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santoydiabla
santoydiabla
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Inserito il 26/09/2014 alle: 20:02:44
Dal traghetto “Naufragando II° Diario di bordo: Siamo in piena navigazione. Per risparmiare, i nostri prossimi consuoceri hanno prenotato per loro e per noi il traghetto per la Sardegna con partenza da Porto Tolle (Ro) invece che da Savona (Ge). Dire che sono fuori di testata è il minimo, ma come vi abbiamo più volte raccontato per la felicità di nostra figlia Tetty facciamo questo e non altro. Arrivati a mezzogiorno in punto di morte, stanchi e maleodoranti al porto di Porto Tolle dopo 7 ore di viaggio vediamo già da lontano l'imponente mole del Niesmann Man con annessa Countryman sul molo pronto per l'imbarco. Dopo gli sconvenevoli saluti ricordiamo a lor signori che la nostra vigna è a 450 km e gli rimbocchiamo subito le maniche dato che ci hanno riservato un'accoglienza indegna. Ma ingoiamo la rana ( il rospo è troppo indigesto) e lasciamo perdere.[:D] Il traghetto che di traghetto ha solo il biglietto è una chiatta in disuso della marina militare uzbeca, ma richiamata in servizio per il trasporto bestiame. Imbarca tir di vacche friulane e ritorna dalla Sardegna con tir di porceddu da rosolare in continente. Il nome del traghetto è “Naufragando II°” così chiamato perchè scampato non si sa come a due naufragi. Cominciamo bene. [:(!] La nostra piccola thetford a pinne gialle appena visto il suo moroso Nauty si è gettata tra le sue valvole lacrimando dallo sfiato come fa di solito quando è commossa. Loro due dormiranno in cuccetta ma con letti e scarichi separati e pozzetto autopulente comune mentre noi come si diceva dormiremo (forse) in camper. Il sottufficiale addetto ci chiede il biglietto guidandoci con ampi gesti dei piedi al parcheggio. E' open deck e quindi si può campeggiare a bordo, anche perchè con la puzza di vacca meno male che si sta all'aperto. Dice di non aver mai caricato camper in vita sua e non riesce a capire perchè uno è lucente, lungo e profumato e il nostro corto, puzzolente e ristrutturato. Cerchiamo di consigliargli la lettura di Col sezione “altro” ma dice di non saper nuotare e abbandona la nave alla prima suonata di sirena. [V] Una hostess di mare della compagnia uzbeca ci viene incontro sorridendo senza i denti davanti. Ci consegna un foglio dicendo “tu legere se sapere, se non sapere io non spiegare e tu butare” E' scritto in cirillico e chiediamo al consuocero laureato a Pontremoli e conoscitore di ben 6 dialetti tosco emiliani se ci da una mano. Lui inforca gli occhiali Yvs Sanloràns da tremila euro solo la montatura e con aria prezzemolante incomincia la lettura. Secondo la legge della casta dei camperisti di Col, i camper lunghi, larghi e fuori peso possono fare quello che vogliono, ivi compreso lo scarico delle nere sul ponte, il lavaggio con l'idropulitrice e viene loro consentito di aprire il maxi tendalone, collocare tavole e sedie, preparare la griglia e stendere i panni sporchi lavati in famiglia sulle cime da ormeggio. Viene altresì data in concessione gratuita la corrente 220 e su richiesta la 380. Il distributore del gpl e relativo collegamento sono a disposizione.[:0] Ennò cavolo, non ci siamo. E noi? A noi viene subito intimato da due guardie spergiurate di non azzardarci ad accendere manco la luce del cruscotto, ci prelevano le due bombole, sigillano con la loctite lo sportellino del cavo corrente, ci portano via le batterie compresa quella del ducato e visto che la nostra Tetty era già andata via, ci sigillano col cemento pronto il foro del wc. Poi non contenti ci fanno vuotare il serbatoio delle chiare sul molo che tutti vedano e finalmente possiamo scendere per sgranchirci le ganasce. [^] Chiediamo ai consuoceri... ma non era permesso il camping a bordo? Sì, ma solo per noi. Preferiamo non replicare anche se avevamo già adocchiato in bella vista sulla parete un'ascia antincendio di dimensioni sufficienti per un lavoretto sul Niesmann che poi avrebbe avuto bisogno di cure anche da parte del socio Bischoff. [:D] Alle quattordici meno tredici, con puntualità svizzera il traghetto si mette in moto e vibrando come un martello pneumatico fuori misura si allontana da Porto Tolle direzione sud per circumnavigare il canale di Sicilia e risalire fino alle bocche di Bonifacio in Corsica e cercare di allinearsi per l'attracco in discesa su Portottorres. Che il Signore ci assista.[:)] Ma voi continuate a inseguirci col telecomando. [;)] santoydiabla
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4road
4road
23/03/2013 882
Inserito il 26/09/2014 alle: 21:07:06
Buona sera cari santo e diabla, capisco che siate presi da mille e più preoccupazioni tra matrimoni, vendemmie, traghetti e consuoceri,ma una soluzione al mio problema dell'astinenza forzata causa mansarda e figli troppo vicini, non me l'avete mica trovata! il cielo lasciamolo ai passeri, noi restiamo con i piedi per terra...
santoydiabla
santoydiabla
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Inserito il 26/09/2014 alle: 21:31:44
quote:Risposta al messaggio di 4road inserito in data 26/09/2014  21:07:06 (Visualizza messaggio in nuova finestra)>
> Ciao fourroad, hai ragione. Ci eravamo desmentegà come dicono a Cefalù. Non è facile darti un suggerimento alcolico in merito. Però tu parli di figli e qui il discorso si fa astemio. L'unica cosa da fare è quella che facevamo noi: andare in quei grandi e organizzatissimi mega campeggi dove il personale addetto si prendeva cura dei pupi facendoli divertire e tenendoli a distanza di mansarda per qualche ora. Certo le ore erano le pomeridiane e se voi amate l'intimità del buio notturno non vi resta che catramare il parabrezza e tutte le finestre e oblo presenti e futuri... Ma l'amore non è cieco? Allora mettetevi la benda da pirata sugli occhi, doppia per la signora e per te da una parte sola per evitare che brancolando nel buio tu non vada a sollecitare altri fori di secondaria importanza presenti sicuramente tra i meandri della cellula e/o arredamento e/o equipaggiamento. Vedere poco per vedere meglio è un po' come il bere. Buonanotte pirata e mi raccomando: benda ben calzata sull'occhio, fari spenti anche di notte e prudenza: sempre !! [:D] santoydiabla
santoydiabla
santoydiabla
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Inserito il 27/09/2014 alle: 09:13:51
Dal traghetto “Naufragando II° Diario di bordo parte seconda Siamo al largo del lido di Pomposa e la futura consuocera ha appena sfornato dal Man un cefalo di 12 chili ripieno di moscardini alla Vernaccia. Abbiamo gli occhi lucidi perhè seduti sulle pompe di sentina sbirciamo il ponte dove troneggia il camperbus dei genitori di Nauty. E attraverso il grande vetro aperto della dinette a L da 14 posti il profumo si insinua tra le pieghe dell'invidia: la nostra. Ci prendiamo per mano dopo aver consumato e diviso a metà una baguette surgelata ripiena di formaggino mio con una foglia di lattuga stagionata, un'anima d'olio di semi di melone retato e due gocce d'aceto balsamico di Pinerolo, ridente cittadina balsamica famosa per i pini, appunto. [:)] Riavvolgiamo come in una cassetta la nostra memoria andando a ritroso nel tempo ma sempre pensando a nostra figlia Tetty. E ci chiediamo il perchè quella sera che l'abbiamo concepita non abbiamo scaricato nel secchio come facevamo di solito scalciandolo poi nel fosso a bordo strada. [;)] L'idea di fare una figlia a cassetta ci era venuta perchè casualmente inciampammo in quel secchio e il contenuto si rovesciò sui piedi di un famoso pioniere itinerante britannico che non ci perdonò il dispetto sebbene non voluto. Ci prese a tubate col suo tubo corrugato lungo dieci/dodici metri che infilato nel tombino svuotava con precisione il losco contenuto. Pensammo che invece del tubo fosse più comodo usare uno speciale secchio chiuso che non si potesse rovesciare facilmente e che quando fosse pieno lo si sarebbe potuto scaricare con calma senza dover far capire agli astanti cosa si era fatto nottetempo. [:0] Purtroppo noi contadini non studiati cascammo nelle grinfie di quell'inglese che vedendo gli schizzi dei prototipi sul quaderno e pure per terra si offrì di comprarci il berretto, ma lo fece con assegni scoperti che noi fidandoci cecati pensavamo fossero dovuti alla bella e calda stagione. Ci fece firmare che avremmo dato il suo nome Sir Thetford all'aggeggio testè da noi inventato. [V] A dire il vero il proletariato camperistico di nuova generazione accolse molto bene la novità e furono in molti a impegnarsi in firme chilometriche di cambiali per entrarne in possesso. A noi che l'avevamo inventato non rimase altro che la soddisfazione di vedere in giro tante cassette verdastre che a onor del vero avrebbero dovuto portare il nostro nome. Invece la fregatura ci rimase sul gobbo ed entrambi portiamo ancora i segni delle profonde cicatrici.