Cari amici e compagni d'avventura di piazzola.
Desidero dedicarvi per Natale una mia riflessione su come sono io e su come vedo il mondo, dal mio punto d'osservazione che non necessariamente dev'essere anche il vostro.
Tempo fa dissi che non mi conoscevate affatto, che non avrei mai svelato agli etranei il mio volto ne il mio modo di essere: Ho lasciato dei dubbi, forti dubbi su chi sono in realtà e su chi invece ho voluto essere nella comunicazione virtuale.
Tanti di voi hanno capito, tanti giustamente non hanno gradito, tanti non hanno approfondito e tanti hanno criticato. Giusto,me lo sono meritato!
Con alcuni di voi, conosciuti per caso, si è instaurato un rapporto che oserei dire amichevole, comunque almeno per ora di piacevole frequentazione nel privato.
Io comunque ho fallito la mia missione (e tanti di voi me l'avevano fatto capire, ma non ho saputo ascoltarli), quella di unire la gente, in una piazzola reale, non virtuale o in un isola che non c'è.
Non ci sono riuscito perchè la gente del web (con le dovute piacevoli eccezioni),forse non desidera più stringere vere amicizie. Vuole comunicare, questo sì, ma con distacco, con indifferenza, a volte pure solo per il semplice sfogo o anche solo per scaricarsi o divertirsi.
Non vuole essere coinvolta in un dialogo troppo impegnativo e difficile: quello dell'amicizia.
In particolare uno di voi...che non voglio citare perchè è giusto così, ancora ieri sera in mail mi ha scritto una lettera bellissima, dove mi ha fatto capire gli errori che ho commesso dall'inizio quando mi sono affacciato dalla finestra di questo spazio di camperisti.
Mi ha commosso e dalla mia risposta avrà capito che sono sempre stato sincero e generoso con voi tutti. Forse persino troppo, nel senso che alcuni hanno travisato questo mio sentimento in un atteggiamento di presunzione ed arroganza.
Non sono così,cari amici.
Ho cercato solo di darvi ed offrirvi un qualcosa di più oltre gli scritti, le fotografie, i disegni e pure le ricette...non un copia e incolla da libri di cucina o da testi trovati sul web, ma continua ricerca della tradizione della mia terra. Anche le canzoni e le poesie sono farina del mio sacco: Le ho modificate e reinterpretate secondo il mio gusto e il mio stato d'animo del momento.
Poi ho sbagliato e a volte ho reagito in modo diverso da come vi sareste aspettati.
Chiedo scusa a tutti, a quelli che sono rimasti ad ascoltarmi e a quelli che hanno abbandonato la piazzola, delusi del mio atteggiamento.
Nessuno è perfetto.
Io con questa lettera aperta ho voluto solo chiedervi di farmi un regalo per Natale:
Dimenticare se vi ho offeso (non è mai stata mia intenzione)
Dimenticare se ho tradito la vostra fiducia (non l'ho mai voluto)
Dimenticare se a volte ho dato l'impressione di voler primeggiare (non è nel mio carattere)
Chiedo ancora scusa a tutti se ho dato di me, un'impressione sbagliata.
Grazie a tutti per avermi ascoltato e per aver capito e perdonato.Grazie
Silvio Balladaid="size3">id="Book Antiqua">id="size3">id="purple">
Il sole...luce delle tenebreid="Book Antiqua">id="size6">id="red">
di Silvio Balladaid="Book Antiqua">

Il sole non è più alto sull’orizzonte, non rischiara, non riscalda.
Si è avvolto di nubi dense che lo soffocano in una morsa di ghiaccio e non riesce a far capolino se non per pochi istanti, dove respirando a pieni polmoni fa provvista d’aria prima del lungo letargo invernale.
In altre latitudini addirittura non compare, talmente è inghiottito dai ghiacci perenni che lui non è riuscito a sciogliere pur dedicando tutto se stesso, sempre a cercare con un flebile raggio l’apertura di menti che disdegnavano il suo aiuto.
