CARAVAN SALON
A Settembre ho conosciuto Maria Pia, una ragazza spettacolare e bellissima escort itinerante. Lavora in fiera a Dusseldorf, e precisamente al Caravan Salon. Ma non è come pensate. Anzi, la sua serietà e professionalità è riconosciuta da tutti e in tutto il mondo. Infatti è lei la star e con solo un piccolo difetto che poi difetto non è: ama forse troppo il suo lavoro di hostess allo stand della Enterprise, riservatissima casa costruttrice di motorhome, modello unico ed esclusivo di fascia spaziale. Io non ero lì per caso ma perchè ci sono capitato volendolo. Cercavo un furgonato e mi sono ritrovato davanti ad un'astronave. E ci ho pure provato a salirci sopra, ma mi è andata male. Però non ho perso del tempo: ho imparato che a volte senza conoscere si è portati a criticare. Tutto sbagliato, tutto da rifare.
Avete presente in fiera quando è esposto un modello stratosferico ma che per poterlo ammirare all'interno è necessario farsi accompagnare dal personale? Ed è quindi off-limits per la maggior parte dei terracquei campertristi sognatori senza un piurlo in saccoccia come me? Sì, esatto. Tutti noi e senza offesa penso anche la maggior parte di voi. Già per farsi riconoscere allo stand bisogna esibire quei pass portacarte di credito da 64 posti senza neanche uno spazio vuoto e consegnare non il proprio iban, non basta, ma il certificato stesso di proprietà della banca o delle banche.
Maria Pia è l'addetta al ricevimento Vip o Uips come preferisco chiamarli. Selezione rigorosissima e senza possibilità di fare i furbi. Soltanto uno di loro al mondo e per quell'anno potrà tornare a casa sull'astronave. Il prezzo è un dettaglio senza alcuna importanza. E' l'esclusività che conta. Che sia miliardario o sceicco, direttore dell'inps o politico, dopo un numero primo contano gli zeri, eccome se contano, non come mi avevano fatto credere a scuola.
Io che sono andato in fiera e tra zainetto, depliant, borse di plastica e bottiglietta di minerale d'ordinanza non ho avuto più spazio per le carte di credito. Infatti non le ho neppure. Mi è stato concesso dalla mia banca che è molto differente dalla vostra, eccezionalmente per la trasferta un bancomat a prelievo illimitato: 5 euro di spesa giornaliera. E perciòdunque nello zainetto sono stato costretto a tenere un mega portaspicci da dove poter attingere alle necessità quotidiane.
In fiera poi le necessità quotidiane sono tre: pipì, coda e paninazzo. Prima o dopo non ha importanza e alternando l'ordine dei fattori il risultato non cambia. Sperando naturalmente che non ti scappi la pipì se sei in coda al bar in attesa del paninazzo. Solo che di solito io che mi ritengo furbo riesco a fare pipì gratuitamente anche se nei locali preposti c'è un inserviente, un tavolino con sopra una ciotola. Di solito nella ciotola ci si mettono le monetine. Di solito. Io invece le prelevo e così posso farmi a sbafo il panino di wurstel con crauti e senape che inevitabilmente alla prima morsicata si distende implacabile sulla camicia nuova, quella della festa.
Ma almeno posso dimostrare che l'italiano camperista medio inferiore, quale sono, all'estero non bada a spese e sarebbe ora di sfatare la storia di pizza e mandolino. Siamo anche wurstel e tromba e poi capirete il perché. Tornando al discorso, Maria Pia è dunque la trombatrice, ops scusate, volevo dire l'accompagnatrice dei facoltosi clienti di quel pregiato marchio. Davanti alla folla con sguardi da pesce bollito lei con eleganza e trasparenza (di divisa) e delicato gesto sgancia la catenella in oro zecchino posta sulla porta d'ingresso e fa salire il cliente per la visita al suo prossimo appartamento, anzi, suite a cinque stelle lusso itinerante.