[V] La thetford è quindi una nostra figlia, concepita e realizzata a nostra immagine e somiglianza in quanto da sempre praticanti dell'antica cultura del pulito, noi ecologisti di prima mano e integerrimi rappresentanti della cura dell'ambiente e del suolo pubblico oltre che privato. Chiamammo la bambina Tetty diminutivo per affetto ma accrescitivo per importanza camperistica tutt'ora in continua evoluzione anche se il contenuto è e resta quello primordiale.[:D] Ma la prepotenza capitalistica di quel tempo non ci permise di andare oltre. Loro andarono oltre e inventarono enormi serbatoi adeguati alle loro enormi defecazioni volontarie e involontarie dovute all'eccesso e abbondanza di alimentazioni ipercaloriche in virtù delle enormi possibilità economiche prodotte o ereditate che costituivano la netta separazione sociale tra i ricchi mangioni e i poveri morti di fame.[:(] Nacque a quel tempo Nauty il moroso della nostra figliola. Fu battezzato così perchè l'idea di grossissimi serbatoi montati su enormi camper a due, quattro e addirittura 8 ruote motrici erano assolutamente indispensabili per soddisfare le necessità dei tanti occupanti e si prese il nome da altrettanti serbatoi che usavano le navi da crociera, dove lo sapete anche voi si mangia sempre, comunque, dovunque e a tutte le ore. Figuriamo poi quando tutti decidono di scaricare... [:D]Siamo i gatti neri, Siamo i pessimisti, Siamo i cattivi pensieri, E non abbiamo da mangiare, Com'è profondo il mare, Com'è profondo il mare...[}:)] Stiamo costeggiando Cesenatico, ah, ecco Bellaria. Ne abbiamo proprio bisogno. Ma voi continuate ad inseguirci col telecomando... [:)] santoydiabla
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santoydiabla
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Inserito il 27/09/2014 alle: 12:46:17
Dal traghetto NAUFRAGANDO II° diario di bordo parte terza Nella notte abbiamo doppiato il canale di Sicilia. Neanche fosse stato Capo Horn. La carretta sulla quale siamo imbarcati fendeva le onde come un ubriaco attraversa la strada. Ora di punta, ora di sbieco, ora di traverso e pure in retromarcia. Le vacche nei tir tiravano giù certe bestemmie, tutte riferite al proprio stato di vacca più o meno esercitante dell'antico mestiere mentre l'unico toro per altro finocchio si copriva le orecchie con la coda di cavallo per non sentire. [:0] Il ponte si è presto allagato ma dovevate vedere l'equipaggio in massa circondare il Niesmann e provvedere senza sosta all'asciugatura. Davvero uno spettacolo avvilente per chi come noi aveva l'acqua sullo zerbino, sì ma quello che usiamo per scendere dal letto. [V] Mancava la luce e il comandante ogni tanto si affacciava dalla finestra della mensa brandendo una pinta ora di rhum, ora di cognac, ora di cachaca e sputando in continuazione tabacco da masticare. Chi fosse poi al timone non è dato da sapere. Fatto sta che all'alba eravamo più malridotti noi che gli autisti dei tir portavacche. I consuoceri invece ronfavano di gusto alternando il loro ronfare con il rumore soffuso del condizionatore dodici cilindri a piena potenza. Di nostra figlia Tetty e del suo fidanzato Nauty nessuno ne sa niente. La cabina è chiusa a doppia mandata e sulla maniglia il canonico cartello in uzbeco ma stranamente tradotto in un italiano dantesco... “Do not masturb, tant dal bùc nun si vèd un càss. Facitevi i càss vostr” Avranno consumato? Avranno passato la notte accarezzandosi valvole e sfiato? Mah! [:D] Dall'altopirlante veniamo a sapere che la colazione sarà servita nella sala macchine... Ci precipitiamo giù nella stiva in fila indiana e muniti di scodella in ceramica dal colore indefinito, cucchiaio e gallette aspettiamo che un losco figuro ci versi il caffelatte addosso invece che nella tazza. Seduti sul tavolaccio consumiamo quanto ci passa il convento e... Da una lacrima sul viso abbiam capito molte cose e che la vita camperistica non riserva solo rose...[:(] Pensate cari amici che da tribordo ora si intravvede la Salerno-Reggio Calabria e ci viene la nostalgia ricordando quante volte abbiamo fatto le ferie in quel tratto, infilati dentro una buca e senza neanche poter aprire il tendalino. Senza dimenticare gli addetti che passavano due volte al giorno offrendoci un canistro d'acqua per la modica cifra di 30 euro cinque litri. [:(!] Mentre risaliamo pian piano lo stivale il nostro morale è sotto il tacco dello stesso. Noi ci siamo ancora incontrati con i consuoceri e non abbiamo più visto nostra figlia. D'altronde noi siamo camperisti contadini che ci piace raccontare terra terra e in diretta cosa ci sta succedendo intorno e mica come loro, elitari camperisti scrittori fini, con camper d'alto bordo che ricamano le loro storie ornandole di paillettes e lustrini e le pubblicano facendosele strapagare. [xx(] Ora ci prepariamo il pranzo accovacciati sul portellone di prua per ripararci dal vento: scatoletta di tonno senza grissino, cracker ai cinque cerali fasulli, marmellata di prugna selvatica e una lattina di bevanda energetica gentilmente offertaci dal toro finocchio. Poi ci dicono tramite altopirlante che verrà servito il caffè in sala radio. Mentre dalla finestra aperta del camper bus ci giunge il profumo di risotto ai funghi porcini ma ci consoliamo al fatto di non essere come loro. Porcini? NO! Strunzinovich, come si dice in uzbeco ! [:D] Ma per fortuna abbiamo la vostra promessa di rincorrerci col telecomando.[:)] santoydiabla
santoydiabla
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Inserito il 27/09/2014 alle: 20:51:24
Dal traghetto NAUFRAGANDO II° diario di bordo: l'increscioso epilogo. Penultimo atto La rotta folle del traghetto uzbeco ci porta troppo e inutilmente a nord, ma loro dicono di voler seguire la corrente per poi ridiscendere verso la Sardegna a motori spenti per risparmiare carburante. Virando in prossimità del Giglio notiamo che ci stiamo avvicinando pericolosamente alla scogliera. Saliamo in plancia e insultiamo pesantemente comandante e ufficiale di rotta che per tutta risposta si inchinano calandosi le braghe. In più notiamo che il comandante ha cambiato divisa: una T shirt con la sua foto in bella mostra sotto l'emblematica frase. “Ai em de compar of schetìn, ma a bòrd non ci dev salir, càs, già stoqquà” scritto sempre in uzbeco ma in modo più comprensibile del calabro-molisano. Per evitare guai peggiori indossiamo i giumbotti e ci accomodiamo nell'unica lancia di salvataggio presente. Pronti a calarci in acqua prima però prima pensando bene di avvisare nostra figlia ma che per tutta risposta ci fa recapitare via cablogramma la foto, il rumore ed il profumo di una puzzetta per dirla elegantemente, ma vera e propria bomba per dirla realmente. [:0] Nauty sghignazzando dice di toglierci dalle loro valvole e di non farci più vedere. Loro non si vogliono più sposare ma solo divertirsi scaricando dove e con chi gli pare, senza vincoli ne divieti. Stufi di rispettare le regole imparate a fatica su Col.