Da altri parti il nascere allegri e spensierati non lo coglieva impreparato.
Per lui era normale dialogare con paesaggi marini di acque cristalline e discorsi di avventure fatti all’ombra di un cono perenne, dove il fermento sotterraneo intendeva scontrarsi con la sua luminosità e potenza di fuoco.
Lotta impari, sopra e sotto ma lotta per la vita, di noi, di tutti gli esseri che striscianti o camminanti o volanti ne beneficiano nel pur breve percorso della vita terrena.
Ad occhi aperti e solo con chi li sa veramente aprire, la luminosità del sole appare come una linfa vitale di energia il cui proprio cervello se ne nutre abbondantemente per poter ricambiare con pensieri e parole quanto ottenuto naturalmente e in abbondanza.
Ma quanti sanno aprire gli occhi al cospetto del sole? Quanti osano sfidare la sua lucentezza senza timori? Eppure sarebbe facile dialogare con lui senza vedersi bruciare in un attimo il dono vedente così debole e mai perenne. Basterebbe interporre tra la nostra forza visiva e il padre della luce, un piccolo pezzetto di vetro brunito per poter vedere con lungimiranza attraverso la vita.
Ma noi non lo sappiamo fare o forse non lo vogliamo. Noi proteggiamo i nostri occhi con lenti scure per evitare di vedere, non per cercare di vedere attraverso.
Ed è così che nella nostra immensa solitudine alziamo i toni per primeggiare forti della nostra amicizia con l’astro ma nella buia notte della nostra coscienza abbiamo paura del nostro essere e ci addormentiamo per non pensare.
La luna non ci convince: da tenera palla sospesa nel buio stellare pare ci voglia trasmettere emozioni e sensazioni dolci, mai gridate, ma solo sussurrate per chi riesce a sentire anche le voci delicate che emergono dolcemente dal cuore di ognuno, pur se pochi in verità sanno ascoltare i propri pensieri per poi trasmetterli tramite bagliori rimbalzanti tra le stelle da quel cielo che in una notte si gode il meritato riposo.
Le tenebre, il buio. Ma se il sole avvolto non fa paura, la luna coperta di mantelli grevi di pioggia porta in noi una sensazione di impotenza e di disagio, quasi d’abbandono.
L’uomo spavaldo e arrogante, di giorno sfida la propria ed altrui vita in una frenesia di cattiveria e prepotenza senza uguali, senza nessun timore convinto sempre di cavarsela in mezzo ai raggi di luce che lo accompagnano, ma al calar del buio si raggomitola su se stesso pauroso ed indifeso in attesa di una mano amica che a volte non arriva.
E allora si guarda intorno sperduto cercando con gli stessi occhi, stavolta senza occhiali per vedere più nitidamente il proprio percorso da affrontare, fermo, immobile, incapace di reagire se non attraverso lo scorrere di un lacrima di pentimento.
E aspetta l’alba e aspetta il sorgere del nuovo sole e aspetta il ritorno alla vita.
Ma non ha imparato la lezione: nella sfrontatezza del limpido giorno ricomincia ad odiare, ad uccidere a sopraffare e primeggiare, perché vuol essere lui il vincitore sul sole. Ed ecco perché questo stesso sole che è stato sfidato a morte per la supremazia dell’essere sull’astro, si nasconde dietro la montagna allungando ombre sinistre verso il male, il male dell’uomo che ha osato intromettersi nel delicato equilibrio tra la vita e la morte,tra la luce e il buio.
Io ho scelto la luce e non il buio, ma non per essere immortale , improponibile parola svuotata di sentimenti, ma per poter aggrapparmi a tale immensa forza della natura e cercare di risvegliare alcune dormienti coscienze in perenne stato confusionale.
