Inserito il 02/03/2007 alle: 13:47:55
Ciao Cristina & Francesco,
dato che si ritrova proprio a pochi km da Tarvisio, Vi indico la Val Gail di cui ho trovato le seguenti informazioni:
................................................
GEOGRAFIA
Incorniciata tra le Alpi Carniche al sud e le Alpi della Val Gail al nord, la Val Gail si sviluppa da ovest ad est. La sorgente del fiume Gail si trova in Tirolo Orientale, nella valle di Tilliach. Il corso superiore del fiume sta poi in Val Lesach. La Val Gail vera e propria si suddivide tra l’alta Val Gail che va da Kötschach-Mauthen sotto il Passo di Monte Croce fino ad Hermagor, mentre la bassa Val Gail si estende da Hermagor fino al bacino di Villach. La Val Gitsch è percorsa dal fiume Gössering le cui sorgenti si trovano dalle parti di Weißbriach e che affluisce nel fiume Gail sotto Hermagor.
Nella bassa parte della valle, si riscontrano residui di enormi frane scese dal Dobratsch, montagna sovrastante Villach, che risalgono in gran parte al forte terremoto del 1348. Il nome della “Schütt” (ammassamento) ad est di Nötsch deriva da questo fenomeno.
Nella parte alta e nella parte bassa fino ad Arnoldstein, la Val Gail confina a sud con l’Italia, tra Arnoldstein ed il bacino di Villach con la Slovenia.
STORIA
La voce che la Carinzia sia “terra di amici”, si sarà sparsa già all’età del bronzo se si segue chi individua l’origine della regione nella parola celtica “carant” che sta per “amico, parente” e che sarebbe responsabile del nome di Carantania. Secondo altre ricerche, a determinare il nome sarebbe stata la parola celtica “caranto” – a giudicare dalle tante catene di montagne neanche improbabile, poiché significa “pietra” e “roccia”.
Insediamenti celtici in Val Gail sono stati riscontrati a partire dal secolo V a.C. La nascita del “Noricum“ risale al periodo intorno 200 a.C. Fu il regno della tribù celtica dei norici e rappresentò una prima forma di stato, dalla popolazione eterogenea e dalle estensioni vaste. Comprese, oltre alla Carinzia, le odierne regioni austriache quali la Stiria, la Bassa Austria, l’Alta Austria e Salisburgo, fino al sudest della Baviera. Le incisioni venete di Würmlach risalgono al secolo II a.C. e sono da annoverare tra le più antiche testimonianze della civiltà del luogo. L’estrazione di minerali ferruginosi, la loro lavorazione ed il trasporto fino al Mediterraneo sembrano essere stati parte dell’economia locale già allora.
Dopo che, nel 49 a.C., il re norico Voccio ebbe inviato truppe in aiuto di Cesare coinvolto nella guerra civile, intorno al 15 a.C. truppe romane occuparono pacificamente il Norico. Un ruolo decisivo per l’occupazione ebbe la Via Iulia Augusta che si divise nei pressi di Tarcento: in direzione nordovest portò in Val Gail attraverso il Passo di Monte Croce, in direzione nordest attraverso Tarvisio. – In quanto principato soggetto a tributo, il Norico ottenne prima una certa autonomia, per diventare provincia romana sotto l’imperatore Claudio (Tiberius Claudius Drusus Nero Germanicus). In seguito alla riforma amministrativa dell’imperatore Diocleziano (Gaius Aurelius Valerius Diocletianus), verso la fine del secolo III d.C. il Norico venne suddiviso: la Val Gail rientrò così nel “Noricum Mediterraneum” venendo attribuita alla città-stato di Teurnia (“Metropoli Norici” presso Spittal sul fiume Drava) il cui confine meridionale corse lungo la catena carnica. L’avanzata di goti ed alemanni, la migrazione degli slavi ed il contemporaneo dissolvimento dell’impero romano, nel secolo V posero fine al periodo romano in Val Gail, anche se elementi dell’amministrazione romana sarebbero sopravvissuti ancora a lungo.
Tra la fine del secolo VI e l’inizio del secolo VII, la Carantania costituì il primo stato slavo in Europa, dopo che i baiuvari ebbero fermato l’avanzata slava verso ovest ed i longobardi l’espansione verso sud, come si evince dagli scritti di Paolo Diacono, storiografo, poeta e monaco longobardo. Lo stato della Carantania non si poggiò soltanto sugli invasori slavi bensì anche sulla popolazione celtico-romana, ugualmente interessata ad impedire l’avanzata di franchi ed avari. La fine dello stato slavo giunse quando il duca Odilo di Baviera corse in aiuto della Carantania contro gli avari, ottenendo in cambio il riconoscimento della sovranità bavarese.
