40 cm di neve fresca, battuta tutta la traccia lungo una strada forestale interminabile e poi per boschi dislivello 500 metri tempo 3 ore.
Dalla malga Stramaiolo Alta sommersa dalla neve
quindi saliti tra il bosco
al passo del Campivel, tanta fatica con 1 metro di neve fresca
qui ci siamo arresi e fatto dietrofont, ritornati alla malga
sotto un debole sole
qui la visuale verso Baselga di Pine', la Paganella e le dolomiti di Brenta.
In discesa alcune belle curve e poi in traccia lungo la strada e qui vorrei tirare le orecchie agli amici ciaspolatori.
In un sentiero stretto capisco che la traccia sia unica ma in una strada larga 3 metri non lo sopporto, quindi se uno e' amante della montagna solitaria e ricerca posti non affollati e' giusto che metta in preventivo il fatto di crearsi la traccia ex-novo e non rovinare quella degli sci.[}:)]
Ho dovuto spingere anche in discesa causa le maledette buche di un ciaspolatore, tenendo presente che al passo del Redebus vi erano molti ciaspolatori che salivano al dosso di Costalta e qui la traccia era strabattuta.
Riccardo
quote:Originally posted by elprefo> Errata corrige il vero nome e' : Physoplexis comosa, raponzolo di roccia>
Ad essere sinceri, avevamo tentato di addentarlo alcuni anni prima ma, con tutta la famiglia, si era dimostrata un’ impresa improponibile.
Stavolta , arrivati a Solda il primo pomeriggio, subito siamo andati all’ ufficio delle guide alpine per ciuciare qualche dritta. Solite informazioni puramente formali, e solita decisione di salire il giorno dopo in autonomia.
Pomeriggio verso Santa Gertrude
E allora… partenza alle tre del mattino, con l’ idea di passare il pomeriggio al rifugio Payer.
Presto vediamo le lampade frontali dei primi che lasciavano il Payer per andare in vetta. Superiamo speditamente il rifugio Tabaretta e dopo un po’ arriviamo alla forcella dell’ Orso che ci immette sulla cresta dove si trova il rifugio Payer.
A quel punto, dopo rapida consultazione decidiamo di tentare direttamente la cima.
Passiamo la punta Tabaretta e, per raggiungere la calotta sommitale, superando dei passaggi di II°. Calziamo i ramponi e puntiamo decisi alla vetta.
Strada facendo: se non ricordo male, qyello sullo sfondo dovrebbe essere il Pizzo Bernina.
… e giungiamo in vetta
In quest’ ultima foto: all’ estrema sinistra il Cevedale. Appena a sinistra di Massimiliano, invece, si nota la parete Nord del Gran Zebrù, e la sommitale meringa scalata per la prima volta da Kurt Diemberger. Quell’ impresa fu passaporto per la spedizione austriaca al Broad Peak ( 8047 mt ) del 1957 capitanata da Hermann Buhl. Fu la prima spedizione in stile alpino ( senza portatori d’ alta quota ) che avvenne in Himalaya.
Questa è una foto storica: la meringa scalata da Diemberger non esiste più; collassò nell’ estate del 2001 a causa delle alte temperature, provocando una slavina che però non causò né vittime né danni.
….Ed iniziamo la discesa. Giunti al passaggio obbligato delle roccette, ci imbattiamo in una cordata di triestini che si incasinano con le corde, costringendoci ad una lunga e provvidenziale sosta forzata. E’ stato un toccasana viste le energie spese sin qui dal primissimo mattino.