[V] Siamo sempre più sbiaditi. Il pallore ci ricopre anche nelle parti molli facendoci sembrare moccoli di candela spenti e consumati dalla rabbia e dal dolore. Evidente che nostra figlia è stata plagiata da quel serbatoio nautico maledetto. Ah, ma non finisce qui, e ci precipitiamo sul ponte ricordandoci di aver visto appesa l'ascia antincendio dal manico rosso. Sganciata dal suo supporto meniamo fendenti sulla porta del camperbus che cerca di resistere grazie ai suoi cinque punti di chiusura ma che dopo mezz'ora è ridotta ad un ammasso di alluminio e plastica.[:0] Il fenomeno padre si è nascosto nel frigo a colonna parte congelatore mentre la sua indegna consorte spaventatissima salta sul tavolo della dinette e mette in atto il meccanismo di difesa della quale è dotata: allarga le gambe mostrandosi senza mutande. [}:)] Noi per la prima volta ci sdoppiamo da coppia. Io Santo e mia moglie Diabla e ognuno di noi agirà, parlerà e scriverà non più in simbiosi ma per conto proprio. Ho appena il tempo di sentirmi urlare dalla moglie... “ e faglielo vedere a sta strunsa, così impara” Grazie cara, provvedo subito rispondo sbottonandomi la botola del silos... [:D] Ora senza dover vantarmi a tutti i costi quel che costi, estraggo la trivella di cui sono dotato dal giorno della pensione.[:D] Me l'ha passata l'inps d'accordo con la asl e la divisione psichiatrica della pro loco ed è artificiale, lo so, ma nessuna se ne accorge. Di solito les madams non vanno a leggersi il marchio CE scritto in piccolo ma tutte indistintamente tutte quelle che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, l'hanno solo ed esclusivamente giudicato per la grandezza, lunghezza e profumo... esattamente come se fosse un megacamper di fascia altissima vantato da certi iscritti a Col. [8D] L'ex consuocera spaventata dalla cilecca del suo antifurto urla al marito nascosto nel frigo: ma perchè non cambiamo marca, visto che in giro ce n'è uno più bello del tuo. Lo voglio! Lo voglio sto morelo... “Ennò la dis la mi mugliera, chilloemmìo, solammentemmìo e nessuno me lo tarocca”. Chiaro struncettina? [:D] Per evitare danni morali lo faccio rientrare subito nel silos col telecomando a raggi uva... [:p] ( inevitabile per un vitivinicolo come me) e con un colpo d'ascia sfondo la porta del freezer mirando giusto in mezzo agli occhi e sfoderando al fenomeno un paio di effetti speciali da guerre stellari con scia a led. Poi lo rinchiudo tra i cubetti di ghiaccio e sbollita la rabbia mi ricongiungo con la mia consorte tornando ad agire in coppia. Siamo distrutti ma soddisfatti. Arrabbiati ma sereni. Ci abbracciamo come facciamo di solito con le gambe e ci appartiamo nella stiva. Smantelliamo la trivella fasulla e la buttiamo in acqua. Non servirà più. Useremo come abbiamo sempre fatto da quando eravamo all'asilo il mio piccolo martellino pneumatico a vino di sana e ancor robusta costituzione seppur sotto misura se paragonato a quanto si vede nei siti che imperversano sul web. [^] Mentre la navigazione prosegue, ormai è chiaro. Nessun matrimonio, anzi la figlia se n'è andata di casa e noi appena sbarcati a Portottorres prenderemo il primo traghetto, naturalmente il più diretto e veloce e torneremo nella nostra vigna col nostro piccolo camperuan al qual dovremo solo acquistare una nuova cassetta thetford ma stavolta non imparentata, ne amica, ne conoscente. La vogliamo extracomunitaria possibilmente dalla Patagonia in giù... [xx(] Ma noi siamo sempre certi che ci rincorrerete ancora una volta col telecomando. E sarà davvero l'ultima. [V] santoydiabla
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Inserito il 28/09/2014 alle: 00:09:47
Cari amici. E' mezzanotte. Avremmo voluto pubblicare l'ultima puntata del nostro viaggio senza ritorno, tra vigneti, figlie particolari, pinne gialle, preparativi di nozze e vendemmie. Ma la lunghezza del testo è davvero tanta e la fatica si è fatta sentire. Dormiamoci su. In mattinata insieme al cornetto e cappuccio troverete ancora noi. Sempre se vi farà piacere. Per la prima volta però da quando ci conosciamo saremo sobri perchè quando vi stringeremo la mano per salutarvi non si potrà dire che gli occhi erano lucidi perchè si era bevuto. [:)] A domani. santoydiabla
santoydiabla
santoydiabla
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Inserito il 28/09/2014 alle: 09:51:54
Dal traghetto “Naufragando II°” L'apocalisse: ultimo atto Le bocche di Bonifacio hanno confermato la loro indole tempestosa sballottandoci con calci e pugni come palline di flipper vecchia maniera. In piena tempesta notturna il comandante ubriaco non riusciva a tenera la rotta e l'equipaggio pareva essere sparito. Abbiamo forzato la serratura e ci siamo rintanati nel nostro letto, a pancia in giù cercando di non vomitare la colazione dopo due giorni e due notti di navigazione. Portottorres con le sue luci all'orizzonte è al di là del buio di un'alba che unisce l'acqua di mare con quella che cade dal cielo formando onde anomale di trenta metri. Siamo letteralmente catapultati contro le pareti del traghetto che stridono impaurite convinte di spezzarsi da un momento all'altro. I fenomeni invece nel loro camperbus pare non soffrano il mal di mare. Sappiamo che il Niesmann ha sospensioni regolabili e stabilizzatori idraulici e mentre la rabbia torna a salire viene voglia di bucargli le sei gomme, così tanto per riportare in pareggio il comfort offerto da questa disgraziata compagnia di navigazione uzbeca ma battente bandiera monegasca. Usciamo dal camperuan e saliamo in plancia. Ma mentre riusciamo con difficoltà a superare il terzo gradino una sirena spaccatimpani si mette a suonare allarmando i naviganti, autisti, vacche e toro compreso. “Attenzione, attenzione... vi parla il comandante. Stiamo imbarcando acqua, si salvi chi può e chi non può si attacchi forte a chi spera di salvarsi se può” Evitiamo di approfondire l'argomento lingua italiana e memorizziamo soltanto le quattro brevi parole rimaste impresse: “si salvi chi può”. Di colpo il traghetto sbanda, sembra riprendersi ma torna a svirgolare e alza al cielo la prua come in una preghiera che forse non avrà il tempo di finire. Improvvisamente il grande portello di poppa viene sradicato dalla sua sede e si inabissa trascinando con se alcuni tir di vacche, casse e macchinari, qualche bicicletta e un triciclo per bevitori incalliti piuttosto malfermi sulle gambe che rientravano in leggero ritardo dopo aver seguito il giro d'Italia. Ci baciamo con impeto stringendoci così forte e chiudendo gli occhi dalla paura che il fiato non trovando la via d'uscita chiede il permesso di passare in mezzo alle gambe allentando la tensione dei glutei, che lasciandosi andare, riempiono i pantaloni annessi e per fortuna dotati di velcro antipioggia alla caviglia. Cosi ridotti e maleodoranti cerchiamo rifugio nel nostro camperuan ma... lui non c'è più. Era stato trascinato via dal risucchio dell'onda anomala provocata dalla caduta in mare del portellone posteriore. Gridiamo ai quattro venti di voler morire e l'eco ci riporta indietro anche qualche applauso di incoraggiamento. E' la fine e ci lasciamo cadere in acqua tenendoci per mano consapevoli che per noi è davvero finita. Sono le ventitre e quaranta di sabato 27 Settembre quando due innamorati passeggiando scalzi sulla spiaggia di Castelsardo sotto la luna piena, notano due corpi inanimati adagiati sul bagnasciuga che si tengono ancora per mano. Si avvicinano timorosi cercando di scuotere quei corpi distesi che più non respirano. Poi spaventati chiamano i soccorsi che in breve tempo arrivano a sirene spiegate. I paramedici cercano di rianimare la coppia ma senza nessun risultato. Non hanno con se documenti e sono quasi completamente svestiti. Un solo calzino corto di flanella, la canotta sporca di sugo, boxer sottoascellari e barba incolta per l'uomo. Un top grigio pantegana, fuseaux a fiori e una defonseca in lana cotta ai piedi per la donna. Impossibile l'identificazione. Arriva l'elicottero con medico rianimatore a bordo. La strada costiera nel frattempo si era riempita di curiosi tenuti a distanza con fatica dalle forze dell'ordine mentre Telesardinialibera manda i suoi