In risposta al messaggio di fimilaz del 05/04/2016 alle 20:16:46
La stampa nazionale, di settore e non, ha dato ampio risalto al grosso investimento (40 milioni di euro) che i tedeschi di Hymer hanno fatto per costruire il nuovo e tecnologico stabilimento Laika in Toscana. Tutta la politica si è mobilitata, Presidente del Consiglio compreso, per vantare come il Made in Italy sia diventato un valore riconosciuto in tutto il mondo e per sottolineare che, grazie al jobs act, si stia, finalmente, attraendo investitori stranieri nel nostro Paese (peccato che Hymer abbia deciso di investire in Laika ben prima delle nuove norme sul lavoro e che ci siano voluti 10 anni per vincere la battaglia contro la burocrazia per iniziare l'opera). Ma quanto dobbiamo essere contenti di diventare un paese attraente? In base alla mia personale esperienza, ben poco: lavoro in una multinazionale del credito la cui industrializzazione dei processi ha totalmente svilito le persone, azzerando la maggior parte delle professionalità esistenti; faccio la spesa in supermercati francesi o tedeschi nei quali, pur abitando in Sicilia, le arance arrivano da Israele o dal Marocco e il tonno dal Giappone; il negoziante di abbigliamento storico sotto casa si è convertito ad un marchio in franchising di proprietà straniera; e, infine, ho ordinato un camper Laika alla fiera di Parma..... Ora mi domando, quanto ci considera l'investitore straniero, che è ben lontano dal tipo di impresa che ha fatto grande l'Italia, dove l'azionista si chiamava Industriale, veniva dalla gavetta, metteva i propri figli a fare gli operai - perché il titolare ne doveva sapere più dell'operaio - e considerava i suoi operai la sua famiglia? La risposta me la sono data io: niente più che un investimento da mettere a frutto!!!! E ora vengo al dunque: le fabbriche dei nostri amati camper, prima che venissero i francesi e i tedeschi con le loro tasche piene di soldi, avevano una dimensione nazionale, prima di tutto, e guardavano al mercato interno come riferimento della propria rete di vendita, fornendo anche al cliente finale un'assistenza puntuale e precisa. Da qualche anno ormai (ha cominciato il gruppo Sea con Elnagh e Mobilvetta) le logiche adottate per la progettazione, il rapporto con l'utente finale e l'assistenza sono orientate prevalentemente al profitto e guai se ti dovesse capitare di essere tamponato, perché i magazzini (anche grazie al fatto che ogni anno cambiano i modelli) sono pressoché sforniti e se ti va bene aspetti tre mesi prima che ti arrivi il ricambio. Per non parlare del fatto che se acquisti, come è successo a me, un mezzo che non è disponibile sul piazzale del concessionario sai quando dai l'anticipo e non sai quando potrai vedere il tuo nuovo mezzo. E non c'è modo di comunicare con la fabbrica (parlo della nuova Laika) perché, a dispetto di una centralinista gentilissima, l'ufficio commerciale e customer satisfation inventano tutte le scuse (sono perennemente in riunione) per non rispondere al telefono o alle ripetute e-mail che ho inviato. Però, se fossi un acquirente tedesco o norvegese troverei il mio mezzo disponibile sul piazzale del concessionario, perché il 90% della produzione e' destinato ai mercati nordici. Quindi, ritorno alla domanda precedente: quanto ci conviene diventare un paese attraente se il prezzo da pagare e' quello di non poterci permettere di potere comprare i prodotti che produciamo? Fimilaz
Qualche verità, soprattutto quella dei figli, molti concetti ma ne manca uno basilare. Quello che, odio il termine ma siamo in periodo di globalizzazione.
E lo confermi con la tua esperienza lavorativa, lo svilimento è anche dovuto al progresso (informatica). Piuttosto c'è da chiedersi perchè devo pagare salato quello che per il fornitore (banca) è il costo di una "transazione" di un mainframe da tempo ammortizzata tra gli investimenti informatici.
Fossero solo Laika, o Rimor o Arca. Abbiamo marchi storici come Pininfarina, Giugiaro, MV Agusta, Ducati, Lamborghini.
Più molti della moda (es. Loro Piana), dell'alto di gamma (es. Bulgari), dell'alimentare (es. Star). Chi più ne ha ne metta.
Tornando ai camper, in qualche caso, senza l'intervento straniero alcune realtà avrebbero probabilmente chiudere con pesanti ripercussioni sulla manodopera. Chiudere proprio perchè limitati al mercato nazionale.
Da vent'anni almeno vagabondo all'estero. Bene, fino a qualche anno fa, mezzi di produzione nazionale erano delle mosche bianche. Magari uno o due McLouis.
A partire da un paio, capita giornalmente di vedere Laika, Rimor e altri marchi in Francia piuttosto che in Germania.
Prima erano solo Rapido, Challenger e Pilote da una parte, Hymer, LMC e Euramobil dall'altra.
Secondo me, non tutto il male viene per nuocere.
Un esempio di mercato solo nazionale è Kabe (ottimi mezzi) in Scandinavia. Guarda caso se lassù vedi due camper, uno è Kabe ma l'altro Hymer.
Che scandinava non è.
Max
p.s. Non so se sia cambiato qualcosa ma ai tempi dell'affare Hymer/Laika si parlò dell'acquisizione del 75% del pacchetto azionario, il 25% rimase italiano.