Quando la catenella viene riposizionata, la folla si squaglia a testa bassa pensando che sì, sarebbe meglio tentare il suicidio collettivo. Tanto per risparmiare nella sepoltura. Io invece non demordo e continuo imperterrito a sostare davanti alla porta sperando che magari la divina acconsenta di farmi salire per cercare di capire. Ma l'ospite Uips invece non andrà a curiosare subito nel cesso come facciamo noi. Non si fregherà le manopole del fornello come facciamo noi o la lampadina del mobiletto come facciamo sempre noi. Per non parlare dell'accendino. Io in casa ne ho una trentina: esattamente come il numero di fiere visitate e di tutti i modelli: dal ducato al transit, all'iveco passando per crafter e mercedes. Mi manca il Man ma solo perchè come accendino ha un lanciafiamme proporzionale alla sua lunghezza.
Ed ho assistito, in piedi, ma ho assistito. Intanto l'ospite è stato fatto accomodare in dinette mentre Maria Pia prelevava dal reparto cantina un magnum di champagne millesimato a temperatura equa e solidale. Dalla dispensa poi fece uscire in serie prelibatezze culinarie da chef stellato: Stuzzichini di caviale Malossol, aragoste tenute vive in attesa di giudizio, ostriche freschissime consegnate da apposito elicottero che munito di verricello e cedendo cavo faceva entrare dal maxi oblò direttamente in tavola il cestino di Fines de claires, per non parlare dei bocconcini di rara arte pasticcera.
L'ospite compunto ed educatamente seduto a tavola evidentemente deve aver gradito, vista la quantità ingozzata. Maria Pia sempre discreta osservava e sorrideva mentre dall'esterno anch'io provavo ad agitare il mio wurstel con crauti e la bottiglietta di minerale chiedendo un impossibile cambio merce alla pari. Purtroppo i doppi vetri ovattavano la risposta e non è dato a sapere se la transazione sarebbe stata possibile. Mi parve però di sentire una flebile vocina che mi mandava da qualche parte e mi toccò voltarmi chiedendomi se avessi sentito del fruscio o movimento sospetto alle mie spalle, ma poi mi rassicurai toccandomi: era tutto a posto e di rotto per ora non c'era niente.
Poi ho assistito in piedi sul vaso dei fiori al clou della visita: la chambre matrimoniale. Appesa o sospesa o a penisola o di traverso o alla francese. Ed è a questo punto che Maria Pia entrò in gioco. Il Uips le chiede di giacere con lui per provare la consistenza. Non la sua, ma quella del materasso. Luci a led accese e soffuse, musica di sottofondo e spogliarello integrale con le note di “nove settimane e mezzo”
You can leave your hat on…..
Quella sì che è vita ragazzi, altro che giggi dalessio... Il Uips attendeva in mutande d'alpaca extravergine con in mano un flute di Louis Roederer Cristal. Rendo bene l'idea? Io davo già fuori di testa solo nel vedere attraverso lo spioncino della centralina, l'etichetta. Poi sono spariti dalla vista della telecamera nascosta chiudendosi dietro di se la porta scorrevole motorizzata. Credo che poi si siano distesi. Non penso l'abbiano fatto in piedi anche perchè la cavalcata delle valchirie è durata nientepopòdimeno ben 42 minuti e 26 secondi. Non proprio una sveltina, vero? Nel frattempo le tapparelle elettriche che avevano isolato il fortunato dal resto del mondo si sono alzate facendo intravvedere un uomo felice. La sua dentatura d'oro era illuminata a giorno.
Cosa possa essere successo nessuno lo saprà mai anche perchè le sospensioni ad aria avevano fatto il proprio sporco dovere. Nessun rumore, solo ogni tanto l'accensione del condizionatore. Poi eccoli tornare in campo: dallo scorrere della cascata capisco che sono andati sotto la doccia, questa volta non separata ma biposto, massaggiante, tonificante e pulsante. Ho solo notato col sorriso bast.ardo che mi contraddistingue un dipendente della ditta controllare dall'esterno che il solito buontempone di camperista italiano che passava per caso da quelle parti con moglie, sei figli, genitori, suoceri, cognati, dobermann in braccio e chihuahua al guinzaglio, non avesse fatto lo scherzetto, quello di aprire le altrui valvole come succede di solito nottetempo in area di sosta.
Alla fine di tutto ciò che comunque è tantissimo, Maria Pia accompagnata dal suo gradito ospite ancora spettinato, scese l'elettronico scalino foderato di pelliccia umana, tornando sulla madre terra recandosi, tra raffinati tappeti persiani, nell'ufficio riservato dove avverrà la transazione dell'importante acquisto, oltre al riconoscimento ipso facto della paternità dell'eventuale nascituro al quale per contratto verrà dato il nome di una stella o astro nascente. E Maria Pia dopo aver ricevuto un cospicuo assegno per il disturbo si accomiaterà felice e contenta in attesa della prossima fiera che come ben sappiamo si svolge ogni anno.
