Il testamento...senza respiro
Siamo tentati, ci piacerebbe che voi leggeste una storia di vita vissuta a puntate, realtà. Niente fantasia, una vita da camperisti, Non sappiamo, forse non verrebbe accolta con lo spirito che merita, una specie di testamento, situazioni reali vissute in prima persona, da farne un libro, senza presunzione: da affidare ai neofiti, a quelli che si affacciano in questo mondo itinerante, così bizzarro, eterogeneo, mescolanza di buone intenzioni, il peggio del camperista, le inutili discussioni.
La stiamo scrivendo ma no, forse è meglio di no. In fin dei conti siamo una sigla in mezzo a tante sigle, no, troppa differenze tra l'essere e il voler a tutti costi apparire. Quarant'anni e più, e la vita a ruote continua, anche se abbiamo vissuto tempi migliori, l'incrocio e il saluto, un colpo di fanali e una mano alzata, adesso è solo più esibizione, in pochi usano la ragione, non ci si parla più, si insulta soltanto, tutti sapientoni.
No, forse è meglio di no, in tanti sarebbero subito pronti a criticare. La realtà non viene più creduta, siamo talmente abituati a raccontarci palle che noi stessi lo siamo diventati. Leggiamo con piacere di gente entusiasta del primo camper, anche noi lo siamo stati ma molto di più, forse in un modo diverso. E' un po' come l'evoluzione di un giocattolo, perchè tale è rimasto, una volta era l'essenziale ad avere uso della ragione, adesso è il superfluo, adesso trasportiamo la casa con tutto quello che c'è dentro: bambini robot che viaggiano senza sapere il perchè, ne dove, diavolerie elettroniche, droga per cervelli fusi.
Il piacere di un convivio e buon bicchiere non c'è più, di una chiacchierata in tranquillità, senza alzare la voce, o perlomeno non più di tanto; il piacere di sfogliare la cartina stradale, il sognare con la certezza di andare, la meta da raggiungere come conquista e non le chilometriche autostrade come pista; la sosta libera e tranquilla: ora la violenza e la paura a farla da padrone, prima conquistatori di mete in solitaria, ora ingolfatori di aree a contatto di finestra; una volta era minestra gustosa e povera, ora è ripetitiva pizza o un trangugiare di surgelato precotto e pronto all'uso.
Il piacere di una dura pagnotta fatta a pezzettini nel caffelatte, ora il croissant industriale, additivi, coloranti, conservanti, giungla chimica osservante e praticante.
Partivamo felici e più felici ancora tornavamo. Ora la noia, lo stress, il viaggio non ce lo godiamo. I nostri figli si potevano ricattare: se fai il bravo in settimana a scuola e a casa poi la domenica possiamo andare dove vuoi tu, ti possiamo portare dove vuoi tu. Anzi ti vogliamo, perchè te lo meriti, il che è diverso. Ora è il contrario: o fai come pretendono o non vengono. Non facciamo di tutta un'erba il fascio ma abbiamo amici, conoscenti, lo sappiamo. Noi siamo vecchi, i problemi li abbiamo da tempo superati.
No, meglio non raccontare di noi. Troppo ricco, felice, appassionante sarebbe il racconto e non verrebbe creduto, abituati alle falsità dell'oggi; si deve mentire per poter essere stimati e invidiati. Senza più saper ricordare, disfattismo di pensieri e parole che raccontano un mondo nuovo, forse meglio l'antico, sicuramente più povero, ma che bastava stringere un volante, dare un'occhiata allo spoglio cruscotto, senza radica ne pelle, un'occhiata e via, partire, guardando fuori la bellezza dei colori e non girare le spalle e gratificarsi dell'arredamento.
Poi una volta giunti alla meta, volare subito fuori all'aria aperta, respirare, aprire polmoni e occhi, capire che non era un sogno ma il meglio della vita. E la sera non ci si chiudeva dentro oscuranti plissettati, catenacci e antifurti: la luce accesa era il sicuro focolare, amicizia, dialogo in semplicità.
Condividere con gli altri quel poco che si aveva: tavolate uniche, risate, allegria, bevute e amicizia. Vedere i bambini rincorrersi felici. Tanta allegria, vera. Ora solo conoscenza quando va bene, indifferenza di solito. Non avevamo riscaldamenti spaziali ma era il nostro cuore semplice legna da ardere, sentimenti e passione. E non siamo più abituati a parlare. Dialogo famigliare assente, dialogo con i figli inesistente. Un abbraccio, un bacio d'amore con il proprio partner e il sorriso davanti ai figli, non ne siamo più capaci.
La vera felicità itinerante è consentiteci, l'allegria itinerante, ora più che mai questa sconosciuta.
No, meglio chiudere il libro, salutarvi e ringraziarvi per averci ascoltato. Continuare sarebbe peggio, la malinconia l'avrebbe vinta. Ancora qualche storiella perchè il nostro intento era quello di sdrammatizzare un percorso tra gente simile ma profondamente diversa. Avremo tempo per i saluti, l'anno non è ancora concluso. Poi ritorneremo sulla strada secondaria che ci porterà lontano, là dove vorremmo, non dove vogliamo, arrivare.
Certo ci sarebbe piaciuto trovare tanti di voi all'arrivo, un bicchiere di vino e una stretta di mano. Magari sarà così... speriamo !
Scusate la parentesi nostalgica. Tranquilli, domani torneremo nella solita nostra realtà demenziale.
Tristezza
per favore va via
tanto tu in casa mia
no, non entrerai mai
Tristezza
per favore va via
non aver la mania
di abitare con me...
A pois o a frappè... [:)]
santoydiabla: il tutt'uno di noi due
Modificato da santoydiabla il 22/10/2014 alle 16:15:43