Inserito il 26/10/2014 alle: 13:17:50
Questo matrimonio s'ha da fare o d'affare?id="size3"> Puntata numero tre e abbattuta!
Segue...dalla seconda
Camperuan ebbe un mancamento... non era mai stato violato nel gavone. Ma l'impeto di solidarietà lo fece sopras..sedere... da inutili proteste. Lui doveva a voleva salvare la rulotta dalle inondazioni. Frugò nella cassetta degli attrezzi e trovò un tubetto di silicone. Si cosparse il foro e provò una sensazione di benessere: Stava già meglio. Ma il silicone fece, come da istruzioni allegate, la sua sporca opera di consolidamento. E il timone di Virgin rimase conficcato laddove neanche il sol dell'avvenir avrebbe potuto battere. E furono un tutt'uno.
Riuscirono, uno trainante l'altra, a uscire dal campeggio prima che le onde anomale del Volga trascinassero con sé quel luogo militare di vacanza e riposo. Per tante altre rulotte fu davvero l'eterno riposo. Camperuan dopo qualche chilometro trovò una stradina secondaria che portava sulla collina. Lì sarebbero stati al sicuro dall'onda di piena. Era una collina chiamata in cirillico “La collina dei ciliegi”e cantata da un famoso divo delle giovani folle: un certo Luciowsky Battistisky.
…...
E respirando brezze che dilagano su terre senza limiti e confini
ci sganciamo e poi ci ritroviamo più vicini
e più in alto e più in là
se chiudi gli occhi un istante
ora figli dell'immensità...
Virgin ormai sicura di essersi salvata grazie al sacrificio cul...turale di Camperuan, non sapeva come fare a ringraziarlo. Avrebbe voluto spogliarsi, saltargli addosso e gratificarlo. Ma sapeva di non essere ancora pronta. No, non aveva remore di concedersi al suo salvatore, era semplicemente sporca, molto sporca. Da 25 anni come già detto non si lavava.
Si rivolse a lui con voce tremolante: Ascolta salvatore: “Mi chiamo Uan, Camperuan” Ok, Uan, scusa... io vorrei ma non posso. Ho bisogno di “rinfrescare” corpo e mente e poi potrò ringraziarti come meriti. Accompagnami in quella fattoria che vedo lassù, forse mi potranno aiutare. Uan non se lo fece ripetere tre volte e la trainò su verso quella casa che sembrava abitata.
Ehi, da cà... chiese a voce alta... Poi si mise a ridere. Il dialetto piemontese a quelle latitudini forse non sarebbe stato compreso. Ma non conosceva il russo, ne il casako, ne l'uzbeco. E manco l'inglese. Lui era abituato al linguaggio della sua terra, quello dei margari, dei pastori montanari e contadini. Non si diede per vinto e abbozzò un colpetto di clacson, cercando di non disturbare più di tanto.
Il pesante portone si aprì e sulla soglia comparve all'improvviso un uomo: cappellaccio, camicia di lana a quadri, foulard rosso annodato sul collo, giubbotto di panno e pantaloni di velluto a coste. Ai piedi un paio di scarponi e oltre alla folta barba un sigaro per metà spento che gli penzolava dalla bocca. Sbucava dal taschino una catena con pesante cipolla, quadrante bianco e lancette rosse. Erano le 10 e un quarto, ora di Mosca.
Uan, sorrise e aprì le due portiere in cabina in segno di pace. Virgin fece altrettanto con le finestre a compasso scorrevoli. L'uomo che senza farsi notare teneva dietro la schiena un fucile a pallettoni, ricambiò il sorriso e illuminò il suo volto. Il fucile sparò da solo due colpi in segno d'amicizia ma un paio di piccioni caddero a terra, morti stecchiti. Noi non siamo più amici, disse il più grande prima di passare in padella. Accanto all'uomo una bella donna alta e bionda.
Parlava russo quell'uomo. Era un pescatore cantàbrico che una notte buia e tempestosa (a ridaje...) con la sua barchetta al largo di San Vicente de la Barquera trovò impigliata nella rete una giovane ragazza bionda, apparentemente morta. Ma che era solo svenuta. La prolungata respirazione bocca a bocca sortì l'effetto di farla resuscitare e lui continuò per qualche settimana a rimanere attaccato alle sue labbra per paura che tornasse a svenire. Nacque un sentimento spontaneo. Lei era debitrice di vita e lui debitore d'astinenza. La solitudine del pescatore era un film già visto.
Decisero di trasferirsi a casa di lei, nella grande madre Russia. Lui si cambiò i connotati oltre ai documenti e iniziò una nuova vita sotto mentite spoglie. Ora era il fattore di nome Nikolay e si faceva chiamare semplicemente Nikolay mentre la sua compagna Ximena era per tutti Ximena. Ma anche lei non era lei. Aveva voluto cambiare il suo nome con uno basco. Una nuova vita, una nuova identità.
Aprirono il portone ed entrò la carovana. Ximena si avvicinò a Virgin. “Matrioska mia como eres sùcia, que te ha pasado hija mia” E Virgin... nunca me he lavado y son venticincos años. “Oh madrecita, tienes barro hasta el pelo.” rispose Ximena. E chiese al suo compagno di accendere la grossa pompa da irrigazione.
Dopo un giorno intero nessun risultato. Tanto era il fango e la sporcizia. Il secondo giorno già s'intravvedeva il cambio di colore, da grigio fumo di lontra a bianco sporco, molto sporco. Uan invece era luccicante nel suo metallizzato paraurti compresi e con i cerchi in lega lucidati a specchio. Durante il giorno se ne andava per campi e vigne facendo un confronto tra le coltivazioni russe e quelle piemontesi, del quale, lui era ovviamente molto esperto.
La sera però dormiva al riparo sotto la grande quercia e soffriva in silenzio. Sperava da un momento all'altro che Virgin bussasse alla porta e non più al gavone, che tra parentesi era tutt'ora sofferente, lacerato e contuso, nonostante le abbondanti siringate di silicone. Ma erano già passati due giorni e all'orizzonte non s'intravvedeva nessuna buona notizia. Abituato a consumare tutte le sere incominciò a preoccuparsi.
Doveva assolutamente vuotare il serbatoio...
La storia appena cominciata è gia finita?... ma per favore, è solo la terza puntata. A pois o a frappè. Tutte le sere alla stessa ora, stesso canale. Non mancateci...siamo un ottimo bersaglio ! [:D]
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santoydiabla: il tutt'uno di noi due