operatori per riprendere la scena illuminata a giorno dalle fotocellule della protezione civile che in pochi attimi rischiarano il dramma che si sta consumando. Una famiglia di camperisti in coda ne approfitta per scaricare i serbatoi mentre il guidatore scavalca il muretto di cinta e si avvia verso il capannello di soccorritori per curiosare. Ha tempo perché sa di avere due serbatoi supplementari: almeno venti minuti. Si accende un toscano puzzolente con l'accendino zip di quelli ancora a benzina. Ma di colpo getta a terra il sigaro e urla. “Lasciatemi passare, sono del mestiere.” Gli operatori sanitari non smettono la rianimazione dei due naufraghi ma più il tempo passa e più si assottigliano le speranze di riportarli in vita. Si rivolge al capitano dei carabinieri dicendo: “Io li conosco di vista, anche se non proprio di vista ma di tastiera. Sono due colleghi camperisti che vivono in coppia” Poi basta vedere come sono vestiti: hanno la classica divisa di itineranti stanziali. Il capitano chiede al tizio di essere gentile e di passare in caserma per il verbale di riconoscimento seppur virtuale. “Appena finisco di scaricare vengo” e si avvia verso il suo setteequaranta fuori peso per chiudere con calma le due valvole rosse dei serbatoi che continuano a far defluire arcobaleni acquosi non ben identificati. Al largo di Castelsardo un traghetto uzbeco ha iniziato la virata verso Porto Torres. A bordo è tutto illuminato a festa. Si vede benissimo ad occhio nudo un camperbus e tanta gente festosa intorno. Un gabbiano viaggiatore racconta ai cronisti che là stanno festeggiando le nozze di due ragazzi scaricatori, ma non di porto. Il comandante del traghetto ha ufficializzato le nozze e adesso si festeggia. Lo stesso cronista si avvicina al gruppo di soccorritori e chiede al medico, suo amico: Niente daffare Fergiliu? Purtropponnò Nanghelu, questi mmorti sono. Pensa Fergiliu, qui simmuore e laddavvanti sul tragghettu si sposanno. Chevvitta di mirto. La gente se ve va, il traffico riprende e sulla spiaggia restano quelli della protezione civile in attesa del procuratore. Nei sacchi di plastica chiusi con la cerniera due corpi finiscono così di vivere ma all'improvviso un bagliore scuote il bagnasciuga. Due lucine blu a led si liberano in volo verso il cielo e diventano luminose stelle. I soccorritori rimasti inchiodati dalla paura fanno scorrere le cerniere dei due sacchi e trovano all'interno solo una bottiglia e due bicchieri ancora profumati di Barbaresco. Non credono ai loro occhi e a gran voce richiamano colleghi e il cronista. Lui osserva con attenzione i bicchieri, si siede sullo sgabello pieghevole che si porta sempre appeso alle spalle e dal borsone estrae un piccolo portatile mettendosi a battere sui tasti con velocità impressionante. Poi alza la testa guardando quelle stelle e un sorriso compare nell'angolo opposto della bocca da dove penzola un sigaro spento. Ora ha la conferma. L'autorevole Col ha comunicato l'identità dei naufraghi. E il cronista si alza soddisfatto dicendo a tutti, anche se sa benissimo che non capiranno: “Sono tornati nella loro vigna, e stanno già cercando un nuovo camper. Non riescono proprio a farne a meno.” In lontananza su di un festoso traghetto una cassetta thetford a pinne gialle si lascia uscire dalla valvola di sfiato due lacrime di aquakem e mentre si toglie di dosso con delicatezza le pinne le accompagna in acqua come se fossero fiori. Poi si svita il tappo giallo e con un ultimo sguardo al camperbus dove si trova il suo fidanzato Nauty ormai marito, si lascia cadere in acqua e scompare nel profondo degli abissi. Lui, seduto sulla confortevole poltrona di pelle cucita a mano e rintronato da polveri sottili e bianche aspetterà invano il suo ritorno... Bere, poi bere e poi bere ancora ora la vita paura non fa si stappan bottiglie al fuoco la sera bruciano in gola, vino a sazietà... Cari amici vicini, lontani e dispersi. Finisce qui questa bella avventura. E' stato davvero un piacere, speriamo anche da parte vostra, ma non ci facciamo illusioni. L'importante è aver lasciato in voi un bel ricordo e avervi regalato un sorriso. Grazie a tutti. [:X][:X][:X] Addio amici. santoydiabla

Modificato da santoydiabla il 28/09/2014 alle 09:53:25
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23/03/2013 882
Inserito il 28/09/2014 alle: 10:27:45
quote:Risposta al messaggio di santoydiabla inserito in data 28/09/2014  09:51:54 (Visualizza messaggio in nuova finestra)>
> Urca... questa non me l'aspettavo... il cielo lasciamolo ai passeri, noi restiamo con i piedi per terra...
santoydiabla
santoydiabla
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Inserito il 30/09/2014 alle: 19:05:42
GRATIARUM ACTIO Abbiamo chiesto a quel forcone di diavolo d'un satana se potevamo almeno leggere la posta “calda” non solo quella che arriva quaggiù all'inferno dove siamo parcheggiati definitivamente, ma almeno quella di Col e visto che il nostro post continua a bruciare... lui ha malevolmente acconsentito in virtù della nostra pessima condotta sia in “vite” che in “muerte” Ed eccoci collegati. Intanto un doveroso ringraziamento a voi tutti che nonostante la nostra dipartita terrena continuate a leggerci. Siete in tantissimi. Grazie, vi vogliamo davvero bere ! E poi siamo rigogliosi di aver avuto così tanti elettori per la nostra storiella nonostante l'argomento. Perché alla fine poi si parlava di cassetta thetford e dintorni, cessicum argomentum, non proprio decorosum ne degnum di venir svuotatum in foramen. Ma evidentemente pur nella nostra vitivinicola thetfordiana contadinum ignorantorum, in tanti avete bevuto che ci sarebbe stato posto anche per quelli adulterati come noi in questo club di camperisti supereroi e ci avete abbeverato con la vostra continua presenza anche post mortem pro tempore exspectamus resurrectionem... iutooooo cignola maestla, si sclive così? Ed ecco perchè abbiamo preparato di nascondirum una domandorum in carta da pollo al sommo belzebù per poter, almeno una tantum, risorgere dalle ceneri di grigliata umana e poter riscrivere qualche altra alcolica avventura che noi pionieri itinerantum conserviamo con estrema cura, nel gavone cantinato di frescura. Se sarà accolta sarà tutta da vedere. Noi la ripresenteremo tutte le sere, senza far sapere che il formaggio lo mangiamo senza pere, in quanto non necessitiamo di polveri erbivore candide per esprimerci col sedere come avrete potuto ben vedere. A noi per fortuna l'andare alcolemicamente forum di testam ci riesce benissimo anche solo con un buon bicchiere, e poi perchè grazie alla vostra gradita compagnia in questo post regna soltanto il buon'umore e l'allegria. E si distupèisu na bùta? [:D] Bere, poi ridere e poi bere ancora ora la vita paura non fa si stappan bottiglie al fuoco la sera bruciano in gola, vino a sazietà... sssssstttttt... approfittando di un momento di disattenzione del diaùl vi auguriamo la buonanotte e domani, forse... vi raccontiamo... forse...[;)]

Modificato da santoydiabla il 30/09/2014 alle 22:22:18
santoydiabla
santoydiabla
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Inserito il 01/10/2014 alle: 15:58:27
Scusate riffiamo la domanda perchè scritta in modo incomprensibile... Sapete qual'è il fiore preferito dai camperisti ?id="size3">id="green"> ... il rododentro !!id="size3"> id="green"> copyright by santoydiabla. [:D][:D] santoydiabla
santoydiabla
santoydiabla
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Inserito il 01/10/2014 alle: 20:10:45