Intanto ci gustiamo il panorama: Valle di Solda
Tornanti dello Stelvio
Finalmente si scende ed al buio, arriviamo al camper, finendo in gloria con una scarica di insolenze dalle donne per l’eccessiva intensità della giornata (2050 lunghi metri di dislivello) Ciao Isidoro
quote:Originally posted by elprefo> bellissima zona, sono salito anche io al rif. Payer nel 2003 ....... veramente bel panorama... anche la Val SOlda è bellissima e non molto frequentata. il giorno prima avevo salito un 3500 allo stelvio, la Punta degli Spiriti proprio sopra gli impianti da sci, con tutto il ghiacciao in scioglimento... ricordate vero l'estate del 2003 e il caldo tremendo???? anche la salita all'ortles era consigliata solo partendo superpresto perchè dopo il payer ci sono delle zone un po' instabili e, sciogliendosi tutto, scaricava sassi a iosa [;)] sTefaNo
Ortles: un quasi quattromila. [url] http://img21.imageshack.us/img21/4182/0rtlestl9.jpg Ad essere sinceri, avevamo tentato di addentarlo alcuni anni prima ma, con tutta la famiglia, si era dimostrata un’ impresa improponibile. Stavolta , arrivati a Solda il primo pomeriggio, subito siamo andati all’ ufficio delle guide alpine per ciuciare qualche dritta. Solite informazioni puramente formali, e solita decisione di salire il giorno dopo in autonomia. Pomeriggio verso Santa Gertrude [url] http://img21.imageshack.us/img21/6499/santagertrudegh9.jpg E allora… partenza alle tre del mattino, con l’ idea di passare il pomeriggio al rifugio Payer. Presto vediamo le lampade frontali dei primi che lasciavano il Payer per andare in vetta. Superiamo speditamente il rifugio Tabaretta e dopo un po’ arriviamo alla forcella dell’ Orso che ci immette sulla cresta dove si trova il rifugio Payer. A quel punto, dopo rapida consultazione decidiamo di tentare direttamente la cima. Passiamo la punta Tabaretta e, per raggiungere la calotta sommitale, superando dei passaggi di II°. Calziamo i ramponi e puntiamo decisi alla vetta. Strada facendo: se non ricordo male, qyello sullo sfondo dovrebbe essere il Pizzo Bernina. [url] http://img15.imageshack.us/img15/4153/forseberninaet3.jpg … e giungiamo in vetta [url] http://img22.imageshack.us/img22/3535/prefozx1.jpg [url] http://img22.imageshack.us/img22/3358/massimilianochefatirisy1.jpg [url] http://img16.imageshack.us/img16/2755/massimilianogranzebrecero7.jpg In quest’ ultima foto: all’ estrema sinistra il Cevedale. Appena a sinistra di Massimiliano, invece, si nota la parete Nord del Gran Zebrù, e la sommitale meringa scalata per la prima volta da Kurt Diemberger. Quell’ impresa fu passaporto per la spedizione austriaca al Broad Peak ( 8047 mt ) del 1957 capitanata da Hermann Buhl. Fu la prima spedizione in stile alpino ( senza portatori d’ alta quota ) che avvenne in Himalaya. Questa è una foto storica: la meringa scalata da Diemberger non esiste più; collassò nell’ estate del 2001 a causa delle alte temperature, provocando una slavina che però non causò né vittime né danni. ….Ed iniziamo la discesa. Giunti al passaggio obbligato delle roccette, ci imbattiamo in una cordata di triestini che si incasinano con le corde, costringendoci ad una lunga e provvidenziale sosta forzata. E’ stato un toccasana viste le energie spese sin qui dal primissimo mattino. Intanto ci gustiamo il panorama: Valle di Solda [url] http://img16.imageshack.us/img16/9049/valledisoldacd9.jpg Tornanti dello Stelvio [url] http://img14.imageshack.us/img14/6703/tornantidellostelvioxv5.jpg Finalmente si scende ed al buio, arriviamo al camper, finendo in gloria con una scarica di insolenze dalle donne per l’eccessiva intensità della giornata (2050 lunghi metri di dislivello) Ciao Isidoro >
quote:Originally posted by elprefo> niente da fare, niente scarponi provvederò io [:D] comunque tutto ok, cresce che è un piacere [;)] a risentirci sTefaNo
ciao... e Riccardino, tutto bene? Spero che nel contesto di domenica 1° febbraio , qualcuno gli abbia regalato un paio di scarponi da montagna. ciao Isidoro >
Mentre quello che si vede in lontananza , più in basso al Gran Zebrù nella foto con Massimiliano in vetta è il San Matteo
by Criss quote:Originally posted by RicLuc>
Riccardo si chiama Riccardo, anche se e' piccolo, non distorciamo i nomi gia' da adesso che poi in futuro c'e' sempre tempo (Riccardino,Riccardone, Ric, Ricc,a Riccaaa in romanesco, Cuor di Leone ecc...) Un saluto a tutti e un bacio a Riccardo Ciao Riccardo PS. tutto in tono scherzoso, ovviamente[:D] ciao.... effettivamente hai ragione.... era solo un vezzeggiare. I nostri tre, sono : Massimiliano Rccardo e Ilaria ( in ordine di età) e li abbiamo sempre chiamati Massimiliano Riccardo e Ilaria. Tra i primi due, ci sono 15 mesi di differenza: mi ricordo ancora come Massimiliano storpiava il nome di Riccardo difficilmente pronunciabile dai piccoli. Un suono onomatopeico inscrivibile, ma bellissimo. Ciao Isidoro >
www.alpago2009.org
. Tra le manifestazioni in calendario penso - probabilmente - che non mancherò a:
Il secondo tentativo ( su cartina tracciato in rosso) è andato un po’ meglio : saliti al Le Nid d’ Agle, sosta successiva al rifugio de Tete Rousse.
