Da Palace Princier i vostri inviati qui a Montecarlo che non avete inviato ma che si sono inviati da soli...
Biril Ciapalamàcia era uno sbrodolone. Ricchissimo da far paura anche a se stesso quando contava metodicamente i soldi tutti di piccolo taglio, tutti in perfetto ordine di serie e numerazione. Una faticaccia se pensate, ma lui imperterrito passava le notti a sistemare, impacchettare, contare. All'alba non si recava in bagno, ma era il bagno che si recava da lui.
Il gesto del conteggio con le dita le aveva provocato una specie di paresi alla mano destra, quella che utilizzava per le più comuni e abituali necessità giornaliere. Bersi un caffè, grattarsi il naso, scollarsi la slippa dalle chiappe, mangiare e detergersi con la carta igienica. A volte anche per salutare o prelevare qualche oggetto. Era privo della sinistra e la protesi biomeccanica in pioppo elettrosaldata gli consentiva solamente poche operazioni prensili, come ad esempio scaccolarsi o impugnare un volante.
Al seguito aveva sempre una cameriera in topless di nome Detersa che trainava un baule ruotato pieno di biancheria intima di ricambio, saponi e detergenti, spray antimacchia e aspira liquidi quando questi si intrufolavano nei meandri di Biril.
Uomo itinerante aveva però una repulsione per roulotte e camper. Lui si era fatto costruire un pickup particolare con cellula scarrabile e quando decideva di giocarsi una parte della sua fortuna qui di Montecarlo la piazzava proprio davanti all'ingresso appendendo sulla porta tanto di concessione e autorizzazione edilizia per lo sfruttamento di eventuali giacimenti petroliferi, in modo da evitare inutili discussioni con i camperisti che a tutti i costi volevano emularlo parcheggiando i loro bestioni tra le aiuole (anzi sopra) fiorite della Place du Casinò.
Oggi alle quattordici e quaranta ora regale, mentre eravamo seduti al tavolino all'aperto dell'Hotel de Paris intenti a gustarci un caffè in tazza grande, due praline di cioccolato e qualche biscottino dando continuamente un'occhiata al conto che come un tassametro continuava a lievitare in base alla permanenza effettiva su quelle principesche sedie, vediamo arrivare questo pickup di origine sovietica post bellica con sopra una cellula davvero spettacolare.
Sistemato in doppia fila tra Ferrari e Lamborghini, Rolls Royce e vecchie Trabant dei nuovi ricchi, il tipo, chiamiamolo il tipo tosto lo vediamo scendere con fatica dal settimo cielo e con uno schiocco di dita (sempre della mano destra) “ordinare” alla cellula di scarrarsi da sola.
(apriamo una paresi: a noi poeti e scrittori erranti mendicanti a volte vengono fuori delle parole che lo Zanichelli ancora non annovera. Per esempio “scarrarsi le palle” oppure, oggi mi sono proprio scarrato, non lo dice ancora nessuno. Prendete nota, è gratis.)
La cellula così scarrata sempre in modo autonomo apre e chiude a compasso le finestre ricambiando il saluto della nobile folla sempre presente da quelle parti e si parcheggia a fianco di una Bentley che sentendosi così sminuita si mette in moto da sola e in retromarcia decide di farla finita gettandosi tra gli anfratti del porto, laggiù in basso.
L'uomo che poi verremo a sapere chiamarsi appunto Biril Ciapalamàcia in completo bianco natale, mocassini bianco giglio, calzini in angora e panama original autentic in testa, seguito dalla devota Detersa e rispettivo baule ruotato, viene verso di noi e si siede ad un tavolino libero proprio vicino al nostro.
Educato inchino e augurio di un buon pomeriggio che ricambiamo alzandoci dalla sedia e facendo il gesto dell'ombrello che non avevamo perchè da quelle parti il tempo è sempre bello. Undici cameriere vestite solo di trasparentissimo e sofficissimo chiffon gli vengono incontro mettendosi in semicerchio in attesa dell'ordinazione.
Ordina un Calvados con molto ghiaccio e una bottiglia grande di passata di pomodoro. Le ancelle ringraziano scomparendo dalla vista. Tra di noi commentiamo l'assurda ordinazione a voce bassa ma Biril forse presagendo l'inevitabile curiosità si volta e in perfetto greco antico: "Non preoccupatevi. “E'il mio lavoro”.
Rappresentante di passate, polpe e pelati? "No,no, risponde ridendo di gusto."
Vista la confidenza ci permettiamo di dissentire sulla combinazione Calvados-pomodoro ma lui con un cenno discreto e signorile consiglia di aver pazienza: di attendere.
Ecco che il cameriere, crediamo un generale di corpo d'armata viste le decorazioni sulla divisa, appoggia con discrezione e mestiere il Calvadòs, il piccolo secchiello in argento porta ghiaccio, il tovagliolo di fiandra ripiegato e poi svita il tappo della confezione di passata ma non la versa nel bicchiere: la appoggia delicatamente proprio sul bordo del tavolino in marmo rosa di Carrara.
Seguiamo con attenzione a chiappe sollevate due centimetri dalla sedia come al cinema quando sta per colpire l'assassino mentre lui ci schiaccia l'occhio facendoci capire che il bello deve ancora venire.
Infatti una coppia di tedeschi che dire obesi è fargli un complimento si destreggia elefantemente tra fioriere e tavolini in cerca di un posto libero. Ma purtroppo commettono una sbadataggine perchè senza volerlo toccano inavvertitamente il tavolino dov'era seduto Biril e la bottiglia di “pummarola” guarda caso va proprio a finire direttamente tra le gambe del povero uomo di bianco elegantemente vestito.