CAPIRE TU NON PUOI... Rientriamo in rimessaggio dopo una giornata passata al lago dei cigni: pochi minuti prima delle 20 mentre l'orologio del cruscotto segna le 21 passate. Si sa...i Daily che spingono da dietro sono un pochino più avanti delle meccaniche avanti. Nebbia e buio pesto al basilico fresco, quando scorgiamo un mansardato posteriore doppio asse anteriore modello unico tipo Tyrrel F1 anni '70 che viaggia a zig zag a fari spenti completamente tranne che la spia del frigorifero pentavalente. Lampeggiamo educatamente, pensando che magari la persona alla guida è impegnata in un brindisi e che scorgendoci nello specchietto possa riconoscere la nostra sagoma di ingombranti vinaioli colleghi. No, prosegue. Altro lampeggio anche perché siamo su di un tratto di strada molto trafficata e a quadruplo senso di marcia in una corsia sola ridotta causa lavori. Ultimo tentativo di lampeggio prolungato con strombazzata di trombe di eustachio (un nostro amico elettrauto specializzato in trombate camperistiche che ci presta le trombe quando capisce che vogliamo trombare) E finalmente notiamo che si ferma, però in mezzo alla corsia, tirando giù il finestrino e facendo spuntare il dito che non è mai “indice” di buona educazione ma conosciuto come “medio” in ogni singola occasione. Accostiamo col pigiama a coste larghe e notiamo intanto che il mastodonte ha la targa in prova della ditta di noleggio e ancora appiccicati gli adesivi dell'offerta fiera di Parma: un generatore a miscela al prezzo di una punta di parmigiano stagionato 36 mesi e un tendalino antineve col piumone danese incorporato. Poi che alla guida c'è una signora, si direbbe, anzi diciamocevolo piuttosto avanti con gli anni, calli, rughe e verruche. Vestita sommariamente alla parmigiana, cioè da lasagna di sottile maglietta fina tanto stretta che s'immaginava tutto e quell'aria da nonnina che da giovane chissà che vita aveva fatto... Senza chiedere ne l'età ne la ex professione perchè ora da poco in pensione, le facciamo molto educatamente notare che sta viaggiando al buio e non proprio in maniera rettilinea. Che poi abbia frequentato la nostra vigna potrebbe anche essere. Tanti sono i campertristi arrivati fin lassù e poi ridiscesi allegri e ben riforniti. Ma all'improvviso senza suonare il campanello arriva tra folate di nebbia il suo vaffa, meglio dire... andate a prendervelo... Eh, no, non ci siamo mica ragazza tre assi. Senta bella signora dalle unghie variegate, lo sa che sta viaggiando pericolosamente a fari spenti? Ha qualche problema? E lei... “Io no, e voi?” Non ci aspettavamo questa risposta. E oltre a quello, c'è per caso dell'altro, tipo... ha la patente? E' la prima volta che guida un camper, oppure, lo sa che di notte i fanali non sono optional? E ancora, ma per caso lei beve di solito la sera quando si mette alla guida? Altro variopinto vaffa ma stavolta in “de vulgari eloquentia dantesco” da parte della collegiale... accompagnato da un... “fatevi i cavoli vostri”, frase che non prevede però l'uso di tale ortaggio. Ecco che dietro di noi si forma una fila... spazientita? No, oseremmo dire di mozzarella imbufalita. Ma la scena è davvero eloquente: il mansardato fermo a cavallo della prateria mezzana della strada, a luci spente ma generatore acceso e tendalino sospeso. Noi costretti a rasentare il muro con i led diurni e notturni e le 16 frecce d'emergenza. (non abbiamo badato a spese quando l'abbiamo ristrutturato senza pretese) E dietro, la carica dei bisonti. Il primo bulgaro della fila scende in calzoncini corti e sciavatte chiedendo se ci sono problemi. Un altro, iracheno con la tuta mimetica ricomincia a parlar male della categoria itinerante. Il terzo, ungherese con stivaletti di pelle bianca, barba e capelli neri lunghi in vita e raccolti con catena da neve arrugginita dietro le chiappe chiodate, sentenzia: saranno fratelli tzigani. Un altro ancora, vestito di cashmere color fumo di lontra con Bentley sponsorizzata “Hotel Royal – Montego Bay ripete convinto: si saranno fermati per scaricare in mezzo la strada, li conosco sti pidocchiosi sozzoni. In mano ha un bastone di duro legno africano con diverse tacche: pensiamo siano state le “sue” vittime camperistiche. E noi tranquilli come rapaci in gabbia: “Rivolgetevi pure alla signorina... magari guidare no, ma di sicuro sa parlare...“ rispondiamo consapevoli di essere poco spiritosi mentre lei spara altre intenzioni di mandarci a... depurare l'organismo. E' un insulto unico. Infatti noi e la folla capiamo che davvero la signora non sia tutto nel suo, come si suol dire, ma neanche in casa d'altri. Si forma un campanello... di gente attorno al mansardato. Anche l'altra mezza corsia è rallentata dall'ostacolo. Un drogato in bicicletta sert-assistita chiede se la roba è buona, vista la ressa. Poi si informa su dove la vecchietta tiene la borsetta mentre tutti chiedono a noi cosa successo. Non l'abbiamo ancora capito, è la risposta, ma l'arzilla damigella ci precede prontamente... “fatevi gli affaracci vostri ...” Dietro, una fuoristrada inchioda e si mette di traverso entrando in un cartellone pubblicitario che consigliava degli acquisti con forti scontri... ne scende una giovane donna con una borsa in mano. “Sono un medico” dice alla folla, “lasciatemi cantare, con il bisturi in mano.” E si avvicina alla signora chiedendole se va tutto pene. Risposta: “sì prima che arrivassi te... strunsa...” La dottoressa non si da per vinta. Forse capisce più di noi con chi ha a che fare. Chiama il 118 parlando direttamente con un suo collega della psichiatria infantile spiegando la brutta piega che sta prendendo la situazione. Intanto il traffico si è definitivamente bloccato e le dure proteste salgono lungo i monti, scavalcandoli e tornando dalla pianura amplificate. In lontananza si vedono i lampeggianti dell'ambulanza che arriva preceduta da un auto della polizia e seguita dalla furgonetta dell' accalappiacani della pro loco. La dottoressa parla con i sanitari e con i poliziotti e abbaia con l'inserviente che replica indispettito: “Lasciatemi accalappiare con il cappio in mano,lasciatemi catturare quella specie di alano, o almeno lasciatemi tentare, perché ne sono fiero, sono un italiano, un immigrato vero... Ma mentre succede tutto ciò la vecchietta ancorata al suo sedile con le bretelle mette improvvisamente in moto e riparte, modificando da subito la fiancata di un Doblò bianco fermo nell'altra corsia. Poi non contenta strisciando contro il guard-rail e portandosi a casa la portiera di di una Punto rimasta porta a porta con la porta aperta e per finire dando una bella botta all'ambulanza trasformandola da Ducato a Renault Master... seconda serie. I poliziotti presi alla provvista ingoiano il boccone e si buttano all'inseguimento lasciando sul posto centosessanta euro di gomme termiche e alla fine della discesa ardita e la risalita, su nel cielo aperto e poi giù al coperto e poi ancora in alto con un grande salto riescono a bloccarla non senza fatica. Noi non sentiamo più niente perché siamo abbastanza lontani ma dopo tredici chilometri circa li raggiungiamo. Il mansardato fuma vistosamente nuocendo gravemente alla salute, la sua e quella degli altri. Inutile dirgli di smettere perchè costruito con legname e polistirolo cinese, assolutamente predisposti al falò. Faticano anche i vigili del fuoco per la mancanza d'acqua e di sicuro noi non possiamo aiutarli. Nel gavone abbiamo solo del moscato e qualche bottiglia di sangiovese, un amico curato e diventato santo che frequentiamo spesso nella sua canonica enoteca. La signora ora è seduta con i soli collant sgualciti a cavalcioni sul muretto dello spartitraffico con le tette che toccano terra è trattenuta a stento dai poliziotti. Arriva anche la dottoressa che cerca di prendersi cura di lei, ma questa scalcia e insulta chiunque osi avvicinarla. Cercano in tutti i modi di farla salire sull'ambulanza nel frattempo riparata e riverniciata. Un piccolo attimo, un'inezia di tempo e l'arzilla vecchietta, scende dal cavalcavia, attraversa la strada di corsa mettendosi alla guida dell'Alfa della Stradale. Accesa la sirena e infilata la retro attraversa sgommando l'incrocio di un senso vietato dandosi alla fuga. Il giornale locale l'indomani mattina titola: Far West sulla provinciale. Una fin troppo arzilla vecchietta completamente nuda, credendo di poter guidare senza patente e che fosse sufficiente l'iscrizione a Col sotto mentite spoglie per condurre un camper, semina il panico rubando l'auto della polizia dopo aver provocato numerosi incidenti. La sua folle corsa finisce nel greto di un torrente. Benché completamente fradicia e intirizzita dal freddo cantava a squarciagola ai soccorritori allibiti “ e guidare il camper come un pazza a fari spenti nella notte per vedere se poi e' tanto difficile stupire. E stringere il volante fra le mani per scappare da qualcuno che, è dentro me, ma nella mente tua, non c'è. Capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi, emozioni “. Per la cronaca la vecchietta rispondeva al nome di Lucia Battisti. Quando si dice, ma guarda te che combinazione.[;)] santoydiabla

