Non erano manco le diciassette che il campanile del paese laggiù in basso batteva le diciotto. Aveva fretta di finire la giornata e farsi una doccia calda in quanto era stato avvolto completamente dalla fitta nebbia e per tutto il giorno. Noi in vigna invece stavamo finendo di arrotondare tutti gli acini avanzati che non erano venuti su bene. A noi piacciono: l'ordine, la geometria e la cura del dettaglio.
In questi giorni dobbiamo tenere sotto controllo il mosto, un tipo tosto a cui piace bollire solo in presenza di musica tribale. Ma il bombardamento ritmico sempre asfissiante e uguale ha finito per romperci las maracas e così abbiamo diffuso in vigna solo musica sacra. Siamo noi, siamo noi, i profani siamo noi... Quel grido di guerra non ci giungeva nuovo, infatti ci raggiunsero anche i vecchi vicini di vigna con tanto di campanacci e zampogne.
Qual buon vento amici, a cosa dobbiamo la vostra gradita visita? Pessimo vento, anzi si annuncia tempesta dice il capo bestiame Giuseppe che fa due lavori: uno al verde e uno in nero e che ha appena transumato dall'alpeggio. E' arrivato l'inverno in anticipo sul calendario, ma soprattutto l'inaspettato freddo: guardate! Presi dal lavoro non avevamo ancora alzato lo sguardo verso i monti che spolverati di neve fresca parevano clienti in attesa di farsi la barba nella sua bottega di antico mastro premiato con la medaglia d'oro alla fiera internazionale del callifugo.
Giuseppe era di tutto un po': Camperista stanziale, coltivatore di..letto, barbiere, estirpacalli, pastore di pecore e capre, giocoliere, schiacciacomedoni e rigattiere.
Giuseppe serviti pure, bicchiere e bottiglie sai dove sono. "Grazie amici e ridendo si avvia in cantina per poi riemergere con una decina di bottiglie: una per dito." Giuseppe ma sei pazzo? Devi aprire bottega domani mattina. E' giorno di mercato e in tanti aspettano di tagliare capelli, baffi e barba. Poi hai preso su una mescolanza di vini a casaccio. Sicuro di star bene?
"Devo bere per dimenticare, ci dice sconsolato. Rebecca mi ha lasciato". Rebecca? Mai sentita. E neanche ci risulta che sia arrivata ultimamente. Per scendere dalla montagna il passaggio qui in vigna è obbligato. Sai benissimo che è l'unico sentiero e la strada qui finisce. A malapena ci arriviamo col camper.
La tenevo nascosta, non volevo che si sapesse in giro. Nascosta? Per tutto questo tempo? Se non ci sbagliamo sei su in alpeggio da Pasqua. Infatti, proprio da quel periodo che ci siamo messi insieme. E come mai non ce ne hai parlato? Era proprio necessario tenere il segreto? E se avesse avuto bisogno di qualcosa, di aiuto o magari del medico, ti sembra di aver fatto una cosa giusta?
"Rebecca godeva di ottima salute e poi non aveva bisogno del medico". Ah questo lo dici tu, caro Giuseppe. In montagna basta una puntura di vipera per morire, lo sai no? Poi perchè dici godeva e aveva, hai disimparato l'italiano per caso? "Infatti è morta.." Cosaaa? Morta? "Sì, è stata proprio punta da un boa che poi se l'è divorata. Una fine atroce". E mentre lo diceva singhiozzando non riusciva a trattenere le lacrime di coccodrillo che poi a ben vedere è una storia da sfatare. Mai visto i coccodrilli piangere.
Senti Giuseppe, stasera non ci sembri tanto a posto. Dicci cosa è successo veramente su nell'alpeggio.
"Ma è la verità, ve lo giuro sulla damigiana che avete più cara in cantina. E' morta la mia Rebecca, dovete credermi".
Pronto carabineros? Buenas noches... Sì siamo noi. Dovremmo denunciare una morte sospetta. Sì, no, non qui in vigna ma su nell'alpeggio. Giuseppe dice che si chiamava Rebecca. Sì, Giuseppe è qui con noi. Venite appena potete. Grazie, sera...
Il fuoristrada lampeggiante arriva dopo qualche tempo. Il maresiallo Galbani e lappuntato Buitoni ci vengono incontro. Ma noi giriamo a destra e facciamo perdere le nostre tracce. Vogliamo che sia Giuseppe a raccontare la verità, tutta la verità nient'altro che la verità: la menzogna!
Facciamo finta di continuare il lavoro ma allunghiamo le orecchie per fortuna così malleabili da passare sotto la soglia della porta, risalire il muro e nascondersi dietro il coperchio della pentola a pressione appesa tra mestoli e schiumarole. Giuseppe si è ingrippato. Non parla più e si fa la pipì addosso. Saranno le divise, sarà il turbamento ma in un battibaleno ci bagna il pavimento.
Los carabineros sono pazienti e attenti. Prendono appunti, confabulano, interpellano la centrale. Senta Giuseppe, dice il maresiallo Galbani: la faccenda è affacendata, ormai lei è compromesso, si sbottoni e dica quello che sa. "Come vuole maresiallo.." Si alza dalla sedia, si sbottona la patta e mette sul tavolo l'arma del delitto.