Lui non pare adirato ma si alza di scatto allargando le braccia senza profferire parola. Dovevate vedere la coppia teutonica. Non smettevano più di chiedere scusa, in tutte le lingue mai conosciute, cercando in qualche modo di ripulire il malcapitato che si guardava bene dall'aiutarli.
Direttore, maitre e personale dell'hotel accorsi prontamente cercavano di sistemare in modo decoroso l'incidente diplomatico. Poi li vediamo rientrare tutti e tre: i tedeschi e il povero Biril, seguiti a distanza dalla silenziosa Detersa e il suo baule ruotato.
Mezz'ora di silenzio ma noi incuranti del tassametro che acquistava sempre maggior velocità prosciugandoci il massimale del bancomat attendiamo con divertimento l'epilogo della disgrazia.
Biril ora vestito di verde salvia, mocassini e panama compresi, appare sulla soglia dell'hotel più bello ed elegante che mai. Si avvicina e si siede al nostro tavolo mentre le premurose cameriere portano un altro Calvadòs con ghiaccio ma stavolta senza pomodoro aggiunto. Ci squadra da capo a piedi e poi...
“Ragazzi, voi non siete quello che sembrate. Io me ne intendo. Camperisti? Piacere, Oreste Pautasso, di Orbassano sul Sano, provincia di Torino, detto Biril Ciapalamacia, e voi?
Dopo i rispettivi scambi di codici fiscali e tessere sanitarie, chiediamo divertiti... Ma lei... E senza lasciarci parlare...“Diamoci del tu tra poveri diavoli, e ditemi, cosa ci fate in questo luogo di perdizione?” Siamo qui per affari. E tu?
Biril risponde sorseggiando il Calvados: "Io lavoro qui. O meglio mi arrangio".
“E' una storia lunga. Due anni fa con un'amica decidiamo di goderci un bel weekend di sole e mare. Partiamo da Torino con il mio fedele Transit Rimor Koala del 1983, lo ricordate? Bene, arrivati qui a Montecarlo troviamo un buco e lo lasciamo lì parcheggiato. Dovevate vedere la scena. La terza guerra mondiale. Pensate che addirittura l'Air Force One era stato fatto decollare dalla base Edwards in California con a bordo l'abbronzato e tutto lo staff militare. Era stato il principe Alberto a richiedere l'intervento dell'ONU”.
“Ci vediamo circondare dai marines, racconta Biril, mentre sul tetto del Koala atterravano quelli della Folgore armati fino ai denti. Circondati da carri armati e cingolati russi con Putin ai comandi di un gigantesco elicottero Mil MI-26, il più grande del mondo mentre a terra gli artificieri provvedevano a infilare le bombe anticamper nei buchi delle talpe.
E tutto questo solo per aver parcheggiato. Ci arrestarono e liberati dopo sei mesi ma solo dopo aver pagato la cauzione: Un milione di dollari. Ho dovuto vendere tutto: casa, camper, amica e generatore. Ma quel giorno ho giurato a me stesso che i monegaschi l'avrebbero pagata cara.”
Nel frattempo era arrivata la devota Detersa che lasciato il baule e salutato timidamente si accomoda vicino a noi e ordina un caffè lungo, che gli viene prontamente portato direttamente in pentola.
“Mi sono inventato questo lavoro, continua Biril. Faccio finta di vivere sulla cellula ma non odio i camperisti, ci mancherebbe,lo sono stato anch'io, è che qui non possono proprio vederci. Fanno eccezione solo per i pickup delle compagnie petrolifere che come ben sapete ora sono quasi tutte russe e i monegaschi vanno molto d'accordo con chi porta tanti soldi. Ecco perchè ho i permessi di sosta e pure un passaporto ceceno naturalmente falso ”
Ma in cosa consiste il tuo lavoro, chiediamo sempre più affascinati dal racconto.
“Semplice. Mi fingo ricchissimo, vesto molto elegante e scendo nei migliori alberghi e poi come avete visto uso il trucchetto della passata... A volte pure la faccio passare per sangue. I facoltosi clienti dell'hotel convinti di aver combinato un disastro cercano di rimediare al danno offrendo cifre sproporzionate, che io mi guardo bene dall'accettare per qualche minuto. Ma siccome insistono... “
“E così mi diverto, giro il mondo, mangio, bevo e scopo il meglio che c'è in giro e sono abbastanza ricco da non avere più preoccupazioni: Mi sento davvero un uomo realizzato” E pensare che facevo il tornitore nel turno di notte in Fiat.
Non abbiamo parole. Riusciamo solo ad abbracciarlo e stringerli forte la mano stupiti da cotanta maestria nell'italica arte dell'arrangiarsi. Un mito il Biril Ciapalamacia. A proposito... “Ciapalamacia” in dialetto piemontese vuol dire “Acchiappalamacchia” ma forse l'avevate capito. Mai soprannome è stato così tanto indovinato...
Adesso stiamo rientrando, ma il pensiero fisso è rimasto vagante su quel tavolino del dehor dell'Hotel de Paris. Il conto non l'abbiamo pagato perchè Biril ha insistito: offro io, tranquilli, non devo neanche disfare un pacchettino di soldi.
Altro che malpensionati e vigna. Qui dobbiamo davvero inventarci qualcosa. E voi cosa ne dite? [:D]
Intanto godetevi una delle ultime calde domeniche di sole, almeno qui da noi al nord.
A pois... [:D]
santoydiabla: il tutt'uno di noi due
Modificato da santoydiabla il 18/10/2014 alle 23:27:32