La corte franca, il ducato bavarese e la diocesi di Salisburgo determinarono in seguito la storia della Carinzia, terra di scontro per gli interessi rispettivi. Nell’811, Carlo Magno stabilì lungo il fiume Drava il confine tra l’Arcivescovato di Salisburgo ed il Patriarcato di Aquileia, per cui la Val Gail finì sotto Aquileia (vicino a Grado). Ai tempi della cristianizzazione e su incarico di San Pietro, sarebbe stato l’evangelista Marco a nominare vescovo di Aquileia tale Hermagoras, anche Hermagor o Hermenagoras, successivamente santificato. Lo stretto collegamento con il Patriarcato di Aquileia fu quindi il motivo per il nome di Hermagor, citato per la prima volta nel 1189.
Staccandosi dal Ducato di Baviera, nel 976 nacque la Carinzia sotto forma di ducato il cui territorio si estendeva temporanemante fino in Friuli ed in Istria. L’autonomia all’interno del Sacro Romano Impero terminò nel 1335 quando l’imperatore Ludovico il Bavarese diede la regione alla casa degli Asburgo che la unirono all’allora Austria, alla Stiria ed all’Alta Carniola (l’odierna Gornjska in Slovenia). Nel Medioevo, la Val Gail registrò una forte crescita economica grazie all’estrazione di minerali di ferro, di oro e di piombo. Dopo Hermagor, vennero citate nel 1276 Mauthern, nel 1308 Kötschach e nel 1374 Podlanig e Würmlach.
Le invasioni turche tra il 1473 ed il 1483 nonché il successivo assalto delle truppe ungheresi causarono forti danni anche in Val Gail. Una notevole testimonianza su vita quotidiana e cultura a quei tempi fornì Paolo Santonino con “Itinerario in Carinzia, Stiria e Carniola (1485-1487)“. Segretario di cancelleria del Patriarcato di Aquileia ed accompagnatore di Pietro Carlo, vescovo di Caorle, Paolo Santonino compì tre viaggi nelle valli a sud della Drava, tra cui la Val Gail nella quale cita il comune di Egg e la fortezza Khünburg nei pressi di Hermagor-Vellach.
In seguito alla Riforma, l’arciduca Carlo II concesse la libertà di religione per l’Austria “interna“ (Stiria, Carinzia ed Alta Carniola), per cui verso la fine ‘500 pressocché tutta la Carinzia fu protestante. La controriforma messa in atto dall’arciduca Ferdinando III intorno al 1600, comportò la sospensione della libertà di religione e massicce persecuzioni della popolazione protestante. Ancora nel 1732 si assistette alla deportazione di protestanti in Transilvania e nel Banato. Soltanto con la politica tollerante dell’imperatore Giuseppe II, a partire dal 1781 la popolazione protestante tornò a professare apertamente la propria fede, formando delle parocchie.
Le guerre di coalizione con la Francia in seguito alla rivoluzione francese, non risparmiarono neanche la Val Gail. Nel 1809, l’intera alta Carinzia e Villach caddero sotto dominio francese e vennero distaccate dal resto del paese, diventando come “Département Carinthie“ parti delle “province illiriche“ di Napoleone. La sconfitta di Napoleone in Russia nel 1813, permise la riconquista del territorio, anche se l’alta Carinzia e Villach per oltre 30 anni avrebbero fatto parte del regno illirico degli Asburgo, con Ljubljana capitale.
Oltre al ripristino dell’unità amministrativa della Carinzia grazie al primo parlamento liberamente eletto nel 1849, la rivoluzione del 1848 comportò, per i contadini, lo sgravio fondiario per tutte le imposte ai proprietari terrieri, e, per gli sloveni della Carinzia, ampi diritti di autonomia. Altresì si giunse ad una riforma degli enti territoriali le cui essenziali caratteristiche ancor’oggi sono in vigore.
Nella seconda metà del diciannovesimo secolo, la tradizione del lavoro nelle miniere, della lavorazione del ferro e della produzione di carbone di legna, decretò un notevole sviluppo economico, dovuto anche alla costruzione delle prime linee ferroviarie. In Val Gail, la linea Arnoldstein-Hermagor venne inaugurata l‘8 aprile 1894. Ma la ripresa economica dovette durare poco, dato che, in seguito alla rete delle vie di trasporto, le aziende locali si rivelarono poco competibili.