Modificato da santoydiabla il 01/10/2014 alle 20:12:11
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Inserito il 02/10/2014 alle: 08:08:35
Ma voi... ma voi che siete liberi uccelli di bosco quasi autunnale. Ma voi che vedete sorgere il sole e tramontare. E la luna spuntare dal monte. E le stelle brillare e i camper scaricare... Ma voi perchè non venite a trovarci? Anche qui nell'inferno le brevi visite sono permesse e ci si può parlare. Fa un po' caldo, questo è anche vero, il cibo lascia a desiderare e il letto di paglia e fieno è condito con olio e burro. Ci prendiamo decine di forconate nel gavone ma siccome è mandorlato riusciamo in qualche modo a sopravvivere, stringendo denti e chiappe. Venite quando volete, tanto qui purtroppo resteremo a lungo. E siamo pure fortunati che ci venga concesso di usare la thetford a noleggio. Almeno quando è ora di svuotarla, due passi tra i crateri li facciamo. A volte una necessità antipatica diventa motivo di svago. Voi non ci fate caso ma... che mondo sarebbe senza la thetford. Trattatela bene, ricordatevi che per noi era più di una figlia. L'abbiamo persa, come ben sapete e il dolore è talmente grande che facciamo del pannolone necessità virtù. Speriamo stasera nell'ora d'aria. Se così sarà avrete nostre notizie "fresche" [:D] Buona giornata a tutti [:)] santoydiabla

Modificato da santoydiabla il 02/10/2014 alle 08:09:33
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Inserito il 02/10/2014 alle: 15:15:15
Oggi siamo a casa da squola... sì sospesi. Perchè stamattina siamo arrivati in classe completamente sobri e qui all'asilo Dolcetto di Ovada certi atteggiamenti reazionari non sono tollerati. Pensierino post-prandiale... O vino è comme à femmina cchiù bella. Quanno à o bicchiere à vocca s'è azzeccata, fai cunto è te vasà 'na 'nnamurata, che vino e amore danno 'int à cervella Buon pomeriggio a tutti [:)] santoydiabla
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Inserito il 02/10/2014 alle: 21:20:19
Giulietta veniva verso di noi singhiozzando a testa bassa, davvero sconsolata. Una carezza e... “ma cosa ti è successo di così grave. Sei davvero sconvolta. Siediti qui e raccontaci.” “E' colpa di Romeo, tutta colpa sua” dice telegrafando le parole. “Non mi ama più”, me l'ha urlato sul gradino della porta mentre inciampava nello zerbino posto sull'erba umida della notte. E poi voltandosi per l'ultima volta mi ha detto: “vado a vivere in albergo” E pensare che abbiamo fatto tanti sacrifici per comprarci questo camper. Eravamo davvero felici. Poi però... e giù lacrime. Solo che tra grigliate e raduni, bevute in compagnia e solenni abbuffate sotto il tendalino, ha incominciato ad ingrassare a dismisura. E più mangiava e più ingrassava... La notte dormiva nel letto posteriore mentre io singhiozzavo nella grande mansarda, sola, triste e abbandonata. E si lamentava di tutto, non andava più bene niente. Io continuavo a ripetere che un giorno o l'altro sarebbe scoppiato, ma lui con un'alzata di spalle e una scoreggia apriva continuamente il frigo e la dispensa mettendo mano, anzi bocca su tutto quello che trovava. Un giorno vedo arrivare un grosso autotreno telonato. Sulle fiancate la pubblicità: “Trigano non vi lascia mai soli” Parcheggiano davanti casa, scendono in tre e parlano con mio marito, che li aspettava da ore, in camper. Discutono animatamente ad alta voce e io non capisco. Faccio per chiedere il motivo ma vengo subito zittita e mandata via. Pazienza, dico. Sarà roba da uomini. Poi fanno scorrere il telone e iniziano a scaricare materiale, attrezzatura e pezzi di ricambio. Li sento segare, trapanare, armeggiare, a volte sotto e addirittura sul tetto. E' mezzogiorno e chiedo se vogliono mangiare qualcosa ma loro rispondono educatamente: grazie ma non abbiamo tempo. Mio marito Romeo invece era già seduto a tavola imbavagliato e con coltello e forchetta in mano che batteva nervosamente su piatti e bicchieri. Cosa c'è oggi da mangiare, dice in modo sprezzante. Eh? Cosa c'è oltre la solita schifezza di pasta al ragù. Oggi niente pasta caro, ti ho preparato un sedano, una carota e un finocchio bolliti e non conditi. Lo faccio per te, renditi conto. Stamattina mentre ti pesavi ho visto davvero preoccupata come ti ha risposto la bilancia. Quei gestacci non mi sono proprio piaciuti. E poi ho letto il peso. Mamma mia 176 chili senza occhiali. Farai davvero una brutta fine se non ti metti a dieta. Per tutta risposta Romeo ha rovesciato tavolo e sedie ed è uscito di casa imprecando contro i maiali, come se fosse stata colpa loro. L'ho visto che se ne andava verso la trattoria, e mi è scoppiato il cuore. Sono le venti e sento suonare alla porta. Uno degli operai mi dice che il lavoro è concluso, mi consegna la distinta e chiede di mio marito. Non è ancora tornato dal lavoro rispondo sapendo di mentire e lui mi augura la buona sera a se ne va. Chiamo la trattoria... Sono Giulietta, mio marito è ancora lì? E' da mezzogiorno che non lo vedo. Sì, signora, risponde la cameriera. Ha appena finito i secondi e ora sta ordinando i dessert. Mi scappa da piangere e chiudo la conversazione. Vado in cortile e salgo sul camper. Una rivoluzione. La porta del bagno ora scorrevole è a tutta larghezza. Il wc a cassetta sostituito con una turca in ceramica dotata di due maniglioni laterali e al posto della carta igienica un porta rotolo industriale da officina meccanica, mentre lo scarico è fatto in modo di andare direttamente al depuratore provinciale. E poi il piccolo lavabo sostituito con un lavatoio in cemento a doppia vasca. Mi guardo attorno incredula. Via la dinette e al suo posto un tavolaccio in legno massiccio da tavernetta con sedie e panche, un'enorme cucina a legna affiancata al minuscolo lavandino con rubinetto a pompa come quello dei pozzi di una volta. La mansarda è stata dimezzata per far posto ad armadio pensile tipo appendiabiti ora tutti di misura quadrupla icselle e una dispensa discount rifornita come se ci fossero carestie e guerre. Davvero una tragedia umana. Senti Giulietta, ma non hai mai pensato di parlare col suo medico? “Certo che l'ho fatto, ma pesa di più di Romeo e dei suoi consigli non mi fido tanto”. Davvero non sappiamo come aiutarla, ma la lasciamo finire il discorso. Stamattina come vi ho detto si è alzato presto, ha gironzolato intorno al camper sempre più imbufalito e poi è successo... Cos'è successo Giulietta, su, raccontaci. E' successo che è inciampato andando a sbattere contro il cruscotto e non riusciva più a sollevarsi. Io che ero in mansarda non ho potuto far niente per aiutarlo e lui come vi ho detto se ne è andato dicendo che non mi ama più e che avrebbe vissuto in albergo. Caspita Giulietta, che tragedia. Ma senti, su cosa è inciampato Romeo per farsi così male... Giulietta ora presa dalle convulsioni racconta piangendo ancora se possibile più forte... “E' tutta colpa mia... avevo lasciato aperta la confezione degli stuzzicadenti e un paio forse tre sono caduti sul pavimento... [:D] santoydiabla
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Inserito il 03/10/2014 alle: 20:32:18