All'uscita dall'ufficio Maria Pia mi sorride. Sa che ho sbavato per due ore, penso si veda dalla gola secca e incartapecorita, di color giallognolo stinto e non bella rubiconda rosso pomellato com'ero quando sono arrivato. Mi prende per mano facendomi cadere i depliant e la bottiglietta d'acqua e mi porta fuori dalla bolgia su su fino al ristorante all'ultimo piano, talmente esclusivo perhè lì ci mangia solo la gente che mangia anche senza saper mangiare, ma che ha mangiato talmente di quel tanto senza lavorare per poter lì mangiare. Ma ammè chemmefrega... io ciò lei e questo mi basta.
Ci sediamo guardandoci negli occhi. Lei non sa però che io ho una specie di congiuntivite che mi permette di poter guardare altro mentre guardo negli occhi e cioè anche sotto il tavolo. Se ne accorge però perchè improvvisamente accavalla le lunghe gambe mostrando che niente al mondo di suo è così naturale che mi si incrociano gli oci. Il maitre molto riservato chiede se abbisogno di collirio. No, grazie, rispondo educatamente. Semmai a fine pasto.
Maria Pia sceglie con calma il menù alla carta pergamena e io la lascio fare e quando allungo con una scusa la mano sotto dalle sue parti è lei che lascia fare. Improvvisamente si sfila il tacco dodici e risale col suo piedino tutto lo stivale: da Mazara del Vallo a Gemona del Friuli, suo paese di mona. Mentre sto per prendere fuoco il maitre sempre molto riservato se ne accorge e mi rovescia in testa il secchiello del ghiaccio. Maria Pia ride di gusto. Io invece avrei ucciso. Arriva l'aragosta in bellavista e tra un piedino e uno spruzzino ce la sgranocchiamo tutta intercalandola con la morbidezza di ostriche freschissime che mi ricordano continuamente cosa vorrei da lei. E cioè lei!
Finita le leccornie in tavola passiamo alle leccornie a letto dove credo di ritenermi provetto. Infatti pare gradisca perchè il miagolamento si fa più intenso. Purtroppo il solerte e discreto maitre questa volta non c'azzecca. Ci arriva infatti un vecchio scarpone che sconquassando la porta ci fa perdere l'attimo intenso. Avevamo lavorato entrambi per arrivare alla sogliola del piacere e ci stavamo riuscendo ma a causa del botto finimmo ognuno per conto suo. Per fortuna scambiandoci gli arti superiori.
Chiesi come avrei potuto sdebitarmi per la piacevolissima serata ma lei di colpo svanì nel nulla. Mi sentì battere sulla spalla. Era l'addetto alle pulizie dello stand. Signore, mi disse in tedesco... Si svegli, dobbiamo chiudere. Poi raccolti i depliant da terra e la bottiglietta d'acqua minerale vuota e guardandomi incacchiato me li consegnò facendomi segno dov'era il cestino. E scrollando il capo si avviò verso l'uscita bofonchiando un qualcosa che forse parlava di noi italiani. Sicuramente male.
Caracollando sulle mie scarpe da tennis ancora sporche di terra rossa da quando giovane raccattapalle calcavo i famosi campi del Roland Garros di Casalpusterlengo sul Lengo, mi avviai a piedi verso la stazione. La tradotta Dusseldorf - Parma mi avrebbe lasciato a due passi da casa. Ma sorrisi soddisfatto perchè in tasca mi ritrovai la fotografia di Maria Pia. Nel lungo viaggio in piedi, lei mi avrebbe fatto compagnia. [:D]

Cari amici. Questa è davvero l'ultima storiella che vi raccontiamo per farvi passare qualche istante in allegria itinerante: questa sconosciuta. [:)]
Domani in giornata ci sarà l'addio e saprete il perchè... Stay tuned [;)]
Buon week end [:)]id="navy">id="size3">id="Comic Sans MS">
santoydiabla: il tutt'uno di noi due
Modificato da santoydiabla il 13/12/2014 alle 13:54:15