Nonostante unità carinziane combattessero sul fronte orientale sin dall’inizio, la prima guerra mondiale iniziò per la Carinzia soltanto in data 23 maggio 1915, quando l’Italia dichiarò la guerra e la regione si ritrovò di colpo sul fronte. La continuazione della linea ferroviaria da Hermagor a Kötschach-Mauthen risale all’inizio del conflitto, per garantire i rifornimento lungo la linea della Alpi Carniche. Vecchie vie di trasporto, gallerie e postazioni testimoniano ancor’oggi l’atroce conflitto lungo le Alpi Carniche e Giulie.
Il crollo del impero austro-ungarico e l‘ingresso della Carinzia nella nuova repubblica austriaca, significarono la fine del ducato locale. Con la fondazione della monarchia dei serbi, dei croati e degli sloveni in data 1 dicembre 1918, la Slovenia si staccò dall’unione degli stati austriaci, pretendendo inizialmente per sé il sud della Carinzia. La pace di Saint Germain del 1919 stabilì che la Val Canale andò all’Italia, mentre la Val Miess, Unterdrauburg ed il comune di Seeland vennero attributi alla nuova monarchia. Al referendum del 10 ottobre 1920, sorprendentemente anche molti sloveni si espressero a favore del sud della Carinzia come parte integrante dell’Austria.
La penuria del dopoguerra e la crisi mondiale del 1929 modificarono profondamente le basi economiche. Già allora il turismo si delineò come asse portante dell’economia carinziana, compensando almeno in parte la crisi dovuta al declino di industria ed agricoltura.
Come in altre regioni austriache, nel 1938 l’annessione alla Germania nazionalsocialista fu ampiamente accolta con entusiasmo, anche se ben presto la politica dei reinsediamenti, adoperata dal regime nazista, portò a notevoli proteste non solo della popolazione slovena. La chiesa cattolica dovette assistere all’espropriazione ed alla chiusura di scuole e monasteri. Ma a parte singole proteste, soltanto parti della popolazione slovena entrarono a far parte della resistenza organizzata che, soprattutto dopo l’occupazione della Jugoslavia, si costituì in unità di partigiani.
Durante la seconda guerra mondiale, la Carinzia venne in genere risparmiata dai combattimenti, nonostante Villach risultasse tra le città più distrutte dell’Austria, insieme a Wiener Neustadt. L’ingresso delle forze armate britanniche il 7 maggio 1945, soltanto poche ore prima dell’arrivo delle truppe jugoslave, evitarono pretese territoriali da parte della Jugoslavia le cui truppe vennero poste sotto commando sovietico il 16 maggio e dovettero ritirarsi nei giorni successivi.
La ricostruzione e la crescita economica dovuta al turismo, significarono la fine della crisi economica per la Val Gail. All’insegna di tale sviluppo, Hermagor poté profilarsi come centro più importante della valle. Pur non dimostrando la sua vera età, la cittadina vanta una storia di molti secoli. Secondo la "Topographia archiducatus Carinthiae" di Valvasor (1688), la sua nascita nel 8° secolo è dovuta al Patriarcato di Aquileia ed a tale “Sant‘Emochar” oppure “San Machor”. Ritrovamenti sulla collina della chiesa, che risalgono ai due secoli successivi, confermano Hermagor come parte della cultura carolingio-tedesca. Nel 1288, Hermagor ottenne il diritto di tenere mercato pur non essendo fortificata. La ricostruzione della chiesa in stile gotico risale al periodo immediatamente dopo le devastazioni dovute alle invasioni turche ed ungheresi, alla fine del ‘400. Nel 1726 e nel 1904, Hermagor cadde vittima di incendi. Sin dal 1930 è città.
CULTURA E TRADIZIONE
Ancor’oggi, la vita culturale della Val Gail è determinata allo stesso tempo da tradizioni contadine e dagli influssi vari che la storia secolare ha lasciato.
Già nell‘800, la cosiddetta “Gurina“ nei pressi di Dellach nella’alta Val Gail, suscitò l’interesse degli esperti archeologici. Insieme alle lamiere votive della Gurina, risalenti all’età del ferro ed all’età romana, le incisioni ritrovate sopra Würmlach, nei pressi della malga Missoria, sono da annoverare tra i più antichi scritti dell’Austria. La torre romana sulla strada del Passo di Monte Croce, testimonia l’importanza della Via Iulia Augusta.