Loro non sanno con chi stare: vivono amicizie e frequentazioni del momento, dove conviene stare per contare, dove conviene essere per apparire e snocciolare atteggiamenti e pensieri mai capiti ma importanti per essere considerati indispensabili al cospetto dei potenti.
Loro amano indifferentemente la luce e le tenebre ma durante la luce quasi si nascondono se non per pochi attimi importanti dove devono essere visti, dov’ è importante la loro apparizione e presenza.
Non parlano, loro, non saprebbero aprir bocca senza destare disgusto e insofferenza.
Parlano i loro corpi e i loro equivoci atteggiamenti provocando invidia e discussione, crisi di coscienza e autocommiserazione in quelli che non possono ambire ad arrivare al loro livello, che per i più è di rassegnazione fatale.
Poi la notte vivono da serpi striscianti accarezzati da mani luride e insanguinate e mai lavate perché il piacere ed il brivido della violenza commessa non si disperda facilmente.
Queste stesse mani che accarezzano hanno disprezzato,umiliato e deturpato visi innocenti costretti alla sopraffazione per la sopravvivenza.
Io non devo sopravvivere a niente e a nessuno.
Io posso solo alzare le mani aperte verso il cielo in attesa di un abbraccio che so già che non verrà mai perché è già stata fatta una scelta e io non sono stato scelto.
Io esco sconfitto perché ho osato attraversare la sottile linea di confine tra l’alba e il tramonto senza volutamente scegliere dove collocarmi mentalmente per le mie riflessioni quotidiane.
Non sono l’eterno indeciso: sono solo consapevole che nel mio modo di essere posso convivere con la luce e il buio, con le stelle e le nuvole, con il sole e la luna.
Per questo cerco continuamente freschi foraggi per mantenermi in forza e lottare contro chi mi è contro, ma non uomo contro uomo, uomo contro le avversità, i mali, le falsità e le cattiverie dei miei simili che agendo di prepotenza pensano di raggiungerlo, il sole, cercando di sopraffarlo con la forza del loro stesso male, ma che la notte, che a loro non porta consiglio, la spendono solo in attesa di un’altra nuova alba di distruzione.
E allora dopo lotte impari durate tutta la vita, dopo che mi sono state inflitte coltellate feroci rigirate nella carne, per il solo gusto di annichilire definitivamente un uomo scomodo e di conseguenza nemico, sono costretto alla riflessione per valutare se ne valeva la pena o se vale ancora la pena di continuare a lottare contro i fantasmi aleggianti che compaiono in ogni dove per farti paura.
Io non li temo i fantasmi, temo di più gli uomini che si nascondono sotto il lenzuolo bianco per non farsi riconoscere. I traditori.
Temo i traditori del mancato sguardo negli occhi, temo i traditori dei silenzi ingiustificati che non desiderano confrontarsi, temo i traditori portatori di lenti scure per nascondere le loro colpe senza espiarle come andrebbe fatto, temo i traditori del pensiero, quelli che tutto vedono e tutto sanno, quelli che criticano senza conoscere chi è l’uomo che gli sta davanti.
Temo gli ipocriti abitudinari ai cambiamenti di percorso quando diventano sentieri scoscesi e temo anche quelli con quattro corsie autostradali privilegiate, seduti sulla portantina ricoperta d’oro o protetti da vetri spessi e blindati che ritengono di sapere la verità della genesi disdegnando però il confronto con i semplici che, aspettando invano una parola di conforto o un segnale di speranza, vivono in un perenne dramma la sola e unica colpa di essere nati malati, poveri, oppressi , negri, diversi, e dimenticati.
Loro non possono scegliere la luce o le tenebre.
Loro sono le tenebre, mai riscaldati dal quel raggio di sole guardato con gli occhi di chi non lo teme. Non in un gesto di sfida, ma in un desiderio di calore che dagli altri uomini simili a loro seppur diversi, non hanno mai avuto.
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Modificato da Mustang21 il 18/12/2010 alle 15:48:29