Inserito il 28/10/2014 alle: 19:29:16
Questo matrimonio s'ha da fare o daffare?id="size3"> Puntata numero otto e abbattuta!
Segue dalla settima.
Nel frattempo Uan al rimessaggio era indeciso tra una ventenne canadese in puro cotone color cachi forse poco esperta e una rulotta portoghese vissuta a carreggiata allargata che la diceva lunga sulla conoscenza dell'arte divaricante. Non era una questione di prezzo, ma sicuramente sarebbe stata l'ultima occasione per sparare la cartuccia prima di riporre il fucile libertino a favore di un più casalingo revolver a sei colpi: uno al giorno e la domenica rulotta russa... ahahahahaha ( a volte... anche gli autori ridono!)
Decise per la mignotrulotta. In fin dei conti anche lui da poco tempo aveva assaporato le gioie del sesso itinerante. Lei era molto grassa e larga, appoggiata al doppio asse a telaio allargato, rinforzato e alkomodificato. Dotata di due grossi bomboloni anteriori che la costringevano ad una posizione leggermente divaricata. Con quelle bombole lì ci sarebbe stato davvero da divertirsi. E poi aveva un gavone arrotondato davvero enorme. Ci sarebbe stato posto per un paio di amici. Così almeno pensò Uan mentre alzato il cofano tirò fuori l'asta.
Lei scoppiò a ridere: Uei te, con quell'asta lì dove credi di andare, ahahhahahah, povero nano. Non è buona manco per attaccare manifesti. Uan non replicò, se la prese in mano e l'accarezzò dolcemente. Sapeva che Virgin l'aveva apprezzata e non aveva obiettato per le dimensioni, per lei era davvero tanto. Poi si ricordò di aver letto su Col che lì tutti si vantavano di averlo lungo, grosso e pure profumato. Prese dall'armadietto dell'eudecologn e se ne spruzzò mezza boccetta.
Salutò la megera (lui sì che era molto educato nonostante la provenienza camperistica), girò il volante dalla parte opposta e partì alla ricerca di una vineria. Ne aveva davvero bisogno.
All'imbocco del Szèchenyi Lànchid meglio noto come “Il Ponte delle Catene” trovò quello che faceva per lui. Una cantina sociale. Entrò nel parcheggio e salutando i colleghi al bancone ordinò una damigiana di Refosco dal peduncolo rosso. Non l'avevano e l'oste glie ne propose una di Tokai. “A fa l'istèss” disse Uan, uno davvero di carattere allegro e disponibile.
Mentre tirava dalla canna delle sorsate degne di riempire il serbatoio di una Panda, vide in lontananza un trattore. Gli sembrò di riconoscerlo e chiese all'oste chi fossero quei due seduti in cabina. “Quelli, sono contrabbandieri” E' una coppia di identità sconosciuta, non hanno nome ne cognome, ne indirizzo. L'unica cosa che sappiamo è che parlano un dialetto strano, farcito di termini montanari, anzi prealpini. Si dice che abbiano una vigna nel nord Italia dalle parti del Monte Palla e che abbiano prodotto un gran vino. Un crù da concorso”
Senti oste, disse Uan, ma il nome santoydiabla non ti dice niente? L'oste si lasciò cadere sulla panca di legno mandandola in frantumi. Ecco, ecco chi sono. Adesso me lo spiego. Sono tuoi paesani vero Uan? Eheheheheh... più che paesani direi parenti molto stretti... Uan pagò la consumazione e ingranando la quinta si mise sulle loro tracce. Ma il traffico congestionato sul ponte lo rallentò e il trattore infilandosi nelle strette stradine del centro, sparì per sempre dalla sua vista.
Ma lui non aveva ancora consumato. L'addio al celibato si era fatto più difficile del previsto e il serbatoio ancora purtroppo pieno. Girovagò per Buda senza meta, guardando le vetrine così tanto per passare il tempo. All'angolo della piazza delle terme, luogo molto frequentato dai turisti notò una rulotta ferma con una gomma a terra. L'auto che la trainava l'aveva lasciata lì in disparte e se ne era andata forse a cercare un gommista. La rulotta era francese e Uan si rallegrò: lui sapeva quella lingua e attaccò subito discorso.
Bongiur giolì, ma com la và? Cheschè tu fè avec la gom a tèr?
“Me son bechè un chiòd, porsce la misuar e man lasciàt issì sul selciàt, sol solèt.”
