Inserito il 13/03/2012 alle: 16:48:28
Calcioscommesse, Bari-Roma: nel mirino degli indagati:
„Bari-Roma entra ufficialmente nella lista delle partite di serie A finite sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti nella seconda tranche dell'inchiesta sul calcioscommesse.
Qualora venisse accertata la responsabilità di tesserati. La gara del primo maggio 2011, vide la Roma vincere per 3 a 2 al San Nicola contro i 'Galletti' già retrocessi.
Con il termine Calciopoli si suole indicare lo scandalo che ha investito il calcio italiano nel 2006, coinvolgendo diverse società professionistiche fra le più importanti e numerosi dirigenti sia delle stesse società sia dei principali organi calcistici italiani (Federazione Italiana Giuoco Calcio, Lega Nazionale Professionisti, Associazione Italiana Arbitri), oltre ad alcuni arbitri ed assistenti. In ordine di tempo si è trattato del terzo grande scandalo nella storia del calcio italiano, dopo i due scandali relativi alle scommesse del 1980 e del 1986, anche se come portata ed effetti è stato certamente maggiore dei due precedenti. Le prime avvisaglie di calciopoli emersero nel 2005 mediante alcune indiscrezioni di stampa relative ad indagini sul calcio condotte dalla Procura di Torino. L'inchiesta, denominata Offside e condotta dal Procuratore Raffaele Guariniello (già noto per precedenti indagini sul mondo del calcio), si era chiusa con l'archiviazione (per l'inesistenza di situazioni penalmente rilevanti) ma anche col contestuale invio di materiale, ritenuto rilevante sul piano disciplinare, alla FIGC. Le indiscrezioni di stampa si moltiplicarono nella primavera del 2006 e infine lo scandalo venne alla luce con la pubblicazione delle prime intercettazioni telefoniche a partire dal 2 maggio 2006, ossia a pochi giorni dalla conclusione della stagione calcistica 2005-2006 (anche se le intercettazioni in realtà erano tutte relative alla stagione 2004-2005). Lo scandalo fu battezzato dagli organi di informazione in vari modi, ma alla fine è storicamente prevalso il termine Calciopoli per assonanza con Tangentopoli (laddove in quel caso a reggere l'espressione era il termine tangente).
Nel giro di pochi giorni arrivarono le dimissioni del presidente della FIGC Franco Carraro, di uno dei suoi vice, Innocenzo Mazzini, del presidente dell'AIA Tullio Lanese e dei due principali dirigenti della Juventus, il direttore generale Luciano Moggi e l'amministratore delegato Antonio Giraudo (seguite poi da quelle dell'intero consiglio d'amministrazione della società torinese). Dopo essere stato deferito dalla Procura federale, si dimise anche il presidente della Lega Calcio Adriano Galliani. Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano decise di commissariare la Federcalcio, nominando l'avv. Guido Rossi come commissario.
Le indagini da parte del Procuratore federale Stefano Palazzi, relativamente al primo e più importante filone (coinvolgente le società che nella classifica del Campionato Italiano di Serie A 2005-2006 erano in posizione utile per la qualificazione alle coppe europee 2006-2007), si conclusero alla fine di giugno 2006. Dal momento che i deferimenti avevano riguardato, oltre ad esponenti della Lega Calcio, anche dirigenti federali ed esponenti dell'AIA, il processo sportivo di primo grado non poteva tenersi presso le rispettive Commissioni Disciplinari (all'epoca non esisteva ancora la CD nazionale) e fu pertanto svolto presso la Commissione d'Appello Federale (storico organo chiamato solitamente a decidere in secondo grado). Il procedimento d'appello, conseguentemente, fu tenuto presso la Corte Federale (organo che era solitamente chiamato in causa solo per vizi formali o per fornire pareri ed interpretazioni). I due procedimenti si chiusero rispettivamente il 14 ed il 25 luglio 2006, permettendo di stilare una classifica definitiva della Serie A 2005-2006, al netto delle penalizzazioni inflitte a Juventus, Milan, Fiorentina e Lazio, utilizzata per determinare i club italiani qualificati alla UEFA Champions League 2006-2007 ed alla Coppa UEFA 2006-2007. Sulla base della medesima classifica, dopo aver sentito il parere di una commissione di tre saggi appositamente incaricata, il 26 luglio 2006 la FIGC emetteva un comunicato stampa in cui riconosceva all'Inter, prima classificata dopo le sanzioni inflitte a Juventus e Milan, il titolo di Campione d'Italia 2005-2006. Un secondo filone di indagini coinvolse due società minori, Reggina ed Arezzo (quest'ultimo militante in Serie B all'epoca). I processi sportivi relativi a questo ulteriore filone si chiusero nel mese di agosto 2006.
Successivamente ed in tempi diversi (tra agosto 2006 e giugno 2007), furono discussi gli ulteriori ricorsi alla Camera di Conciliazione ed Arbitrato, organo istituito all'epoca presso il CONI. Falliti tutti i tentativi di conciliazione tra le parti, i vari lodi arbitrali consentirono a diversi tesserati "sconti" anche notevoli sui periodi di inibizione comminati dalla Corte Federale, mentre ad alcune società furono ridotte le penalizzazioni in classifica. Una sola società, l'Arezzo, tentò successivamente anche il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio. Il ricorso fu respinto, ma in questo modo i toscani violarono la clausola compromissoria che vieta il ricorso alla giustizia ordinaria. Il ricorso al TAR del Lazio era stato in un primo momento avanzato anche dalla Juventus, addirittura prima ancora dell'arbitrato, ma era stato poi ritirato.