La costruzione delle chiese della Val Gail, spesso, risale al nono secolo, ma molte delle chiese furono ricostruite in stile tardogotico, in seguito alle distruzioni subìte durante le invasioni turche. La chiesa di Sankt Daniel presso Dellach viene considerata la chiesa madre dell’alta Val Gail. Pur essendo la sua costruzione dell’ultimo quarto del 400, le mura rivelano tutt’ora resti romanici. Sempre del nono secolo è la chiesa di Sankt Stefan nominata per la prima volta nel 1252. Una posizione particolare tra le chiese dei dintorni spetta alla Basilica di “Maria delle Nevi” (Maria Luggau in Val Lesach), ogni anno meta di pellegrinaggi che partono dal Friuli, dalla Val Drava e dalla Val Pusteria in Sudtirolo per commemorare i miracili ivi compiuti nel secolo XVI. Degno di nota è poi il cosiddetto duomo della Val Gail, “Nostra Signora” di Kötschach-Mauthen. La chiesa tardogotica a tre navate, è uno dei più begli esempi dell’architettura cristiana nella valle. La chiesa madre di Hermagor, edificata intorno al 1485, rivela affreschi tardogotici ed un trittico della stessa epoca (ca. 1500), mentre l’altare maggiore è in stile tardobarocco, della seconda metà del 700. Infine, la chiesetta di Sankt Steben sopra Förolach, sulle pendici sud del Monte Graslitzen (Alpi della Val Gail), rappresenta un altro luogo di pellegrinaggio. Seguendo la leggenda, la sua costruzione avrebbe posto fine ad una epidemia di dissenteria scoppiata nella zona del lago Pressegger See. In genere, la sagra della chiesa che ogni paese festeggia una volta l’anno, è parte integrante della vita culturale della valle. La sagra di Villach attira ogni anno decine di migliaia di visitatori che ammirano il corteo di 4.000 persone in costumi tradizionali.
Il castello di Möderndorf presso Hermagor, costruito tra il tardo 500 ed il primo 600 e fino al 1918 in possesso del principe di Porcia, ospita oggi il Museo delle Tradizioni della Val Gail, con reparti dedicati a geologia, archeologia, storia e tradizioni. Tra le tante attrazioni esposte, si citano una sigillaria pietrificata di 300 milioni di anni fa, una bibbia luterana stampata da Hans Lufft nel 1541, ed un gran numero di statue barocche di santi. Il museo è aperto da metà maggio fino a metà ottobre, ma può essere visitato anche dietro prenotazione (tel. 04282.3060 oppure 04282.2401-82 oppure 04282.2043 – a partire da 15 persone). I ruderi della fortezza Khünburg nominata per la prima volta nel 1189 ed abbandonata sin dal 500, si trovano al di sopra di Untervellach-Khünburg e meritano una passeggiata sulle pendici sud dei monti Vellacher Egel e Spitzegel (Alpi della Val Gail). A pochi chilometri dai ruderi, si trova il comune di Egg con il castello di Kühnegg, sin dalla seconda metà del 400 sede dei signori di Khünburg. Ne sono conservati i resti della fortificazione ed una torre di difesa con tetto a cono ed intonaco barocco. Il castello di Wasserleonburg nei pressi di Nötsch prese l’eredità della fortezza “Löwenburg“ sul monte Dobratsch, nominata per la prima volta nel 1253. La parte più antica ne è la torre la cui merlatura e le cui feritoie nacquero tra il 300 ed il 400. La parete rustica di marmo finto del tardo rinascimento, a tre piani ed a due assi, rappresenta una delle principali attrazioni del castello. Pur essendo di proprietà privata, il castello può essere visitato dietro prenotazione.
Senz’altro, il Kufenstechen è una delle caratteristiche tradizioni della valle. Venne osservato per la prima volta dall’arciduca Johann. nel 1804 a Feistritz. Stando alla leggenda, si tratta di una gara equestre che dovrebbe commemorare il periodo delle invasioni turche. In effetti, la gara durante la quale i giovani maschi del paese galoppano verso una botte appesa che devono colpire al loro passaggio, dovrebbe risalire ad una gara medievale che, da parte sua, avrebbe le sue origini nella quintana romana. L’usanza è diffusa soprattutto nei paesi della bassa Val Gail, e sicuramente la sua nascita venne favorita dall’allevamento di cavalli in tutta la valle, innanzitutti di cavalli norici che rappresentano un incrocio tra i cavalli a sangue caldo dei legionari romani con i cavalli locali del Norico.