Ullallà rispose Uan facendo scendere il gradino. Ma com, ti han lasciàt sola solèt in quest luog di perdissiòn? I se vièn il lupòn? Com la metiàm?
“Magàr venìs il lupòn. Son du mès che non scòp. Tèng perfìn le ragnatèls sul davànt de la pòrt” rispose la rulotta transalpina.
E Uan: pà de problem, ge suì lo spazìn. Mo vediam com far. Tu preferìs prim sul davant o lè istèss?
“Me nun ce siàm ancor presentàt. Muà m'apell Clistère e vu? “
Sarei tentàt di risponder Kakà Diarra Okaka Van de Korput Gago Strunz e Lukaku coms i giugador de la bala, ma ciàmam Uan que se meior. Cèrt che tua nòm sé tut un progràm: Clistère, trop bèl. Ma sent, lo volevam fuar un rujòn de pàns muà e tuà?
“ O ui, se bòn. Aspèt che me càv la biciclèt dan le baùl e pois tù me vièn dèntr? Ochey? Bòn.”
Uan aprì il cofano e si accarezzò l'intercooler. Stavolta avrebbe davvero consumato. Non in modo tradizionale ma caspita era la prima volta per lui dalla parte contraria e ricordandosi quando Virgin gli infilò il timone con la rotellina e il duro freno a mano con pulsante in testa, cantò:
Chi ha avuto, avuto, avuto, chi ha dato, ha dato, ha dato, scurdàmmoce 'o passato, simmo a Budapest paisà.
Non fece tempo a mettersi in posizione che si vide attorniato da un nugolo di donne di mezza età. Facevano parte del comitato: “NO camper in Buda, no rulotte in Pest.” Rom, zingari e itineranti tornatevene in Italia. Lì sarete accolti, sistemati, pagati, pensionati e mutuati. Operazione Campernostrum è al vostro fianco. Approfittatene.
Uan si arrabbiò di brutto. Una per volta infilzò tutto il comitato, senza un attimo di respiro. Aveva 120 litri nel serbatoio da vuotare e dopo un paio d'ore giacevano tutte a terra col dito in bocca. Bono, italiano, molto bono. Umhhhh... La presidentessa prese un grosso pennarello che teneva in borsa e che usava per passare il tempo in solitudine e modificò lo striscione: “ Rulotte in Pest? Non fregare niente, ma camper in Buda noi volere continuamente”
Uan pensò ai lettori di Col. Chissà se mi ringrazieranno una volta tanto per il grande favore che gli ho fatto. Adesso potranno venire da queste parti senza paura di essere allontanati come pezzenti. Si rivestì chiudendo il cofano, accese l'aria incondizionata e si avviò verso la chiatta che l'avrebbe riportato a Pest, dove forse, ma non era sicuro, Virgin era lì che l'aspettava.
Ma prima d'imbarcarsi una pattuglia della Rendorsèg, la temibile polizia ungherese gli intimò di fermarsi.
Uan salutò ma non ottenne risposta. In due scesero dall'auto di servizio, aprirono il baule e tirarono fuori quattro piastre e dei cavi elettrici. Le appoggiarono a terra davanti alle ruote del camperuan e fecero cenno di salirci sopra molto lentamente. Era la famigerata pesa, vero terrore dei camperisti, quelli che sanno ma se ne fregano, quelli che comprano autentici pachidermi tanto non ci fermeranno mai. Insomma, il 98% dei viaggiatori itineranti tribali nostrani.
Uan salì sulle quattro piastre: Il display a grandi numeri rossi sentenziò: 3499 Kg. Pfiuiiiii... era in regola. I poliziotti davvero infastiditi per non avere preso in castagna un pezzente italiano si congratularono beffardi maledicendo e insultando per il mancato sequestro del mezzo. Uno di loro rivolgendosi a Uan disse. Tukulo compagno. Tu serbatoio vuoto. Io sapere dove svuotato: comitato vero? Andare via prima che io fare te stesso scherzo.
La chiatta era pronta a partire. Uan si accese un sigaro cinese che gli scoppiò sul cruscotto. Lo buttò in acqua e i pesci vennero a galla: morti. Ma sorrideva. Aveva finalmente consumato e tanto. Talmente tanto che Virgin non l'avrebbe creduto...
Virgin non l'avrebbe creduto...
Questa è solo l'ottava puntata. A pois o a frappè. L'orario della prossima sarà a sorpresa ma sempre sullo stesso canale. Non mancateci... siamo un facile bersaglio ![:D]
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santoydiabla: il tutt'uno di noi due