La società maggiormente colpita dalla giustizia sportiva fu proprio la Juventus: riconosciuta colpevole di illecito sportivo, le fu revocato il titolo di Campione d'Italia 2004-2005 e non le fu assegnato nemmeno quello 2005-2006 in quanto fu retrocessa all'ultimo posto in classifica. La squadra scese così per la prima volta in Serie B e dovette scontare anche un'ulteriore penalizzazione di 9 punti nella classifica del Campionato Italiano di Serie B 2006-2007. Penalizzazioni di varie entità furono inflitte anche a Fiorentina, Milan, Lazio, Reggina ed Arezzo, da scontarsi in parte nel Campionato 2005-2006, in parte in quello successivo. Fra i tesserati, le sanzioni più pesanti colpirono gli ex dirigenti bianconeri Luciano Moggi ed Antonio Giraudo e l'ex vicepresidente federale Innocenzo Mazzini: per tutti e tre la massima pena, ossia cinque anni di inibizione con proposta di radiazione. Tale proposta fu accolta dagli organi competenti solamente nel 2011, trasformando di fatto la sanzione in una squalifica a vita (contro la quale però è tuttora pendente un ricorso all'Alta Corte di Giustizia Sportiva del CONI).
Il processo penale di primo grado su Calciopoli ebbe luogo tra il 2008 ed il 2011 presso il tribunale di Napoli. Durante tale processo emersero, principalmente per opera dei difensori di Luciano Moggi, nuove intercettazioni telefoniche che non erano state considerate rilevanti nelle indagini del 2006. Dal momento che il nuovo materiale probatorio coinvolgeva fra gli altri i massimi dirigenti dell'Inter all'epoca dei fatti, ossia il presidente Giacinto Facchetti (scomparso nel 2006) ed il patron Massimo Moratti (socio di riferimento del club e successore di Facchetti), la Juventus presentò nel maggio 2010 un esposto al CONI ed alla FIGC chiedendo la revisione della decisione di assegnare ai nerazzurri il titolo di Campione d'Italia 2005-2006. Nel frattempo il Procuratore federale Stefano Palazzi aveva già avviato nuove indagini in proposito, che si chiusero nel giugno 2011 con la contestazione di violazioni delle norme di lealtà, correttezza e probità a diverse società e tesserati che non erano stati coinvolti nei processi sportivi del 2006. All'Inter, nella persona di Giacinto Facchetti, fu contestato l'illecito sportivo con accuse analoghe a quelle mosse a suo tempo alla Juventus. Tuttavia Palazzi stavolta non procedette ad alcun deferimento perché i fatti erano ormai caduti in prescrizione. La Federcalcio prese atto della relazione del Procuratore federale approvando a maggioranza una delibera del presidente Giancarlo Abete con cui il Consiglio Federale si dichiarava non competente sull'istanza presentata dalla Juventus. A nulla valse anche il successivo ricorso della società torinese al Tribunale Nazionale d'Arbitrato per lo Sport, in quanto anche l'organo di giustizia del CONI si dichiarò non competente in merito alla revoca dell'assegnazione dello scudetto. Le nuove intercettazioni, del resto, non ottennero effetto neanche nel processo penale di Napoli, che si concluse nel novembre 2011 con un sostanziale accoglimento dell'impianto accusatorio: furono inflitte pesanti condanne, in particolare, a Luciano Moggi ed all'ex designatore Paolo Bergamo (mentre Antonio Giraudo era già stato condannato nel 2009 con rito abbreviato).
Dopo l'esito in primo grado del processo di Napoli e la dichiarazione di non competenza del TNAS, la Juventus presentò nel novembre 2011 un ricorso al TAR del Lazio contro la Federcalcio e l'Inter, chiedendo un risarcimento danni di circa 444 milioni di euro derivanti, secondo la tesi bianconera, dalla disparità di trattamento sui fatti di calciopoli fra gli eventi del 2006 e quelli del 2011. Il club torinese sottolineava altresì come il processo di primo grado di Napoli avesse comunque escluso responsabilità della società sulle violazioni commesse dai propri dirigenti. Il ricorso al TAR suscitò reazioni piuttosto dure da parte del presidente della FIGC Abete e soprattutto del presidente del CONI Gianni Petrucci, alle quali il presidente juventino Andrea Agnelli rispose con la proposta al massimo dirigente dello sport italiano di convocare un tavolo di discussione per risolvere la questione. Per qualche settimana aleggiò la possibilità di una soluzione "pacifica" della querelle: Petrucci convocò il cosiddetto "tavolo della pace" per il 14 dicembre 2011. L'incontro si risolse tuttavia con un nulla di fatto: gli stessi Petrucci ed Abete dovettero ammettere che le posizioni delle parti erano troppo lontane.
Caro Sire poi se vgliamo parliamo anche dei Rolex,
poi purtroppo c'è chi ha santi in paradiso e chi no,