cambi davvero Quando passa la squadra, passa il nostro pensiero Siamo una sfida alle stelle, un bel calcio nel ***** Siamo come la febbre che non passa, sicuro! Siamo senza speranza, siamo senza speranza! E non c'è niente da fare, non c'è niente da dire Non c'è tempo da dare per chi non vuole capire Siamo il passo romano e lo stesso saluto Siamo l'inno alla vita, ecco ciò che è dovuto! E tu che niente puoi fare resta pure nascosto A spiare le gesta di chi vive davvero Siamo pronti a saltare, siamo un unico uomo Siamo un unico cuore molto più grande del vostro! Siamo senza speranza, siamo senza speranza! Siamo senza speranza, siamo senza speranza! Siamo senza speranza, siamo senza speranza!
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