Pur essendo organizzata a parecchi chilometri di distanza, la Corsa dei quattro Monti ha importanza anche per la Val Gail. La gara pellegrinaggio che ogni anno si tiene il secondo venerdì dopo Pasqua, porta in un solo giorno attraverso le quattro montagne sacre della Carinzia: i monti Magdalensberg, Ulrichsberg, Veitsberg oppure Göseberg ed infine Lorenziberg. Come spesso accade, anche nel caso specifico si mischiano elementi pagani e cristiani. Già alla viglia della corsa, i partecipanti si radunano raccogliendo bacche di ginepro per proteggersi contro disgrazie e spiriti maligni. Il pellegrinaggio viene poi effettuato come preghiera per un anno di raccolti buoni.
Anche la presenza della minoranza slovena, che risale al periodo delle grandi migrazioni, testimonia una cultura millennaria. L’alleanza della popolazione celtico-romana con gli slavi fece sì che bavaresi e franchi chiamassero gli abitanti della Carantania indiscriminatamente “Windische“, a prescindere dalla loro appartenenza etnica. Oggi il termine si applica solamente alla popolazione di origine slovena, la cui lingua minoritaria è dovuta alla tradizione orale dei dialetti sloveni che, da sempre, avevano molti termini tedeschi a prestito. Abitanti di origine slovena vivono soprattutto nella bassa Val Gail, anche se per quasi tutti i paesi della valle esistono nomi sloveni, come stanno a testimoniare Tröpolach (Drobolje oppure Dobropolje), Egg (Brdo), Görtschach (Gori#269;e), Vellach (Bela) ed Hermagor (Šmohor oppure Trg). In genere, il triangolo Slovenia-Italia-Austria rappresenta un interessante ed originale miscuglio di culture e tradizioni transnazionali, arricchimento questo che non vale solo per la Val Gail ma altresì per l’intera zona compresa tra Pontebba, Tarvisio, Sella Nevea, Valle dell’Isonzo e Krajinska Gora.
Ma anche la cultura moderna è rappresentata in Val Gail. Il “Circolo di Nötsch“ dei pittori Sebastian Isepp, Anton Kolig, Franz Wiegele e Anton Maringer, nato all’inizio del 900 ed intitolato secondo il nome del comune di nascita, diventò ben presto un notevole centro artistico e culturale, guadagnandosi riconoscimenti internazionali tramite i contatti con Oskar Kokoschka, Egon Schiele ed Hugo von Hoffmannsthal. Il museo di Nötsch può essere visitato dietro prenotazione (tel. 04256.3664 – a partire da 15 persone).
Il Museo della Prima Guerra Mondiale al municipio di Kötschach-Mauthen, offre un interessante sguardo sul conflitto lungo il fronte tra Ortles ed Isonzo. I destini dei soldati singoli e della popolazione civile illustrano, in modo asciutto e senza il nazionalismo dei tempi passati, l’assurdità della guerra. Il museo è aperto da metà maggio a metà ottobre. Visite di gruppo (a partire da 10 persone) e visite guidate possono effettuarsi dietro prenotazione (tel. 04715.8516) anche negli altri mesi dell’anno.
Il Museo minerario “Terra Mystica” di Bad Bleiberg ai piedi del monte Dobratsch documenta la storia dell’estrazione di piombo e zinco, nella miniera chiusa nell’anno 1931. Visite possono essere effetuate dietro prenotazione (tel. 04244.2255 – a partire da 10 persone).
Infine, anche le feste culinarie della Val Gail documentano la ricchezza di storia e tradizione. Dalla festa dello speck di Hermagor alla festa del formaggio di Kötschach-Mauthen ed alla festa della polenta di Nötsch, ci sono tante occasioni per degustare le specialità della regione, Italia e Slovenia spesso comprese. Che gli abitanti della Val Gail siano dei buongustai, tra gli altri lo constatò Paolo Santonino, ospite del signor Gandolf al castello di Kühnegg. La cena del 30 ottobre 1485 offrì “dapprima polli arrostiti, starne ed agnello, poi galline in brodo, successivamente pesci del lago Pressegger See, poi ancora dell’eccellente verza con speck, carne pepata con frattaglie di pollo, omelette con mele aspre, agnello in brodo, orzo in brodo di carne e, come dessert, mele, pere, formaggio e noci verdi. Il tutto accompagnato da pane bianco come la neve e vino così chiaro da distinguersi dall’acqua soltanto mediante il sapore.”
................................................
Scusate la lungaggine, ma l'una o l'altra informazione vale la pena.
Ciao
Werner