Salita su quel pericoloso sfasciume fino al rifugio Gouter….. e successiva ridiscesa, dopo un giorno, sempre per brutto tempo.
Terzo tentativo (su cartina salita in giallo, discesa in blu) versante italiano: con la funivia fino all’ Aigulle du Midi, successivo trasferimento al rifugio des Cosmiques e lì, pernottamento.
monte Bianco dal versante italiano
Ripartenza alle tre del mattino con il cielo stellato…..una meraviglia : pensiamo è fatta….. ma arrivati quasi in cima al Tacul, bufera di neve, e mesto ritorno a casa attraversando almeno il ghiacciaio del Gigante fino al Rifugio Torino.
Quarto tentativo …..ed arrivano le donne portafortuna
…..e siamo iperallenati dopo tutti i finesettimana passati nelle Dolomiti e i dieci Km di corsa serale a giorni alterni per due mesi consecutivi.
Partenza al mattino presto, lasciando a Chamonix camper e donne per gli acquisti di rito.
Dopo aver raggiunto il Nid d’ Agle, abbiamo guadagnato il rifugio de Tete Rousse.
Superata la pietraia, anche se non sembra in foto ma sono 800 mt di dislivello
con gli spagnoli che sopra di noi ogni tanto facevano volare qualche sasso seguito dall’ urlo….PEDRA!!! RAPIDO…RAPIDO (terminologia usata ora costantemente da noi) abbiamo raggiunto il Gouter, e pernottato nella dependance del rifugio stesso causa pienone.
Vorrei raccontarvi la cena “ottima ed abbondante” a base di riso con una malta verde sopra, ma alla fine c’ era pure il dolce.
Il mattino successivo sveglia alle due, colazione, e partenza verso la vetta.
Superato il Dome du Gouter, ci siamo imbattuti sugli alpinisti che dormivano in tenda, (come avremo voluto fare noi al primo tentativo)….saluti…..e proseguimento fino a Capanna Vallot
vicino alla quale, si esauriscono le batterie delle pile frontali.
Ardua impresa la sostituzione delle stesse per i contatti poco pratici, ed il freddo che bloccava le dita delle mani.
A quel punto chiediamo aiuto ad una guida alpina francese di passaggio….. ma aveva i suoi clienti da portare e non tempo per noi.
Successivamente però, piccola soddisfazione, li ribruciamo sentendoli ansimare in maniera robusta …..co ce vò ce vò.
Si procede …. Ed alle prime luci dell’ alba, alle sette, dopo un ultimo strappo, ci si accorge che sopra di noi non c’è più niente ……
EMOZIONI TERRIBILI E BREVI: Massimiliano ed io ci commuoviamo fino alle lacrime…. E una gioia intensa ci pervade: Massimiliano le nostro! le nostro! ….Ci dimentichiamo del freddo, della fatica, della paura …. e il vecchio giapponese che in tuta rossa arriva subito dopo di noi …..
Poche foto dell' alba in vetta
e ritorno …. E ciacole ….e ciacole…. e ciacole con mille osservazioni ed ammirazioni, sui ghiacciai,
calotta sommitale dal versante francese
sulle Aiguille de quà, sulle Aiguille de là,
aigulle du Midi
aigulle du Bionnassay
sull’elicottero che ci sovrasta in continuazione e un po’ è anche una rottura.
E poi giù, a gustarci le feste delle donne per il nostro successo.
Ciao a tutti Isidoro
La salita del Guslon è frequentatissima alla domenica, direi una classica delle mie zone. E' anche la cima attorno alla quale ruotano gli imminenti Campionati Europei di Sci Alpinismo.
Ieri sera ovviamente non abbiamo incontrato anima viva
Partiti alle 20.00 da Malga Pian Grant (Col Indes - Tambre), abbiamo risalito grazie alle lampade frontali i 1000 metri che ci separano dalla vetta del Guslon.
I bollettini valanghe davano grado 3 ma il manto si è rivelato "sicuro" in quanto in corso di trasformazione.
Gran serenata (e quindi molto freddo). Per ovvi motivi tecnici solo una foto in cima, anche perchè togliere i guanti non era divertente [:D][:D][:D]
In cima ho disturbato telefonicamente due amici ... [:D][:D][:D]
Veramente noi intendavamo scendere con i favori della luna piena ma...eravamo un pò in anticipo dato che è sorta 10' prima del nostro arrivo in vetta (21.40) ed abbiamo effettuato la discesa verso ovest (la luna sorge ad est).
Pertanto siamo scesi - con le frontali - seguendo rigorosamente le tracce di salita.