La contessina Maria Giovannina della Mona entrò di prepotenza con la sua carreggiata allargata nello studio del Professor Paolo Maria Tisquarto incurante delle persone che aspettavano di essere visitate e rivolgendosi sgarbatamente alla segretaria pretese di passare davanti a tutti, adducendo al fatto che doveva rientrare immediatamente a Fussen perchè aveva lasciato una finestra del suo castello aperta e aveva paura che potessero entrare le mosche. Odiava le mosche e spesso si era lamentata con il concessionario Morelo per via della ridotta apertura della porta cellula che anche se costruita su misura a immagine e somiglianza della sua superba mole non permetteva l'utilizzo della zanzariera. Suo marito, il conte Ludwig von Rikkionen aveva cercato in tutti i modi di convincere la sua sposa a lasciare il castello di costosissimo mantenimento ed andare ad abitare in camper, seppure parlando di Morelo di ventiquattro metri infila per sei col resto di due, il termine camper non sarebbe proprio corretto. Ma lei imperterrita continuava a dire che le porte erano strette e lì dentro si sentiva soffocare. Non aveva tutti i torti perchè il gavone garage portava via parecchio spazio alle comodità interne, D'altronde la carrozza con i sei cavalli dovevano pure trovare all'interno il loro spazio. Per non parlare della scorta di biada, crusca ecc. Ludwig si era reso conto che il loro rapporto si stava deteriorando, vuoi perchè la contessina rifugiava le sue pene nel cibo e vuoi perchè il suo pene era attratto da altre protuberanze invero più mascoline che lasciavano in lui atroci dubbi sulla sua filosofica interpretazione del piacere, prima che del dovere. Infatti non aveva tempo di dover lavorare ma questo era un dettaglio di poco conto, dato che per vivere bene aveva a sufficienza denari e proprietà immobiliari in mezzo mondo. L'altro mezzo mondo era proprietà della contessina Della Mona e sarebbe qui sin troppo facile a pensar male su come abbia fatto la sua famiglia, madre in primis ad accumulare cotanta ricchezza. Il conte Ludwig amava il camperismo in modo esagerato. Lo si vedeva spesso a Monzambano ai raduni dei campertristi che lui provvedeva subito a rallegrare regalando a destra e a manca, scudi, dobloni, fiorini e ducati. La Fiat l'aveva acquistata direttamente dall'Avvocato ma era rimasto un segreto mai divulgato. Viaggiava di solito da solo e lui stesso conduceva il principesco Morelo costruito su misura a Disneyland con tanto di torrette e ponte levatoio. La contessina Maria Giovannina fu costretta ad aspettare il suo turno. Il professor Tisquarto, vero luminare a led della chirurgia estetica pretendeva 280 mila euro per ogni asportazione flaccida, ma erano soldi ben spesi secondo le tantissime signore bene che si facevano mettere il bisturi addosso soltanto da lui. E fatturava tutto sull'unghia, cioè in pratica fatturava il taglio seppur magistrale dell'unghia nonostante asportasse mediamente una quarantina di chili ad ogni paziente per ogni seduta. Ma la sua fama era addirittura interplanetaria e raggiungeva le sue cliniche private sparse per il mondo a bordo dello shuttle Enterprise messo a disposizione dalla Nasa per la parte occidentale del globo e di uno shuttle russo, il Buran per la parte orientale. Si dice che i cinesi abbiano offerto metà muraglia per riuscire ad accaparrarsi i suoi servigi. Finalmente la segretaria si rivolge alla contessina dicendo che il professore la sta aspettando. Con fatica e di traverso riesce ad entrare nello studio e si accomoda sfasciando subito la poltrona Luigi XIV, un rarissimo pezzo da museo, mentre il professore imperterrito annota il danno sul conto da presentare a fine seduta. Cara contessina della Mona, cosa posso fare per lei, anzi per la sua mona? Professore sono disperata. Nonostante il mio enorme retrobottega, mio marito il conte, preferisce posare il suo sguardo su scantinati diversi, oserei dire gluteici se mi è consentita l'espressione farmacologica. Lei mi deve rimodellare, lei mi deve far diventare un grissino, la prego. Per ora abbiamo il tonno, dice il professore. Vedrò cosa posso fare. Domani mattina ore 10 l'aspetto in clinica, d'accordo? Quel martedi mattina la contessina entrò in clinica e vi rimase nove mesi. Diede ala luce, 24 kg di intestino, tre taglie di mammella, mezzo metro di circonferenza e soprattutto divise in ottavi le chiappe. In tutto questo tempo non volle mai incontrare il suo amato coniuge e lui passava il tempo in ammodernamenti del suo giocattolo a quattro assi. Fu svegliato un sabato, in piena notte. Era la caposala della clinica del prof Tisquarto che lo avvisava del lieto evento: la consorte era stata finalmente dimezzata e che se voleva avrebbe potuto andarla a prendere la mattina seguente dopo colazione e precisava, dopo aver pagato il conto. Ludwig si precipitò in clinica a ritirare il pacco, ops scusate, il cassone, ops riscusate, la mogliettina diventata grissino. Ehm, qui si bara, più che grissino facciamo sfilatino, ok? Non la riconobbe. Era bellissima ed elegantissima nel suo tanga di madreperla. La baciò appassionatamente e stette ad aspettare, come d'abitudine la scoreggia liberatoria. Ma tutto tacque e si preoccupò. “Cara, ma stai bene?” Perchè ti confesso di non aver sentito il tuo abituale “saluto” Non sarò mica diventato sordo... Lei non rispose ma gli mostrò le natiche, ora talmente piccole da sembrare due meloni californiani e così perfetti nella loro rotondità da sembrare imbalsamati. Chiappe dure e sode come mai aveva avuto. Il conte Ludwig von Rikkionen pazzo di felicità per aver ritrovato un così bel sedere, svitò il suo pene buttandolo nel secchio della spazzatura. Non sono più gay, disse all'amata consorte. Sei contenta? Ora sarò sempre tutto solo per te. E strinse a se la contessina addirittura portandola in braccio attraverso la porta del camper ora talmente larga da sembrare una finestra. Si infilarono sotto le coperte smaniosi di consumare l'accumulo di desiderio costretto per ben nove mesi ad essere soffocato sul nascere, ma... Una domenica pomeriggio videro il conte Ludwig rovistare in tutte le pattumiere della clinica, aprire e cercare nei cassonetti e addirittura presentarsi con aria distrutta nel forno dell'inceneritore comunale. In un momento d'impeto aveva buttato, è il caso (sempre con una esse) di dirlo, colui il quale lo aveva amorevolmente accompagnato sin dalla nascita e che per errore aveva gettato via cercando di ritornare, a dispetto del suo nobile cognome, un normale marito affettuoso e premuroso con la propria moglie. Si lasciò andare sul nastro trasportatore fino alla fiamma che lo spense definitivamente. La contessina Maria Giovannina della Mona, esile e disperata vedova, salì sul Morelo e scomparve nel suo interno. La trovò il concessionario ormai mummificata nell'armadio intenta a mangiare una scatoletta di tonno sminuzzandolo con se stessa. [:D] santoydiabla
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Inserito il 04/10/2014 alle: 12:51:02
Luca Agnello di Montezuma era stato chiaro: o si fa come sapete fare o mi metto io a fare o mi mandate a scaricare. Aveva alzato la voce quella sera il nostro presidente pro tempore tra le pareti domestiche del camper hospitality parcheggiato proprio a ridosso della seconda di Lesmo. Quella particolare sera aveva smesso i panni di capo indiscusso molto discusso della Ferrari per occuparsi del nostro raduno BEVIMOTORI 2014 organizzato tra gli aficionados del Rosso&Rossa un connubio davvero esaltante, esilarante ed inebriante tra vino rosso e la nostra rossa: la Ferrari. Eravamo in centomila a riempire quella curva a gomito e tutti l'avevamo alzato quel gomito in quella fresca sera settembrina dove l'aria era così secca e leggera che abbiamo dovuto nebulizzarla con la barbera. Allo scoccare della mezzanotte il rombo russatorio era così forte e sentito che la forestale pensò bene di circondare il circuito temendo un'azione di disboscamento di massa pur essendo a Monza. Dopo aver firmato autografi con la fotografia di Fernando, Luca Agnello detto “il cordero” salì sul suo furgone attrezzato con portapotti sponsorizzato e lasciò che il delirio per il suo passaggio delirasse. Ma non ottenne giustizia: lo lasciarono andare e nessuno lo delirò. O perchè l'avevano riconosciuto e lo volevano evitare o perchè il furgone era un Mercedes Vito