Ma Giuseppe cosa sta facendo, grida lappuntato che aveva puntato l'occhio sul tavolo. Questo è oltraggio al pudore, verrà denunciato per atti scemi in luogo pubblico... "No, scusatemi ma non ce la faccio più a mentire. Ebbene sì l'ho uccisa io, con questo".
Vero è che l'arma di Giuseppe era di grande calibro ma non sarebbe mai riuscita ad uccidere. Ci vuole una forza bruta e una violenza inaudita, cosa che il mite Giuseppe non aveva mai avuto. Non era nel suo carattere. Lui, anzi, era piuttosto arrendevole e sottomesso con le poche donne frequetate e Rebecca non avrebbe fatto eccezione.
Dopo un po' sentiamo volteggiare in aria le pale di un elicottero abilitato alla guida notturna. Gira intorno alla vigna cercando di trovare un punto d'atterraggio e noi corriamo fuori facendo segno con la pila ad acetilene che nel retro c'è uno spiazzo dove di solito parcheggiano i camper dei nostri amici che ci vengono a far visita.
Scendono i Rexos in tuta metallizzata con lo stemma della cagnetta sulla fascia che portano al braccio destro. Hanno valigie e borse e mentre l'elicottero raffredda la turbina in fila indiana per due come i tre moschettieri che poi erano quattro, si infilano in cantina. Giuseppe prende fiato dopo aver bevuto un fiasco e ripete come si sono svolti i fatti mentre noi portiamo in tavola i piatti. Sarà una lunga notte e sentiamo il bisogno di mettere qualcosa sotto i denti, per cui prepariamo salumi, formaggi e bruschette saporite, stappiamo le bottiglie e ci sistemiamo in mezzo a loro Siamo proprio curiosi di capire cosa abbia davvero combinato quell'uomo.
No erano manco le cinque che il campanile laggiù i basso batteva già le sei. Aveva fretta di iniziare la giornata e bersi un forte e nero caffè bollente in quanto era rimasto avvolto nelle nebbia tutta la notte. I Rexos si erano appisolati sul tavolo mentre maresiallo e lappuntato riposavano le stanche membra sul divano. Noi dormivamo un sonno profondo e Giuseppe... era scomparso.
Allarme generale, caccia all'uomo. S'udivano conversazioni telefoniche tra la centrale e il capo dei Rexos e dettare ordini comprensivi di signorsì urlati come frustate. Poi lui si toglie la cagnetta dalla fascia all'avambraccio e le comanda di andare in perlustrazione. Il maresiallo ci chiede dove secondo noi potrebbe essersi nascosto. Nell'alpeggio, maresiallo. L'unica sua casa, l'unico suo mondo. Avete ragione, andiamo su.
Due ore di mulattiera e finalmente riusciamo ad arrivare dove “viveva” sei mesi all'anno il Giuseppe. Ci aspettava, con una vanga in mano. "Ecco, l'ho seppellita qui la mia Rebecca". Il capitano dei Rexos lo invita a sfogliare una sfilza di fotografie di giovani donne scomparse o presunte tali. Ma Giuseppe si rifiuta. "Scavate qui e la troverete" mentre si allontana per soffiarsi il naso con il panciotto di cotone a coste.
Lappuntato scava. Scava e scava e non spunta niente: Men che meno il cadavere della giovane Rebecca. Ad un certo punto affiora un tegame. Scoperchiano la pentola e dentro ci trovano delle patate cotte in umido. Giuseppe, cos'è sta storia. Adesso è il capitano dei Rexos quello che sta perdendo la pazienza. "Scavate, è lì che ho sotterrato la mia Rebecca".
Sono in quattro i carabineros a scavare. Affiora un bottiglione mezzo pieno di vino rosso, una mezza forma di pane casereccio e poi di colpo buttano in terra le pale voltandosi verso il Giuseppe che nascondeva gli occhi per non guardare. Una pecora ancora integra... ma che aveva subìto violenza. Giuseppe piangeva... "l'ho uccisa io con questo..." e si toccava. "Lei non voleva ma io da troppo tempo non usavo questo" e lo indicava col dito. "Mi sfuggiva ma lo rincorrevo con questo e più parlava e più si agitava. Poi è inciampata e io gli sono salito sopra sempre con questo e l'ho violentata..."
I carabineros ammutoliti avevano un espressione tra il dramma e la farsa, risate soffocate e frasi digrignate fra i denti Il capitano dei Rexos prede sottobraccio Giuseppe e lo fa salire sull'elicottero. Turbina al massimo e decollo verso la nostra cantina sociale equa e solidale. Giuseppe firma il verbale e si avvia verso la stalla. Era un omicida e tutti lo sapevano. Sulla porta trova la Mariuccia, una contadina quasi ottantenne che lo abbraccia e gli dice. "Vieni di là sul fieno che ti faccio vedere io com'è fatta e come si fa."
Giuseppe alla festa del paese si presentò sbarbato, profumato e vestito a festa e a braccetto della sua Mariuccia. Sono diventato padre, gridava felice ai quattro venti e tutti batterono le mani contenti. Mentre Mariuccia arrossiva nel mostrare la sua piccola creatura che teneva in braccio avvolta in una copertina rosa fatta all'uncinetto: una splendida pecorella tutta suo padre...[:D]
santoydiabla: il tutt'uno di noi due
Modificato da santoydiabla il 10/10/2014 alle 14:34:49