Massimiliano
PS: Molti caprioli in cerca di cibo avvistati attorno Col Indes - Sant'Anna e lungo la strada che da Sarone porta al Cansiglio.
quote:Originally posted by bernina> infatti, l'incidente è successo proprio sulla cima rosetta, che, tra parentesi io non avrei MAI salito con 1 metro di neve fresca, rialzo repentino della temperatura e vento !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! piuttosto sarei salito all'Olano, sicuramente meno esposto e pericoloso qualcuno di voi potrà pensare che col senno di poi è tutto più facile!!!! innegable, però domenica scorsa, era meglio starsene a casa, soprattutto sulla fascia orobica!!!! avete sentito (per chi abita in zona lecco/milano sa di cosa parlo) anche il gestode del Brioschi sulla grigna settentrionale, che è stato "spazzato" da una valanga appena sotto la crtesta terminale sempre domenica???? [/u]lo so che fa proprio brutto dirlo[/u], ma chi va in montagna sa benissimo che pratica uno sport con pericoli oggettivi elevati e "mette in conto" l'incidente, pertanto ritengo il divieto inopportuno e superfluo!!!! tra l'altro in val gerola qualche anno fa c'era stato un altro incidente, forse uno dei pochi che ha avuto strascichi legali saluti sTefaNo p.s. foto dell'incidente su camptocamp [url] http://www.camptocamp.org/outings/154299/it/cima-della-rosetta-per-il-bar-bianco
guardate cosa si sono inventati qui da noi, sarà anche per la nostra salvaguardia, ma se cominicano con i divieti dove andremo a finire, e poi chi stabilisce che il pericolo è finito? Domenica c'è stata una valanga che ha fatto un morto in quel comune, mi sembra inutile ora correre ai ripari [url] http://img22.imageshack.us/img22/5871/lagrandeneve12febbraio2dr6.jpg >
quote:Originally posted by elprefo> Ciao ragazzi. Che nostalgia. Anche se andai un pelo più a Nord, mi ricordate il viaggio che ho fatto nel 2000. E' stata un'esperienza fantastica. Forza, aprite bene la discussione, parlarne mi riapre bei ricordi. E dire che con mia moglie pensavamo di tornarci, ma poi è nato il pargolo ....
Ciao a tutti. abbiamo studiato per l'inverno 2008-2009 un viaggio nella penisola scandinava. Il tour, progettato per Natale 2008, per motivi di salute è stato procrastinato a fine inverno 2009. Ora sembra di star bene. Dei bei giorni di sci alpinismo ci aspettano nei monti che sorgono dall'oceano. La partenza è imminente. LOFOTEN ARRIVIAMO!!! Ciao a tutti Ivana, Isidoro, Massimiliano >
il paravalanghe e' sommerso e anche l'interno e' pieno di neve,
ce ne sono almeno 2 m e mezzo
di solito si sale per questo pendio ma oggi non mi sono fidato, anche se alcuni sono saliti e scesi a piedi
il Grappa da Ovest, evidenziato tutto il pendio che e' slavinato
queste sono le cornici sulla cresta sommitale, sembra il m. Bianco
il versante Est
le slavine sono arrivate fino in fondo
questo e' il versante Nord-Ovest
visto dall'alto
dove si e' staccata la slavina, a destra il versante Nord dove era mia intenzione scendere ma anche li e' partito quasi tutto ed e' stato quel 'quasi' a farmi desistere.
le malghe sommerse, notate le tracce sui tetti, sono state fatte dalle motoslitte
cerchiata la tettoia dell'entrata principale, 2 metri e non si sprofonda.
Che dire, da alcune settimane in un sito compare la lista delle uscite scialpinistiche sicure da fare, tra cui il Grappa che viene classificato sicuro quasi tutto, e questo l'avrei condiviso anch'io riferendomi agli anni passati ma questa annata e' speciale.
Dove sono scese le slavine di solito si passa senza grandi patemi
adesso e' tutto diverso e noi non siamo piu' abituati a questa quantita' industriale di neve, tipica degli anni che furono.
Se guardiamo le guide, anche di un decennio fa, queste indicavano come periodo migliore da marzo in poi, i corsi dei cai cominciavano a marzo, (a febbraio il corso di sci-escursionismo),
si tratta di diventare un po' piu' giovani e comportarsi come una volta, almeno per quest'anno.
Riccardo
PS spero che il Guslon sia sicuro per domenica.
PS abbiamo incontrato un gruppo di motoslitte (si dice motoslittisti?) che percorrevano le strade forestali, e a parte il rumore e la puzza d'olio che lasciavano nell'aria sono stato sorpreso piacevolmente dal loro comportamento nei nostri confronti.
Il primo che ci incrociava rallentava ed alzava il braccio per segnalare, al secondo della carovana, il 'pericolo' della nostra presenza e cosi' via (il secondo per il terzo,...), e non se ne andava finche' non arrivava il socio. bravi da questo punto di vista.