non proprio ben visto date le circostanze. Tanto tuonò che piovve. Il fuggi fuggi generale di gente che non solo odiava l'acqua ma addirittura si rifiutava di lavarsi per non contaminarsi, si tramutò in un pellegrinaggio sotto i ponti parabolici dove i primi arrivati furono spiaccicati contro i cartelloni pubblicitari che così modificati sviavano i consigli per gli acquisti. Nel latte invece del biscottino friabile del mulino si vedeva Piero il baffuto che causa la pioggia faceva piovere anche lui ma fuori dalla tazza e il detersivo azzcomelava finiva dentro il barattolo dell'ananas in febbrile attesa che l'uomo del monte dicesse sì, mentre i canonici quattro salti in padella viaggiavano con Italo a tariffa scontata in quanto per così poco inviare e ricevere le tasse ora dipendeva dal piano tariffario e non più dal ministro delle finanze, costretto a dimettersi per bancarotta frau, seduti in poltrona con polenta e funghi in tre minuti perchè alla elnagh ogni giorno è speso bene se alla vostra laika prenotate una stanza conviene farlo a tasso zero al royal canin cinque stelle motorhome fuori peso con dietorelle mai. Beviamoci su, dicemmo noi capi organizzatori del raduno mentre un'onda anomala di bonarda si riversava sul circuito travolgendoci tutti e spazzando porchette, sfilatini di crudo e gorgonzole con la goccia. C'è Gigi? No... e la vinerìa ? Sali... disse la mamma chiedendosi chi fosse Gigi e il perchè non ci fosse. In centomila meno una, quella sera risposero... a giggi... ma vaff... Falve, sono Flavio Brì, voi non so, ma io stasera sì. Tutti risposero: troppo comodo per te che puoi disporre della bettina greca socioaci. Ma voi cari amici camperisti questa ultima mi sa che non avete bevuto abbastanza per capirla e allora bevete ancora di più e chi vuol intendere in...tenda, tutti gli altri mettano in moto i camper e si rechino sulla linea di partenza. Gia fatto? Bene allora attenti al semaforo, infilatevi il berretto di fernando in testa, dispiegate per bene le bandiere e tifate Ferrari. Sempre !! [:D] santoydiabla
santoydiabla
santoydiabla
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Inserito il 04/10/2014 alle: 20:34:23
Giangiacomo non era uno di noi cioè della nostra famiglia itinerante, come non lo era sua sorella Perlana. Figli di madre portorichense giunta in Europa via mare sulla zattera senza saper nuotare, non conobbero mai il padre, ammettendo che ne avessero avuto almeno uno e appena nati furono affidati alle amorevoli cure delle suore laike che li allevarono come e meglio di due padri. Ma quando Giangiacomo si accorse di essere diventato grande in quanto dal naso gli spuntarono i primi peli, pianse. E sua sorella Perlana che era con lui in quel tragico momento della vita, pianse anch'essa ma solo perchè a lei erano spuntati da un'altra parte. Loro sapevano che al compimento del diciottesimo anno sarebbero stai buttati fuori dalla camper valley. E piansero. Forse non avrebbero voluto crescere così in fretta come i loro peli ma la natura aveva fatto il suo corso e questo lo avevano capito nonostante si sforzassero a far finta di niente. Erano gemelli quindi nati pressapoco insieme, ma nemmeno la loro madre si ricordava chi fosse uscito per primo a prendere una boccata d'aria. Neanche ricordava chi a quel tempo fosse stato il coadiuvante del progetto, figuriamoci la data e l'ora del parto. Molto feconda aveva dato alla luce altri 23 figli, uno ogni sei mesi in quanto il Porto Rico (in italiano Parto Ricco) vuoi per il clima, vuoi per l'impollinamento a distanza attraverso il solo sguardo degli occhi, era meta ambita anche da chi intendesse procreare non solo in prima persona ma anche in conto terzi e a cottimo. Giangiacomo questo lo sapeva bene mentre alla sorella Perlana, molto più sensibile, certe cose le vennero nascoste perchè già da piccola aveva manifestato particolari attenzioni e attrazioni verso il proprio ma pure l'opposto sesso, anche se ancora non capiva bene la naturale distinzione in quanto dov'era nata, tutti, indistintamente tutti, maschi e femmine avevano esattamente gli stessi attributi. Porto Rico mi ci fico... era lo slogan che riempiva i charter europei strapieni di sole donne che in quelle terre lontane volevano realizzarsi sessualmente trovando pene per i loro dendi... come recava impressa una targa ricordo di uno scultore barese locale all'esterno dell'aeroporto...di San Juan. E venne quel maledetto giorno. Maledetto perchè la notte del compimento Giangiacomo si accorse che un qualcosa di strano e di suo sollevava le coperte. Non credendo ai fantasmi si guardò intorno cercando il letto affiancato di sua sorella che trovò sveglia e singhiozzante. Anch'essa aveva le coperte sollevate in un punto preciso, praticamente a metà. La maledizione colse Perlana alla sprovvista. Con le due mani alzò i lembi e scorgendo l'intruso si preoccupò non poco. “Giangiacomo, vieni a vedere cosa mi è cresciuto qui in mezzo. Giangiacomo si alzò a fatica dal suo letto trascinandosi dietro le lenzuola e per la prima volta pensò di vedere la sua immagine riflessa. Ma non c'erano specchi sotto le coperte di sua sorella. Lei era diventata esattamente come lui, tutti e due con i peli nel naso e nell'ammezzato. E tutti e due con gli attributi. Ti chiamerò Perlano disse lui cercando di fare lo spiritoso, ma pianse. Perlana capì che era stato uno scherzo del destino e lavorando di fantasia cercò di mettere le proprie cose a posto. Non era pratica in quanto fino a quella notte era esattamente come mamma l'aveva fatta. Poi pensò che forse era la madre quella fatta quando venne concepita, ma stavolta non pianse. Si alzarono tutti e due guardandosi allo specchio. Lui trionfante... io ce l'ho più grosso e lungo ma lei subito rispose: ma il mio è anche profumato. Fu così che nacquero i progenitori di certi camperisti odierni, tutti figli di Giangiacomo e Perlana. E nonostante sia passato tanto tempo, quando ancora adesso li trovi in sosta che discutono animatamente, non serve chiederne la ragione: Tutti sono convinti di essere migliori degli altri e di averlo più grande degli altri, mentre le loro compagne stufe di sentire litigare e non essendo nate a Porto Rico cercano sul forum chi tra fiori, cioccolatini e mille attenzioni, le possano accompagnare una sera fuori a cena in un romantico ristorante, senza dover parlare a tutti i costi di generatori, scarichi e frigoriferi accesi sui traghetti...[:D] santoydiabla
santoydiabla
santoydiabla
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Inserito il 05/10/2014 alle: 18:16:49
DALLA CANTINA EQUA E SOLIDALE SANTOYDIABLA in Barbaresco provincia di Barolo...[:D] Cantate con noi... "Sarà perchè...beviamo" [:D] Che confusione, sarà tutto quel vino è un'emozione, che cresce piano piano brindiamo ancora, un'altro bel goccino se stiamo bene, sarà perchè beviamo. Io bevo al ritmo, del tuo dolce respiro giunto è l'autunno, sarà perchè beviamo riempi il bicchiere, e dimmi come stiamo che c'è ne frega, sarà perchè beviamo. E bevi bevi si sa, sempre più bene si sta e bevi bevi con me, il mondo è matto perché e se più vino non c'è, basta un sol bottiglione, per far confusione, fuori e dentro di me Ma dopo tutto, che cosa c'è di strano è una bevuta, da tempo non beviamo se cade il mondo, allora ci spostiamo se cade il mondo, sarà perché beviamo Stappami forte, e stammi più vicino e così bello che non ci sembra vero se il mondo è matto, che cosa noi c'entriamo matto per matto, almeno noi beviamo E bevi bevi si sa, sarà perché beviamo...[;)] *Chiediamo scusa ai Ricchi & Poveri per la sobria manipolazione della loro astemia canzone* santoydiabla: il tutt'uno di noi due
santoydiabla
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Inserito il 05/10/2014 alle: 20:30:08
Tra poco arriverà Camillo... [:D] Viene da molto lontano e sarà una storia mooolto lunga. Mettetevi comodi...[:p] santoydiabla: il tutt'uno di noi due

Modificato da santoydiabla il 05/10/2014 alle 20:45:08
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